Piano Urbanistico Comunale di Cuglieri (PUC)
Norme Tecniche di Attuazione (NTA)

Normativa Comunale: Cuglieri

StatoProdotto da Urbismap
PubblicazioneGazzetta Ufficiale n.28 del 1990-09-25
A
Centro storico
B.1
Completamento residenziale - Espansione compiuta fino agli anni cinquanta
B.2
Completamento residenziale - Espansioneda perfezionare e riqualificare
C.1
Zona di espansione - espansioni pianificate
C.2
Zona di espansione - espansioni in programma
D
insediamenti produttivi
E
Zona agricola
F.1.1
Zona turistica
F.1.2
Zona turistica
F.1.3
Zona turistica
F.1.4
Zona turistica
F.1.5
Zona turistica
F.1.6
Zona turistica
F.1.7
Zona turistica
F.1.8
Zona turistica
F.2.1
Zona turistica
F.2.2
Zona turistica
F.3
Zona turistica
F.4
Zona turistica
F.5
Zona turistica
G
Servizi generali
H
Zone di rispetto
S.1
Aree per l'istruzione
S.2
Aree di interesse comune
S.2/3
Aree di interesse comune/Aree per il gioco, il verde e lo sport
S.2/4
area o fascia di rispetto stradale/Aree per il parcheggio
S.3
Aree per il gioco, il verde e lo sport
S.3/4
Aree per il gioco, il verde e lo sport/Aree per il parcheggio
S.4
Aree per il parcheggio

Articolo: 1 - Riferimenti normativi

  1. Il Piano Urbanistico Comunale (P.U.C.), regolamenta e coordina tutta l’attività edilizia ed urbanistica dell’intero territorio del Comune di Cuglieri.
  2. Il PUC è redatto nel rispetto della seguente normativa generale di riferimento e delle successive modifiche nonché delle norme in materia applicabili anche se qui non esplicitamente richiamate:

    _ D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 Testo Unico disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia (T.U.E.L.)

    _ DECRETI LEGISLATIVO 22 gennaio 2004, n. 42 Codice dei beni culturali e del paesaggio,

    _ Decreto del Presidente della Regione Sardegna 7 settembre 2006, n. 82 di Approvazione del Piano Paesaggistico Regionale (P.P.R.)

    _ Norme Tecniche di attuazione del P.P.R.

    _ Legge Regionale 22 dicembre 1989, n. 45

    _ Legge regionale 11 ottobre 1985, n. 23, concernente Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico edilizia, di risanamento urbanistico e di sanatoria e di insediamenti ed opere abusive, di snellimento ed accelerazione delle procedure espropriative.

    _ Legge Regionale 25 novembre 2004, n. 8;

    _ D.A.EE.LL.F.U. del 20/12/1983, n.2266/U (Decreto Floris)

  3. Qualora successivamente all’entrata in vigore del PUC siano emanate normative contrastanti e prevalenti rispetto alle N.T.A. queste nuove norme di legge saranno immediatamente applicabili senza la necessità del recepimento da parte delle N.T.A.;
  4. Qualora le N.T.A. siano rispettose e più restrittive delle norme successivamente emanate, le

N.T.A. continuano ad avere prevalenza sulla norma sopraggiunta.

Nell’ambito del P.U.C. sono applicabili le legislazioni speciali in materia di opere pubbliche, di edilizia scolastica, di edilizia ospedaliera, di edilizia economica e popolare, nonché in materia di risparmio energetico, agricoltura, industria e turismo, rispettivamente per i settori di competenza, purché gli interventi di attuazione siano coordinati ed autorizzati dalla Amministrazione Comunale.

Ai fini dell’applicazione del D.A. 2266/U del 1983 citato, il Comune di Cuglieri risulta essere di III ° classe.

Articolo: 2 - Attuazione del Piano Urbanistico Comunale

Gli interventi previsti dalle normative vigenti con i quali si applica il P.U.C, sono:

  • Comunicazione e opere interne
  • DIA – Dichiarazione di inizio attività;
  • DUAP - Dichiarazione unica attività produttive;
  • Autorizzazione edilizia;
  • Concessione edilizia;
  • Conferenza di servizio
  • Delibera di Consiglio Comunale di approvazione delle opere pubbliche in variante di interesse pubblico;
  • Delibera di Giunta Comunale per le singole opere e lavori pubblici;
  • Piani Particolareggiati (art. 13 L. 1150/1942);
  • Piani di Lottizzazione Convenzionata (art. 28 L. 1150/1942);
  • Piani attuativi di riqualificazione paesaggistica (art. 90 N.T.A. del P.P.R.);
  • Piani per l’Edilizia Economica e Popolare (L. 167/1962);
  • Piani per gli Insediamenti Produttivi (art. 27 L. 865/1971);
  • Piani di Recupero di iniziativa pubblica o privata (artt. 27, 28 L. 457/1978);
  • Intese istituzionali;
  • Accordo di programma art. 28 L.R. 45/89.

    Le prescrizioni specifiche riguardanti la predisposizione degli strumenti attuativi sono contenute nel Regolamento Edilizio (R.E.).

    I proponenti un piano attuativo sono tenuti a richiedere il parere preventivo secondo le madalità prescritte dal Regolamento Edilizio (R.E.).

Articolo: 3 - Validità ed efficacia del Piano Urbanistico Comunale

Le presenti norme tecniche di attuazione (N.T.A.) costituiscono l’elaborato, del Piano Urbanistico Comunale di Cuglieri, che disciplina le modalità di trasformazione ammesse nell’intero territorio comunale.

Le prescrizioni del P.U.C. hanno validità giuridica a tempo indeterminato per l’intero

territorio comunale. Risultano essere:

. Inderogabili le destinazioni d’uso del territorio e gli standards urbanistici corrispondenti, i vincoli di salvaguardia di qualsiasi tipo.

. Nell’ambito della validità temporale del Piano Urbanistico, l’Autorità Competente potrà

definire Programmi Pluriennali di recupero e riqualificazione.

. All’interno del perimetro urbano non possono sorgere laboratori di qualsiasi tipo, né manifatture, né magazzini, né opifici che possano disturbare o recare molestia con polvere, fumi, odori e rumori agli abitanti, ai sensi del D.M. 1994 di attuazione dell’art. 216 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie.

Poiché le previsioni del P.U.C. sono decennali il P.U.C. e le relative N.T.A. possono essere

interessati da revisioni periodiche nei modi e con le procedure di legge.

In caso di discordanza tra gli elaborati grafici o il Regolamento Edilizio e le N.T.A. del P.U.C., le prescrizioni delle norme prevarranno sugli elaborati e sul regolamento.

Le eventuali norme emanate successivamente all’entrata in vigore del P.U.C. che dovessero contrastare con le N.T.A., o prevalere su di esse, saranno applicate senza necessità di recepimento delle stesse nelle N.T.A.

Nel caso in cui le N.T.A. fossero più restrittive delle norme emanate successivamente saranno prevalenti rispetto a queste ultime.

Articolo: 4 - Contenuti ed elaborati del P.U.C.

Il Piano Urbanistico Comunale (P.U.C) rappresenta lo strumento di controllo e di indirizzo dello sviluppo urbanistico.

Il P.U.C. disciplina gli usi, il riassetto ecologico-ambientale, la valorizzazione storico-culturale,

le trasformazioni compatibili e sostenibili del territorio comunale, conformandosi agli obiettivi ed alle indicazioni del Piano Paesaggistico Regionale (P.P.R.) che, a sua volta, è conforme alle direttive del D.Lgs. 42/2004 (e successive modifiche ed integrazioni) e alla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000.

Esso definisce, nei contorni e nella forma, l’assetto territoriale ed urbano del Comune di

Cuglieri, fissa le norme di attuazione degli interventi e propone l’articolazione delle fasi operative.

Il territorio comunale è suddiviso in zone territoriali omogenee e speciali, ciascuna delle quali è dotata di una disciplina degli interventi, integrata negli assetti insediativo, ambientale e storico culturale.

Articolo: 5 - Elaborati costituenti il Piano Urbanistico Comunale.

Il P.U.C., sulla base di elaborazioni analitiche e descrittive, è costituito dai seguenti elaborati:

AA_01_NE Carta geo-litologica AA_01_NO Carta geo-litologica AA_01_S Carta geo-litologica AA_02_NE Carta geologico-tecnica AA_02_NO Carta geologico-tecnica AA_02_S Carta geologico-tecnica AA_03_NE Carta geomorfoligica AA_03_NO Carta geomorfoligica AA_03_S Carta geomorfoligica AA_04_NE Carta idrogeologica AA_04_NO Carta idrogeologica AA_04_S Carta idrogeologica

AA_05_NE Carta dell'acclività AA_05_NO Carta dell'acclività AA_05_S Carta dell'acclività

AA_06_NE Carta delle Unità delle Terre AA_06_NO Carta delle Unità delle Terre AA_06_S Carta delle Unità delle Terre AA_07_NE Carta delle Capacità d'uso dei suoli AA_07_NO Carta delle Capacità d'uso dei suoli AA_07_S Carta delle Capacità d'uso dei suoli AA_08_NE Carte della Suscettività d'uso dei suoli AA_08_NO Carte della Suscettività d'uso dei suoli AA_08_S Carte della Suscettività d'uso dei suoli AA_09_NE Carta della copertura vegetale AA_09_NO Carta della copertura vegetale

AA_09_S Carta della copertura vegetale AA_10_NE Carta dell'uso del suolo AA_10_NO Carta dell'uso del suolo AA_10_S Carta dell'uso del suolo AA_11_NE Carta degli elementi a rischio AA_12_S Carta della pericolosità idraulica

AA_13_S Carta della perimetrazione delle aree a rischio idraulico AA_14_NE Carta pericolosità di frana

AA_14_NO Carta pericolosità di frana AA_16_NE Carta del Rischio frana AA_15_NE Carta dei Beni Paesaggistici AA_15_NO Carta dei Beni Paesaggistici AA_15_S Carta dei Beni Paesaggistici AS_01_NE Carta dei Beni Culturali AS_01_NO Carta dei Beni Culturali AS_01_S Carta dei Beni Culturali

AI_01_NE Strumentazione urbanistica vigente AI_01_NO Strumentazione urbanistica vigente AI_01_S Strumentazione urbanistica vigente AI_02_NE Schede insediativo

AI_02_NO Schede insediativo

AI_02_S Schede insediativo

AI.04.U.NE.2K Strumentazione urbanistica vigente territorio urbano AI.04.U.NO.2K Strumentazione urbanistica vigente territorio urbano AI.04.U.S.2K Strumentazione urbanistica vigente territorio urbano AI.05.U.NE.2K Zone del P.U.C. centro.

AI.05.U.NO.2K Zone del P.U.C. centro. AI.05.U.S.2K Zone del P.U.C. centro.

AI.06.U.NE.2K Zone del P.U.C. centro urbano con P.A.I. AI.06.U.NO.2K Zone del P.U.C. centro urbano con P.A.I. AI.06.U.S.2K Zone del P.U.C. centro urbano con P.A.I.

AI.07.C.01.2K Strumentazione urbanistica vigente territorio borgate marine AI.07.C.02.2K Strumentazione urbanistica vigente territorio borgate marine AI.07.C.03.2K Strumentazione urbanistica vigente territorio borgate marine AI.07.C.04.2K Strumentazione urbanistica vigente territorio borgate marine AI.07.C.05.2K Strumentazione urbanistica vigente territorio borgate marine AI.07.C.06.2K Strumentazione urbanistica vigente territorio borgate marine AI.08.C.01.2K Zone del P.U.C. borgate marine

AI.08.C.02.2K Zone del P.U.C. borgate marine AI.08.C.03.2K Zone del P.U.C. borgate marine AI.08.C.04.2K Zone del P.U.C. borgate marine AI.08.C.05.2K Zone del P.U.C. borgate marine AI.08.C.06.2K Zone del P.U.C. borgate marine AI.08.C.07.2K Zone del P.U.C. borgate marine AI.09.T.NE.10K Zone extraurbane del P.U.C. AI.09.T.NO.10K Zone extraurbane del P.U.C. AI.09.T.S.10K Zone extraurbane del P.U.C.

AI.10.C.S.10K Comparti costieri di riqualificazione paesaggistica. AI.11.T.NE.10K Zone omogenee e aree di pericolosità da frana. AI.11.T.NO.10K Zone omogenee e aree di pericolosità da frana. AI.11.T.S.10K Zone omogenee e aree di pericolosità da frana. AI.12.T.NE10K Carta degli elementi a rischio idrogeologico. AI.12.T.NO.10K Carta degli elementi a rischio idrogeologico. AI.12.T.S.10K Carta degli elementi a rischio idrogeologico. AI.13.T.NE.10K Carta del riaschio di frana.

AI.13.T.NO.10K Carta del riaschio di frana. AI.13.T.S.10K Carta del riaschio di frana. AA.V.NO Carta dei vincoli

AA.V.NE Carta dei vincoli

AA.V.S Carta dei vincoli

AA.V.A.b Carta dei vincoli in area urbana AA.VAS.1 Carta del P.U.C. e della V.A.S. AA.VAS.2.a Carta del P.U.C. e delle ZPS AA.VAS.2.b Carta del P.U.C. e delle ZPS AA.VAS.2.c Carta del P.U.C. e delle ZPS AA.VAS.2.d Carta del P.U.C. e delle ZPS AA.VAS.2.e Carta del P.U.C. e delle ZPS AA.VAS.2.f Carta del P.U.C. e delle ZPS AS.01.T.R Relazione storico culturale. AS.02.T.R Rapporto sui beni culturali. AA.01.T.R Relazione geologica.

AA.02.T.R Relazione agronomica e forestale. AA.03.T.R Rapporto ambientale.

AA.04.T.R Valutazione d'incidenza ambientale. AA.05.T.R Sintesi non Tecnica

AA.06.T.R Studio di compatibilità idrogeologica AI.01.T.R Relazione sull’assetto insediativo. AI.01.C.R Dimensionamento delle borgate marine. AI.01.U.R Dimensionamento delle zone urbane.

N.T.A. Normativa tecnica di attuazione del PUC.

R.E. Regolamento edilizio.

R.G. Relazione generale.

Articolo: 6 - Parametri urbanistici

  1. DESTINAZIONI D’USO (U): per ogni zona sono definite nel P.U.C., una o più destinazioni d’uso specifiche.
  2. OPERE PER L'URBANIZZAZIONE PRIMARIA (OUP): è l'insieme delle opere a diretto servizio degli edifici destinati ad attività residenziali o produttive (strade residenziali, spazi di sosta o parcheggi, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell'energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato).
  3. OPERE PER L'URBANIZZAZIONE SECONDARIA (OUS): è l'insieme delle opere a servizio

    della vita di relazione che si svolge negli edifici destinati ad attività residenziali o produttive

    (asili nido e scuole materne, scuole dell'obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, centri sociali e attrezzature culturali sanitarie, aree verdi chiese ed altri edifici per servizi religiosi, impianti sportivi di quartiere, aree verdi di quartiere).

  4. SUPERFICIE TERRITORIALE (ST): si intende una porzione di territorio comprendente la somma delle aree per l'urbanizzazione primaria e secondaria e la superficie fondiaria.
  5. SUPERFICIE FONDIARIA (SF): la parte residua edificatoria che risulta dalla superficie territoriale deducendo la quota parte di superficie per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
  6. INDICE DI FABBRICABILITÀ TERRITORIALE (IT): è il rapporto (mc/mq) fra il volume complessivo degli edifici edificabili in una zona, destinata nello strumento urbanistico ad utilizzazione edificatoria (residenziale, direzionale, turistica, ecc.) e la superficie complessiva della zona stessa (ST), impegnata dall’intervento, ivi comprese le superfici per la viabilità e la sosta pubblica, per il verde pubblico e per i servizi sociali (esclusa la viabilità di P.U.C.).
  7. INDICE DI FABBRICABILITÀ FONDIARIA (IF): e il rapporto (mc/mq) fra il volume complessivo degli edifici edificabili in una zona a destinazione speciale e la superficie fondiaria (SF) (dei soli lotti edificabili), al netto delle altre superfici da destinare alla viabilità pubblica dell’insediamento e alle attrezzature e servizi (OUP).
  8. ATTREZZATURE E SERVIZI COLLETTIVI: è il complesso degli impianti, delle opere e degli

    spazi attrezzati pubblici, destinati a servizi di interesse collettivo, necessari per favorire il migliore sviluppo della comunità e per accrescere il livello di qualità della vita individuale e collettiva. In particolare le attrezzature e i servizi collettivi riguardano l'istruzione, l'assistenza e i servizi sociali, e igienicosanitari, la pubblica Amministrazione, la sicurezza pubblica e la protezione civile, le attività culturali, associative e politiche, il culto, il verde pubblico attrezzato per il gioco, la ricreazione, il tempo libero e le attività sportive, gli altri spazi aperti alla libera fruizione per usi pubblici e collettivi, la sosta pubblica e tutte le superfici di uso pubblico necessarie, esclusa la viabilità pubblica prevista dall’intervento urbanistico.

  9. LOTTO INTERCLUSO: Costituisce lotto intercluso una superficie, non superiore ai 2.000 mq, circoscritta da aree edificate o facenti parte di altra zona omogenea, o destinate a viabilità, purché non contigua con altra area inedificata appartenente alla stessa zona omogenea. Su tali aree è consentita l’edificazione diretta, senza presentare apposito studio di Piano di lottizzazione, a condizione che vengano ugualmente cedute le aree per standard urbanistici, nella misura minima prevista dal D.A. 2266/U del 20.12.1983 e nei casi in cui non ricada in zone o comparti in cui è specificatamente richiesto un piano attuativo.
  10. LOTTO MINIMO D’INTERVENTO (Lm): è la superficie minima indispensabile per consentire la edificabilità nel lotto nella misura prevista dall’indice di fabbricabilità fondiaria di zona.

Articolo: 7 - Definizioni

  1. SUPERFICIE LORDA (SL) è la somma della superficie di tutti i piani fuori ed entro terra, misurate al lordo di tutti gli elementi verticali (murature, scale, vano ascensore...).

    . Nel computo della superficie lorda devono conteggiarsi:

    . la superficie delle scale da conteggiarsi per ogni piano, i pianerottoli e i vani ascensori;

    . le scale esterne, anche se scoperte, poste a servizio dei piani superiori al primo piano abitabile;

    . gli attici e i sottotetti abitabili o adibiti a locali che hanno un'altezza media superiore a 1,70 m, calcolata nella continuità della falda di copertura fra il punto più alto dell'intradosso di quest'ultima e dell'estradosso dell'ultimo solaio con l'esclusione dei locali tecnici per gli ascensori;

    . le logge ed i balconi, quando essi superano il 30% della SL complessiva dell'edificio. Costituiscono comunque SL le parti delle logge aventi una profondità superiore a 2 m, misurata a filo del muro perimetrale esterno;

    . gli spazi porticati aperti, quando non sono d'uso pubblico, per la superficie eccedente il 20% della superficie coperta dell'edificio, fatta eccezione per gli spazi porticati aperti di edifici d'abitazione costruiti in zona agricola “E”, per un massimo del 35% della superficie coperta.

    . Nel computo della SL sono esclusi:

    . i portici aperti di uso pubblico per i quali la destinazione ad uso pubblico risulti un atto registrato e trascritto; le autorimesse, i locali e i portici di servizio alle abitazioni singole o collettive quando abbiano un'altezza netta non superiore a 2,40 m qualora tali locali siano collocati sotto l'edificio. I locali, nel caso producano aumento di superficie coperta dovranno essere computati per la parte eccedente; viceversa i locali di cui sopra non vanno computati quando ricavati in fabbricati preesistenti alla data di adozione del P.U.C., sia aggregati che separati, limitatamente per quanto attiene le autorimesse alla superficie minima richiesta dalle norme di attuazione per i parcheggi di pertinenza in rapporto alle specifiche destinazioni d'uso o di zona;

    . ad esclusione delle zone agricole, le cantine ed i locali di servizio totalmente interrati che

    fuoriescono da terra, al di fuori delle proiezioni dell'edificio, per un massimo di 50 cm rispetto la quota media del piano stradale e aventi un altezza utile minore o uguale a 2,40 m; nel caso in cui detti locali non rispettino i limiti suddetti verranno computati interamente per il calcolo della SL.

  2. SUPERFICIE UTILE ABITABILE (SU): è costituita dalla superficie di pavimento degli alloggi

    e degli accessori interni, misurata al netto dei muri perimetrali e di quelli interni, delle soglie di passaggio da un vano all'altro, degli sguinci di porte e finestre, degli ascensori e delle scale interne.

  3. SUPERFICIE COPERTA (Sc): è la superficie risultante dalla proiezione sul piano orizzontale delle parti edificate fuori terra, delimitate dalle superfici esterne delle murature perimetrali, con esclusione delle parti aggettanti aperte (proiezione sul piano orizzontale della superficie lorda (SL) dei piani di maggiore estensione, con esclusione dei soli aggetti costituiti da balconi aperti e da pensiline, fino ad un massimo di m 1,20 di sporgenza).
  4. INDICE DI COPERTURA (Ic): è il rapporto tra la superficie coperta del fabbricato (Sc) e la superficie del lotto edificabile.
  5. VOLUME URBANISTICO (VU): è il volume in mc consentito dalle vigenti normative

    urbanistiche ed edilizie. Viene calcolato considerando le superfici esterne dei muri a partire dallo spiccato di marciapiede e sino all'intradosso dell'ultimo piano abitabile.

  6. VOLUME CONVENZIONALE (VC): si calcola moltiplicando il valore della superficie lorda di pavimento per un'altezza virtuale di piano (convenzionalmente 3 m);
  7. VOLUME TECNICO (VT): volumi occupati da vani scala, vani macchine, ascensori, impianti di condizionamento, etc..
  8. VOLUME UTILE (VUT): è la somma dei prodotti delle superficie utili per le relative altezze utili.
  9. ALTEZZA DEI FABBRICATI (H): l’altezza dei fabbricati, definita dalle norme di zona individuate dal P.U.C. o dei piani attuativi
  10. ALTEZZA UTILE degli spazi locali (Hu): è l'altezza misurata dal pavimento al soffitto.

    . Nei locali aventi soffitti inclinati ad una pendenza o curvi, l'altezza utile si determina calcolando l'altezza media risultante dalle altezze minima e massima della parte interessata. Nei locali con soffitti inclinati a più pendenze o curvi, l'altezza utile si determina calcolando l'altezza virtuale data dal rapporto fra il volume utile e la superficie utile dello spazio interessato.

    . L'altezza minima tra pavimento e soffitto è fissata in:

    . 2,70 ml nei vani abitabili;

    . 2,40 ml nei corridoi e disimpegni;

  11. COMPUTO DELLE ALTEZZE E DEI VOLUMI: le altezze e i volumi edificabili sono computabili per le singole zone secondo il disposto dell’art. 4 del D.P.G.R. n. 9743.271 del 01

    .08.1977 e della circolare Ass. EE. LL., Finanze e Urbanistica n. 2A del 20.03.1978.

    . È consentito detrarre dal computo dei volumi:

    . i volumi tecnici non abitabili;

    . il piano pilotis, per un altezza pari a mt. 2,50;

    . le verande coperte, i porticati e le logge che abbiano almeno due lati del loro perimetro completamente aperti (a meno che non si tratti di porticati in confine o strutture alberghiere nel qual caso i lati chiusi potranno essere tre) e privi di infissi.

    . Nelle zone “E”, non rientrano nel computo dei volumi le verande coperte, i porticati e le logge, purché questi complessivamente non superino il 35% della superficie coperta del fabbricato.

    . Per gli edifici in angolo fra strade di diversa larghezza, l’altezza massima competente alla strada di maggior larghezza, può concedersi anche per il prospetto sulla strada di larghezza minore, per una estensione non superiore alle unita edilizie ricadenti nei primi 12m.

    . Quando però la strada secondaria abbia una larghezza inferiore a mt. 8,00 sarà necessario un arretramento dal fronte pari alla misura necessaria per consentire l’apertura di finestre in base alla normativa di zona, riferita ai distacchi tra edifici. In ogni caso i prospetti devono essere risolti architettonicamente.

  12. NUMERO DEI PIANI (NP): si intende il numero di piani fuori terra, compreso l’eventuale

    piano seminterrato.

  13. DISTANZE MINIME DEI FABBRICATI DAI CONFINI DI PROPRIETÀ (Dc): si considera

    confine di proprietà il limite del lotto stesso verso proprietà di terzi. La distanza dei fabbricati dai confini di proprietà viene determinata quale distanza minima fra il fabbricato in qualsiasi punto, anche se aggettante, ed il confine.

    . Fanno eccezione alla distanza minima così definita i manufatti di qualsiasi genere e gli impianti, compresi i seminterrati non più alti in ogni punto di 1,00 metri dalla quota del piano stradale o del piano di campagna allo stato naturale se più sfavorevole; eventuali corpi tecnici, quali: canne fumarie, pareti ventilate, quinte murarie se isolate, ascensori o sollevatori, per i

    quali valgono inderogabilmente le norme sulle distanze previste dal Codice Civile e la visuale libera ai sensi del Decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 nonché le norme sulla sicurezza e in materia impiantistica vigenti.

    . I balconi ad altezza dal suolo superiore ai 2,30 metri e le scale esterne potranno avere una distanza minima dai confini di 3,00 metri.

    . Cornicioni, pensiline ed eventuali corpi aggettanti non praticabili potranno osservare una distanza minima di 1,50 metri.

    . La distanza minima così descritta va rispettata anche da tra lotti fondiari di zone omogenee diverse.

    . Per gli interventi di nuova costruzione è consentito costruire sul confine e/o in aderenza. In caso di distacco dal confine la distanza minima è fissata in metri 5.00 (cinque), salvo diversa indicazione di piani attuativi di zona, o 1/3 (un terzo) dell’altezza del fabbricato da edificare, rispettando la distanza più lunga fra le due (esempio: per il fabbricato alto mt. 6 la distanza dal confine è di m. 5.00; per il fabbricato alto m. 16, la distanza dal confine è di m. 5.33).

    . La distanza dal confine di lotto lato area pubblica (strade, piazze, ecc.) ove è previsto l’arretramento è fissato in metri 3 (tre), salvo diversa esplicita disposizione dei piani attuativi. Tale distanza è fissata in 5 mt da aree pubbliche edificabili.

    . Su tutte le zone omogenee comunali, ad eccezione della zona agricola, gli alberi di alto fusto,

    arbusti e siepi, dovranno avere una distanza dai confini di proprietà secondo quanto disposto dall'art. 892 del Codice Civile.

  14. DISTANZE MINIME FRA EDIFICI (De): è la distanza minima fra le proiezioni verticali dei fabbricati, misurata nei punti di massima sporgenza ad esclusione degli aggetti non abitabili, compresi entro m 1,20. I distacchi variano da zona a zona ma è fissato un minimo assoluto.

    E' prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di 10 m tra pareti finestrate e tra pareti

    di edifici antistanti. Si mette in evidenza che per la giurisprudenza relativamente all'oggetto "pareti finestrate", così come indicate ai sensi dell'art. 9 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 e di tutti quei regolamenti edilizi locali che ad esso si richiamano, devono intendersi, non (soltanto) le pareti munite di "vedute", ma più in generale tutte le pareti munite di aperture di qualsiasi genere verso l'esterno, quali porte, balconi, finestre di ogni tipo di veduta o di luce Si evidenzia, ancora che nell'applicare il rispetto della norma relativa alla distanza tra pareti finestrate, è sufficiente che sia finestrata anche una sola delle due pareti Le norme relative ai distacchi fra gli edifici si applicano anche alle pareti di un medesimo edificio prospicienti su spazi interni.

  15. DISTANZA DALLA VIABILITÀ E DA SPAZI VERDI PUBBLICI (Dv): Distanza tra i prospetti

    delle costruzioni e la viabilità, considerando il punto dal quale si calcola la larghezza della strada e il prospetto più vicino.

  16. ACCESSORI: sono locali per lo più ad un solo piano, adibiti al servizio dell‘edificio principale. La cubatura degli accessori è conteggiata ai fini del volume massimo realizzabile e non deve superare (salvo contraria specifica) l’indice di fabbricabilità fondiario attribuito al lotto.
  17. LUNGHEZZA MASSIMA DEI PROSPETTI: è la più lunga delle proiezioni di un prospetto continuo, anche se a pianta spezzata o mistilinea.
  18. CORTILI CHIUSI: si intendono le aree scoperte circondate da edifici per una lunghezza superiore ai 3/4 del perimetro; sono classificati nei seguenti tipi:

    Ampio cortile: si intende uno spazio interno nel quale la normale minima, libera davanti ad ogni finestra, è superiore alla misura stabilita dal D.P.G.R. 9743/271del 1.8.1977.

    Patio: si intende lo spazio interno di un edificio ad un solo piano, o all’ultimo piano di un edificio a più piani, con normali minime non inferiori a m 10 e pareti circostanti di altezza non superiore a m 7.

    Cortile: si intende uno spazio interno nel quale la normale minima, libera antistante ad ogni finestra è uguale a m 10, e la cui superficie è maggiore o uguale a 1/6 di quella delle pareti che la circondano;

    Chiostrina: si intende uno spazio interno di superficie minima, ottenuta con una normale minima davanti ad ogni parete, non inferiore a m. 2; in essa, possono affacciarsi soltanto bagni e disimpegni.

  19. LARGHEZZA STRADALE: si intende la somma delle larghezze della sede veicolare di transito e di sosta, di quella dei marciapiedi, nonché di quella delle eventuali aiuole spartitraffico e piste ciclabili.

Articolo: 8 - Viabilità e fasce di rispetto stradali

Le distanze dal confine stradale da rispettare nelle nuove costruzioni, nelle ricostruzioni conseguenti a demolizione integrale, negli ampliamenti fronteggianti le strade determinate in rapporto al tipo di strada, come classificata nell’art. 2 del Nuovo Codice della Strada (D.lgs. 30 aprile 1992, n.285, aggiornato con legge 15 luglio 2009, n. 94) cui si fa riferimento:

Le strade sono classificate, riguardo alle loro caratteristiche costruttive, tecniche e

funzionali, nei seguenti tipi:

A - Autostrade;

B - Strade extraurbane principali;

C - Strade extraurbane secondarie;

D - Strade urbane di scorrimento;

E - Strade urbane di quartiere;

F - Strade locali.

  1. La distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare nell'aprire canali, fossi o nell'eseguire qualsiasi escavazione lateralmente alle strade, non può essere inferiore alla profondità dei canali, fossi od escavazioni, ed in ogni caso non può essere inferiore a 3 m.
  2. Fuori dai centri abitati, come delimitati ai sensi dell'articolo 4 del codice, le distanze dal

    confine stradale, da rispettare nelle nuove costruzioni, nelle ricostruzioni conseguenti a demolizioni integrali o negli ampliamenti fronteggianti le strade, non possono essere inferiori a:

    1. 60 m per le strade di tipo A;
    2. 40 m per le strade di tipo B;
    3. 30 m per le strade di tipo C;
    4. 20 m per le strade di tipo F, ad eccezione delle strade vicinali come definite dall'art. 3, comma 1, n. 52 del codice;
    5. 10 m per le strade vicinali di tipo F.
  3. Fuori dai centri abitati, come delimitati ai sensi dell'articolo 4 del codice, ma all'interno delle zone previste come edificabili o trasformabili dallo strumento urbanistico generale, nel

    caso che detto strumento sia suscettibile di attuazione diretta, ovvero se per tali zone siano già esecutivi gli strumenti urbanistici attuativi, le distanze dal confine stradale, da rispettare nelle nuove costruzioni, nelle ricostruzioni conseguenti a demolizioni integrali o negli ampliamenti fronteggianti le strade, non possono essere inferiori a:

    1. 30 m per le strade di tipo A;
    2. 20 m per le strade di tipo B;
    3. 10 m per le strade di tipo C.
  4. Le distanze dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare nella costruzione o ricostruzione di muri di cinta, di qualsiasi natura e consistenza, lateralmente alle strade, non possono essere inferiori a:

    1. 5 m per le strade di tipo A, B;
    2. 3 m per le strade di tipo C, F.
  5. Per le strade di tipo F, nel caso di cui al comma 3, non sono stabilite distanze minime dal confine stradale, ai fini della sicurezza della circolazione, sia per le nuove costruzioni, le ricostruzioni conseguenti a demolizioni integrali e gli ampliamenti fronteggianti le case, che per la costruzione o ricostruzione di muri di cinta di qualsiasi materia e consistenza. Non sono parimenti stabilite distanze minime dalle strade di quartiere dei nuovi insediamenti edilizi previsti o in corso di realizzazione.
  6. La distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare per impiantare alberi lateralmente alla strada, non può essere inferiore alla massima altezza raggiungibile per ciascun tipo di essenza a completamento del ciclo vegetativo e comunque non inferiore a 6 m.
  7. La distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare per impiantare lateralmente alle strade siepi vive, anche a carattere stagionale, tenute ad altezza non superiore ad 1 m sul terreno non può essere inferiore a 1 m. Tale distanza si applica anche per le recinzioni non superiori ad 1 m costituite da siepi morte in legno, reti metalliche, fili spinati e materiali similari, sostenute da paletti infissi direttamente nel terreno o in cordoli emergenti non oltre 30 cm dal suolo.
  8. La distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare per impiantare lateralmente alle strade, siepi vive o piantagioni di altezza superiore ad 1 m sul terreno, non può essere inferiore a 3 m. Tale distanza si applica anche per le recinzioni di altezza superiore ad 1 m sul terreno costituite come previsto al comma 7, e per quelle di altezza inferiore ad 1 m sul terreno se impiantate su cordoli emergenti oltre 30 cm dal suolo.
  9. Le prescrizioni contenute nei commi 1 ed 8 non si applicano alle opere e colture preesistenti.
  10. Fasce di rispetto nelle curve fuori dai centri abitati (art. 17 Cod. Str.) da determinarsi in

    relazione all'ampiezza della curvatura, è soggetta alle seguenti norme:

    1. nei tratti di strada con curvatura di raggio superiore a 250 m si osservano le fasce di rispetto con i criteri indicati all'articolo 26;
    2. nei tratti di strada con curvatura di raggio inferiore o uguale a 250 m, la fascia di rispetto è delimitata verso le proprietà latistanti, dalla corda congiungente i punti di tangenza, ovvero dalla linea, tracciata alla distanza dal confine stradale indicata dall'articolo 26 in base al tipo di strada, ove tale linea dovesse risultare esterna alla predetta corda.
  11. Fasce di rispetto per l'edificazione nei centri abitati (art. 18 Cod. Str.); le distanze dal confine stradale all'interno dei centri abitati, da rispettare nelle nuove costruzioni, nelle

    demolizioni integrali e conseguenti ricostruzioni o negli ampliamenti fronteggianti le strade, non possono essere inferiori a:

    1. 30 m per le strade di tipo A;
    2. 20 m per le strade di tipo D.

      Per le strade di tipo E ed F, nei casi di cui al comma 11, non sono stabilite distanze minime dal confine stradale ai fini della sicurezza della circolazione.

  12. Le distanze dal confine stradale, all'interno dei centri abitati, da rispettare nella

    costruzione o ricostruzione dei muri di cinta, di qualsiasi natura o consistenza, lateralmente alle strade, non possono inferiori a:

    1. m 3 per le strade di tipo A;
    2. m 2 per le strade di tipo D.

Per le altre strade, nei casi di cui al comma 12, non sono stabilite, distanze minime dal confine stradale ai fini della sicurezza della circolazione.

Articolo: 9 - Aree a rischio frana e rischio alluvione

Il Piano Urbanistico Comunale garantisce la salvaguardia del territorio e la tutela dell’ambiente operando il controllo pubblico sulle iniziative e sulle istanze che si producono sul territorio.

In particolare l’analisi preliminare alla definizione delle scelte di piano, operata nella prima fase di “acquisizione della conoscenza” nel processo di adeguamento del Piano Urbanistico Comunale al Piano Paesaggistico Regionale, ha portato all’individuazione di aree da sottoporre a particolare attenzione per le caratteristiche peculiari di sensibilità ambientale e/o di rischio per la popolazione locale quali le aree soggette a dissesto idrogeologico, a pericolo di alluvioni e di frane.

Il P.U.C. è redatto in coerenza con il P.A.I., tuttavia la strumentazione urbanistica previgente pianificava in aree ora individuate interamente o parzialmente a rischio idrogeologico, che in alcuni casi pur mantenendo nel P.U.C. una destinazione urbanistica coerente con quella del previgente Piano di Fabbricazione, debbono obbligatoriamente attenersi alle prescrizioni del Piano di Assetto Idrogeologico della Sardegna.

La zonizzazione del P.U.C., relativamente agli interventi che si potrebbero attuare in ciascuna zona omogenea, è soggetta al rispetto delle indicazioni e delle prescrizioni del P.A.I., che si assume quale strumento di pianificazione gerarchicamente superiore al P.U.C. e le cui prescrizioni sono inalienabili e inderogabili dallo strumento di pianificazione urbanistica comunale e dagli strumenti attuativi.

In particolare le N.T.A. del P.A.I. negli articoli 27, 28, 29, 30 definiscono, rispettivamente, la disciplina della aree di pericolosità idraulica molto elevata (Hi4), elevata (Hi3), media (Hi2), e moderata (Hi1). Gli articoli 31, 32, 33, 34, definiscono, rispettivamente la disciplina delle aree di pericolosità da frana molto elevata (Hg4), elevata (Hg3), media (Hg2) e moderata (Hg1).

Di seguito si riportano i contenuti degli articoli citati che rappresentano norme di valore superiore rispetto alla normativa di zona del PUC e pertanto vanno obbligatoriamente applicate:

CAPO II AREE DI PERICOLOSITA' IDRAULICA N.T.A. del P.A.I.

ARTICOLO 27 N.T.A. del P.A.I. Disciplina delle aree di pericolosità idraulica molto elevata (Hi4).

  1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 24, in materia di interventi strutturali e non strutturali di sistemazione idraulica e riqualificazione degli ambienti fluviali - individuati dal PAI, dal programma triennale di attuazione o dalle competenti autorità regionali in osservanza di quanto stabilito dal PAI nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata sono consentiti esclusivamente:

    1. le opere e gli interventi idraulici per migliorare la difesa dalle alluvioni e la sicurezza delle aree interessate da

      dissesto idraulico;

    2. gli interventi per mantenere e recuperare le condizioni di equilibrio dinamico degli alvei dei corsi d’acqua;
    3. le attività di manutenzione idraulica compatibile, compresi i tagli di piante esclusivamente per garantire il regolare deflusso delle acque e gli interventi eseguiti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 14.4.1993 e della legislazione di settore della Regione Sardegna;
    4. le opere di sistemazione e riqualificazione ambientale e fluviale dirette alla riduzione dei pericoli e dei danni

      potenziali da esondazione, rivolti a favorire la ricostituzione degli equilibri naturali, della vegetazione autoctona, delle cenosi di vegetazione riparia;

    5. le opere urgenti degli organi di protezione civile o delle autorità idrauliche regionali competenti per la tutela di persone e beni in situazioni di rischio idraulico eccezionali.
    6. nelle more della emanazione delle disposizioni di cui agli articoli 9, 10, 11 e 12 sono altresì ammessi gli

      interventi agro-silvo-pastorali comportanti modeste modificazioni all’assetto idrogeologico del territorio, conformi all’attuale destinazione e indispensabili per una corretta conduzione dei fondi, previa valutazione positiva da parte dell’autorità idraulica competente per territorio sulla relazione di compatibilità idraulica e/o geologica- geotecnica

  2. In materia di patrimonio edilizio pubblico e privato nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata sono consentiti esclusivamente:

    1. la demolizione di edifici senza possibilità di ricostruzione nello stesso sito e sempre a condizione che i lavori non creino ostacoli al regolare deflusso delle acque;
    2. la riparazione di edifici esistenti danneggiati da calamità naturali, compatibilmente con le norme nazionali e regionali vigenti, a condizione che non si tratti di ricostruzione anche parziale;
    3. le opere di manutenzione ordinaria degli edifici;
    4. le opere di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo degli edifici;
    5. gli interventi per ridurre la vulnerabilità degli edifici esistenti e migliorare la tutela della pubblica incolumità all’interno delle residenze civili e delle costruzioni adibite a servizi, con possibile aumento di superficie utile non superiore a quella allagabile e con contestuale dismissione dei piani interrati e dei piani terra, purché lo studio di compatibilità idraulica accerti l’idoneità strutturale degli elementi portanti;
    6. gli interventi di adeguamento igienico-sanitario degli immobili adibiti a residenza anche stagionale o a servizi,

      con particolare riferimento a quelli resi obbligatori da norme di legge statale o regionale ovvero a quelli indispensabili per garantirne la funzione collegata alla destinazione d'uso, con realizzazione dei relativi volumi tecnici indispensabili;

    7. le opere di adeguamento richieste dalla normativa in materia di protezione dai terremoti, sicurezza ed igiene

      sul lavoro, superamento delle barriere architettoniche, prevenzione degli incendi, tutela di beni archeologici, storici, artistici e culturali, con realizzazione dei relativi volumi tecnici indispensabili;

    8. i mutamenti di destinazione d’uso compatibili con gli elementi formali e strutturali degli edifici a condizione che non sia incrementato neppure uno dei fattori che concorrono a determinare il rischio specifico nella formulazione di cui al punto 2.1 del D.P.C.M. 29.9.1998;
    9. la realizzazione e l'integrazione di impianti privati di depurazione, di apparecchiature tecnologiche, di impianti per l'impiego di fonti energetiche rinnovabili e per il contenimento dei consumi energetici, unitamente alla realizzazione dei connessi volumi tecnici, a condizione che si tratti di interventi a servizio di singoli edifici, conformi agli strumenti urbanistici e valutati indispensabili per la funzionalità degli edifici o vantaggiosi dall'autorità competente per la concessione o l'autorizzazione;

      1. le opere di sistemazione e manutenzione di superfici inedificate o scoperte di edifici esistenti, compresi rampe

        di accesso, recinzioni, muri a secco, contenimenti in pietrame, terrazzamenti, siepi, impianti a verde;

      2. la realizzazione di ricoveri mobili per animali da allevamento, di manufatti mobili adibiti a ricovero transitorio degli addetti alle attività pastorali, di manufatti per il foraggiamento della selvaggina.
  3. In materia di infrastrutture a rete o puntuali pubbliche o di interesse pubblico nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata sono consentiti esclusivamente:

    1. gli interventi di manutenzione ordinaria;
    2. gli interventi di manutenzione straordinaria;
    3. gli interventi di adeguamento per l’integrazione di innovazioni tecnologiche;
    4. gli interventi di adeguamento per la sicurezza di esercizio richiesti da norme nazionali e regionali;
    5. gli interventi di ampliamento e ristrutturazione di infrastrutture a rete e puntuali riferite a servizi pubblici essenziali non delocalizzabili, che siano privi di alternative progettuali tecnicamente ed economicamente sostenibili e siano dichiarati essenziali;
    6. la ricostruzione di infrastrutture a rete distrutte o danneggiate da calamità naturali, fatti salvi i divieti di ricostruzione stabiliti dall’articolo 3-ter del decreto legge n. 279/2000 convertito con modificazioni dalla legge n. 365/2000;
    7. le nuove infrastrutture a rete o puntuali previste dagli strumenti di pianificazione territoriale e dichiarate essenziali e non altrimenti localizzabili;
    8. allacciamenti a reti principali e nuovi sottoservizi a rete interrati lungo tracciati stradali esistenti, ed opere connesse compresi i nuovi attraversamenti;
    9. i nuovi interventi di edilizia cimiteriale purché realizzati nelle porzioni libere interne degli impianti cimiteriali

      esistenti;

      l. nuove infrastrutture, strutture di servizio ed insediamenti mobili, preferibilmente provvisori, destinati ad attrezzature per il tempo libero, la fruizione occasionale dell'ambiente naturale, le attività sportive e gli spettacoli all'aperto.

  4. Nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata resta comunque sempre vietato realizzare:

    1. strutture e manufatti mobili e immobili, ad eccezione di quelli a carattere provvisorio o precario indispensabili per la conduzione dei cantieri o specificamente ammessi dalle presenti norme;
    2. protezioni di colture agricole con rilevati capaci di ostacolare il deflusso delle acque;
    3. cambiamenti colturali o nuove colture arboree capaci di ostacolare il deflusso delle acque o di pregiudicare la stabilità degli argini;
    4. nuovi impianti o ampliamenti di impianti di trattamento, smaltimento e di recupero dei rifiuti;
    5. nuovi impianti o ampliamenti di impianti di trattamento delle acque reflue;
    6. nuovi stabilimenti o ampliamenti di stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6, 7 e 8 del decreto legislativo 17.8.1999, n. 334, “Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”;
    7. nuovi impianti tecnologici fuori terra ad eccezione dei ripetitori e dei tralicci per il trasporto dell’energia elettrica e di quelli espressamente consentiti dalle presenti norme.
  5. Per gli impianti e gli stabilimenti di cui al comma precedente, lettere d., e., f., g., esistenti alla data di approvazione del PAI, sono ammessi:

    1. l’adeguamento tecnico alle normative in vigore;
    2. la manutenzione ordinaria o straordinaria;
    3. l’ampliamento dei soli volumi tecnici non altrimenti localizzabili e senza alternative progettuali tecnicamente ed economicamente sostenibili necessari per migliorare le condizioni igienico-sanitarie,

      di esercizio, di efficiente funzionamento e di sicurezza, salve le verifiche di sicurezza di cui all’articolo 22;

    4. gli adeguamenti tecnici per eliminare o mitigare i rischi idraulici, anche in relazione alle verifiche di cui all'articolo 22.
  1. bis Sono inoltre consentiti le ricerche e i prelievi idrici purchè in tutte le aree pericolose le relative opere siano realizzate, attrezzate e mantenute in modo da non produrre erosione dei suoli, fenomeni di subsidenza o alterazioni permanenti della circolazione idrica naturale e comunque tali da non pregiudicare o aggravare la situazione esistente. Per tali attività, dovranno essere acquisiti tutti i nullaosta o autorizzazioni previste dalla normativa di settore.
  2. Lo studio di compatibilità idraulica di cui all’art.24:

    1. è richiesto per tutti gli interventi consentiti dal comma 1, fatta eccezione per quelli di cui alle lettere c. ed e.;
    2. è richiesto per gli interventi di cui al comma 2, lettere a., e., i., l.;
    3. è richiesto per gli interventi di cui al comma 3, lettere e., f., g., h., i., l.;
    4. è richiesto per gli interventi di cui al comma 5 bis;
  3. Per gli interventi di cui al comma 1 lettera c., al comma 2 lettere d. ed h., al comma 3 lettera b., l’Autorità Idraulica potrà richiedere, a suo insindacabile giudizio, lo studio di compatibilità idraulica o parte di esso, in relazione alla peculiarità dell’intervento.

ARTICOLO 28 N.T.A. del P.A.I. Disciplina delle aree di pericolosità idraulica elevata (Hi3).

  1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 24, nelle aree di pericolosità idraulica elevata sono consentiti tutti gli interventi, le opere e le attività ammessi nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata, alle medesime condizioni stabilite nell’articolo 27.
  2. Nelle aree di pericolosità idraulica elevata valgono i divieti generali di cui all’articolo 27, comma 4.
  3. In materia di patrimonio edilizio sono inoltre consentiti esclusivamente:

    1. demolizioni e ricostruzioni nello stesso sito nonché modifiche delle destinazioni d’uso, compatibili con gli elementi formali e strutturali preesistenti degli edifici, per migliorare l’efficienza di interventi di restauro e risanamento conservativo degli edifici;
    2. ampliamenti in occasione di adeguamenti con le finalità di cui all’articolo 27, comma 2, lettere e., f., a condizione che le rispettive motivazioni siano espressamente certificate, valutate ed assentite nella concessione o nell’autorizzazione, escludendo comunque i piani interrati e sempre a condizione che gli ampliamenti siano collocati a quota superiore a m. 1,00 al piano di campagna e comunque a quote compatibili con la piena con tempo di ritorno pari a 100 anni;
    3. interventi di ristrutturazione edilizia, a condizione che le nuove superfici per uso abitativo o per uso

      economicamente rilevante siano realizzate escludendo comunque i piani interrati e sempre a condizione che gli ampliamenti siano realizzati a quota superiore a m. 1,00 al piano di campagna e comunque a quote compatibili con la piena con tempo di ritorno pari a 100 anni;

    4. nuovi impianti tecnologici destinati a migliorare l’uso e la funzionalità degli immobili;
    5. la realizzazione di manufatti non qualificabili come volumi edilizi.
  4. In deroga a quanto stabilito in via generale nel comma 3, nei soli centri edificati definiti ai sensi della normativa regionale o ai sensi dell'articolo 18 della legge n. 865/1971 le opere sul patrimonio edilizio pubblico e privato esistente sono disciplinate dagli strumenti urbanistici e dai regolamenti edilizi vigenti alla data di approvazione del PAI. Le nuove costruzioni e gli incrementi di volume o di superficie utile sono tuttavia consentiti nelle sole zone urbane edificate con continuità, compresi i lotti interclusi ma escluse le aree libere di frangia, e sempre a condizione di essere realizzati per sopraelevazione a quota superiore a m. 1,00 al piano di campagna e comunque a quote compatibili con la piena con tempo di ritorno pari a 100 anni.
  5. In ulteriore deroga a quanto stabilito in via generale nel comma 3, nelle zone territoriali di cui al D.M.

    2.4.1968, n. 1444 destinate ad usi agricoli possono essere realizzati, per una sola volta e con riferimento all’intera superficie del fondo esistente alla data di approvazione del PAI, nuovi edifici non altrimenti localizzabili nell’ambito dell’azienda agricola purché destinati al servizio delle attività agricole o a residenza dei conduttori del fondo, nei limiti delle densità fondiarie previste dagli strumenti urbanistici, sempre a condizione di collocare le vie di accesso e le superfici abitabili o utili a quota superiore a m. 1,00 al piano di campagna e comunque a quote compatibili con la piena con tempo di ritorno pari a 100 anni.

  6. In tutte le zone territoriali omogenee, compatibilmente con i vincoli di tutela ambientale o paesistica, è

    consentito il recupero funzionale a fini residenziali, esclusivamente per le necessità dei conduttori dei fondi agricoli, di edifici ed annessi rustici esistenti alla data di approvazione del PAI e divenuti non idonei alla conduzione degli stessi fondi.

  7. In materia di infrastrutture a rete o puntuali pubbliche o di interesse pubblico è consentita la realizzazione di tutte le tipologie di sottoservizi a rete.
  8. Lo studio di compatibilità idraulica di cui all’articolo 24 è richiesto per gli interventi di cui al comma 3, lettere a., b., c., d., e per gli interventi di cui ai commi 4, 5, 6 e 7.

ARTICOLO 29 N.T.A. del P.A.I. Disciplina delle aree di pericolosità idraulica media (Hi2).

  1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 24, nelle aree di pericolosità idraulica media sono consentiti tutti gli interventi, le opere e le attività ammessi nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata ed elevata, alle medesime condizioni stabilite negli articoli 27 e 28.
  2. Sono inoltre consentiti esclusivamente:

    1. le nuove costruzioni nei centri edificati;
    2. i cambiamenti di destinazione d'uso nei centri edificati, nelle zone residenziali e nelle zone di verde privato, anche relativi ai fabbricati rurali esuberanti per la conduzione dell'azienda agricola, purché compatibili con le caratteristiche formali e strutturali preesistenti degli edifici;
    3. i cambiamenti di destinazione d'uso al di fuori delle zone di cui alla precedente lettera b., con eventuali

      aumenti di superficie o volume e di carico urbanistico non superiori al 30%, a condizione di essere finalizzati a servizi pubblici e di pubblica utilità o ad attività terziarie ed attività diverse compatibili con le condizioni di pericolosità idraulica media;

    4. gli ampliamenti, le sopraelevazioni e le integrazioni di volumi e superfici utili a destinazione d’uso immutata in

      tutte le zone territoriali omogenee;

    5. la realizzazione di volumi per attività agrituristica nelle sedi delle aziende agricole;
    6. le nuove costruzioni, le nuove attrezzature e i nuovi impianti previsti dagli strumenti urbanistici vigenti nelle zone territoriali omogenee di tipo D, E, F;
    7. gli interventi di edilizia cimiteriale con aumento di capacità non superiore al 30%;
    8. la realizzazione di parcheggi pertinenziali a raso ai sensi dell’articolo 9 della legge 24.3.1989, n. 122, “Disposizioni in materia di parcheggi, programma triennale per le aree urbane maggiormente popolate, nonché modificazioni di alcune norme del testo unico sulla disciplina della circolazione stradale”;
    9. l'ampliamento degli immobili destinati ad esercizi alberghieri o di somministrazione di pasti e bevande;
    1. gli ampliamenti e le nuove realizzazioni di insediamenti produttivi, commerciali e di servizi;
    2. la realizzazione, l'ampliamento e la ristrutturazione di opere ed infrastrutture pubbliche o di interesse pubblico.
  3. Lo studio di compatibilità idraulica di cui all’articolo 24 è richiesto per gli interventi di cui al comma 2, lettere a., c., d., e., f., g., h., i., l., m.
  4. Le modifiche e gli ampliamenti relativi agli stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6, 7 e 8 del decreto legislativo 17.8.1999, n. 334, “Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”, eventualmente ubicati nelle aree di pericolosità idraulica media, sono decise secondo il criterio di precauzione applicando le modalità di valutazione di cui al punto 6.3 dell’Allegato al decreto del Ministro dei lavori pubblici 9.5.2001 “Requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante”.

ARTICOLO 30 N.T.A. del P.A.I. Disciplina delle aree di pericolosità idraulica moderata (Hi1).

1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 24, nelle aree di pericolosità idraulica moderata compete agli strumenti urbanistici, ai regolamenti edilizi ed ai piani di settore vigenti disciplinare l'uso del territorio e delle risorse naturali, ed in particolare le opere sul patrimonio edilizio esistente, i mutamenti di destinazione, le nuove costruzioni, la realizzazione di nuovi impianti, opere ed infrastrutture a rete e puntuali pubbliche o di interesse pubblico, i nuovi insediamenti produttivi commerciali e di servizi, le ristrutturazioni urbanistiche e tutti gli altri interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia, salvo in ogni caso l’impiego di tipologie e tecniche costruttive capaci di ridurre la pericolosità ed i rischi.

CAPO III AREE DI PERICOLOSITÀ DA FRANA N.T.A. del P.A.I.

ARTICOLO 31 N.T.A. del P.A.I. Disciplina delle aree di pericolosità molto elevata da frana (Hg4).

  1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 25, in materia di interventi strutturali e non strutturali per il controllo dei dissesti - individuati dal PAI, dal programma triennale di attuazione o dalle competenti autorità regionali in osservanza di quanto stabilito dal PAI - nelle aree di pericolosità molto elevata da frana sono consentiti esclusivamente:

    1. le opere di bonifica e sistemazione dei movimenti franosi, di manutenzione e consolidamento dei versanti, di

      tutela dei suoli;

    2. le opere anche temporanee e gli interventi idraulico-forestali e idraulico-agrari per la riduzione o l’eliminazione dei pericoli e dei rischi da frana nelle aree di innesco e sviluppo dei fenomeni di dissesto;
    3. le opere di riqualificazione ambientale, miglioramento del patrimonio forestale, conservazione delle colture agrarie tradizionali, rinaturalizzazione delle aree inutilizzate;
    4. le ricostituzioni boschive e la semina di prati suscettibili di abbassare le soglie di pericolosità o di rischio;
    5. il taglio di piante qualora sia dimostrato che esse concorrano a determinare lo stato di instabilità dei versanti, soprattutto in terreni litoidi e su pareti subverticali;
    6. le opere urgenti e indifferibili degli organi di protezione civile o delle autorità idrauliche regionali competenti per la tutela di persone e beni in situazioni di rischio da frana eccezionali.
  2. In materia di patrimonio edilizio pubblico e privato nelle aree di pericolosità molto elevata da frana sono consentiti esclusivamente:

    1. gli interventi di demolizione, senza possibilità di ricostruzione nello stesso sito;
    2. la riparazione di edifici esistenti danneggiati da calamità naturali, compatibilmente con le norme nazionali e regionali vigenti, a condizione che non si tratti di ricostruzione anche parziale;
    3. le opere di manutenzione ordinaria degli edifici;
    4. le opere di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo degli edifici;
    5. gli interventi per ridurre la vulnerabilità degli edifici esistenti e migliorare la tutela della pubblica incolumità all’interno delle residenze civili e delle costruzioni adibite a servizi;
    6. gli interventi di adeguamento igienico-sanitario degli immobili adibiti a residenza anche stagionale o a servizi, con particolare riferimento a quelli resi obbligatori da norme di legge statale o regionale ovvero a quelli indispensabili per garantirne la funzione collegata alla destinazione d'uso, con realizzazione dei relativi volumi tecnici indispensabili;
    7. le opere di adeguamento richieste dalla normativa in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro, superamento delle barriere architettoniche, prevenzione degli incendi, tutela di beni archeologici, storici, artistici e culturali, con realizzazione dei relativi volumi tecnici indispensabili;
    8. i mutamenti di destinazione d’uso compatibili con gli elementi formali e strutturali degli edifici a condizione che non sia incrementato neppure uno dei fattori che concorrono a determinare il rischio specifico nella formulazione di cui al punto 2.1 del D.P.C.M. 29.9.1998;
    9. la realizzazione di parcheggi nel sottosuolo degli edifici esistenti a condizione preclusiva di orientarne verso valle gli accessi;
    1. la realizzazione e l'integrazione di impianti privati di depurazione, di apparecchiature tecnologiche, di impianti per l'impiego di fonti energetiche rinnovabili e per il contenimento dei consumi energetici,

      unitamente alla realizzazione dei connessi volumi tecnici, a condizione che si tratti di interventi a servizio di singoli edifici residenziali, conformi agli strumenti urbanistici e valutati indispensabili per la funzionalità degli edifici o vantaggiosi dall'autorità competente per la concessione o l'autorizzazione;

    2. le opere di sistemazione e manutenzione di superfici inedificate o scoperte di edifici esistenti, compresi

      rampe di accesso, recinzioni, muri a secco, contenimenti in pietrame, terrazzamenti, siepi, impianti a verde;

    3. la realizzazione di ricoveri mobili per animali da allevamento, di manufatti mobili adibiti a ricovero transitorio degli addetti alle attività pastorali, di manufatti per il foraggiamento della selvaggina.
  3. In materia di infrastrutture a rete o puntuali pubbliche o di interesse pubblico nelle aree di pericolosità molto elevata da frana sono consentiti esclusivamente:

    1. gli interventi di manutenzione ordinaria;
    2. gli interventi di manutenzione straordinaria;
    3. gli interventi di adeguamento per l’integrazione di innovazioni tecnologiche;
    4. gli interventi di adeguamento per la sicurezza di esercizio richiesti da norme nazionali e regionali;
    5. allacciamenti a reti principali e nuovi sottoservizi a rete interrati lungo tracciati stradali esistenti, ed opere connesse compresi i nuovi attraversamenti;
    6. le ristrutturazioni richieste dalle esigenze di mitigazione dei rischi da frana;
    7. nuovi interventi di edilizia cimiteriale, purché realizzati nelle porzioni libere interne degli impianti cimiteriali esistenti;
    8. nuove strutture di servizio ed insediamenti mobili, preferibilmente provvisori, destinati ad attrezzature per il tempo libero, la fruizione dell'ambiente naturale, le attività sportive e gli spettacoli all'aperto;
    9. gli ampliamenti, le ristrutturazioni e le nuove realizzazioni di infrastrutture riferibili a servizi pubblici essenziali non altrimenti localizzabili o non delocalizzabili, a condizione che non esistano alternative tecnicamente ed economicamente sostenibili, che tali interventi siano coerenti con i piani di protezione civile, e che ove necessario siano realizzate preventivamente o contestualmente opere di mitigazione dei rischi specifici.
  4. Nelle aree di pericolosità molto elevata da frana resta comunque sempre vietato realizzare:

    1. nuovi impianti o ampliamenti di impianti di trattamento, smaltimento e di recupero dei rifiuti;
    2. nuovi impianti o ampliamenti di impianti di trattamento delle acque reflue;
    3. nuovi stabilimenti o ampliamenti di stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6, 7 e 8 del decreto legislativo 17.8.1999, n. 334;
    4. bonifiche di terreni umidi o miglioramenti fondiari che producano livellamento di terreni;
    5. scavi, riporti e movimenti di terra capaci di aumentare il livello del pericolo e del rischio da frana.
  5. Per gli impianti e gli stabilimenti di cui al comma precedente, lettere a., b., c., d., esistenti alla data di approvazione del PAI, sono ammessi:

    1. l’adeguamento tecnico alle normative in vigore;
    2. la manutenzione ordinaria o straordinaria;
    3. l’ampliamento dei soli volumi tecnici non altrimenti localizzabili e senza alternative progettuali tecnicamente ed economicamente sostenibili necessari per migliorare le condizioni igienico-sanitarie, di esercizio, di efficiente funzionamento e di sicurezza, salve le verifiche di sicurezza di cui all’articolo 22;
    4. gli adeguamenti tecnici per eliminare o mitigare i rischi da frana, anche in relazione alle verifiche di cui all'articolo 22.

    5 bis. Sono inoltre consentiti le ricerche e i prelievi idrici purchè in tutte le aree pericolose le relative opere siano realizzate, attrezzate e mantenute in modo da non produrre erosione dei suoli, fenomeni di subsidenza o alterazioni permanenti della circolazione idrica naturale e comunque tali da non pregiudicare o aggravare la situazione esistente. Per tali attività, dovranno essere acquisiti tutti i nullaosta o autorizzazioni previste dalla normativa di settore.

  6. Lo studio di compatibilità geologica e geotecnica di cui all’art. 25:

    1. è richiesto per tutti gli interventi consentiti dal comma 1, fatta eccezione di quelli di cui alla lettera f.;
    2. è richiesto per gli interventi di cui al comma 2, lettere a., e., i., l.,m;
    3. è richiesto per gli interventi di cui al comma 3, lettere e., f., g., h.i. Lo studio è richiesto per gli interventi di cui alla lettera c. solo nel caso in cui le innovazioni tecnologiche producano un aumento delle capacità di servizio dell’infrastruttura;
    4. è richiesto per gli interventi di cui al comma 5 bis e del comma 8 (lettera così modificata dal Decreto del

      Presidente della Regione Sardegna n° 35 del 21 marzo 2008)

  7. Per gli interventi di cui al comma 2 lettere d. ed h. e al comma 3 lettera b., l’Autorità Idraulica potrà richiedere, a suo insindacabile giudizio, lo studio di compatibilità geologica e geotecnica o parte di esso, in relazione alla peculiarità dell’intervento.
  8. Nelle sole situazioni in cui il pericolo di frana scaturisce da fenomeni gravitativi denominati SINKHOLE (crollo/subsidenza indotti da cavità sotterranee naturali, carsiche o di dissoluzione; o antropiche, estrattive) è consentita nelle aree pericolose la realizzazione, in materia di patrimonio edilizio, pubblico e privato, e in materia di infrastrutture a rete o puntuali pubbliche o di interesse pubblico, di nuove costruzioni, ristrutturazioni, restauro conservativo previo studio dettagliato dell’area da effettuarsi con l’estensione e le modalità previste nel protocollo tecnico “tipo” approvato dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino. Gli stessi interventi da realizzarsi nell’area, salvo quelli specificatamente vietati dalle N.A., potranno effettuarsi solo a seguito dell’approvazione, da parte del Comitato istituzionale su proposta dell’autorità idraulica dello studio di cui sopra e della realizzazione delle opere di salvaguardia eventualmente necessarie. In ogni caso l'area rimarrà sottoposta al vincolo di pericolosità che potrà essere declassato successivamente, con opportuna variante al PAI, solo a seguito di studi ed eventuali lavori di salvaguardia già effettuati su congrue estensioni contigue di territorio.

(comma aggiunto con Decreto del Presidente della Regione Sardegna n°35 del 21 marzo 2008)

ARTICOLO 32 N.T.A. del P.A.I. Disciplina delle aree di pericolosità elevata da frana (Hg3).

  1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 25, nelle aree di pericolosità elevata da frana sono consentiti tutti gli interventi, le opere e le attività ammessi nelle aree di pericolosità molto elevata da frana, alle medesime condizioni stabilite nell’articolo 31.
  2. Nelle aree di pericolosità elevata da frana valgono i divieti generali di cui all’articolo 31, comma 4.
  3. In materia di patrimonio edilizio sono inoltre consentiti esclusivamente:

    1. demolizioni e ricostruzioni nello stesso sito nonché modifiche delle destinazioni d’uso, compatibili con gli elementi formali e strutturali preesistenti degli edifici, per migliorare l’efficienza di interventi di restauro e risanamento conservativo degli edifici;
    2. ampliamenti in occasione di adeguamenti con le finalità di cui all’articolo 31, comma 2, lettere e., f., a condizione che le rispettive motivazioni siano espressamente certificate, valutate ed assentite nella concessione o nell’autorizzazione;
    3. nuovi impianti tecnologici destinati a migliorare l’uso e la funzionalità degli immobili;
    4. a realizzazione di volumi interrati accessori agli immobili, purché non impegnino una superficie superiore al doppio della superficie coperta dagli edifici serviti e che gli accessi siano orientati verso valle;
    5. la realizzazione di manufatti non qualificabili come volumi edilizi.
  4. Lo studio di compatibilità geologica e geotecnica di cui all’articolo 25 è richiesto per gli interventi di cui al comma 3, lettere a., b., c., d.

ARTICOLO 33 N.T.A. del P.A.I. Disciplina delle aree di pericolosità media da frana (Hg2).

  1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 25, nelle aree di pericolosità media da frana sono consentiti tutti gli interventi, le opere e le attività ammessi nelle aree di pericolosità molto elevata ed elevata da frana, alle medesime condizioni stabilite negli articoli 31 e 32.
  2. In materia di patrimonio edilizio sono inoltre consentiti esclusivamente:

    1. gli interventi di ristrutturazione edilizia;
    2. gli ampliamenti e le nuove costruzioni nei lotti interclusi dei centri edificati definiti ai sensi della normativa regionale o ai sensi dell'articolo 18 della legge n. 865/1971;
    3. gli ampliamenti e le nuove costruzioni nelle aree libere di frangia dei centri edificati, con esclusione delle sole aree situate a monte delle costruzioni esistenti alle quote più alte dei versanti esposti alle frane;
    4. i cambiamenti di destinazione d'uso nei centri edificati, nelle zone residenziali e nelle zone di verde privato,

      anche relativi ai fabbricati rurali esuberanti per la conduzione dell'azienda agricola, purché compatibili con le caratteristiche formali e strutturali preesistenti degli edifici;

    5. i cambiamenti di destinazione d'uso al di fuori delle zone di cui alla precedente lettera d., con eventuali

      aumenti di superficie o volume e di carico urbanistico non superiori al 20%, a condizione di essere finalizzati a servizi pubblici e di pubblica utilità o ad attività terziarie ed attività diverse compatibili con le condizioni di pericolosità media da frana;

    6. in tutte le zone territoriali omogenee, con esclusione delle aree con vincoli di tutela ambientale e paesistica, i recuperi a fini residenziali, esclusivamente per le necessità dei conduttori dei fondi agricoli,

      di edifici ed annessi rustici esistenti alla data di approvazione del PAI e divenuti non idonei alla conduzione degli stessi fondi;

    7. la realizzazione di volumi per attività agrituristica nelle sedi delle aziende agricole;
    8. l'ampliamento degli immobili destinati ad esercizi alberghieri o di somministrazione di pasti e bevande;
    9. gli ampliamenti e le nuove realizzazioni di insediamenti produttivi, commerciali e di servizi.
  3. In materia di infrastrutture a rete o puntuali pubbliche o di interesse pubblico nelle aree di pericolosità media da frana sono inoltre consentiti esclusivamente:

    1. gli ampliamenti, le ristrutturazioni e le nuove realizzazioni di infrastrutture riferibili a servizi pubblici essenziali non altrimenti localizzabili o non delocalizzabili, a condizione che non esistano alternative tecnicamente ed economicamente sostenibili, che tali interventi siano coerenti con i piani di protezione civile, e che ove necessario siano realizzate preventivamente o contestualmente opere di mitigazione dei rischi specifici;
    2. l'adeguamento degli impianti esistenti di depurazione delle acque e di smaltimento dei rifiuti;
    3. gli interventi di edilizia cimiteriale.
  4. Nelle aree di pericolosità media da frana resta comunque sempre vietato realizzare nuovi impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti.
  5. Lo studio di compatibilità geologica e geotecnica di cui all’articolo 25:

    1. è richiesto per gli interventi di cui al comma 2 lettere a., b., c., e., g., h., i. Per gli interventi di cui al comma 2 lettera d., l’Autorità Idraulica potrà richiedere, a suo insindacabile giudizio, lo studio di compatibilità geologica e geotecnica o parte di esso, in relazione alla peculiarità e entità dell’intervento;
    2. è richiesto per gli interventi di cui al comma 3, lettere a., b., c. 6. Le modifiche e gli ampliamenti relativi agli stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6, 7 e 8 del decreto legislativo 17.8.1999, n. 334, “Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”, eventualmente ubicati nelle aree di pericolosità media da frana, sono decise secondo il criterio di precauzione applicando le modalità di valutazione di cui al punto 6.3 dell’Allegato al decreto del

      Ministro dei lavori pubblici 9.5.2001 “Requisiti minimi di sicurezza in matteria di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante”.

    ARTICOLO 34 N.T.A. del P.A.I. Disciplina delle aree di pericolosità moderata da frana (Hg1).

    1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 25, nelle aree di pericolosità moderata da frana compete agli strumenti urbanistici, ai regolamenti edilizi ed ai piani di settore vigenti disciplinare l'uso del territorio e delle risorse naturali, ed in particolare le opere sul patrimonio edilizio esistente, i mutamenti di destinazione, le nuove costruzioni, la realizzazione di nuovi impianti, opere ed infrastrutture a rete e puntuali pubbliche o di interesse pubblico, i nuovi insediamenti produttivi commerciali e di servizi, le ristrutturazioni urbanistiche e tutti gli altri interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia, salvo in ogni caso l’impiego di tipologie e tecniche costruttive capaci di ridurre la pericolosità ed i rischi.

Articolo: 10 - La normativa energetica

Il P.U.C. si attua in coerenza con la normativa energetica recante indicazioni circa la certificazione energetica degli edifici.

Fino ad una eventuale predisposizione di un Piano Energetico Comunale si deve fare riferimento alla pianificazione e programmazione di livello superiore e in particolare alla Normativa Energetica Nazionale.

Articolo: 11 - Classificazione acustica del territorio comunale

La classificazione acustica del territorio comunale, introdotta dall’art. 2 del D.P.C.M. 1/3/91, è ripresa e meglio definita dall’art. 6 della Legge Quadro 447/95 successive modifiche e integrazioni come adempimento fondamentale da parte dei comuni, obbligati a dotarsi di uno strumento di governo del proprio territorio che tiene conto delle esigenze di tutela dal rumore della popolazione esposta. A tal proposito il Comune di Cuglieri è dotato di Piano di Classificazione Acustica del territorio Comunale che indica comparti acustici omogenei in funzione della popolazione residente e della tipologia di attività presenti in ciascuna localizzazione.

Articolo: 12 - Poteri e deroga

L’Amministrazione Comunale può esercitare la deroga sulle norme del P.U.C. e su quelle del regolamento edilizio limitatamente ai casi di edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico e sempre con l’osservanza dell’art. 3 della legge n. 1357 del 22.12.1955.

In ogni caso la deroga deve essere concessa previa stipula di apposita convenzione da approvarsi in Consiglio Comunale con la quale venga assicurato il rispetto nel tempo della destinazione dell’immobile per uso pubblico.

Articolo: 13 - Destinazioni d’uso

U.1 CATEGORIA USO RESIDENZIALE

U.1.1) ABITAZIONI

Gli edifici di abitazione comprendono alloggi in senso stretto, spazi privati di servizio (cantine, lavanderie, depositi...), gli spazi condominiali di servizio (scale, androni, locali tecnici, gioco bambini, lavanderie condominiali...) e le autorimesse private. Nelle zone omogenee E, le abitazioni agricole, o comunque collegate con l’attività agricola aziendale e/o Interaziendale, possono essere nuove costruzioni oppure costruzioni esistenti. Tale uso comprende, oltre alle abitazioni vere e proprie, come previsto per le abitazioni civili, anche i relativi spazi accessori e di servizio (rimesse, cantine, piccoli depositi ecc..). Possono essere compresi nelle superfici di cui al comma precedente anche locali per piccole attività di laboratorio, purché non abbiano carattere molesto ed inquinante. Nelle zone omogenee D, le abitazioni esclusivamente ad uso del custode dell’attività produttiva.

U.1.2) STUDI PROFESSIONALI

Comprendono le attività professionali nei diversi settori, di carattere prevalentemente privato, che non prevedono un alto concorso di pubblico. Pur senza definire specifiche soglie dimensionali, sono funzionali ai suddetti usi organismi edilizi caratterizzati da un forte frazionamento delle singole attività.

Sono certamente classificati studi professionali i locali dove svolgono la propria attività professionisti iscritti ad albi, ordini o collegi regolarmente istituiti.

U.2 CATEGORIA USO COMMERCIALE

U.2.1) ATTIVITA’ COMMERCIALI AL DETTAGLIO

Gli esercizi commerciali di tipo alimentare e non alimentare al dettaglio, sono, classificati, ai fini dell'autorizzazione commerciale, come esercizi di vicinato (superficie di vendita fino a 250 mq), medie strutture di vendita (superficie di vendita tra 251 mq e 2500 mq) e grandi strutture di vendita (superficie di vendita oltre 2500 mq).

È classificato centro commerciale una media o grande struttura di vendita nella quale più esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e di spazi di servizio gestiti unitariamente. Per superficie di vendita di un centro commerciale si intende quella risultante dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi al dettaglio in esso presenti.

Nelle diverse zone urbanistiche, fatto salvo quanto stabilito per le zone A dal Piano Quadro del Centro Storico, all’atto del rilascio dell’autorizzazione a svolgere l’attività commerciale, dovrà essere verificato il rispetto delle dimensioni limite delle superfici di vendita, in relazione alle diverse zone

urbanistiche e alle tipologie degli esercizi,

U.2.2) ATTIVITA’ COMMERCIALI ALL’INGROSSO

Magazzini e depositi, di tipo alimentare e non alimentare, per la vendita all'ingrosso con rigorosa esclusione di attività commerciali al dettaglio. Nei magazzini sono compresi oltre le superfici di vendita anche gli spazi per servizio, per modesti processi di trattamento delle merci strettamente complementari, gli uffici e gli spazi tecnici.

E' ammessa la presenza di un alloggio per il personale di custodia.

U.2.3) CENTRI COMMERCIALI INTEGRATI

Il centro commerciale integrato comprende qualsiasi tipo di attività commerciale al dettaglio, nei settori alimentari e non alimentari. Sono ammissibili i pubblici esercizi, le attività espositive direttamente connesse alle attività commerciali, le agenzie, gli sportelli bancari, gli

uffici postali, e simili. Comprende oltre le superfici di vendita gli spazi di servizio, di magazzino, le mense e gli spazi tecnici.

U.2.4) PUBBLICI ESERCIZI

Ristoranti, bar, trattorie, con esclusione di locali per spettacolo e svago.

U.3 CATEGORIA USO DIREZIONALE

U.3.1) ATTREZZATURE PER L’ISTRUZIONE SUPERIORE

Istituti secondari, scuole di specializzazione, scuole professionali, sedi universitarie e per la ricerca. Le attrezzature comprendono anche gli spazi per le funzioni di servizio (laboratori, strutture specialistiche…) e di supporto,nonché gli spazi tecnici. E’ ammessa la presenza di servizi quali bar, mense, sedi di rappresentanza e associative, sale riunione e auditorium, alloggio per il personale di custodia.

U.3.2) ATTREZZATURE POLITICO-AMMINISTRATIVE E SEDI ISTITUZIONALI:

Le attrezzature politico-istituzionali comprendono le sedi politiche, amministrative, sindacali e di rappresentanza, le sedi per gli uffici decentrati dello Stato. Le attrezzature comprendono anche gli spazi per le funzioni di servizio e di supporto, nonché gli spazi tecnici. E’ ammessa la presenza di servizi quali bar, ristoranti, mense, sedi di rappresentanza e associative, sale riunione, alloggio per il personale di custodia e di servizio, nei limiti consentiti dalla Normativa vigente.

Comprendono gli uffici, le attività direzionali di carattere collettivo, le attività amministrative, finanziarie, assicurative e di rappresentanza di interesse generale, quando presentano un elevato concorso di pubblico. Sono compresi gli spazi di supporto e di servizio, le mense, i locali accessori e di archivio, gli spazi tecnici.

E’ ammessa la presenza di alloggi per il personale di custodia.

U.3.3) SERVIZI PER L’INDUSTRIA, LA RICERCA, IL TERZIARIO SPECIALIZZATO

  • Comprendono le sedi per ricerca, gli uffici per l’import-export, per la gestione industriale, il marketing, il leasing, il factoring, ivi compresi i processi produttivi complementari, ed in genere il terziario avanzato e specializzato operante nell’area della produzione di servizi reali alle imprese. Sono compresi gli spazi di supporto e di servizio, bar e mense, i locali accessori e di archivio, gli spazi tecnici. E’ ammessa la presenza di alloggi per il personale di custodia.

    U.4 CATEGORIA USO RICETTIVO – CULTURALE - SPORTIVO

    U.4.1) ATTIVITA’ RICETTIVE DI TIPO ALBERGHIERO ED EXTRA- ALBERGHIERO

    Comprendono alberghi, pensioni, locande, residence, campeggi con riferimento sia agli spazi adibiti alla ricezione, sia agli spazi di servizio, quali cucine, lavanderie, spazi tecnici, rimesse, sia agli spazi di soggiorno e ristoro, quali ristoranti, bar,sale congressi, sale riunioni.

    U.4.2) TRUTTURE COLLETTIVE: COLLEGI, CONVITTI, CONVENTI

    Comprendono collegi, convitti, conventi, case di riposo, case per studenti, sedi carcerarie, case famiglia, centri di sostegno alle persone svantaggiate. Sono compresi gli spazi di supporto e di servizio, bar e mense, i locali accessori e di archivio, gli spazi tecnici. E’ ammessa la presenza di alloggi per il personale di custodia.

    U.4.3) LOCALI PER LO SPETTACOLO E LO SVAGO

    Cinema, multisale, teatri, centri congressuali, locali da ballo, sale di ritrovo, palestre. Comprendono, oltre gli spazi destinati al pubblico, gli spazi per attività complementari, di

    servizio e di supporto, gli uffici, gli spazi tecnici. E’ ammessa la presenza di alloggi per il personale di custodia.

    U.4.4) ATTREZZATURE CULTURALI

    Sedi per mostre ed esposizioni, centri culturali, sedi di associazioni culturali, ricreative e per il tempo libero, musei, biblioteche, sale riunione, servizi sociali pubblici e privati. Comprendono gli spazi per attività complementari, di servizio e di supporto, gli uffici, gli spazi tecnici. Comprendono le attività di tipo fieristico-espositivo, mostre ed attività analoghe, congressuale, di spettacolo, con riferimento sia agli spazi per il pubblico sia agli spazi di servizio e supporto, uffici, agenzie ed altri usi complementari. E’ ammessa la presenza di alloggi per il personale di custodia.

    U.4.5) ATTREZZATURE SPORTIVE

    Strutture e aree funzionalmente destinate al tempo libero e alla pratica dell’attività sportiva su spazi aperti.

    U.5 CATEGORIA USO SOCIO-SANITARIO

    U.5.1) ATTREZZATURE SOCIO-SANITARIE

    Le attrezzature socio-sanitarie comprendono ospedali, cliniche, servizi per gli anziani, per i portatori di handicap, day-hospital, laboratori per analisi cliniche, centri di riabilitazione, centri sanitari specializzati per persone o animali. Le attrezzature comprendono gli spazi per le funzioni complementari, gli spazi di servizio, di supporto, le sale riunione, le sedi di rappresentanza, sindacali e associative, bar, ristoranti, mense, servizi del personale, gli spazi tecnici. E’ ammessa la presenza di alloggi per il personale di custodia.

    U.6 CATEGORIA USO ARTIGIANALE

    U.6.1) ARTIGIANATO DI SERVIZIO COMPATIBILE CON I CONTESTI RESIDENZIALI

    Comprende l’artigianato di servizio alla residenza e alle attività urbane e tutte le attività di tipo artigianale che non sviluppino lavorazioni di tipo produttivo comportanti esigenze depurative specifiche, sia per i reflui che per le emissioni nell’atmosfera o per l’inquinamento sonoro, Sono compresi gli spazi destinati ad attività artigianali vere e proprie, gli spazi di servizio, di supporto, di magazzino, e gli spazi tecnici. E’ ammessa la presenza di alloggi per il personale di custodia.

    U.6.2) ARTIGIANATO PRODUTTIVO COMPATIBILE E INCOMPATIBILE CON I CONTESTI RESIDENZIALI

    Comprende l'artigianato produttivo che comporta lavorazioni con esigenze depurative specifiche sia per i reflui che per le emissioni nell’atmosfera o per l'inquinamento sonoro. Sono compresi gli spazi produttivi veri e propri, uffici, magazzini, spazi espositivi, spazi di servizio e supporto, mense e spazi tecnici. E’ ammessa la presenza di alloggi per il personale di custodia.

    U.7 CATEGORIA IMPIANTI E INFRASTRUTTURE

    U.7.1) PARCO URBANO E TERRITORIALE

    Aree verdi con funzione prevalente di protezione naturalistica a servizio del sistema urbano e territoriale. Le aree incluse nel parco urbano possono essere di proprietà pubblica e/o privata.

    U.7.2) IMPIANTI TECNICI DI SCALA URBANA

    Insediamenti ed impianti relativi alle reti tecnologiche ed ai servizi tecnologici urbani e gli impianti produttivi, quali le centrali e sottocentrali tecnologiche, gli impianti di adduzione, distribuzione e smaltimento, gli impianti per la regolazione delle acque, gli impianti per il trattamento dei rifiuti e simili. Sono compresi gli spazi di servizio, di supporto, i locali accessori e gli spazi tecnici. E' ammessa la presenza di alloggi per il personale di custodia.

    U.7.3) ATTREZZATURE FUNZIONALI E SERVIZI TECNICI URBANI

    Le attrezzature funzionali comprendono: stazioni per l’autotrasporto, sedi delle aziende di trasporto pubblico, centri intermodali. Le attrezzature comprendono anche gli spazi complementari e di servizio, come depositi, rimesse, officine, spazi per il pubblico, spazi commerciali, bar e ristoranti, mense, sedi sindacali e spazi tecnici. E’ ammessa la presenza di alloggi per il personale di custodia.

    U.7.4) PARCHEGGI ATTREZZATI DI USO PUBBLICO

    Garage ed autorimesse entro e fuori terra, spazi per usi complementari ed accessori con rampe, corsie, spazi di servizio e di supporto e spazi tecnici. E’ ammessa la presenza di officine, lavaggi auto, piccole attività commerciali, bar, piccoli uffici, fino ad una quota corrispondente al 20% della SU destinata alle autorimesse.

    U.7.5)CIMITERI

    Attrezzature ed impianti di carattere cimiteriale, per la tumulazione ed il culto dei defunti. Sono anche comprese le attrezzature religiose, gli spazi tecnici e funzionali ed i servizi per il pubblico.

    U.7.6)DISTRIBUTORI DI CARBURANTE

  • Attrezzature ed i servizi relativi alle attività di distribuzione del carburante, di assistenza automobilistica, di servizio, di lavaggio. E' ammessa la presenza di piccole attività commerciali specializzate, bar, ristoro.

    USI ASSIMILABILI PER ANALOGIA.

    Ove si presenti la necessità di costruire edifici od organizzare insediamenti con presenza di usi non specificatamente previsti nelle destinazioni sopra elencate, si procede per analogia, assimilando tali usi a quelli previsti dal presente articolo, aventi analoghi effetti sul territorio, sulla domanda di servizi, sulle infrastrutture e sulla circolazione ed, in particolare, sui parcheggi.

    PARCHEGGI PERTINENZIALI

    I parcheggi pertinenziali sono aree o costruzioni, o porzioni di esse, adibite allo stazionamento di veicoli, al servizio esclusivo di un determinato insediamento.

    Nei parcheggi pertinenziali, le dimensioni lineari del singolo posto auto, al netto degli spazi di

    manovra, non devono essere inferiori a mt 2,5 x 5,0.

    Ai fini del rispetto della Legge 24 marzo 1989, n. 122, la superficie convenzionale di un “posto auto”, comprensiva dei relativi spazi di disimpegno, si considera pari a mq 25.

    I parcheggi pertinenziali devono essere di uso comune. Pertanto devono essere collocati ad una distanza non maggiore di 300 mt e organizzati in modo da essere accessibili liberamente e gratuitamente; possono trovarsi all’interno di aree recintate e in tal caso ne dovrà essere sempre garantita l’accessibilità nelle ore e nei giorni in cui l’attività di cui sono pertinenza è aperta al pubblico.

  • Articolo: 14 - Zone e aree omogenee territoriali

    L’intero territorio comunale è suddiviso nelle zone e aree territoriali omogenee di seguito indicate, in coerenza con il D.M. 2 aprile 1968, n. 1444 e con il D.A. 20 dicembre 1983, n. 2263/U e le ulteriori specificazioni introdotte dalle Norme Tecniche di attuazione del P.P.R. della Regione Sardegna:

    . Zona A: Zona centro storico

    . Zona B: Zona di completamento residenziale

    . Zona C: Zona di espansione

    . Zona D: Zona industriale

    . Zona E: Zona agricola

    . Zona F: Zona turistica

    . Zona G: Zona servizi generali

    . Zona H: Zone di rispetto

    . Area S: Area per servizi pubblici

    Articolo: 15 - Incentivi per la demolizione o la riduzione volumetrica di edificazioni improprie

    Per alcuni casi di particolare e puntuale compromissione, anche in prossimità di emergenze ambientali o storico-culturali, può essere prescritta la demolizione senza ricostruzione o la riduzione volumetrica delle edificazioni improprie.

    L’individuazione di tali casi, da compiersi in coordinamento con le Soprintendenze e gli Uffici di Tutela del Paesaggio, è subordinata alla predisposizione di uno strumento attuativo di iniziativa pubblica o privata.

    Per incentivare tali interventi possono essere resi disponibili negli ambiti di trasformazione volumi equivalenti, o incrementati in misura risultante dalla valutazione di fattibilità economica di cui alle presenti N.T.A. del P.U.C..

    Articolo: 16 - Valutazioni di fattibilità tecnica ed economica

    Le valutazioni di fattibilità economica hanno la finalità di vagliare il quadro delle convenienze pubbliche e private dell’intervento di trasformazione urbanistica.

    Esse si svolgono sulla base dei parametri seguenti:

  • analisi dei costi;
  • analisi dei prezzi;
  • definizione dei tassi passivi ed attivi assumendo gli oneri derivanti dalla completa esposizione finanziaria;
  • determinazione della distribuzione temporale dei costi e ricavi in base alle previsioni dell’andamento dell’investimento;
  • definizione della soglia di accettabilità.

    Le modalità di applicazione fanno riferimento alle procedure definite per i programmi integrati.

    La predisposizione della verifica è a cura del proponente l’intervento sulla base delle indicazioni e specificazioni fornite dall’Amministrazione con il documento di comunicazione del Parere preventivo richiesto ai sensi del R.E.

  • Articolo: 17 - Zone A: centro storico

    Le Zone A comprendono le zone del territorio interessate da tessuti urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante dell’insediamento storico. Con Det. n.595/D.G. RAS del 04/04/2008 è stata individuata con atto ricognitivo la perimetrazione del centro di antica e prima formazione dell’abitato del Comune di Cuglieri.

    La Zona omogenea A, si attua tramite Piano Particolareggiato del Centro Storico. Sino all’approvazione del P.P. del centro storico si applica l’art. 52 delle N.T.A. del PPR e più precisamente sono ammessi unicamente gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo ai sensi dell’art 3 D.P.R. n° 380/2001, nonché di ristrutturazione edilizia interna; per i lavori rientranti nelle categorie sopra riportate, qualora vi siano modifiche estetiche esterne, quali colori, intonaci, cornici, infissi, gronde recinzioni, inferriate prima del rilascio della relativa autorizzazione edilizia è necessario acquisire l’autorizzazione paesaggistica di cui all’art. 146 del D.Lgs. 42/2004 e s.m.

    Nel centro storico sono ammesse diverse destinazioni d’uso, in particolare la funzione primaria residenziali e secondaria di tipo stagionale, nonché diverse attività connesse quali gli esercizi commerciali di vicinato, l’artigianato non moleste e/o non nocive, i pubblici esercizi, gli uffici e studi privati, le strutture associative, sanitarie, sociali e religiose; sono esclusi le medie e grandi strutture di vendite, sono ammesse esclusivamente le medie strutture di vendita non alimentari per una superficie di vendita di massimo 300mq, nel rispetto delle procedure amministrative dei requisiti di aree per parcheggi e degli standard urbanistici, comunque coerenti con la normativa vigente e sino alla istituzione di specifico Programma Commerciale Comunale.

    Sono ammesse le attività culturali, turistiche, della ricerca, dell’artigianato di qualità e le funzioni direzionali e tutte quelle attività che favoriscano il riuso sostenibile dei centri storici, ivi compreso il riutilizzo del patrimonio edilizio dismesso attività alberghiera e paralberghiera diffusa e di qualità.

    E’ fatto divieto di destinare immobili per attività rumorose, qualora siano autorizzate attività che comportano il superamento dei livelli sonori di disturbo alla funzione residenziale, vi è l’obbligo dell’osservanza delle norme vigenti e della dimostrazione di coerenza al Piano di Classificazione Comunale, attraverso elaborati da allegare in fase di progettazione,

    individuando le misure di abbattimento dei livelli acustici con parere favorevole espresso da parte dell’autorità competente in materia.

    Per quanto riguarda i servizi pubblici di somministrazioni di alimenti e bevande, anche esistenti e nei locali autorizzati per attività musicali e danzanti o attività in genere dove vengono di norma superati i livelli sonori di disturbo, vi è l’obbligo di isolare acusticamente i locali, con la realizzazione di una bussola d’ingresso di isolamento acustico del locale con le dotazioni minime di isolamento acustico della stessa bussola, nonché sistemi di ventilazione per avere tale bussola conforme ai locali pubblici destinati ai fumatori.

    E’ fatto divieto di utilizzare la via pubblica antistante e nelle vicinanze per il consumo di alimenti e bevande nonché quali aree destinate a fumatori degli utenti di tali locali, pena la stessa revoca immediata della autorizzazione edilizia per quella tipologia di destinazione d’uso, previo verbale di accertamento da parte degli uffici comunali o di altre autorità preposte, essendo la stessa destinazione d’uso vincolata al rispetto dei livelli acustici di non disturbo, oltre che all’interno anche al di fuori e nelle vicinanze del locale stesso.

    Nelle more di attuazione del Piano Particolareggiato del centro storico le destinazioni d’uso consentite sono le seguenti:

    U.1 CATEGORIA USO RESIDENZIALE

    U.1.1) ABITAZIONI

    U.1.2)STUDI PROFESSIONALI

    U.2 CATEGORIA USO COMMERCIALE

    U.2.1) ATTIVITA’ COMMERCIALI AL DETTAGLIO

    U.2.3) CENTRI COMMERCIALI INTEGRATI U.2.4) PUBBLICI ESERCIZI

    U.3 CATEGORIA USO DIREZIONALE

    U.3.1) ATTREZZATURE PER L’ISTRUZIONE SUPERIORE

    U.3.2)ATTREZZATURE POLITICO-AMMINISTRATIVE E SEDI ISTITUZIONALI:

    U.3.3) SERVIZI PER L’INDUSTRIA, LA RICERCA, IL TERZIARIO SPECIALIZZATO

    U.4 CATEGORIA USO RICETTIVO - CULTURALE

    U.4.1) ATTIVITA’ RICETTIVE DI TIPO ALBERGHIERO ED EXTRA- ALBERGHIERO

    U.4.2) STRUTTURE COLLETTIVE: COLLEGI, CONVITTI, CONVENTI

    U.4.3) LOCALI PER LO SPETTACOLO E LO SVAGO

    U.4.4) ATTREZZATURE CULTURALI

    U.5 CATEGORIA USO SOCIO-SANITARIO

    U.5.1) ATTREZZATURE SOCIO-SANITARIE

    U.6 CATEGORIA USO ARTIGIANALE

    U.6.1) ARTIGIANATO DI SERVIZIO COMPATIBILE CON I CONTESTI RESIDENZIALI

    U.7 CATEGORIA IMPIANTI E INFRASTRUTTURE

    U.7.1) PARCO URBANO E TERRITORIALE

    U.7.4) PARCHEGGI ATTREZZATI DI USO PUBBLICO

    Articolo: 18 - Zone residenziali

    Le zone residenziali sono destinate prevalentemente ad abitazione e il P.U.C. suddivide le aree specificatamente residenziali e non a carattere storico in due classi omogenee:

    Zona B: le parti della città e del territorio totalmente o parzialmente edificate nelle

    quali il processo di urbanizzazione rappresenta uno stato di fatto. La zona e suddivisa nelle sottozone: B.1 – B.2.

    Zona C: le parti della città e del territorio necessarie per la espansione, nelle quali il processo d’urbanizzazione è solo in parte avviato o ancora da avviare. La zona e suddivisa nelle sottozone C.1 – C.3.

    Le destinazioni d’uso consentite sono le seguenti:

    U.1 CATEGORIA USO RESIDENZIALE U.1.1) ABITAZIONI

    U.1.2) STUDI PROFESSIONALI

    U.2 CATEGORIA USO COMMERCIALE

    U.2.1) ATTIVITA’ COMMERCIALI AL DETTAGLIO

    U.2.3) CENTRI COMMERCIALI INTEGRATI

    U.2.4) PUBBLICI ESERCIZI

    U.3 CATEGORIA USO DIREZIONALE

    U.3.1) ATTREZZATURE PER L’ISTRUZIONE SUPERIORE

    U.3.2) ATTREZZATURE POLITICO-AMMINISTRATIVE E SEDI ISTITUZIONALI:

    U.3.3) SERVIZI PER L’INDUSTRIA, LA RICERCA, IL TERZIARIO SPECIALIZZATO

    U.4 CATEGORIA USO RICETTIVO - CULTURALE

    U.4.1) ATTIVITA’ RICETTIVE DI TIPO ALBERGHIERO ED EXTRA- ALBERGHIERO

    U.4.2) STRUTTURE COLLETTIVE: COLLEGI, CONVITTI, CONVENTI

    U.4.3) LOCALI PER LO SPETTACOLO E LO SVAGO

    U.4.4) ATTREZZATURE CULTURALI

    U.4.5) ATTREZZATURE SPORTIVE

    U.5 CATEGORIA USO SOCIO-SANITARIO

    U.5.1) ATTREZZATURE SOCIO-SANITARIE

    U.6 CATEGORIA USO ARTIGIANALE

    U.6.1) ARTIGIANATO DI SERVIZIO COMPATIBILE CON I CONTESTI RESIDENZIALI

    U.7 CATEGORIA IMPIANTI E INFRASTRUTTURE

    U.7.1) PARCO URBANO E TERRITORIALE

    U.7.2) IMPIANTI TECNICI DI SCALA URBANA

    U.7.3)ATTREZZATURE FUNZIONALI E SERVIZI TECNICI URBANI

    U.7.4) PARCHEGGI ATTREZZATI DI USO PUBBLICO

  • Articolo: 19 - Zone B: zone di completamento residenziale

    Il P.U.C. sulla base dei caratteri dell’insediamento ormai consolidato, riferiti all’indice di fabbricazione e alle tipologie edilizie prevalenti, attribuisce alle sottozone particolari parametri.

    Il R.E. prescrivere le procedure, per ogni intervento di ristrutturazione edilizia o di nuova

    costruzione, sia pubblico che privato, la documentazione necessaria (grafica, fotografica e “storica”) del contesto in cui è inserito ed estesa all’unità urbanistica (isolato), atta ad evidenziare lo stato attuale e le trasformazioni indotte.

    Il R.E. specifica gli interventi attuabili per concessione e la relativa normativa di dettaglio, comportante specifiche prescrizioni atte a mantenere e ridefinire la configurazione urbana dell’insieme e prevede operazioni relative al miglioramento qualitativo del manufatto edilizio, alle tecniche e ai materiali da impiegare in relazione al contesto, nel rispetto delle norme sull’eliminazione delle barriere architettoniche, sul risparmio energetico, sui requisiti di comfort interno e coerentemente con gli artt. 68, 69, 70, 71 delle N.T.A. del P.P.R.

    Per le nuove costruzioni dovrà essere sempre garantita idonea area per parcheggio privato secondo i parametri previsti dalla Legge n. 122 del 24 marzo 1989 pari a 1 mq ogni 10 mc di costruzione in progetto.

    Gli allineamenti previsti dal P.U.C. devono intendersi fissi; tuttavia il responsabile del servizio edilizia privata e urbanistica può imporre, nel dettaglio, una rettifica degli stessi allineamenti in avanzamento o in arretramento al fine di garantire il coordinamento dei fili fissi e la circolazione veicolare nella zona.

    19.1 Sottozona B.1: espansione compiute sino agli anni cinquanta.

    Gli interventi dovranno essere orientati in prevalenza al consolidamento dell’impianto urbanistico, al mantenimento e al miglioramento dei caratteri architettonici degli edifici e alla riqualificazione degli spazi di fruizione collettiva.

    La sottozona B.1 viene ripartita in subzone in funzione del livello di completamento e della collocazione rispetto alle altre zone omogenee.

    19.2 Subzona B.1.a: zone di completamento limitrofe al centro storico.

    In queste subzone omogenee è necessario recuperare un’elevata qualità urbana. Particolare attenzione dovrà essere posta nel recupero architettonico degli edifici contigui al nucleo antico (zona A del centro storico), per tali edifici gli interventi consentiti dovranno essere tali da rendere armonioso il passaggio dall’edificato compatto al centro storico coerentemente con gli artt. 67, 68 e 69 delle N.T.A. del P.P.R.

    La capacità edificatoria è da considerarsi quasi totalmente esaurita e si considerano i seguenti parametri per gli eventuali interventi di completamento:

    • Indice fondiario di fabbricazione massimo, IF = 3 mc/mq.
    • Indice di copertura massimo, Ic = 50 %.
    • Altezza dei fabbricati , H = coerente con gli edifici circostanti.
    • Minimo distacco dai confine del lotto, Dc = m. 4,00.
    • Distanze minime fra edifici, De = m. 8 tra pareti finestrate.
    • Distanza minima dalla viabilità e da spazi verdi pubblici, Dv = m. 3 salvo i casi in cui gli edifici circostanti sono a filo strada e in cui è fatta salva la possibilità di conservare l'allineamento dei fabbricati esistenti nei tratti di strada con tessuto urbano già definito.

    Nei lotti inedificati o risultanti liberi in seguito a demolizione, contenuti in un tessuto urbano già definito o consolidato, che si estendono sul fronte stradale o in profondità per una lunghezza inferiore a mt. 20, nel caso di impossibilità di costruire in aderenza, qualora il rispetto delle distanze tra pareti finestrate comporti l'inutilizzazione dell'area o una soluzione tecnica inadeguata o incompatibile con le norme igienico sanitari, il Comune può consentire la riduzione delle distanze, nel rispetto delle disposizioni del codice civile.

    Al fine di migliorare le condizioni igieniche dei fabbricati esistenti è consentita l'apertura di finestre nei vani privi di luci dirette a distanze inferiori a quelle sopraindicate, purché nel rispetto delle disposizioni fissate al riguardo dal codice civile.

    Gli indici potranno essere modificati con la predisposizione di apposito piano particolareggiato di iniziativa pubblica o analogo piano attuativo di riqualificazione di iniziativa privata che dovrà disciplinare anche il sistema degli spazi pubblici, dei servizi, del verde e del decoro urbano in connessione con le altre zone omogenee, tale piano dovrà interessare l’intera subzona B.1.a indicata negli elaborati grafici del P.U.C..

  • 19.3 Subzona B.1.b: zone di completamento consolidate.

    In queste subzone omogenee gli interventi edilizi sono normalmente limitati alla manutenzione e ristrutturazione degli edifici esistenti poiché la capacità edificatori è da considerarsi quasi totalmente esaurita.

    Nei lotti liberi e interclusi, gli interventi possono essere eseguiti senza piano particolareggiato utilizzando i parametri di seguito indicati e coerentemente con artt. 67, 68 e 69 delle N.T.A. del P.P.R.:

    • Indice fondiario di fabbricazione massimo, IF = 3 mc/mq.
    • Indice di copertura massimo, Ic = 50 %.
    • Altezza dei fabbricati , H = coerente con gli edifici circostanti.
    • Lotto minimo d’intervento, Lm = 200 mq per le nuove edificazioni in lotti liberi.
    • Minimo distacco dai confine del lotto, Dc = m. 4,00.
    • Distanze minime fra edifici, De = m. 8 tra pareti finestrate.
    • Distanza minima dalla viabilità e da spazi verdi pubblici, Dv = m.3 salvo i casi in cui gli edifici circostanti sono a filo strada e in cui è fatta salva la possibilità di conservare l'allineamento dei fabbricati esistenti nei tratti di strada con tessuto urbano già definito.

      Gli indici potranno essere modificati con la predisposizione di apposito piano

      particolareggiato di iniziativa pubblica o analogo piano attuativo di riqualificazione di iniziativa privata che dovrà disciplinare anche il sistema degli spazi pubblici, dei servizi, del verde e del decoro urbano in connessione con le altre zone omogenee, tale piano dovrà interessare l’intera subzona B.1.b indicata negli elaborati grafici del P.U.C..

    19.4 Sottozona B.2: espansione da perfezionare e riqualificare.

    Gli interventi dovranno essere orientati in prevalenza al consolidamento dell’impianto urbanistico, al mantenimento e al miglioramento dei caratteri architettonici degli edifici e alla riqualificazione degli spazi di fruizione collettiva.

    La sottozona B.2 viene ripartita in subzone omogenee in funzione del livello di completamento.

    19.5 Subzona B.2.a: zone di completamento discontinue recenti.

    Subzone omogenee caratterizzate da edificazione discontinua in cui sono necessari interventi di completamento dell’edificato e di riqualificazione delle infrastrutture viarie, dei servizi, del verde e del decoro urbano in connessione con le altre zone omogenee e coerentemente con gli artt. 70, 71, 72 delle N.T.A. del P.P.R.

    • Indice fondiario di fabbricazione massimo, IF = 3 mc/mq.
    • Indice di copertura massimo, Ic = 50 %.
    • Altezza dei fabbricati , H = coerente con gli edifici circostanti e comunque non superiore ai 9,0 m.
    • Lotto minimo d’intervento, Lm = 400 mq per le nuove edificazioni in lotti liberi.
    • Minimo distacco dai confine del lotto, Dc = m. 5,00.
    • Distanze minime fra edifici, De = m. 10 tra pareti finestrate.
    • Distanza minima dalla viabilità e da spazi verdi pubblici, Dv = m.3 salvo i casi in cui gli edifici circostanti sono a filo strada e in cui è fatta salva la possibilità di conservare l'allineamento dei fabbricati esistenti nei tratti di strada con tessuto urbano già definito.

    Aree per servizi pubblici pari a 0,12mq per ogni mc di nuova costruzione, coerentemente con

    gli artt. 4 e 6 del Decreto dell'Assessore Regionale dell'Urbanistica n. 2266/U del 20.12.1983.

    Nei casi in cui non siano disponibili sufficienti aree per servizi all’interno del area da edificare si potrà individuare in aree disgiunte, purché siano comunque connessi con l’area da edificare tramite viabilità urbana già in esercizio, che la distanza tra i confine dell’area da edificare e l’area di cessione non sia superiore ai 500m.

    Quando è dimostrabile tecnicamente che non è possibile reperire le necessarie aree

    per servizi con le modalità previste ne i punti precedenti, in luogo della cessione delle aree e delle opere di urbanizzazione, può essere prevista la monetizzazione delle stesse. Il contributo di cui all’art. 16 del D.P.R. 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) dovrà essere valutato dal Comune in relazione agli effettivi oneri di urbanizzazione delle aree.

    Per le nuove costruzioni, e gli interventi su edifici esistenti che comportano variazioni

    volumetriche e aumento della superficie coperta, i parametri sopra elencati dovranno essere documentati anche da apposito elaborato grafico planivolumetrico, comprendente i lotti adiacenti ed eventuali edifici contrapposti sulle vie pubbliche in cui si affaccia il lotto della nuova costruzione; Nei casi di nuove costruzioni, lo studio dell’elaborato grafico planivolumetrico dovrà estendersi a tutti i lotti vuoti contigui anche se non confinanti ma appartenenti alla stessa subzona, al fine di evitare la formazione di lotti interclusi.

  • 19.6 Subzona B.2.b: zone di completamento recente.

    Subzone omogenee caratterizzate da edificazione discontinua cui sono necessari interventi di completamento dell’edificato e di riqualificazione delle infrastrutture viarie, dei servizi, del verde e del decoro urbano in connessione con le altre zone omogenee e coerentemente con gli artt. 70, 71, 72 delle N.T.A. del P.P.R.

    • Indice fondiario di fabbricazione massimo, IF = 3 mc/mq.
    • Indice di copertura massimo, Ic = 50 %.
    • Altezza dei fabbricati , H = coerente con gli edifici circostanti e comunque non superiore ai 9,0 m.
    • Lotto minimo d’intervento, Lm = 400 mq per le nuove edificazioni in lotti liberi.
    • Minimo distacco dai confine del lotto, Dc = m. 5,00.
    • Distanze minime fra edifici, De = m. 10 tra pareti finestrate.
    • Distanza minima dalla viabilità e da spazi verdi pubblici, Dv = m.3 salvo i casi in cui gli edifici circostanti sono a filo strada e in cui è fatta salva la possibilità di conservare l'allineamento dei fabbricati esistenti nei tratti di strada con tessuto urbano già definito.
  • Aree per servizi pubblici pari a 0,12 mq per ogni mc di nuova costruzione, coerentemente con gli artt. 4 e 6 del Decreto dell'Assessore Regionale dell'Urbanistica n. 2266/U del 20.12.1983.

    Nei casi in cui non siano disponibili sufficienti aree per servizi all’interno del area da

    edificare si potrà individuare in aree disgiunte, purché siano comunque connessi con l’area da edificare tramite viabilità urbana già in esercizio, che la distanza tra i confine dell’area da edificare e l’area di cessione non sia superiore ai 500m.

    Quando è dimostrabile tecnicamente che non è possibile reperire le necessarie aree per servizi con le modalità previste ne i punti precedenti, in luogo della cessione delle aree e delle opere di urbanizzazione, può essere prevista la monetizzazione delle stesse. Il contributo di cui all’art. 16 del D.P.R. 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) dovrà essere valutato dal Comune in relazione agli effettivi oneri di urbanizzazione delle aree.

    Articolo: 20 - Le Zone C: zone di espansione

    Le zone C corrispondono alle parti di abitato cresciute in espansione dell’urbano e le parti di territorio prevalentemente inedificate nelle quali si programma di indirizzare lo sviluppo futuro rispondendo ad esigenze insediative di tipo prevalentemente residenziale non soddisfatte all’interno della tessuto urbano esistente.

    Gli interventi in zona C sono ammissibili previa redazione di uno strumento urbanistico attuativo che ha carattere obbligatorio, di iniziativa pubblica o a cura dei soggetti attuatori di progetti di edilizia sovvenzionata e convenzionata secondo gli indici urbanistici e i modelli tipologici indicati nel P.U.C.

    L’edificabilità nell’ambito delle unità residenziali deve essere coordinata da piani di lottizzazioni convenzionate, che comprenda tutte le aree comprese nel comparto di minimo intervento della sottozona.

    I piani attuativi devono formulare la sistemazione urbanistica dell’area, devono specificare le superfici edificabili, le superfici pubbliche per il verde, per i servizi e per la sosta, la viabilità principale e secondaria, secondo gli standards urbanistici definiti dal P.U.C. e da eventuali piani del traffico e della mobilità.

    Le norme tecniche di attuazione in materia di esercizi commerciali stabiliscono i parametri specifici per una eventuale localizzazione di tali strutture all'interno del perimetro della Zona omogenea C che comunque devono essere coerenti con il la Deliberazione della Giunta Regionale 29 dicembre 2000, n. 55/108 e successive modifiche e integrazioni.

    Per quanto riguarda l’edificazione in zona C, il rilascio delle singole concessioni edilizie è subordinato all’approvazione di un piano attuativo ed efficace con la previsione delle opere di urbanizzazione, il rilascio delle concessioni è vincolato alla preventiva realizzazione delle infrastrutture, in particolare viabilità, impianti di rete idrica, rete del gas, condotte raccolta acque reflue e meteoriche, posizionamento cavidotti per impianti di illuminazione pubblica, linee telefoniche e alimentazione elettrica, costruzione della cabina elettrica di zona.

    Non possono essere rilasciate le singole concessioni edilizie, ne avviare lavori edili all’interno dei singoli lotti, se prima non sono state completate e collaudate le singole opere di urbanizzazione.

    L'indice territoriale deve essere esteso alla proprietà catastale oggetto dell'intervento che rientra all'interno dell'intero comparto individuato nel P.U.C. con esclusione della viabilità pubblica già esistente o prevista nel P.U.C..

    I piani attutivi possono essere redatte esclusivamente da professionista abilitato a termini di

    legge e regolarmente iscritti agli albi professionali degli architetti o ingegneri. Il piano deve prevedere in base ad una pianificazione organica condivisa dall’amministrazione comunale, la sistemazione urbanistica dell'area d’intervento, definita attraverso un piano predisposto su almeno un comparto minimo d’intervento come indicato nella cartografia del P.U.C., i proprietari dovranno associarsi attraverso un consorzio volontario convenzionato o da convenzionare e riferirsi ad almeno i due terzi della superficie catastale interessata; qualora dimostrino l'impossibilita, per mancanza di assenso degli altri proprietari, di predisporre il piano attuativo possono, previa autorizzazione del Comune, predisporre il piano attuativo esteso a tutto il comparto interessato. In tale ipotesi il piano si attuerà per stralci funzionali convenzionabili separatamente e i relativi oneri di urbanizzazione saranno ripartiti tra i diversi proprietari in funzione dei volumi edificabili.

    La zona C è suddivisa in due sottozone C.1, C.3; non essendo presenti sottozone C.2 con edificato spontaneo.

    20.1 Sottozona C.1: espansioni pianificate.

    Ricadono nelle sottozone C.1 le espansioni pianificate con piani di lottizzazione attuati o in corso di realizzazione e coincidono con i perimetri dei lotti fondiari dei piani di lottizzazione convenzionati o di iniziativa pubblica. Per i riferimenti normativi relativi a queste specifiche aree si rimanda alla normativa di ciascun piano attuativo la cartografia del P.U.C. indica l’ingombro lordo dei territori interessati dal singolo piano attuativo (comprendente aree S, viabilità e lotti fondiari C.1).

    I suddetti interventi possono essere studiati o riqualificati in dettaglio in appositi piani

    attuativi che prevedono l’acquisizione delle aree necessarie per l’eventuale completamento e potenziamento delle infrastrutture e dei servizi coerentemente con gli artt. 70 e 71 delle

    N.T.A. del P.P.R.

    20.2 Sottozona C.3: espansioni in programma.

    Sono le aree previste per le nuove espansioni e non ancora realizzate. Gli interventi si attuano esclusivamente attraverso pianificazione attuativa (piani di lottizzazione convenzionati di iniziativa privata, piani particolareggiati d’iniziativa pubblica) secondo i comparti minimi d’intervento definiti nel P.U.C. e coerentemente con gli artt. 74 e 75 delle N.T.A. del P.P.R.

    Le sottozone C.3 sono attuabili anche per singoli comparti, per coordinare l’eventuale attuazione di comparti che solo parzialmente sono collegati al tessuto urbano preesistente si sono indivutate le seguenti subzone C.3.a; C3.b; C.3.c.

    20.3 Subzona C.3.a: nuove zone di espansione urbane.

    Subzona di espansione su cui si potrà intervenire ad approvazione definitiva del P.U.C.; parametri urbanistici:

    • Indice territoriale di fabbricazione massimo; IT = 1,50 mc/mq.
    • Indice di copertura massimo, Ic: 50 %.
    • Altezza massima dei fabbricati , H = 10 mt.
    • Cessioni per standard minimo = 0,12 mq per ogni mc di costruzione.
    • Minimo distacco dai confine del lotto, Dc = m. 5,00.
    • Distanze minime fra edifici, De = m. 10 tra pareti finestrate.
    • Distanza minima dalla viabilità e da spazi verdi pubblici, Dv = m.3 salvo i casi in cui gli edifici circostanti sono a filo strada e in cui è fatta salva la possibilità di conservare l'allineamento dei fabbricati esistenti nei tratti di strada con tessuto urbano già definito.
    20.4 Subzona C.3.b: aree di coordinamento viario.

    Subzona di espansione da attuare e studiare nel dettaglio in sede di piano attuativo unitamente alle altre subzone appartenenti al medesimo comparto minimo di cui formano la superficie territoriale, per tali subzone il P.U.C. indica la realizzazione della viabilità necessaria a coordinare i comparti e le zone contigue favorendo l’attuazione delle sottozone

    C.3 anche per singoli comparti.

    20.5 Subzona C.3.c: aree di coordinamento servizi.

    Subzona di espansione da attuare e studiare nel dettaglio in sede di piano attuativo unitamente alle altre subzone appartenenti al medesimo comparto minimo di cui formano la superficie territoriale, per tali subzone il P.U.C. indica la destinazione di servizi finalizzati a coordinare aree preesistenti ai confini della sottozona C.3.

    Articolo: 21 - Zona D: insediamenti produttivi

    Sono le zone destinate ad insediamenti di tipo industriale, insediamenti produttivi, insediamenti destinati ad attività commerciali e artigianali coerenti con l’art. 93 delle N.T.A. del P.P.R.

    A seguito dell’approvazione della L.R. n. 10/2008, le competenze in materia di pianificazione urbanistica all’interno delle aree industriali sono state trasferite ai Comuni direttamente interessati, pertanto qualsiasi variante urbanistica che interesserà i suddetti comparti dovrà essere approvata dal Comune. I consorzi e/o le associazioni industriali potranno proporre al Comune adeguamenti degli strumenti urbanistici al fine di coordinarli e renderli coerenti con le finalità delle attività industriali.

    Il P.U.C., inoltre, stabilisce che all'interno dell'area delle zone industriali, possa essere data l'autorizzazione a procedere per i singoli interventi solamente se risultano conclusi i lavori

    necessari per portare a compimento tutte le opere di urbanizzazione primaria del comparto in cui ricade l'intervento.

    Relativamente agli insediamenti di tipo commerciale si richiama l’osservanza del D.G.R. 55/108 del 29/12/2000 e successive modifiche e integrazioni, nelle more della predisposizione di specifico Piano del Commercio Comunale.

    Le zone D industriali sono suddivise in due subzone D.2.a e D.2.b; in quanto non sono presenti sottozone D.1 Grandi aree industriali; D.3 Grandi centri commerciali; D.4 Aree estrattive di prima categoria e D.5 aree estrattive di seconda categoria.

    Le destinazioni d’uso consentite sono le seguenti:

    U.1 CATEGORIA USO RESIDENZIALE

    U.1.1) ABITAZIONI

    U.2 CATEGORIA USO COMMERCIALE

    U.2.2) ATTIVITA’ COMMERCIALI ALL’INGROSSO

    U.6 CATEGORIA USO ARTIGIANALE

    U.6.2) ARTIGIANATO PRODUTTIVO COMPATIBILE E INCOMPATIBILE CON I CONTESTI RESIDENZIALI

    U.7 CATEGORIA IMPIANTI E INFRASTRUTTURE

    U.7.2) IMPIANTI TECNICI DI SCALA URBANA

    U.7.3) ATTREZZATURE FUNZIONALI E SERVIZI TECNICI URBANI

    U.7.4) PARCHEGGI ATTREZZATI DI USO PUBBLICO

    U.7.6) DISTRIBUTORI DI CARBURANTE

    21.1 Subzona D.2.a: zona per insediamenti produttivi preesistente.

    Zone artigianale preesistente, in via di completamento, in cui è prioritaria l’azione di concentrazione di attività produttive in aree già esistenti, diminuendo l’impatto ambientale e visuale degli impianti e completando il sistema delle infrastrutture e dei servizi ove necessario.

    La subzona D.2.a ricoprende i comparti industriali preesistenti al P.U.C. e relativi al P.I.P. vigente. Coerentemente con l’art. 93 delle N.T.A. del P.P.R. le subzone D.2.a tendono a favorire la delocalizzazione delle attività produttive causanti inquinamento acustico, atmosferico e idrico esistenti all’interno dei centri abitati, verso apposite aree attrezzate e a favorire la concentrazione delle attività produttive, anche con diverse specializzazioni, in aree tecnologicamente ed ecologicamente attrezzate esterne ai centri abitati. Nelle subzone D.2.a valgono i riferimenti normativi relativi alla normativa dei corrispondenti piani attuativi.

    21.2 Subzona D.2.b: nuovi insediamenti artigianali e commerciali di interesse prevalentemente locale.

    Zone artigianale da attuare nella previsione del completamento del P.I.P. esistente. L’edificazione è consentita solo previo Piano Particolareggiato o di lottizzazione convenzionata.

    Nei lotti artigianali, oltre agli edifici e agli impianti, sono consentiti uffici, magazzini e attrezzature di servizio, commerciali in genere.

    Sono classificate sub zona omogenea D.2.b le parti del territorio destinate a nuovi insediamenti per impianti artigianali e commerciali, di deposito e di attrezzature di servizio in generale, nonché di conservazione, trasformazione o commercializzazione di prodotti agricoli

    e/o della pesca ed edifici sedi istituzionali delle associazioni sindacali rappresentative degli artigiani e dei commercianti, in quanto fornitrici di servizi statutari agli associati. L'edificazione è consentita soltanto dopo l'approvazione del piano per gli insediamenti produttivi o di un piano di lottizzazione convenzionata esteso ad una superficie non inferiore a due ettari comunque funzionale e dotata dei servizi necessari.

    Subzona su cui si potrà intervenire ad approvazione definitiva del P.U.C.; parametri urbanistici:

    • superficie fondiarie e viabilità pari a non più del 90%;
    • superficie per spazi pubblici in cessione al Comune pari a non meno del 10%.
    • il piano per gli insediamenti produttivi o il piano di lottizzazione convenzionata deve prevedere un fascia destinata a verde in corrispondenza dei confini con zone omogenee diverse dalla D e della viabilità esterna alla zona artigianale. La fascia destinata a verde dovrà avere una profondità non inferiore a 10m e accogliere essenze vegetali dando priorità a quelle espiantate dalle aree d’intervento previste nel piano di zona artigianale.
    • Indice territoriale di fabbricazione massimo; IT = 3 mc/mq.
    • Indice di copertura massimo, Ic: 60 %.
    • Altezza massima dei fabbricati , H = 10 mt, eccettuati i volumi tecnici che possono raggiungere altezze superiori; l’amministrazione Comunale potrà autorizzare altezze superiori se motivate da particolari esigenze tecniche, produttive e/o igienico sanitarie.
    • Minimo distacco dai confine del lotto, Dc = m. 5,00.
    • Distanze minime fra edifici, De = m. 10.
    • Distanza minima dalla viabilità e da spazi verdi pubblici, Dv = m. 5.
    • La destinazione residenziale e permessa per l’alloggio del custode non potrà avere una superficie lorda superiore a mq. 100. L’alloggio del custode dovrà essere realizzato in aderenza al fabbricato per le attività ovvero al piano superiore, non può essere realizzato in forma isolata;
    • le recinzioni sul lato stradale devono essere a giorno con un muretto di fondazione

      dell'altezza di m 0,60;

    • sezioni stradali minime della larghezza di m. 12 al lordo dei marciapiedi di larghezza

      1. 1.5 su entrambi i lati della sezione stradale;
    • oltre il fabbricato per l'attività produttiva, è consentito realizzare un locale per custodia il cui volume edilizio non può superare i 180 mc. La destinazione residenziale permessa per l’alloggio del custode dovrà essere realizzato in aderenza al fabbricato per le attività ovvero al piano superiore, non può essere realizzato in forma isolata.

    Articolo: 22 - Zona E: Zone agricole

    Sono definite generalmente zone agricole le parti del territorio prevalentemente funzionali all’agricoltura, alla pastorizia, alla zootecnia, all’itticoltura, alle attività di conservazione e di trasformazione ,dei prodotti aziendali, all’agriturismo, alla silvicoltura e alla coltivazione industriale del legno o mantenute allo stato naturale.

    La normativa di attuazione è redatta in conformità alle indicazioni delle “Direttive per le zone agricole” D.P.G.R. 3 agosto 1994 n. 228, in riferimento all'art. 8 della L.R. 22 dicembre 1989 n. 45 e in adeguamento alle direttive previste dal Piano Paesaggistico Regionale e in particolare disciplina l'uso e l’edificazione del territorio agricolo perseguendo le seguenti finalità:

    • valorizzare le vocazioni produttive delle zone agricole garantendo, al contempo, la tutela del suolo e delle emergenze ambientali di pregio;
    • di incoraggiare la permanenza, nelle zone classificate agricole, della popolazione rurale in

      condizioni civili ed adeguate alle esigenze sociali attuali;

    • favorire il recupero funzionale ed estetico del patrimonio edilizio esistente sia per l’utilizzo aziendale che per quello abitativo;
    • diversificare l’attività aziendale in favore di attività agrituristiche e di quella per la trasformazione, la valorizzazione e la vendita di prodotti ottenuti dalle aziende locali.
    • salvaguardando la conservazione del patrimonio storico ambientale rurale e il rispetto delle tradizioni locali.

    Le destinazioni d’uso consentite sono le seguenti:

    U.1 CATEGORIA USO RESIDENZIALE

    U.1.1) ABITAZIONI

    U.1.2) STUDI PROFESSIONALI

    U.2 CATEGORIA USO COMMERCIALE

    U.2.1) ATTIVITA’ COMMERCIALI AL DETTAGLIO

    U.2.2) ATTIVITA’ COMMERCIALI ALL’INGROSSO

    U.2.3) CENTRI COMMERCIALI INTEGRATI

    U.2.4) PUBBLICI ESERCIZI

    U.3 CATEGORIA USO DIREZIONALE

    U.3.1) ATTREZZATURE PER L’ISTRUZIONE SUPERIORE

    U.3.2)ATTREZZATURE POLITICO-AMMINISTRATIVE E SEDI ISTITUZIONALI:

    U.3.3) SERVIZI PER L’INDUSTRIA, LA RICERCA, IL TERZIARIO SPECIALIZZATO

    U.4 CATEGORIA USO RICETTIVO - CULTURALE

    U.4.1) ATTIVITA’ RICETTIVE DI TIPO ALBERGHIERO ED EXTRA- ALBERGHIERO

    U.4.2) STRUTTURE COLLETTIVE: COLLEGI, CONVITTI, CONVENTI

    U.4.3) LOCALI PER LO SPETTACOLO E LO SVAGO

    U.4.4) ATTREZZATURE CULTURALI

    U.4.5) ATTREZZATURE SPORTIVE

    U.5 CATEGORIA USO SOCIO-SANITARIO

    U.5.1) ATTREZZATURE SOCIO-SANITARIE

    U.6 CATEGORIA USO ARTIGIANALE

    U.6.1)ARTIGIANATO DI SERVIZIO COMPATIBILE CON I CONTESTI RESIDENZIALI

    U.6.2)ARTIGIANATO PRODUTTIVO COMPATIBILE E INCOMPATIBILE CON I CONTESTI RESIDENZIALI

    U.7 CATEGORIA IMPIANTI E INFRASTRUTTURE

    U.7.1) PARCO URBANO E TERRITORIALE

    U.7.2) IMPIANTI TECNICI DI SCALA URBANA

    U.7.3) ATTREZZATURE FUNZIONALI E SERVIZI TECNICI URBANI

    U.7.4) PARCHEGGI ATTREZZATI DI USO PUBBLICO

    U.7.6) DISTRIBUTORI DI CARBURANTE

    22.1. Ripartizione delle zone agricole in subzone.

    L’art.8 del D.P.G.R. n°228/94 "Direttive per le zone agricole", in applicazione dell’art. 8 della LR n°45/89, definisce i criteri di individuazione delle sottozone agricole così come classificate nelle sub zone agricole seguenti:

    E.1.a

    Aree caratterizzate da una produzione agricola tipica e specializzata. Elevata tipicità e qualità della coltura agraria, identificativa della suscettività d’uso dei suoli per le colture tipiche del contesto territoriale locale (es. cultivar locali, produzioni di nicchia, DOC, DOP).

    E.1.b

    Aree caratterizzate da una produzione agricola tipica e specializzata.

    Medio/elevata tipicità e specializzazione della coltura agraria, in coerenza con la suscettività d’uso dei suoli e con rilevanza socio-economica (es. frutteti, colture legnose).

    E.2.a Aree di primaria importanza per la funzione agricolo-produttiva in terreni irrigui (es. seminativi, erbai).

    E.2.b Aree di primaria importanza per la funzione agricolo-produttiva in terreni non irrigui (es. seminativi E.2 in asciutto, erbai autunno-vernini, colture oleaginose).

    E.2.c

    Aree di primaria importanza per la funzione agricolo-produttiva anche in funzione di supporto alle attività zootecniche tradizionali in aree a bassa marginalità (es. colture foraggiere, seminativi anche arborati, colture legnose non tipiche e non specializzate)

    E.3.a

    Aree che, caratterizzate da un elevato frazionamento fondiario, utilizzate per scopi agricoli in ambiti periurbani o in zone caratterizzate dalla vicinanza di arterie stradali o siti turistici, sorico-archeologici e industriali, con interesse sociale ma con scarsa valenza economica e talora con finalità di difesa idrogeologica (es. orti familiari, agricoltura part-time).

    E.4 Aree caratterizzate dalla presenza di preesistenze insediative utilizzabili per l’organizzazione di centri rurali.

    E.5.a

    Aree agricole marginali nelle quali vi è l’esigenza di garantire condizioni adeguate di stabilità ambientale. Aree con marginalità moderata utilizzabili anche con attività agro-zootecniche estensive a basso impatto e attività silvopastorali.

    E.5.b Aree agricole marginali nelle quali vi è l’esigenza di garantire condizioni adeguate di stabilità ambientale. Aree con marginalità elevata utilizzabili per scopi selvicolturali.

    E.5.c

    Aree agricole marginali nelle quali vi è l’esigenza di garantire condizioni adeguate di stabilità ambientale. Aree con marginalità elevata e con funzioni di protezione del suolo ed esigenze di conservazione.

    Il P.U.C non prevede le seguenti subzone inquanto non presenti del territorio comunale:

    E.1.c; Medio/bassa tipicità ma elevata specializzazione della coltura agraria, con notevole rilevanza socio-economica e dipendenza dall’andamento dei mercati (es. colture industriali, colture intensive, orticole, …).

    E.3.b; Altre aree caratterizzate da un elevato frazionamento fondiario, utilizzate per scopi agricolo produttivi in ambiti diversi.

    22.2 Criteri per l’edificazione nelle zone agricole.

    Sono ammesse le seguenti costruzioni:

    1. fabbricati ed impianti connessi alla conduzione agricola e zootecnica del fondo, all’itticoltura, alla valorizzazione e trasformazione dei prodotti aziendali, con esclusione degli impianti classificabili come industriali;
    2. fabbricati per agriturismo;
    3. fabbricati funzionali alla conduzione e gestione dei boschi e degli impianti arborei industriali (forestazione produttiva);
    4. strutture per il recupero terapeutico dei disabili, dei tossico dipendenti, e per il recupero del disagio sociale.
    5. Impianti d’interesse pubblico quali: cabine elettriche, centrali telefoniche, stazioni di ponti radio-TV-telefonia, ripetitori e simili previo studio di compatibilità ambientale e paesaggistica.

    Sono vietate le opere di colmamento e di scavo che modificano la conformazione del suolo e il regime di deflusso delle acque meteoriche e i lavori che modifichino la viabilità rurale in contrasto con le servitù esistenti.

    22.3 Gli indici massimi da applicare in zona agricola.
    • 0,20 mc/mq per i fabbricati di cui alla lettera a) del precedente comma
    • 0,03 mc/mq per le residenze;
    • 0,01 mc/mq per i fabbricati di cui alla lett. c) del precedente comma;
    • fino a 0,10 mc/mq per le strutture di cui alla lett. d) del precedente comma.
    22.4 Lotti minimi in zona agricola.

    Ai fini edificatori la superficie minima di intervento è stabilita in:

    . 1,00 ha per fabbricati connessi con l’attività produttiva agricola, la cui attività prevalente sia di tipo non intensivo (oliveto, vigneto, mandorleto, agrumeto, ecc);

    . 0,50 ha per impianti serricoli, impianti orticoli in pieno campo e impianti vivaistici;

    . 1,00 ha per le residenze dell’imprenditore agricolo 1 professionale, come da piano aziendale;

    . 3,00 ha per le residenze dell’imprenditore agricolo 3 non professionale;

    . 3,00 ha per agriturismo e punti di ristoro;

    . 1,00 ha per tutte le altre destinazioni, ad esclusione di Impianti d’interesse pubblico quali: cabine elettriche, centrali telefoniche, stazioni di ponti radio-TV-telefonia, ripetitori e simili.

    Per le unità agricole aventi una superficie compresa tra 2000 mq e 5.000 mq, sono ammesse esclusivamente piccole costruzioni con strutture di tipo precario, amovibili di supporto all’attività agricola, aventi le caratteristiche indicate nel R.E.

    La superficie minima di intervento di cui al comma precedente non trova applicazione nelle Subzone E.5.a, E.5.b, E.5.c e nelle Subzone tutte senza distinzione quando sono adiacenti o sovrapposte a perimetrazioni e/o fascie di rispetto di beni paesaggistici, culturali o comunque tutelati per le quali la superficie minima di intervento è stabilita in ha 10,00.

    L’unità fondiaria agricola costituisce l’unità d’intervento per il rilascio della concessione edilizia finalizzata all’attività agricola. Essa può essere costituita da più appezzamenti di terreno, della stessa proprietà, contigui tra loro (corpi aziendali); gli interventi edilizi di norma dovranno essere ubicati nel corpo aziendale dove già insistono altri fabbricati, dando priorità al completamento delle sottozone E.4; ubicazioni diverse degli interventi edilizi potranno essere ammesse solo in presenza di esigenze organizzative aziendali, debitamente documentate da un’apposita relazione tecnica ed elaborati grafici coerenti con l’importanza agricolo-produttiva individuata dalle sub zone agricole previste nel P.U.C.

    I terreni che siano stati computati come facenti parte di un’unità ai fini del rilascio di una

    concessione, non sono successivamente computabili ai fini dell’edificazione in un’altra unità agricola. La consistenza dimensionale per costruire edifici con funzioni agricole è da intendersi in relazione univoca con un determinato terreno e può realizzarsi anche per fasi successive e/o tramite interventi di demolizione e ricostruzione. In tal modo ad ogni edificio costruito, ricostruito o ampliato, è asservito permanentemente il terreno che è stato considerato ai fini del rilascio della concessione, in rapporto agli indici e parametri di edificabilità vigenti al momento del rilascio.

    L’asservimento dell’edificio o degli edifici concessi e di quelli preesistenti rispetto ai terreni dell’unità agricola, ad esclusione di quelli in unità agricole aventi una superficie compresa tra 2000 mq e 5.000 mq, viene sottoscritto dal proprietario interessato attraverso convenzione o atto unilaterale d’obbligo corredato dalle planimetrie catastali e dai certificati catastali dei terreni e degli edifici. Il suddetto vincolo dovrà essere registrato e trascritto, a cura e spese dei richiedenti, presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari e sarà riportato, a cura dell’Ufficio Tecnico Comunale, su apposito elenco e planimetria delle unità agricole oggetto di attività edilizie.

    Gli immobili costruiti in applicazione delle presenti norme unitamente ai lotti minimi dichiarati in sede di istanza per la costruzione, devono conservare la destinazione agricola per dieci anni dalla data di ultimazione lavori o dalla scadenza della concessione. L’asservimento dell’edificio o degli edifici concessi e di quelli preesistenti rispetto ai terreni dell’unità agricola non decade con il mutamento di destinazione d’uso.

    Qualora la destinazione d'uso delle opere realizzate nelle zone agricole, venga comunque modificata nei dieci anni successivi all'ultimazione dei lavori, il contributo di costruzione è dovuto nella misura massima corrispondente alla nuova destinazione, determinata con riferimento al momento dell’intervenuta variazione ai sensi dell’art 19 comma 3 del T.U. 380/2001.

    A corredo degli elaborati finalizzati al rilascio della concessione edilizia, deve essere sempre allegato il piano di sviluppo aziendale, coerente con le caratteristiche agropedologiche del fondo, all’attività produttiva prevista, alle esigenze di residenzialità nel fondo, connesse all’attività aziendale proposta dal richiedente.

    22.5 Edifici in fregio alle strade e alle zone umide e ai beni paesaggistici in genere.
    1. Per gli edifici esistenti ubicati nelle zone di protezione delle strade di cui al decreto ministeriale 1° aprile 1968, n. 1404, e in quelle di rispetto al nastro stradale e alle zone umide vincolate come inedificabili dagli strumenti urbanistici generali, sono consentite le seguenti opere:

      1. manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e ristrutturazione edilizia, come definiti dall’art. 31 della Legge 5 agosto 1978, n. 457;
      2. dotazione di servizi igienici e copertura di scale esterne;
      3. ogni altro ampliamento necessario per adeguare l’immobile alla disciplina igienico- sanitaria vigente.
    2. Gli interventi edilizi saranno autorizzati purché non comportino l’avanzamento dell’edificio esistente sul fronte stradale.
    3. Nel caso di esproprio di un edificio per la realizzazione o l’ampliamento di strade e per la realizzazione di opere pubbliche in genere, e nei casi di demolizione è consentita la ricostruzione con il mantenimento delle destinazioni d’uso, in area agricola adiacente anche inferiore alla superficie minima prevista.
    4. Nelle zone agricole, ricadenti anche in parte sul sedime di beni paesaggistici, così come definito dagli artt. 142 e 143 del D. Lgs. 42/2004 e così come indicate dal P.U.C e dal P.P.R., e nelle aree inglobate, in tutto o in parte, dalla perimetrazione dei Siti d’Interesse Comunitario e nei siti storici e archeologici, è permessa la realizzazione di strutture di supporto alla fruizione e alla valorizzazione ambientale e culturale del sito.

    L'intervento proposto dovrà essere obbligatoriamente inserito in un progetto generale di valorizzazione ambientale-paesaggistica e di tutela degli habitat prioritari, che dovrà indicare chiaramente tecniche, modalità, priorità e fasi di intervento, aspetti economici e finanziari e dovrà essere realizzato nella sua completezza o per lotti funzionali autonomi dalle parti progettate e non realizzate.

    Il Progetto , in particolare, dovrà individuare:

  • . le aree e gli elementi da valorizzare, tutelare e rendere fruibili;
  • . gli interventi necessari per organizzare la fruizione pubblica del sito inteso come luogo di documentazione dei valori naturalistici, storici, archeologici, ambientale e paesaggistici, con l'eventuale localizzazione di attrezzature pubbliche, museali e ricettive;
  • . il sistema dei percorsi interno con la precisazione delle aree di sosta e di ricovero.
  • Il dimensionamento degli edifici deve essere effettuato sulla base della superficie del fondo interessato dal piano aziendale, fermo restando che non è possibile utilizzare corpi aziendali separati per raggiungere la superficie minima prescritta né edificare in colline o alture del fondo, evitando comunque lavori di sbancamento.

    I progetti di intervento devono definire gli usi e le sistemazioni degli edifici esistenti e previsti e delle aree libere di pertinenza, le infrastrutture di accesso, le recinzioni e le piantumazioni. Le opere previste devono inserirsi organicamente nel paesaggio circostante, rispettare le trame particellari dei reticoli idrologici e stradali, non recare pregiudizio agli aspetti paesistico percettivi e non determinare interferenze visive negative rispetto a beni naturali o culturali esistenti nell’intorno.

    I materiali e i caratteri costruttivi devono essere adeguati alle preesistenze tradizionali dell’area in cui l’intervento ricade, con particolare riguardo alla tipologia, alle forme dei volumi, alle pendenze, agli sporti e all’articolazione delle falde dei tetti, all’utilizzo dei materiali di facciata e di copertura.

    Per gli edifici esistenti che insistono su lotti inferiori a quelli minimi prescritti sono consentite soltanto operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria senza aumento di volume e di unità abitative, ed interventi orientati all’adeguamento tipologico.

    22.6 Restauro e ampliamento delle costruzioni in Zone E.
    1. Per le costruzioni esistenti nelle zone agricole sono ammessi la manutenzione ordinaria e straordinaria, i restauri, la ristrutturazione e l’ampliamento nei limiti consentiti dagli strumenti urbanistici nonché, ad eccezione degli edifici soggetti a vincolo monumentale ed artistico, la demolizione e la ricostruzione in loco per inderogabili motivi di staticità o di tutela della pubblica incolumità.

    2. La destinazione d’uso degli eventuali edifici residenziali è da considerarsi strettamente correlata con le attività effettive e prevalenti di carattere agricolo e zootecnico, cessate le quali il soggetto titolare è tenuto a corrispondere per intero i contributi degli oneri di urbanizzazione e del costo di costruzione relativi al volume residenziale.
    3. L’ampliamento del volume residenziale deve essere realizzato utilizzando l’eventuale parte rustica contigua all’edificio, sempreché non necessaria alla conduzione del fondo.
    22.7 Annessi rustici, allevamenti zootecnico-industriali e altri insediamenti produttivi agricoli.
    1. I nuovi fabbricati per allevamenti zootecnico-intensivi debbono distare almeno 50 mt. dai confini di proprietà. Detti fabbricati debbono distare altresì 1000 mt. se trattasi di allevamento per suini, 600 mt. per avicunicoli e 300 mt. per bovini, ovicaprini ed equini, dal limite delle zone territoriali A, B, C, D, F, G, S.
    2. I fabbricati per allevamenti zootecnico-intensivo dovranno avere un rapporto di copertura con l’area di pertinenza non superiore al 50 per cento.
    3. Le distanze di cui ai commi precedenti, non si applicano agli impianti di acquacoltura e

      itticoltura e ai fabbricati di loro pertinenza.

    4. I fabbricati per gli insediamenti produttivi di tipo agro-industriale di norma vanno ubicati nelle Subzone E.3.a, E.2.c e nelle sottozone E.4, oppure nelle zone territoriali omogenee di tipo“D”, fatti salvi gli ampliamenti degli insediamenti preesistenti alla data di entrata in vigore della presente direttiva, di cooperative e di associazioni di produttori agricoli.
    5. Il rapporto di copertura per gli insediamenti di tipo agro-industriale non può superare il 50 per cento dell’area di pertinenza. Le serre fisse, senza strutture murarie fuori terra, sono considerate a tutti gli effetti strutture di protezione delle colture-agrarie con regime normato dall’art.:878 del C.C. per quanto attiene le distanze dai confini di proprietà.
    6. Le serre fisse, caratterizzate da strutture murarie fuori terra, nonché gli impianti di acquacoltura e per agricoltura specializzata, sono ammesse nei limiti di un rapporto di copertura del 50 percento del fondo in cui insistono, senza limiti, al contempo, di volumetria;
    7. Ogni serra purché volta alla protezione o forzatura delle colture, può essere installata previa autorizzazione edilizia, fermo restando nelle zone vincolate, l’obbligo di acquisire il prescritto provvedimento autorizzativo di cui alla Legge 29 giugno 1937, n. 1497 e successive modifiche e integrazioni.
    22.8 Agriturismo.
    1. E consentito, nelle zone E, l’esercizio dell’agriturismo, quale attività collaterale od ausiliaria a quella agricola e/o zootecnica. Qualora venga richiesta la concessione edilizia per la realizzazione di nuove strutture aziendali comprendenti l’attività agrituristica, sono ammessi tre posti letto per ettaro con destinazione agrituristica. Per ogni posto letto va computata una cubatura massima di 50 mc.
    2. Il concessionario con atto d’obbligo deve impegnarsi a vincolare al fondo le strutture edilizie, a non frazionare una superficie non inferiore a ha 3 individuata nel progetto e a mantenere la destinazione agrituristica dei posti letto. Si applicano gli stessi indici e parametri prescritti per le zone E.
    3. Il progetto edilizio deve prevedere sia le residenze sia le attrezzature e gli impianti anche preesistenti purché siano adeguati e coerenti alla produzione indicata nel progetto.

    23.9. Punti di ristoro.
    1. Sono ammessi anche punti di ristoro indipendenti da una azienda agricola, dotati di non più di venti posti letto, con indice fondiario di 0,01 mc/mq incrementabile con delibera del Consiglio comunale fino a 0,10 mc/mq sulla scorta di apposito studio di fattibilità tecnica e finanziaria presentato dall’operatore economico.
    2. In tal caso, quando il punto di ristoro è incluso in un fondo agricolo che comprende attrezzature e residenze, alla superficie minima di ha 3 vincolata al punto di ristoro, va aggiunta quella minima di ha 3 relativa al fondo agricolo.

    Articolo: 23 - Zona F: Zona turistica

    Sono classificate zone omogenee F, le parti del territorio di interesse principalmente turistiche con insediamenti di tipo prevalentemente stagionale.

    Le destinazioni d’uso consentite sono le seguenti:

    U.1 CATEGORIA USO RESIDENZIALE

    U.1.1) ABITAZIONI

    U.2 CATEGORIA USO COMMERCIALE

    U.2.1) ATTIVITA’ COMMERCIALI AL DETTAGLIO

    U.2.3) CENTRI COMMERCIALI INTEGRATI

    U.2.4) PUBBLICI ESERCIZI

    U.3 CATEGORIA USO DIREZIONALE

    U.3.2) ATTREZZATURE POLITICO-AMMINISTRATIVE E SEDI ISTITUZIONALI:

    U.4 CATEGORIA USO RICETTIVO - CULTURALE

    U.4.1) ATTIVITA’ RICETTIVE DI TIPO ALBERGHIERO ED EXTRA- ALBERGHIERO

    U.4.2) STRUTTURE COLLETTIVE: COLLEGI, CONVITTI, CONVENTI

    U.4.3) LOCALI PER LO SPETTACOLO E LO SVAGO

    U.4.4) ATTREZZATURE CULTURALI

    U.4.5) ATTREZZATURE SPORTIVE

    U.5 CATEGORIA USO SOCIO-SANITARIO

    U.5.1) ATTREZZATURE SOCIO-SANITARIE

    U.6 CATEGORIA USO ARTIGIANALE

    U.6.1) ARTIGIANATO DI SERVIZIO COMPATIBILE CON I CONTESTI RESIDENZIALI

    U.7 CATEGORIA IMPIANTI E INFRASTRUTTURE

    U.7.1) PARCO URBANO E TERRITORIALE

    U.7.2) IMPIANTI TECNICI DI SCALA URBANA

    U.7.3) ATTREZZATURE FUNZIONALI E SERVIZI TECNICI URBANI

    U.7.4) PARCHEGGI ATTREZZATI DI USO PUBBLICO

    Per le zone F.2 e F.3 vi è l’obbligo di predisporre, prima di qualunque intervento edilizio, con la sola esclusione degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo ai sensi dell’art 3 D.P.R n 380/2001, un piano di riqualificazione paesaggistica e funzionale degli insediamenti turistici esistenti, con l’obiettivo di reintegrare comunque il paesaggio, massimizzando il ritorno socio economico dell’uso del bene pubblico; con la possibilità di prevedere demolizioni e ricostruzioni delle strutture interessate, con premi in volumetrie aggiuntive.

    Mentre per le nuove zone F.4 vi è l’obbligo di un piano attuativo di lottizzazione.

    I progetti di riqualificazione paesaggistica e funzionale degli insediamenti turistici nonché quelli di completamento si devono ispirare a criteri di indubbia qualità ambientale, architettonica e paesaggistica e possono essere predisposti anche attraverso lo strumento del concorso di progettazione.

    La programmazione di tali interventi turistici deve avvenire sulla base delle indicazioni Ai sensi dell’art. 10 bis della Legge Regionale n. 45 del 22/12/1989, i terreni costieri compresi nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia, anche se elevati sul mare, sono dichiarati

    inedificabili in quanto sottoposti a vincolo di integrale conservazione dei singoli caratteri naturalistici e storico- morfologici.

    Le fasce di rispetto costiero incluse nelle zone F devono essere destinate a verde naturale attrezzato, essere d’uso pubblico e quindi fruibili liberamente dalla collettività ed accessibili attraverso sentieri pedonali e strade campestri. Nella fascia dei 300 mt. sono consentite opere di accesso al mare, di supporto alla balneazione, alla nautica ed alle attività sportive; strutture leggere per le funzioni di spogliatoio, di ristoro, di ricovero di attrezzature da spiaggia e nautiche; posti di pronto soccorso e servizi igienici; parco gioco acquatici rimovibili e temporanei, previa richiesta di concessione edilizia ed acquisizione l’autorizzazione paesaggistica di cui all’art. 146 del D.Lgs. 42/2004, nel Rispetto del Piano di Utilizzo del Litorale Comunale. In tale fascia è permessa la costruzione di strutture amovibili da destinarsi al servizio della balneazione quali il salvamento, il pronto soccorso e la realizzazione di servizi igienici in osservanza del Piano di Utilizzo dei Litorali e della normativa vigente.

    Il PUC suddivide la zona omogenea F in 4 sottozone:

    23.1 Sottozona F.1: interventi turistici pianificati.

    Rientrano in questa sottozona gli insediamenti realizzati o in corso di realizzazione attraverso una pianificazione complessiva e realizzati sulla base di piani di lottizzazione convenzionati approvati dal Comune.

    Tali insediamenti, in alcuni casi realizzati in parte, potranno ove necessario essere oggetto di interventi di riqualificazione e di integrazione dei servizi nonché di riconversione all’utilizzo ricettivo.

    Per i riferimenti normativi relativi a queste specifiche aree si rimanda alla normativa di ciascun piano attuativo.

    Nelle sottozone F.1, nel rispetto dell’art. 90 del N.T.A. del PPR non sono ammessi incrementi di volumi, ma è prevista la sola possibilità del trasferimento dell’insediamento esistente verso l’entroterra.

    23.2 Sottozona F.2: insediamenti turistici spontanei da riqualificare.

    Le sottozone F.2 riguardano le “borgate marine” di Santa Caterina, s’Archittu e Torre del Pozzo, presentano una matrice urbanistica compatta, dotata delle opere di urbanizzazioni e di numerose aree per servizi. Trattasi di aree sensibili dal punto di vista ambientale e paesaggistico, in parte compromesse dall’edificato spontaneo anche nella fascia costiera dei 150 m e dei 300 m dalla linea di battigia.

    Tali ambiti devono essere sottoposti ad azioni volte alla riqualificazione ambientale e

    paesaggistica (piani attuativi di riqualificazione paesaggistica di zona F, art. 90 N.T.A. del P.P.R.) basate su criteri di perequazione urbanistica in coerenza con le seguenti sub zone individuate:

    F.2.1 Lotti non pianificati [ex F1 residenze soggette a P.L.]

    F.2.2 Lotti non pianificati [ex F2 residenze soggette a P.L.]

    F.2.3 Lotti non pianificati [ex F3 residenze a concessione diretta]

    F.2.4 Lotti non pianificati da attuare per compensazioni perequative ai sensi dell’art. 90 N.T.A. del P.P.R. [ex varie destinazioni]

    F.2.5 Lotti non pianificati [ex F5 residenze soggette a P.P.]

    F.2.S.0 Lotti non pianificati da destinare a S [ex S o varie destinazioni comunque non attuati]

    F.2.S.1 Lotti attuati anche parzialmente di aree per servizi S1

    F.2.S.2 Lotti attuati anche parzialmente di aree per servizi S2

    F.2.S.3 Lotti attuati anche parzialmente di aree per servizi S3

    F.2.S.4 Lotti attuati anche parzialmente di aree per servizi S4

    La sottozona e composta da diversi comparti d’intervento minimo nei quali, attraverso la cooperazione fra le amministrazioni pubbliche e gli utenti privati si possa riqualificare parte dell’area interessata dal degrado ambientale.

    Gli interventi possibili devono essere inquadrati in un piano strategico di riqualificazione ambientale e paesaggistica, di iniziativa pubblica o privata, che deve essere oggetto di condivisione con i proprietari dei terreni compresi nei comparti identificati e con i proprietari dei terreni sui quali grava il degrado dell’area.

    Il Piano di riqualificazione paesaggistica dovrà essere informato all’obiettivo, considerato prioritario ed essenziale, di assicurare, nel massimo grado possibile, la riqualificazione e la ricostituzione del paesaggio naturale originario nella fascia compresa entro i 300 metri dalla linea di battigia, ove dovranno essere individuate preferibilmente le aree di cessione, mediante lo spostamento delle volumetrie non autorizzate oltre tale fascia. Il piano di riqualificazione potrà prevedere accordi con i proprietari privati incentivabili mediante opportuni meccanismi di perequazione urbanistica.

    Nelle more di approvazione di una normativa che regolamenti i piani attuativi di

    riqualificazione paesaggistica ai sensi del 90 N.T.A. del P.P.R., si dovranno seguire le norme previste per i piani attuativi in zona omogenea F.

    23.3 Sottozona F.3: campeggi.

    I campeggi esistenti realizzati in assenza di P.L. sono assoggettati a piano attuativo di riqualificazione paesaggistica di zona F, ai sensi del 90 N.T.A. del P.P.R.

    I piani di riqualificazione paesaggistica in sottozona F.3 dovranno riguarda le sub zone F.3.1 che individuano le preesistenti zone adibite a campeggio e potranno riguardare anche le nuove sub zone F.3.2 al fine di ripartire con densità inferiore e in posizioni arretrate rispetto alla linea di costa gli insediamenti turistici comunque nei limiti stabiliti dal dimensionamento di delle zone F allegato. Le Sub zone F.3.2 potranno essere attuate solo ed esclusivamente unitamente alle rispettive sub zone F.3.1 adiacenti.

    Le modalità di attuazione dovranno perseguire in particolare modo una adeguata tutela dell’ambiente e al contempo il rafforzamento della fruibilità del territorio comunque in coerenza con le prescrizioni sovraordinate e con le N.T.A del P.P.R e successive modifiche e integrazioni. Nelle more di approvazione di una normativa che regolamenti i piani attuativi di riqualificazione paesaggistica ai sensi del 90 N.T.A. del P.P.R., si dovranno seguire le norme previste per i piani attuativi in zona omogenea F.

    23.4 Sottozona F.4: nuove aree turistiche.

    Rientrano in questa sottozona le nuove zone turistiche soggette a piano di lottizzazione di zona F (contigue e/o integrate agli insediamenti preesistenti) di cui art. 89 comma b N.T.A. del P.P.R..

    L'edificazione di case di abitazione, è consentita limitatamente agli accordi di cui ai Piani di Riqualificazione paesaggistica delle zone F.2 esclusivamente per le volumetrie che dalla fascia dei 300 m dalla linea di costa venissero demolite e ricostruite nell’entroterra in sottozona F.4.

    Subzona per nuove aree turistiche su cui si potrà intervenire ad approvazione definitiva del P.U.C.; parametri urbanistici:

    • Superficie minima di lottizzazione intero sottozona F.4.

    • Qualora non vi sia accordo fra i proprietari, la quota di proprietà per poter richiedere l’autorizzazione a lottizzare è pari ai due terzi dell’area del singolo comparto, con lo studio esteso a tutta la superficie del comparto interessato e con la previsione degli interventi per stralci funzionali con le opere di urbanizzazione previste per tutta l’intera zona.

    • La volumetria massima insediabile non potrà superare i valori indicati nel

      dimensionamento delle zone F. Il numero degli abitanti presumibilmente insediabili è dedotto assumendo il parametro di 60 mc. ad abitante, dei quali: 50 mc. per la residenza; 10 mc. per servizi pubblici.

    • Indice territoriale di fabbricazione massimo; IT = 0,10 mc/mq.

    • Indice fondiario di fabbricazione massimo per singolo lotto; IF = 0,75 mc/mq.

    • Indice di copertura massimo, Ic: 50 %.

    • La dotazione minima per spazi pubblici da cedere, o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi, con esclusione degli spazi destinati alle reti viarie, minima il 40%.

    • Il 50% della superficie territoriale deve essere destinata a spazi per attrezzature di interesse comune, per verde attrezzato a parco, gioco e sport e per parcheggi. Almeno il 60% di tali aree devono essere pubbliche.

    • Altezza massima dei fabbricati , H = 6 mt.

    • Lotto minimo d’intervento, Lm = 400 mq per le nuove edificazioni in lotti liberi.

    • Minimo distacco dai confine del lotto, Dc = m. 5,00.

    • Distanze minime fra edifici, De = m. 10 tra pareti finestrate.

    • Distanza minima dalla viabilità e da spazi verdi pubblici, Dv = m.3 salvo i casi in cui gli edifici circostanti sono a filo strada e in cui è fatta salva la possibilità di conservare l'allineamento dei fabbricati esistenti nei tratti di strada con tessuto urbano già definito.

    • A distanza inferiore a metri mille dal mare devono essere computati tutti i volumi, salvo quelli delle parti totalmente o parzialmente interrate per almeno due lati, destinati a cantine, depositi, locali caldaie, garages e simili, di altezza inferiore a mt. 2,40.

    • La viabilità dovrà avere una larghezza complessiva non inferiore a m. 12,0 di cui m.1,5 per marciapiedi su ambo i lati e m 1,2 adibita a pista ciclabile su ambo i lati.

    • L'indice territoriale deve essere esteso alla proprietà catastale oggetto dell'intervento che rientra all'interno dell'intero comparto con esclusione della viabilità pubblica esistente.

    • Il Piani di Lottizzazioni possono essere redatte esclusivamente da professionista abilitato a termini di legge e iscritti agli albi professionali degli ingegneri e degli architetti.

      Sub zone:

      F.4.1 Lotti da attuare con P.L . di zona F per comparti minimi indicati dal P.U.C., sub zone che potranno essere progettate in sede di P.L. di zona F.

      F.4.1Lotti da attuare con P.L . di zona F per comparti minimi indicati dal P.U.C., sub zone che in sede di P.L. di zona F dovranno essere quota parte delle cessioni stabilite dal P.L. del rispettivo comparto.

    23.5 Indirizzi per l’attuazione dei piani di riqualificazione paesaggistica di sottozona F.2.

    In coerenza con l’art. 90 delle N.T.A. del P.P.R. i piani attuativi di riqualificazione paesaggistica, di iniziativa pubblica o privata, hanno l’obiettivo di reintegrare paesaggio e insediamento, massimizzando il ritorno socio economico dell’uso del bene pubblico ambientale, pertanto dovranno essere predisposti al fine di:

    1. prevedere lo sviluppo della potenzialità turistica del territorio attraverso l’utilizzo degli insediamenti esistenti;

    2. massimizzare la qualità urbanistica e architettonica degli insediamenti finalizzata

      anche all’offerta turistico ricettiva;

    3. riprogettare gli insediamenti, anche per parti, e lo “spazio pubblico” e incrementare i servizi necessari per elevare la qualità dell’offerta turistica e favorire l’allargamento

      della stagionalità;

    4. favorire la trasformazione delle “seconde case” in strutture ricettive, anche consentendo l’incremento di cubatura del 20% per le necessarie integrazioni funzionali, tali trasformazioni potranno realizzarsi anche attraverso demolizione e ricostruzione delle strutture interessate;

    5. favorire la trasformazione delle “seconde case” in strutture ricettive, anche consentendo l’incremento di cubatura del 30% per le necessarie integrazioni funzionali eseguite in presenza di interventi di particolare qualità architettonica, di significativa compensazione paesaggistica o di razionalizzazione delle volumetrie disperse, tali trasformazioni potranno realizzarsi anche attraverso demolizione e ricostruzione delle strutture interessate;

    6. favorire il trasferimento degli insediamenti esistenti nella fascia costiera di maggior

      impatto paesaggistico verso gli insediamenti residenziali preesistenti, mediante procedure negoziali comportanti incrementi di cubatura fino al massimo del 100%;

    7. favorire il trasferimento dei campeggi ubicati nella fascia costiera ed in particolar modo quelli in prossimità degli arenili verso localizzazioni più interne e maggiormente compatibili dal punto di vista paesaggistico, incentivando contestualmente al trasferimento, la trasformazione degli stessi in strutture alberghiere, con posti letto e relative cubature calcolati sulla base di una adeguata proporzione con il numero dei posti campeggio preesistenti, comunque compatibili con la capacità di carico ricettiva risultante dal Piano Regionale del Turismo Sostenibile;

    8. perseguire principi di perequazione urbanistica al fine di garantire l’equa e uniforme ripartizione dei diritti edificatori e degli oneri connessi alle trasformazioni del territorio tra tutti i proprietari delle aree e degli edifici interessati dal piano di riqualificazione paesaggistica, indipendentemente dalle specifiche destinazioni d’uso assegnate alle singole aree.

      In funzione dei diritti edificatori e degli oneri connessi alle trasformazioni, compresi gli oneri pregressi, saranno calcolati i crediti edilizi. I crediti edilizi si potranno liberamente commerciare ai fini dell’applicazione all’interno del piano di riqualificazione paesaggistica e si dovranno rendere pubblici, col mezzo della trascrizione tramite contratti, in quanto trasferiscono, costituiscono o modificano diritti edificatori ai sensi dell’art. 2643 del C.C. così come modificato dall’art. 5, comma 3, Legge n. 106 del 2011.

    Articolo: 24 - Zona G: servizi generali

    Le zone G sono le parti del territorio destinate ad edifici, attrezzature ed impianti, pubblici e privati, riservati a servizi di interesse generale, quali strutture per l'istruzione secondaria, superiore ed universitaria, i beni culturali, la sanità, lo sport e le attività ricreative, cinema, il credito, le comunicazioni, o quali mercati generali, parchi, depuratori, impianti di potabilizzazione, trattamento rifiuti, inceneritori e simili. Aree attrezzate per lo sport e la ricreazione con annessi punti di ristoro e strutture ricettive, strutture per attività balneari libere o in concessione, strutture portuali, centri polifunzionali con attività legate alla congressualità e direzionalità, con annessi servizi ricettivi e di ristoro, mercati, impianti tecnologici, stazioni di servizio, attività militari, stazioni ferroviarie e/o automobilistiche e/o centri di interscambio.

    L'attuazione avviene tramite Piano Particolareggiato di iniziativa pubblica o Piano di Lottizzazione di iniziativa privata, ovvero progetto di opera pubblica, anche in variante allo stesso P.U.C. qualora ricorrano i termini di legge dell’interesse pubblico

    Per tutte le zone è prescritto l’indice territoriale massimo di 0,01 mc/mq, con possibilità di incremento previa predisposizione di apposito piano attuativo di iniziativa pubblica.

    Sono inoltre consentite nella zona quelle opere che risultano necessarie per permettere il proseguimento delle attività preesistenti.

    Ai sensi dell’art. 7 del D.P.R. 380/01 (T.U.E.L.) le opere pubbliche si realizzano previa programmazione con delibera di Consiglio comunale, ed approvazione in Giunta Comunale dei diversi livelli di progettazione, nel rispetto delle norme nazionali e regionali in materia di opere pubbliche.

    Nella fascia di rispetto cimiteriale è fatto divieto di edificare. All’interno dell’area cimiteriale e nella stessa fascia di rispetto previa approvazione di una progettazione esecutiva è consentita soltanto l'edificazione di edifici per uso funerario (loculi, cappelle, monumenti etc.). Gli spazi

    non utilizzati sono vincolati a verde permanente. Negli edifici esistenti e ricadenti nella fascia cimiteriale sono consentite opere di esclusiva manutenzione senza aumenti di volumetria.

    Le destinazioni d’uso consentite sono le seguenti:

    U.1 CATEGORIA USO RESIDENZIALE

    U.1.1) ABITAZIONI

    U.1.2) STUDI PROFESSIONALI

    U.2 CATEGORIA USO COMMERCIALE

    U.2.1) ATTIVITA’ COMMERCIALI AL DETTAGLIO

    U.2.3) CENTRI COMMERCIALI INTEGRATI

    U.2.4) PUBBLICI ESERCIZI

    U.3 CATEGORIA USO DIREZIONALE

    U.3.2) ATTREZZATURE POLITICO-AMMINISTRATIVE E SEDI ISTITUZIONALI:

    U.3.3) SERVIZI PER L’INDUSTRIA, LA RICERCA, IL TERZIARIO SPECIALIZZATO

    U.4 CATEGORIA USO RICETTIVO - CULTURALE

    U.4.1) ATTIVITA’ RICETTIVE DI TIPO ALBERGHIERO ED EXTRA- ALBERGHIERO

    U.4.2) STRUTTURE COLLETTIVE: COLLEGI, CONVITTI, CONVENTI

    U.4.3) LOCALI PER LO SPETTACOLO E LO SVAGO

    U.4.4) ATTREZZATURE CULTURALI

    U.4.5) ATTREZZATURE SPORTIVE

    U.5 CATEGORIA USO SOCIO-SANITARIO

    U.5.1) ATTREZZATURE SOCIO-SANITARIE

    U.6 CATEGORIA USO ARTIGIANALE

    U.6.1) ARTIGIANATO DI SERVIZIO COMPATIBILE CON I CONTESTI RESIDENZIALI

    U.6.2) ARTIGIANATO PRODUTTIVO COMPATIBILE E INCOMPATIBILE CON I CONTESTI RESIDENZIALI

    U.7 CATEGORIA IMPIANTI E INFRASTRUTTURE

    U.7.1) PARCO URBANO E TERRITORIALE

    U.7.2) IMPIANTI TECNICI DI SCALA URBANA

    U.7.3) ATTREZZATURE FUNZIONALI E SERVIZI TECNICI URBANI

    U.7.4)PARCHEGGI ATTREZZATI DI USO PUBBLICO

    U.7.5) CIMITERI

    U.7.6) DISTRIBUTORI DI CARBURANTE

    Il P.U.C. suddivide le aree destinate a servizi generali in 3 sottozone,. non individuando sottozone G.3, aree destinate permanentemente ad impianti per la difesa militare, caserme e simili destinazioni poichè non presenti nel territorio.

    24.1 Sottozona G.1: attrezzature di servizio.

    Comprendono le strutture per l’istruzione superiore (scuola secondaria superiore, università), per la ricerca e la sanità (laboratori, ospedali, cliniche, cimiteri), per la cultura (musei, padiglioni per mostre), direzionali (credito, comunicazioni, uffici, carceri), ricreative e ricettive.

    24.2 Sottozona G.2: parchi, strutture per lo sport e il tempo libero.

    Sono parti del territorio dalle rilevanti peculiarità ambientali e con importanti funzioni strategiche da un punto di vista naturalistico, culturale ed economico.

    Considerata la localizzazione strategica e l’elevata sensibilità ambientale dei siti le trasformazioni ammissibili si prestano ad assolvere a funzioni di elevato livello qualitativo nei settori sportivo, ricreativo, culturale e di ristoro.

    Gli obiettivi prioritari degli interventi dovranno essere legati alla valorizzare e fruizione dell'area , attraverso interventi di ripristino ambientale collegati alla creazione di un polo attrezzato per le attività del tempo libero, dello sport e di tipo scientifico didattiche.

    Sub zone:

    G.2.a Strutture per lo sport e il tempo libero da attuare con P.L. (superficie territoriale minima d’intervento pari a 2,0 ha)

    G.2.b Strutture per lo sport e il tempo libero da attuare unitamente alle G.2.a con P.L. (sub zone da attuare come completamento delle G.2.a in adiacenza o tramite P.L. che attuano unitamente sia le G.2.a che le G.2.b rispettivamente contigue).

    G.2.c Aree da riqualificare e rinaturalizzare [art. 90 N.T.A. del P.P.R.]

    24.3 Sottozona G.4: ambiti destinati a infrastrutture di interesse territoriale.

    Rientrano in questa sottozona gli impianti tecnologici necessari per il funzionamento degli agglomerati urbani (discariche, impianti trattamento rifiuti, impianti di potabilizzazione, centrali elettriche, serbatoi, nodi dei trasporti).

    Articolo: 25 - Zone di rispetto H

    Comprende le aree più sensibili del territorio, comprendono i beni paesaggistici, ambientali, archeologici, aree di particolare pregio paesaggistico, aree di bonifica, aree di elevata pericolosità secondo il P.A.I., aree sensibili, aree di inedificabilità per legge, aree di salvaguardia e fasce di rispetto.

    Sono da applicarsi, in generale, le norme più restrittive nelle zone in cui più fasce di rispetto di tipo diverso vengono a sovrapporsi.

    Il P.U.C. individua la sola subzona omogenea H.2.a, mentre le restati perimetrazioni, denominate subaree di rispetto, riguardano ambiti territoriali che si sovrappongo a zone omogenee.

    • Le destinazioni d’uso consentite nella subzona omogenea H.2.a sono le seguenti:

      U.7 CATEGORIA IMPIANTI E INFRASTRUTTURE U.7.1) PARCO URBANO E TERRITORIALE

    • Le destinazioni d’uso consentite nella subaree di rispetto sono di norma quelle previste nelle corrispondenti zone omogenee cui si sovrappongono; le destinazioni consentite dovranno comunque rispettare le prescrizioni specifiche delle subaree di rispetto.
    25.1 Sottoarea H.1: archeologica.

    Sono le aree del monumento e quelle circostanti sufficienti a consentire l’integrità e la tutela del bene. Gli interventi sono orientati unicamente alla conservazione del bene. Eventuali edifici in contrasto con il contesto sono oggetto, ove possibile, di prescrizioni per la

    riqualificazione. In caso di totale incoerenza possono essere previste forme di sostituzione da attuarsi attraverso concorso di idee nonché tramite le procedure di cui agli artt. 18 e 19 delle presenti N.T.A.

    25.1.a Subarea H.1.a: archeologica [perimetrazione di tutela integrale].

    Sono le subaree di salvaguard.ia archeologica e vengono individuate con il cosiddetto “Primo Perimetro dei Beni Archeologici” nonché “Perimetrazione di tutela integrale”, comprendente l’area di sedime del monumento e le superfici circostanti così come meglio esplicitate e puntualmente normate nell’elaborato allegato “Rapporto sui Beni Culturali” in ottemperanza dell’art. 52 delle N.T.A. del P.P.R..

    Le “Perimetrazioni di tutela integrale” si sovrappongono alle zone omogenee limitandone le caratteristiche edificatorie, tali aree sono principalmente destinate alla fruizione culturale, comprendente l'insieme delle attività legate all'uso dei monumenti, zone archeologiche e beni culturali in genere, con eventuale realizzazione di infrastrutture e strutture leggere finalizzate alla conservazione del bene. In tali aree è vietata qualsiasi edificazione e qualsiasi intervento di trasformazione dei suoli, tuttavia concorrono all’eventuale calcolo degli standard urbanistici per la realizzazione di opere in aree ad esse connesse e che non siano gravate da prescrizioni di tutela, inoltre concorrono al calcolo dei lotti minimi in zona agricola.

    Nel caso siano presenti elementi in elevato, sono consentiti unicamente interventi di “studio, prevenzione, manutenzione e restauro” al fine di mantenere il bene in condizioni ottimali (art. 29 D.Lgs. n. 42/04). Si incentivano azioni di valorizzazione, fruizione, promozione culturale, sostegno e riuso consone alla natura del bene (artt. 111, 117, 118, 119, 120 e 143 D.Lgs. n. 42/04 e art. 50, comma a delle N.T.A. del P.P.R.). E’ consentita, laddove possibile e giustificabile, una parziale anastilosi nelle modalità esecutive e in coordinamento con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

    Nel caso non siano presenti elementi in elevato, non sono consentiti interventi che possono compromettere scavi archeologici futuri nel sito quali: attività di scavo a scopo estrattivo, edificatorio, trasformazione delle caratteristiche altimetriche e geomorfologiche del terreno, allagamenti ecc. Se attualmente nell’area sono presenti attività agricole, queste sono ancora consentite purché non prevedano scavi particolarmente profondi e qualora sia dimostrabile che queste avvengano da più di 20 anni (art. 142, comma 1, lettera m del D.Lgs.

    22.1.04 n. 42 e successive modifiche).

    Per i beni individuati prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 22.1.04 n. 42, la tutela è vigente a prescindere dalla valutazione preventiva (art. 142), e si dovrà attivare la Verifica di Interesse Culturale (artt. 12, 13).

    25.1.b Subarea H.1.b: archeologica [perimetrazione di tutela condizionata].

    Sono le aree limitrofe alla subaree H1.a o interessate da modesti ritrovamenti archeologici. In tali aree è limitata l’attività edificatoria ma non viene modificata la destinazione di zona. Gli interventi possibili sono soggetti ad autorizzazione da parte della Soprintendenza Archeologica. Tali sub aree vengono indicate con il cosiddetto “Secondo Perimetro dei Beni Archeologici” nonché “Perimetrazione di tutela condizionata”, comprendente generalmente

    l’area d’intorno del monumento e le superfici circostanti così come meglio esplicitate e puntualmente normate nell’elaborato allegato “Rapporto sui Beni Culturali” in ottemperanza dell’art. 52 delle N.T.A. del P.P.R..

    Le “Perimetrazioni di tutela condizionata” si sovrappongono alle zone omogenee limitandone le caratteristiche edificatorie, tali aree sono principalmente destinate alla fruizione culturale, comprendente l'insieme delle attività legate all'uso dei monumenti, zone archeologiche e beni culturali in genere, con eventuale realizzazione di infrastrutture e strutture leggere finalizzate alla conservazione del bene. In tali aree è vietata qualsiasi edificazione e qualsiasi intervento di trasformazione dei suoli, tuttavia concorrono all’eventuale calcolo degli standard urbanistici per la realizzazione di opere in aree ad esse connesse e che non siano gravate da prescrizioni di tutela, inoltre concorrono al calcolo dei lotti minimi in zona agricola.

    25.1.c Subarea H.1.c: beni identitari [perimetrazione di tutela integrale].

    Sono le aree trattate in perfetta analogia a quanto indicato per le H1.a e riferite al sedime in cui ricadono il beni identitari limitrofe ai beni identitari; così come meglio esplicitate e puntualmente normate nell’elaborato allegato “Rapporto sui Beni Culturali“ in ottemperanza dell’art. 52 delle N.T.A. del P.P.R... In tali aree è consentita l’edificazione subordinatamente a specifica disciplina ma non viene modificata la destinazione di zona.

    Si subordina ogni intervento alla richiesta di autorizzazione paesaggistica per valutare l’impatto di opere esterne sul contesto del bene oggetto di tutela, in particolare se si prevedono cambiamenti di: altezze, volumi, profili, tipologie, composizioni e ritmi di facciate, cromatismi, aggiunta cartellonistica ecc. (art. 146 D.Lgs. n. 42/04).

    25.1.d Subarea H.1.d: beni identitari [perimetrazione di tutela condizionata].

    Sono le aree, trattate in perfetta analogia a quanto indicato per le H1.B, e riferite algli spazi nell’intorno dei beni identitari; così come meglio esplicitate e puntualmente normate nell’elaborato allegato “Rapporto sui Beni Culturali” in ottemperanza dell’art. 52 delle N.T.A. del P.P.R... In tali aree è consentita l’edificazione subordinatamente a specifica disciplina ma non viene modificata la destinazione di zona.

    Si subordina ogni intervento alla richiesta di autorizzazione paesaggistica per valutare l’impatto di opere esterne sul contesto del bene oggetto di tutela, in particolare se si prevedono cambiamenti di: altezze, volumi, profili, tipologie, composizioni e ritmi di facciate, cromatismi, aggiunta cartellonistica ecc. (art. 146 D.Lgs. n. 42/04).

    25.2 Sottoarea H.2: aree di pregio paesaggistico.

    Sono le aree individuate come beni paesaggistici nelle quali gli interventi sono orientati unicamente alla conservazione del bene.

    Sono i beni paesaggistico-ambientali individuati ai sensi degli artt. 142, 143 del D.Lgs. 22.1.04 n. 42, per i quali sono previste solo azioni di conservazione e tutela del bene.

  • In tali aree sono ammesse opere o azioni finalizzate alla valorizzazione, fruizione, promozione culturale, sostegno e riuso sostenibile del territorio.

    In tali zone quindi sono ammessi usi e funzioni compatibili con le esigenze di salvaguardia e di conservazione degli habitat naturali.

    Non sono ammesse alterazioni allo stato attuale dei luoghi e sono consentiti, previa autorizzazione ai sensi del D.Lgs. n° 42/04 e ss.mm.ii., i soli interventi volti alla conservazione, difesa, ripristino, restauro e fruizione della risorsa, e in particolare:

  • attività scientifiche comprendenti l'insieme delle attività finalizzate allo studio, controllo e conservazione delle risorse ambientali;
  • fruizione naturalistica, comprendente l'insieme di attività di fruizione dell'ambiente a fini didattici e ricreativi, con eventuale realizzazione di infrastrutture leggere (sentieri naturali, segnaletica) o strutture leggere di supporto (capanni di osservazione e per la sola somministrazione di bevande e alimenti, ecc.), aree belvedere e postazioni naturalistiche;
  • opere di difesa e ripristino ambientale In presenza di alterazioni e manomissioni di origine antropica;
  • il recupero di strutture esistenti con le tipologie originarie;
  • l'apertura e la sistemazione delle piste forestali strettamente necessarie alla gestione del bene; l'installazione di tralicci, antenne e strutture simili se necessari per la salvaguardia delle risorse naturali;
  • gli interventi volti alla difesa de suolo sotto l'aspetto idrogeologico;
  • interventi connessi alla realizzazione di opere pubbliche o di preminente interesse pubblico. In tali sottoaree è consentito utilizzare i suoli a fini agricoli.

    E' vietato il disboscamento ed il decespugliamento ad eccezione dei normali interventi di

    manutenzione forestale.

    In ogni caso dovranno prevedersi usi coerenti e compatibili con l'ambiente naturale esistente ed il mantenimento, il ripristino e/o la piantumazione, nelle aree con suscettività forestale, di essenze arboree tradizionalmente insediate.

    Per lo svolgimento delle attività stagionali, ove previste e nel rispetto delle procedure in

    materia edilizia, è ammessa l'installazione di manufatti precari realizzati con strutture in materiale leggero semplicemente appoggiati a terra, per le quali sono consentite unicamente le opere di ancoraggio, che non comportino alcuna modificazione dello stato dei luoghi.

  • 25.2.a Subzona omogenea H.2.a: aree dei beni paesaggistici.

    Sono le aree individuate come beni paesaggistici. In tali aree è preclusa l’edificazione e la cartografia del P:U.C. indica se si sovrappongono a zone omogenee diverse dalla H o viceversa se sono fasce di rispetto ricadenti totalmente in zona omogenea H.

    E’ vietato qualunque intervento con materiali cementizi e murature tradizionali, comprese le opere di recinzione.

    Le eventuali recinzioni, realizzate con materiali facilmente rimovibili, devono distare oltre i

    150 m dalla linea di costa e devono essere del tipo a giorno al fine di non ostacolare le visuali, ed essere realizzate con progetto unitario per l’intero settore di intervento;

    Nelle fasce costiera rocciose è vietata ogni edificazione per una profondità di m 150 dalla linea di alta marea misurata su proiezione ortogonale.

    Le eventuali recinzioni di proprietà se realizzate in muratura anche a giorno devono distare dalla linea di alta marea non meno di m. 150.

    25.2.b Subarea H.2.b: aree di beni paesaggistici estesi e aree di rispetto.

    Sono le aree individuate come beni paesaggistici o limitrofe alla sub aree H.2.a; in tali aree è consentita l’edificazione subordinata ad autorizzazione paesaggistica e coerentemente con le prescrizioni della zona omogenea corrispondente nonché delle prescrizioni del Piano Paesaggistico Regionale e dei piani di settore o gestione quando previsti.

    Nelle aree H.2.b sono comunque vietati gli interventi edilizi o di modificazione del suolo ed ogni altro intervento, uso od attività suscettibile di pregiudicare la struttura, la stabilità o la funzionalità ecosistemica o la fruibilità paesaggistica. Sono consenti esclusivamente gli interventi di modificazione atti al miglioramento della struttura e del funzionamento degli ecosistemi, del turismo ecosostenibile, della riqualificazione delle strutture preesistenti, finalizzati alla conservazione delle risorse naturali biotiche e abiotiche, e delle condizioni in atto e alla mitigazione dei fattori di rischio e di degrado.

    25.3 Sottoarea H.3: aree di salvagiardia.

    Sono le aree di salvaguardia ambientale, di bonifica ambientale, di rispetto da impianti e infrastrutture in genere.

    25.3.a Subarea H.3.a: aree di rispetto cimiteriale.

    Sono le aree limitrofe al perimetro del cimitero. In tali aree è preclusa l’edificazione, ma non viene modificata la destinazione di zona.

    Il P.U.C. definisce la subarea cimiteriale che comprende le fasce di rispetto, mentre il sedime cimiteriale ricade in sottozona G.1.

    Tali aree si estendono per un raggio di 50 m dal limite esterno del cimitero, in quanto lo stato dei luoghi non permette la fascia dei 200 m come richiesta dalla normativa nazionale.

    25.3.b Subarea H.3.b: aree di rispetto stradale.

    Sono le aree limitrofe al confine stradale così come definito dal codice della strada (D.Lgs. 285/1992 aggiornato con Legge 15 luglio 2009, n. 94). In tali aree è preclusa l’edificazione ma non viene modificata la destinazione di zona. Possono essere realizzati esclusivamente volumi ed impianti tecnici (es. stazione di servizio limitatamente agli impianti).

    Nelle fasce, la cui profondità risulta dalla applicazione del D.I. 1404 del 1.4.1968 o dalla cartografia del P.U.C, è vietato qualunque intervento edificatorio, anche limitato a sole opere di recinzione (tali fasce si intendono estese a tutte le zone escluse le zone A e B.

    L’art. 16 del Nuovo Codice della Strada stabilisce che nelle fasce di rispetto ed aree di visibilità nelle intersezioni fuori dei centri abitati è vietato:

    _ aprire canali, fossi ed eseguire qualunque escavazione nei terreni laterali alle strade;

    _ costruire, ricostruire o ampliare, lateralmente alle strade, edificazioni di qualsiasi tipo e materiale;

    _ impiantare alberi lateralmente alle strade, siepi vive o piantagioni ovvero recinzioni.

    In corrispondenza di intersezioni stradali a raso, alle fasce di rispetto indicate nel citato art. 16, comma 1, lettere b) e c), devesi aggiungere l'area di visibilità determinata dal triangolo avente due lati sugli allineamenti delimitanti le fasce di rispetto, la cui lunghezza misurata a partire dal punto di intersezione degli allineamenti stessi sia pari al doppio delle distanze stabilite nel regolamento, e il terzo lato costituito dal segmento congiungente i punti estremi. In corrispondenza e all'interno degli svincoli è vietata la costruzione di ogni genere di manufatti in elevazione e le fasce di rispetto da associare alle rampe esterne devono essere quelle relative alla categoria di strada di minore importanza tra quelle che si intersecano. L’art. 17 del Nuovo Codice della Strada stabilisce che fuori dai centri abitati, all’interno delle curve devesi assicurare, fuori dalla proprietà stradale, una fascia di rispetto, inibita a qualsiasi tipo di costruzione, di recinzione, di piantagione, di deposito, osservando le norme determinate dal regolamento in relazione all'ampiezza della curvatura; all’esterno delle curve si osservano le fasce di rispetto stabilite per le strade in rettilineo.

    Relativamente alle fasce di rispetto e le aree di visibilità nei centri abitati, l’art. 18 del Nuovo Codice della Strada stabilisce che:

    . Nei centri abitati, per le nuove costruzioni, ricostruzioni ed ampliamenti, le fasce di rispetto a tutela delle strade, misurate dal confine stradale, non possono avere dimensioni inferiori a quelle indicate nel regolamento in relazione alla tipologia delle strade.

    . In corrispondenza di intersezioni stradali a raso, alle fasce di rispetto indicate nel comma 1 devesi aggiungere l'area di visibilità determinata dal triangolo avente due lati sugli allineamenti delimitanti le fasce di rispetto, la cui lunghezza misurata a partire dal punto di intersezione degli allineamenti stessi sia pari al doppio delle distanze stabilite nel regolamento a seconda del tipo di strada, e il terzo lato costituito dal segmento congiungente i punti estremi.

    . In corrispondenza di intersezioni stradali a livelli sfalsati è vietata la costruzione di ogni genere di manufatti in elevazione all'interno dell'area di intersezione che pregiudichino, a giudizio dell'ente proprietario, la funzionalità dell'intersezione stessa e le fasce di rispetto da associare alle rampe esterne devono essere quelle relative alla categoria di strada di minore importanza tra quelle che si intersecano.

    . Le recinzioni e le piantagioni dovranno essere realizzate in conformità ai piani urbanistici e di traffico e non dovranno comunque ostacolare o ridurre, a giudizio dell'ente proprietario della strada, il campo visivo necessario a salvaguardare la sicurezza della circolazione Nella categoria Area di rispetto 6 sono comprese anche le aree di rispetto ferroviario ai sensi del

    D.P.R. 753 del 1980.

    25.3.c Subarea H.3.c: aree di rispetto dei depuratori.

    Sono le aree limitrofe ai depuratori delle acque. In tali aree è preclusa l’edificazione, ma non viene modificata la destinazione di zona. Per gli impianti di depurazione che trattino scarichi contenenti microrganismi patogeni e/o sostanze pericolose alla salute dell'uomo, è prescritta una fascia di rispetto assoluto con vincolo di inedificabilità circostante l'area destinata all'impianto pari a 100 m (Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall'inquinamento - Delibera 4 febbraio 1977 Criteri, metodologie e norme tecniche generali di cui all'art. 2, lettere b), d) ed e), della L. 10 maggio 1976, n. 319, recante norme per la tutela delle acque dall'inquinamento).

    25.3.d Subarea H.3.d: [Hg1] aree di salvaguardia ambientale Hg1.

    Sono le aree di pericolosità moderata da frana (Hg1) individuate dal Piano di Assetto Idrogeologico della Sardegna e normate come indicato al precedente articolo Art.9. “Aree a rischio frana e rischio alluvione” delle presenti N.T.A. del P.U.C. di Cuglieri.

    25.3.e Subarea H.3.e: [Hg2] aree di salvaguardia ambientale Hg2.

    Sono le aree di pericolosità media da frana (Hg2) individuate dal Piano di Assetto Idrogeologico della Sardegna e normate come indicato al precedente articolo Art.9. “Aree a rischio frana e rischio alluvione” delle presenti N.T.A. del P.U.C. di Cuglieri.

    25.3.fSubarea H.3.f: [Hg3] aree di salvaguardia ambientale Hg3.

    Sono le aree di pericolosità elevata da frana (Hg3) individuate dal Piano di Assetto Idrogeologico della Sardegna e normate come indicato al precedente articolo Art.9. “Aree a rischio frana e rischio alluvione” delle presenti N.T.A. del P.U.C. di Cuglieri.

    35.3.g Subarea H.3.g: [Hg4] aree di salvaguardia ambientale Hg4.

    Sono le aree di pericolosità molto elevata da frana (Hg4) individuate dal Piano di Assetto Idrogeologico della Sardegna e normate come indicato al precedente articolo Art.9. “Aree a rischio frana e rischio alluvione” delle presenti N.T.A. del P.U.C. di Cuglieri.

    25.3.h Subarea H.3.h: [Hi1] aree di salvaguardia ambientale Hi1.

    Sono le aree di pericolosità idraulica moderata (Hi1) individuate dal Piano di Assetto Idrogeologico della Sardegna e normate come indicato al precedente articolo Art.9. “Aree a rischio frana e rischio alluvione” delle presenti N.T.A. del P.U.C. di Cuglieri.

    25.3.i Subarea H.3.i: [Hi2] aree di salvaguardia ambientale Hi2.

    Sono le aree di pericolosità idraulica media (Hi2) individuate dal Piano di Assetto Idrogeologico della Sardegna e normate come indicato al precedente articolo Art.9. “Aree a rischio frana e rischio alluvione” delle presenti N.T.A. del P.U.C. di Cuglieri.

    25.3.l Subarea H.3.l: [Hi3] aree di salvaguardia ambientale Hi3.

    Sono le aree di pericolosità idraulica elevata (Hi3) individuate dal Piano di Assetto Idrogeologico della Sardegna e normate come indicato al precedente articolo Art.9. “Aree a rischio frana e rischio alluvione” delle presenti N.T.A. del P.U.C. di Cuglieri.

    25.3.m Subarea H.3.m: [Hi4] aree di salvaguardia ambientale Hi4.

    Sono le aree di pericolosità idraulica molto elevata (Hi4) individuate dal Piano di Assetto Idrogeologico della Sardegna e normate come indicato al precedente articolo Art.9. “Aree a rischio frana e rischio alluvione” delle presenti N.T.A. del P.U.C. di Cuglieri.

    25.3.n Subarea H3.n: aree di rispetto del tessuto urbano e pianificato.
  • Sono le aree limitrofe al tessuto urbanizzato e alle zone di completamento e di espansione previste dal P.U.C. che in ottemperanza all’art. 74 comma b delle N.T.A. del P.P.R. individuano aree verdi nelle quali è fatto divieto di realizzare qualsiasi forma di residenza e di attrezzature non programmate dalla pianificazione comunale e salvo interventi da parte dell’amministrazione pubblica mantengono la destinazione urbanistica agricola, eventuali strutture connesse con l’attività agricola potranno essere realizzate ad esclusione delle residenze agricole. Le aree di cui sopra, di norma, sono ricomprese in una fascia di 500m dai perimetri esterni delle zone omogenee pianificate e facenti parte di agglomerati urbani.

    Articolo: 26 - Area S: aree per servizi pubblici

    L’area S comprende le aree per attrezzature di uso collettivo di interesse cittadino o di settore urbano sulla base degli artt. 6, 7 ed 8 del Decreto dell'Assessore Regionale dell'Urbanistica n. 2266/U del 20.12.1983, rappresenta la dotazione minima di aree per servizi di quartiere o di complesso insediativo ed è determinata in rapporto alla destinazione urbanistica degli insediamenti così come di seguito indicato:

    Per gli insediamenti residenziali, la misura minima inderogabile è di 12 mq per abitante teorico (relativamente ai comuni di Classe III con popolazione compresa tra i 2000 e i 1000 abitanti), di norma così suddivisi:

  • mq 4,00 di aree per istruzione (S.1): asili nido, scuote materne e scuole dell'obbligo;
  • mq 2,00 di aree per attrezzature di interesse collettivo (S.2): religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi (uffici P.T., protezione civile, ecc.) ed altre;
  • mq 5,00 di aree per spazi pubblici attrezzati a parco, per il gioco e lo sport (S.3);
  • mq 1,00 dì aree per parcheggi pubblici (S.4)
  • Per i nuovi insediamenti direzionali, commerciali e alberghieri, le dotazione minime sono fissate in 80 mq di spazio pubblico, escluse le sedi viarie, ogni 100 mq di superficie lorda di pavimento, di cui mq 40 destinati a parcheggi pubblici in aggiunta a quelli di cui all'art. 41 sexies della legge 17 agosto 1942 n° 1150 (come modificato dalla legge 24 marzo 1989 n. 122 “Legge Tognoli”)2 e mq 40 a verde pubblico attrezzato e alberato.

    Ai fini del reperimento degli standard, è equiparata ai nuovi insediamenti direzionali e commerciali la realizzazione di servizi privati, quali, a titolo esemplificativo, gli impianti sportivi e per tempo libero e le scuole private.

    Per i nuovi insediamenti produttivi, industriali, artigianali e per il commercio all'ingrosso, la superficie da destinare a servizi pubblici, oltre alle aree riservate alla viabilità, non può essere inferiore al 10% di quella territoriale, con il 5% per i parcheggi ed il restante 5% per il verde pubblico e le attività collettive.

    Nelle zone di espansione residenziale C l'edificazione è subordinata alla dotazione minima di aree come sopra precisate, di norma da reperire entro i comparti di intervento.

    Nelle zone B di completamento residenziale non assoggettate a strumento attuativo, salvo precisazioni ulteriori riportate nella normativa specifica di ciascuna sottozona, la dotazione di aree per l'urbanizzazione secondaria è fissata in 0,12 mq per metro cubo di nuova edificazione. Nelle zone B, in luogo della cessione delle aree e delle opere di urbanizzazione, può essere prevista la monetizzazione delle stesse. Il contributo di cui all’art. 16 del D.P.R. 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) dovrà essere valutato dal Comune in relazione agli effettivi oneri di urbanizzazione delle aree.

    Regolamentazione delle aree destinate alla sosta per iuovi interventi residenziali: se ricadenti nelle zone B, C ed F, la dotazione minima per parcheggi è quella fissata dalla Legge n. 122 del 24 marzo 1989 pari a 1 mq ogni 10 mc di costruzione.

    Interventi di carattere ricettivo: siano essi di nuova costruzione o per avvenuto cambio di destinazione d’uso, la dotazione per parcheggi è così definita:

    _ fino a 1000 mc di costruzione n. 2 mq ogni 10 mc;

    _ per ulteriori mc da 1001 a mc 1500 n. 1,5 mq ogni 10 mc;

    _ per ulteriori mc da 1501 a mc 2000 n. 1,4 mq ogni 10 mc;

    _ per ulteriori mc da 2001 a mc 2500 n. 1,3 mq ogni 10 mc;

    _ per ulteriori mc da 2501 a mc 3000 n. 1,2 mq ogni 10 mc;

    _ per ulteriori mc da 3001 a mc 3500 n. 1,1 mq ogni 10 mc;

    _ per ulteriori mc oltre 3500 n. 1 mq ogni 10 mc;

    Interventi ricettivi: se ricadenti in zona A e B e divenuti tali a seguito di cambio di destinazione d’uso, si applica lo standard di 1 mq ogni 10 mc;

    Attività commerciali: Settore alimentare

    _ per esercizi con una superficie di vendita sino a 400 metri quadrati: 1 posto auto ogni 25 mq di superficie di vendita per esercizi con una superficie di vendita superiore a 401 mq: 1 posto auto ogni 20 mq di superficie di vendita.

    Attività commerciali: Settore non alimentare

    _ per esercizi con una superficie di vendita sino a 400 metri quadrati: 1 posto auto ogni 25 mq di superficie di vendita.

    _ per esercizi con una superficie di vendita superiore a 401 mq: 1 posto auto ogni 18 mq di

    superficie di vendita.

    Attività commerciali: Settore misto

    Il numero dei posti auto si ottiene sommando i corrispondenti valori riferiti al settore alimentare e non alimentare.

    Uffici privati, locali uso promiscuo, esercizi di vicinato alimentari e non, e per i locali

    artigianali urbani: se ricadenti in zona A e B e se sono divenuti tali per cambio di destinazione d’uso e non risultano disciplinati dalla delibera di G.R. 55/108 del 29/12/2000, viene fatta salva la situazione esistente.

    Uffici privati, locali uso promiscuo, e locali artigianali urbani: se non ricadenti in zona A e B, si adotta lo standard di 1 mq ogni 10 mc di volume di progetto.

    La superficie di accesso e/o di manovra non può eccedere, sia nelle residenze che nelle

    attività di interesse pubblico, il 20% dell’intera area destinata a parcheggi.

    Le singole aree di sosta dovranno essere dimensionate con le seguenti tolleranze:

    _ non meno dell’80% del totale, riservato per auto con posti dimensionati con lunghezza compresa fra i 4,50 e 6,00 metri; con larghezza compresa fra i 2,30 e 2,60 metri;

    _ massimo il 20% del totale riservato a posti moto con larghezza compresa fra 2 e 2,5 metri e larghezza compresa fra 1 e 1,50 metri.

    L’area S si articola nelle seguenti 4 sottoaree:

    26.1 Sottoarea S.1: aree per l’istruzione primaria.

    Sono aree destinate alle seguenti attrezzature: asili nido, scuole materne, scuole elementari e scuole medie dell’obbligo.

    La quota di aree pubbliche deve essere di almeno il 50% della sottoarea, da pianificare per

    intero, esclusa la viabilità.

    Nelle nuove costruzioni si applicano i seguenti indici e parametri: Indice di fabbricabilità fondiario max, IF = 1,5 mc/mq.

    Altezza max edifici, H = 10,5 ml derogabile per esigenze tecniche. Parcheggi =1,00 mq/4,00 mq di SL.

    26.2 Sottoarea S.2: aree per attrezzature di interesse collettivo.

    Sono destinate alle attrezzature di interesse collettivo: religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi (uffici P.T, protezione civile..)

    Nelle sottoaree S2 gli interventi sono realizzati su iniziativa pubblica o privata e devono inquadrarsi nell’ambito di un piano di lottizzazione convenzionato o di un piano particolareggiato, nel quale siano definite le pertinenze pubbliche e le attrezzature di iniziativa privata di uso collettivo con le relative destinazioni d’uso.

    La quota di aree pubbliche deve essere di almeno il 50% della sottoarea, da pianificare per intero, esclusa la viabilità.

    Nelle nuove costruzioni si applicano i seguenti indici e parametri: Indice di fabbricabilità fondiario max IF = 1,5 mc/mq

    Altezza max edifici, H = 10 ml derogabile per esigenze tecniche. Parcheggi: 1,00 mq / 2,00 mq di SL.

    26.3 Sottoarea S.3: aree per spazi pubblici attrezzati a parco giochi e sportivo.

    Sono destinate ai parchi gioco e giardini pubblici, ai campi gioco per bambini e ragazzi, agli impianti sportivi di quartiere.

    Nelle nuove costruzioni si applicano i seguenti indici e parametri per le eventuali strutture di servizio (per il ristoro, la custodia, i servizi igienici):

    Indice di fabbricabilità territoriale max, IT = 0,03 mc/mq.

    Altezza massima, H = 4,5 ml derogabile per esigenze tecniche. Parcheggi: almeno il 40 % della superficie utile.

    L'intera superficie di zona, delimitata da viabilità o da altre sottozone omogenee, dovrà essere oggetto di uno studio organico-esecutivo da approvarsi con deliberazione del Consiglio Comunale.

    Al Consiglio Comunale è demandata anche l'approvazione degli interventi di iniziativa privata

    per i quali deve essere garantita la finalità dell'utilizzo pubblico di tali strutture.

    La realizzazione di tali strutture è prioritariamente competenza della Pubblica Amministrazione e in casi di comprovata utilità sociale, sono consentiti anche interventi diretti di privati, associazioni sportive e altri enti, per la realizzazione di attrezzature per lo sport (con impianti scoperti e coperti), purché facciano parte di uno studio particolareggiato da convenzionare con il Comune al fine di garantire:

    . l’uso collettivo dell’attrezzatura e le modalità di gestione;

    . le quote di verde pubblico che in ogni caso non possono essere inferiori al 50% dell’area;

    . la viabilità di accesso ed ampie aree di sosta pubblica;

    . edifici di abitazione, esclusivamente per il personale di custodia con massimo una unità abitativa di volume massimo di 400 mc. per ogni complesso adibito a parco giochi e/o sportivo.

    Nelle sottoaree S.3, qualora l’intervento si attui con l’iniziativa privata di cui sopra l’indice di edificabilità territoriale è incrementabile fino a 0,05 mc/mq.

    26.4 Sottozona S.4: aree per parcheggi pubblici.
  • Sono le aree destinate al soddisfacimento del fabbisogno di parcheggi, in aggiunta alla superficie a parcheggio prevista dall’art. 18 della L. 765/54, tali aree, in casi speciali, potranno essere distribuite su diversi livelli attraverso la realizzazione di parcheggi pubblici a più piani, sia sotterranei, sia livello stradale, sia sopraelevati.

    La realizzazione di tali infrastrutture spetta alla Pubblica Amministrazione, ad eccezione dei parcheggi multipiano per i quali è ammessa la concessione temporanea non rinnovabile del diritto di superficie a cooperative, enti e privati: il concessionario che costruisce il tutto a proprie spese su area pubblica e con progetto conforme alle esigenze comunali, ne assume la

    gestione, rispettandone i fini sociali, per un periodo di tempo determinato e convenzionato che sia motivato da piano economico.

    Scaduto il termine della concessione il comune acquisisce automaticamente e gratuitamente la piena proprietà della struttura, con l’estinzione di ogni obbligo nei confronti del concessionario.

    Articolo: 27 - Norme di salvaguardia

    A decorrere dalla data di adozione del Piano Urbanistico Comunale, o di una variante ad esso, e fino alla sua approvazione si applicano le misure di salvaguardia di cui alla legge 3 novembre 1952 n. 1902 e successive modificazioni. Conseguentemente è sospesa ogni determinazione sulle domande di concessione edilizia e nei confronti di qualsiasi intervento di trasformazione del territorio che siano in contrasto con le disposizioni di detti strumenti o tali da comprometterne o renderne più gravosa l'attuazione.

    Si dovrà comunque provvedere al rilascio di quelle concessioni edilizie conformi alla

    strumentazione urbanistica vigente la cui istanza sia pervenuta entro la data di adozione del presente Piano Urbanistico Comunale.

    Articolo: 28 - Efficacia degli strumenti di attuazione vigenti

    Gli strumenti urbanistici di attuazione approvati anteriormente all'adozione del Piano Urbanistico perdono efficacia, per le parti non realizzate, qualora risultino in contrasto con le nuove previsioni urbanistiche.

    Articolo: 29 - Soprassuoli percorsi dal fuoco

    Nelle zone boscate e nei pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco, individuate nelle apposite deliberazioni della Giunta Comunale con le quali è stato istituito ed aggiornato il “catasto” dei soprassuoli già percorsi dal fuoco nell’ultimo quinquennio o in altri documenti istituzionali che perimetrano tali aree percose dal fuoco, le eventuali modifiche della zonizzazione urbanistica apportate dal presente Piano Urbanistico Comunale divengono efficaci col decorrere del termine previsto dall’art.10 della Legge 21 novembre 2000 n. 353 e successive modifiche e integrazioni.

    Articolo: 30 - Entrata in vigore del piano urbanistico comunale

    Ai sensi dell'art. 20 comma 6 della Legge Regionale 22 dicembre 1989 n. 45 il Piano Urbanistico Comunale entra in vigore il giorno della pubblicazione del provvedimento di approvazione definitiva nel Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna.

    (c)2018 UrbisMap | Termini Servizio | PrivacyTorna Su