Piano Urbanistico Comunale di Mogorella (PUC)
Norme Tecniche di Attuazione (NTA)

Normativa Comunale: Mogorella

StatoProdotto da Urbismap
PubblicazioneGazzetta Ufficiale n.43 del 2015-09-24
A
Centro storico e centro matrice
B
Completamento residenziale
B.1
Completamento residenziale
C
Espansione residenziale
D
Insediamenti produttivi
E
Agricole
G
Servizi generali
G.1
Zona cimiteriale
H.1
Rispetto archeologico
H.2
Pregio paesaggistico
S.1
Istruzione
S.2
Attrezzature di interesse comune
S.3
Spazi pubblici attrezzati
S.4
Parcheggi

Articolo: 1 - VALIDITÀ DELLE NORME

Le presenti norme si integrano con quelle del Regolamento Edilizio del Comune di MOGORELLA in riferimento alla disciplina urbanistica relativa all’aggregato urbano e all’intero territorio comunale, definendo gli standards urbanistici per l’utilizzazione delle diverse zone e regolando l’edificazione delle opere edilizie sia pubbliche che private soggette a Permesso di Costruire, Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), denuncia di inizio della attività (DIA), realizzazione di opere interne, di cui al Capo II e al Capo III del D.P.R. 6 giugno 2001 n° 380 e ss.mm.ii., secondo le disposizioni introdotte nella L.R. 11 ottobre 1985 n°23, dalla L.R. 16 maggio 2003 n°5, dal Capo II della L.R. 23 aprile 2015 n° 8, o da altre forme di titoli abilitativi previsti dalle leggi vigenti in materia.

Il Piano Urbanistico Comunale integra inoltre al proprio interno la disciplina di ulteriori

particolari trasformazioni che, in rapporto alla tutela dei beni ambientali, naturali e culturali, o in dipendenza da specifiche normative, siano subordinate ad autorizzazioni particolari, nel rispetto della L.R. 25 novembre 2004, n.8, delle Norme tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale, approvato con D.P.R.S. n. 82 del 07/09/2006 e pubblicato nel BURAS

n.30 del 08/09/2006 e dal capo III della L.R. 23 aprile 2015 n° 8.

Le norme di attuazione indicano inoltre prescrizioni per la viabilità e alcune speciali destinazioni

d’uso nel territorio comunale nell’ambito delle leggi vigenti in materia.

Articolo: 2 - CARTOGRAFIA E COMPETENZE

A norma dell’art.3 della Legge Regionale 22 dicembre 1989 n°45, integrato dalla Legge Regionale 1 luglio 1991 n° 20, e dalla L.R. 23 aprile 2015 n° 8, il Piano Urbanistico Comunale disciplina l’uso e la tutela dell’intero territorio comunale.

Sono interessati dal Piano Urbanistico Comunale il centro abitato di Mogorella, le sue zone di espansione e l'intero territorio comunale, nei modi indicati nelle planimetrie rappresentate nei rapporti 1:1000 – 1:2000 per il centro abitato e per le zone artigianali e di servizio limitrofe e 1:10000 per l'intero territorio Comunale.

Articolo: 3 - LA ZONIZZAZIONE DEL P.U.C.

Ai sensi dell’art.2 del Decreto Assessoriale n°2266/U del 20 Dicembre 1983, il Comune di Mogorella è classificato come Comune di classe IV, comuni con popolazione residente fino a 2000 abitanti.

Le zone territoriali omogenee costituiscono suddivisioni del territorio comunale e sono differenziate secondo la rispettiva funzione prevalente, in riferimento alle quali il Piano Urbanistico Comunale detta precise norme sull’utilizzo dei suoli.

Il territorio del Comune di Mogorella ai sensi dell’art. 3 del Decreto Assessoriale n°2266/U del 20 Dicembre 1983 e delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico Regionale è suddiviso nelle Zone e Sottozone territoriali omogenee indicate di seguito:

  • Zona residenziale omogenea “A” centro storico
  • Zona residenziale omogenea “B” sottozona B1 espansioni compiute
  • Zona residenziale omogenea “B” sottozona B2 espansioni da completare o riqualificare
  • Zona residenziale omogenea “C” espansione residenziale
  • Zona omogenea “D” artigianale produttiva
  • Zona omogenea “E” per usi agricoli
  • Zona omogenea “G” per servizi generali
  • Zona omogenea “H” salvaguardia ambientale
  • Zona “S” standard urbanistici, sottozona S1 servizi per l’istruzione
  • Zona “S” standard urbanistici, sottozona S2 servizi di interesse comune
  • Zona “S” standard urbanistici, sottozona S3 servizi per lo svago e lo sport
  • Zona “S” standard urbanistici, sottozona S4 parcheggi

CENTRO MATRICE

In ambito urbano è stato determinato il centro di antica e prima formazione (approvato con Determinazione n. 1892/DG del 13.09.2010 del Direttore Generale della pianificazione urbanistica, territoriale e della vigilanza edilizia dell’Assessorato Regionale all’Urbanistica), che costituiscono il primo nucleo dell’insediamento, teso a porre in evidenza le caratteristiche specifiche qualificanti il tessuto edilizio del nucleo antico con il fine di tutelare i valori storici, architettonici ed urbanistici del patrimonio insediativo esistente e di disciplinarne il recupero, la riqualificazione e, eventualmente, le nuove edificazioni. Il centro di antica e prima formazione racchiude all’interno del suo perimetro sia zone “A” che zone “B”, queste ultime se pur riscontrabili nel catastale storico spesso hanno perso in parte o in toto i caratteri tipologici sia dell’edificato sia della matrice viaria e pertanto sono previste azioni di riqualificazione urbanistica volte a ricercare i tessuti modificati.

ZONA “A”

Comprende la porzione di centro urbano interessato da fabbricati che rivestono carattere storico, artistico, di particolare pregio ambientale o tradizionale. Gli interventi saranno orientati prevalentemente alla conservazione; eventuali edifici in contrasto con il contesto ove possibile saranno oggetto di prescrizioni per la riqualificazione. La regolamentazione urbanistica tenderà a recuperare i caratteri tipici del centro storico attraverso una serie di regole insediative, tipologiche e costruttive, espresse attraverso abachi, limitandone fortemente la discrezionalità dei singoli interventi.

ZONA “B”

Individua le parti del centro urbano totalmente o parzialmente edificate diverse dalle zone A, nelle quali il volume realizzato non sia inferiore al 10% di quello complessivamente realizzabile nel comparto e completamente urbanizzate. Presentando situazioni assai diversificate sotto il profilo urbanistico e edilizio, la disciplina urbanistica sarà orientata in ragione delle situazioni peculiari di ogni singola sottozona.

La zona B è stata suddivisa nelle seguenti sottozone:

  • Sottozona B1, comprende le espansioni compiute fino al 1950.
  • Sottozona B2, comprende le espansioni da completare o riqualificare.

ZONA “C”

Individua le parti del territorio destinate a nuovi complessi residenziali, che risultino inedificate o nelle quali l’edificazione preesistente non raggiunga i limiti di superficie utilizzata richiesti per le zone B o che risultino prive di opere di urbanizzazione.

ZONA “D”

Individua le parti del territorio destinate a insediamenti produttivi a carattere artigianale e/o commerciale. L’attuazione sarà soggetta a piano particolareggiato la cui attuazione preveda un rapporto tra ambiente e territorio circostante tale da minimizzare l’impatto dell’insediamento.

ZONA “E”

Individua le parti del territorio destinate ad usi agricoli e quelle con edifici, attrezzature ed impianti connessi al settore agro–pastorale e a quello della pesca e alla valorizzazione dei loro prodotti. Oppure secondo altre definizioni normative, le parti del territorio destinate all’agricoltura, alla pastorizia, alla zootecnia, all’itticoltura, alle attività di conservazione e di trasformazione dei prodotti aziendali, all’agriturismo, alla silvicoltura e alla coltivazione

industriale del legno.

La zona E è stata suddivisa nelle seguenti sottozone:

  • Sottozona E3a, aree che, caratterizzate da un elevato frazionamento fondiario, utilizzate per scopi agricoli in ambiti periurbani, con interesse sociale ma con scarsa valenza economica e talora con finalità di difesa idrogeologica (es. orti familiari, agricoltura part-time);
  • Sottozona E3b, altre aree caratterizzate da un elevato frazionamento fondiario, utilizzate per scopi agricoloproduttivi in ambiti diversi;
  • Sottozona E5a, aree agricole marginali nelle quali vi è l’esigenza di garantire condizioni adeguate di stabilità ambientale. Aree con marginalità moderata utilizzabili anche con attività agro-zootecniche estensive a basso impatto e attività silvopastorali;
  • Sottozona E5b, aree agricole marginali nelle quali vi è l’esigenza di garantire condizioni adeguate di stabilità ambientale. Aree con marginalità elevata utilizzabili per scopi selvicolturali;

    ZONA “G”

    Individua le parti del territorio destinate ad edifici, attrezzature ed impianti pubblici e privati, riservati a servizi di interesse generale, quali strutture per l’istruzione secondaria, superiore e universitaria, i beni culturali, la sanità, lo sport e le attività ricreative, il credito, le comunicazioni, o quali mercati generali, parchi, depuratori, impianti di potabilizzazione, inceneritori e simili.

    La zona G comprende i seguenti impianti e/o attrezzature:

  • cimitero
  • depuratore
  • mattatoio
  • centro comunale di raccolta (ecocentro).

    ZONA “H” SALVAGUARDIA

    Individua le parti del territorio che rivestono un particolare valore speleologico, archeologico, paesaggistico o di particolare interesse per la collettività, quali fascia di rispetto dei corsi d’acqua, fascia attorno agli agglomerati urbani, fascia di rispetto cimiteriale, fascia lungo le strade statali, provinciali e comunali, dove è inibita l’edificazione, pur permanendo la classificazione di zona.

    Nella zona H sono state individuate le seguenti sottozone:

  • Sottozona H1, rispetto archeologico (fascia di 100 mt);
  • Sottozona H2, pregio paesaggistico, fasce di rispetto dei corsi d’acqua;
  • Sottozona H4, aree di interesse archeologico;
  • Sottozona H5* rispetto cimiteriale (fascia di 200 mt)
  • Sottozona H5** rispetto impianto depurazione (fascia di 100 mt)
  • Sottozona H6 rispetto stradale.

    ZONA “S” STANDARD

    Individua le parti del territorio destinate a spazi pubblici, riservate alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi, con esclusione degli spazi destinati alle sedi viarie, che dovranno essere assicurati per ogni abitante insediato o da insediare.

    Sono stati individuati i quattro sottotipi, per un totale minimo di 12 mq ad abitante, secondo il Decreto Ass.le EE.LL. 2266/U del 20.12.1983:

  • Sottozona S1 servizi per l’istruzione, asili nido, scuole materne, scuole dell’obbligo, nella misura minima di 4 mq ad abitante;
  • Sottozona S2 servizi di interesse comune, religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi ed altre, nella misura minima di 2 mq ad abitante;
  • Sottozona S3 servizi per lo svago e lo sport, nella misura minima di 5 mq ad abitante;
  • Sottozona S4 parcheggi, nella misura minima di 1 mq ad abitante.
  • Articolo: 4 - ATTUAZIONE DEL PIANO URBANISTICO COMUNALE

    Il Piano Urbanistico Comunale si attua mediante strumenti di attuazione pubblici e privati, che si distinguono in Interventi Preventivi e Interventi Diretti.

    Gli strumenti di attuazione devono rispettare tutte le destinazioni e prescrizioni del PUC indicate nelle planimetrie o previste nelle presenti Norme di Attuazione.

    Intervento Preventivo

    L’Intervento Preventivo si applica obbligatoriamente nelle zone territoriali omogenee “C”, “D”, “G”, oltre che nei casi previsti dalle Leggi Urbanistiche statali e Regionali o nelle presenti Norme di Attuazione.

    Esso può attuarsi per iniziativa pubblica o privata.

    I Piani di Intervento Preventivo di iniziativa pubblica sono costituiti dai piani sotto elencati.

    1. Piano Particolareggiato di esecuzione di cui all’art. 13 della Legge 17/8/1942 n° 1150.
    2. Piano per l’edilizia Economica e Popolare (P.E.E.P.) di cui alla Legge 18/4/1962 n° 167.
    3. Piano di Recupero di cui alla Legge 5/8/1978 n° 457.
    4. Piano delle aree destinate a Insediamenti Produttivi (P.I.P.) di cui all’art. 27 della Legge 22/10/1971 n° 865.
    5. Piano Attuativo per le zone omogenee “G” e “H”.

    Il Piano per l’Edilizia Economica e Popolare (P.E.E.P.) di cui alla legge 18 aprile 1962, n° 167, e successive modifiche, si attua sia in zone edificate, sia in zone non edificate con interventi di nuova costruzione e/o di recupero del patrimonio edilizio esistente.

    Nei P.E.E.P. che prevedono interventi di restauro, risanamento o ristrutturazione di edifici o parti di edifici, il Comune può invitare i proprietari a realizzare gli interventi previsti sulla base di una convenzione ai sensi dell’art. 35 della legge 22 ottobre 1971, n° 865, e successive modifiche.

    Nell’ambito dei P.E.E.P. è consentita la previsione di attività produttive e terziarie convenzionate, purché siano compatibili e commisurate con la residenza.

    Per quanto riguarda il dimensionamento dei P.E.E.P. nonché le modalità di determinazione del prezzo di cessione delle aree si applicano le disposizioni dell’articolo 33 della legge regionale 11 ottobre 1985, n° 23, e successive modifiche.

    Il Piano per gli Insediamenti Produttivi (P.I.P.) di cui alla legge 22 ottobre 1971, n° 865, si forma sia in zone inedificate, sia in zone edificate e per la determinazione del prezzo di cessione delle aree si applicano le disposizioni vigenti per il P.E.E.P..

    Il Piano di Recupero di cui alla legge 5 agosto 1978, n° 457 e successive modifiche, è lo strumento per il recupero del patrimonio edilizio esistente nelle zone dichiarate degradate, in qualsiasi zona territoriale omogenea si trovino ubicate.

    Il Piano di Intervento Preventivo di iniziativa privata è costituito da:

    a) Piano di Lottizzazione Convenzionata disciplinato dall’art. 28 della Legge 17/8/1942 n. 1150, come modificato dalla Legge 6/8/1967 n° 765, nonché dalla Legge Regionale 22/12/1989 n. 45, come modificata dalla Legge Regionale 23 aprile 2015 n° 8, e successive modifiche e disposizioni impartite dalla Regione Autonoma della Sardegna.

    Intervento Diretto

    In tutte le zone del territorio comunale dove sia consentita l’edificazione e non sia prescritto l’Intervento Preventivo si applica l’Intervento Diretto.

    L’Intervento Diretto consente la trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale mediante:

    • Permesso di costruire;
    • Denuncia di inizio attività di cui al comma 3 dell’art. 22 e dell’art. 23 del D.P.R. 6 giugno 2001 n° 380, secondo le disposizioni introdotte nella L.R. 11 ottobre 1985 n° 23, dall’art. 2 della L.R. 16 maggio 2003 n° 5 e dalla Legge Regionale 23 aprile 2015 n° 8;
    • Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) di cui ai commi 1, 2 e 2-bis e all’art. 22 e dell’art. 23-bis del D.P.R. 6 giugno 2001 n° 380, secondo le disposizioni introdotte dalla Legge 11 novembre 2014 n° 164 e dalla Legge Regionale 23 aprile 2015 n° 8;
    • Comunicazione di inizio lavori asseverata (C.I.L.A.) di cui al comma 2, lettere a ed e-bis, dell’art. 6 del d.P.R. 6 giugno 2001, n° 380, secondo le disposizioni di cui alla Legge Regionale 23 aprile 2015 n° 8;
    • Comunicazione di inizio lavori (C.I.L.) di cui al comma 2 lettere b, c, d ed e, dell’art. 6 e all’art. 23-bis del D.P.R. 6 giugno 2001 n° 380, secondo le disposizioni introdotte dall’art. 10 della Legge Regionale 23 ottobre 2009 n° 4, e di quelle di cui alla Legge Regionale 23 aprile 2015 n° 8;
    • Relativamente agli immobili che interessano le attività produttive, con le modalità previste dalla L.R. n.3/2008 art. 1 commi 16 – 32.

    Per le Zone A e il centro matrice - mediante concessione diretta in vigenza di Piano Particolareggiato o di Recupero e con le indicazioni ed indici in esso elencati.

    Per le Zone B - mediante concessione diretta, secondo le limitazioni indicate per le zone B.

    Per le Zone C - a mezzo Piani Particolareggiati di comparti edificatori ed a mezzo di lottizzazioni convenzionate.

    Per le Zone D, E, G, H ed S - l'utilizzazione avverrà secondo le prescrizioni riportate negli articoli seguenti.

    Articolo: 5 - PIANI PARTICOLAREGGIATI

    I Piani Particolareggiati sono elaborati a cura dell'Amministrazione Comunale secondo le prescrizioni della vigente Legge Urbanistica, ovvero per iniziativa privata. Essi sono obbligatori nelle zone A, C, D e G e nel centro matrice di antica e prima formazione.

    Articolo: 6 - PIANI ATTUATIVI

    Gli studi di piani attuativi di comparti edificatori, attraverso cui può essere attuato il P.U.C., per le zone per cui sono necessari, possono essere di iniziativa Pubblica e/o privata. In essi l'edificazione viene definita e determinata con uno studio di Piano Particolareggiato o Piano di Lottizzazione convenzionato, esteso all'intero comparto, elaborato nel rigoroso rispetto degli indici e prescrizioni relative alle varie zone contenute nel comparto medesimo, redatto e firmato da un Professionista laureato in architettura, urbanistica o ingegneria, abilitato all’esercizio della professione.

    Lo studio deve chiaramente prevedere secondo un disegno organico la sistemazione urbanistica di una zona omogenea di territorio, la cui entità minima, senza soluzione di continuità, è prevista per ogni zona nei relativi articoli.

    Lo studio deve contenere:

    1. Una relazione illustrativa comprendente tutti i dati numerici e quantitativi relativi alla edificabilità, ai servizi, ai parcheggi, al verde e a tutte le infrastrutture, secondo gli indici minimi previsti dall’art. 6 del Decr. Ass. 2266/U del 20.12.1983;
    2. Previsioni di massima delle spese occorrenti per l'urbanizzazione primaria e secondaria

      relativa al comparto e gli eventuali collegamenti esterni e la ripartizione millesimale della spesa tra le proprietà comprese nel comparto medesimo;

    3. Schema di convenzione di cui all'art. 28 della legge 17/08/1942 n° 1150 e successive integrazioni e modificazioni, contenente l'impegno da parte dei lottizzanti di stipulare l'atto successivamente all'approvazione definitiva; la convenzione dovrà contenere anche la scansione dell’esecuzione delle opere e quali opere di urbanizzazione debbano essere completate perché il Comune possa rilasciare la Concessione Edilizia sulle singole aree edificabili;
    4. Norme d'attuazione, relative al comparto, integrative a quelle del P.U.C.;
    5. Stralcio del P.U.C. riferito alla zona interessata (norme di attuazione e cartografia);
    6. Certificati catastali, estratti autentici di mappa ed elenchi catastali aggiornati delle proprietà interessate al comparto, con suddivisione delle destinazioni;
    7. Lo studio deve chiaramente indicare e determinare in scala 1:500:

      1. la rete esecutiva di tutta la viabilità interna suddivisa per gerarchie con la delimitazione delle zone destinate a parcheggio pubblico
      2. i dati altimetrici naturali e quelli relativi alle sistemazioni generali della zona (piano quotato ante e post sistemazione);
      3. la suddivisione in lotti edificabili;
      4. gli spazi riservati ad opere, impianti ed attrezzature di pubblico interesse, con precisa indicazione della situazione di contorno la cui occupazione serve ad integrare la finalità delle opere stesse ed a soddisfare prevedibili esigenze future; essi dovranno essere possibilmente di forma, dimensioni e contiguità tali da consentire un’utilizzazione anche per edifici pubblici;
      5. le sistemazioni interne ed esterne a verde, le attrezzature e servizi particolari quali: stazioni di servizio, chioschi, servizi commerciali, etc.;
      6. lo studio planovolumetrico in scala 1:500, contenente i massimi ingombri planimetrici ed altimetrici consentiti di tutti i fabbricati nonché la specificazione dei vari tipi edilizi previsti, in scala 1:200
      7. lo schema di tutti gli impianti costituenti opere di urbanizzazione primaria.
    8. La relazione geologica;
    9. La relazione geotecnica;
    10. Gli elaborati per la verifica di compatibilità ambientale nei casi di progetti di trasformazione urbanistica e territoriale (nuove urbanizzazioni in zone C e D), di cui all’art. 19 comma i) della L.R. 20.12.89 n° 45, consistenti in:

      1. carte tematiche in scala non inferiore a 1:5.000, atte a descrivere i seguenti tematismi: idrogeologia, geolitologia, permeabilità dei suoli, emergenze storico- culturali-ambientali, infrastrutture esistenti. Tali tematismi dovranno essere estesi ad un intorno non inferiore ai 500 metri dall’ambito di progetto;
      2. relazione analitica, sia dell’ambito oggetto dell’intervento che dei luoghi di più vasta area ad esso circostanti, con evidenziazione del grado di vulnerabilità dell’ambiente per effetto dell’intervento specifico proposto, con particolare riferimento a i valori naturalistici, ai beni storici e culturali, agli aspetti percettivi, alla conservazione dei suoli e delle loro potenzialità, al rischio idrogeologico.
    11. Relazione di verifica, che illustri in maniera approfondita le risposte prodotte dallo studio progettuale effettuato, in relazione alle problematiche emerse dalle carte tematiche, dalla relazione analitica e dal confronto con le pianificazioni superiori, con riferimento anche alla valutazione di alternative progettuali di massima, in ordine a: fattori strutturali (geologia, idrogeologia, morfologia, etc.); fattori infrastrutturali (presenza di servizi, raccordi alla viabilità, modalità per i contenimento dei consumi idrici ed energetici, etc.); fattori ambientali (trasformazione del paesaggio, scelta dei materiali, delle tipologie, dei colori, metodi di mitigazione dell’inserimento ambientale); fattori di sviluppo (sociali, occupazionali, miglioramento della qualità della vita, miglioramento della sicurezza, mitigazione delle eventuali fonti di inquinamento ambientale, percettivo, acustico, etc.).

    Anche senza l’assenso di tutti i proprietari, previa autorizzazione dell’Amministrazione Comunale, uno o più proprietari possono predisporre il Piano di Lottizzazione, esteso all’unità minima suddetta. In tale ipotesi il Piano potrà essere attuato per stralci funzionali, convenzionabili separatamente e studiati in modo che le aree incluse nello stralcio comprendano gli standards previsti dallo strumento urbanistico.

    I successivi piani stralcio potranno essere studiati anche in variante al piano di lottizzazione generale, purché coordinati con i piani stralcio già assentiti.

    Le permute che si rendessero necessarie per raggiungere una soluzione urbanistica razionale fruiscono delle agevolazioni tributarie stabiliti dall’art. 20 della L. 10/77.

    Quando le opere di urbanizzazione relative allo stralcio in attuazione siano fruibili da proprietari non aderenti alla lottizzazione, se questi non vorranno partecipare agli oneri relativi alle opere, il Comune potrà eseguirle d’ufficio e ne addebiterà le spese ai proprietari all’atto della concessione, in proporzione alle superfici fondiarie che ne usufruiscono. La spesa sarà aggiornata con l’indice ISTAT sulle costruzioni, riferito al momento del rilascio della concessione.

    I volumi edificabili in base allo studio del comparto saranno ridistribuiti tra i proprietari delle aree, in proporzione alla superficie di terreno di proprietà.

    Può essere consentito il ricorso alla lottizzazione anche nei casi in cui le superfici del comparto non raggiungano i minimi previsti per la zona, qualora esista una situazione di compromissione al contorno e purché siano rispettate le norme generali e quelle speciali di zona, con particolare riguardo agli indici di fabbricabilità e gli standard urbanistici.

    Approvato e perfezionato lo studio esecutivo si dovrà procedere, per ogni singolo fabbricato, alla richiesta, corredata degli elaborati prescritti dal Regolamento Edilizio, della Concessione ad Edificare.

    Nel caso di preminente interesse della collettività, ravvisata dagli Organi Deliberanti dell'Amministrazione comunale, o nel caso in cui i privati proprietari non abbiano provveduto, entro i termini fissati nell'invito notificato dal Sindaco, alla elaborazione del piano esecutivo, il Comune potrà procedere alla redazione d'ufficio dello studio ed all'espropriazione del comparto.

    Dopo che detto studio avrà riportato le approvazioni di legge si procederà all'assegnazione dei singoli lotti del comparto ai sensi dell'art. 23 comma V e VI della Legge 17/08/1942 n°1150 e successive integrazioni e modificazioni, con l'obbligo della esecuzione dei lavori di edificazione ed urbanizzazione secondo le modalità e i tempi che verranno precisati e fissati in apposite convenzioni.

    L'assegnazione potrà avvenire mediante gare aperte a tutti, previa autorizzazione degli organi di controllo, sulla base di un prezzo corrispondente alla indennità di esproprio maggiorata degli oneri di urbanizzazione, in proporzione al volume edificabili, nel caso che sia il Comune a provvedere all'esecuzione dei lavori di urbanizzazione.

    PARTE SECONDA - NORME DI ATTUAZIONE

    Articolo: 7 - DISPOSIZIONI GENERALI

    Il Piano Urbanistico Comunale regola l'assetto urbanistico di tutto il territorio Comunale secondo le indicazioni e prescrizioni delle presenti norme specifiche, secondo le norme del Regolamento Edilizio e la seguente normativa vigente

    • Legge 17.08.1942, n. 1150 s.m.i. – legge urbanistica;
    • Legge 06.08.1967, n. 765 s.m.i. – modifiche ed integrazioni alle legge urbanistica 1150/1942;
    • Legge 19.11.1968, n. 1187 s.m.i. – modifiche ed integrazioni alle legge urbanistica 1150/1942;
    • Legge 07.08.1990, n. 241 s.m.i. – nuove norme sul procedimento amministrativo;
    • Legge 09.01.1991, n. 10 s.m.i. - norme per l’attuazione del Piano Energetico Nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili dell’energia;
    • Legge 26.10.1995, n. 447 s.m.i. – legge quadro sull'inquinamento acustico;
    • D.P.C.M. 01.03.1991 – limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno;
    • D.P.C.M. 14.11.1997 – determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore;
    • D.P.C.M. 05.12.1997 – determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici;
    • D.P.C.M. 16.04.1999, n. 215 – regolamento recante norme per la determinazione dei requisiti acustici delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante e di pubblico spettacolo e nei pubblici esercizi;
    • D.P.R. 06.06.2001, n. 380 s.m.i. – testo unico sull’edilizia;
    • Decreto Legislativo 22.01.2004, n. 42 s.m.i. – codice dei beni culturali e del paesaggio;
    • D.Lgs. 19.08.2005, n. 194 s.m.i. – attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale;
    • Decreto Legislativo 19.08.2005, n. 192 s.m.i. – recepimento della Direttiva Comunitaria

      2002/91/CE relativa al rendimento energetico dell’edilizia;

    • Decreto Legislativo 29.12.2006, n. 311 s.m.i. – disposizioni correttive ed integrative del D.Lgs 192/2005;
    • Decreto 22.01.2008 n. 37 s.m.i. – regolamento concernente l'attuazione dell'articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all'interno degli edifici;
    • Decreto Ministeriale 26.06.2009 s.m.i. – linee Guida Nazionali per la certificazione

      energetica degli edifici;

    • Decreto Legislativo 03.04.2006, n. 152 s.m.i. – norme in materia ambientale;
    • Decreto Legislativo 16.01.2008, n. 4 s.m.i. – ulteriori disposizioni correttive e integrative del D.Lgs 152/2006;
    • Decreto Legislativo 29.06.2010, n. 128 s.m.i. – modifiche ed integrazioni al D.Lgs 152/2006, recante norme in materia ambientale, a norma dell'articolo 12 della legge 18.06.2009, n. 69.
    • Decreto Legislativo 03.03.2011, n. 28 s.m.i. – attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE;
    • D.P.R. 19.10.2011, n. 227 – regolamento per la semplificazione di adempimenti amministrativi in materia ambientale gravanti sulle imprese;
    • Decreto Legge 04.06.2013 n. 63, convertito con modificazioni in Legge 03.08.2013 n.

    90 s.m.i. in materia di prestazione energetica degli edifici;

    • Decreto Legislativo n. 285 del 30/04/1992 (Nuovo Codice della Strada) e successive integrazioni e modificazioni;
    • Decreto Legislativo n. 114 del 31/03/1998 - riforma della disciplina relativa al settore

      del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59, s.m.i.;

    • Decreto Presidente G.R. 01.08.1977, n. 9743/271 – norme sugli standards urbanistici;
    • Decreto Presidente G.R. 25.11.1978, n. 144;
    • Circolare Assessore EE.LL. 23.03.1978, n. 2A;
    • Decreto Presidente G.R. 25.11.1980, n. 104 – modifiche al decreto n. 144/1978;
    • Circolare Assessore EE.LL. 18.09.1980, n. 4099/U;
    • Decreto Assessore EE.LL. 20.12.1983, n. 2266/4 – norme sugli standards urbanistici;
    • Circolare Assessore EE.LL. 10.08.1984, n. 1;
    • Legge Regionale 23.10.1985, n. 23 s.m.i. – norme regionali di controllo dell’attività

      urbanistico-edilizia;

    • Legge Regionale 22.12.1989, n. 45 – norme per l'uso e la tutela del territorio regionale;
    • Circolare Assessore EE.LL. 25.10.1990, n. 6/U;
    • Legge Regionale 01.07.1991, n. 20 – norme integrative alla L.R. 45/1989;
    • Decreto Presidente G.R. 03.08.1994, n. 228 – direttive zone agricole;
    • Legge Regionale 12.08.1998, n. 28 – norme per l’esercizio delle competenze in materia di tutela paesistica trasferite alla Regione Autonoma della Sardegna con l’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 22 maggio 1975, n. 480, e delegate con l’articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1975, n. 348;
    • Legge Regionale 13.10.1998, n. 29 – tutela e valorizzazione dei centri storici della

      Sardegna;

    • Deliberazione della Giunta Regionale 29 dicembre 2000 n. 55/108 e allegati “indirizzi e criteri di programmazione commerciale ed urbanistica”;
    • Legge Regionale 22.04.2002, n. 07 – art. 31 disposizioni sul controllo sugli atti degli enti locali;
    • Circolare Assessore EE.LL. 07.05.2002, n. 16127;
    • Allegato alla Delibera di G.R. n. 15/14 del 14.05.2002 “Verifica di coerenza della pianificazione urbanistica generale degli Enti Locali. Direttive procedurali ed indirizzi politico amministrativi (L.R. 22.04.2002, n. 7 – articolo 31)”
    • Legge regionale 25.11.2004, n. 8 – norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale;
    • Piano Paesaggistico Regionale (P.P.R.) approvato con Decreto Presidente G.R. n. 82 del 07.09.2006;
    • Piano Stralcio per l'Assetto Idrogeologico della Sardegna (P.A.I.) approvato con Decreto Presidente G.R. n. 67 del 10.07.2006 e aggiornato con Decreto Presidente G.R. n. 35 del 21.03.2008;
    • Deliberazione di Giunta Regionale n. 30/9 del 08.07.2005- criteri e linee guida

      sull’inquinamento acustico;

    • Deliberazione di Giunta Regionale n. 62/9 del 14.11.2008 – direttive regionali in materia di inquinamento acustico ambientale” e disposizioni in materia di acustica ambientale;
    • Legge Regionale 12.06.2006, n. 9 – conferimento di funzioni e compiti agli enti locali;

      Deliberazione di G.R. n. 33/2 del 16.07.2009 “L.R. 22.12.1989, n. 45, artt. 31 e 32 - ricostituzione Comitato tecnico regionale per l’urbanistica”;

    • Legge regionale 23.10.2009, n. 4 – disposizioni straordinarie per il sostegno

      dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo;

    • Deliberazione della Giunta Regionale n. 34/33 del 07.08.2012 - Direttive per lo svolgimento delle procedure di valutazione ambientale, sostituzione della deliberazione n. 24/23 del 23 aprile 2008;
    • Legge Regionale 17.11.2010, n. 15 s.m.i. – disposizioni in materia di agricoltura;
    • Piano Stralcio delle Fasce Fluviali, redatto ai sensi dell’art. 17, comma 6 della Legge 183/1989, e adottato in via preliminare con Delibera n.1 del 31.03.2011 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino della Regione Sardegna;
    • Deliberazione di G.R. n. 12/21 del 20.03.2012 - Piano d'azione regionale per le energie rinnovabili in Sardegna;
    • Legge Regionale 23.04.2015, n. 8 – norme per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia e per il miglioramento del patrimonio edilizio;

    le presenti norme richiamano integralmente anche le disposizioni e le norme contenute nel Piano Regolatore Illuminazione Comunale approvato con Delibera di Consiglio Comunale n. 24 del 13.09.2009.

    Articolo: 8 - NORME PER LE ZONE “A” (centro storico e centro matrice)

    Sono consentite le seguenti destinazioni d’uso: residenza; attività commerciali al dettaglio (secondo i limiti prescritti nelle apposite norme sull’urbanistica commerciale); uffici pubblici e/o privati; ambulatori e studi professionali; servizi sociali di interesse pubblico; sedi di istituzioni, associazioni culturali o religiose, sindacati, partiti o affini; pubblici esercizi quali ristoranti, bar, locali sportivi e ricreativi, circoli; attività ricettive, in tutte le forme ammesse per legge; attività artigianali non nocive, moleste o inquinanti; magazzini e depositi di supporto all’attività agricola (con esclusione di quelli destinati a contenere materiali inquinanti, radioattivi o comunque pericolosi per la contiguità con le zone abitate); teatri e cinematografi; autorimesse e garage.

    Le zone A sono ricomprese all’interno del Centro Matrice, oggetto di piano particolareggiato attuativo, pertanto per le norme di dettaglio si rimanda al Piano Particolareggiato del Centro Matrice e relative Norme di Attuazione, o le varianti che l’Amministrazione intendesse adottare. Nelle zone non ancora ricomprese nei Piani Particolareggiati od in caso di futura assenza di Piano Attuativo (Piano Particolareggiato del Centro Storico) valgono le seguenti norme di carattere generale:

    1. Sono consentiti solo interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo così come definiti nel Regolamento Edilizio.
    2. Per gli interventi di risanamento conservativo, la densità fondiaria e la cubatura non devono superare quelle preesistenti, computate senza tener conto delle sovrastrutture di epoca recente prive di valore storico-artistico; non è inoltre consentito superare le altezze degli edifici preesistenti computate senza tenere conto di sovrastrutture o di sopraelevazione aggiunte alle antiche strutture.
    3. I portali, gli elementi architettonici in pietra o mattoni di particolare pregio dovranno essere conservati con le tecniche del restauro conservativo filologico;
    4. E’ ammesso il rifacimento delle coperture purché si rispetti il precedente disegno delle falde. Il manto di copertura dovrà essere rigorosamente realizzato con coppi maritati, con sistemi di raccolta delle acque, se previsti, di tipo tradizionale (gronda incassata nel cornicione) o con gronde e pluviali in rame.
    5. Ai sensi dell’art. 30 della L.R. 23.04.2015, nella zona urbanistica A l’incremento volumetrico può essere realizzato unicamente negli edifici che non conservano rilevanti tracce dell’assetto storico e che siano in contrasto con i caratteri architettonici e tipologici del contesto, previa approvazione di un Piano particolareggiato adeguato al Piano paesaggistico regionale ed esteso all’intera zona urbanistica o previa verifica di cui all’ar- ticolo 2 della legge regionale 4 agosto 2008, n. 13 (Norme urgenti in materia di beni paesaggistici e delimitazione dei centri storici e dei perimetri cautelari dei beni

      paesaggistici e identitari), e successive modifiche ed integrazioni. Gli interventi debbono essere ispirati al principio dell’armonizzazione delle architetture e delle facciate con il contesto e possono determinare, per ciascuna unità immobiliare, un incremento volumetrico massimo del 20 per cento del volume urbanistico esistente, fino a un massimo di 70 metri cubi.

    6. Negli edifici con destinazione residenziale legittimamente realizzati in altre zone urbanistiche, è altresì consentito l’incremento volumetrico, non cumulabile con quelli previsti dai commi 2, 3 e 4, del succitato art. 30 necessario a garantire la massima fruibilità degli spazi destinati ad abitazione principale dei disabili, nella misura massima, per ciascuna unità immobiliare, di 120 metri cubi.
    7. All’interno del centro di antica e prima formazione, in assenza di piano particolareggiato adeguato al Piano paesaggistico regionale, oltre agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia interna, è consentito l’intervento di “ristrutturazione edilizia di tipo conservativo” che mantiene immutati alcuni elementi strutturali qualificanti, con possibili integrazioni funzionali e strutturali, senza incrementi di superficie, di volume e variazioni della sagoma storicamente esistente

    Articolo: 9 - NORME PER LE ZONE “B” (completamento residenziale)

    Comprendono le aree edificate ed urbanizzate che non presentano caratteristiche storiche ed architettoniche tali da essere classificate in Zona A.

    Parte delle Zone B è ricompresa all’interno del Centro Matrice, oggetto di piano particolareggiato attuativo, pertanto per le norme di dettaglio si rimanda al Piano Particolareggiato del Centro Matrice e relative Norme di Attuazione, o le varianti che l’Amministrazione intendesse adottare. Nelle zone non ancora ricomprese nei Piani Particolareggiati od in caso di futura assenza di Piano Attuativo (Piano Particolareggiato del Centro Storico) valgono le seguenti norme di carattere generale:

    1. Sono consentiti solo interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo così come definiti nel Regolamento Edilizio.
    2. Per gli interventi di risanamento conservativo, la densità fondiaria e la cubatura non devono superare quelle preesistenti, computate senza tener conto delle sovrastrutture di epoca recente prive di valore storico-artistico; non è inoltre consentito superare le altezze degli edifici preesistenti computate senza tenere conto di sovrastrutture o di sopraelevazione aggiunte alle antiche strutture.
    3. I portali, gli elementi architettonici in pietra o mattoni di particolare pregio dovranno

      essere conservati con le tecniche del restauro conservativo filologico;

    4. E’ ammesso il rifacimento delle coperture purché si rispetti il precedente disegno delle falde. Il manto di copertura dovrà essere rigorosamente realizzato con coppi maritati, con sistemi di raccolta delle acque, se previsti, di tipo tradizionale (gronda incassata nel cornicione) o con gronde e pluviali in rame.
    5. Ai sensi dell’art. 30 della L.R. 23.04.2015, nella zona urbanistica A l’incremento volumetrico può essere realizzato unicamente negli edifici che non conservano rilevanti tracce dell’assetto storico e che siano in contrasto con i caratteri architettonici e tipologici del contesto, previa approvazione di un Piano particolareggiato adeguato al Piano paesaggistico regionale ed esteso all’intera zona urbanistica o previa verifica di cui all’ar- ticolo 2 della legge regionale 4 agosto 2008, n. 13 (Norme urgenti in materia di beni paesaggistici e delimitazione dei centri storici e dei perimetri cautelari dei beni paesaggistici e identitari), e successive modifiche ed integrazioni. Gli interventi debbono essere ispirati al principio dell’armonizzazione delle architetture e delle facciate con il contesto e possono determinare, per ciascuna unità immobiliare, un incremento volumetrico massimo del 20 per cento del volume urbanistico esistente, fino a un massimo di 70 metri cubi.
    6. Negli edifici con destinazione residenziale legittimamente realizzati in altre zone urbanistiche, è altresì consentito l’incremento volumetrico, non cumulabile con quelli previsti dai commi 2, 3 e 4, del succitato art. 30 necessario a garantire la massima fruibilità degli spazi destinati ad abitazione principale dei disabili, nella misura massima, per ciascuna unità immobiliare, di 120 metri cubi.
    7. All’interno del centro di antica e prima formazione, in assenza di piano particolareggiato adeguato al Piano paesaggistico regionale, oltre agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia interna, è consentito l’intervento di “ristrutturazione edilizia di tipo conservativo” che mantiene immutati alcuni elementi strutturali qualificanti, con possibili integrazioni funzionali e strutturali, senza incrementi di superficie, di volume e variazioni della sagoma storicamente esistente

      L'edificazione di tale Zona si attua con concessione diretta ad eccezione dei comparti ricompresi all’interno del centro matrice di antica e prima formazione per i quali si rimanda ai Piani Particolareggiati del Centro Storico e relative Norme di Attuazione, o le varianti che l’Amministrazione intendesse adottare.

      La zona B è stata suddivisa nelle seguenti sottozone:

      • Sottozona B1, comprende le espansioni compiute fino al 1950.
      • Sottozona B2, comprende le espansioni da completare o riqualificare.

    Sottozona B1, completamento interno

    Sono consentite le seguenti destinazioni d’uso: residenza; attività commerciali (secondo i limiti prescritti nelle apposite norme sull’urbanistica commerciale); attività direzionali, uffici e studi professionali; centri culturali; servizi sociali di interesse pubblico; sedi di istituzioni, associazioni culturali o religiose, sindacati, partiti o affini; attività artigianali non nocive, moleste o inquinanti; magazzini (con esclusione di quelli destinati a contenere materiali inquinanti, radioattivi o comunque pericolosi per la contiguità con le zone abitate); attività ricettive; pubblici esercizi, ristoranti, bar e mescite; teatri e cinematografi; autorimesse e garage.

    Sono consentite le seguenti attività edilizie:

    1. Interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, così come definiti rispettivamente ai punti a, b, c, d, dell’art. 3 del D.P.R. n. 380 del 2001.
    2. Demolizione e ricostruzione di edifici non più recuperabili dal punto di vista statico ed

      economico, ma la cui esistenza è valida sotto il profilo urbanistico.

    3. Ampliamenti e sopraelevazioni di edifici necessitanti di una riqualificazione edilizia, nel rispetto delle tipologie degli impianti originari e del decoro della zona.
    4. Nuove costruzioni compatibili con la destinazione d’uso.

    Tutti gli interventi ammessi dovranno essere ispirati al concetto del recupero degli elementi edilizi esistenti, nel maggiore rispetto possibile dell’organicità della costruzione.

    Gli elementi esistenti saranno conservati, salvo che non si dimostri esaurientemente il loro stato di degrado irreversibile.

    Si dovranno, in ogni caso, conservare i manti di copertura a falde inclinate con manto di tegole tipo coppo, ancorché si effettui la demolizione e la ricostruzione delle sottostanti strutture portanti.

    La pendenza delle falde non potrà superare quella dei fabbricati limitrofi preesistenti, senza tenere conto di quelli oggetto di interventi di epoca più recente.

    Le fronti esterne di ciascun fabbricato devono rispondere ad una precisa unità di concetto non solo nell’architettura, ma anche nei colori.

    Al fine della salvaguardia dei valori ambientali, il titolare di permesso di costruire o di altro titolo che, a norma del vigente Regolamento Edilizio, consenta l’attuazione dell’intervento, prima di procedere alla realizzazione delle finiture esterne dell’edificio, è tenuto a presentare al Comune i campioni dei materiali che intende utilizzare.

    Per quanto attiene ai colori si richiede l’uso di tonalità medie o, comunque, intonate all’ambiente secondo il piano del colore indicato nel Regolamento Edilizio, con assoluta esclusione di rivestimenti maiolicati o in gres.

    Le nuove costruzioni dovranno avere tetto a falde inclinate, e materiali di copertura dovranno

    essere di tegole laterizie tipo coppo sardo.

    Vigono le seguenti prescrizioni:

    1. Indice di fabbricabilità fondiaria 3,00 mc/mq
    2. Rapporto di copertura massimo 0,65 mq/mq
    3. Numero massimo di piani fuori terra n. 2 (due).
    4. Altezza massima degli edifici: 7,50 ml
    5. Distanza tra gli edifici: la distanza minima dai confini dovrà essere non inferiore ai ml. 4,00 e la distanza tra pareti di edifici ml. 8,00. E' consentito costruire in aderenza con edifici preesistenti (o in comunione, in caso di edificazione contemporanea su lotti contigui). In caso di edificio esistente da soprelevare, nella soprelevazione è consentito mantenere il filo delle murature inferiori, purché comunque nel rispetto delle distanze minime prescritte dal Codice Civile. Al fine di migliorare le condizioni igieniche dei fabbricati esistenti nella zona è consentita l'apertura di finestre nei piani privi di luci dirette a distanze inferiori a quelle anzidette purché nel rispetto delle disposizioni fissate al riguardo dal Codice Civile.Nel caso di nuove costruzioni non all'interno di un tessuto urbano già definito e consolidato si dovrà rispettare la distanza minima di ml. 3,00 dal ciglio stradale, da elevare ad almeno 5,00 ove sia prevista una zona di parcheggio all’aperto antistante l’abitazione. Negli isolati già urbanisticamente definiti, si dovrà rispettare l’allineamento con le costruzioni circostanti, a meno che questo non implichi il mancato rispetto di altre norme (su distanze tra corpi di fabbrica, dotazioni di arre per il parcheggio, etc.)

      Nei lotti inedificati o risultanti liberi a seguito di demolizione, che si estendono sul fronte stradale o in profondità per una lunghezza inferiore a 20,00 mt, nel caso di impossibilità di costruire in aderenza, o nel caso di soluzione tecnica inaccettabile, il Responsabile del Servizio, può consentire la riduzione progressiva delle distanze tra pareti finestrate, secondo le necessità dei casi, nel rispetto delle disposizioni del Codice Civile.

    6. Aree per parcheggio: all’interno del lotto edificabile dovrà essere reperita, con soluzione tecnicamente accettabile e adeguatamente dimostrata graficamente, una superficie da destinare a parcheggio privato in misura di 1 mq ogni 10 mc di costruzione e/ o a parcheggi ed aree di manovra ad uso privato e pubblico in rapporto alla superficie di vendita, nelle costruzioni ad uso commerciale, secondo quanto disposto dalle Norme di Attuazione in materia di Urbanistica Commerciale del presente P.U.C.
    7. In ossequio alla L.R. 23.04.2015 n°8, l’incremento volumetrico può essere realizzato, per

      ciascuna unità immobiliare, nella misura massima:

      1. del 20 per cento del volume urbanistico esistente;
      2. del 30 per cento del volume urbanistico esistente, fino a un massimo di 120 metri cubi, nei comuni che hanno adeguato il piano urbanistico comunale al Piano paesaggistico.
    8. E’ concesso un ulteriore incremento volumetrico del 5 per cento del volume urbanistico

      esistente, con conseguente proporzionale aumento della soglia volumetrica massima, nelle seguenti ipotesi alternative:

      1. l’intervento determini l’efficientamento energetico dell’intera unità immobiliare, nel

        rispetto dei parametri di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 (Attuazione della direttiva n. 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia), e successive modifiche ed integrazioni;

      2. l’intervento includa soluzioni finalizzate alla riduzione degli effetti delle “isole di calore”, inclusa la realizzazione di tetti verdi e di giardini verticali;
      3. l’intervento includa soluzioni per il riutilizzo delle acque meteoriche e delle acque reflue.

    Sottozona B2, completamento esterno

    Sono consentite le seguenti destinazioni d’uso: residenza; attività commerciali (secondo i limiti prescritti nelle apposite norme sull’urbanistica commerciale); attività direzionali, uffici e studi professionali; centri culturali; servizi sociali di interesse pubblico; sedi di istituzioni, associazioni culturali o religiose, sindacati, partiti o affini; attività artigianali non nocive, moleste o inquinanti; magazzini (con esclusione di quelli destinati a contenere materiali inquinanti, radioattivi o comunque pericolosi per la contiguità con le zone abitate); attività ricettive; pubblici esercizi, ristoranti, bar e mescite; teatri e cinematografi; autorimesse e garage.

    Sono consentite le seguenti attività edilizie:

    a) interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, ampliamento, trasformazione, nuova edificazione, demolizione con o senza ricostruzione.

    E’ consentita un’edificazione con edifici a nuclei, in serie continua o isolati.

    La costruzione degli edifici è libera nella composizione, ma deve essere curato il loro inserimento in modo coerente con i volumi al contorno, esistenti o in progetto, al fine di rendere armonico il disegno urbano.

    Le nuove costruzioni dovranno rispettare gli allineamenti stradali esistenti o un nuovo allineamento indicato dal Comune.

    E’ prescritta la finitura delle facciate esterne mediante intonaco e tinteggiatura con colori tenui, secondo il piano del colore indicato nel Regolamento Edilizio.

    Le coperture dei fabbricati dovranno essere a tetto con manto di tegole laterizie tipo coppi o portoghesi. Sono consentite parti di copertura a terrazza.

    Sono vietati i cortili chiusi, le chiostrine e le canne di ventilazione.

    Per ogni fabbricato dovrà essere garantita una superficie per la sosta privata, anche interrata, nella misura minima di 1,00 mq ogni 10 mc di costruzione.

    Le parti di area scoperta non destinate a parcheggio o a percorso pedonale dovranno essere sistemate e mantenute a verde.

    Le recinzioni prospicienti le strade pubbliche dovranno essere del tipo a giorno, con la parte

    muraria cieca di altezza massima pari ad 1,50 metri ed altezza totale non superiore ai 2,50 metri.

    Le altre recinzioni potranno essere in muratura piena con altezza non superiore a 2,50 metri.

    Vigono le seguenti prescrizioni:

    1. Indice di fabbricabilità fondiaria 2,90 mc/mq
    2. Rapporto di copertura massimo 0,50 mq/mq
    3. Numero massimo di piani fuori terra n. 2 (due).
    4. Altezza massima degli edifici: 7,50 ml
    5. Distanza tra gli edifici: la distanza minima dai confini dovrà essere non inferiore ai ml. 4,00 e la distanza tra pareti di edifici ml. 8,00. E' consentito costruire in aderenza con edifici preesistenti (o in comunione, in caso di edificazione contemporanea su lotti contigui). In caso di edificio esistente da soprelevare, nella soprelevazione è consentito mantenere il filo delle murature inferiori, purché comunque nel rispetto delle distanze minime prescritte dal Codice Civile. Al fine di migliorare le condizioni igieniche dei fabbricati esistenti nella zona è consentita l'apertura di finestre nei piani privi di luci dirette a distanze inferiori a quelle anzidette purché nel rispetto delle disposizioni fissate al riguardo dal Codice Civile. Nel caso di nuove costruzioni non all'interno di un tessuto urbano già definito e consolidato si dovrà rispettare la distanza minima di ml. 3,00 dal ciglio stradale, da elevare ad almeno 5,00 ove sia prevista una zona di parcheggio all’aperto antistante l’abitazione. Negli isolati già urbanisticamente definiti, si dovrà rispettare l’allineamento con le costruzioni circostanti, a meno che questo non implichi il mancato rispetto di altre norme (su distanze tra corpi di fabbrica, dotazioni di arre per il parcheggio, etc.)

      Nei lotti inedificati o risultanti liberi a seguito di demolizione, che si estendono sul fronte stradale o in profondità per una lunghezza inferiore a 20,00 mt, nel caso di impossibilità di costruire in aderenza, o nel caso di soluzione tecnica inaccettabile, il Responsabile del Servizio, può consentire la riduzione progressiva delle distanze tra pareti finestrate, secondo le necessità dei casi, nel rispetto delle disposizioni del Codice Civile.

    6. Aree per parcheggio: all’interno del lotto edificabile dovrà essere reperita, con soluzione tecnicamente accettabile e adeguatamente dimostrata graficamente, una superficie da destinare a parcheggio privato in misura di 1 mq ogni 10 mc di costruzione e/ o a parcheggi ed aree di manovra ad uso privato e pubblico in rapporto alla superficie di vendita, nelle costruzioni ad uso commerciale, secondo quanto disposto dalle Norme di Attuazione in materia di Urbanistica Commerciale del presente P.U.C.
    7. In ossequio alla L.R. 23.04.2015 n°8, nelle zone B l’incremento volumetrico può essere

      realizzato, per ciascuna unità immobiliare, nella misura massima:

      1. del 20 per cento del volume urbanistico esistente;
      2. del 30 per cento del volume urbanistico esistente, fino a un massimo di 120 metri cubi, nei comuni che hanno adeguato il piano urbanistico comunale al Piano paesaggistico.
    8. E’ concesso un ulteriore incremento volumetrico del 5 per cento del volume urbanistico esistente, con conseguente proporzionale aumento della soglia volumetrica massima, nelle seguenti ipotesi alternative:

      1. l’intervento determini l’efficientamento energetico dell’intera unità immobiliare, nel

        rispetto dei parametri di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 (Attuazione della direttiva n. 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia), e successive modifiche ed integrazioni;

      2. l’intervento includa soluzioni finalizzate alla riduzione degli effetti delle “isole di

        calore”, inclusa la realizzazione di tetti verdi e di giardini verticali;

      3. l’intervento includa soluzioni per il riutilizzo delle acque meteoriche e delle acque reflue.

    Articolo: 10 - NORME PER LE ZONE “C” (espansione residenziale)

    Comprendono le zone di espansione residenziale dell’abitato.

    L’edificazione sarà da attuare previo studio di comparti da assoggettare a Piano Particolareggiato di iniziativa pubblica o Lottizzazione Convenzionata di iniziativa privata, di cui all'Art. 6 delle Norme di Attuazione.

    Per comparto si intende una superficie territoriale continua di almeno 10000 mq, individuata

    da confini catastali ben definiti o da strade esistenti, salvo condizioni di comprovata soluzione di continuità che impediscono il raggiungimento della superficie predetta. È consentita l’attuazione dell’edificazione anche mediante lo studio di sotto-comparti, rientranti nel progetto generale del comparto minimo previsto e nel rispetto delle presenti norme, qualora questi si colleghino funzionalmente alla zonizzazione esistente e alle relative opere di urbanizzazione esistenti.

    Tali zone costituiranno le unità urbanistiche di espansione dell'abitato e sono esclusivamente

    destinate alle residenze, ai relativi servizi di interesse collettivo, alle attività professionali, di servizio, commerciali ed artigianali non inquinanti e non rumorose.

    Nell'ambito di ogni singolo comparto l'edificazione e l'utilizzazione delle aree dovrà avvenire nel

    rigoroso rispetto dei limiti di densità, di altezza, di distanza tra fabbricati e rapporti fra spazi destinati agli insediamenti privati ed ai servizi pubblici o per attività collettive nella misura minima di 12 mq/ab per servizi, oltre a quelli necessari per la viabilità, secondo le ripartizioni dell’art. 6 del Decreto Assessore Regionale EE.LL. n. 2266 del 20/12/83, e delle presenti Norme appresso elencate:

    1. Indice di fabbricabilità territoriale 1,00 mc/mq
    2. Superficie minima del lotto (tipologia isolata) 300 mq (tipologia a schiera, binata o in linea) 250 mq
    3. Rapporto di copertura 0,40 mq/mq
    4. Indice di fabbricabilità fondiario 2,50 mc/mq
    5. Viabilità principale: la sezione tipo dovrà prevedere due marciapiede da 1,50 m e la carreggiata da 6,00 m per un totale minimo di 9,00 m.
    6. Viabilità secondaria di solo accesso ai lotti (a senso unico o cul de sac): la sezione tipo dovrà prevedere almeno un marciapiede da 1,50 m, uno da 1,00 m e la carreggiata da 5,00 m, per un totale minimo di 7,50 m.
    7. Distacchi minimi dai confini 4,00 m oppure contiguità.
    8. Distacchi minimi tra fabbricati 8,00 m oppure aderenza.
    9. Distanza minima dal ciglio delle strade di lottizzazione 4,00 m.
    10. Numero piani fuori terra n. 3 (tre)
    11. Altezza massima 7,50 m.
    12. Aree per parcheggio: all’interno del lotto edificabile dovrà essere reperita, con soluzione tecnicamente accettabile, una superficie da destinare a parcheggio privato in misura di 1 mq ogni 10 mc di costruzione e/ o a parcheggi ed aree di manovra ad uso privato e pubblico in rapporto alla superficie di vendita, nelle costruzioni ad uso commerciale, secondo quanto disposto dalle Norme di Attuazione in materia di Urbanistica Commerciale del presente P.U.C.

    Disciplina per il miglioramento del patrimonio esistente

    In attuazione della L.R. 23.04.2015 n. 8, nelle zone C l’incremento volumetrico può essere

    realizzato, per ciascuna unità immobiliare, nella misura massima:

    1. del 20 per cento del volume urbanistico esistente;
    2. del 30 per cento del volume urbanistico esistente, fino a un massimo di 120 metri cubi, nei comuni che hanno adeguato il piano urbanistico comunale al Piano paesaggistico.

    E’ concesso un ulteriore incremento volumetrico del 5 per cento del volume urbanistico

    esistente, con conseguente proporzionale aumento della soglia volumetrica massima, nelle seguenti ipotesi alternative:

    1. l’intervento determini l’efficientamento energetico dell’intera unità immobiliare, nel rispetto dei parametri di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 (Attuazione della direttiva n. 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia), e successive modifiche ed integrazioni;
    2. l’intervento includa soluzioni finalizzate alla riduzione degli effetti delle “isole di calore”,

      inclusa la realizzazione di tetti verdi e di giardini verticali;

    3. l’intervento includa soluzioni per il riutilizzo delle acque meteoriche e delle acque reflue.

    Articolo: 11 - NORME PER LE ZONE “D” (per insediamenti produttivi)

    Comprendono la parte di territorio interessata ad interventi produttivi non inquinanti, adiacenti al centro abitato.

    In queste aree potranno trovare una collocazione piccoli insediamenti artigianali e commerciali,

    esposizioni permanenti, depositi non pericolosi, attività di trasformazione dei prodotti agricoli, etc. Sono escluse le residenze, fatta eccezione per un’abitazione per ciascun lotto, destinata ad ospitare il custode o il titolare dell’attività, di superficie utile non superiore a mq 80.

    Per l’edificazione in questa zona si applica la seguente normativa.

    I proprietari, riuniti in consorzio dovranno presentare un piano di Lottizzazione per l'intero comparto, definito come unità territoriale contigua di superficie non inferiore a 10.000 mq o in condizioni di comprovata soluzione di continuità che impediscono il raggiungimento della superficie minima, seguendo le indicazioni della normativa sulle Lottizzazioni convenzionate del precedente Art. 6 ed ai sensi dell'art. 27 della Legge 22/10/1971 n. 965.

    Nel caso di inerzia da parte dei proprietari, l'Amministrazione Comunale potrà predisporre un P.I.P., seguendo le disposizioni di legge.

    Le suddette Norme vengono così precisate e completate:

    1. Indice di edificabilità territoriale 1,25 mc/mq
    2. Superficie per spazi pubblici a verde o a parcheggi >10%
    3. Lotto minimo edificabile 600,00 mq
    4. Viabilità principale: la sezione tipo dovrà prevedere due marciapiede da 1,50 m e la carreggiata da 9,00 m per un totale di 12,00 mt.
    5. Viabilità secondaria: la sezione tipo dovrà prevedere due marciapiede da 1,50 m e la carreggiata da 7,00 m per un totale di 10,00 mt.
    6. Altezza massima costruzioni 7,50 mt.
    7. Indice di edificabilità fondiaria 2,00 mc/mq
    8. Distanza minima dei fabbricati dalle strade pubbliche 6,00 mt.
    9. Distacchi minimi dai confini interni 5,00 mt.
    10. E' consentita l'edificazione in comunione o aderenza, con tipologie abbinate.
    11. Recinzioni: i lotti devono essere recintati con cancellate a giorno fino all’altezza massima di 2 m, su muretti in muratura o calcestruzzo, di altezza pari 1,00 m, appositamente fondati.
    12. Aree per parcheggio: all’interno del lotto edificabile a carattere artigianale, produttivo e

    di deposito dovrà essere reperita, con soluzione tecnicamente accettabile, una superficie da destinare a parcheggio privato in misura di 1 mq ogni 10 mc di costruzione; nei lotti a carattere commerciale dovranno invece reperirsi superfici per parcheggi ed aree di manovra ad uso privato e pubblico in rapporto alla superficie di vendita, secondo quanto disposto dalle Norme di Attuazione in materia di Urbanistica Commerciale del presente P.U.C. nonché spazi pubblici o di uso pubblico nel rapporto di 80 mq ogni 100 mq di superficie lorda di pavimento, di cui almeno la metà destinata a parcheggio.

    Disciplina per il miglioramento del patrimonio esistente

    Nelle zone D l’incremento volumetrico può essere realizzato esclusivamente se strettamente connesso alle destinazioni industriali o artigianali, con esclusione di qualunque destinazione abitativa, residenziale o commerciale, nella misura massima, per ciascuna unità immobiliare, del 25 per cento del volume urbanistico esistente. Nei fabbricati residenziali esistenti adibiti come prima casa del titolare dell’impresa o del custode sono consentiti gli incrementi volumetrici di cui alle zone B e C. L’incremento volumetrico può essere realizzato, con esclusione di qualunque destinazione abitativa e residenziale, nella misura massima, per ciascuna unità immobiliare, del 20 per cento del volume urbanistico esistente, fino a un massimo di 400 metri cubi.

    Articolo: 12 - NORME PER LE ZONE “E” (agricole)

    Le presenti norme sono redatte in conformità con le indicazioni del D.P.G.R. 3 agosto

    1994, n. 228, “Direttive per le zone agricole” emanato in attuazione dell'art. 8 della L.R.

    22 dicembre 1989, n. 45, concernente "Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale".

    Il presente regolamento disciplina l'uso e l'edificazione delle zone agricole (zone E) nel

    Comune di Mogorella, perseguendo le seguenti finalità:

    1. valorizzare le vocazioni di sviluppo economico delle zone agricole del Comune;
    2. valorizzare e tutelare le attitudini ambientali delle aree che rivestono particolare rilievo dal punto di vista naturalistico, geomorfologico, paesaggistico, archeologico ecc.
    3. porre in atto misure di tutela del suolo e delle aree particolarmente esposte a rischi di natura idrogeologica o pedologica;
    4. incoraggiare la permanenza, nelle zone classificate agricole, della popolazione rurale in condizioni civili ed adeguate alle esigenze sociali attuali;
    5. favorire il recupero funzionale ed estetico del patrimonio edilizio extraurbano esistente, sia per l'utilizzo aziendale che per quello abitativo;
    6. tutelare le parti di territorio a vocazione produttiva agricola e salvaguardare l’integrità dell’azienda agricola e rurale;
    7. orientare ad un corretto uso delle risorse ambientali, produttive e culturali presenti nell’Agro del Comune di Mogorella.

    La destinazione della zona è riservata alle attività agricole, alla pastorizia, alla zootecnia, all’itticoltura, alle attività di conservazione e trasformazione dei prodotti aziendali, all’agriturismo, alla silvicoltura ed alla coltivazione industriale del legno.

    Sono ammessi fabbricati ed impianti connessi alla conduzione agricola e zootecnica del fondo, all’itticoltura, alla valorizzazione e trasformazione dei prodotti aziendali, i fabbricati per agriturismo, i fabbricati funzionali alla conduzione e gestione dei boschi e degli impianti arborei industriali (forestazione produttiva), le strutture per il recupero terapeutico dei disabili, dei tossico dipendenti e per il recupero del disagio sociale.

    È ammessa inoltre la costruzione di edifici residenziali e di centri di ristoro indipendenti dalle aziende agricole secondo le prescrizioni riportate nel seguito.

    E’ ammessa altresì la costruzione di cabine elettriche, centrali telefoniche, stazioni di ponti radio, ripetitori ed altri edifici o impianti di carattere particolare che non trovano collocazione nelle altre Zone omogenee.

    E’ esclusa la localizzazione di impianti classificabili come industriali.

    Fermo restando l’obbligo di procedere prioritariamente al recupero degli edifici esistenti, la costruzione di nuovi edifici ad esclusiva funzione agricola è consentita per le opere indispensabili alla conduzione del fondo ed alle attrezz ature necessarie per le attività aziendali secondo le prescrizioni contenute nelle presenti norme tecniche di attuazione e previa attenta verifica della stretta connessione tra l’edificazione e la conduzione agricola e zootecnica del fondo da dimostrarsi con apposito Piano Aziendale.

    Per gli edifici ad uso abitativo connessi a tali interventi il lotto minimo richiesto per unità abitativa è pari a 3 ettari sia per gli imprenditori agricoli professionali (IAP) sia per coloro che svolgono attività agricola non professionale.

    Il dimensionamento degli edifici deve essere effettuato sulla base della superficie del fondo interessato dal piano aziendale.

    Il rilascio di nuove concessioni per edifici residenziali è consentito esclusivamente dietro predisposizione di un piano aziendale che dovrà giustificare:

    1. le caratteristiche agropedologiche del fondo, in relazione all’attività produttiva prevista;
    2. le esigenze di residenzialità nel fondo, connesse all’attività aziendale proposta dal richiedente.

    All’atto della comunicazione di fine lavori il direttore dei lavori dichiara anche l’esecuzione di tutte le opere di miglioramento fondiario previste nel progetto allegato al permesso di costruire.

    La mancata o incompleta realizzazione di tali opere comporterà il mancato rilascio del certificato di agibilità.

    Non è possibile utilizzare corpi aziendali separati per raggiungere la superficie minima prescritta né edificare in colline o alture del fondo, evitando comunque, per quanto possibile, qualsiasi sbancamento.

    Vigono inoltre per l’intera zona omogenea “E” le disposizioni di salvaguardia dei territori

    rurali di cui all’art. 26 della legge regionale 23 aprile 2015 n° 8.

    1. ATTIVITA’ CONSENTITE NELLE ZONE AGRICOLE

      Entro le zone agricole del Comune di Mogorella (come dalla tavola zonizzazione del territorio comunale) sono consentite le attività agricole previste dall’art. 2135 del C.C. e ss.mm.ii.: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse, allevamento di equini di qualsiasi razza, in connessione con l'azienda agricola, acquacoltura e le connesse attività di prelievo sia in acque dolci sia in acque salmastre.

      Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.

      Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività' agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge

    2. INDIVIDUAZIONE DELLE SOTTOZONE AGRICOLE

      Nel Piano Urbanistico Comunale il territorio extraurbano, o spazio rurale, viene classificato come segue:

      • ZONA E3a Aree che, caratterizzate da un elevato frazionamento fondiario, utilizzate

        per scopi agricoli in ambiti periurbani, con interesse sociale ma con scarsa valenza economica e talora con finalità di difesa idrogeologica (es. orti familiari, agricoltura part-time).

      • ZONA E3b Altre aree caratterizzate da un elevato frazionamento fondiario,

        utilizzate per scopi agricoloproduttivi in ambiti diversi.

      • ZONA E5a Aree agricole marginali nelle quali vi è l’esigenza di garantire condizioni adeguate di stabilità ambientale. Aree con marginalità moderata utilizzabili anche con attività agro-zootecniche estensive a basso impatto e attività silvopastorali.
      • ZONA E5b Aree agricole marginali nelle quali vi è l’esigenza di garantire condizioni adeguate di stabilità ambientale. Aree con marginalità elevata utilizzabili per scopi selvicolturali.

      I confini delle zone agricole sono riportati nella tavola zonizzazione del territorio comunale.

      Gli indici fondiari previsti per le rispettive zone e sottozone sono quelli indicati nelle presenti norme.

    3. CRITERI PER L'EDIFICAZIONE NELLE ZONE AGRICOLE

      Ai fini della capacità edificatoria è possibile raggiungere la superficie minima di intervento con l'utilizzo di più corpi aziendali che, in caso di edificazione a fini residenziali, devono essere contigui. Il volume realizzabile è, in ogni caso, calcolato utilizzando esclusivamente la superficie effettiva del fondo sul quale si edifica, ferma la possibilità di utilizzare particelle catastali contigue.

      L'edificazione per fini residenziali nelle zone urbanistiche omogenee E del territorio regionale è consentita unicamente agli imprenditori agricoli e alle aziende svolgenti effettiva e prevalente attività agricola e la superficie minima di intervento è fissata in tre ettari.

      Entro il territorio del Comune di Mogorella, nelle sottozone agricole sono ammessi i seguenti indici massimi di edificabilità relativi alle strutture sotto indicate:

      Zone E3 ed E5

      1. fabbricazione ed impianti connessi alla conduzione agricola e zootecnica del fondo, all'itticoltura, alla valorizzazione e trasformazione dei prodotti aziendali, con esclusione degli impianti classificabili come industriali. Indice di edificabilità fino a 0,05 mc/mq;
      2. fabbricati per agriturismo, così come normati al successivo art. 23;
      3. fabbricati funzionali alla conduzione e gestione dei boschi e degli impianti arborei industriali (forestazione produttiva). Indice di edificabilità fino a 0,01 mc/mq;
      4. strutture per il recupero terapeutico dei disabili, dei tossicodipendenti, e per il recupero del disagio sociale. Indice di edificabilità: fino a 0,10 mc/mq;
      5. residenze connesse alla conduzione dei fondi. Indice di edificabilità: fino a 0,01 mc/mq.

      Ai fini edificatori la superficie minima di intervento è stabilita in ha 1,00, fatto salvo quanto previsto dalle presenti norme. Per impianti serricoli, impianti orticoli in pieno campo e impianti vivaistici la superficie minima di intervento è stabilita in ha 0,50.

      Per le residenze, la cui realizzazione deve essere motivatamente collegata alla coltivazione dei fondi, la superficie minima di intervento è tassativamente stabilita come segue:

      • per impianti serricoli, impianti orticoli in pieno campo e impianti vivaistici: ha 1.00;
      • per colture arboree, da frutto, agrumi, vigneti e oliveti: ha 1,00
      • per aziende zootecniche: ha 2,00
      • per seminativi e colture erbacee: ha 2,00.

      Nelle aree in cui la pendenza sia superiore al 35%, nelle zone distanti meno di 100 mt dalle zone edificabili A, B e C dei centri abitati ed entro il limite di 150 m dal bordo delle acque pubbliche classificate, e nelle aree di scavi minerari dimessi o di cava è vietata l’edificazione. Le relative superfici possono però essere utilizzate come aree di competenza ai fini del calcolo degli indici di edificabilità per costruzioni ubicate al di fuori di tali aree.

      Ai fini del computo della volumetria è ammissibile anche utilizzare più corpi aziendali in appezzamenti non contigui (ciascuno producente il volume relativo all’indice di zona agricola di cui si tratta), ma che siano al servizio della stessa azienda; in tal caso non è comunque consentita la realizzazione di un volume superiore al doppio di quello computabile sul lotto oggetto dell’edificazione. Tali volumetrie potranno derivare da corpi aziendali compresi nel territorio Comunale di Mogorella. I terreni producenti tali volumi dovranno essere assoggettati, mediante pubblico atto, a vincolo di edificazione, certificato e verificato dall’Ufficio Tecnico Comunale.

      Per il rilascio del titolo abilitativo a fini edificatori la determinazione della destinazione

      produttiva agricola di un fondo deve essere dimostrata mediante la produzione di documentazione tecnico amministrativa, costituita da:

      1. dichiarazione sostitutiva di atto notorio da parte del conduttore del fondo attestante che le opere da effettuarsi sono connesse e coerenti con la conduzione del fondo, e a ciò necessarie;
      2. per aziende agrituristiche dichiarazione sostitutiva di atto notorio nel caso previsto dalle

        presenti norme;

      3. elaborati tecnici a firma di tecnico abilitato (nei limiti delle competenze stabilite dai rispettivi ordinamenti professionali), comprovanti le forme e le caratteristiche dell’iniziativa produttiva di cui si tratta attraverso:

        1. relazione tecnica contenente descrizione dello stato di fatto e indicazione degli

          interventi in progetto, con dettaglio progettuale comprendente:

          1. indicazioni catastali e proprietà;
          2. descrizione dettagliata di strutture, tamponature, coperture e finiture, con indicazione chiara sulla scelta dei materiali;
          3. inquadramento bioclimatico del progetto, con indicazioni relative al sistema di isolamento, riscaldamento e/o raffreddamento degli ambienti, con descrizione delle eventuali soluzioni adottate legate al risparmio energetico;
          4. indicazione e descrizione degli impianti elettrico, di illuminazione, idrico, ecc.
          5. descrizione delle modalità di smaltimento dei reflui;
          6. adeguamento a normative sovraordinate (igienico sanitarie, disabili, ecc.);
          7. relazione agronomica, contenente le indicazioni sull’ordinamento produttivo aziendale e sulle tecniche colturali e produttive esistenti e di progetto, la dimostrazione della congruità delle opere con le potenzialità del fondo, la rispondenza agli indirizzi delle normative agricole regionali, nazionali e comunitarie;
          8. descrizione di massima degli impatti sull’ambiente degli interventi produttivi e delle soluzioni di adottate per ridurre tali impatti;
        2. elaborati di progetto contenenti:

          1. corografia, con indicazione chiara dell’area di intervento;
          2. stralcio della tavola di zonizzazione;
          3. planimetrie catastali dell’area oggetto dell’intervento
          4. planimetria degli interventi su base catastale (in scala non inferiore a 1:4.000)
          5. planimetria quotata degli interventi in scala uguale;
          6. eventuali disegni particolari delle opere;
        3. schema di visualizzazione, come previsto dalle presenti norme, relativamente ad interventi di trasformazione del territorio rurale di scala o impatto ambientale/visuale rilevante (> 3.000 mc).
        4. studio di compatibilità agro-ambientale, come previsto dalle presenti norme, nel caso in cui l’intervento riguardi:

          1. fabbricati zootecnici, ad eccezione di piccole strutture per l’allevamento ovino (non oltre 200 capi);
          2. impianti serricoli di dimensione superiore ai 5000 mq di superficie coperta
          3. altri interventi di trasformazione del territorio rurale di scala o impatto ambientale/visuale rilevante (> 3.000 mc).

        Per fabbricati ed impianti connessi alla conduzione agricola e zootecnica del fondo, all'itticoltura, alla valorizzazione e trasformazione dei prodotti aziendali devono intendersi quei fabbricati, costruiti su un unico piano fuori terra e su di un’unica quota di pavimento, oppure, nel caso di terreni in pendenza, aventi almeno un prospetto fuori terra. I predetti edifici, per essere considerati come tali, devono anche essere privi balconi, pensiline ed aggetti. Non sono consentiti, ai fini della realizzazione dei predetti edifici, movimenti di terra tali da modificare in modo rilevante lo stato dei luoghi.

        Per i fabbricati ed impianti connessi alla conduzione agricola e zootecnica del fondo, all'itticoltura, alla valorizzazione e trasformazione dei prodotti aziendali l’indice di copertura massimo sarà pari al 10% della superficie fondiaria. Per gli impianti serricoli tale indice non dovrà superare il 50% della superficie fondiaria.

        Il distacco minimo dal confine dovrà essere di 6 m. E’ consentito costruire in aderenza previo nulla osta del proprietario confinante. Il distacco dal filo delle strade di penetrazione del lotto non deve essere inferiore a 10 m, per le strade comunali 15 m, per le strade provinciali 20 m, per le strade statali 30 m.

        Le recinzioni potranno essere realizzate con un muro pieno di altezza max di m. 1, e da elementi a giorno per un’altezza complessiva, rispetto al piano di sistemazione definitiva del terreno non superiore a 2,5 m.

    4. CONTENUTI DEGLI STUDI DI COMPATIBILITA’ AGRO-AMBIENTALE

      Lo studio di compatibilità agro-ambientale, a corredo delle richieste di concessione edilizia come specificato all’art. 21, comma 6, lettera d) punto 4, deve integrare le informazioni relative all’area oggetto dell’intervento, fornendo una descriz ione approfondita dei caratteri idrologici, climatologici, pedologici, e paesaggistici del sito; deve inoltre analizzare dettagliatamente l’impatto paesaggistico ed ambientale - oltre alle eventuali modificazioni agronomiche e pedologiche - che l’intervento in esame produrrà sul sito e sull’area ad esso circostante, descrivendo le eventuali soluzioni applicabili per ridurne gli effetti negativi. Lo studio di compatibilità agro-ambientale dovrà essere corredato dei seguenti elaborati illustrativi e di indagine in scala non inferiore al 1:2000:

      1. individuazione fisico-descrittiva dell’ambito dove è prevista la realizzazione della proposta di piano o edificatoria;
      2. descrizione analitica sia dell’ambito oggetto dell’intervento che dei luoghi di più vasta area ad esso circostanti, con evidenziazione del grado di vulnerabilità dell’ambiente per effetto dell’intervento proposto, avendo pa rticolare riguardo ai valori naturalistici e climatologici, ai beni storici e culturali, agli aspetti percettivi, alla conservazione dei suoli ed al rischio idrogeologico;
      3. descrizione delle caratteristiche progettuali dell’intervento proposto ed illustrazione

        delle possibili alternative di localizzazione;

      4. Schema di visualizzazione” destinato a fornire elementi di supporto grafico e fotografico alla valutazione dell’intervento rispetto al sistema preesistente, relativamente ad interventi di trasformazione del territorio rurale di scala o impatto ambientale/visuale rilevante (> 3.000 mc), e consistente di (documentazione minima):

        1. rilievo fotografico panoramico con riferimento ai punti di vista prevalenti e comunque significativi e di dettaglio;
        2. visualizzazione, nell’ambito delle immagini fotografiche relative ai punti di vista prevalenti, della sagoma dell’intervento proposto, corredata da lle informazioni che si ritengono utili per la sua corretta definizione (tecnica costruttiva, materiali impiegati nelle strutture portanti, nelle coperture, negli infissi e negli intonaci, colori ecc....);
        3. nel caso di interventi dimensionalmente rilevanti è necessario riferire l’analisi ad un ambito territoriale significativo;
        4. nel caso di trasformazioni edilizie limitate o nel caso di restauro o ampliamento di fabbricati di valore tradizionale, l’indagine può essere ricondotta alla rappresentazione del singolo edificio o della singola unità fondiaria;
        5. previsione delle soluzioni per la riduzione degli impatti connessi allo smaltimento dei reflui e dei rifiuti prodotti dall’insediamento;
        6. descrizione delle misure previste per eliminare i possibili effetti negat ivi e, se ineliminabili, per minimizzarne e compensarne lo sfavorevole impatto sull’ambiente.
    5. AGRITURISMO

      E’ consentito, nelle zone agricole, l’esercizio dell’agriturismo, quale attività complementare a quella agricola e zootecnica in coerenza con le vigenti leggi sull’agriturismo, e in particolare con la L.R. 18/98 e successive modific azioni e integrazioni. Qualora venga richiesta concessione edilizia per la realizzazione di nuove strutture aziendali orientate all’attività agrituristica, sono ammessi tre posti letto per ettaro con destinazione agrituristica. Per ogni posto letto va computata una cubatura massima di 50 mc. Le volumetrie per i posti letto con destinazione agrituristica sono aggiuntive rispetto ai volumi massimi ammissibili per la residenza n ella medesima azienda agricola in cui si esercita l’attività agrituristica. La superficie minima del fondo in cui è ubicato l’esercizio non deve essere inferiore a ha 1,00, mentre la superf icie accorpata dei corpi aziendali afferenti, sulla quale non deve essere inferiore a ha 3.00.

      Il concessionario con dichiarazione sostitutiva di atto notorio da accludere alla richiesta di concessione edilizia deve impegnarsi a vincolare al fondo le strutture edilizie e a mantenere la destinazione agrituristica dei posti letto, per un periodo non inferiore a 5 anni, e per lo stesso periodo a non frazionare la superficie aziendale.

      Il progetto edilizio deve prevedere sia le residenze sia le attrezzature e gli impianti, a meno che essi preesistano e siano adeguati alla produzione indicata nel progetto.

      La realizzazione e la ristrutturazione dei fabbricati agrituristici deve avvenire in armonia con il contesto paesistico-territoriale.

      Per aziende aventi superficie minore o uguale a 10 ha il limite massimo per l’ospitalità presso l’abitazione dell’imprenditore agricolo e in altri fabbricati situati nell’azienda agricola è di 6 camere e 10 posti letto. Per lo stesso tipo di aziende il limite massimo per l’ospitalità è di 5 piazzole e 15 campeggiatori.

      Per le aziende di dimensioni superiori è stabilito un incremento di un posto letto e di un campeggiatore per ogni ettaro oltre i 10, con il limite massimo di 12 camere e 20 posti letto e di 10 piazzole e 30 campeggiatori.

      In aggiunta agli ospiti di cui ai commi precedenti, possono essere ospitate persone singole, comitive o gruppi organizzati per il solo consumo dei pasti, e comunque in numero non superiore a 80 coperti per pasto.

    6. TURISMO RURALE

      Per turismo rurale, ai sensi della L.R. 12 agosto 1998 n. 27, si intende quel complesso di attività di ricezione, di ristorazione, di organizzazione del tempo libero e di prestazione di ogni altro servizio finalizzato alla fruizione turistica dei beni naturalistici, a mbientali e culturali del territorio rurale extraurbano.

      Nelle zone E3 sono ammessi punti di ristoro di cui all’art. 4 del D.A. 2266/U/83 finalizzati anche allo svolgimento di attività di turismo rurale, indipendenti da una azienda agricola, dotati di non più di 20 posti letto, con indice fondiario di 0,01 mc/mq incrementabile co n delibera del Consiglio comunale sino a 0,10 mc/mq.

      Il lotto minimo vincolato per la realizzazione di nuovi punti di ristoro isolati deve essere di ha 3. In tal caso, quando il punto di ristoro è incluso in un fondo agricolo che comprende attrezzature e residenze, alla superficie minima di ha 3 vincolata al punto di ristoro, va aggiunta quella minima di ha 1 relativa al fondo agricolo.

      L’attività di turismo rurale deve essere svolta nel rispetto delle seguenti condizi oni:

      1. offerta di ricezione e ristorazione esercitata in fabbricati rurali già esistenti ovvero nei punti di ristoro di cui all’art. 10 delle direttive per le zone agricole, adottate dalla Regione Sardegna in attuazione della L.R. 22 dicembre 1989 n. 45 e successive modifiche e integrazioni, da realizzarsi secondo le tipologie edificatorie rurali locali, nelle aree extraurbane agricole come individuate nel Piano urbanistico comunale;
      2. ristorazione con pietanze tipiche della gastronomia regionale, preparate in prevalenza con l’impiego di materie prime di produzione locale;
      3. allestimento degli ambienti con arredi caratteristici delle tradizioni locali, ed in particolare della cultura rurale della zona.

        L’attività di turismo rurale deve essere svolta con le seguenti tipologie:

      4. esercizi alberghieri, di cui alla L.R. 14 marzo 1984 n. 22 e successive modifiche e integrazioni;
      5. esercizi di ristorazione per la somministrazione di pasti e bevande, di cui alla lettera a), comma 1 dell’art. 5 della L. 25 agosto 1991 n. 287, e successive modifiche e integrazioni;
      6. esercizi per la gestione di servizi di organizzazione e supporto alle attività didattiche all’aria aperta e per il tempo libero.

      La sistemazione dei fabbricati rurali già esistenti e destinati al turismo rurale può avvenire, laddove necessario, attraverso interventi di restauro, adeguamento o ristrutturazione edilizia. Gli interventi di ristrutturazione edilizia devono essere effettuati nel rispetto delle caratteristiche degli edifici, conservandone l’aspetto complessivo e i singoli elementi architettonici.

      La realizzazione dei punti di ristoro deve avvenire in armonia con il contesto paesistico-territoriale, e nel rispetto delle tipologie edificatorie rurali tipiche del luogo.

    7. FRAZIONAMENTI E ACCORPAMENTI

      1. I frazionamenti e gli accorpamenti che risultano dallo stato di fatto catastale alla data di adozione del presente regolamento costituiscono il riferimento fondiario per l’applicazione delle presenti norme.
    8. CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE, TIPOLOGICHE E FORMALI DEGLI INTERVENTI EDILIZI IN ZONA AGRICOLA

      1. Per le costruzioni esistenti nelle zone agricole e nelle zone di salvaguardia sono ammessi la manutenzione ordinaria e straordinaria, i restauri, la ristrutturazione e l'ampliamento nei limiti consentiti dagli strumenti urbanistici nonché, ad eccezione d egli edifici soggetti a vincolo monumentale ed artistico, la demolizione e la ristrutturazione in loco per inderogabili motivi di staticità o di tutela della pubblica incolumità.
      2. Nell’ambito delle zone E i nuovi interventi edilizi, le trasformazioni e g li ampliamenti dei fabbricati esistenti dovranno essere condotti con caratteristiche costruttive, tipologiche e formali coerenti con la tradizione locale e secondo le seguenti classi di attuazione:

        1. Corpi di fabbrica originari a conservazione integrale . Si tratta di quelli per i quali è riconoscibile la permanenza di caratteri tipologici e costruttivi originari tali da richiedere la salvaguardia del corpo di fabbrica; per essi sono previste categorie di intervento che comprendono il risanamento conservativo (manutenzione e restauro), e con particolari cautele (con riferimento soprattutto all’uso di materiali e soluzioni costruttive quanto più possibile an aloghi e/o coerenti con quelli tradizionali esistenti) la ristrutturazione interna;
        2. Corpi di fabbrica originari con raddoppio in altezza. Si tratta di edifici

          tradizionali a solo piano terra la cui consistenza costruttiva e tipologica non richiede una salvaguardia integrale. Per essi è prevista la possibilità di inte rvenire mediante la sopraelevazione: quindi al corpo di fabbrica a piano terra si applicheranno il regime di risanamento conservativo e la ristrutturazione interna, comprensiva dell'adeguamento dell'impianto murario all'eventuale ra ddoppio in altezza, mentre la sopraelevazione sarà regolata dalle i ndicazioni del successivo comma e).

        3. Corpi di fabbrica sostituiti, tipologicamente compatibili . Si tratta di edifici totalmente o in gran parte rifatti e quindi non originari, la cui permanenza tuttavia non è in contrasto con il carattere storico-tradizionale dell'ambiente agricolo. Per essi è prevista una doppia possibilità: il mantenimento dell'assetto esistente, e quindi l'intervento in regime di manutenzione ordinaria o straordinaria e di ristrutturazione interna, oppure il rifacimento, e quindi la rist rutturazione globale, con o senza aumento di volume, nel rispetto delle indicazioni del successivo comma e);
        4. Corpi di fabbrica sostituiti, tipologicamente incompatibili . Sono edifici totalmente rifatti e del tutto incompatibili con l'ambiente agricolo tradizionale. Per essi è prevista la semplice manutenzione; in alternativa è prevista la demolizione, parziale o totale, e la possibilità di costruire nuove volumetrie (ristrutturazione globale con o senza variazione di volume) nel rispetto delle indicazioni d el successivo comma e)
        5. Corpi di fabbrica nuovi, conseguenti ad un ampliamento o integrazione di edifici già esistenti o a demolizioni con ricostruzione o ancora a nuova costruzione ed in particolare:

          FABBRICATI AD USO RESIDENZIALE

          Per i nuovi fabbricati ad uso residenziale sono elementi di riferimento progettuale:

          1. altezza: limitazione generalizzata a n. 2 (due) piani fuori terra, misurata alla linea di gronda. Per gli edifici ad un piano terra l’altezza alla gronda potrà variare tra min. 3 m e max 3,50 m; per edifici a due piani fuori terra tra un min. di 6 m ed un max. di 6,50 m. Nel caso di terreno acclive, l’altezza dovrà essere valutata sul fronte a monte. Valori differenti possono essere prescritti in analogia a stati di fatto precedenti, o ad edifici preesistenti in aderenza o contigui. In ogni caso, l'altezza interna media a ciascun piano non potrà essere inferiore a m 2.70 né maggiore di m 3.80;
          2. corpo di fabbrica: dovrà avere conformazione planimetrica semplice, con spessori dei corpi max 8,50 m, min. 4 m; è consentita, in aggiunta al corpo di fabbrica principale, la costruzione di loggiati; le murature dovranno essere costituite con materiali tradizionali o ecologici (pietra, mattoni anche porizzati, terra cruda, ecc.); l’uso del cemento nelle nuove costruzioni dovrà essere limitato alle fondazioni, ai solai, alle strutture portanti quando strettamente necessario;
          3. tamponature ed isolamenti: per gli ambienti residenziali dovranno essere previste adeguate soluzioni di isolamento termoacustico, preferibilmente attuate con l’uso di prodotti locali o comunque naturali (legno, sughero, terrapaglia ecc.) oppure derivanti dall’uso di una massa muraria inerziale, basate su un’eventuale analisi progettuale bioclimatica, tendente a minimizzare i consumi energetici;
          4. sistema delle coperture: a tetto a due falde inclinate con pendenza compresa tra 25% e 35% ricoperte con manto di tegole laterizie (coppo sardo) evitando la frantumazione forzata delle falde di copertura, la formazione di sporti di gronda con forte aggetto (max 40 cm.), l’introduzione di elementi fuori sagoma; è preferibile l’utilizzo di sistemi di isolamento ed aerazione dei tetti, che garantiscano un’adeguata coibentazione degli ambienti;
          5. articolazione dei prospetti, proponendo soluzioni che favoriscono partiture regolari ed evitando il ricorso a balconi e corpi aggettanti ed escludendo altresì il ricorso ad eccessi di citazioni stilistiche non giustificate da un’analisi coerente della tradizione architett onica locale;
          6. materiali di finitura (interni ed esterni), selezionando materiali e tecniche di posa in opera compatibili e coerenti con la tradizione locale, con particolare attenzione alle valenze cromatiche. La compatibilità dovrà riguardare anche gli elementi secondari di arredo esterno quali recinz ioni, pavimentazioni, architravi, cornici, stipiti, porte, finestre ecc. Gli intonaci e le pitture dovranno essere preferibilmente realizzati con prodotti tradizionali e/o naturali (ad esempio a base di calce), evitando prodotti a base cemento.

            FABBRICATI AD USO SERVIZI AGRICOLI/ALLEVAMENTI

            Per i nuovi fabbricati ad uso servizi agricoli/allevamenti sono elementi di riferimento progettuale:

            1. La progettazione di nuovi fabbricati destinati a servizi agricoli o ad allevamenti dovrà verificare, con l’ausilio dello “Schema di visualizzazione” di cui all’articolo 22 lettera d) delle presenti N.A., ogni elemento atto ad attenuare l’impatto visivo sul contesto preesistente. Le soluzioni prospettate, da articolare caso per caso, possono prevedere la formazione di barriere di verde, verifiche cromatiche, distribuzione dei volumi, uso di materiali a basso impatto, soluzioni bioecol ogiche ecc.
            2. Le soluzioni progettuali (tipologie, materiali) dovranno quando possibile prendere spunto dalle indicazioni previste per i fabbri cati residenziali, in particolare per quanto riguarda i criteri di inquadramento bioclimatico e i materiali, fatta salva l’adozione di eventuali soluzioni tecniche o costruttive finalizzate a migliorare la funzionalità tecnico-economica della struttura rispetto alle esigenze produttive aziendali;
            3. I nuovi fabbricati destinati a servizi agricoli o ad allevamenti, se possibile, dovranno essere costruiti in aderenza al fabbricato residenziale, se esistente, ed in tal caso assumeranno gli stessi elementi di rife rimento progettuale
            4. Nei casi ammessi l'ampliamento del volume residenziale deve essere realizzato utilizzando l'eventuale parte rustica contigua all'edificio, sempreché non necessaria alla conduzione del fondo.

      Per ogni intervento effettuato nelle zone vincolate rimane l'obbligo di acquisire il

      prescritto provvedimento autorizzativo di cui alla legge 29 giugno 1937, n. 1497 (e L. 431/85).

      Nei casi ammessi l'ampliamento del volume residenziale deve essere realizzato utilizzando l'eventuale parte rustica contigua all'edificio, sempreché non necessaria alla conduzione del fondo.

      E’ vietata la costruzione di nuovi corpi con l’abbandono contestuale di volumi esistenti.

    9. ANNESSI RUSTICI E ALTRI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI

      I nuovi fabbricati per allevamenti zootecnico-intensivi debbono distare almeno 50 mt dai confini di proprietà.

      Detti fabbricati debbono distare dal limite delle zone territoriali omogenee A, B, C:

      • 500 mt se trattasi di allevamento per suini;
      • 300 mt se trattasi di allevamenti per avicunicoli;
      • 100 mt se trattasi di allevamenti per bovini, ovicaprini ed equini.

      I fabbricati per allevamenti zootecnico-intensivi dovranno avere un rapporto di copertura con l'area di pertinenza non superiore al 50 per cento.

      Le distanze di cui ai commi precedenti, non si applicano agli impianti di acquacoltura e itticoltura e ai fabbricati di loro pertinenza.

      I fabbricati per gli insediamenti produttivi di tipo agro-industriale dovranno essere ubicati nelle zone D, fatti salvi gli ampliamenti degli insediamenti preesistenti a lla data di entrata in vigore del presente regolamento, di cooperative e di associazioni di produtt ori agricoli. Il rapporto di copertura per gli insediamenti di tipo agro-industriale non può superare il

      50 per cento dell'area di pertinenza. Le serre fisse, senza strutture murarie fuori terra,

      sono considerate a tutti gli effetti strutture di protezione delle colture agrarie con regime normale dall'art. 878 del C.C. per quanto attiene le distanze dai confini di proprietà.

      Le serre fisse, caratterizzate da strutture murarie fuori terra, nonché dagli impianti di acquacoltura e per agricoltura specializzata, sono ammesse nei limiti di un ra pporto di copertura del 50 per cento del fondo in cui insistono, senza limiti, al contempo, di volumetria.

      Ogni serra purché volta alla protezione e forzatura delle colture, può essere installata

      previa autorizzazione edilizia, fermo restando nelle zone vincolate, l'obbligo di acquisire il prescritto provvedimento autorizzativo di cui alla legge 29 giugno 1937, n. 1497 (e L. 431/85) nonché l’eventuale studio di compatibilità agro-ambientale.

    10. EDIFICI IN FREGIO ALLE STRADE E ALLE ZONE VINCOLATE

      Per gli edifici esistenti ubicati nelle zone di protezione delle strade di cui al D.M. 1 aprile 1968 n. 1404, e in quelle di rispetto al nastro stradale e alle zone vincolate come inedificabili dagli strumenti urbanistici generali, s ono consentite le seguenti opere:

      1. manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro conservativo, come definiti dall'art. 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457;
      2. la dotazione di servizi igienici e copertura di scale esterne;
      3. ogni altro ampliamento necessario per adeguare l'immobile alla disciplina igienico-sanitaria vigente.

      Gli interventi edilizi saranno autorizzati purché non comportino l'avanzamento dell'edificio esistente sul fronte stradale.

      Nel caso di esproprio di un edificio per la realizzazione o l'ampliamento di strade e per la realizzazione di opere pubbliche in genere, e nei casi di demolizione, è consentita la ricostruzione con il mantenimento delle destinazioni d'uso, in area agricola adiacente anche inferiore alla superficie minima di cui all'art. 21.

    11. SMALTIMENTO DEI REFLUI E SPANDIMENTO DI LIQUAMI

    Ferme restando le prescrizioni di cui al Dlgs. 152/99 e di cui al Dlgs. 258/2000, e successive modificazioni e integrazioni, nonché le prescrizioni del D.A. Regionale Ambiente 21/1/97 n. 34, dalla data di entrata in vigore delle presenti norme di attuazione le abitazioni in zona agricola, che non siano allacciate a fognature comunali, dovranno essere dotate, secondo la natura del sottosuolo, di adeguato sistema di smaltimento delle acque; nel caso di nuovi interventi o di ristrutturazioni il sistema di smaltimento dovrà essere effettuato con impianto di fitodepurazione e/o idoneo impianto di trattamento che prevedano il riciclo completo dell’acqua per usi irrigui.

    Articolo: 13 - NORME PER LE ZONE “G” (servizi di interesse generale)

    Comprendono le parti di territorio destinate ad ospitare specifici edifici, attrezzature ed impianti di interesse generale, pubblici e privati.

    Per ciascuna sottozona è stata individuata la tipologia di struttura o impianto (servizi finanziari,

    impianto di depurazione, distributori di carburante, cimiteri, aree di servizio alla fruizione delle aree archeologiche, parchi extraurbani, attrezzature ricettivo-alberghiere).

    Sono ammessi gli interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, ampliamento, trasformazione, demolizione con o senza ricostruzione.

    Sono escluse le residenze, fatta eccezione per quelle strettamente necessarie destinata ad ospitare il personale di custodia o il titolare dell’attività.

    Per l’edificazione in questa zona, in assenza di Pianificazione attuativa, si applica l’indice fondiario massimo di 0,01 mc/mq per l’edificazione di piccoli fabbricati di appoggio; l’indice di fabbricabilità è elevabile fino ad un massimo di 0,50 mc/mq previa predisposizione ed approvazione di un piano Attuativo, redatto con i contenuti delle presenti norme.

    Nelle zone G interessate da strutture ed impianti di iniziativa pubblica, il Piano Attuativo dovrà prevedere adeguata viabilità di servizio e dotazione di spazi di parcheggio ed a verde attrezzato. Gli altri indici saranno definiti dallo studio di Piano Attuativo di iniziativa pubblica, in relazione alla tipologia di struttura o impianto.

    Nelle zone G in cui ricadono interventi di iniziativa privata, il Piano Attuativo dovrà prevedere la realizzazione e la cessione al Comune di spazi pubblici in misura non inferiore al 30% della superficie territoriale, seguendo le indicazioni della normativa sulle Lottizzazioni convenzionate delle presenti norme e ai sensi dell'art. 27 della Legge 22/10/1971 n. 965. Per le distanze, le altezze, la viabilità, la dotazione di parcheggi privati ed il rapporto di copertura valgono le prescrizioni per le zone “D”. Le porzioni fondiarie non interessate dal sedime dei fabbricati, dagli impianti, dalla viabilità interna o dai parcheggi dovranno essere sistemate a verde attrezzato.

    Per le sottozone individuate nel P.U.C. valgono le seguenti prescrizioni:

    1. SOTTOZONA “G1” CIMITERO

      E’ costituito dall’area che delimita il cimitero comunale lungo la strada provinciale 36 per Villaurbana, così come perimetrata nella cartografia del P.U.C..

      In questa zona è vietata l’edificazione di fabbricati a scopo residenziale.

      Per le strutture esistenti alla data di adozione del P.U.C., in caso di mancata formazione di Piano Attuativo, sono consentiti gli interventi edilizi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, ampliamento, trasformazione, demolizione con o senza ricostruzione, fino all’esaurimento della potenzialità edificatoria dell’area attualmente destinata.

      Le altezze dei fabbricati dovranno essere compatibili col tipo di struttura cui saranno

      specificatamente destinate.

    2. SOTTOZONA “G2” DEPURATORE

      Comprende il lotto attualmente occupato dall’impianto di Depurazione delle acque reflue comunali.

      In questa zona è vietata l’edificazione di fabbricati a scopo residenziale.

      L’indice di fabbricabilità fondiaria non dovrà superare lo 0,01 mc/mq per la costruzione di fabbricati e strutture di stretta pertinenza del depuratore.

      Le altezze dei fabbricati dovranno essere compatibili col tipo di struttura cui saranno specificatamente destinate.

    3. SOTTOZONA “G3” MATTATOIO

      Comprende il lotto attualmente occupato dal Mattatoio comunale. In particolare si prescrive:

      1. L’indice di fabbricabilità fondiaria non dovrà superare i 3 mc/mq;
      2. La superficie coperta non dovrà superare l’indice di 0,60 rispetto alla superficie dell’intero lotto;
      3. L’altezza degli edifici non dovrà superare i m 7,50;
      4. L’edificio principale dovrà avere un distacco dal ciglio stradale di almeno m 4,00. E’ ammessa l’edificazione lungo la recinzione dei bassi fabbricati purché non superino l’altezza massima di m 3,00.

        È vietata l’edificazione di fabbricati a scopo residenziale, mentre è ammessa l’edificazione per

        uffici strettamente connessi con l’attività svolta dal mattatoio.

    4. SOTTOZONA “G4” ECOCENTRO

      Comprende il lotto attualmente occupato dal centro comunale di raccolta dei rifiuti urbani (ecocentro).

      In questa zona è vietata l’edificazione di fabbricati a scopo residenziale.

      L’indice di fabbricabilità fondiaria non dovrà superare lo 0,01 mc/mq per la costruzione di fabbricati e strutture di stretta pertinenza del centro comunale di raccolta.

      Le altezze dei fabbricati dovranno essere compatibili col tipo di struttura cui saranno specificatamente destinate.

    Articolo: 14 - NORME PER LE ZONE H (salvaguardia)

    Individua le parti del territorio che rivestono un particolare valore speleologico, archeologico, paesaggistico o di particolare interesse per la collettività, quali fascia di rispetto dei corsi d’acqua, fascia attorno agli agglomerati urbani, fascia di rispetto cimiteriale, fascia lungo le strade statali, provinciali e comunali, dove è inibita l’edificazione, pur permanendo la classificazione di zona.

    L'indice territoriale ammesso è pari a 0,001 mc/mq, con possibilità di deroga, ai sensi dell’art.16 della Legge 6 agosto 1967 n. 765, limitatamente ad edifici, attrezzature ed impianti pubblici.

    Limitatamente agli edifici esistenti, sono inoltre applicabili le norme di cui Titolo II Capo I e capo II della legge regionale 23 aprile 2015 n. 8.

    Sono state individuate le fasce di rispetto a protezione del nastro stradale delle strade provinciali, secondo il Nuovo Codice della Strada, nelle sottoz one C, D, E, G ed S qualora esterne al centro abitato, come definito da apposita delibera del C onsiglio Comunale. In tali zone, mentre è permesso ogni altro uso consentito dalle normative specifiche delle zone di pertinenza, non è consentita l’edificazione, la ricostruzione conseguente a demolizione o l’ampliamento verso la strada di costruzioni. Tali zone possono invece essere computate ai fini edificatori, secondo le norme specifiche della zona, e non sono pertanto urbanisticamente equiparabili a zone H.

    Le zone H sono in generale ambiti di salvaguardia prevalentemente ambientale e

    paesaggistica, nelle quali deve essere garantita la conservazione integrale dei singoli caratteri morfologico-ambientali e dei rispettivi insiemi; non sono ammesse alterazioni allo stato attuale dei luoghi e sono consentiti, previa aut orizzazione di cui all’art. 7 della

    1497/39 i soli interventi volti alla conservazione, difesa, ripristino, restauro e fruizione della risorsa, e in particolare:

    1. attività scientifiche, comprendenti l’insieme delle attività finalizzate allo studio, controllo e conservazione delle risorse ambientali;
    2. fruizione culturale del bene, comprendente l’insieme di attività di fruizione dell’ambiente a fini didattici e ricreativi, con eventuale realizzazione di infrastrutture leggere (sentieri natura, segnaletica) o strutture leggere di supporto (capanni per la sola somministrazione di bevande e alimenti, ecc.) ed attività legate all’uso dei beni ambientali i genere;
    3. opere di difesa e ripristino ambientale in presenza di alterazioni o manomissioni di

      origine antropica;

    4. il recupero di strutture esistenti con le tipologie originarie;
    5. l’apertura e la sistemazione delle piste forestali strettamente necessarie alla gestione del bene;
    6. gli interventi volti alla difesa del suolo sotto l’aspetto idrogeologico;
    7. interventi per la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubbl ico.

      In tutte le zone H come definite dalle presenti norme e dalla cartografia del P.U.C. è prescritto l'indice territoriale massimo di 0,001 mc/mq, con possibilità di deroga, ai sensi dell'art. 16 della legge 6 agosto 1967, n. 765, limitatamente ad edifici, attrezzature ed impianti pubblici. In ogni caso le opere dovranno inserirsi armonicamente nei contesti tutelati.

      Le aree soggette a salvaguardia sono state suddivise in sottozone sottoposte a vincoli specifici come appresso indicato.

      1. Sottozona “H1” (rispetto archeologico - fascia di 100 mt)

        Individua le aree di interesse archeologico e storico-culturale su cui insistono le emergenze archeologiche e monumentali presenti nel territorio comunale e le aree immediatamente contermini che possono essere interessate dagli in sediamenti, così come individuate nella cartografia del P.U.C..

        Per l’area interessata è imposto il vincolo di inedificabilità, con possibilità di deroga, ai sensi dell’art. 16 della legge n. 765 del 1967, limitatamente ad edifici, attrezzature e impianti pubblici.

        Il vincolo di inedificabilità viene esteso per una fascia di ampiezza pari a 100 mt, ai sensi dell’art. 49 delle NTA del PPR, come individuata nella cartografia del PUC con distanze misurate dal confine ideale rappresentato dalle emergenze archeologiche visibili.

        Nelle aree, come individuate nella cartografia del P.U.C., con vincolo di inedificabilità, sono consentiti solo gli interventi finalizzati alla salvaguardia, alla conservazione e alla valorizzazione del sito archeologico.

        Entro tali zone di salvaguardia deve essere garantita la conservazione integrale dei singoli caratteri archeologici, storici, morfologici e dei rispettivi insiemi; non sono ammesse alterazioni allo stato attuale dei luoghi e sono consentiti i soli interventi volti alla conservazione, difesa, ripristino, restauro e fruizione della risorsa e in particol are:

        1. attività scientifiche, comprendenti l’insieme delle attività finalizzate allo studio,

          controllo e conservazione delle risorse storico-archeologiche e ambientali;

        2. fruizione culturale del bene, comprendente l’insieme di attività di fruizione dell’ambiente a fini didattici e ricreativi, con eventuale realizzazione di infrastrutture leggere o strutture leggere di supporto (capanni per la sola somministrazione di bevande e alimenti, ecc.) ed attività legate all’uso dei monumenti, zone archeologiche e beni culturali i genere;
        3. l’apertura e la sistemazione delle piste forestali strettamente necessarie alla gestione del bene;
        4. gli interventi volti alla difesa del suolo sotto l’aspet to idrogeologico;
        5. interventi per la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubbl ico.

        Per i manufatti connessi all’utilizzo agro-silvo-pastorale del suolo eventualmente esistenti nell’ambito degli areali così come individuati dal P.U.C. è concesso intervenire nei modi e per gli effetti di cui al punto a) dell’art. 31 della Legge n . 457/1978 (Interventi di manutenzione ordinaria ovvero opere di riparazione, rinnovo e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti), così come modificato e integrato dall’art. 5 della Legge n° 8/2015 (Norme per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia e per il miglioramento del patrimonio edilizio).

        Nei siti citati, nel caso di interventi sul suolo connessi all’utilizzo agro -silvo-pastorale, dovrà essere acquisita preventiva autorizzazione della Soprintendenza Archeologica competente per territorio.

      2. Sottozona “H2” (pregio paesaggistico - fascia di rispetto dei corsi d’acqua)

        Individua l’alveo, le sponde e la fascia di 300 metri dei corsi d’acqua iscritti alle acque pubbliche presenti nel territorio comunale e individuati nella cartografia del P.U.C.. All’interno delle aree sopra definite vige il divieto di edificazione, ai sensi della Legge 8 agosto 1985 n. 431 e dell’art.10bis della Legge Regionale 22 dicembre 1989 n . 45; detta fascia è misurata dalle sponde, o dal piede degli argini ove esistenti, per una distanza di 150 metri da ciascuna di esse.

        Ai sensi del secondo comma dell’art. 12 della Legge Regionale 22.12.89 n. 45, per i fabbricati esistenti e ricadenti all’interno della fascia di rispetto sono comunque consentiti gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e le volumetrie preesistenti.

        Per l’edificazione di nuove costruzioni e per la realizzazione di interventi diversi da quelli di cui sopra, possono essere concesse deroghe, previa d eliberazione del Consiglio Comunale e nulla-osta da parte dell’Assessorato Regionale competente e del Ministero per i Beni Culturali e il Paesaggio.

      3. Sottozona H5* (rispetto cimiteriale fascia di 200 mt)

        E’ costituita dalla fascia di rispetto attorno al cimitero comunale su cui grava il vincolo "non aedificandi" ai sensi del R.D. 27.07.1934 n. 1265, della Legge 17.10.1957 n. 983 e del “Nuovo Regolamento di Polizia Mortuaria” D.P.R. 10.09.1990 n. 285 (zone di rispetto di aree cimiteriali).

        Tale fascia di rispetto, così come perimetrata nella cartografia del P.U.C., ha un’ampiezza pari a 200 mt, con distanze misurate dal limite esterno del muro di cinta. Sono fatte salve le costruzioni esistenti all’interno della fascia di rispetto.

        Entro tale fascia è assolutamente vietata l’edificazione, è ammesso l’ampliamento dell’area cimiteriale, secondo quanto previsto dalle leggi in materia.

        Sono tuttavia consentite le attività agricole previste ai sensi dell’art. 2135 del Codice Civile e dalle presenti norme.

      4. Sottozona H5** (rispetto impianto depurazione - fascia di 100 mt)

        È costituita dalla fascia di rispetto attorno all’impianto di depurazione comunale, ai sensi della Delibera Min. LL.PP. 04.02.1977 pubblicata nella G.U. n. 48 del 21.02.1977.

        Tale fascia di rispetto, così come perimetrata nella cartografia del P.U.C., ha un’ampiezza non inferiore a 100 mt, con distanze misurate dal limite esterno del muro di cinta. All’interno della fascia di rispetto del depuratore è vietata l’edificazione , sono fatte salve le costruzioni esistenti a distanza inferiore a quella sopra stabilita; per tali costruzioni sono consentiti solamente interventi edilizi di natura conservativa nei limiti previsti dalle vigenti disposizioni di legge.

        Per l’edificazione di nuove costruzioni e per la realizzazione di interventi diversi da quelli di cui sopra, possono essere concesse deroghe, previa deliberazione del Consiglio Comunale.

      5. Sottozona H6 (rispetto stradale).

    Sono le parti del territorio non classificabili secondo i criteri in precedenza de finiti e che costituiscono le fasce di rispetto lungo le strade statali, provinciali e comunali.

    Valgono le prescrizioni e le norme generali per le zone H.

    Articolo: 15 - NORME PER LE ZONE “S” (servizi collettivi)

    Sono le parti del territorio destinati per spazi pubblici riservati alle attività collettive, quali istruzione, attrezzature di interesse comune, spazi pubblici attrezzati e parcheggi.

    L'indice territoriale viene individuato nelle singole sottozone di seguito individuate.

    Limitatamente agli edifici esistenti, sono inoltre applicabili le norme di cui Titolo II Capo I e capo II della legge regionale 23 aprile 2015 n. 8.

    Ai sensi del Decreto Ass. EE.LL. 20 dicembre 1983 n . 2266/U la Zona “S” è stata

    suddivisa nelle seguenti sottozone omogenee:

    • Sottozona S1 aree per l’istruzione, asili nido, scuole materne, scuole dell’obbligo;
    • Sottozona S2 aree per attrezzature di interesse comune, religiose, culturali, sociali, assistenziali, sanitarie, amministrative, per pubblici servizi ed altre;
    • Sottozona S3 aree per spazi pubblici attrezzati a parco, per lo svago e lo sport;
    • Sottozona S4 aree per parcheggi pubblici.
    1. Sottozona S1 (aree per l’istruzione)

      Nell’edificazione si dovranno rispettare le norme sull’edilizia scolastica, ed in particolare il D.M. 18/12/1975 (norme tecniche per gli edifici scolastici) e il D.M. 26/08/1992 (prevenzione incendi per edifici scolastici), ed i seguenti limiti:

      1. Indice di fabbricabilità fondiaria 3,00 mc/mq.
      2. Altezza massima costruzioni 8,00 mt.
      3. Rapporto di copertura massimo 0,30 mq/mq.
      4. Distanza minima dei fabbricati dalle strade pubbliche 5,00 mt.
      5. Distacchi minimi dai confini 4,00 mt.
      6. Distanza tra fabbricati 8,00 mt.

        In tale zona è vietata l’edificazione a scopo residenziale, fatta eccezione per quelle unità abitative direttamente collegate all’attività scolastica in funzione di sorveglianza e custodia. Sarà consentito l’ampliamento, ristrutturazione e nuova costruzione di edifici scolastici.

        Le altezze dei fabbricati dovranno comunque essere compatibili con le esigenze dell’attività

        didattica e con quelle più generali del decoro urbano delle aree e dell’edilizia al contorno.

    2. Sottozona S2 (aree per attrezzature di interesse comune)

      Nell’edificazione si dovranno rispettare le norme vigenti per le singole tipologie, e i seguenti limiti:

      1. Indice di fabbricabilità fondiaria 3,00 mc/mq.
      2. Altezza massima costruzioni 8,00 mt.
      3. Rapporto di copertura massimo 0,30 mq/mq.
      4. Distanza minima dei fabbricati dalle strade pubbliche 5,00 mt.
      5. Distacchi minimi dai confini 4,00 mt.
      6. Distanza tra fabbricati 8,00 mt.

        In tali zone è vietata l’edificazione di fabbricati a scopo residenziale, fatta eccezione per quelle unità abitative direttamente collegate all’attività religiosa, culturale, sociale, assistenziale, sanitario, amministrativo, per pubblici servizi e simili, in funzione di sorveglianza e custodia. Sono ammessi gli interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, ampliamento, trasformazione, demolizione con o senza ricostruzione.

        È consentita la possibilità di incremento volumetrico previa apposita deroga da parte del Consiglio Comunale.

        Le altezze dei fabbricati dovranno comunque essere compatibili col tipo di edificio religioso, culturale, sociale, assistenziale, sanitario, amministrativo e per pubblico servizio che sarà costruito.

    3. Sottozona S3 (aree per spazi pubblici attrezzati)

      Comprendono le zone per spazi pubblici attrezzati a parco, per il gioco ed impianti sportivi e ricreativi. Nell’edificazione delle strutture e di ridotti volumi in funzione delle destinazioni di zona, si applicheranno le norme specifiche, e in particolare quelle sull’edilizia sportiva e ricreativa, per gli ambiti di competenza.

      Sono ammessi gli interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e

      risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, ampliamento, trasformazione, demolizione con o senza ricostruzione.

      Nelle aree come sopra destinate è consentita l’installazione delle attrezzature occorrenti.

      In tale zona è vietata l’edificazione di fabbricati a scopo residenziale ad eccezione di quelle unità abitative direttamente collegate alle attività del tempo libero a scopo di sorveglianza e custodia.

      I fabbricati dovranno distare da altri fabbricati almeno m 8,00 e dal confine almeno m 4,00.

      Le altezze dei fabbricati dovranno essere compatibili col tipo di struttura di impianto sportivo di interesse pubblico che sarà costruito.

    4. Sottozona S4 (aree per parcheggi)

    Comprendono le parti di territorio interessate da parcheggi pubblici. Si dovranno rispettare le norme tecniche relative ad i parcheggi e quelle sull’eliminazione delle barriere architettoniche negli spazi pubblici.

    Sono unicamente consentite le opere (spianamenti, terrazzamenti e manufatti di contenimento e sostegno) necessarie alla realizzazione dei parcheggi pubblici, nonché eventuali volumi fuori terra o interrati rigorosamente destinati ad uso di parcheggio pubblico.

    Articolo: 16 - PARCHEGGI

    In tutte le nuove costruzioni i parcheggi ad uso privato dovranno essere commisurati nel rapporto di 1 mq ogni 10 mc di costruzione, fatto salvo quanto disposto, per le costruzioni ad uso commerciale, dalle Norme di Attuazione in materia di Urbanistica Commerciale delle presenti norme.

    Articolo: 17 - IMPIANTI PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI, IMPIANTI TECNOLOGICI A SERVIZIO DEGLI EDIFICI ED EFFICIENTAMENTO ENERGETICO DEGLI EDIFICI

    L’installazione di impianti comunque classificati, in tutto il territorio comunale di Mogorella, è subordinata al rigoroso rispetto della vigente normativa regionale e nazionale (alla quale si rimanda integralmente) in quanto cogenti rispetto alle presenti norme.

    Le presenti norme promuovono la gestione energetica sostenibile degli edifici per un miglioramento della loro efficienza energetica nel rispetto delle Direttive 2010/31/UE in materia di prestazione energetica degli edifici, del Decreto Legge 4 giugno 2013 n. 63, convertito con modificazioni in Legge 3 agosto 2013 n. 90 s.m.i., della Direttiva 2009/28/CE recepita dal Decreto Legislativo 3 marzo 2011 n. 28 s.m.i. in materia di fonti rinnovabili. L'obbiettivo è quello di promuovere il miglioramento della prestazione energetica del patrimonio immobiliare favorendo lo sviluppo e l'integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici, oltre che di conseguire gli obiettivi nazionali, all'interno del contesto europeo, in materia di energia e ambiente.

    Il Decreto Legge 4 giugno 2013 n. 63, convertito con modificazioni, in Legge 3 agosto 2013 n. 90, prevede che sia redatto l'attestato di prestazione energetica (APE), all'interno del quale devono essere contenute le raccomandazione per il miglioramento dell'efficienza energetica dell'edificio con le proposte degli interventi più significativi ed economicamente convenienti, separando la previsione di interventi di ristrutturazione importanti da quelli di riqualificazione energetica.

    Conformemente al dettato normativo dev’essere applicata una metodologia di calcolo all'interno della quale devono essere tenuti presenti alcuni aspetti determinanti, quali le caratteristiche termiche dell'edificio (capacità termica, isolamento ecc.), le caratteristiche degli impianti di riscaldamento e condizionamento dell'aria, la produzione di acqua calda, l'impianto di illuminazione e le condizioni climatiche interne, la posizione e l'orientamento di locali e fabbricato, i sistemi solari passivi e di protezione solare.

    La 2010/31/UE prevede che siano rispettati dei requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici o le unità immobiliari al fine di raggiungere livelli ottimali in funzione dei costi.

    Le prescrizioni per gli edifici di nuova costruzione prevedono un'incentivazione dell'uso di sistemi alternativi ad alta efficienza (uso fonti rinnovabili, teleriscaldamento ecc.) di cui deve essere valutata la fattibilità tecnica, ambientale ed economica. Mentre per gli edifici esistenti sottoposti ad interventi di ristrutturazione di rilievo, dovranno essere previsti tutti gli interventi possibili al fine di migliorare la prestazione energetica del fabbricato e raggiungere così i requisiti minimi prescritti.

    Uno degli aspetti che la direttiva sottolinea con particolare rilevanza è la necessità di stabilire dei requisiti minimi di prestazione per i sistemi tecnici nel settore dell'edilizia, in particolare modo per gli impianti di riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria, condizionamento dell'aria, impianti di ventilazione ecc., incentivando l'utilizzo di nuove tecnologie e fonti rinnovabili, in modo da ottenere un sostanziale abbassamento dei consumi energetici, per il raggiungimento degli obbiettivi fissati a livello comunitario. Per fare questo si dovranno adottare, tra le altre soluzioni, l'introduzione di sistemi di controllo attivi sia negli edifici di nuova costruzione sia negli interventi di ristrutturazione.

    L'obbiettivo ultimo della 2010/31/UE è quello di incentivare la diffusione di “edifici a energia quasi zero” in tutti gli stati membri, il cui minimo fabbisogno energetico sia coperto in misura significativa da energia proveniente da fonti rinnovabili.

    Il P.U.C. incentiva la gestione energetica sostenibile delle abitazioni sia per contenere il consumo di energia sia per l'utilizzo di materiali e tecniche a favore della sostenibilità ambientale. In particolare si raccomanda di tenere presente alcuni principi generali da applicare alla pratica progettuale in un ottica di efficienza energetica.

    Laddove possibile, è consigliabile orientare l'edificio secondo l'asse longitudinale Est-Ovest favorendo così l'ingresso della radiazione solare nei mesi invernali e riducendone l'ingresso nei mesi estivi.

    Altro aspetto fondamentale per controllare il fabbisogno di energia per la climatizzazione invernale ed estiva è il miglioramento delle prestazioni dell'involucro. Tutti i suoi componenti (opachi verticali, opachi orizzontali e trasparenti) devono rispettare i limiti massimi di trasmittanza previsti dalla normativa vigente.

    Per garantire il comfort all'interno degli edifici e l'abbattimento dei consumi energetici è opportuno prevedere degli elevati standard di efficienza degli impianti di illuminazione ed utilizzare la massimo il contributo della luce naturale, ponendo particolare attenzione, dove possibile, all'orientamento e alla dimensione dei componenti trasparenti. Per quanto riguarda gli impianti è importante considerare l'adozione di soluzioni ad alta efficienza sia per la climatizzazione invernale che per quella estiva, privilegiando ad esempio sistemi a bassa temperatura e pannelli radianti, che sfruttano la trasmissione di calore per irraggiamento, ed installando sistemi di regolazione termica locale (valvole termostatiche, termostati collegati a sistemi locali ecc.) che garantiscano il mantenimento della temperatura entro limiti impostati anche in presenza di apporti gratuiti.

    Per coprire parte del fabbisogno energetico annuo è importante prevedere l'istallazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria e di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, integrandoli con i sistemi di distribuzione del calore a bassa temperatura.

    Adottare inoltre dei “sistemi passivi” integrati agli edifici, come la ventilazione naturale degli ambienti, in particolare nei mesi estivi, in modo da ridurre il ricorso a impianti di condizionamento o la presenza di sistemi di captazione solare passivi, consente non solo di abbassare il fabbisogno energetico dell'edificio ma anche di aumentare il comfort interno degli ambienti.

    1. Impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili

      È consentita l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, esclusivamente per l’auto-produzione in funzione del fabbisogno energetico dell’edificio e/o dell’impianto produttivo.

      È consentita la realizzazione e/o l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, a scopi di commercializzazione e vendita, solo nelle aree classificate “D” (aree per insediamenti produttivi) nella cartografia del P.U.C..

      Col fine di diversificare la produzione, nelle aree classificate “E” (agricole) nella cartografia del P.U.C., è consentita la realizzazione e/o l’installazione di piccoli impianti (nel rispetto della vigente normativa regionale, nazionale e delle presenti norme) per la produzione di energia da fonti rinnovabili oltre il fabbisogno dell’unità produttiva, a scopi di commercializzazione e vendita.

      Nelle aree classificate “A” e “B” nella cartografia del P.U.C. e ricadenti all’interno del centro matrice di antica e prima formazione, l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili è regolamentata dal relativo piano attuativo (piano particolareggiato del centro matrice).

      L’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili a servizio di edifici (solare termico, solare fotovoltaico, etc…) dovrà avvenire mediante idonea soluzione architettonica e a basso impatto visivo. Gli impianti se installati sulle coperture, dovranno essere del tipo integrato e/o semintegrato, complanari alle falde del tetto senza elementi e/o parti in sporgenza; se installati su coperture piane dovranno essere adottate soluzioni architettoniche tali da evitare impatti visivi sulla pubblica via.

      Col fine di incentivare e diffondere le pratiche per il risparmio energetico, è previsto nei progetti di edifici di nuova costruzione e nei progetti di ristrutturazioni rilevanti degli edifici esistenti l'utilizzo di fonti rinnovabili per la copertura dei consumi di calore, di elettricità e per il raffrescamento (Allegato 3 al D.Lgs. 28/2011). I progetti di edifici di nuova costruzione e di ristrutturazioni rilevanti su edifici esistenti che assicurino una copertura dei consumi di calore, di elettricità e per il raffrescamento in misura superiore di almeno il 30 per cento rispetto ai valori minimi obbligatori di cui all’allegato 3 del D.lgs. 63/2013, beneficiano, in sede di rilascio del titolo edilizio, di un bonus volumetrico del 5 per cento, fermo restando il rispetto delle norme in materia di distanze minime tra edifici e distanze minime di protezione del nastro stradale. In caso di utilizzo di pannelli solari termici o fotovoltaici disposti sui tetti degli edifici, i predetti componenti devono essere aderenti o integrati nei tetti medesimi, con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda.

      Per quanto riguarda i criteri in materia di approvazione degli impianti tecnologici da fonti rinnovabili si rimanda alla Delibera G.R. n. 12/21 del 20.03.2012 “piano d'azione regionale per le energie rinnovabili”, L.R. 17.11.2010 n. 15, Delibera G.R. n. 27/16 del 01.06.2011, Delibera G.R. n. 40/20 del 06.10.2011, Delibera G.R. n.34/33 del 07.08.2012.

    2. Impianti tecnologici ed efficientamento energetico degli edifici

    In materia di efficienza energetica la Comunità Europea ha indicato ai Paesi membri la strada da percorrere con la Direttiva 2002/91/CE “Rendimento energetico nell’edilizia” detta anche EPBD, ovvero Energy Performance Buildings Directive successivamente aggiornata con la Direttiva 2010/31/UE (detta anche EPBD2) in vigore dal 9 luglio 2010.

    L’Italia introduce nel proprio regolamento nazionale le indicazioni delle due direttive attraverso il DLgs 192/05 (di recepimento della direttiva 2002/91) e il Decreto Legge 63/13 (di recepimento della direttiva 2010/31) convertito in legge il 3 agosto 2013 dalla Legge 90/13. L’ultimo atto dell’evoluzione legislativa nazionale riguarda la pubblicazione a luglio 2015 del decreto attuativo della Legge 90/13 ovvero il Decreto Ministeriale del 26 giugno 2015.

    Tutti gli impianti dovranno essere installati nel pieno rispetto del DM 37/2008 e della vigente normativa.

    Nel seguito si riporta un quadro di dettaglio delle norme in vigore alle quali uniformarsi e che nelle presenti norme vengono integralmente richiamate.

    Pubblicato

    In vigore

    Documento

    4 gen 2002

    4 gen 2002

    Direttiva 2002/91/ CE delParlament o Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2002 s ul rendimento energetico nell'edilizia.

    La dirett iva detta la linea sulle nuove dispos izio niin materia di efficienza energet ica delsistema edific io-impia nto che ogni Stato membro della Comunità Europea deve introdurre a lvello nazionale entro il 4 gennaio 2006.

    7 ott 2005

    8ott 2005

    DLgs 192/2005 "Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico in ediliz ia".

    Con questo documento la Repubblica Italiana introduce le nuove disposizioni europee all'interno dei rego lamenti nazionali. Molti aspetti vengono però demandati a futuri decreti attuativi.

    1feb 2007

    2 feb 2007

    DLgs 311/06 "Dispos izionicorrettive ed integrat ive al D gs 192/05,recante attuazio ne della d irettiva 2002/91/CE,relativa a lrendimento energetico nell'edilizia" .. li decreto modif ica e integra il test o delD gs 192/05.

    3 lug 2008

    4 lug 2008

    DLgs 115/2008 "Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all'efficienza degliusifina li dell'energia e iservizienergetici e a brogaz ione della direttiva 93/76/CEE".

    Il decreto introduce in A llegato 1 11 la definizione del "soggetto cert ificatore" valida a livello nazionale e l'obb ligo diva lida zione dei software commerciali.

    10 giu 2009

    25 giu 2009

    DPR 59/09 "Regolamento di attuazione dell'articolo 4, comma 1,lettere a) e b), del D lgs 192/05 co ncernente a tt ua zione della direttiva 2002/91/CE

    Il documerntia è il primo de1 decreti attuativi del Dlgs 192/05 che introduce un nuovo quadro didisposizioniobbligaiborie in sostituzione alle indicazioni "transitorie" dell'Al legato I del DLgs 192/05.

    10 lug 2009

    11 lug 2009

    DM 26/66/09 "Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici". Il decreto attuativo del D lgs 192./05 definisce le metodologie per la predisposizione dell Attestato di certificanone ,energetica.

    18 giu 2010

    9 lug 2010

    Direttiva 2010/31/UE del Parlamento Europeo e delConsiglio del 19 maggiio 2010 sulla prestazione energetica nelrediliziia (refusione).

    La direttiva aggiorna e integra icontenuti della Direttiva 2002/91/Cf. (che viene abrogata con effetto dall febbraia 2012) obbligando gli stati membriad aggiornare ipriapri recepimenti nazionali.

    28 mar 2011

    29 mar 2011

    DLgs 28/2011. "Attuazione dellai direttiva 2009/28/UE sulla promozione dell'u&o dell'energia da fonti rinnovabili,recante modifica e surnessiva abrogaziome delle direttive 2001/77/Cf. e 2003/30/0:." il documento modifica le regole sugli obblighiprevisti perla copertura energetica da fonti rinnovabili (Art.11e All.3) e per la certificazione energetica in.9ede dicompravendita e loca.none (Art_ 13)_

    13 dic 2012

    28dic 2012

    DM 22/11/12 . "'Modifica deldecreto 26 giugno 2009, recante:«Linee guida nazionali perla certificazione energetiai deg1iedifici"_

    Il decreto modifica le Linee Guida Nazionali e in particolare annulla la possibilità diautodichiara re I'edifieiain dasse G.

    25 gen 2013

    26gen 2013

    DM 22/11/12. "Modifica dell'Allegato A del DLgs 19'2/05 reca nte attuaziione della direttiva 2002/91/0:. relativa al rendimento energetico nell'edilizia"_

    Il decreto modifica l'Allegato A delIDL..gs 192/2005 "Ulteriori definizioni"_

    25 gen 2013

    26gen 2013

    DM 22/11/12 "'Modifica dell'Allegato A del Dlgs 192/05 recante attuazione della direttiva 2002/91/CE. relativa al rendimento energetico nelt'edilizia"_

    Il decreto modifica l'Allegato A delDlg5 192/2005 "Ulteriori definizioni"_

    5giu 2013

    6giu 2013

    Dl 63/20t3 "'Dispos zioniurgenti per il recepimento delIa Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e delCon5iglio idei 19 maggio 2010, stJIla prestaziome energetica nelI'ediIiz.ia per la defirniz.ione delle procedure d'infraz.ione awiate dalla Commissione el.llropea,nonché altre 1disposizlioni

    in materia di1coesione sociale"_

    Con il Decreto v ene recepita la rnrettiva Europea 31/2010/ UE.Il documentio contiene·le modifiche all DLgs 192/05 e Ila proroga degli incentivi fiscali.

    27 giu 2013

    28giu 2013

    DPR 74/13 "Regolamento recante definizione dei criteTigenerali in materia di ese rc zio,cond'uziorne,controllo, manuten:zione e ispezlione deglli impiantitermici per la climati.zzaZJione invernale ed estiva degliedifiai e per la preparaz.ion e dell'acqua calda per usigienicisa nitari,a norma dell'artico lo 4,comma 1, ]lettere a) e c), del Dl.gs 192/0iS"

    27 giu 2013

    12.lug 2013

    IDPR 75/13 "Regolamento recante disciplina dei1criteri diacicreditamento per assicurare la qualificazio ne e l'indipendenza degli esperti e degli organismi.a rniaffidarela certificazione eneTgetica degli ed'ifid,a norma dell'artico lo 4,comma 1,lettera c), idei Dl.gs 192/05"

    3ago 2013

    4ago 2013

    Legge 90{13 .,.Conversione,con modificazioni,del decreto Legge 4 giugno 2013, n.63"

    15 lug 2015·

    l ott 2015

    DM 26/6/15 "Appicazione delle metodologie di calcolo deUe prestazioni energetiche e definizione delle prescriioni e dei requisiti minimidegli

    edifici"

    QUADRO TEMPORALE LEGISLATIVO

    Da:

    A:

    ln vigore:

    17 gen 1991

    16 ago 2005

    Ll0/91 e decreti attuativi

    17 ago2005

    7 ott2005

    Ll0/91 e decreti attuativi + DM 178/05

    8 ott2005

    1feb 2007

    Dlgs 192/05

    2 feb 2007

    24giu 2009

    DL.gs192/05 + Dl.gs311/06

    25 giu 2009

    28 mar 2011

    DLgs192/05 + DLgs311/06 + DPR 59/09

    29mar201l

    5 Giu 2013

    DLgs192/05 + DLgs311/06 + DPR 59/09 + DLgs. 28/11

    6giu2013

    3 ago2013

    DLgs192/05 + DLgs311/06 + DPR 59/09 + DLgs 28/11 + DL63/13

    4 ago2013

    30 set2015

    DLgs192/05 + DLgs311/06 + DPR 59/09 + DLgs 28/n + DL63/13T L90/13

    11 ott 201.5

    -

    Dlgs192/05 + Dl.gs311/06 + Dlgs 28/11+ DL63/13 + L90/13

    3 + DM26/6/15

    Articolo: 18 - AREE INTERESSATE DA IMPIANTI EOLICI

    Comprende le parti del territorio comunale in cui ricade il parco eolico del “grighine”, come

    indicato nella cartografia del P.U.C., pur permanendo la classificazione di zona.

    Sono ammessi gli interventi di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, demolizione con o senza ricostruzione, ampliamento, strettamente connessi alla gestione ed esercizio dell’impianto.

    L’indice di fabbricabilità fondiaria non dovrà superare lo 0,01 mc/mq per la costruzione di fabbricati e strutture di stretta pertinenza dell’impianto.

    Sono escluse le residenze, fatta eccezione per quelle strettamente necessarie destinata ad ospitare il personale di custodia o il titolare dell’attività.

    Tutti gli interventi ammissibili sono comunque subordinati al rigoroso rispetto della vigente normativa regionale e nazionale (alla quale si rimanda integralmente) in quanto cogenti rispetto alle presenti norme, e all’acquisizione di tutti i necessari pareri e nulla-osta da parte degli Entri preposti.

    Articolo: 19 - DISCIPLINA URBANISTICO-EDILIZIA DELLE AREE PERIMETRATE A PERICOLOSITÀ GEOMORFOLOGICA E IDRAULICA AI SENSI DELLE N.T.A. DEL P.A.I. VIGENTE

    Le aree del territorio comunale che sono state classificate a pericolosità da frana e/o idraulica ai sensi delle N.T.A. del P.A.I. Sardegna (individuate nella cartografia del PUC) sono soggette alle norme cogenti dello stesso Piano per l’Assetto Idrogeologico della Sardegna (PAI) e in esse vigono dette norme che si seguito vengono integralmente richiamate e che disciplinano da un punto di vista urbanistico-edilizio le aree a pericolosità geomorfologica e idraulica.

    AREE DI PERICOLOSITÀ IDRAULICA (N.T.A. del P.A.I.)

    ART. 27 - Disciplina delle aree di pericolosità idraulica molto elevata (Hi4)

    1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 24, in materia di interventi strutturali e non strutturali di sistemazione idraulica e riqualificazione degli ambienti fluviali - individuati dal PAI, dal programma triennale di attuazione o dalle competenti autorità regionali in osservanza di quanto stabilito dal PAI - nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata sono consentiti esclusivamente:

      1. le opere e gli interventi idraulici per migliorare la difesa dalle alluvioni e la sicurezza delle

        aree interessate da dissesto idraulico;

      2. gli interventi per mantenere e recuperare le condizioni di equilibrio dinamico degli alvei

        dei corsi d’acqua;

      3. le attività di manutenzione idraulica compatibile, compresi i tagli di piante esclusivamente per garantire il regolare deflusso delle acque e gli interventi eseguiti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 14.4.1993 e della legislazione di settore della Regione Sardegna;
      4. le opere di sistemazione e riqualificazione ambientale e fluviale dirette alla riduzione dei pericoli e dei danni potenziali da esondazione, rivolti a favorire la ricostituzione degli equilibri naturali, della vegetazione autoctona, delle cenosi di vegetazione riparia;
      5. le opere urgenti degli organi di protezione civile o delle autorità idrauliche regionali

        competenti per la tutela di persone e beni in situazioni di rischio idraulico eccezionali.

      6. nelle more della emanazione delle disposizioni di cui agli articoli 9, 10, 11 e 12 sono altresì ammessi gli interventi agro-silvo-pastorali comportanti modeste modificazioni all’assetto idrogeologico del territorio, conformi all’attuale destinazione e indispensabili per una corretta conduzione dei fondi, previa valutazione positiva da parte dell’autorità idraulica competente per territorio sulla relazione di compatibilità idraulica e/o geologica- geotecnica.
    2. In materia di patrimonio edilizio pubblico e privato nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata sono consentiti esclusivamente:

      1. la demolizione di edifici senza possibilità di ricostruzione nello stesso sito e sempre a condizione che i lavori non creino ostacoli al regolare deflusso delle acque;
      2. la riparazione di edifici esistenti danneggiati da calamità naturali, compatibilmente con le norme nazionali e regionali vigenti, a condizione che non si tratti di ricostruzione anche parziale;
      3. le opere di manutenzione ordinaria degli edifici;
      4. le opere di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo degli edifici;
      5. gli interventi per ridurre la vulnerabilità degli edifici esistenti e migliorare la tutela della pubblica incolumità all’interno delle residenze civili e delle costruzioni adibite a servizi, con possibile aumento di superficie utile non superiore a quella allagabile e con contestuale dismissione dei piani interrati e dei piani terra, purché lo studio di compatibilità idraulica accerti l’idoneità strutturale degli elementi portanti;
      6. gli interventi di adeguamento igienico-sanitario degli immobili adibiti a residenza anche stagionale o a servizi, con particolare riferimento a quelli resi obbligatori da norme di legge statale o regionale ovvero a quelli indispensabili per garantirne la funzione collegata alla destinazione d'uso, con realizzazione dei relativi volumi tecnici indispensabili;
      7. le opere di adeguamento richieste dalla normativa in materia di protezione dai terremoti sicurezza ed igiene sul lavoro, superamento delle barriere architettoniche, prevenzione degli incendi, tutela di beni archeologici, storici, artistici e culturali, con realizzazione dei relativi volumi tecnici indispensabili;
      8. i mutamenti di destinazione d’uso compatibili con gli elementi formali e strutturali degli edifici a condizione che non sia incrementato neppure uno dei fattori che concorrono a determinare il rischio specifico nella formulazione di cui al punto 2.1 del D.P.C.M. 29.9.1998;
      9. la realizzazione e l'integrazione di impianti privati di depurazione, di apparecchiature tecnologiche, di impianti per l'impiego di fonti energetiche rinnovabili e per il contenimento dei consumi energetici, unitamente alla realizzazione dei connessi volumi tecnici, a condizione che si tratti di interventi a servizio di singoli edifici, conformi agli strumenti urbanistici e valutati indispensabili per la funzionalità degli edifici o vantaggiosi dall'autorità competente per la concessione o l'autorizzazione;

      1. le opere di sistemazione e manutenzione di superfici inedificate o scoperte di edifici esistenti, compresi rampe di accesso, recinzioni, muri a secco, contenimenti in pietrame, terrazzamenti, siepi, impianti a verde;
      2. la realizzazione di ricoveri mobili per animali da allevamento, di manufatti mobili adibiti a ricovero transitorio degli addetti alle attività pastorali, di manufatti per il foraggiamento della selvaggina.
    3. In materia di infrastrutture a rete o puntuali pubbliche o di interesse pubblico nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata sono consentiti esclusivamente:

      1. gli interventi di manutenzione ordinaria;
      2. gli interventi di manutenzione straordinaria;
      3. gli interventi di adeguamento per l’integrazione di innovazioni tecnologiche;
      4. gli interventi di adeguamento per la sicurezza di esercizio richiesti da norme nazionali e regionali;
      5. gli interventi di ampliamento e ristrutturazione di infrastrutture a rete e puntuali riferite a servizi pubblici essenziali non delocalizzabili, che siano privi di alternative progettuali tecnicamente ed economicamente sostenibili e siano dichiarati essenziali;
      6. la ricostruzione di infrastrutture a rete distrutte o danneggiate da calamità naturali, fatti salvi i divieti di ricostruzione stabiliti dall’articolo 3-ter del decreto legge n. 279/2000 convertito con modificazioni dalla legge n. 365/2000;
      7. le nuove infrastrutture a rete o puntuali previste dagli strumenti di pianificazione territoriale e dichiarate essenziali e non altrimenti localizzabili;
      8. allacciamenti a reti principali e nuovi sottoservizi a rete interrati lungo tracciati stradali esistenti, ed opere connesse compresi i nuovi attraversamenti;
      1. i nuovi interventi di edilizia cimiteriale purché realizzati nelle porzioni libere interne degli impianti cimiteriali esistenti;
      1. nuove infrastrutture, strutture di servizio ed insediamenti mobili, preferibilmente provvisori, destinati ad attrezzature per il tempo libero, la fruizione occasionale dell'ambiente naturale, le attività sportive e gli spettacoli all'aperto.
    4. Nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata resta comunque sempre vietato realizzare:

      1. strutture e manufatti mobili e immobili, ad eccezione di quelli a carattere provvisorio o precario indispensabili per la conduzione dei cantieri o specificamente ammessi dalle presenti norme;
      2. protezioni di colture agricole con rilevati capaci di ostacolare il deflusso delle acque;
      3. cambiamenti colturali o nuove colture arboree capaci di ostacolare il deflusso delle acque o di pregiudicare la stabilità degli argini;
      4. nuovi impianti o ampliamenti di impianti di trattamento, smaltimento e di recupero dei rifiuti;
      5. nuovi impianti o ampliamenti di impianti di trattamento delle acque reflue;
      6. nuovi stabilimenti o ampliamenti di stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6, 7 e 8 del decreto legislativo 17.8.1999, n. 334, “Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”;
      7. nuovi impianti tecnologici fuori terra ad eccezione dei ripetitori e dei tralicci per il trasporto dell’energia elettrica e di quelli espressamente consentiti dalle presenti norme.
    5. Per gli impianti e gli stabilimenti di cui al comma precedente, lettere d., e., f., g., esistenti alla data di approvazione del PAI, sono ammessi:

      1. l’adeguamento tecnico alle normative in vigore;
      2. la manutenzione ordinaria o straordinaria;
      3. l’ampliamento dei soli volumi tecnici non altrimenti localizzabili e senza alternative progettuali tecnicamente ed economicamente sostenibili necessari per migliorare le condizioni igienico-sanitarie, di esercizio, di efficiente funzionamento e di sicurezza, salve le verifiche di sicurezza di cui all’articolo 22;
      4. gli adeguamenti tecnici per eliminare o mitigare i rischi idraulici, anche in relazione alle verifiche di cui all'articolo 22.
    1. bis Sono inoltre consentite le ricerche e i prelievi idrici purchè in tutte le aree pericolose le relative opere siano realizzate, attrezzate e mantenute in modo da non produrre erosione dei suoli, fenomeni di subsidenza o alterazioni permanenti della circolazione idrica naturale e comunque tali da non pregiudicare o aggravare la situazione esistente. Per tali attività, dovranno essere acquisiti tutti i nullaosta o autorizzazioni previste dalla normativa di settore.
    2. Lo studio di compatibilità idraulica di cui all’art. 24:

      1. è richiesto per tutti gli interventi consentiti dal comma 1, fatta eccezione per quelli di cui alle lettere c. ed e.;
      2. è richiesto per gli interventi di cui al comma 2, lettere a., e., i., l.;
      3. è richiesto per gli interventi di cui al comma 3, lettere e., f., g., h., i., l.;
      4. è richiesto per gli interventi di cui al comma 5 bis;

    7. Per gli interventi di cui al comma 1 lettera c., al comma 2 lettere d. ed h., al comma 3 lettera b., l’Autorità Idraulica potrà richiedere, a suo insindacabile giudizio, lo studio di compatibilità idraulica o parte di esso, in relazione alla peculiarità dell’intervento.

    ART. 28 - Disciplina delle aree di pericolosità idraulica elevata (Hi3)

    1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 24, nelle aree di pericolosità idraulica elevata sono consentiti tutti gli interventi, le opere e le attività ammessi nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata, alle medesime condizioni stabilite nell’articolo 27.
    2. Nelle aree di pericolosità idraulica elevata valgono i divieti generali di cui all’articolo 27, comma 4.<
    3. In materia di patrimonio edilizio sono inoltre consentiti esclusivamente:

      1. demolizioni e ricostruzioni nello stesso sito nonché modifiche delle destinazioni d’uso, compatibili con gli elementi formali e strutturali preesistenti degli edifici, per migliorare l’efficienza di interventi di restauro e risanamento conservativo degli edifici;
      2. ampliamenti in occasione di adeguamenti con le finalità di cui all’articolo 27, comma 2, lettere e., f., a condizione che le rispettive motivazioni siano espressamente certificate, valutate ed assentite nella concessione o nell’autorizzazione, escludendo comunque i piani interrati e sempre a condizione che gli ampliamenti siano collocati a quota superiore a m. 1,00 al piano di campagna e comunque a quote compatibili con la piena con tempo di ritorno pari a 100 anni;
      3. interventi di ristrutturazione edilizia, a condizione che le nuove superfici per uso abitativo o per uso economicamente rilevante siano realizzate escludendo comunque i piani interrati e sempre a condizione che gli ampliamenti siano realizzati a quota superiore a m. 1,00 al piano di campagna e comunque a quote compatibili con la piena con tempo di ritorno pari a 100 anni;
      4. nuovi impianti tecnologici destinati a migliorare l’uso e la funzionalità degli immobili;
      5. la realizzazione di manufatti non qualificabili come volumi edilizi.
    4. In deroga a quanto stabilito in via generale nel comma 3, nei soli centri edificati definiti ai sensi della normativa regionale o ai sensi dell'articolo 18 della legge n. 865/1971 le opere sul patrimonio edilizio pubblico e privato esistente sono disciplinate dagli strumenti urbanistici e dai regolamenti edilizi vigenti alla data di approvazione del PAI. Le nuove costruzioni e gli incrementi di volume o di superficie utile sono tuttavia consentiti nelle sole zone urbane edificate con continuità, compresi i lotti interclusi ma escluse le aree libere di frangia, e sempre a condizione di essere realizzati per sopraelevazione a quota superiore a m. 1,00 al piano di campagna e comunque a quote compatibili con la piena con tempo di ritorno pari a 100 anni.
    5. In ulteriore deroga a quanto stabilito in via generale nel comma 3, nelle zone territoriali di cui al D.M. 2.4.1968, n. 1444 destinate ad usi agricoli possono essere realizzati, per una sola volta e con riferimento all’intera superficie del fondo esistente alla data di approvazione del PAI, nuovi edifici non altrimenti localizzabili nell’ambito dell’azienda agricola purché destinati al servizio delle attività agricole o a residenza dei conduttori del fondo, nei limiti delle densità fondiarie previste dagli strumenti urbanistici, sempre a condizione di collocare le vie di accesso e le superfici abitabili o utili a quota superiore a m. 1,00 al piano di campagna e comunque a quote compatibili con la piena con tempo di ritorno pari a 100 anni.
    6. In tutte le zone territoriali omogenee, compatibilmente con i vincoli di tutela ambientale o paesistica, è consentito il recupero funzionale a fini residenziali, esclusivamente per le necessità dei conduttori dei fondi agricoli, di edifici ed annessi rustici esistenti alla data di approvazione del PAI e divenuti non idonei alla conduzione degli stessi fondi.
    7. In materia di infrastrutture a rete o puntuali pubbliche o di interesse pubblico è consentita la realizzazione di tutte le tipologie di sottoservizi a rete.
    8. Lo studio di compatibilità idraulica di cui all’articolo 24 è richiesto per gli interventi di cui al comma 3, lettere a., b., c., d., e per gli interventi di cui ai commi 4, 5, 6 e 7.

    ART. 29 - Disciplina delle aree di pericolosità idraulica media (Hi2)

    1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 24, nelle aree di pericolosità idraulica media sono consentiti tutti gli interventi, le opere e le attività ammessi nelle aree di pericolosità idraulica molto elevata ed elevata, alle medesime condizioni stabilite negli articoli 27 e 28.
    2. Sono inoltre consentiti esclusivamente:

      1. le nuove costruzioni nei centri edificati;
      2. i cambiamenti di destinazione d'uso nei centri edificati, nelle zone residenziali e nelle zone di verde privato, anche relativi ai fabbricati rurali esuberanti per la conduzione dell'azienda agricola, purché compatibili con le caratteristiche formali e strutturali preesistenti degli edifici;
      3. i cambiamenti di destinazione d'uso al di fuori delle zone di cui alla precedente lettera b., con eventuali aumenti di superficie o volume e di carico urbanistico non superiori al 30%, a condizione di essere finalizzati a servizi pubblici e di pubblica utilità o ad attività terziarie ed attività diverse compatibili con le condizioni di pericolosità idraulica media;
      4. gli ampliamenti, le sopraelevazioni e le integrazioni di volumi e superfici utili a

        destinazione d’uso immutata in tutte le zone territoriali omogenee;

      5. la realizzazione di volumi per attività agrituristica nelle sedi delle aziende agricole;
      6. le nuove costruzioni, le nuove attrezzature e i nuovi impianti previsti dagli strumenti urbanistici vigenti nelle zone territoriali omogenee di tipo D, E, F;
      7. gli interventi di edilizia cimiteriale con aumento di capacità non superiore al 30%;
      8. la realizzazione di parcheggi pertinenziali a raso ai sensi dell’articolo 9 della legge 24.3.1989, n. 122, “Disposizioni in materia di parcheggi, programma triennale per le aree urbane maggiormente popolate, nonché modificazioni di alcune norme del testo unico sulla disciplina della circolazione stradale”;
      9. l'ampliamento degli immobili destinati ad esercizi alberghieri o di somministrazione di pasti e bevande;
      1. gli ampliamenti e le nuove realizzazioni di insediamenti produttivi, commerciali e di servizi;
      2. la realizzazione, l'ampliamento e la ristrutturazione di opere ed infrastrutture pubbliche o di interesse pubblico.
    3. Lo studio di compatibilità idraulica di cui all’articolo 24 è richiesto per gli interventi di cui al comma 2, lettere a., c., d., e., f., g., h., i., l., m.
    4. Le modifiche e gli ampliamenti relativi agli stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6, 7 e 8 del decreto legislativo 17.8.1999, n. 334, “Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”, eventualmente ubicati nelle aree di pericolosità idraulica media, sono decise secondo il criterio di precauzione applicando le modalità di valutazione di cui al punto 6.3 dell’Allegato al decreto del Ministro dei lavori pubblici 9.5.2001 “Requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante”

    ART. 30 - Disciplina delle aree di pericolosità idraulica moderata (Hi1)

    1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 24, nelle aree di pericolosità idraulica moderata compete agli strumenti urbanistici, ai regolamenti edilizi ed ai piani di settore vigenti disciplinare l'uso del territorio e delle risorse naturali, ed in particolare le opere sul patrimonio edilizio esistente, i mutamenti di destinazione, le nuove costruzioni, la realizzazione di nuovi impianti, opere ed infrastrutture a rete e puntuali pubbliche o di interesse pubblico, i nuovi insediamenti produttivi commerciali e di servizi, le ristrutturazioni urbanistiche e tutti gli altri interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia, salvo in ogni caso l’impiego di tipologie e tecniche costruttive capaci di ridurre la pericolosità ed i rischi.

    2. Per i corsi d’acqua o per i tratti degli stessi studiati mediante analisi idrologico-idraulica, nelle aree individuate mediante analisi di tipo geomorfologico che si estendono oltre le fasce di pericolosità moderata individuata col criterio idrologico idraulico si applica la disciplina di cui al comma 1.

    ART. 30bis - Disciplina delle aree di esondazione individuate con la sola analisi geomorfologica

    1. Per tutti i corsi d’acqua o per i tratti degli stessi nei quali, nell’ambito di studi dell’assetto idrogeologico, a scala regionale o locale, sono state determinate aree di esondazione con la sola analisi di tipo geomorfologico, i Comuni sono tenuti ad effettuare un apposito studio idrologico-idraulico di approfondimento, coerentemente con quanto indicato nelle presenti norme, al fine di determinare le aree di pericolosità idraulica molto elevata (Hi4), elevata (Hi3), media (Hi2) e moderata (Hi1).
    2. Nelle more degli studi di approfondimento di cui al comma 1, per le opere o per gli interventi che ricadono all’interno delle aree di esondazione, afferenti a uno o più corsi d’acqua, determinate con il solo criterio geomorfologico, i Comuni sono tenuti preliminarmente ad effettuare apposito studio idrologico-idraulico volto a determinare le aree di pericolosità idraulica molto elevata (Hi4), elevata (Hi3), media (Hi2) e moderata (Hi1); tale studio dovrà contemplare i corsi d’acqua interessati nella loro interezza o almeno i tronchi degli stessi idraulicamente significativi.
    3. Gli studi di cui ai commi 1 e 2 sono approvati dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino e per le aree a pericolosità idraulica così determinate si applicano le relative norme di salvaguardia di cui all’art. 65, comma 7 del Decreto Legislativo 152/2006;
    4. Per le aree di esondazione dei corsi d’acqua o dei tratti degli stessi individuate medianteanalisi di tipo geomorfologico e oggetto degli studi di cui ai commi 1 e 2, che si estendono oltre le fasce di pericolosità moderata determinate con i richiamati studi, si applica la disciplina di cui all’articolo 30, comma 1.

    AREE DI PERICOLOSITÀ DA FRANA (N.T.A. del P.A.I.)

    ART. 31 - Disciplina delle aree di pericolosità molto elevata da frana (Hg4)

    1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 25, in materia di interventi strutturali e non strutturali per il controllo dei dissesti - individuati dal PAI, dal programma triennale di attuazione o dalle competenti autorità regionali in osservanza di quanto stabilito dal PAI - nelle aree di pericolosità molto elevata da frana sono consentiti esclusivamente:

      1. le opere di bonifica e sistemazione dei movimenti franosi, di manutenzione e consolidamento dei versanti, di tutela dei suoli;
      2. le opere anche temporanee e gli interventi idraulico-forestali e idraulico-agrari per la riduzione o l’eliminazione dei pericoli e dei rischi da frana nelle aree di innesco e sviluppo dei fenomeni di dissesto;
      3. le opere di riqualificazione ambientale, miglioramento del patrimonio forestale, conservazione delle colture agrarie tradizionali, rinaturalizzazione delle aree inutilizzate;
      4. le ricostituzioni boschive e la semina di prati suscettibili di abbassare le soglie di pericolosità o di rischio;
      5. il taglio di piante qualora sia dimostrato che esse concorrano a determinare lo stato di instabilità dei versanti, soprattutto in terreni litoidi e su pareti subverticali;
      6. le opere urgenti e indifferibili degli organi di protezione civile o delle autorità idrauliche regionali competenti per la tutela di persone e beni in situazioni di rischio da frana eccezionali.
    2. In materia di patrimonio edilizio pubblico e privato nelle aree di pericolosità molto elevata da frana sono consentiti esclusivamente:

      1. gli interventi di demolizione, senza possibilità di ricostruzione nello stesso sito;
      2. la riparazione di edifici esistenti danneggiati da calamità naturali, compatibilmente con le norme nazionali e regionali vigenti, a condizione che non si tratti di ricostruzione anche parziale;
      3. le opere di manutenzione ordinaria degli edifici;
      4. le opere di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo degli edifici;
      5. gli interventi per ridurre la vulnerabilità degli edifici esistenti e migliorare la tutela della pubblica incolumità all’interno delle residenze civili e delle costruzioni adibite a servizi;
      6. gli interventi di adeguamento igienico-sanitario degli immobili adibiti a residenza anche stagionale o a servizi, con particolare riferimento a quelli resi obbligatori da norme di legge statale o regionale ovvero a quelli indispensabili per garantirne la funzione collegata alla destinazione d'uso, con realizzazione dei relativi volumi tecnici indispensabili;
      7. le opere di adeguamento richieste dalla normativa in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro, superamento delle barriere architettoniche, prevenzione degli incendi, tutela di beni archeologici, storici, artistici e culturali, con realizzazione dei relativi volumi tecnici indispensabili;
      8. i mutamenti di destinazione d’uso compatibili con gli elementi formali e strutturali degli edifici a condizione che non sia incrementato neppure uno dei fattori che concorrono a determinare il rischio specifico nella formulazione di cui al punto 2.1 del D.P.C.M. 29.9.1998;
      9. la realizzazione di parcheggi nel sottosuolo degli edifici esistenti a condizione preclusiva di orientarne verso valle gli accessi;

      1. la realizzazione e l'integrazione di impianti privati di depurazione, di apparecchiature tecnologiche, di impianti per l'impiego di fonti energetiche rinnovabili e per il contenimento dei consumi energetici, unitamente alla realizzazione dei connessi volumi tecnici, a condizione che si tratti di interventi a servizio di singoli edifici residenziali, conformi agli strumenti urbanistici e valutati indispensabili per la funzionalità degli edifici o vantaggiosi dall'autorità competente per la concessione o l'autorizzazione;
      2. le opere di sistemazione e manutenzione di superfici inedificate o scoperte di edifici esistenti, compresi rampe di accesso, recinzioni, muri a secco, contenimenti in pietrame, terrazzamenti, siepi, impianti a verde;
      3. la realizzazione di ricoveri mobili per animali da allevamento, di manufatti mobili adibiti a ricovero transitorio degli addetti alle attività pastorali, di manufatti per il foraggiamento della selvaggina.
    3. In materia di infrastrutture a rete o puntuali pubbliche o di interesse pubblico nelle aree di pericolosità molto elevata da frana sono consentiti esclusivamente:

      1. gli interventi di manutenzione ordinaria;
      2. gli interventi di manutenzione straordinaria;
      3. gli interventi di adeguamento per l’integrazione di innovazioni tecnologiche;
      4. gli interventi di adeguamento per la sicurezza di esercizio richiesti da norme nazionali e regionali;
      5. allacciamenti a reti principali e nuovi sottoservizi a rete interrati lungo tracciati stradali esistenti, ed opere connesse compresi i nuovi attraversamenti;
      6. le ristrutturazioni richieste dalle esigenze di mitigazione dei rischi da frana;
      7. nuovi interventi di edilizia cimiteriale, purché realizzati nelle porzioni libere interne degli impianti cimiteriali esistenti;
      8. nuove strutture di servizio ed insediamenti mobili, preferibilmente provvisori, destinati ad attrezzature per il tempo libero, la fruizione dell'ambiente naturale, le attività sportive e gli spettacoli all'aperto;
      9. gli ampliamenti, le ristrutturazioni e le nuove realizzazioni di infrastrutture riferibili a servizi pubblici essenziali non altrimenti localizzabili o non delocalizzabili, a condizione che non esistano alternative tecnicamente ed economicamente sostenibili, che tali interventi siano coerenti con i piani di protezione civile, e che ove necessario siano realizzate preventivamente o contestualmente opere di mitigazione dei rischi specifici.
    4. Nelle aree di pericolosità molto elevata da frana resta comunque sempre vietato realizzare:

      1. nuovi impianti o ampliamenti di impianti di trattamento, smaltimento e di recupero dei rifiuti;
      2. nuovi impianti o ampliamenti di impianti di trattamento delle acque reflue;
      3. nuovi stabilimenti o ampliamenti di stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6, 7 e 8 del decreto legislativo 17.8.1999, n. 334;
      4. bonifiche di terreni umidi o miglioramenti fondiari che producano livellamento di terreni;
      5. scavi, riporti e movimenti di terra capaci di aumentare il livello del pericolo e del rischio da frana.
    5. Per gli impianti e gli stabilimenti di cui al comma precedente, lettere a., b., c., d., esistenti alla data di approvazione del PAI, sono ammessi:

      1. l’adeguamento tecnico alle normative in vigore;
      2. la manutenzione ordinaria o straordinaria;
      3. l’ampliamento dei soli volumi tecnici non altrimenti localizzabili e senza alternative progettuali tecnicamente ed economicamente sostenibili necessari per migliorare le condizioni igienico-sanitarie, di esercizio, di efficiente funzionamento e di sicurezza, salve le verifiche di sicurezza di cui all’articolo 22;
      4. gli adeguamenti tecnici per eliminare o mitigare i rischi da frana, anche in relazione alle verifiche di cui all'articolo 22.

    1. bis. Sono inoltre consentiti le ricerche e i prelievi idrici purchè in tutte le aree pericolose le

      relative opere siano realizzate, attrezzate e mantenute in modo da non produrre erosione dei suoli, fenomeni di subsidenza o alterazioni permanenti della circolazione idrica naturale e comunque tali da non pregiudicare o aggravare la situazione esistente. Per tali attività, dovranno essere acquisiti tutti i nullaosta o autorizzazioni previste dalla normativa di settore.

    2. Lo studio di compatibilità geologica e geotecnica di cui all’art. 25:

      1. è richiesto per tutti gli interventi consentiti dal comma 1, fatta eccezione di quelli di cui alla lettera f.;
      2. è richiesto per gli interventi di cui al comma 2, lettere a., e., i., l.,m;
      3. è richiesto per gli interventi di cui al comma 3, lettere e., f., g., h.i. Lo studio è richiesto per gli interventi di cui alla lettera c. solo nel caso in cui le innovazioni tecnologiche producano un aumento delle capacità di servizio dell’infrastruttura;
      4. è richiesto per gli interventi di cui al comma 5 bis e del comma 8 (lettera così modificata dal Decreto del Presidente della Regione Sardegna n° 35 del 21 marzo 2008)
    3. Per gli interventi di cui al comma 2 lettere d. ed h. e al comma 3 lettera b., l’Autorità Idraulica potrà richiedere, a suo insindacabile giudizio, lo studio di compatibilità geologica e geotecnica o parte di esso, in relazione alla peculiarità dell’intervento.
    4. Nelle sole situazioni in cui il pericolo di frana scaturisce da fenomeni gravitativi denominatiSINKHOLE (crollo/subsidenza indotti da cavità sotterranee naturali, carsiche o di dissoluzione; o antropiche, estrattive) è consentita nelle aree pericolose la realizzazione, in materia di patrimonio edilizio, pubblico e privato, e in materia di infrastrutture a rete o puntuali pubbliche o di interesse pubblico, di nuove costruzioni, ristrutturazioni, restauro conservativo previo studio dettagliato dell’area da effettuarsi con l’estensione e le modalità previste nel protocollo tecnico “tipo” approvato dal Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino. Gli stessi interventi da realizzarsi nell’area, salvo quelli specificatamente vietati dalle N.A., potranno effettuarsi solo a seguito dell’approvazione, da parte del Comitato istituzionale su proposta dell’autorità idraulica dello studio di cui sopra e della realizzazione delle opere di salvaguardia eventualmente necessarie. In ogni caso l'area rimarrà sottoposta al vincolo di pericolosità che potrà essere declassato successivamente, con opportuna variante al PAI, solo a seguito di studi ed eventuali lavori di salvaguardia già effettuati su congrue estensioni contigue di territorio. (comma aggiunto con Decreto del Presidente della Regione Sardegna n°35 del 21 marzo 2008)

    ART. 32 - Disciplina delle aree di pericolosità elevata da frana (Hg3)

    1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 25, nelle aree di pericolosità elevata da frana sono consentiti tutti gli interventi, le opere e le attività ammessi nelle aree di pericolosità molto elevata da frana, alle medesime condizioni stabilite nell’articolo 31.
    2. Nelle aree di pericolosità elevata da frana valgono i divieti generali di cui all’articolo 31, comma 4.
    3. In materia di patrimonio edilizio sono inoltre consentiti esclusivamente:

      1. demolizioni e ricostruzioni nello stesso sito nonché modifiche delle destinazioni d’uso, compatibili con gli elementi formali e strutturali preesistenti degli edifici, per migliorare l’efficienza di interventi di restauro e risanamento conservativo degli edifici;
      2. ampliamenti in occasione di adeguamenti con le finalità di cui all’articolo 31, comma 2, lettere e., f., a condizione che le rispettive motivazioni siano espressamente certificate, valutate ed assentite nella concessione o nell’autorizzazione;
      3. nuovi impianti tecnologici destinati a migliorare l’uso e la funzionalità degli immobili;
      4. a realizzazione di volumi interrati accessori agli immobili, purché non impegnino una superficie superiore al doppio della superficie coperta dagli edifici serviti e che gli accessi siano

        orientati verso valle;

      5. la realizzazione di manufatti non qualificabili come volumi edilizi.
    4. Lo studio di compatibilità geologica e geotecnica di cui all’articolo 25 è richiesto per gli interventi di cui al comma 3, lettere a., b., c., d.

    ART. 33 - Disciplina delle aree di pericolosità media da frana (Hg2)

    1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 25, nelle aree di pericolosità media da frana sono consentiti tutti gli interventi, le opere e le attività ammessi nelle aree di pericolosità molto elevata ed elevata da frana, alle medesime condizioni stabilite negli articoli 31 e 32.
    2. In materia di patrimonio edilizio sono inoltre consentiti esclusivamente:

      1. gli interventi di ristrutturazione edilizia;
      2. gli ampliamenti e le nuove costruzioni nei lotti interclusi dei centri edificati definiti ai sensi della normativa regionale o ai sensi dell'articolo 18 della legge n. 865/1971;
      3. gli ampliamenti e le nuove costruzioni nelle aree libere di frangia dei centri edificati, con esclusione delle sole aree situate a monte delle costruzioni esistenti alle quote più alte dei versanti esposti alle frane;
      4. i cambiamenti di destinazione d'uso nei centri edificati, nelle zone residenziali e nelle zone di verde privato, anche relativi ai fabbricati rurali esuberanti per la conduzione dell'azienda agricola, purché compatibili con le caratteristiche formali e strutturali preesistenti degli edifici;
      5. i cambiamenti di destinazione d'uso al di fuori delle zone di cui alla precedente lettera d., con eventuali aumenti di superficie o volume e di carico urbanistico non superiori al 20%, a condizione di essere finalizzati a servizi pubblici e di pubblica utilità o ad attività terziarie ed attività diverse compatibili con le condizioni di pericolosità media da frana;
      6. in tutte le zone territoriali omogenee, con esclusione delle aree con vincoli di tutela ambientale e paesistica, i recuperi a fini residenziali, esclusivamente per le necessità dei conduttori dei fondi agricoli, di edifici ed annessi rustici esistenti alla data di approvazione del PAI e divenuti non idonei alla conduzione degli stessi fondi;
      7. la realizzazione di volumi per attività agrituristica nelle sedi delle aziende agricole;
      8. l'ampliamento degli immobili destinati ad esercizi alberghieri o di somministrazione di pasti e bevande;
      9. gli ampliamenti e le nuove realizzazioni di insediamenti produttivi, commerciali e di servizi.
    3. In materia di infrastrutture a rete o puntuali pubbliche o di interesse pubblico nelle aree di pericolosità media da frana sono inoltre consentiti esclusivamente:

      1. gli ampliamenti, le ristrutturazioni e le nuove realizzazioni di infrastrutture riferibili a servizi pubblici essenziali non altrimenti localizzabili o non delocalizzabili, a condizione che non esistano alternative tecnicamente ed economicamente sostenibili, che tali interventi siano coerenti con i piani di protezione civile, e che ove necessario siano realizzate preventivamente o contestualmente opere di mitigazione dei rischi specifici;
      2. l'adeguamento degli impianti esistenti di depurazione delle acque e di smaltimento dei rifiuti;
      3. gli interventi di edilizia cimiteriale.
    4. Nelle aree di pericolosità media da frana resta comunque sempre vietato realizzare nuovi impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti.
    5. Lo studio di compatibilità geologica e geotecnica di cui all’articolo 25:

      1. è richiesto per gli interventi di cui al comma 2 lettere a., b., c., e., g., h., i. Per gli interventi di cui al comma 2 lettera d., l’Autorità Idraulica potrà richiedere, a suo insindacabile giudizio, lo studio di compatibilità geologica e geotecnica o parte di esso, in relazione alla peculiarità e entità dell’intervento;
      2. è richiesto per gli interventi di cui al comma 3, lettere a., b., c.
    6. Le modifiche e gli ampliamenti relativi agli stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6, 7 e 8 del decreto legislativo 17.8.1999, n. 334, “Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”, eventualmente ubicati nelle aree di pericolosità media da frana, sono decise secondo il criterio di precauzione applicando le modalità di valutazione di cui al punto 6.3 dell’Allegato al decreto del Ministro dei lavori pubblici 9.5.2001 “Requisiti minimi di sicurezza in matteria di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante”.

    ART. 34 - Disciplina delle aree di pericolosità moderata da frana (Hg1)

    1. Fermo restando quanto stabilito negli articoli 23 e 25, nelle aree di pericolosità moderata da frana compete agli strumenti urbanistici, ai regolamenti edilizi ed ai piani di settore vigenti disciplinare l'uso del territorio e delle risorse naturali, ed in particolare le opere sul patrimonio edilizio esistente, i mutamenti di destinazione, le nuove costruzioni, la realizzazione di nuovi impianti, opere ed infrastrutture a rete e puntuali pubbliche o di interesse pubblico, i nuovi insediamenti produttivi commerciali e di servizi, le ristrutturazioni urbanistiche e tutti gli altri interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia, salvo in ogni caso l’impiego di tipologie e tecniche costruttive capaci di ridurre la pericolosità ed i rischi.

    Articolo: 20 - VALIDITÀ DELLE NORME

    La presente parte terza attiene alle norme per l’edificazione o la trasformazione edilizia in ambito commerciale. Esse sono state uniformate a quanto disposto dal D.Lvo 31/03/1998 n°

    114 e alla Deliberazione della Giunta Regionale 29 dicembre 2000 n° 55/108 e allegati

    “Indirizzi e Criteri di programmazione commerciale ed urbanistica”, nel seguito per brevità chiamati “Direttiva Frongia”.

    Articolo: 21 - DEFINIZIONI

    Per le definizioni di Esercizi di Vicinato (EV), Medie Strutture di Vendita (MSV), Grandi Strutture di Vendita (GSV), Centri Commerciali (CC) si rinvia all’art. 4 comma 1 del D.Lgs. 114/98.

    Ad integrazione di dette definizioni si introduce una distinzione riferita alle MSV ed alle GSV

    che qualifica quelle di tipo Alimentare e quelle di tipo Non Alimentare:

    • Sono convenzionalmente definite “Alimentari” le strutture di vendita esclusivamente alimentari e quelle miste in cui vi sia una prevalenza di superficie di vendita alimentare.
    • Tutte altre sono convenzionalmente definite “Non alimentari”. Una MSV o GSV non alimentare può essere esclusivamente non alimentare o mista con prevalenza di superficie non alimentare. In una MSV o GSV prevalentemente non alimentare, la SV alimentare non può essere superiore al 20% della globale SV e comunque non può essere maggiore di 300 mq.

    Poiché nella Provincia di Oristano non sono ammesse ulteriori GSV (a norma della del. G.R. 29/12/2000, n° 55/108), nel seguito si parlerà esclusivamente di EV e di MSV.

    Articolo: 22 - CRITERI DI CUI ALL’ART. 6 COMMA 2 DEL D.LGS. 114/98

    I criteri di urbanistica riferiti al settore commerciale, in attuazione dell’art. 6 comma 2 del D.lgs. 114/98, devono:

    1. dettare regole per l’individuazione delle aree destinate agli insediamenti commerciali, con particolare riguardo alle MSV;
    2. definire i limiti a cui sono sottoposti:

      • gli insediamenti commerciali in relazione alla tutela dei beni artistici, culturali ed< ambientali, nonché dell’arredo urbano,
      • le imprese commerciali nei centri storici e nelle località di particolare interesse artistico e naturale;
    3. fissare i vincoli di natura urbanistica, con particolare riguardo alla disponibilità di spazi pubblici o ad uso pubblico ed alla dotazione di parcheggi;
    4. regolamentare la correlazione dei procedimenti di rilascio delle autorizzazioni commerciali ed edilizia (laddove si prevedano interventi edilizi) per le MSV e GSV.

      Alcuni di tali criteri, la cui emanazione era demandata alle Regioni dal D.Lgs. 114/98, sono stati fissati dal successivo D.P.C.M. 6/10/2000, infatti:

      ….. agli art. 7 ed 8 sono definiti i limiti sub b),

      ….. al comma 8 dell’art. 10 è regolamentata la correlazione dei procedimenti autorizzativi commerciale ed edilizio sub d).

      Sono qui recepiti i criteri fissati dal D.P.C.M. 6/10/2000 relativi ai punti b) e d) e definiti quelli relativi ai punti a) e c).

    1. Criteri per l’individuazione delle aree da destinare agli insediamenti commerciali.

      I criteri sono differenziati sulla base di:

      • settore merceologico (alimentare o non alimentare);
      • superficie di vendita della struttura commerciale;
      • zonizzazione prevista nel P.U.C.

      I criteri definiscono la “compatibilità” tra:

      • le caratteristiche delle strutture commerciali (definite in base a: settore merceologico, tipologia, superficie di vendita)
      • e le caratteristiche urbanistico/insediative delle aree di attuale o nuova localizzazione delle strutture commerciali (zona omogenea).

      Nella tabella 1 di pagina seguente sono riepilogati i criteri in forma di “abaco delle compatibilità”.

      Alla verifica di compatibilità è subordinato il rilascio dell’autorizzazione commerciale per:

      • apertura, trasferimento, ampliamento di una struttura di vendita (anche nei casi di “autorizzazioni dovute” di cui al punto 4 della “Direttiva Frongia”);
      • modifica del settore merceologico (alimentare, non alimentare) e/o del mix di superficie di vendita tra alimentare e non alimentare.

      A chiarimento ed integrazione delle regole fissate nell’”abaco delle compatibilità” si precisa

      quanto segue:

      1. Zone A

        Nelle Zone A ed assimilate è consentito l’apertura, il trasferimento e l’ampliamento (compresi i casi di “autorizzazioni dovute” di cui al punto 4 della “direttiva Frongia”) esclusivamente di:

        • EV; è prevista un’ulteriore limitazione di superficie di vendita massima pari a 100

          mq per gli esercizi esclusivamente alimentari;

        • MSV (nella forma di esercizi singoli o centri commerciali) non alimentari al cui interno possano coesistere strutture alimentari con superfici di vendita inferiori ai 100 mq realizzate in immobili di pregio esclusivamente a seguito di trasferimenti, concentrazioni o ampliamenti.

        I criteri traguardano i seguenti obiettivi (modello di rete):

        1. salvaguardare e valorizzare l’offerta commerciale di tipo diffuso, cui si riconosce alta valenza sociale sotto i profili occupazionale, delle relazioni sociali, della valorizzazione ed animazione del tessuto urbano;
        2. impedire la realizzazione di medi e grandi attrattori di mobilità veicolare, quali si qualificano le MSV Alimentari; ciò anche in relazione alla struttura viabilistica nelle zone A ed all’oggettiva difficoltà di rispettare in esse gli standard di dotazione di parcheggio per la clientela previsti per tali tipologie di strutture;
        3. favorire la riqualificazione di immobili di pregio, grazie all’insediamento in essi di MSV esclusivamente non alimentari; si rileva che, diversamente dalle Alimentari, queste strutture di vendita non implicano necessariamente una prevalente modalità di accesso del cliente “con auto”: pertanto, qualora esse risultino localizzate in zone pedonali o a traffico limitato, non è richiesta una dotazione di parcheggi alla clientela né di aree pertinenziali per la movimentazione delle merci.

        Le limitazioni sono riferite a:

        • obbligo di realizzare le MSV esclusivamente non alimentari soltanto in immobili di pregio,
        • possibilità di realizzare le MSV esclusivamente non alimentari soltanto mediante trasferimenti, concentrazioni o ampliamenti, costituiscono i soli criteri (riferiti alle zone A) aventi carattere di indirizzo.

        Nella zona omogenea A devono essere rispettate le normative relative alla tutela del

        patrimonio storico e ambientale in essa presenti. In particolare sono proibiti gli ampliamenti delle aperture (finestre, ingressi e similari di qualsiasi natura esistenti sulla muratura), sia che prospettino su spazi pubblici che privati.

        Eventuali nuove aperture potranno essere consentite purché rispettino le dimensioni delle aperture presenti nell’edificio e vengano sottoposte alla valutazione dell’Amministrazione Comunale in coerenza con gli indirizzi del Piano attuativo. A questo scopo dovranno essere presentati i prospetti interessati dalle modifiche ed i prospetti degli edifici adiacenti e frontalieri.

        Le insegne devono essere conformi alle tipologie proposte nel Regolamento Edilizio del Piano

        Particolareggiato del centro storico; nel caso di mancanza di regolamentazione devono adeguarsi alle tipologie presenti ed essere congruenti con il periodo di realizzazione dell’immobile interessato alla modifica.

        Negli allacciamenti dei servizi, quali acqua, luce, telefono e simili, non sono consentiti vani per

        contatori con sportelli prospicienti la pubblica via.

        Tabella 1 Abaco delle compatibilità tra Struttura commerciale (settore merceologico, tipologia, superficie di vendita) ed Aree di attuale o nuova localizzazione (zona omogenea PUC)

        Zona A

        Esercizi singoli esclusivamente Alimentari

        SV<=100 mq

        ammissibili

        SV>100 mq

        non ammissibili

        Esercizi singoli Misti ( Alimentari + Non alimentari)

        SV<=150 mq

        ammissibili

        SV>150 mq

        non ammissibili

        Esclusivamente Non alimentari (esercizi singoli)

        SV<=500 mq

        ammissibili con specifiche limitazioni riferite alle Medie Strutture di Vendita, art. 3.c.1 punto 1)

        SV>500 mq

        non ammissibili

        Zona B

        Alimentari e Non alimentari (esercizi singoli)

        SV<=1.500 mq

        ammissibili

        SV>1.500 mq

        non ammissibili

        Zone C

        Esercizi singoli Alimentari ed esercizi singoli Non alimentari

        SV<=1.000 mq

        ammissibili

        SV>1.000 mq

        non ammissibili

        Centri commerciali esclusivamente o prevalentemente alimentari

        SV<=1.500 mq

        ammissibili

        SV>1.500 mq

        non ammissibili

        Centri commerciali esclusivamente o prevalentemente non alimentari

        SV<=1.500 mq

        ammissibili

        SV>1.500 mq

        non ammissibili

        Zone D

        Esercizi singoli o Centri commerciali prevalentemente o esclusivamente Alimentari

        non ammissibili

        Esercizi singoli e centri commerciali prevalentemente o esclusivamente Non alimentari

        ammissibili SV<=1.500 mq

      2. Zone B

        Nelle Zone B è consentita l’apertura, il trasferimento e l’ampliamento (compresi i casi di “autorizzazioni dovute” di cui al punto 4) della “direttiva Frongia”) esclusivamente di EV e di MSV alimentari e non alimentari (come definite all’art. 2), nella forma di esercizi singoli o centri commerciali.

      3. Zone C

        Per le zone C si ripropongono gli stessi criteri e le stesse considerazioni riferite alle zone B, con una sola rilevante eccezione: sono consentite le MSV in forma di Centri Commerciali a condizione che:

        • non eccedano i 1.500 mq di SV,
        • la consistenza del Centro Commerciale comprenda un supermercato con una SV non superiore al 60% della globale SV;
        • la SV residua sia integralmente destinata ad EV posti nella galleria del Centro Commerciale.

          L’eccezione è esclusivamente motivata daI ruolo (che il modello definito di Centro Commerciale può svolgere nelle zone C) di luogo idoneo a costituire punto di aggregazione e polarizzazione delle relazioni sociali. Discendono da questa fondamentale caratterizzazione le seguenti ulteriori indicazioni, a carattere vincolante:

        • l'importante funzione urbana attribuita al Centro Commerciale deve essere sottolineata

          da un'elevata qualità architettonica e dall'integrazione funzionale del nuovo insediamento con il contesto urbano (il Centro Commerciale deve essere localizzato in posizione baricentrica rispetto agli insediamenti residenziali);

        • a tale funzione deve conformarsi la strutturazione degli spazi coperti e scoperti e la scelta

          delle funzioni integrative di quella commerciale; occorrerà, pertanto, prevedere piazze e vie interne, pubblici esercizi, servizi di interesse pubblico (ad esempio: uffici, banca, ufficio postale, ambulatorio, centro sociale, ….), spazi ed attrezzature per la ricreazione ed il tempo libero, eventuali attività artigianali.

      4. Zone D

      Nelle Zone D è consentito effettuare l’apertura, il trasferimento e l’ampliamento (compresi i casi di “autorizzazioni dovute” di cui al punto 4 della “Direttiva Frongia”) esclusivamente di strutture di vendita prevalentemente o esclusivamente non alimentari, sia nella forma di esercizio singolo che di Centro Commerciale.

      Il modello di rete sotteso a tale criterio prevede che nelle zone D sia concentrata l’offerta non

      alimentare di grande dimensione, al fine di traguardare obiettivi di razionalizzazione territoriale

      e di riorganizzazione funzionale dell’offerta commerciale;

      In tutte le zone omogenee, ivi comprese le zone A, è consentita la realizzazione di centri commerciali urbani di via o di strada non alimentari costituiti mediante l’associazione degli esercizi di vendita esistenti nella via e nelle immediate adiacenze.

      La realizzazione deve essere estesa all’intera strada o via interessata o ad almeno una sua

      porzione non inferiore alla lunghezza di metri 100.

      Le eventuali opere necessarie per identificare il centro commerciale di via o di strada devono essere proposte all’esame dell’Amministrazione Comunale con un piano di arredo nel quale siano previsti centri di incontro e di aggregazione, parcheggi, verde ed opere complementari quali quelle di abbellimento (fregi, fontane, sculture) e di protezione (tettoie e coperture, vetrate, gallerie).

      La realizzazione di gallerie, tettoie e coperture non costituisce volume ai fini della verifica dell’indice di edificabilità, purché i nuovi spazi (chioschi per informazioni, bar etc) non superino il 5% della superficie complessiva di via.

      L’approvazione del piano di arredo segue l’iter di approvazione previsto dall’articolo 21 della

      L.R. n. 45/89.

    2. Concessioni

    In relazione alla necessità di correlazione e di contemporaneità’ nel procedimento del rilascio della concessione o autorizzazione edilizia e dell’autorizzazione all’apertura dell’esercizio commerciale di una MSV, il Comune deve predisporre contemporaneamente le fasi istruttorie dei due procedimenti edilizio e commerciale. Il rilascio di concessione e di autorizzazione è disposto con un unico provvedimento firmato dai responsabili del procedimento del settore edilizio e di quello commerciale.

    Articolo: 23 - DOTAZIONE DI PARCHEGGI PERTINENZIALI PER LA CLIENTELA

    Sono definiti valori di minima dotazione (standard) di parcheggi differenziati per:

    • settore merceologico (alimentari, non alimentari), distinguendo inoltre il caso delle strutture di vendita miste (ossia autorizzate a commercializzare prodotti sia alimentari che non alimentari);
    • superficie di vendita della struttura di vendita;
    • zona di insediamento, come definita dal P.U.C.

    Per ciascuna combinazione settore merceologico, superficie di vendita, zona di insediamento

    sono definiti due distinti valori di soglia riferiti a:

    • PA = n° di stalli di parcheggio riservati alla clientela;
    • SP = superficie di parcamento (area destinata al parcheggio, comprensiva della viabilità interna al parcheggio e delle zone di manovra).

    Tali distinti valori di soglia sono, in effetti, tra di loro correlati, nell’assunzione che:

    1 PA = 25 mq di SP.

    Si precisa che sono considerate le sole “combinazioni possibili” (tra settore merceologico, superficie di vendita, zona di insediamento) coerentemente con i criteri di cui all’art. 3 c.1 (abaco di tabella 1).

    Il rilascio dell’autorizzazione commerciale per:

    • apertura, trasferimento, ampliamento di una struttura di vendita (anche nei >casi di “autorizzazioni dovute” di cui al punto 4 della “Direttiva Frongia”);
    • modifica del settore merceologico (alimentare, non alimentare) e/o del mix di superficie di vendita tra alimentare e non alimentare è subordinato al rispetto degli standard di dotazione di parcheggi per la clientela.

    Devono essere verificati entrambi gli standard, ossia:

    PAstruttura_di_vendita ≥ PAstandard

    SPstruttura_di_vendita ≥ SPstandard

    La superficie di vendita assunta a riferimento per la verifica degli standard è quella totale

    della struttura di vendita ottenuta sommando le superfici di vendita dei diversi esercizi. Detta dotazione di parcheggi potrà, in riferimento alle zone B, essere oggetto di riduzione da parte dell’Amministrazione Comunale.

    Nel caso in cui la struttura di vendita sia soltanto di tipo alimentare o soltanto di tipo non

    alimentare si utilizzano gli standard base definiti dalle presenti norme

    Nel caso delle strutture commerciali miste (in cui è autorizzata la vendita sia di alimentari che di non alimentari) si applicano i criteri specificati dalle presenti norme.

    Gli standard definiti sono da considerarsi incrementali alla dotazione di spazi pubblici richiesta

    dal D.A. n. 2266/U del 20 dicembre 1983.

    I parcheggi alla clientela devono essere localizzati in aree contigue alla struttura di vendita, ovvero collegate ad almeno un ingresso pedonale per la clientela senza alcuna interposizione (tra il parcheggio e l’ingresso) di barriere architettoniche o viabilità diversa da quella interna al parcheggio.

    1. Gli standard base, ossia riferiti a strutture di vendita solo alimentari o solo non alimentare.

      Gli standard base sono specificati nella tabella 2.

      Si rileva che alcune delle “combinazioni” segnalate come “possibili” negli abachi di tabella 2 potrebbero sembrare, ad una prima lettura, incoerenti con i criteri di tabella 1 riferiti alle “compatibilità” tra insediamenti commerciali e zone urbanistiche. Ad esempio nel caso delle superfici alimentari in zona D sono previsti standard di parcheggio anche per le MSV, quando, invece, nelle zone D non possono essere realizzate MSV alimentari.

      Tali apparenti incongruenze risultano superate quando si consideri il criterio di calcolo dello standard di parcheggio per le strutture miste esposto all’art. 4 c.2.

      Si precisa che:

      • alle zone A ex D.A. n. 2266/U del 20 dicembre 1983, sono equiparate “le aree, gli immobili o il complesso di immobili … di particolare pregio storico, archeologico, artistico o ambientale”, individuate dai Comuni in applicazione dell’art 7, comma 1 del

        D.P.C.M. 6 ottobre 2000;

      • nelle zone A si distingue il caso di MSV di tipo non alimentare localizzate in zone pedonali o a traffico limitato (ossia il cui ingresso pedonale principale si affacci su viabilità solo pedonale o a traffico limitato): per queste strutture è richiesta la dotazione di parcheggi solo per l’ampliamento;
      • per le zone B la “Direttiva Frongia” definisce due distinti blocchi di standard,

        differenziati in funzione del “livello di dipendenza (dell’attività di acquisto) dall’automobile”.

        Tabella 2 Abaco per la verifica degli standard di dotazione di parcheggi per la clientela

        Superfici Alimentari

        Esercizi di vicinato      Medie Strutture di Vendita con SV<=250 mq      Medie Strutture di Vendita con SV>250 mq e <=1500 mq

        Zone D   Alta dipendenza da auto

                                                                                            PA>=0.12xSV and SP>=3xSV

        Zone C  Alta dipendenza da auto

                            PA>=0.05xSV and SP>=1.25xSV                                                  PA>=0.11xSV-15 and SP>=2.75xSV-375

        Zone B   Media dipendenza da auto

                 PA=SP>=0                   PA>=0.04xSV and SP>=1xSV                               PA>=0.112xSV-18 and SP>=2.8xSV-450

        Zone A   Nessuna dipendenza da auto

                 PA=SP>=0

        Superfici Non Alimentari

                       Esercizi di vicinato                Medie Strutture di Vendita

        Zone C e D    Alta dipendenza da auto

                                 PA>=0.04xSV and SP>=1xSV

        Zone B    Media dipendenza da auto

                           PA=SP>=0                         PA>=0.03xSV and SP>=0.75xSV

        Zone A    Altre zone – Bassa dipendenza da auto

                           PA=SP>=0                         PA>=0.02xSV and SP>=0.5xSV

        Zone A    Zone pedonali o a traffico limitato

                                                   PA=SP>=0

        PA = Posti Auto          SV = Superficie di Vendita          SP = Superficie di Parcheggio

    1. Il caso delle strutture miste alimentari e non alimentari.

    Per una struttura commerciale mista sono configurabili due casi:

    1. L’autorizzazione commerciale specifica le SV per la vendita di alimentari e non alimentari.

      In questo caso, gli standard di parcheggio (S) da applicare (sia per i posti auto [S≡PA] che per l’area destinata a parcheggio [S≡SP]) è dato dalla formula

      S=(SALIM x SVALIM + SNONALIM x SVNONALIM ) / SVTOT

      dove:

      • SALIM = Standard calcolato, applicando le relazioni degli abachi di tabella 2, assumendo convenzionalmente che tutta la SV sia alimentare
      • SNONALIM = Standard calcolato, applicando le relazioni degli abachi di tabella 2, assumendo convenzionalmente che tutta la SV sia non alimentare
      • SVALIM = Superficie di Vendita Alimentare

      • SVNONALIM = Superficie di Vendita Non Alimentare
      • SVTOT = Totale Superficie di Vendita

      Ogni modifica degli originali valori di SVALIM e SVNONALIM richiede la verifica (e l’eventuale adeguamento) degli standard.

    2. L’autorizzazione commerciale è per la vendita di alimentari e non alimentari (ossia in essa è specificata solo la globale SV).

    Lo standard di parcheggio (S) da applicare (sia per i posti auto che per l’area destinata a

    parcheggio) è dato dalla formula

    S=(2 x SALIM + SNONALIM) / 3

    In altri termini si applica la formula definita per il caso a), assume un rapporto convenzionale tra SVALIM e SVNONALIM pari a 2.

    Articolo: 24 - DOTAZIONE DI AREE DI SOSTA E DI MOVIMENTAZIONE DEI VEICOLI MERCI

    Ogni MSV deve essere dotata di area di sosta e movimentazione dei veicoli adibiti al rifornimento delle merci (nel seguito definita SPmov) ad essa pertinenziale, ad eccezione delle MSV non alimentari localizzate in zone A in aree pedonali o a traffico limitato.

    Deve essere verificata la seguente relazione:

    SPmov >= 0,18 x SV + 48 [mq]

    Al fine di evitare che il conteggio di SPmov comprenda prevalentemente spazi residuali non utilizzabili per la funzione di sosta e movimentazione, SPmov deve avere una forma tale da consentire di potere inscrivere in essa un rettangolo di misure non inferiori a 5x10 [ml]. SPmov deve essere:

    • contigua all'esercizio commerciale,
    • adibita ad uso esclusivo per la sosta e movimentazione dei veicoli adibiti al rifornimento dell'esercizio commerciale.
    • Solo nel caso di MSV con SV ≤ 600 mq è consentito l'utilizzo (a fini della sosta e movimentazione dei veicoli adibiti al rifornimento delle merci) dell'area destinata a parcheggio pertinenziale per la clientela; contestualmente è richiesto un incremento della dotazione di spazi destinati a parcheggio per la clientela, ossia devono essere verificate entrambe le seguenti condizioni:
    • la superficie destinata a parcheggio (SP) deve soddisfare la relazione

      SP≥SPstandard+50 [mq]

    • il numero di posti auto (PA) deve soddisfare la relazione PA≥PAstandard+2.
    L'accesso ad SPmov dalla viabilità pubblica deve essere idoneo alla manovra dei veicoli adibiti al trasporto delle merci.

    I criteri esposti hanno carattere vincolante.

    Al loro rispetto è subordinato il rilascio dell’autorizzazione commerciale per l’apertura, il

    trasferimento, l’ampliamento di una struttura di vendita (anche nei casi di “autorizzazione dovute” di cui al punto 4 della “Direttiva Frongia”).

    In ogni caso, per la verifica del rispetto dei criteri proposti, occorre sempre riferirsi alla totalità

    della superficie di vendita.

    Articolo: 25 - PARAMETRAZIONE TRA SUPERFICIE DI VENDITA (SV) E SUPERFICIE LORDA DI PAVIMENTO (SLP)

    Il termine SV (Superficie di Vendita) è tipico della regolamentazione commerciale.

    Esso è estraneo alla pianificazione urbanistica, che, invece, si esprime nei termini di SLP (Superficie Lorda di Pavimento) o in quelli equivalenti di SLA (Superficie Lorda Agibile) o SU (Superficie Utile).

    Gli Strumenti Urbanistici Attuativi, nell’individuare le aree a specifica destinazione

    commerciale, utilizzeranno un rapporto di parametrazione tra SV e SLP pari ad un valore non superiore a 0,75. In altri termini a 1.000 mq di SLP a destinazione d’uso commerciale potrà corrispondere un valore di SV non superiore a 750 mq.

    Articolo: 26 - VERIFICA DELLE CONDIZIONI DI COMPATIBILITÀ

    Sono previsti tre distinti livelli di verifica, da espletarsi per le strutture di vendita che, per la loro dimensione, si qualificano come importanti attrattori di mobilità:

    • verifica delle condizioni di accessibilità a livello puntuale, ossia riferite all’interfaccia tra viabilità ed area di insediamento della struttura di vendita;
    • verifica di impatto trasportistico a livello di rete;
    • verifica della compatibilità’ ambientale

    Il riferimento normativo è individuato nell’art. 6, c. 1, punto c) del D.Lgs. 31/3/98 n° 114.

    1. Casi in cui sono richieste le verifiche ed aspetti procedurali

      La verifica delle condizioni di accessibilità a livello puntuale deve essere prodotta per tutte le MSV.

      La superficie di vendita assunta a riferimento, quale criterio discriminante l’obbligo di produrre

      la verifica, è quella totale della struttura di vendita.

      La verifica di impatto trasportistico a livello di rete deve essere prodotta per le sole strutture di vendita con una dotazione di parcheggio alla clientela superiore a 100 posti auto.

      La dotazione di parcheggi assunta a riferimento, quale criterio discriminante l’obbligo di produrre la verifica, è quella che corrisponde al maggiore valore tra dotazione effettiva e dotazione a standard come definita all’art. 4.

      Il rilascio dell’autorizzazione commerciale è subordinato al positivo esito delle verifiche di

      accessibilità.

      Le verifiche devono accompagnare la richiesta di autorizzazione per:

      • l’apertura, il trasferimento, l’ampliamento di una struttura di vendita (anche nei casi di

        “autorizzazioni dovute” di cui al punto 4 della “Direttiva Frongia”);

      • la modifica del settore merceologico (alimentare, non alimentare) e/o del mix di superficie di vendita tra alimentare e non alimentare.

        Le verifiche, nei casi previsti, devono essere prodotte dal richiedente l’autorizzazione all’atto della richiesta e devono essere autocertificate da un ingegnere o architetto o dal responsabile di una società di ingegneria, iscritto all’albo professionale e che, in virtù di precedenti studi e progetti, si qualifichi come esperto di pianificazione e regolamentazione del traffico.

    2. Verifica delle condizioni di accessibilità a livello puntuale

      Le aree di sosta (parcheggio per la clientela ed area di movimentazione delle merci) della struttura di vendita devono essere opportunamente raccordate alla viabilità, in modo tale da non determinare, nelle situazioni di massimo utilizzo delle aree di sosta, condizioni di intralcio alla circolazione sulla viabilità (ad esempio la formazione di code sulla sede stradale destinata

      alla circolazione).

      In particolare, nel caso strutture di vendita con una dotazione di parcheggio alla clientela maggiore di 100 posti auto è richiesta una specifica regolamentazione dell’immissione/uscita al/dal parcheggio, con la verifica della/delle intersezioni.

    3. Verifica di impatto trasportistico a livello di rete

    La verifica di impatto deve prendere in considerazione tutta la rete stradale compresa entro un’area di raggio pari ad almeno 1,5 km, incentrata sul punto di accesso al parcheggio per la clientela della struttura di vendita.

    La metodologia da assumere a riferimento è quella del HCM (Highway Capacity Manual).

    La verifica preliminarmente individua le sezioni, poste sugli itinerari principali di accesso alla struttura di vendita, maggiormente caricate, ovvero quelle che presentano le più pesanti situazioni di criticità del traffico.

    Il flusso orario veicolare a tale fine considerato è dato dalla portata oraria di servizio, stimata sulla base di rilievi di traffico relativi alla situazione “attuale” (ossia senza struttura di vendita). La verifica è sviluppata con riferimento a queste sezioni (sezioni monitorate).

    Il flusso orario veicolare a tale fine considerato è dato dalla somma di:

    • portata oraria di servizio, come sopra definita;
    • quota parte, attribuita alla sezione, del totale traffico orario addizionale generato dalla struttura di vendita, convenzionalmente posto pari al doppio dei posti auto del parcheggio riservato alla clientela; il riparto del totale traffico orario addizionale tra le sezioni monitorate è definito sulla base di ipotesi di indirizzamento dei flussi tenuto conto delle caratteristiche del bacino di mercato della struttura di vendita.

    La verifica deve dimostrare che, tenuto conto della capacità delle sezioni monitorate, in

    nessuna si determina il livello di servizio E “Flusso instabile”, come definito dall’ HCM.

    Articolo: 27 - ACCORDO DI PROGRAMMA

    Il Comune di Mogorella si riserva la facoltà di stipulare con soggetti pubblici e privati Accordi di Programma di cui alla L. R. n° 45/1989, finalizzati alla realizzazione di un complesso di opere nei settori industriale, artigianale, agricolo, turistico, commerciale, residenziale e dei servizi.

    Le opere e gli interventi oggetto dell’Accordo di Programma devono essere finalizzati all’obbiettivo primario della crescita economica e produttiva del territorio, ed in particolare all’incremento della base occupativa diretta ed indiretta.

    L’Accordo di Programma, se accompagnato dagli elaborati tecnici necessari, è uno strumento

    attuativo della pianificazione urbanistica territoriale.

    Per gli Accordi di Programma si applicano tutte le disposizioni contenute agli artt. 28 e 28bis della Legge 22/12/89 n° 45, integrata dalla L. R. 7 maggio 1993 n° 23.

    Articolo: 28 - DEROGHE

    Nei casi di edifici ed impianti pubblici potranno essere concesse deroghe dal Consiglio Comunale alle presenti norme, secondo le modalità prescritte dalla Legge e dalla normativa vigente.

    Articolo: 29 - ENTRATA IN VIGORE

    Dalla data di adozione del P.U.C. da parte del Consiglio comunale si applicano le norme di salvaguardia di cui alla Legge 03.11.1952 n. 1902 s.m.i., dell’art. 20 della L.R. n. 45/1989 come modificata e integrata dall’art. 18 della L.R. 8/2015.

    Le presenti Norme entrano in vigore il giorno della pubblicazione del provvedimento di

    approvazione definitiva del Piano Urbanistico Comunale nel Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna, ai sensi dell’art. 20 della L.R. n. 45/1989 come modificata e integrata dall’art. 18 della L.R. 8/2015. Da tale data si intendono abrogate tutte le disposizioni e le norme comunali precedentemente vigenti in materia.

    Per quanto non espressamente previsto dalle presenti norme viene fatto riferimento alle norme

    legislative e regolamentari vigenti, generali e speciali, in materia di Urbanistica, Edilizia, Igiene, Istruzione e Tutela del patrimonio paesistico e monumentale Nazionali e Regionali in quanto applicabili.

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