Piano Urbanistico Comunale di Guasila (PUC)
Norme Tecniche di Attuazione (NTA)

Normativa Comunale: Guasila

StatoProdotto da Urbismap
PubblicazioneGazzetta Ufficiale n.2 del 2013-01-10

Articolo: 1 - ABROGAZIONE DELLE NORME REGOLAMENTARI IN CONTRASTO

Le presenti norme tecniche di attuazione abrogano, quelle attualmente vigenti.

Articolo: 2 - CAMPO DI VALIDITÀ

Tutto il territorio comunale è soggetto alla nuova disciplina dettata dal P.U.C. nei modi indicati nelle planimetrie di piano e nella presente normativa.

Le Norme di Attuazione (compresi i disegni che integrano le prescrizioni scritte), qualora vi sia contrasto, prevalgono sulle indicazioni degli elaborati grafici di piano.

Il P.U.C. stabilisce, con valore a tempo indeterminato:

  • la rete delle principali vie di comunicazione stradali, ferroviarie e dei relativi impianti;
  • la divisione in zone del territorio comunale con la precisazione delle zone destinate all'espansione dell'aggregato urbano e la determinazione dei vincoli e dei caratteri da osservare in ciascuna zona;
  • le aree destinate a formare spazi di uso pubblico o sottoposte a speciali servitù;
  • le aree da riservare ad edifici pubblici o di uso pubblico, nonché ad opere e impianti di interesse collettivo o sociale;
  • i vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambientale e paesistico;
  • le norme per l'attuazione del piano.
  • Per il facilitarne l’utilizzo, le presenti norme vengono corredate dell’allegato 1 contenente la raccolta delle norme in esse richiamate.

Articolo: 3 - ELABORATI DEL PIANO URBANISTICO COMUNALE

Gli elaborati del P.U.C. raffigurano il modello territoriale previsto e definiscono le modalità di passaggio dallo stato attuale a tale modello finale. Essi consistono di:

    1. – RELAZIONE SUGLI ASPETTI GEOLOGICI ED AMBIENTALI;
    2. – RELAZIONE AGRONOMICA
    1. – CARTA GEOLITOLOGICA (in scala 1:25.000);

      4

    2. – CARTA IDROGEOLOGICA E IDROGRAFICA(in scala 1:25.000);
    3. – CARTA DELLE ACCLIVITÀ (in scala 1:25.000);
    4. – CARTA DELL’USO DEL SUOLO (in scala 1:25.000);
    5. – CARTA DELL’UNITÀ DEL PAESAGGIO E SUSCETTIVITÀ D’USO DEI SUOLI (in scala 1:25.000);
    6. – CARTA DELLE VULNERABILITÀ E DA SALVAGUARDARE (in scala 1:25.000);
    7. – ZONIZZAZIONE DELL’AGRO (in scala 1:10.000);

A – RELAZIONE GENERALE

B – NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE (N.T.A.) B Allegato 1 – RACCOLTA NORME RICHIAMATE C – REGOLAMENTO EDILIZIO (R.E.)

  1. – ZONIZZAZIONE TERRITORIO COMUNALE EXTRAURBANO (in scala 1:10.000);
  2. – ZONIZZAZIONE CENTRO URBANO (in scala 1:2.000);
  3. – COMPARTI E CONTABILITÀ DI PIANO (in scala 1:2.000);

Articolo: 4 - EDIFICAZIONE NELLE ZONE RESIDENZIALI

Nelle zone destinate all'insediamento residenziale (Zone A, B, C), sono vietati gli impianti rumorosi o nocivi come industrie, officine meccaniche o magazzini all'ingrosso in genere, macelli, ospedali o depositi all'aperto.

Può essere inclusa invece l'edificazione di edifici pubblici o di interesse pubblico come uffici, alberghi, ristoranti, teatri, cinema, negozi e pubblici esercizi.

Articolo: 5 - APPLICAZIONE DELLE NORME ALLE OPERE EDILIZIE

Nelle nuove costruzioni, per qualunque ricostruzione, od ampliamento devono essere osservate le norme e prescrizioni relative a ciascuna zona secondo la suddivisione del territorio comunale operata dal P.U.C.

Articolo: 6 - INTERVENTI SUL PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE

Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente sono definiti qui di seguito, così come indicato all’art. 3 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380:

:

  1. interventi di manutenzione ordinaria, quelli che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento, sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti;
  2. interventi di manutenzione straordinaria, le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche alle destinazioni d’uso;
  3. interventi di restauro e di risanamento conservativo, quelli rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurare la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentono destinazioni d’uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino ed il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze d’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio;
  4. interventi di ristrutturazione edilizia, quelli rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto od in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino e la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, la eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti;
  5. interventi di ristrutturazione urbanistica, quelli rivolti a sostituire l’esistente tessuto urbanistico-edilizio con altro diverso mediante un insieme sistematico di interventi edilizi anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale.

Articolo: 7 - ATTUAZIONE DEL PIANO URBANISTICO COMUNALE

Le presenti norme hanno lo scopo di stabilire i criteri di attuazione delle previsioni del P.U.C. e di regolamentarne le modalità.

Per attuazione del P.U.C. si intende il complesso degli interventi sul territorio che adegui lo stato di fatto alle previsioni o che ne conservi le funzioni e i valori.

A tal fine verranno predisposti appositi strumenti di specificazione del P.U.C. precisamente costituiti dai piani urbanistici di attuzione (di iniziativa pubblica o privata).

Il P.U.C. verrà attuato attraverso:

  1. piani particolareggiati, art. 13 L. 17/08/1942 n. 1150, e piani di attuazione ad essi equivalenti;
  2. piani di zona per l’edilizia economica e popolare, L. 18/04/1962 n. 167;
  3. piani di aree per insediamenti produttivi, art. 27 L. 22/10/1971 n. 865;
  4. piani di lottizzazione, art. 28 L. 17/08/1942 n. 1150;
  5. programmi integrati di intervento, art. 16 L. 17/02/1992, e L.R. 29/04/94 n. 16; e programmi di recupero urbano, art. 11 L. 04/12/1993, n. 493;
  6. concessioni ed autorizzazioni edilizie dirette.

Articolo: 8 - STANDARDS URBANISTICI

Al fine di garantire le quantità minime (12 mq/ab) di spazi per servizi pubblici, le quantità di standards urbanistici, da garantire al momento della predisposizione degli strumenti urbanistici attuativi per le varie zone omogenee:

  1. Zone residenziali del tipo “A” e “B”, occorre garantire al loro interno, la disponibilità reale della quantità minima di spazi per servizi pubblici (12 mq/ab), ricorrendo all’acquisizione di aree già vincolate nelle immediate adiacenze, solo qualora ciò fosse necessario.
  2. Zone residenziali del tipo “C”, comunque ubicate e denominate. Per spazi pubblici riservati alle attività collettive, a verde pubblico e a parcheggi, con esclusione degli spazi destinati alle sedi viarie, dovrà essere assicurata una superficie non inferiore a 12 mq per abitante insediabile, fatta salva una maggiore quantità derivante dal rispetto delle delimitazioni previste nell’elaborato “2”.
  3. Zone industriali, artigianali, commerciali del tipo “D1”, “D2”e “D3”. Per spazi pubblici riservati alle attività collettive, a verde pubblico e a parcheggi dovrà essere assicurata una superficie non inferiore al 10% della superficie interessata.

Nei nuovi insediamenti di carattere commerciale e direzionale, ubicati nelle zone omogenee “C”, “D” e “G”, a 100 mq di superficie lorda di pavimento di edifici previsti, deve corrispondere la quantità minima di 80 mq di spazio pubblico o ad uso pubblico, escluse le sedi viarie, di cui almeno la metà destinata a parcheggi.

Articolo: 9 - NORME PER LE LOTTIZZAZIONI

I piani di iniziativa pubblica e privata (lottizzazione) che costituiscono l'attuazione dei criteri tecnici stabiliti dal P.U.C., devono interessare un’area non inferiore alla Superficie minima d’intervento (Sm).

Per i piani di iniziativa privata, la domanda di autorizzazione, firmata da tutti i proprietari interessati o da loro rappresentanti autorizzati, deve essere presentata al Sindaco con il progetto di lottizzazione delle aree che si intendono utilizzare a scopo edilizio. Il progetto, dovrà essere redatto da tecnici abilitati iscritti ai relativi albi professionali.

L’autorizzazione è rilasciata dal Funzionario responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, previa delibera di approvazione della lottizzazione e dello schema di convenzione da parte del Consiglio Comunale. In conformità a quanto previsto dalle leggi vigenti il Sindaco può invitare i proprietari delle aree di una determinata zona a presentare il piano di lottizzazione e, ove i proprietari non aderiscano, può ordinare la redazione d’ufficio.

Qualora manchi l’assenso a lottizzare di tutti i proprietari, uno o più di essi, purché proprietari di almeno un terzo della superficie da lottizzare, possono procedere alla stesure del piano con le modalità di cui al 3° comma dell’art. 3 della L.R. 01/07/1991 n. 20.

Il tempo di realizzazione di ogni lottizzazione non può essere superiore a cinque anni.

I lottizzanti, a garanzia della realizzazione delle opere di urbanizzazione, devono costituire cauzione con polizza fidejussoria contenente la specifica clausola che impegna l’istituto fidejussorio a soddisfare l’obbligazione a semplice richiesta del Comune, con l’esclusione del beneficio di cui al comma 2 dell’art.1944 del Codice Civile;

Tale fideiussione deve garantire un valore pari al costo di realizzazione delle opere, computate sulla base dei prezzi elencati nel prezziario regionale delle OO.PP. della Sardegna, più i costi di tutte le relative spese tecniche, comprese quelle per il collaudo.

Articolo: 10 - DEROGHE

Nei modi e nei casi previsti dalle leggi vigenti e dal Regolamento Edilizio, previa deliberazione del Consiglio Comunale, il Responsabile del Servizio, sentita la Commissione Edilizia, può rilasciare concessioni in deroga alla disposizioni del P.U.C.

Articolo: 11 - NORME E PROCEDURE PER MISURARE LA COMPATIBILITÀ AMBIENTALE

Nel territorio comunale di Guasila sono obbligatoriamente sottoposti a studio di compatibilità ambientale le seguenti categorie di opere:

  1. gli strumenti urbanistici attuativi del P.U.C.;
  2. tutti gli interventi previsti nelle sottozone H;
  3. opere stradali ed aeroportuali;
  4. le seguenti opere agricole :

    d1) infrastrutture idrauliche agricole di rilevante entità; d2) impianti di allevamenti zootecnici intensivi;

    d3) opere di canalizzazione e regolazione dei corsi d’acqua;

  5. impianti di produzione di energia eolica;
  6. le seguenti opere di infrastrutturazione urbana: f1) complessi alberghieri;

f2) impianti di eliminazione di rifiuti industriali e domestici; f3) impianti di depurazione e deposito di fanghi;

f4) stoccaggio di rottami di ferro;

f6) piste permanenti per corse e prove di automobili e motociclette.

Per gli strumenti urbanistici attuativi del P.U.C., lo studio di compatibilità ambientale da presentare all’Amministrazione Comunale, a cura dei proponenti sia pubblici che privati, contestualmente agli elaborati dei Piani, conterrà i seguenti elaborati illustrativi e di indagine:

  1. - individuazione fisico-descrittiva dell’ambito dove è prevista la realizzazione della proposta di piano;
  2. - descrizione analitica sia dell’ambito oggetto dell’intervento che dei luoghi di più vasta area ad esso circostanti, con evidenziazione del grado di vulnerabilità dell’ambiente per effetto dell’intervento proposto, avendo particolare riguardo ai valori naturalistici, ai beni storici e culturali, agli aspetti percettivi, alla conservazione dei suoli ed al rischio idrogeologico;
  3. - indicazione degli insediamenti previsti, con illustrazione delle possibili alternative di localizzazione e con definizione della soglia massima di accettabilità, in termini volumetrici;
  4. - simulazione degli effetti sul paesaggio delle localizzazioni proposte;
  5. - documentazione fotografica su cui riportare le simulazioni d’intervento;
  6. - concrete misure per l’eliminazione dei possibili effetti negativi e, se ineliminabili, per minimizzarne e compensarne lo sfavorevole impatto sull’ambiente.

In tutti gli altri casi in cui è prescritto lo studio di compatibilità ambientale, i soggetti proponenti, sia pubblici che privati, debbono inviare all’Amministrazione Comunale, in via preventiva o a corredo dell’atto da autorizzare o approvare, i seguenti elaborati illustrativi e di indagine:

  1. - quadro di riferimento progettuale:

    1. - le caratteristiche tecniche del progetto e le aree occupate durante la fase di costruzione e di esercizio;
    2. - l’insieme dei condizionamenti e dei vincoli di cui si è dovuto tener conto nella redazione del progetto (norme tecniche specifiche specifiche, norme e prescrizioni degli strumenti urbanistici e settoriali, vincoli paesaggistici, naturalistici, archeologici, storico-culturali, demaniali e idrogeologici, servitù, natura e vocazione dei luoghi);
    3. - le motivazioni tecniche delle scelte progettuali e le eventuali alternative sia di intervento che ubicazionali;
  2. - quadro di riferimento ambientale:

    1. - definizione dell’ambito territoriale sia come sito che come area vasta ed individuazione e descrizione analitica dei sistemi paesistico-ambientali (naturalistici, storico-culturali, insediativi ecc...) interessati direttamente o indirettamente dagli effetti indotti dalla realizzazione del progetto;
    2. - dimostrazione della suscettività d’uso dei suoli interessati rispetto agli usi proposti nel progetto;
    3. - stima degli impatti indotti dall’opera sul sistema ambientale;
    4. - descrizione delle modificazioni delle condizioni d’uso e della fruizione potenziale del territorio in rapporto alla situazione preesistente;.
    5. - individuazione, descrizione e quantificazione delle misure di mitigazione degli eventuali impatti negativi indotti dalla realizzazione del progetto sia in fase di cantiere che a regime;

Articolo: 12 - ZONIZZAZIONE

Tutto il territorio comunale è suddiviso, nelle seguenti classi di zone territoriali omogenee, secondo i tipi e le nomenclature indicati dal D.A. EE.LL. del 20/12/1983, n. 2266/U, allo scopo di differenziare le norme urbanistico-edilizie adattandole alle situazioni esistenti e gli obiettivi dello sviluppo urbanistico dell'Amministrazione comunale:

Zone A - Centro storico-artistico o di particolare pregio ambientale o tradizionale; Zone B - Completamento residenziale;

Zone C - Espansione residenziale. Sono le parti destinate a complessi residenziali, che risultano inedificate o nelle quali l’edificazione preesistente non raggiunge i limiti di superficie utilizzata richiesti per le zone B;

Zone D - Industriali, artigianali e commerciali. Sono le aree destinate agli insediamenti produttivi, a carattere industriale, artigianale e commerciale; sia per il recupero degli insediamenti esistenti che per l'attuazione dei nuovi insediamenti previsti;

Zone E - Agricole. Sono le parti del territorio destinate ad usi agricoli pastorali e forestali;

Zone G - Servizi generali. Zone per attrezzature, attività ed impianti di interesse generale;

Zone H - Salvaguardia. Zone di particolare pregio o interesse per la collettività da salvaguardare. La definizione delle diverse zone, individuate nella cartografia del P.U.C., è quella sancita dal Decreto, con talune precisazioni e puntualizzazioni riportate nelle presenti norme. A tal fine, talvolta, le lettere che indicano le zone omogenee A, B, C, ecc., sono caratterizzate da un eventuale numero ordinale.

Articolo: 13 - ZONA A - CENTRO STORICO

La zona "A" comprende le parti più antiche del centro urbano che formano il nucleo primitivo anche se non sempre hanno mantenuto i caratteri originari. Il trattamento di queste zone è indirizzato non solo alla conservazione delle opere di maggior rilievo storico e architettonico, ma soprattutto alla conservazione della fisionomia ambientale nel suo valore urbanistico.

In tale zona l’edificazione è subordinata alla disciplina del Piano particolareggiato. Attualmente è vigente il Piano Particolareggiato approvato con Decreto Regionale dell’Assessore degli Enti Locali Finanze ed Urbanistica n. 1281/U del 13/9/89.

Nella eventuale nuova disciplina, che potrà essere introdotta con nuovo Piano Particolareggiato o con varianti a quello vigente, si dovranno riscontrare:

  1. gli edifici come conservazione integrale dei volumi nella loro forma attuale;
  2. le zone di conservazione dei caratteri ambientali attraverso il rispetto delle dimensioni e rapporti fra pieni e vuoti, dei materiali esistenti e degli elementi funzionali e decorativi di valore artistico; non potranno comunque essere introdotti obblighi o divieti per l’utilizzo di materiali o tipologie di manufatti se non è documentata la rispondenza ai caratteri tipici dell’edificato di Guasila;
  3. gli edifici a conservazione integrale delle coperture e con vincolo di inalterabilità dei profili, con divieto di sopralzi;
  4. le zone di ristrutturazione globale con demolizione degli edifici fatiscenti e possibilità di loro sostituzione con edifici di uguale destinazione e dimensione funzionale ed omogenei con il contesto urbanistico;
  5. le zone a divieto assoluto di costruzione e quelle ottenute demolendo senza ricostruire gli edifici esistenti e sistemando le aree di risulta a verde pubblico o privato e ad attrezzature di quartiere;
  6. gli edifici e le aree per i servizi pubblici;
  7. gli edifici destinati ai negozi, alle attrezzature ricettive, alle attrezzature culturali, alle attrezzature artigianali di manutenzione e per la produzione, agli edifici pubblici e privati.

Articolo: 14 - ZONA B - DI COMPLETAMENTO

Comprende la parte del centro urbano adiacente al centro storico con assetto viario pressoché definito e per lo più completamente edificato.

È consentita per concessione diretta la costruzione nei lotti ancora liberi, la demolizione e ricostruzione, l’ampliamento di fabbricati esistenti, nel rispetto dei seguenti indici massimi:

Indice di fabbricabilità

fondiaria If 2,5 mc/mq

Tale densità può essere incrementata fino a 3 mc/mq, a condizione che vengano cedute al Comune aree da destinare a parcheggi pubblici, al di fuori delle sedi viarie, nella misura di 12 mq ogni 100 mc di costruzione aggiuntiva. Nell’impossibilità accertata di individuare dette aree all’interno del lotto, queste possono essere reperite in aree limitrofe o sostituite da un corrispettivo monetario calcolato moltiplicando i mq di superficie da cedere per 1,5 volte il valore (a mq) stabilito dal Consiglio Comunale ai fini

      1. per la sottozona in cui ricade il lotto.

        Altezza massima Hmax

        7,5

        m

        e comunque non superiore alla distanza dal

        fabbricato prospiciente lungo strada, oppure

        1,5 volte la larghezza della strada qualora

        l’edificazione sia prevista a filo strada.

        Distanza minima dai confini

        4,0

        m

        dai confini privati

        2,5

        m

        dai confini stradali

        Le costruzioni possono sorgere a filo strada, ove le caratteristiche del lotto lo consentano, ovvero debbono attestarsi su allineamenti arretrati già esistenti, laddove chiaramente definibili, o su un nuovo allineamento arretrato che il Comune intenda imporre con delibera del Consiglio Comunale, salvo casi di lotti con fronte strada di almeno 20 ml, per i quali è consentita una discontinuità.

        Nelle zone inedificate o rese libere a seguito di demolizione, che si estendono sul fronte stradale o in profondità per una lunghezza inferiore a metri 24,00, nel caso di impossibilità (dimostrata con opportuni elaborati grafici) a costruire in aderenza, se il rispetto delle distanze minime implichi l’impossibilità di utilizzo dell’area, è consentita la riduzione di dette distanze nel rispetto di quanto stabilito dall’art. 873. del Codice Civile.

        Per gli interventi di nuova edificazione, compresi gli ampliamenti e/o le sopraelevazioni, deve essere previsto uno spazio per parcheggi pari ad almeno 1 (uno) mq per ogni 10 (dieci) mc di volume, ai sensi dell’art. 41-sexies della L. 1150/1942.

        Per gli ampliamenti la dotazione su citata deve essere garantita solo sul volume aggiuntivo.

        Al fine della determinazione del volume massimo consentito viene considerato il lotto completo delle parti eventualmente cedute (gratuitamente), per allineamenti stradali.

Articolo: 15 - ZONA C - DI ESPANSIONE

Comprende le parti del territorio destinate all’insediamento di nuovi complessi residenziali. L’edificazione di tali zone è subordinata alla preventiva approvazione di un Piano di Lottizzazione Convenzionata redatto in conformità delle disposizioni contenute nel Decreto Regionale dell’Assessore degli Enti Locali Finanze ed Urbanistica n. 2266/U del 20/12/1983.

Il piano di lottizzazione dovrà essere esteso all’intero comparto. Ai sensi dell’art. 3 della L.R. 1 luglio 1991, n. 20, è possibile darne attuazione per stralci funzionali convenzionabili separatamente di dimensione minima pari ad almeno un terzo del comparto.

La destinazione delle aree ancora libere non deve intendersi esclusiva per case di abitazione, ma devono ritenersi incoraggiate iniziative private di interesse collettivo atte a dotare queste zone di attrezzature complementari, tipo alberghi, negozi, cinema, ecc., a quelle pubbliche previste dal piano urbanistico.

Le sottozone C8, C10, C11, C12 e C14 non sono ancora lottizzate. La loro attuazione si articola in due fasi:

la prima fase, da realizzarsi nei primi 10 anni, comprende le sottozone C8, C11 e C12;

la seconda fase comprende le sottozone C10 e C14, essa può essere realizzata, a condizione che sia già stata almeno la metà delle volumetrie previste nella prima fase, dall’undicesimo al ventesimo anno,

Articolo: 16 - ZONA C - DI ESPANSIONE – SOTTOZONA C1, C2, C3, C4, C5, C6, C7, C9, C11, C12 e C13

Le zone C1, C2, C3, C4, C5, C6, C7, C9, C11, C12 e C13 sono le zone di espansione, in parte già assoggettate a lottizzazione convenzionata.

Per le parti già assoggettate a pianificazione attuativa valgono le norme dei piani relativi a ciascuna di esse, salvo varianti conformi alla disciplina generale del P.U.C..

La volumetria massima edificabile dovrà essere così ripartita:

  • 70% per uso residenziale;
  • 20% per servizi connessi con la residenza o per opere di urbanizzazione secondaria di iniziativa privata;
  • 10% per servizi pubblici.

I piani di lottizzazione convenzionata, estesi all’intero comparto, dovranno essere redatti nel rispetto dei seguenti indici massimi:

Indice di fabbricabilità

territoriale It 1,0 mc/mq

Larghezza minima strade di lott. 9,0 m comprensiva di marciapiedi

Altezza massima Hmax

Superficie minima del lotto, fatta eccezione per un numero di lotti

7,5

250

m

mq

per case a schiera o binate

non superiore al 20% del totale, con arrotondamento all’unità superiore

300

mq

per case singole

Distanza minima dai confini

4,0

m

dai confini privati

2,5

m

dai confini stradali

È vietata la costruzione di fabbricati a filo strada.

Distanza minima tra pareti finestrate

8,0 m

15

Aree per standard dovrà essere assicurata una

superficie non inferiore a 12 mq per ogni 70 mc con destinazione residenziale

70 mc rappresentano la volumetria destinata a residenza per ogni abitante insediabile, assunta come parametro dal D.A. 2266/U del 20- 12-1983.

È consentito l’accorpamento della quota parte di volumetria edificabile destinata per servizi strettamente connessi con la residenza o per opere di urbanizzazione secondaria.

Dovranno inoltre essere riservate aree di sosta per parcheggi privati, nella misura di 1 mq ogni 10 mc di costruzione, da localizzare all’interno o negli spazi di stretta pertinenza dei singoli lotti. In alcuni comparti, per esigenze dell’Amministrazione Comunale, sono già state individuate le aree di cessione; in questi casi la loro localizzazione secondo quanto indicato nelle tavole del P.U.C., è vincolante. In particolare nel comparto di zona C adiacente al P.I.P., il piano attuativo dovrà prevedere la sistemazione con alberature di alto fusto lungo tutto il confine col P.I.P medesimo, da realizzare a cura dei lottizzanti per essere poi ceduto al Comune di Guasila

Negli insediamenti di carattere commerciale e direzionale, a 100 mq di superficie lorda di pavimento di edifici previsti, deve corrispondere la quantità minima di 80 mq di spazio pubblico o ad uso pubblico, escluse le sedi viarie, di cui almeno la metà destinata a parcheggi.

È ammessa la costruzione di fabbricati isolati e/o binati, e/o a schiera e la costruzione di muri comuni.

La pendenza delle coperture inclinate dovrà essere non inferiore al 15% e non superiore al 35%.

Articolo: 17 - ZONA C - DI ESPANSIONE - SOTTOZONA C8, C10 e C14

Le zone C8, C10 e C14 sono nuove zone di espansione, a destinazione residenziale in cui si prevede un’indice territoriale inferiore al massimo consenti dalla normativa regionale.

La volumetria massima edificabile dovrà essere così ripartita:

  • massimo 70% per uso residenziale;
  • minimo 20% per servizi connessi con la residenza o per opere di urbanizzazione secondaria di iniziativa privata;
  • 10% per servizi pubblici.

I piani di lottizzazione convenzionata, estesi all’intero comparto, dovranno essere redatti nel rispetto dei seguenti indici massimi:

Indice di fabbricabilità territoriale It 0,8 mc/mq

Larghezza minima strade di lott. 9,0 m

comprensiva di marciapiedi

Altezza massima Hmax 7,5 m

Superficie minima del lotto, fatta eccezione per un numero di lotti non superiore al 20% del totale, con arrotondamento all’unità superiore

250 mq per case a schiera o binate

300 mq per case singole

Distanza minima dai confini

4,0

m

dai confini privati

2,5

m

dai confini stradali

È vietata la costruzione di fabbricati a filo strada.

Distanza minima tra pareti finestrate 8,0 m

Aree per standard dovrà essere assicurata una

superficie non

inferiore a 12 mq per ogni

70 mc con destinazione residenziale.

70 mc rappresentano la volumetria destinata a residenza per ogni abitante insediabile, assunta come parametro dal D.A. 2266/U del 20-12-1983.

È consentito l’accorpamento della quota parte di volumetria edificabile destinata per servizi strettamente connessi con la residenza o per opere di urbanizzazione secondaria.

Dovranno inoltre essere riservate aree di sosta per parcheggi privati, nella misura di 1 mq ogni 10 mc di costruzione, da localizzare all’interno o negli spazi di stretta pertinenza dei singoli lotti. Negli insediamenti di carattere commerciale e direzionale, a 100 mq di superficie lorda di pavimento di edifici previsti, deve corrispondere la quantità minima di 80 mq di spazio pubblico o ad uso pubblico, escluse le sedi viarie, di cui almeno la metà destinata a parcheggi.

È ammessa la costruzione di fabbricati isolati e/o binati, e/o a schiera e la costruzione di muri comuni.

La pendenza delle coperture inclinate dovrà essere non inferiore al 15% e non superiore al 35%.

Articolo: 18 - ZONA D

Comprende le parti del territorio destinate all’insediamento di stabilimenti e di impianti per piccole industrie ed artigianali, nonché i depositi commerciali, di conservazione, trasformazione o commercializzazione dei prodotti agricoli, con esclusione di quelle attività che comportino inquinamento atmosferico e/o idrico. Sono vietate le case di abitazione eccetto un eventuale alloggio per il personale di custodia.

La zona D si articola nelle sottozone D1, D2.

Articolo: 19 - ZONA D - INDUSTRIALE, ARTIGIANALE - SOTTOZONA D1

Tale sottozona individua le aree a maggiore vocazione artigianale; comprende l’area artigianale nella quale è stato realizzato l’intervento pubblico del Piano per Insediamenti Produttivi (P.I.P.) di cui al Decreto Regionale dell’Assessore degli Enti Locali Finanze ed Urbanistica n. 1374/U del 9/10/1985 e le aree per nuove iniziative artigianali individuate dal P.U.C..

L’edificazione di tali zone è subordinata alla preventiva approvazione di un Piano di Attuazione redatto in conformità delle disposizioni contenute nel Decreto Regionale dell’Assessore degli Enti Locali Finanze ed Urbanistica n. 2266/U del 20/12/1983.

Il piano attuativo dovrà essere esteso all’intero comparto. Ai sensi dell’art. 3 della L.R. 1 luglio 1991, n. 20, è possibile darne attuazione per stralci funzionali convenzionabili separatamente di dimensione minima pari ad almeno un terzo del comparto.

Per le parti già assoggettate a pianificazione attuativa valgono le norme dei piani relativi a ciascuna di esse, salvo varianti conformi alla disciplina generale del P.U.C..

Per spazi pubblici riservati alle attività collettive, a verde pubblico e a parcheggi dovrà essere assicurata una superficie non inferiore al 10% della superficie interessata e comunque non inferiore a 100 mq.

Larghezza minima strade di lott. 12,0 m

Altezza massima Hmax 10,0 m tale altezza massima è derogabile, previadelibera del Consiglio Comunale, nel caso di costruzione di volumi tecnici quali a titolo esemplificativo: camini, prese d’aria, antenne e/o simili, e comunque in tutti quei casi in cui si dimostra in progetto la necessità di altezze maggiori funzionali all’attività produttiva

Distanza minima dai confini 5,0 m dai confini privati

10,0 m dai confini stradali

Indice di copertura, Ic 0,6 mq/mq

Fronte minimo del lotto 10,0 m

È vietata la costruzione di fabbricati accessori. I locali per uffici, magazzini, mense, locali di servizio, alloggi di custodia, ecc., dovranno essere realizzati nel corpo principale di fabbrica.

È vietata la costruzione di fabbricati per civile abitazione ad eccezione dell’alloggio per il custode secondo un indice fondiario di 0,05 mc/mq e comunque non oltre 100 mq di superficie utile abitabile.

È obbligatorio, quando richiesto dal tipo di lavorazione, la costruzione di impianti di depurazione per qualsiasi fumo ed emissioni gassose di qualsiasi genere, e per liquami di lavorazione prima che siano immessi nella rete fognaria pubblica o nei sistemi di smaltimento autonomi. Questi impianti e sistemi dovranno essere dettagliatamente illustrati negli elaborati di progetto ed approvati dagli enti competenti in materia sanitaria.

L’allaccio alla rete fognaria pubblica, quando non venga adottato altro sistema di smaltimento compatibile, sarà a totale cura e spese dell’utente qualunque sia la distanza dal punto di allaccio attuale.

Articolo: 20 - ZONA D – INDUSTRIALE, ARTIGIANALE, COMMERCIALE - SOTTOZONA D2

Tale sottozona individua comparti ben definiti del territorio comunale nei quali già operano attività artigianali, commerciali e di servizio, inserite in un sistema viario esistente.

In tali comparti sono consentiti interventi di nuova costruzione, ampliamento e ristrutturazione degli stabilimenti esistenti, mediante concessione singola, nel rispetto dei seguenti parametri e disposizioni:

Altezza massima Hmax 10,0 m tale altezza massima è derogabile nel caso di costruzione di volumi tecnici quali camini,

Distanza minima dai confini 5,0 m

prese d’aria, antenne e/o simili, e comunque in tutti quei casi in cui si dimostra in progetto la necessità di altezze maggiori funzionali all’attività produttiva

D

ai confini privati

10,0 m dai confini stradali

Indice di copertura, Ic 0,6 mq/mq

Lotto minimo 1000 mq

Per spazi pubblici riservati alle attività collettive, a verde pubblico e a parcheggi dovrà essere assicurata una superficie non inferiore al 15% della superficie interessata, da ubicare sul fronte strada.

Poiché le aree ricomprese in questa zottozona sono inserite in un sistema viario esistente e nella maggior parte dei casi sono dotate di recinzioni, nel caso di richieste di ampliamento è consentito ai proprietari richiedenti proporre all’Amministrazione Comunale, laddove esistano difficoltà oggettive a recuperare le superfici da destinare a spazi pubblici e riservate alle attività collettive, di versare, in luogo delle cessioni, al Comune un corrispettivo monetario calcolato moltiplicando i mq di superficie da cedere per 1,5 volte il valore (a mq) stabilito dal Consiglio Comunale ai fini

I.C.I. per la sottozona in cui ricade il lotto.

È vietata la costruzione di fabbricati accessori. I locali per uffici, magazzini, mense, locali di servizio, alloggi di custodia, ecc., dovranno essere realizzati nel corpo principale di fabbrica.

È vietata la costruzione di fabbricati per civile abitazione ad eccezione dell’alloggio per il custode secondo un indice fondiario di 0,05 mc/mq e comunque, non oltre 100 mq di superficie utile abitabile.

È obbligatorio, quando richiesto dal tipo di lavorazione, la costruzione di impianti di depurazione per qualsiasi fumo ed emissioni gassose di qualsiasi genere, e per liquami di lavorazione prima che siano immessi nella rete fognaria pubblica o nei sistemi di smaltimento autonomi. Questi impianti e sistemi dovranno essere dettagliatamente illustrati negli elaborati di progetto ed approvati dagli enti competenti in materia sanitaria.

L’allaccio alla rete fognaria pubblica, quando non venga adottato altro sistema di smaltimento compatibile, sarà a totale cura e spese dell’utente qualunque sia la distanza dal punto di allaccio attuale.

Articolo: 21 - ZONA E - AGRICOLA

L’uso e l’edificazione del territorio agricolo del comune di Guasila è disciplinato dalle disposizioni contenute nelle “Direttive per le zone agricole”, di cui al D.P.G.R. 03/08/94 n. 228 (che si intendono richiamate integralmente, e che nel seguito delle norme saranno indicate col nome: Direttiva), con le precisazioni e le integrazioni riportate di seguito, specifiche per ogni sottozona.

Sono definite zone agricole le parti del territorio destinate all’agricoltura, alla pastorizia, alla zootecnia, alle attività di conservazione e di trasformazione dei prodotti aziendali, all’agriturismo, alla silvicoltura e alla coltivazione industriale del legno.

Articolo: 22 - CRITERI DA RISPETTARE NELL’EDIFICAZIONE

I criteri per l’edificazione sono quelli riportati negli articoli 3 e seguenti della già citata Direttiva per le zone agricole, con le precisazioni scritte di seguito.

Le nuove costruzioni rurali, necessarie alla conduzione del fondo e all’esercizio delle attività agricole e di quelle connesse, comprese le residenze, sono consentite con l’obbligo di procedere prioritariamente al recupero degli edifici esistenti.

La destinazione d’uso di costruzioni esistenti, non più funzionali alle esigenze del fondo, può essere modificata per usi compatibili con le destinazioni di zona, come descritte dall’art. 2 della Direttiva.

Per tutti gli edifici e manufatti esistenti nelle zone agricole sono consentiti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di ristrutturazione, di adeguamento funzionale nonché di ampliamento;, questi devono essere dimensionati in osservanza degli indici fondiari previsti per i nuovi insediamenti. Sono inoltre consentiti, ad eccezione degli edifici soggetti a vincolo monumentale ed artistico, la demolizione e la ricostruzione in loco per inderogabili motivi di staticità o di tutela della pubblica incolumità.

Per quanto riguarda la determinazione della densità edilizia non devono essere computati i volumi tecnici necessari per le opere connesse alla conduzione agricola o zootecnica del fondo o alla valorizzazione dei prodotti quali stalle, magazzini, silos, rimesse, serre, capannoni, ecc., fino all'indice di 0,20 mc/mq.

Per gli insediamenti od impianti con volumi superiori ai 3000 mc, o numero di addetti superiore a 20 unità o con numero di capi bovini superiore a 20 unità, o con numero di capi ovini superiore alle 100 unità (o numero equivalente di capi di altra specie), la realizzazione dell'insediamento è subordinata al parere favorevole degli Assessorati Regionali competenti in materia di agricoltura, programmazione, urbanistica ed ecologia.

La concessione o l’autorizzazione edilizia per nuove costruzioni residenziali o per interventi di restauro e ristrutturazione su quelle esistenti, è subordinata alla dichiarazione di vincolo di inedificabilità (registrato e trascritto a cura e spese del richiedente) a favore del Comune di Guasila, di una superficie pari a quella impegnata, attraverso l’applicazione dell’indice fondiario, per ricavare la volumetria della quale si chiede la nuova edificazione, o sulla quale, se esistente, si intende intervenire.

L’esercizio dell’agriturismo è consentito solamente quale attività collaterale ed ausiliaria a quella agricola e/o zootecnica, e, pertanto, le eventuali nuove strutture per tale attività debbono essere previste tra le strutture aziendali.

E' consentita la realizzazione di punti di ristoro (bar, ristoranti etc.) e di impianti di interesse pubblico (centrali elettriche e telefoniche, cabine di trasformazione impianti radio, ripetitori, impianti tecnologici, etc.).

Per gli interventi di cui al punto precedente l'indice fondiario massimo è stabilito in:

  1. 0,01 mc/mq per i punti di ristoro, incrementabile con delibera del Consiglio Comunale fino a 0,10 mc/mq;
  2. 1,00 mc/mq per gli impianti di interesse pubblico.

I punti di ristoro non potranno essere ubicati ad una distanza inferiore a ml 500 dalle zone edificate o previste edificabili del centro urbano, salvo diversa deliberazione del Consiglio Comunale.

Per tutti gli edifici e manufatti esistenti destinati all'attività agricola e/o zootecnica sono consentiti interventi di manutenzione e ristrutturazione, di adeguamento funzionale nonché di ampliamento. Nei casi di ampliamento, questi devono essere dimensionati in osservanza degli indici fondiari previsti per i nuovi insediamenti.

Per le residenze la Superficie minima di intervento (Si), è stabilita in 1 ettaro.

È consentito, ai sensi del comma 5 dell’art. 3 della citata Direttiva, utilizzare più corpi aziendali al fine di raggiungere la superficie minima d’intervento. È possibile utilizzare, ai fini del computo della volumetria ammissibile, anche appezzamenti non contigui ma che siano comunque al servizio dell'azienda, purchè i volumi vengano ubicarti ad una distanza non inferiore ai 1000 metri dal perimetro urbano qualora il corpo aziendale ove si realizzano le volumetrie sia inferiore ai 5000 mq..

Per evitare che le stesse superfici possano essere utilizzate una seconda volta a fini edificatori, nell'Ufficio Tecnico Comunale verrà conservata un'apposita planimetria opportunamente aggiornata e, inoltre, è fatto obbligo ai richiedenti il beneficio di cui al precedente comma, a tutela dei terzi, di provvedere alla trascrizione nei pubblici registri del vincolo derivante dall'avvenuta utilizzazione edificatoria dell'area.

L'indice fondiario massimo per residenze rurali destinate alla conduzione del fondo è stabilito in 0,03 mc/mq. L’edificazione dovrà rispettare le seguenti limitazioni:

  • altezza massima di 6,50 m da misurarsi su tutti i prospetti;
  • distacco minimo delle residenze dai locali di ricovero animali pari a 10 metri;
  • distacco minimo degli edifici residenziali e di servizio dai limiti del lotto pari a 6 m e 10 m dalle strade comunali, vicinali e di penetrazione agraria.

Per i soli edifici residenziali, previo accordo tra proprietari confinanti, è possibile derogare dal limite dei 6 ml nel rispetto del codice civile.

È vietata la costruzione per il ricovero, anche se solamente temporaneo, di animali da allevamento, di qualsiasi specie, a distanza inferiore ai mille metri dal perimetro del centro urbano, intendendosi per esso il limite delle zone omogenee A, B, C.

Tutti i tipi di edifici dovranno essere realizzati nel rispetto delle norme igenico-sanitarie, di funzionalitàe di idoneità statica secondo le disposizioni contenute nel R.E. e vigenti in materia.

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Articolo: 23 - ZONA G - SERVIZI GENERALI

Le parti del territorio classificate G saranno destinate ad edifici, attrezzature ed impianti, pubblici e privati, riservati a servizi di interesse generale quali strutture direzionali, per l’istruzione secondaria, superiore ed universitaria, i beni culturali, la sanità, lo sport, le attività ricreative ed alberghiere, il credito, le comunicazioni, o quali attività commerciali anche all’ingrosso, trasformazione e confezionamento di beni alimentari, i mercati generali, parchi, depuratori, impianti di potabilizzazione, inceneritori e simili.

È prescritto l’indice territoriale massimo di 2 mc/mq, previa predisposizione di apposito piano attuativo di iniziativa pubblica o privata; così come stabilito dall’art. 3 della L.R. 01/07/91 n. 20, nel rispetto dell’utilizzazione proposta tra le destinazioni compatibili.

Il piano attuativo dovrà essere esteso all’intero comparto. Ai sensi dell’art. 3 della L.R. 1 luglio 1991, n. 20, è possibile darne attuazione per stralci funzionali convenzionabili separatamente di dimensione minima pari ad almeno un terzo del comparto.

Nei nuovi insediamenti di carattere commerciale e direzionale, a 100 mq di superficie lorda di pavimento di edifici previsti, deve corrispondere la quantità minima di 80 mq di spazio pubblico o ad uso pubblico, escluse le sedi viarie, di cui almeno la metà destinata a parcheggi.

Articolo: 24 - ZONA H - SALVAGUARDIA

Le parti del territorio classificate H sono le zone di salvaguardia dove in generale non è consentito realizzare nuove costruzioni.

Sono costituite dalle fasce di rispetto cimiteriale e quelle lungo le strade, e dalle zone di maggior pregio ambientale.

È prescritto, per esse, l’indice territoriale massimo di 0,001 mc/mq.

In tutti gli edifici esistenti, compresi quelli ricadenti nelle fasce di rispetto stradali di cui al nuovo Codice della Strada, purché legittimamente assentiti o “sanati”, sono consentite le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, e quelle opere atte ad adeguare gli stessi alla disciplina igienico-sanitaria vigente. Dette opere sono soggette ad autorizzazione comunale.

Gli edifici e manufatti esistenti, non destinati ad uso abitativo, non possono subire modifiche di destinazione d’uso.

Sono consentiti interventi di forestazione a macchia mediterranea arbustiva ed arborea.

Articolo: 25 - SPAZI PUBBLICI, O RISERVATE ALLE ATTIVITÀ COLLETTIVE

Le parti del territorio riservate a spazi pubblici, o riservate alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggio sono classificate nel seguente modo:

S1- aree per l’istruzione: asili nido, scuole materne e scuole dell’obbligo;

S2 - aree per attrezzature di interesse comune: religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi ed altre;

S3 - aree per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport, effettivamente utilizzabili per tali impianti, con esclusione di fasce verdi lungo le strade;

S4 - aree per parcheggi pubblici, in aggiunta alla superficie a parcheggio prevista dall’articolo 41-sexies della L. 1150/1942.

È dato, di norma, l’indice fondiario massimo di If = 2 mc/mq.

Qualora il rispetto di tali indici dovesse compromettere la realizzabilità dell’opera pubblica, è possibile derogare, nel rispetto di quanto previsto nell’art. 14 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e successive modificazioni ed integrazioni.

Articolo: 26 - DISTRIBUTORI DI CARBURANTE

Le aree per l’installazione di nuovi impianti di distribuzione dei carburanti per autotrazione e per il potenziamento o la ristrutturazione di quelli già esistenti alla data di entrata in vigore del D.Lgs. n°32/98, possono essere localizzate in qualsiasi zona omogenea del P.U.C. ad eccezione della zona “A”, delle zone “H”.

Le aree interessate da nuove installazioni dovranno avere una superficie di almeno 1000 mq. L’indice volumetrico è fissato in 0,5 mc/mq, l’altezza massima degli edifici e degli accessori non può superare 7,50 ml.

La distanza minima dei fabbricati dai confini è fissata in 5,00 ml, mentre dagli altri fabbricati è obbligatorio un distacco pari almeno a 10,00 ml.

La superficie coperta, comprensiva anche delle pensiline, non deve eccedere il 25% della superficie dell’area interessata dall’intervento.

Nel caso di potenziamento o ristrutturazione di impianti esistenti la superficie del lotto non può essere inferiore a 500 mq e l’indice di copertura non può superare il 40% della superficie d’intervento.

Per le distanze dalle strade e dai crocevia si applicano le disposizioni del Nuovo Codice della strada, in ogni caso la distanza dalla carreggiata stradale non potrà essere inferiore a 5,0 ml.

E’ consentito utilizzare sino ad un massimo di 1/5 del volume disponibile per la realizzazione di un alloggio per il custode dell’impianto, inoltre sono consentite le seguenti attività collaterali:

  • impianto di lavaggio;
  • officine meccaniche e da gommista;
  • locali per il ristoro e la recettività;
  • cabine telefoniche;
  • locali per la vendita di prodotti tipici, giornali, tabacchi;
  • locali per il pronto soccorso e la pulizia stradale;
  • servizi igienici collettivi;
  • locali per attività comunque attinenti all’impianto di distribuzione carburanti.

Nel caso di successiva dismissione degli impianti, le aree utilizzate riassumono le destinazioni urbanistiche previste nel P.U.C. prima della realizzazione dell’impianto stesso.

Articolo: 27 - STRADE DI NUOVA APERTURA

Le strade di nuova apertura previste negli elaborati del P.U.C., sono classificabili nei seguenti tre tipi:

  • Strada di tipo "A" di larghezza minima 12 metri;
  • Strada di tipo "B" di larghezza minima 10 metri;
  • Strada di tipo "C" di larghezza minima 9 metri.

    Le larghezze di cui sopra sono comprensive degli ingombri della sede carrabile e dei marciapiedi sui due fianchi.

    Fermo restando che tale classificazione è vincolante per i piani attuativi e gli interventi di iniziativa privata mentre, l’Amministrazione Comunale può apportare tute le modifiche che ritiene necessarie per l’attuazione dei programmi di pubblica utilità e, laddove esistano impedimenti legati alla preesistenza di edifici non abbattibili o per il prolungamento di strade già esistenti, può adottare dimensioni inferiori a quella minima prevista.

    In ogni caso l’Amministrazione Comunale potrà imporre tutti gli arretramenti necessari per la realizzazione delle nuove strade o per l’allargamento di quelle esistenti, fermo restando la possibilità di utilizzare la quota volumetrica relativa alla superficie ceduta per il sedime stradale, ai fini della quantificazione del volume massimo edificabile nella parte restante del lotto, nel caso di cessione volontaria e quando non sia stato pagato alcun indennizzo espropriativo.

    Al fine di una organica gestione degli allargamenti stradali, con delibere del Consiglio Comunale, potrà definirsi, gradualmente strada per strada, l’assetto planimetrico che esse dovranno avere. Pertanto per ognuna di esse andrà redatta una planimetria su base aerofotogrammentrica, in scala non inferiore ad 1:500, in cui andranno ben evidenziati i nuovi allineamenti strali.

    Le presenti disposizioni devono essere recepite anche dai Piani Attuativi delle zone "C", "D" e "G" sia per le nuove strade previste dal P.U.C. che per quelle previste dai Piani medesimi.

    I tracciati rappresentati nelle tavole del P.U.C. costituiscono solo un riferimento di larga massima e l'affermazione di obiettivi urbanistici di carattere generale.

    Pertanto compete ai progetti esecutivi la completa e dettagliata definizione di tutte le caratteristiche plano-altimetriche delle strade di nuovo inserimento.

    In particolare è lasciata ai piani attuativi la definizione della rete di viabilità interna e dei suoi collegamenti con le strade esistenti.

    Per le nuove strade da inserire nelle zone “B”, ove si renda necessario definire il tracciato planimetrico ancora prima della fase esecutiva per motivi legati all'esigenza di individuare esattamente i nuovi fronti strada dei lotti edificabili, anche ai fini del rilascio dei certificati di destinazione urbanistica, l’Amministrazione Comunale potrà procedere ad una preventiva individuazione catastale del tracciato stradale anche sulla base di eventuali proposte dei proprietari dei lotti interessati dalle nuove strade.

Articolo: 28 - ATTIVITÀ ESTRATTIVA

L'attività estrattiva è vietata nelle zone omogenee "A", "B", "C", "D", "G", "H" del P.U.C.

Articolo: 29 - FRAZIONAMENTI

I frazionamenti catastali dei terreni liberi o edificati, devono essere depositati presso il Comune prima della presentazione all'U.T.E.

Non sono ammessi frazionamenti :

- nelle zone "A" , "B" e "E" quando riducano le unità abitative al di sotto dei livelli funzionali privandole dei necessari parcheggi e degli accessi alle strade pubbliche o quando determinano nuove dimensioni dei lotti o densità fondiarie in contrasto con le norme del P.U.C.;

- nelle zone "C", "D" e "G" quando non sono conseguenti e conformi a Piani Attuativi definitivamente approvati.

Articolo: 30 - OGGETTO E CAMPO DI APPLICAZIONE

Le presenti norme sono attuative degli Indirizzi e Criteri di programmazione commerciale ed urbanistica adottati, in attuazione del DPCM 6 ottobre 2000, con Deliberazione della Giunta Regionale del 29 dicembre 2000, n. 55/108 - Intervento sostitutivo nei confronti della Regione Sardegna per il mancato esercizio delle funzioni amministrative conferite dal Decreto Legislativo

31 marzo 1998, n. 114, art.31, comma l, pubblicata sul supplemento straordinario n° 2 al BURAS n° 6, del 19 febbraio 2001, che in seguito verranno sinteticamente chiamati “Indirizzi e Criteri Regionali di programmazione commerciale ed urbanistica”.

Esse, ai sensi dell’art. 6 comma 2 del D.Lgs. 114/98, si applicano agli esercizi di vendita al dettaglio.

Articolo: 31 - DEFINIZIONI

Per le definizioni di:

  • Superficie di vendita (SV);
  • Esercizi di Vicinato (EV);
  • Medie Strutture di Vendita (MSV);
  • Grandi Strutture di Vendita (GSV);
  • Centri Commerciali (CC);

    si rinvia all’art. 4, comma 1 del D.Lgs. 114/99. Per le definizioni di:

  • MSV e GSV “Alimentari”;
  • MSV e GSV “Non Alimentari”;
  • MSV e GSV “Prevalentemente non Alimentari”;
  • “Centri Commerciali urbani di Via o di Strada”;

    si rinvia al punto 2 ed alla parte finale del punto 5.3.1.1 degli Indirizzi e Criteri Regionali di programmazione commerciale ed urbanistica.

    Per le definizioni di:

  • Posti auto ”PA”;
  • Superficie di Parcamento “SP”;
  • Posti auto standard ”PAstandard”;
  • Superficie di Parcamento standard “SPstandard”;

    si rinvia al punto 5.3.2 degli Indirizzi e Criteri Regionali di programmazione commerciale ed urbanistica.

    Per la definizioni di:

  • Superficie Pertinenziale di movimentazione “SPmov”

si rinvia al punto 5.3.3. degli Indirizzi e Criteri Regionali di programmazione commerciale ed urbanistica.

Articolo: 32 - INDIVIDUAZIONE DELLE AREE DA DESTINARE AGLI INSEDIAMENTI COMMERCIALI

Il rilascio dell’autorizzazione commerciale per:

  • apertura, trasferimento, ampliamento di una struttura di vendita;
  • modifica del settore merceologico (alimentare, non alimentare) e/o del mix di superficie di vendita tra alimentare e non alimentare;

è subordinato alla verifica dei criteri in forma di “abaco delle compatibilità” di seguito riportati.

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Abaco delle compatibilità tra Struttura commerciale (settore merceologico, tipologia, superficie di vendita) ed Aree di attuale o nuova localizzazione (zona omogenea).

Zona A

Esercizi singoli esclusivamente Alimentari

SV<=100 mq

ammissibili

SV>100 mq

non ammissibili

Esercizi singoli Misti (alimentari+Non Alimentari)

SV<=150 mq

ammissibili

SV>150 mq

non ammissibili

Esclusivamente Non Alimentari (esercizi singoli o centri commerciali)

SV<=1.500mq

ammissibili con specifiche limitazioni riferite alle Medie Strutture di Vendita

SV>1.500 mq

non ammissibili

Zona B

Alimentari e Non Alimentari (esercizi singoli o centri commerciali)

SV<=1.500mq

ammissibili

SV>1.500 mq

non ammissibili

Zona C

Esercizi singoli Alimentari ed esercizi singoli Non alimentari

SV<=1.500 mq

ammissibili

SV>1.500 mq

non ammissibili

Centri Commerciali esclusivamente o prevalentemente alimentari

SV<=1.500 mq

ammissibili

SV>1.500 mq

non ammissibili

Centri Commerciali esclusivamente o prevalentemente non alimentari

SV<=1.500mq

ammissibili

SV>1.500 mq

non ammissibili

Zona D e Zona G

Esercizi singoli prevalentemente o esclusivamente Alimentari

1.500<=SV<=2.500 mq

ammissibili

SV<1.500 ed SV>2.500 mq

non ammissibili

Centri Commerciali esclusivamente o prevalentemente alimentari

non ammissibili

Prevalentemente o esclusivamente Non Alimentari (esercizi singoli o centri commerciali)

ammissibili

A chiarimento ed integrazione delle regole fissate nell’ “abaco delle compatibilità” valgono le precisazioni riportate al punto 5.3.1.1 degli Indirizzi e Criteri Regionali di programmazione commerciale ed urbanistica.

Articolo: 33 - CENTRI COMMERCIALI URBANI DI VIA O DI STRADA

In tutte le zone omogenee, ivi comprese le zone A, e’ consentita la realizzazione di centri commerciali urbani di via o di strada non alimentari costituiti mediante l’associazione degli esercizi di vendita esistenti nella via e nelle immediate adiacenze.

La realizzazione deve essere estesa all’intera strada o via interessata o ad almeno una sua porzione non inferiore alla lunghezza di metri 100.

Le eventuali opere necessarie per identificare il centro commerciale di via o di strada devono essere proposte all’esame dell’Amministrazione Comunale con un piano di arredo nel quale siano previsti centri di incontro e di aggregazione, parcheggi, verde ed opere complementari quali quelle di abbellimento (fregi, fontane, sculture) e di protezione (tettoie e coperture, vetrate, gallerie).

La realizzazione di gallerie, tettoie e coperture non costituisce volume ai fini della verifica dell’indice di edificabilità, purché i nuovi spazi (chioschi per informazioni, bar ecc.) non superino il 5% della superficie complessiva di via.

L’approvazione del piano di arredo segue l’iter di approvazione previsto dall’articolo 21 della

L.R. n. 45/89.

Articolo: 34 - PARCHEGGI PERTINENZIALI PER LA CLIENTELA

Il rilascio dell’autorizzazione commerciale per:

  • l’apertura, il trasferimento, l’ampliamento di una MSV o GSV;
  • la modifica del settore merceologico (alimentare, non alimentare) e/o del mix di superficie di vendita tra alimentare e non alimentare, di una MSV o GSV;

    è subordinato al rispetto degli standard di dotazione di parcheggi pertinenziali per la clientela previsti dai punti 5.3.2, 5.3.2.1 e 5.3.2.2 degli Indirizzi e Criteri Regionali di programmazione commerciale ed urbanistica.

Articolo: 35 - AREE DI SOSTA E DI MOVIMENTAZIONE DEI VEICOLI MERCI

Il rilascio dell’autorizzazione commerciale per l’apertura, il trasferimento o l’ampliamento di una MSV o di una GSV è subordinato alle verifiche previste dal punto 5.3.3 degli Indirizzi e Criteri Regionali di programmazione commerciale ed urbanistica, relativamente alla dotazione di SPmov.

Articolo: 36 - PARAMETRAZIONE TRA SV E SLP

Ai fini dell’applicazione delle presenti norme a 100 mq di Superficie Lorda di Pavimento (SLP) a destinazione d’uso commerciale corrisponde un valore di SV pari a 75 mq.

Articolo: 37 - RICHIESTA DI APERTURA DI UNA MSV O GSV

Qualora ai fini dell'apertura, del trasferimento o dell’ampliamento di una MSV o GSV sia necessario il rilascio di apposita concessione od autorizzazione edilizia, l'interessato deve farne richiesta contestualmente alla domanda per l'apertura dell'esercizio.

Il rilascio dell’autorizzazione commerciale per:

  1. l’apertura, il trasferimento, l’ampliamento di una MSV o GSV;
  2. la modifica del settore merceologico (alimentare, non alimentare) e/o del mix di superficie di vendita tra alimentare e non alimentare, di una MSV o GSV;

è subordinato al positivo esito delle seguenti verifiche:

  • verifica delle condizioni di accessibilità a livello puntuale, ossia riferite all’interfaccia tra viabilità ed area di insediamento della struttura di vendita;
  • verifica di impatto trasportistico a livello di rete;
  • verifica della compatibilità ambientale.
  • Tali verifiche vanno effettuate nei casi e con le modalità previsti dai punti 5.4, 5.4.1, 5.4.2, 5.4.3 e 5.4.4 degli Indirizzi e Criteri Regionali di programmazione commerciale ed urbanistica.

    Le verifiche devono essere prodotte dal richiedente l’autorizzazione all’atto della richiesta e devono essere autocertificate da un ingegnere o architetto o dal responsabile di una società di ingegneria, iscritto all’albo professionale e che, in virtù di precedenti studi e progetti, si qualifichi come esperto di pianificazione e regolamentazione del traffico.

    Articolo: 38 - RILASCIO DELLA CONCESSIONE O AUTORIZZAZIONE EDILIZIA E DELL'AUTORIZZAZIONE DI APERTURA

    In attuazione dell’art. 6, comma 2 lett. d), del D.Lgs. 114/98, dell’art. 10, comma 8, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 ottobre 2000 e del punto 5.3.1.2 degli Indirizzi e Criteri Regionali di programmazione commerciale ed urbanistica, ai fini del rilascio della concessione o autorizzazione edilizia e dell’autorizzazione all’apertura dell’esercizio commerciale di una MSV e di una GSV, sono predisposte contemporaneamente le fasi istruttorie dei due procedimenti edilizio e commerciale.

    Il rilascio di concessione o autorizzazione edilizia e di autorizzazione all’apertura dell’esercizio commerciale è disposto con un unico provvedimento firmato dai responsabili del procedimento del settore edilizio e di quello commerciale.

    Articolo: 39 - RINVIO AD ULTERIORI DECISIONI

    Al momento, in applicazione dell’art. 7, comma 1, del D.P.C.M. 6 ottobre 2000, non si individuano aree, immobili o compendio di immobili di particolare pregio storico, archeologico, artistico o ambientale.

    I criteri di indirizzo, indicati nelle presenti norme ed in quelle da esse richiamate, hanno carattere vincolante sino a quando non si disponga diversamente con l’adozione di specifiche norme.

    In tale momento, sulla base del modello di rete commerciale che si vorrà adottare, saranno rideterminati i criteri, relativamente alla:

    1. eliminazione delle specifiche limitazioni riferite alle MSV, costituite da esercizi singoli o centri commerciali esclusivamente non alimentari, nelle Zone A;
    2. riduzione della dotazione di parcheggi pertinenziali per la clientela nelle zone B;
    3. modifica degli standard per parcheggi pertinenziali per la clientela;
    4. definizione di “alta dipendenza da auto” e media dipendenza da auto”;
    5. individuazione di un rapporto di parametrazione tra SV e SLP inferiore a 0,75;
    6. individuazione di una soglia inferiore ai 100 posti auto per la verifica delle condizioni di accessibilità a livello puntuale;
    7. individuazione di una soglia inferiore ai 100 posti auto per la verifica di impatto trasportistico a livello di rete.

    Contemporaneamente si procederà all’individuazione di eventuali aree, immobili o compendio di immobili di particolare pregio storico, archeologico, artistico o ambientale.

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