Piano Urbanistico Comunale di Muros (PUC)
Norme Tecniche di Attuazione (NTA)

Normativa Comunale: Muros

StatoProdotto da Urbismap
PubblicazioneGazzetta Ufficiale n.48 del 2013-10-24
A
Zona A - Centro di antica e prima formazione
B1.1
Sottozona B1.1 - zona di completamento
B1.3
Sottozona B1.3 - zona di completamento
B1.4
Sottozona B1.4 - zona di completamento
B1.5
Sottozona B1.5 - zona di completamento
B1.6
Sottozona B1.6 - zona di completamento
B1.7
Sottozona B1.7 - zona di completamento
B2
Sottozona B2 - zona di completamento estensivo
B2.1
Sottozona B2.1 - zona di completamento estensivo
B2.10
Sottozona B2.10 - zona di completamento estensivo
B2.11
Sottozona B2.11 - zona di completamento estensivo
B2.2
Sottozona B2.2 - zona di completamento estensivo
B2.3
Sottozona B2.3 - zona di completamento estensivo
B2.4
Sottozona B2.4 - zona di completamento estensivo
B2.5
Sottozona B2.5 - zona di completamento estensivo
B2.6
Sottozona B2.6 - zona di completamento estensivo
B2.7
B2.7 - zona di completamento estensivo
B2.8
Sottozona B2.8 - zona di completamento estensivo
B2.9
Sottozona B2.9 - zona di completamento estensivo
B3
Sottozona B3 - zona di completamento
C1 - P.E.E.P.
Sottozona C1 - P.E.E.P. - zona P.E.E.P. approvato
C2
Sottozona C2 - zona di espansione Sa Marchesa, già attuata
C3.1
Sottozona C3.1 - zona di espansione comunale
C3.2
Sottozona C3.2 - zona di espansione comunale
C4.1
Sottozona C4.1 - zona di nuova espansione
C4.2
Sottozona C4.2 - zona di nuova espansione
C4.3
Sottozona C4.3 - zona di nuova espansione
C4.4
Sottozona C4.4 - zona di nuova espansione
C4.5
Sottozona C4.5 - zona di nuova espansione
C4.6
Sottozona C4.6 - zona di nuova espansione
D1
Sottozona D1 - zona insediamenti produttivi (cementeria)
D2.1
Sottozona D2.1 - zona di insediamenti produttivi con P. di L. giá approvato
D2.2
Sottozona D2.2 - zona di insediamenti produttivi con P. di L. giá approvato
D2.3
Sottozona D2.3 - zona di insediamenti produttivi con P. di L. giá approvato
D2.4
Sottozona D2.4 - zona di insediamenti produttivi con P. di L. giá approvato
D2.5
Sottozona D2.5 - zona di insediamenti produttivi con P. di L. giá approvato
D2.6
Sottozona D2.6 - zona di insediamenti produttivi con P. di L. giá approvato
D2.7
Sottozona D2.7 - zona di insediamenti produttivi con P. di L. giá approvato
D2.8
Sottozona D2.8 - zona di insediamenti produttivi con P. di L. giá approvato
D3.1
Sottozona D3.1 - zona nuovi insediamenti produttivi
D3.2
Sottozona D3.2 - zona nuovi insediamenti produttivi
D3.3
Sottozona D3.3 - zona nuovi insediamenti produttivi
D3.4
Sottozona D3.4 - zona nuovi insediamenti produttivi
D4
Sottozona D4 - zona insediamenti produttivi esistenti
F1
Sottozona F1 - zona turistica
F2
Sottozona F2 - zona turistica
G1
Sottozona G1 - zona servizi Enel, Telecom, servizi generali
G1.0
Sottozona G1.0 - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.10
Sottozona G1.10 - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.11
Sottozona G1.11 - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.12
Sottozona G1.12 - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.14
Sottozona G1.14 - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.15
Sottozona G1.15 - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.16
Sottozona G1.16 - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.1A
Sottozona G1.1A - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.1B
Sottozona G1.1B - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.2A
Sottozona G1.2A - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.2B
Sottozona G1.2B - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.3
Sottozona G1.3 - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.4
Sottozona G1.4 - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.5
Sottozona G1.5 - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.6
Sottozona G1.6 - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.9A
Sottozona G1.9A - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G1.9B
Sottozona G1.9B - zona servizi generali, impianti Telecom, Enel e simili
G2
Sottozona G2 - zona servizi impianti depurazione, potabilizzazione, serbatoi idrici
G2.1
Sottozona G2.1 - zona servizi impianti depurazione, potabilizzazione, serbatoi idrici
G2.2
Sottozona G2.2 - zona servizi impianti depurazione, potabilizzazione, serbatoi idrici
G2.3
Sottozona G2.3 - zona servizi impianti depurazione, potabilizzazione, serbatoi idrici
G2.4
Sottozona G2.4 - zona servizi impianti depurazione, potabilizzazione, serbatoi idrici
G2.5
Sottozona G2.5 - zona servizi impianti depurazione, potabilizzazione, serbatoi idrici
G2.6
Sottozona G2.6 - zona servizi impianti depurazione, potabilizzazione, serbatoi idrici
G3.1
Sottozona G3.1 - zona servizi finalizzati a iniziative fieristiche
H1
Sottozona H1 - zona di rispetto stradale e ferroviario
H2
Sottozona H2 - zona di rispetto cimiteriale e depurativo
H3
Sottozona H3 - zona di rispetto archeologico e geomorfologico
H4
Sottozona H4 - zona di rispetto ambientale
H5
Sottozona H5 - zona di rispetto verde privato
S1.1
Sottozona S1.1 - zona istruzione
S1.2
Sottozona S1.2 - zona istruzione
S1.3
Sottozona S1.3 - zona istruzione
S2.1
Sottozona S2.1 - zona attrezzature di interesse comune
S2.2
Sottozona S2.2 - zona attrezzature di interesse comune
S2.3
Sottozona S2.3 - zona attrezzature di interesse comune
S2.4
Sottozona S2.4 - zona attrezzature di interesse comune
S2.5
Sottozona S2.5 - zona attrezzature di interesse comune
S2.6
Sottozona S2.6 - zona attrezzature di interesse comune
S2.7
Sottozona S2.7 - zona attrezzature di interesse comune
S3
Sottozona S3 - zona parchi, giochi e sport
S3.1
Sottozona S3.1 - zona parchi, giochi e sport
S3.10
Sottozona S3.10 - zona parchi, giochi e sport
S3.11
Sottozona S3.11 - zona parchi, giochi e sport
S3.12
Sottozona S3.12 - zona parchi, giochi e sport
S3.13
Sottozona S3.13 - zona parchi, giochi e sport
S3.14
Sottozona S3.14 - zona parchi, giochi e sport
S3.15
Sottozona S3.15 - zona parchi, giochi e sport
S3.16
Sottozona S3.16 - zona parchi, giochi e sport
S3.17
Sottozona S3.17 - zona parchi, giochi e sport
S3.18
Sottozona S3.18 - zona parchi, giochi e sport
S3.19
Sottozona S3.19 - zona parchi, giochi e sport
S3.2
Sottozona S3.2 - zona parchi, giochi e sport
S3.20
Sottozona S3.20 - zona parchi, giochi e sport
S3.21
Sottozona S3.21 - zona parchi, giochi e sport
S3.3
Sottozona S3.3 - zona parchi, giochi e sport
S3.4
Sottozona S3.4 - zona parchi, giochi e sport
S3.5
Sottozona S3.5 - zona parchi, giochi e sport
S3.6
Sottozona S3.6 - zona parchi, giochi e sport
S3.7
Sottozona S3.7 - zona parchi, giochi e sport
S3.8
Sottozona S3.8 - zona parchi, giochi e sport
S3.9
Sottozona S3.9 - zona parchi, giochi e sport
S4.1
Sottozona S4.1 - zona parcheggi
S4.10
Sottozona S4.10 - zona parcheggi
S4.11
Sottozona S4.11 - zona parcheggi
S4.2
Sottozona S4.2 - zona parcheggi
S4.3
Sottozona S4.3 - zona parcheggi
S4.4
Sottozona S4.4 - zona parcheggi
S4.5
Sottozona S4.5 - zona parcheggi
S4.6
Sottozona S4.6 - zona parcheggi
S4.7
Sottozona S4.7 - zona parcheggi
S4.8
Sottozona S4.8 - zona parcheggi
S4.9
Sottozona S4.9 - zona parcheggi

Articolo: 1 - FUNZIONE DELLE NORME DI ATTUAZIONE

  1. - Le presenti norme dettano le prescrizioni per l'attuazione delle indicazioni dello strumento urbanistico generale (P.U.C.), nel rispetto delle norme legislative e del regolamento edilizio allegato (R.E.).
  2. - In particolare, ci si è attenuti al rispetto del D.A. 20-12- 1983, n° 2266/U, della L. 5-8-1978, n° 457, della L. n° 47/'85 e della L.R. n° 23/'85 e successive modifiche ed integrazioni, nonchè delle LL.RR. 22-12-1989, n° 45; 01-07-1991, n° 20; 22- 06.1992, n° 11; 29-12-1992, n° 22, 07-05-1993, n° 23 ed infine della L. 17.02.1992, n° 179: "Norme sull'edilizia residenziale pubblica", della L.R. 29.04.1994, n° 16 "Programmi di riqualifi- cazione urbanistica, edilizia e ambientale", nonchè della L.R. 15.02.1996, n° 13 e della L.R. 12-08-1998, n° 28: "Norme per l'esercizio delle competenze in materia di tutela paesistica

    ...", della L.R. 13.10.1998, n° 29: "Tutela e valorizzazione dei centri storici della Sardegna".

  3. - Ogni attività, comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale, partecipa agli oneri da essa derivanti e l'esecuzione delle relative opere è subordinata al rilascio, da parte dell'A.C., di concessione o autorizzazione, ovvero alla relazione di cui all'art. 15 della L.R. 11.10.1985, n° 23, ai sensi della legislazione vigente o alla D.I.A. di cui alla L. 23.12.1996, n° 662.
  4. - Le sole previsioni del P.U.C. e delle N.T.A. non confe- riscono la possibilità di trasformazione edilizia e del suolo, ove le opere di urbanizzazione primaria manchino o non siano in corso di realizzazione da parte del Comune o non siano comunque idonee, a meno che il richiedente la trasformazione si impegni, con apposito atto, a realizzarle o ad adeguarle a propria cura e spese, secondo le prescrizioni comunali.
  5. - Ai sensi dell'art. 51, commi 1-5 della legge 08.06.1990, n° 241, così come modificato dall'art. 6, comma 2, lett. f, della legge 15.05.97, n° 127 "Misure urgenti per lo snellimento dell'attività amm/va e dei procedimenti di decisione e di con- trollo", il Comune disciplina, con apposito regolamento, in conformità con lo statuto, l'ordinamento generale degli uffici e dei servizi, in base ai criteri di autonomia, funzionalità ed economicità di gestione e secondo principi di professionalità e responsabilità.

    Spetta ai dirigenti la direzione degli uffici e dei servizi secondo i criteri e le norme dettati dagli statuti e dai regola- menti che si uniformano al principio per cui i poteri di indiriz- zo e di controllo spettano agli organi elettivi mentre la gestio- ne amministrativa è attribuita ai dirigenti.

    Spettano ai dirigenti tutti i compiti, compresa l'adozione di atti che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, che la legge e lo statuto espressamente non riservino agli organi di governo dell'ente. Sono ad essi attribuiti tutti i compiti di attuazione degli obiettivi e dei programmi definiti con gli atti di indirizzo adottati dall'organo politico, tra i quali, in particolare, secondo le modalità stabilite dallo statuto o dai regolamenti dell'ente:

    • i provvedimenti di autorizzazione, concessione o analoghi, il cui rilascio presupponga accertamenti e valutazioni, anche di natura discrezionale, nel rispetto di criteri predeterminati dalla legge, dai regolamenti, da atti generali di indirizzo, ivi comprese le autorizzazioni e le concessioni edilizie.

      Pertanto, nelle presenti N.T.A., ove eventualmente citata, con la parola "sindaco" dovrà intendersi quella figura di dirigente a cui, per regolamento, sarà demandato il compito del rilascio delle autorizzazioni e concessioni edilizie.

  6. - Ai sensi dell'art. 56 del vigente D.P.R. 19.06.1979, n° 348, per le opere da eseguirsi da amministrazioni statali o comunque insistenti su aree del demanio statale, l'accertamento della conformità alle prescrizioni delle norme e dei piani urbanistici ed edilizi, salvo che per le opere destinate alla difesa militare, è fatto dallo Stato, d'intesa con la regione.

    La progettazione di massima ed esecutiva delle opere pubbliche di interesse statale, da realizzare da parte degli enti isti- tuzionalmente competenti, per quanto concerne la loro localizza- zione e le scelte del tracciato se difforme dalle prescrizioni e dai vincoli delle norme e dei piani urbanistici ed edilizi, è fatta dall'amministrazione statale competente d'intesa con la re- gione, che deve sentire preventivamente gli enti locali nel cui territorio sono previsti gli interventi.

  7. - Le presenti N.T.A. sono adeguate alle finalità e agli indirizzi della L.R. 30.08.91, n° 32: "Norme per favorire l'abo- lizione delle barriere architettoniche", nonchè alla legge 09.01.1989, n° 13.
  8. - Le presenti norme e tutti gli allegati del P.U.C. costi- tuiscono, altresì, l'adeguamento degli strumenti di pianificazio- ne urbanistica comunale alla L.R. n° 45/'89 e successive modifi- che e integrazioni.
  9. - La volontà espressa nel testo delle N.T.A. prevale, quando sia chiara, sugli altri elaborati del P.U.C. ed in particolare su rappresentazioni planimetriche.
  10. - Le fonti primarie (leggi ordinarie, leggi delegate ed equipollenti, leggi regionali) hanno carattere prevalente e, se del caso, funzione abrogativa rispetto alle norme di rango infe- riore, come le N.T.A. del P.U.C., che sono fonti normative secon- darie, con valore sostanziale di legge e valore formale di atto amministrativo.

Articolo: 1_bis - ELEMENTI COSTITUTIVI DEL P.U.C.

1 - Gli elementi costitutivi del P.U.C. sono i seguenti:

a - relazione generale

a1 - relazione illustrativa sulla prospettiva del fabbisogno abitativo e sulla zonizzazione,

b - regolamento edilizio (R.E.),

c - norme tecniche di attuazione (N.T.A.),

d - norme e procedure per misurare la compatibilità ambientale dei progetti di trasformazione urbanistica e territoriale e relazione di compatibilità paesistico-ambientale,

e - schede beni di importanza storico-artistica e ambientale,

f - carte tematiche relative allo stato di fatto dell'intero territorio, così come richiesto dalla L.R. n° 45/'89,

g - tavole grafiche, con particolare riferimento alla zonizzazione e alle reti tecnologiche esistenti.

Articolo: 1_ter - REVISIONI PERIODICHE DEL P.U.C.

  1. - Il P.U.C. è sottoposto a revisione generale con cadenza decennale e, comunque, per l'adeguamento a sopravvenienti deter- minazioni di piani territoriali sovraordinati.
  2. - Revisioni parziali potranno essere di norma effettuate a cadenza biennale, con finalità di sviluppo, affinamento e speci- ficazione della disciplina urbanistica.

Articolo: 1_quater - VERIFICHE CONTENUTI NEL P.U.C.

Le presenti N.T.A. sono state predisposte a seguito della effettuazione (vedere gli altri elaborati del P.U.C.) delle veri- fiche relative al rispetto dei contenuti previsti dall'art. 19 della L.R. n° 45/'89 e segnatamente di:

  • verifica del trend dei movimenti anagrafici e di tendenza demografica, in base al quale è stato poi individuato il dimen- sionamento delle zone residenziali, sulla base del fabbisogno abitativo accertato;
  • verifica delle attività produttive insediate ed insediabili nel territorio, con particolare riferimento alle attività di cava e di coltivazione dei materiali di cava;
  • verifica delle principali opere di urbanizzazione primarie e secondarie e delle reti di infrastrutture (servizi a rete);
  • individuazione degli ambiti territoriali ove si renda op- portuno il recupero del patrimonio edilizio e urbanistico esi- stente, nonchè dei manufatti e complessi di importanza storico- artistica ed ambientale;
  • inserimento di norme e procedure per misurare la compatibilità ambientale;
  • previsione degli standards urbanistici ai sensi del D.A. n. 2266/U/83 e individuazione delle aree da destinare a servizi e spazi pubblici;
  • individuazione delle porzioni di territorio da sottoporre a speciali norme di tutela e di salvaguardia;
  • individuazione delle unità minime territoriali da assoggettare a pianificazione attuativa.

Articolo: 1_quinquies - SIMBOLOGIA ADOTTATA

A.C. AMMINISTRAZIONE COMUNALE

(da intendersi anche quale il dirigente avente il compito del rilascio dei provvedimenti di autorizzazione, concessione o analoghi, ai sensi dell'art. 51, commi 1-5 della legge 08.06.90,

n° 241, così come modificata dall'art. 6, comma 2 lett. f della legge 15.05.97, n° 127)

A. di P. ACCORDO DI PROGRAMMA

A.T. ASSETTO TERRITORIALE

C.C. CONSIGLIO COMUNALE

c.c. CODICE CIVILE

C.C.I.A.A. CAMERA DI COMMERCIO, INDUSTRIA, AGRICOLTURA E ARTIGIANATO

C.E. COMMISSIONE EDILIZIA

C.P. CODICE PENALE

C.P.P. CODICE DI PROCEDURA PENALE

C.R. CONSIGLIO REGIONALE

C.T.R.U. COMITATO TECNICO REGIONALE PER L'URBANISTICA CO.CI.CO. COMITATO CIRCOSCRIZIONALE DI CONTROLLO CO.RE.CO. COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO

D.A. DECRETO ASSESSORIALE

D.I.A. DENUNCIA INIZIO ATTIVITA'

DIRETTORE LAVORI

D. Leg. DECRETO LEGISLATIVO

DECRETO MINISTERIALE

D.P.G.R. DECRETO PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

D.P.C.M. DECRETO PRESIDENTE CONSIGLIO DEI MINISTRI

G.R. GIUNTA REGIONALE

L.R. LEGGE REGIONALE

L.U. LEGGE URBANISTICA

(legge n° 1150/1942 e succ. integrazioni)

OO.UU. OPERE DI URBANIZZAZIONE

OO.UU.P. OPERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIA OO.UU.S. OPERE DI URBANIZZAZIONE SECONDARIA

N.T.A. NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE

p.a. PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

P.A. PIANO AZIENDALE

P. di L. PIANO DI LOTTIZZAZIONE

P. di R. PIANO DI RECUPERO

P.E.E.P. PIANO PER L'EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE

P.I. PROGRAMMI INTEGRATI (L.R. n° 29/'98)

P.M.F. PIANO MIGLIORAMENTO FONDIARIO

PIANO PARTICOLAREGGIATO

PROGRAMMA PLURIENNALE DI ATTUAZIONE

P.P.E. PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE

P.R. PIANIFICAZIONE REGIONALE

P.R.A.E. PIANO REGIONALE ATTIVITA' ESTRATTIVE P.I.R.U.E.A. PROGRAMMI INTEGRATI DI RIQUALIFICAZIONE

URBANISTICA, EDILIZIA E AMBIENTALE (L.R. n° 16/94)

P.R.V. PIANO PER L'ADEGUAM. E LO SVILUPPO RETE DI VENDITA

P.R.U.

(L.R. 23/'85) PIANO DI RISANAMENTO URBANISTICO

(ex L.R. n° 23/'85)

P.R.U.

(L.R. 29/'98) PIANI DI RIQUALIFICAZIONE URBANA

P.R.U.

(L. 493/'93) PIANO DI RECUPERO URBANO (ex legge n° 493/93)

P.T. PIANIFICAZIONE TERRITORIALE

P.T.C. PORZIONI DI TERRITORIO COMUNALE

P.T.P. PIANI TERRITORIALI PAESISTICI

P.U.C. PIANO URBANISTICO COMUNALE

Pr.U.P. PROGRAMMA URBANO PARCHEGGI (legge n° 122/'89)

P.U.I. PIANO URBANISTICO INTERCOMUNALE

P.U.P. PIANO URBANISTICO PROVINCIALE

R.A. RELAZIONE ASSEVERATA (L.R. n° 23/'85)

REGIO DECRETO

REGOLAMENTO EDILIZIO

R.A.S. REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA

S.A. SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA

S.B.A.A.A.S. SOPRINTENDENZA BENI AMBIENTALI, ARCHITETTONICI ARTISTICI E STORICI

S.C.P.A. STUDIO DI COMPATIBILITA' PAESISTICO-AMBIENTALE

T.U. TESTO UNICO

U.S.L. UNITA' SANITARIA LOCALE

U.T.E. UFFICIO TECNICO ERARIALE

U.T.M. UNITA' TERRITORIALI MINIME

U.T.C. UFFICIO TECNICO COMUNALE

V.I.A. VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE

VOLUMI TECNICI

Articolo: 2 - CONTENUTI DEL PIANO URBANISTICO COMUNALE (P.U.C.)

  1. Il piano urbanistico comunale prevede:

    1. l'analisi dello stato di fatto dell'intero territorio co- munale, con particolare riferimento ai caratteri geologici, idro- logici, paesistici e naturali del territorio, alla popolazione residente e presente attualmente, al patrimonio edilizio, agli insediamenti produttivi, al sistema delle infrastrutture, degli impianti e delle attrezzature pubbliche e di uso pubblico;
    2. la prospettiva del fabbisogno abitativo e produttivo, le previsioni dei futuri insediamenti, l'eventuale sviluppo e tra- sformazione degli attuali insediamenti abitativi e produttivi e le previsioni delle specifiche destinazioni d'uso e relative nor- me tecniche di attuazione;
    3. le previsioni delle infrastrutture, degli impianti e delle attrezzature pubbliche e d'uso pubblico;
    4. la perimetrazione delle zone d'interesse paesistico, storico e artistico, e le specifiche prescrizioni d'uso;
    5. l'individuazione delle unità territoriali minime da as- soggettare alla pianificazione attuativa;
    6. l'individuazione degli ambiti territoriali ove si ritenga opportuno procedere al recupero del patrimonio edilizio ed urba- nistico esistente e l'individuazione dei manufatti e complessi importanti sotto il profilo storico artistico ed ambientale, an- che se non vincolati, ai sensi del D. Leg. 29.10.1999, n° 490;
    7. le norme e le procedure per misurare la compatibilità ambientale dei progetti di trasformazione urbanistica e territoriale ricadenti nel territorio comunale, con predisposizione di una relazione generale analitica, corredata da carte tematiche dello stato di fatto dell'intero territorio, che prevedano:

      a.1- I vincoli gravanti sul territorio, derivanti da disposizioni di legge quali:

      • - R.D.L. 30.12.1923, n. 3267;
      • - D. Leg. 29.10.1999, n° 490;
      • - L. 8.8.1985, n. 431;
      • - L.R. 7.5.1993, n. 23;
      • - L.R. 7.6.1989, n. 31.

      a.2 - Le caratteristiche del territorio sotto i seguenti aspetti:

      • geologia;
      • morfologia;
      • acclività;
      • valenze morfologiche;
      • suscettibilità d'uso dei suoli;
      • uso del suolo;
      • vegetazione;
      • bacini idrografici;
      • schemi idrici;
      • unità idrogeologiche;
      • emergenze idriche;
      • oasi faunistiche;
      • biotopi meritevoli di conservazione;
      • giacimenti di cava;
      • aree minerarie dismesse;
      • cavità naturali.

      a.3 - L'antropizzazione del territorio conseguenti agli insedia- menti residenziali produttivi, infrastrutturali, nonchè all'atti- vità di discarica e di bonifica del territorio.

  2. Il piano deve considerare l'intero territorio comunale e può prevedere vincoli su aree e beni determinati per la razionale e coordinata sistemazione di spazi destinati ad uso pubblico e per la realizzazione di opere, impianti ed attrezzature di interesse pubblico.

Articolo: 3 - FORMAZIONE, ADOZIONE ED APPROVAZIONE DEL PIANO URBANISTICO COMUNALE

  1. Il piano urbanistico comunale è adottato con delibera dal Consiglio Comunale.
  2. Entro 15 giorni, dalla presa d'atto o approvazione del CO.RE.CO., il piano urbanistico comunale è depositato a disposi- zione del pubblico per 30 giorni presso la segreteria del Comune; dell'avvenuto deposito è data notizia mediante avviso pubblicato all'albo del Comune e mediante l'affissione di manifesti e avviso in almeno uno dei quotidiani dell'Isola.
  3. Chiunque può formulare, entro 30 giorni a decorrere dall'ultimo giorno di pubblicazione, osservazioni al piano adot- tato.
  4. Il consiglio comunale accoglie o respinge le osservazioni presentate, con parere motivato e, tenuto conto di esse, delibera l'adozione definitiva del piano urbanistico comunale.
  5. La delibera di approvazione è sottoposta al controllo di legittimità.
  6. Le varianti al piano sono approvate con lo stesso proce- dimento.
  7. Dalla data di adozione del piano di cui al primo comma si applicano le norme di salvaguardia di cui alla legge 3 novembre 1952,n. 1902 e successive modificazioni.

    Pertanto, l'A.C. è obbligata ad adottare le misure di salva- guardia sulle domande di concessione o autorizzazione edilizia, contrastanti con il P.U.C. in itinere.

    Qualora l'A.C. riconosca che le domande non siano in contrasto con il P.U.C. adottato, la concessione può essere rilasciata.

  8. Il piano urbanistico comunale entra in vigore il giorno della pubblicazione del provvedimento di approvazione definitiva nel Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna.

Articolo: 4 - STRUMENTI PER L'ATTUAZIONE DEL PIANO URBANISTICO COMUNALE

Il piano urbanistico comunale viene attuato attraverso:

  1. programma pluriennale di attuazione (facoltativo);
  2. interventi urbanistici preventivi e attuativi;
  3. interventi edilizi diretti (autorizzazioni, concessioni, denuncia inizio attività o relazioni asseverate).

Ai sensi dell'art. 3 della L.R. 01.07.1991, n° 20, per l'e- dificazione nelle zone omogenee C, D e G, è obbligatoria la predisposizione del piano attuativo.

Fino all'approvazione del piano attuativo, negli edifici esistenti in dette zone, sono ammessi soltanto interventi di ma- nutenzione ordinaria, straordinaria, restauro e risanamento conservativo.

Articolo: 4_bis - DESTINAZIONI D'USO

Le destinazioni d'uso, anche parziali, sono così classificate:

d.0 - Residenziale - abitativa e servizi strettamente connessi

d.0.1 - Residenziale abitativa di custodia (vedi glossario) o connessa alla conduzione del fondo

d.0.2- Depositi attrezzi e vani appoggio di stretta pertinenza aziendale.

d.1- Uffici, studi professionali

d.1.1- uffici e studi professionali privati

d.1.2 - uffici pubblici a livello urbano

d.2 - Esercizi commerciali, sale di esposizione

d.2.1 - esercizi commerciali al minuto

d.2.2 - esercizi commerciali all'ingrosso

d.2.3 - grandi strutture di vendita ( centri commerciali, grandi magazzini, supermercati)

d.2.4 - punti vendita dei prodotti e accessori realizzati nelle zone D;

d.3 - Esercizi pubblici, di interesse pubblico ed attrezzature collettive

d.3.1 - attr. ricettive, alberghi, pensioni, motel, ostelli gioventù e simili

d.3.2 - ristoranti, tavole calde, mense, pizzerie, bar e simili

d.3.3 - circoli privati per svolgimento di attività sociali, educative, culturali e sportive

d.3.4 - cinema e teatri

d.3.5 - centri ed attrezzature sociali e culturali di inte- resse generale

d.3.6 - discoteche, sale di ritrovo e locali similari;

d.4 - Laboratori artigianali, laboratori scientifici

d.4.1 - laboratori artigianali e tecnico-scientifici compa- tibili con la residenza (cioè la cui natura e desti- nazione non comportino effetti di inquinamento acu- stico, atmosferico, delle acque o del suolo o movi- mentazione merci con automezzi pesanti)

d.4.2 - laboratori artigianali e tecnico - scientifici non compatibili con la residenza

d.4.3 - laboratori di ricerca e per attività produttive ad elevato contenuto di ricerca scientifica;

d.5 - Industria

d.6 - Depositi

d.6.1 - depositi industriali

d.6.2 - depositi commerciali;

d.7 - Costruzioni connesse alle attività agricole e simili

d.7.1 - fabbricati ed impianti connessi alla conduzione agricola e zootecnica del fondo, all'itticoltura, alla valorizzazione e trasformazione dei prodotti aziendali, con esclusione degli impianti classificabili come industriali;

d.7.2 - fabbricati per agriturismo, così come normati suc- cessivamente

d.7.3 - fabbricati funzionali alla conduzione e gestione dei boschi e degli impianti arborei industriali (forestazione produt- tiva)

d.7.4 - strutture per il recupero terapeutico dei disabili, dei tossico dipendenti, e per il recupero del disagio sociale;

d.8 - Attrezzature varie connesse ad attività turistiche o per il gioco o per lo sport

d.8.1 - campeggi, aree attrezzate per il tempo libero ed attrezzature connesse,

d.8.2 - impianti sportivi e attrezzature connesse,

d.8.3 - strutture per l'allevamento ippico e attrezzature connesse,

d.9 - Attrezzature per l'istruzione e la ricerca

d.10 - Attrezzature per l'assistenza e la sanità

d.11 - Attrezzature tecnologiche (es. depuratori, serbatoi idrici, laghetti collinari, ecc.);

d.12 - Attrezzature varie (speciali) (es. stazioni di servizio, ecc.);

d.13 - Attrezzature varie connesse alle attività di coltivazione di cave e similari

d.13.1 - capannoni, depositi, attrezzature speciali connesse con la coltivazione di cave

d.13.2 - capannoni, depositi, laboratori artigianali o indu- striali connessi con la prima lavorazione dei materiali estratti

Ai sensi della legge 26.10.1995, n° 447: "Legge quadro sull'inquinamento acustico", su richiesta del comune, i competen- ti soggetti titolari dei progetti o delle opere predispongono una documentazione di impatto acustico relativa alla realizzazione, alla modifica o al potenziamento delle seguenti opere:

  1. aeroporti, aviosuperfici, eliporti;
  2. strade di tipo B (strade extraurbane principali), C (strade extraurbane secondarie), D (strade urbane di scorrimento), E (strade urbane di quartiere) e F (strade locali), secondo la classificazione di cui al D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285 e succes- sive modificazioni;
  3. discoteche;
  4. circoli privati e pubblici esercizi ove sono installati mac- chinari o impianti rumorosi;
  5. impianti sportivi e ricreativi.

Articolo: 5 - DEFINIZIONE

Il programma pluriennale di attuazione delimita le zone e le aree in cui lo strumento urbanistico generale deve essere attuato ed indica i tempi di esecuzione dello stesso, in conformità alle prescrizioni del III comma dell'art. 13 della L. 28-1-1977, n° 10 e secondo gli articoli 23 e 24 della L.R. 22.12.1989, n° 45.

Il P.P.A. è facolativo per l'Amm/ne Comunale.

Articolo: 6 - EFFICACIA - CONTENUTO - APPROVAZIONE

  1. Il programma pluriennale di attuazione deve contenere:

    1. una relazione sullo stato di attuazione dello strumento urbanistico vigente;
    2. la descrizione delle opere pubbliche o di interesse generale da realizzarsi nel periodo di validità del programma;
    3. la deliberazione degli ambiti e zone di intervento previste dal programma per le diverse funzioni urbane.
  2. Il programma è approvato con le modalità previste per il piano urbanistico comunale.

Il programma di attuazione consente, al di fuori delle aree e delle zone dallo stesso considerate, solo interventi di manu- tenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento, non- chè quelli non soggetti nè ad autorizzazioni e concessione, sem- prechè i medesimi siano ammessi dallo strumento urbanistico gene- rale in vigore.

La domanda di inserimento nel P.P.A. deve essere presentata dal proprietario o avente titolo.

Articolo: 7 - CLASSIFICAZIONE

Fermo restando quanto stabilito all'art. 4 delle presenti N.T.A., lo strumento urbanistico generale si attua mediante:

  1. piani di recupero del patrimonio edilizio esistente (P. di R.), ai sensi dell'art. 28 della legge 05.08.1978, n° 457;
  2. piani particolareggiati di esecuzione (P.P.);
  3. piani di lottizzazione convenzionati (P. di L.);
  4. piani di risanamento di zone abusive (P.R.U.) (ex L.R. n° 23/'85);
  5. piani per gli insediamenti produttivi (P.I.P.);
  6. piani di zona per l'edilizia economica e popolare (P.E.E.P.);
  7. programmi integrati di riqualificazione urbanistica, edilizia e ambientale (P.I.R.U.E.A.) (art. 16 della L. 17.02.1992, n° 179 e L.R. 29.04.1994, n° 16;
  8. accordi di programma (A. di P. - art. 28 della L.R. 22.12.'89, n° 45, così come modificato dagli artt. 5 e 6 della L.R. 7.5.93, n° 23);
  9. programmi di recupero urbano (art. 11 della L. 04.12.1993, n° 493);
  10. piani di sviluppo aziendale o di miglioramento fondiario (vedi le norme sulle zone agricole).

Ai sensi della L.R. n° 29/98 per i centri storici, potranno essere redatti Programmi Integrati (P.I.) e Piani di Riqualifica- zione Urbana (P.R.U.).

La formazione degli strumenti attuativi deve avvenire nel rispetto delle prescrizioni del P.U.C.

Rispetto al P.U.C., gli strumenti urbanistici attuativi non possono prevedere variazioni di perimetro e trasposizioni di zone e di aree, ma solo modifiche conseguenti alla definizione esecu- tiva delle infrastrutture e attrezzature pubbliche, previste in sede di P.U.C., purchè venga rispettata la sua impostazione e non comportino un aumento del volume complessivamente realizzabile e la riduzione delle dotazioni complessive di spazi pubblici o di uso pubblico.

Articolo: 8 - INDIVIDUAZIONE DELLE ZONE DI RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE (P. di R.)

L'A.C., ai sensi della legge 5.8.1978 n° 457 e della legge 17.02.92, n° 179, ha individuato, nell'ambito del P.U.C., le zone ove, per le condizioni di degrado, si rende opportuno il recupero del patrimonio edilizio esistente, mediante interventi rivolti alla conservazione, al risanamento, alla ricostruzione ed alla migliore utilizzazione del patrimonio stesso.

Dette zone possono comprendere singoli immobili, complessi edilizi, isolati ed aree, nonché edifici da destinare ad attrez- zature.

Le zone sono individuate in sede di formazione dello strumento urbanistico generale o con delibera del Consiglio Comunale.

Nell'ambito delle zone, con la delibera di cui al precedente comma o successivamente con le stesse modalità di approvazione, possono essere individuati gli immobili, i complessi isolati e le aree per i quali il rilascio della concessione è subordinato alla formazione dei piani di recupero.

Per le modalità di formazione, approvazione, attuazione si eseguono i dettami dell'art. 28 della Legge 5.8.1978, n° 457, co- sì come modificato dalla legge n° 179/'92.

Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio sono definiti dal R.E. e dall'art. 31 della Legge 5.8.1978, n° 457.

Ai sensi dell'art. 30 della legge 5.8.1978, n° 457, anche i proprietari di immobili e di aree, compresi nelle zone di recupe- ro, possono presentare proposte di piani di recupero.

Si richiama l'art. 34 della L.R. 11.10.1985, n° 23/85 che prevede l'approvazione di piani di recupero d'iniziativa pubblica e privata in conformità alla legge 5.8.1978, n. 457.

Per gli immobili compresi nelle zone omogenee classificate "A" ai sensi del decreto di cui all'art. 4 della L.R. 19/05/1981, n. 17, la riconversione tipologica deve tendere alla salvaguardia delle strutture distributive e ambientali esistenti.

I piani di recupero operano pure in assenza di piani parti- colareggiati di attuazione, anche dove diversamente specificato dagli strumenti urbanistici vigenti.

I piani riguardanti zone classificate "A" sono soggetti all'approvazione regionale, qualora prevedano mutamenti dei rap- porti preesistenti nelle destinazioni d'uso.

I proprietari di immobili situati all'interno delle aree soggette a piani di recupero, riuniti in consorzio volontario od in cooperativa, possono partecipare all'attuazione anche parziale del piano di recupero; in tal caso la partecipazione deve essere regolamentata per gli aspetti derivanti dalla presente legge e dalla legge 5.8.1978, n. 457, attraverso apposita convenzione da stipularsi con il comune interessato.

Allo scopo di incentivare gli interventi sul patrimonio edilizio esistente nei piani di recupero, la R.A.S., di intesa con il comune, è autorizzata a concedere contributi sugli interessi sino ad un massimo del 5 per cento sui mutui concessi, ai soggetti di cui al comma precedente, dagli istituti e dalle sezioni di credito fondiario ed edilizio, aventi una durata massima di anni venti.

Ai sensi dell'art. 14 della legge 17.02.1992, n° 179, per le aree e gli immobili non assoggettati al piano di recupero e co- munque non compresi in questo, si attuano gli interventi edilizi che non siano in contrasto con le previsioni degli strumenti ur- banistici generali. Ove gli strumenti urbanistici generali subor- dinino il rilascio della concessione alla formazione degli stru- menti attuativi, ovvero nell'ambito delle zone destinate a servi- zi i cui vincoli risultano scaduti, sono sempre consentiti in at- tesa di tali strumenti urbanistici attuativi, gli interventi pre-

visti dalle lettere a), b), c) e d) dell'articolo 31 della legge n° 457/'78 che riguardino singole unità immobiliari o parti di esse.

L'area urbana individuata come zona di recupero del patrimonio edilizio è indicata nell'apposita tav. grafica del P.U.C.

Inoltre, sono consentiti gli interventi di cui alla lettera d) dell'articolo 31 della legge n° 457/'78, che riguardino glo- balmente uno o più edifici, anche se modificano fino al 25% delle destinazioni preesistenti, purchè il concessionario si impegni con atto trascritto a favore del Comune e a cura e spese dell'in- teressato, a praticare, limitatamente alla percentuale mantenuta ad uso residenziale, prezzi di vendita e canoni di locazione con il Comune ed a concorrere negli oneri di urbanizzazione ai sensi della legge 28 gennaio 1977, n. 10, e successive modificazioni.

Articolo: 9 - PIANI PARTICOLAREGGIATI DI ESECUZIONE (P.P.) - CLASSIFICAZIONE

In conformità con le destinazioni del P.U.C. e nel rispetto alla legislazione vigente, sono ammessi i seguenti tipi di piani particolareggiati di esecuzione:

  • a) piani particolareggiati di esecuzione di cui alla L. 17.8.1942, n° 1150, così come modificata dall'art. 5 della Legge 6.8.1967, n° 765 (P.P. e P. di L.);
  • b) piani delle aree da destinare ad insediamenti produttivi di cui all'art. 27 della L. 22.10.1971, n° 865 (P.I.P.);
  • c) piani delle zone da destinare alla costruzione di alloggi a carattere economico o popolare di cui alla L. 18.4.1962, n° 167 così come modificata dalla L. 22.10.1971, n° 865, dall'art. 33 della L.R. 11/10/85, n° 23 e dall'art. 40 della L.R. 22.12.89, n° 45 (P.E.E.P.);
  • d) piani di risanamento urbanistico secondo gli artt. 32, 37, 38 della L.R. 11.10.1985, n° 23 (P.R.U.);
  • e) programmi integrati di intervento, secondo l'art. 16 della L. 17.02.'92, n° 179 e secondo la L.R. 29.04.94, n° 16 (programmi di riqualificazione urbana);
  • f) programmi di recupero urbano, secondo l'art. 11 della legge 04.12.1993, n° 493.

Articolo: 10 - PIANO DI LOTTIZZAZIONE

0. Il P. di L. è uno strumento urbanistico attuativo, mediante un disegno infrastrutturale sistematico di nuovo complessi insediativi da realizzarsi nelle zone territoriali omogenee C, D e G.

  1. La lottizzazione di aree richiede il rilascio di apposita autorizzazione. L'autorizzazione è concessa sulla base di un pia- no di lottizzazione contenente le indicazioni di cui al successi- vo articolo 10 bis.
  2. Si ha lottizzazione ogniqualvolta si abbia di mira l'utilizzo edificatorio di una o più aree contigue, finalizzato alla creazione di una pluralità di edifici ovvero di un rilevante in- sieme di unità a scopo abitativo o produttivo, anche se facenti parte di un unico edificio, e che richieda l'esecuzione di opere di urbanizzazione primaria.
  3. Si ha, altresì, lottizzazione quando la trasformazione urbanistica od edilizia di una o più aree, di estensione superio- re ai 3.000 metri quadrati, venga predisposta attraverso il frazionamento e la vendita, o atti equivalenti, del terreno in lotti edificabili e l'utilizzo comporti l'esecuzione di opere di urbanizzazione primaria. Non costituisce lottizzazione, ai sensi della presente norma, il frazionamento che consegue ad una divi- sione ereditaria.
  4. Il piano di lottizzazione è, comunque, necessario quando sia previsto dallo strumento urbanistico generale o dalle norme di legge (L.R. n° 20/'91).
  5. I proprietari o gli aventi titolo, che vogliano procedere alla lottizzazione, devono sottoporre al comune il relativo pro- getto ed astenersi dal darvi, anche solo in parte, ivi compresa la redazione di tipi di frazionamento, esecuzione sino a quando non sia stata stipulata la relativa convenzione.
  6. L'autorizzazione non può essere rilasciata ove il progetto di lottizzazione non sia conforme alle prescrizioni dei piani urbanistici, anche se soltanto adottati.

Articolo: 10_bis - DOMANDA DI AUTORIZZAZIONE DELLA LOTTIZZAZIONE E DOCUMENTI A CORREDO DELLA MEDESIMA

Ai sensi dell'art. 3, 3° comma, della L.R. n° 20/'91, uno o più proprietari, qualora dimostrino l'impossibilità, per mancanza di assenso degli altri proprietari, di predisporre un piano at- tuativo, possono, previa autorizzazione dell'A.C., predisporre il piano esteso all'intera area. In tale ipotesi, il piano si attue- rà per stralci funzionali, convenzionabili separatamente e i relativi oneri saranno ripartiti tra i diversi proprietari.

Gli aventi titolo, ai sensi del vigente R.E., devono presentare domanda, in carta da bollo, di autorizzazione alla lottizzazione.

Detta domanda va indirizzata all'A.C. e deve essere depositata presso l'Ufficio Tecnico Comunale.

Ciascuno dei sottoscriventi è considerato debitore solidale per tutti gli oneri derivanti dall'iniziativa lottizzatrice.

Alla domanda, pena la irricevibilità della medesima, devono essere allegati, in tre copie, i seguenti documenti, sottoscrit- ti, per presa visione ed accettazione, da tutti i proprietari interessati o da persona, all'uopo delegata nelle forme di legge, nonchè dal progettista:

  1. schema di convenzione di cui al V comma dell'art. 28 L. 17.8.1942 n° 1150, così come modificato dall'art. 8 della L. 6.8.1967 n° 765, secondo il modello adottato dalla A.C.;
  2. relazione illustrativa dei criteri tecnici ed urbanistici adottati nella progettazione;
  3. tabella dei dati di progetto, nella quale debbono essere indi- cati la superficie e l'indice di fabbricabilità territoriale, le superfici delle aree per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria e quelle per gli standards urbanistici corrispondenti alle diverse destinazioni d'uso con l'evidenziazione delle rela- tive percentuali, le superfici fondiarie, il volume totale edifi- cabile, l'indice di fabbricabilità fondiaria ed il rapporto di copertura di ogni singolo lotto.

    Il numero degli abitanti dovrà essere calcolato con il parametro di 100 mc/ab. nelle zone C.

    La cubatura complessiva realizzabile dovrà essere ripartita nella misura del 70% per volumi residenziali, 20% per servizi stretta- mente connessi con la residenza, quali negozi, studi professiona- li, bar, ecc. e 10% per servizi pubblici, riservati all'Amm/ne Comunale;

  4. esauriente documentazione fotografica della zona oggetto dell'intervento;
  5. estratto degli strumenti urbanistici generali vigenti nonché dell'eventuale P.P.A.. In detto estratto devono essere messe in evidenza le aree oggetto dell'intervento urbanistico attuativo;
  6. rilievo topografico planimetrico ed altimetrico, in scala al- meno 1:500, del terreno, con l'indicazione dei capisaldi di rife- rimento e delle relative monografie collegati con la cartografia aerofotogrammetrica comunale;
  7. estratto di mappa nella scala catastale e certificato catasta- le dei terreni inclusi nella lottizzazione. Detto estratto deve essere corredato da un elenco delle particelle fondiarie con l'indicazione contestuale dei nominativi dei proprietari delle medesime, aderenti alla lottizzazione;
  8. relazione geotecnica ai sensi del D.M. 11.03.1988;
  9. planimetria di progetto in scala 1:500; detta planimetria deve essere aggiornata e deve indicare la ripartizione in lotti dell'area oggetto dell'intervento, i distacchi, la viabilità vei- colare e quella pedonale, nonchè gli spazi di sosta e di parcheg- gio, le aree destinate alle attività collettive, quelle destinate a verde attrezzato e a parco;
  1. progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione primaria, re- lativo a:

    1. planimetrie, profili longitudinali, sezioni trasversali di ciascun tratto della rete viabile prevista,
    2. rete di approvvigionamento dell'acqua potabile,
    3. reti di smaltimento delle acque luride e meteoriche,
    4. rete per l'illuminazione pubblica,
    5. rete telefonica e di distribuzione della corrente elettrica con eventuali cabine elettriche,
    6. allacciamenti di tutte le reti tecnologiche previste con quel- le comunali;
  2. planivolumetrico, in scala 1:500, con gli ingombri dei fabbri- cati previsti;
  3. schema delle tipologie edilizie, delle destinazioni d'uso, della ripartizione dei volumi disponibili tra le residenze, i servizi privati e quelli pubblici;

Sono a carico del lottizzante gli oneri finanziari relativi alla pubblicità degli atti del P. di L. su un quotidiano locale e mediante affissione di manifesti, ai sensi della L.R. n° 45/'89.

Articolo: 11 - PROCEDIMENTO DI DELIBERAZIONE SULLA DOMANDA DI LOTTIZZAZIONE

Il Consiglio Comunale o l'organo competente ai sensi delle leggi vigenti, avuto riguardo ai pareri della C.E., decide sulla domanda di lottizzazione, con votazione effettuata, come previ- sto, dallo Statuto Comunale.

Le domande difformi rispetto alle norme vigenti, nonchè alle prescrizioni del P.U.C. e dell'eventuale programma pluriennale di attuazione devono essere rigettate.

Il Consiglio Comunale o l'Organo competente, in tal caso, è chiamato ad una semplice presa d'atto.

La deliberazione deve essere notificata, entro 10 giorni dalla sua adozione, agli istanti.

Il rifiuto di esame della domanda di lottizzazione costituisce eccesso di potere, censurabile in sede giurisdizionale.

Sulla mancata determinazione, si veda il successivo art. 18 bis.

Articolo: 12 - APPROVAZIONE DEI P. DI L.

L'A.C., in caso di adozione del piano di lottizzazione, deve approvarlo con regolare delibera di C.C., soggetta al controllo di legittimità in base all'art. 29 della L.R. n° 38/'94, così come modificato dall'art. 1, comma 2, della L.R. n° 7/'98.

L'A.C. dovrà, altresì, inviare il P. di L. alle Amm/ni Competenti a rilasciare specifici benestari o nullaosta (per es. Soprintendenza Archeologica, Ufficio Tutela del Paesaggio, ecc.).

Articolo: 13 - CONVENZIONE DEL P. DI L.

Ai sensi del V comma dell'art. 28 L. 17.8.1942 n° 1150, così come modificato dall'art. 8 della L. 6.8.1967, n° 765, l'autoriz- zazione comunale alla lottizzazione è subordinata alla stipula- zione della convenzione di cui al comma successivo.

Detta convenzione deve fare riferimento al progetto esecutivo delle OO.UU.P., approvato dalla C.E.

Per la definizione esatta delle opere di urbanizzazione primarie e secondarie, si rimanda al vigente R.E.

La convenzione deve essere conforme al modello già approvato dalla Amm/ne Comunale e prevedere:

  • a) la cessione gratuita, entro termini prestabiliti, delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione primaria, nonchè per

    quelle di urbanizzazione secondaria (relative alla lottizzazio- ne);

  • b) l'assunzione, a carico del lottizzante, degli oneri relativi alle opere di urbanizzazione primaria e di una quota parte del 100%, da determinarsi in proporzione all'entità ed alle caratte- ristiche degli insediamenti della lottizzazione, delle opere di urbanizzazione secondaria ovvero delle opere necessarie per al- lacciare la zona ai pubblici servizi;
  • c) i termini, comunque non superiori a 10 (dieci) anni, per l'ultimazione delle opere in cui ai punti a) e b) del presente articolo, i tempi di attuazione delle OO.UU.P., la cui percentua- le di avanzamento dovrà essere almeno la medesima di quella della realizzazione delle singole unità abitative;
  • d) l'impegno a fornire, a titolo di cauzione, con opportuna fi- dejussione, garanzie per l'adempimento degli obblighi derivanti dalla convenzione, atte a coprire il 100% delle spese previste, per la esecuzione di tutte le opere di urbanizzazione primaria, secondo il progetto esecutivo presentato a cura e a spese dei lottizzanti. Detta fidejussione dovrà essere rivalutata ogni an- no, in relazione all'andamento dell'indice ISTAT del costo della vita, fino all'adempimento degli obblighi di convenzione e potrà essere parzialmente rilasciata, in base agli stati d'avanzamento delle OO.UU.P. e dei relativi certificati di collaudo, redatti da tecnico incaricato dall'A.C.

La ditta lottizzante deve stipulare la convenzione con l'A.C. entro i successivi 6 (sei) mesi dalla data di approvazione definitiva del piano attuativo, pena la decadenza dell'iter buro- cratico e dei pareri assentiti.

La convenzione dovrà essere trascritta nei pubblici registri immobiliari, a cura dei lottizzanti.

Decorso il tempo stabilito per realizzare le opere di urba- nizzazione, di cui al n. 2 del quinto comma dell'art. 28 della Legge 1150/42, una lottizzazione convenzionata diventa inefficace per la parte in cui non ha avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo, a tempo indeterminato, l'obbligo di osservare, per la co- struzione di edifici e per la modificazione di quelli esistenti, nella parte in cui ha avuto attuazione, gli allineamenti e le prescrizioni stabilite dalla convenzione. Qualora tali prescri- zioni non fossero esaurienti, in tali parti attuate si applicano anche le norme dello strumento urbanistico generale, vigente al momento in cui è stata stipulata la convenzione.

La mancata esecuzione delle opere di urbanizzazione o del loro completamento, nel termine stabilito dalla convenzione, comporta la possibilità, da parte dell'A.C., di dichiarare decaduto il P. di L., con conseguenza della non legittimità delle concessioni edilizie.

La decadenza deve essere espressamente dichiarata.

L'A.C. potrà concedere la proroga dell'attuazione del P. di L., se richiesta dalla ditta lottizzante., prima della scadenza stabilita in convenzione.

Nel caso in cui sia domandata la proroga, l'A.C. potrà ri- chiedere al lottizzante che il P. di L. sia modificato, anche, nelle opere di urbanizzazione da realizzare, in accordo con nuove disposizioni di legge e con le previsioni di eventuali nuovi

22

strumenti urbanistici e regolamentari, e con i programmi comunali per la costruzione di nuove infrastrutture viarie, fognarie o si- mili, con lo scopo di attuare armonicamente lo strumento urbani- stico generale e di realizzare reti coordinate di infrastrutture pubbliche.

In ogni caso, non potrà essere concesso un tempo di proroga superiore a tre anni.

Nelle zone di espansione residenziale, ferme restando le norme, di cui sopra per le parti attuate di lottizzazione, i P. di L. già progettati diventano definitivamente inefficaci, alla scadenza dei termini, per la parte del territorio in cui non hanno avuto attuazione e tale parte resta assorbita in modo automatico nella zona agricola, con gli indici ed i parametri urbanistici di quella più vicina.

Articolo: 14 - AUTORIZZAZIONE ALLA LOTTIZZAZIONE

L'A.C., intervenuta la positiva decisione dei competenti organi regionali, dopo la stipulazione della convenzione di cui al precedente articolo e successivamente alla trascrizione di questa ultima a cura e spese dei lottizzanti, rilascia la autorizzazione a lottizzare e ne dispone la notificazione in via amministrativa ai lottizzanti. Per la mancata determinazione sull'istanza di autorizzazione a lottizzare e per il mancato assenso degli altri proprietari interessati, si rinvia ai disposti della L.R. 01.07.1991, n° 20.

Articolo: 15 - MODALITA' DI ATTUAZIONE DEI PIANI DI LOTTIZZAZIONE

I piani di lottizzazione dovranno essere attuati entro il termine massimo di anni 10 (dieci) dalla data di stipula della convenzione o notifica ai proprietari, nei casi di lottizzazione d'ufficio.

In assenza di convenzione stipulata e registrata, la C.E. non potrà esaminare i progetti delle singole unità immobiliari.

Il P. di L. potrà attuarsi anche per singoli sub-comparti e/o singole costruzioni, purchè l'edificazione avvenga in modo coordinato con la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria comunque necessarie.

Relativamente ai piani di lottizzazione è opportuno ricordare che, con le presenti norme, è possibile l'attuazione del piano per stralci funzionali, convenzionabili separatamente, onde evi- tare la paralisi della edificazione nel caso di mancato accordo fra i proprietari dei lotti inclusi nell'unità minima territoria- le.

Nella suddetta ipotesi, l'interessato dovrà predisporre uno studio di lottizzazione riguardante l'unità territoriale sottopo- sta all'obbligo della pianificazione attuativa ed uno studio re- lativo alle aree incluse nel piano stralcio che verifichi, all'interno dell'intervento proposto, la dotazione degli stan- dards previsti dallo strumento urbanistico.

I successivi piani stralcio dovranno essere in linea con il piano di lottizzazione approvato, ma potranno anche essere propo-

ste varianti a tale strumento purchè si coordinino con i program- mi stralcio precedentemente assentiti.

Ai proprietari di tutte le particelle catastali, comprese nel P. di L., è attribuita la possibilità di realizzare una quota parte della complessiva volumetria stabilita nel P.U.C., rapportata al valore percentuale della superficie territoriale iniziale, a prescendere da specifiche destinazioni.

In sede di predisposizione dei progetti esecutivi dei singoli fabbricati, è ammessa la possibilità di apportare modifiche modeste, a condizione che sia rispettata la tipologia fissata e che non vengano modificati i rapporti di copertura e le distanze previste.

E' inoltre ammessa la possibilità di apportare modifiche al planivolumetrico approvato, a condizione che venga presentato un progetto edilizio di massima unitario esteso al sub-comparto, controfirmato da tutti i relativi proprietari, e purchè vengano rispettati i parametri urbanistici fissati dal P. di L. per il sub-comparto stesso.

I singoli proprietari o i proprietari d'accordo fra di loro, dovranno impegnarsi a realizzare le costruzioni in conformità agli elaborati di progetto ed a ottemperare, nel procedere all'e- dificazione dei singoli edifici, alla concessione edilizia, alle prescrizioni dello strumento urbanistico, alle vigenti leggi ur- banistiche, nonchè a quanto prescritto dalla legge 10.5.1976, n°

319 e successive modificazioni e integrazioni per la tutela delle acque dall'inquinamento.

Le concessioni delle unità immobiliari dei singoli lotti del P. di L., dopo che sono state adempiute le prestazioni e gli oneri di cui all'art. 13, sono soggette al contributo commisurato alla sola incidenza del costo di costruzione.

Articolo: 16 - LOTTIZZAZIONE D'UFFICIO

  1. Alla compilazione di un P. di L. si può addivenire, altresì, per iniziativa comunale nei casi previsti dalla L.U. e, comunque, quando il ricorso a tale strumento sia ritenuto necessario per un migliore utilizzo di determinate zone, anche al fine di un equo riparto di oneri e benefici tra i proprietari interessati.
  2. A tal fine, l'A.C. invita tutti i proprietari delle aree esistenti nelle singole zone a presentare il P. di L. entro congruo termine. La presentazione può avvenire anche se manchi l'adesione di proprietari di aree che, per la loro configurazione o minima estensione, non pregiudichino il raggiungimento degli scopi indicati al comma 1.
  3. Decorso inutilmente il termine fissato, l'A.C. dispone la compilazione d'ufficio del P. di L. Il piano di lottizzazione è quindi approvato dal consiglio comunale, previo parere della C.E. La deliberazione è notificata ai proprietari delle aree, i quali, entro i successivi trenta giorni, ove non dichiarino di accettare la lottizzazione così predisposta, possono richiedere che essa venga modificata. In tal caso, il C.C. può riesaminare il P. di L. variato in conformità alla richiesta.
  4. L'A.C. ha facoltà di espropriare le aree dei proprietari che non abbiano accettato la lottizzazione. Quando sia ritenuto opportuno e tecnicamente possibile, in alternativa all'espropria- zione delle aree, il consiglio comunale può deliberare di ridurre l'ambito del P. di L. alle sole aree dei proprietari che l'abbia- no accettata, disponendo solamente l'espropriazione delle aree necessarie all'esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria, fermo restando l'accollo dei relativi oneri ai lottizzanti. In tal caso, l'edificazione delle aree, escluse dal piano di lottiz- zazione, resta subordinata all'approvazione di un piano di lot- tizzazione integrativo e al pagamento del contributo per oneri di urbanizzazione in misura doppia rispetto alle tariffe in vigore al momento del rilascio delle relative concessioni edilizie.

Articolo: 17 - OPERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIE NEI P. DI L.

In assenza di indicazioni grafiche nelle tavole del P.U.C. o di ulteriori indicazioni da parte dell'A.C., nei P. di L. la lar- ghezza minima della viabilità interna non dovrà essere inferiore a mt. 8 per la rete stradale secondaria e a mt. 10 per quella principale e comunque secondo le vigenti norme sulle caratteri- stiche geometriche e di traffico delle strade urbane emanate dal C.N.R., fatte salve le indicazioni grafiche contenute nello stru- mento urbanistico generale.

Per ciò che riguarda le reti idriche e fognarie, le sovra- strutture, le pavimentazioni stradali e pedonali, l'impianto del- la pubblica illuminazione, dovranno essere usati materiali, dia- metri e spessori simili a quelli adottati dall'A.C. per la esecu- zione di proprie opere di similari caratteristiche tecniche.

Sono a carico dei lottizzanti le spese per gli onorari del collaudatore dei lavori di esecuzione delle opere di urbanizzazione.

Il progetto delle OO.UU.P. per la rete telefonica e di distribuzione della energia elettrica dovrà essere approvato o vi- stato per conformità dalle società erogatrici di detti servizi o da queste direttamente redatto.

Articolo: 17_bis - MANCATA DETERMINAZIONE SULL'ISTANZA DI AUTORIZZAZIONE A LOTTIZZARE O DI STIPULA DELLA CONVENZIONE

  1. Nel caso in cui, trascorsi 180 giorni dalla data di pre- sentazione del piano di lottizzazione o dei documenti aggiuntivi richiesti, l'A.C. non abbia deliberato sulla lottizzazione, l'interessato può avanzare istanza all'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica per l'intervento sostitutivo.
  2. Entro 10 giorni dal ricevimento dell'istanza, l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica invita l'Am- ministrazione comunale a pronunciarsi nei successivi 30 giorni.
  3. Scaduto infruttuosamente detto termine, l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica, procede, nei 10 giorni suc-

    cessivi, con proprio decreto alla nomina di un Commissario ad ac- ta che provvede a convocare, entro 60 giorni dal ricevimento dell'incarico, il C.C. per l'esame del piano e ad adottare gli ulteriori provvedimenti sostitutivi che si rendessero necessari.

  4. Nel caso in cui, trascorsi 60 giorni dal perfezionamento della procedura amministrativa di approvazione della lottizzazio- ne, l'A.C. non abbia provveduto alla stipula della relativa convenzione, l'interessato può avanzare istanza all'Assessore re- gionale degli enti locali, finanze ed urbanistica, il quale, pre- vio invito al A.C. ad adempiere entro un termine di 30 giorni e scaduto infruttuosamente detto termine, procede nei 10 giorni successivi alla nomina del Commissario ad acta, che provvede, en- tro 60 giorni dal ricevimento dell'incarico, alla stipula della convenzione, avvalendosi, ove necessario, dell'opera di un notaio libero professionista.

Articolo: 17_ter - LOTTIZZAZIONE ABUSIVA - FRAZIONAMENTI

Si ha lottizzazione abusiva di terreni a scopo edificatorio quando vengono iniziate opere che comportino trasformazione urba- nistica od edilizia dei terreni stessi in violazione delle pre- scrizioni degli strumenti urbanistici, vigenti o adottati, o co- munque stabilite dalle leggi statali o regionali o senza la pre- scritta autorizzazione; nonchè quando tale trasformazione venga predisposta attraverso il frazionamento e la vendita, o atti equivalenti, del terreno in lotti che, per le loro caratteristi- che quali la dimensione in relazione alla natura del terreno e alla sua destinazione secondo gli strumenti urbanistici, il nume- ro, l'ubicazione o la eventuale previsione di opere di urbanizza- zione ed il rapporto ad elementi riferiti agli acquirenti, denun- cino in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio (giusta la legge 28.02.1985, n° 47).

Pertanto, nei terreni ricadenti all'interno di sottozone per le quali è obbligatoria la predisposizione di un piano attuativo (C, D e G), è vietata la redazione di tipi di frazionamento, prima della stipula della convenzione di cui all'art. 13 delle presenti norme, fatti salvi quelli derivanti da trasferimenti ereditari.

Si veda anche il 2° e 3° comma dell'art. 10 delle presenti N.T.A.

Definizione di lottizzazione abusiva

Sussistono gli estremi della lottizzazione abusiva, di cui all'art. 18 L. 47/'85, allorchè abbia avuto luogo una vendita di terreno in lotti e sia stato dato inizio ad insieme di opere non autorizzate, da cui sia dato di desumere l'intento di trasformare il precedente assetto del territorio, a nulla rilevando che il frazionamento sia stato "approvato" dall'U.T.E. ai fini catasta- li.

Articolo: 17_quater - PIANO PER GLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI (P.I.P.)

Il piano per gli insediamenti produttivi, di cui all'art. 27 della L. 22.10.71, n° 865, si forma sia in zone non edificate sia in zone già interessate da insediamenti produttivi.

In entrambi i casi il Piano ha per obiettivi la realizzazione e il completamento delle opere di urbanizzazione con idonei collegamenti stradali e con allacciamenti alle reti tecnologiche, nonchè la salvaguardia dell'ambiente e la salubrità delle condi- zioni di lavoro.

Il P.I.P. deve essere conforme allo strumento urbanistico generale.

Previa delibera di C.C. di formazione del P.I.P., avuto parere favorevole dal competente Ass. Regionale, l'A.C. può formare il P.I.P., per la attuazione di aree in zone D del P.U.C..

Si richiamano i disposti del D.P.R. 20.10.1998, n° 447: "Regolamento di semplificazione dei procedimenti di autorizzazione per la realizzazione di impianti produttivi, per il loro ampliamento, ristrutturazione e riconversione, per la

esecuzione di

opere interne

ai fabbricati, nonchè per la

determinazione

delle aree

destinate agli insediamenti

produttivi".

Articolo: 17_quinquies - PROGRAMMI DI RECUPERO URBANO

I programmi di recupero urbano sono costituiti da un insieme sistematico di opere finalizzate alla realizzazione, alla manu- tenzione e all'ammodernamento delle urbanizzazioni primarie, con particolare attenzione ai problemi di accessibilità degli impian- ti e dei servizi a rete, e delle urbanizzazioni secondarie, alla edificazione di completamento e di integrazione dei complessi urbanistici esistenti, nonchè all'inserimento di elementi di arredo urbano, alla manutenzione ordinaria e straordinaria, al restauro e al risanamento conservativo e alla ristrutturazione edilizia degli edifici.

I programmi di recupero urbano da realizzare, sulla base di una proposta unitaria con il concorso di risorse pubbliche e private, sono proposti al comune da soggetti pubblici e privati, anche associati tra di loro. Il comune definisce la priorità di detti programmi sulla base di criteri oggettivi per l'individuazione degli interventi.

Ai fini dell'approvazione dei programmi di recupero urbano, può essere promossa la conclusione di un accordo di programma ai sensi dell'art. 27 della legge 8-6-1990, n. 142.

Articolo: 17_sexies - PROGRAMMI INTEGRATI DI INTERVENTO (P.I.R.U.E.A.) (art. 16, legge 17.02.92, n° 179 e L.R. n° 16/'94) PROGRAMMI DI RIQUALIFICAZIONE URBANA

  1. Al fine di riqualificare il tessuto urbanistico, edilizio ed ambientale, il comune promuove la formazione di programmi in- tegrati d'intervento, ai sensi della legge 17.02.1992, n° 179 e della L.R. n° 16/'94. Il programma integrato è caratterizzato dalla presenza di pluralità di funzioni, dalla integrazione di diverse tipologie di interventi, ivi comprese le opere di urba- nizzazione, da una dimensione tale da incidere sulla riorganizza- zione urbana e dal possibile concorso di più operatori e risorse finanziarie pubblici e privati.
  1. bis. Il programma integrato d'intervento si configura come strumento di attuazione del P.U.C. ed è soggetto alle disposizio- ni della L.R. n° 45/'89, artt. 21 e 27 e degli artt. 1, 2, 3, 4 e 5 della L.R. n° 16/'94.
  2. Soggetti pubblici e privati, singolarmente o riuniti in consorzio o associati fra di loro, possono presentare al comune programmi integrati relativi a zone, in tutto o in parte edifica- te o da destinare anche a nuova edificazione, al fine della loro riqualificazione urbana ed ambientale.
  3. I programmi integrati sono approvati dal C.C., previo parere della C.E.C.
  4. La deliberazione è soggetta al controllo di legittimità ai sensi degli artt. 20 e 30 della L.R. 22.10.1989, n° 45 e suc- cessive modificazioni.
  5. La proposta di programma deve contenere:

    1. relazione tecnica ed urbanistica esplicativa del programma con allegato tipo planovolumetrico in scala 1:500, che evidenzi le eventuali varianti previste dal programma rispetto alla strumentazione urbanistica vigente nel comune;
    2. gli elaborati tecnici necessari per l'ottenimento della concessione edilizia con le connesse autorizzazioni per eventuali vincoli non di competenza regionale, nonchè computo metrico esti- mativo relativamente agli interventi di immediata realizzazione;
    3. gli elaborati tecnici necessari per l'ottenimento della concessione edilizia, con relazione descrittiva e computo metrico estimativo, relativamente alle opere di urbanizzazione;
    4. schema di impegnativa di programma, disciplinante:

      1. i rapporti attuativi tra soggetti di cui al comma 2 ed il comune,
      2. le garanzie di carattere finanziario,
      3. i tempi di realizzazione del programma,
      4. la previsione di eventuali sanzioni da applicare in caso di inottemperanza;
    5. la documentazione catastale e quella attestante la proprietà o la disponibilità delle aree o degli edifici interessati dal programma.
  6. La realizzazione dei programmi non è subordinata all'in- clusione nei P.P.A., di cui all'art. 13 della legge 28.01.1977, n. 10.

Articolo: 17_septies - ACCORDI DI PROGRAMMA

L'art. 28 della L.R. n° 45/'89, così come modificata dagli artt. 5 e 6 della L.R. 07.05.1993, n° 23, prevede la possibilità che la Regione, le Province ed i Comuni stipulino speciali accordi con soggetti pubblici o privati per il raggiungimento di particolari obiettivi d'ordine economico e produttivo, anche alla luce dell'art. 27 della legge 08.06.90, n° 142.

L'accordo di programma è successivo e attuativo rispetto alla pianificazione paesistica del territorio interessato, ove vi- gente. Esso regola le modalità degli interventi relativi a dimen- sioni ampie di territorio attraverso l'individuazione preventiva e concordata dei criteri attraverso cui si realizzano: la piani- ficazione pluriennale degli interventi sul territorio, l'integra- zione e l'intersettorialità degli interventi produttivi, le uti- lità generali ai fini dello sviluppo e della occupazione nell'am- bito ed in coerenza del piano generale di sviluppo della Regione.

Gli accordi di programma debbono risultare reciprocamente garantiti nei tempi, nelle modalità e nei risultati delle diverse fasi attuative.

Il coordinamento generale dei soggetti pubblici e privati intervenienti è garantito dalla Regione, che opera con la parte- cipazione degli enti locali interessati.

Qualora l'accordo di programma, come definito nell'art. 28 della

L.R. n° 45/'89, presupponga significative iniziative economiche, insistenti in ambiti di cospicua rilevanza comunale e so- vracomunale, caratterizzate da un programma di investimenti pro- duttivi a lungo termine, non solo nel settore edilizio, diretti allo sviluppo e alla valorizzazione delle risorse socio- economiche della Sardegna con particolare ricaduta economica e occupativa nell'area-programma in cui sono inserite, tale da de- terminare effetti sulla strumentazione programmatoria regionale, esso è approvato con apposito provvedimento di legge regionale.

Procedure

Si riportano, di seguito, le procedure occorrenti per la de- finizione dell'accordo, distinguendo i casi in cui le previsioni di quest'ultimo - terzo comma dell'art. 28 - L.R. n° 45/'89 - siano conformi (A) ovvero comportino - sesto comma dell'art. 28 L.R. n° 45/'89 - modifiche al piano urbanistico comunale (B).

  1. - Accordo di programma in conformità al P.U.C.

    Stipulato lo schema di accordo di programma, questo viene adotta- to dal Consiglio Comunale e pubblicato con le procedure di cui all'art. 20 della L.R. n° 45/'89.

    L'A.C. dovrà esaminare le eventuali osservazioni pervenute, at- tendere il visto del CO.CI.CO. e trasmettere l'accordo alla Giun- ta Regionale per l'approvazione.

  2. - Accordo di programma in variante al P.U.C.

    Stipulato lo schema di accordo, la variante al P.U.C. viene adot- tata dal Comune e, trascorso il periodo di pubblicazione, viene approvata con il contestuale esame delle eventuali osservazioni pervenute. Dopo che la variante ha conseguito il visto del CO.RE.CO., l'accordo di programma viene approvato dalla Giunta Regionale, sentito il C.T.R.U. Solo dopo tale atto la variante allo strumento urbanistico viene pubblicata sul B.U.R.A.S.

    In entrambi i casi, l'attuazione dell'accordo sarà immediata con la registrazione del medesimo ed il rilascio delle concessioni edilizie.

    CAPO III INTERVENTO EDILIZIO DIRETTO

Articolo: 18 - INTERVENTO EDILIZIO DIRETTO - DEFINIZIONE

Intervento edilizio diretto è ogni attività di edificazione sui singoli lotti.

Detto intervento è subordinato, salvo quanto previsto dal R.E., al rilascio della concessione edilizia o della autorizzazione o alla denuncia di inizio attività, secondo quanto disposto dalle norme legislative e dal regolamento edilizio vigente (R.E.).

I tipi di intervento previsto sono i seguenti:

Articolo: 18.1 - Manutenzione ordinaria : definizione

Manutenzione ordinaria è ogni intervento limitato esclusivamente alle opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e a quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti, qua- li, ad esempio:

  1. - l'impermeabilizzazione del tetto o delle terrazze,
  2. - il rifacimento della pavimentazione,
  3. - la tinteggiatura delle pareti e dei soffitti,
  4. - l'adeguamento dell'imp. di riscaldamento o di climatiz- zazione,
  5. - le opere di riparazione e sostituzione delle finiture esterne (infissi, tinteggiature, intonaci, grondaie, pluviali, parapetti, manti di copertura, compresa la piccola orditura per le coperture a falda, elementi decorativi e simili),
  6. - la riparazione di piazzali senza alcuna modifica del tipo di pavimentazione esistente,
  7. - le opere di riparazione delle recinzioni e dei muri di sostegno esistenti,
  8. - i movimenti di terra ad uso agricolo che non modifichino sensibilmente l'andamento del terreno naturale (ricariche di ter- reno agricolo),

La realizzazione delle opere di manutenzione ordinaria è su- bordinata alla presentazione all'A.C., secondo le modalità di cui al R.E., di una denuncia di inizio di attività completata da una relazione asseverata da un professionista abilitato, riguardante le opere da compiersi.

Per alcuni tipi di opere di manutenzione ordinaria, non è necessario alcun permesso così come specificato nel R.E..

Articolo: 18.2 - Manutenzione straordinaria : definizione

Manutenzione straordinaria è ogni intervento limitato esclu- sivamente alle opere e alle modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonchè per rea- lizzare ed integrare i servizi igienico - sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino variazioni delle destinazioni d'uso.

Sono da considerarsi interventi di m.s.:

  1. - lo spostamento di tramezzi interni,
  2. - la costruzione o eliminazione di scale interne,
  3. - l'installazione di un ascensore, ecc.
  4. - il rifacimento degli intonaci e delle tinteggiature esterne,
  5. - la rimozione e sostituzione di qualche elemento strutturale nonchè le opere di rinforzo delle strutture fatiscenti, purchè queste ultime siano limitate a piccole porzioni dell'esistente,
  6. - la modifica integrale o la nuova realizzazione degli im- pianti tecnologici e dei servizi igienici,
  7. - le modifiche dell'assetto distributivo interno purchè esse non mutino il numero e la superficie delle singole unità im- mobiliari, non interessino le strutture portanti, non incidano in alcun modo sull'aspetto esterno dell'edificio,
  8. - lavori di controsoffittature dei locali o di pavimenti sopraelevati,
  9. - la realizzazione di zone verdi nelle pertinenze ed a servizio di abitazioni esistenti,
  10. - la modificazione della pavimentazione di piazzali privati,
  11. - la realizzazione di intercapedini, scannafossi di bocche di lupo, di drenaggi esterni e di canalizzazioni per il deflusso di acque bianche e nere, purchè l'intervento interessi le sole aree di pertinenza dell'edificio del quale le canalizzazioni sono a servizio,
  12. - la sostituzione di recinzioni e dei muri di cinta e/o sostegno con altri dello stesso tipo, forma, colore e materiale,
  13. - la realizzazione dell'isolamento termico, ai sensi delle vigenti leggi in materia, sia esterno che interno.

Nell'ambito delle costruzioni destinate ad attività produttive (industriali, artigianali e commerciali), sono da considerarsi interventi di manutenzione straordinaria, oltre a quelli elencati al comma precedente, anche quelli intesi ad assicurare la funzionalità e l'adeguamento tecnologico delle attività stesse, fra i quali rientra, in particolare, la realizzazione di:

- cabine per trasformatori elettrici ed impianti di pompaggio;

- sistemi di canalizzazione di fluidi realizzati all'interno dello stabilimento o nelle aree di pertinenza;

- serbatoi per lo stoccaggio e la movimentazione dei prodotti;

- sistemi di pesatura;

- garitte a ricovero degli operatori di macchinari posti all'esterno dello stabilimento e per il personale posto a con- trollo degli ingressi;

- passerelle a sostegno di tubazioni, purchè interne ai piazzali di pertinenza dell'azienda;

- vasche di trattamento e di decantazione;

- attrezzature per carico e scarico merci, di autobotti, nastri trasportatori, elevatori e simili;

- impianti di depurazione delle acque.

Nell'ambito delle aziende agricole e zootecniche si considerano interventi di manutenzione straordinaria anche la realizzazione degli impianti ed attrezzature in genere, necessari per lo svolgimento dell'attività agricola, quali ad esempio: impianti di irrigazione, comprese le cabine di protezione dei sistemi di pom- paggio, le vasche di raccolta e le opere di presa, gli impianti di smaltimento dei rifiuti organici.

Gli interventi di manutenzione straordinaria sono soggetti (vedi R.E.) a semplice denuncia di inizio di attività (D.I.A.), completata da dettagliata relazione, a firma di un progettista abilitato, che asseveri la conformità delle opere da realizzare gli strumenti urbanistici, ecc.

Articolo: 18.2.1 - Opere equiparate alla manutenzione straordinaria

Sono equiparate alle opere di manutenzione straordinaria:

  • la costruzione di tettoie o manufatti definibili come pertinenze dell'edificio principale, utilizzati come ricovero di autoveicoli o di cose e che non comportano alterazioni di volumi e di superfici;
  • la realizzazione di cancelli e recinzioni;
  • la realizzazione di muri di cinta e/o sostegno, purchè non superino l'altezza di metri 2,00;
  • l'apposizione di insegne, targhe, tabelle, cartelli pub- blicitari, cartelli segnaletici, ai sensi del regolamento edili- zio comunale;
  • la posa in opera di tende qualora aggettino su spazi pubblici o aperti al pubblico transito;
  • la realizzazione di depositi di materiali e la esposizione di merci a cielo libero con esclusione di quelli che avvengono per esigenze funzionali nell'ambito dei terreni di pertinenza di impianti produttivi;
  • la realizzazione di soppalchi interni alle singole unità immobiliari, purchè con le caratteristiche riportate dal R.E.;
  • le opere necessarie per adeguare gli edifici esistenti alle norme relative all'abbattimento delle barriere architettoniche.

Articolo: 18.3 - Restauro e risanamento conservativo : definizione

Restauro e risanamento conservativo è ogni intervento limitato alla conservazione dell'organismo edilizio e ad assicurare la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, ne consentano destinazioni d'uso con essi compatibili. Tali interventi, che non devono presentare nuove volumetrie, comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell'edificio, l'inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigen- ze d'uso, l'eliminazione degli elementi estranei all'organismo edilizio.

Negli interventi che comportino la sostituzione di elementi costitutivi, debbono essere impiegati materiali uguali a quelli originali, salvo l'impiego di materiali diversi per evidenti ra- gioni di consolidamento statico e di funzionalità.

Sono fatte salve altre diverse definizioni presenti nelle N.T.A. di piani attuativi pubblici già vigenti.

Articolo: 18.4 - Ristrutturazione edilizia : definizione

Ristrutturazione edilizia è ogni intervento tendente a tra- sformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente.

Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, la eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti, nonchè la modifica e la sostituzione di tutte le strutture interne dell'e- dificio, senza aumento delle sup. utili preesistenti.

Detto intervento consente, qualora siano richieste dalle condizioni della costruzione su cui quest'ultimo deve esser ef- fettuato, demolizioni di parti pericolanti ovvero modificazioni planimetriche, semprechè le stesse non determinino un aumento del volume e dell'altezza.

Per ristrutturazione si deve intendere anche la demolizione e successiva fedele ricostruzione di un fabbricato, sempre che la concessione edilizia non rechi espliciti prescrizioni che vinco- lino alla conservazione delle strutture preesistenti.

Articolo: 18.5 - Ristrutturazione urbanistica : definizione

Ristrutturazione urbanistica è ogni intervento tendente a sostituire l'esistente tessuto urbanistico - edilizio con altro diverso mediante un insieme sistematico di interventi edilizi an- che con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale.

Articolo: 18.6 - Ricostruzione : definizione

p>Ricostruzione è ogni intervento tendente alla riedificazione di una costruzione demolita. Tale riedificazione deve essere rea- lizzata mediante l'impiego di materiali aventi le stesse caratte- ristiche di quelli originali e nell'assoluto rispetto dello stato di fatto sia planimetrico, sia altimetrico, sia architettonico, sia decorativo. Questo tipo di intervento è ammesso solo nel caso in cui la statica della costruzione preesistente sia compromessa al punto da non consentire il recupero della medesima attraverso risanamenti conservativi o ristrutturazioni.

Articolo: 18.7 - Mutamenti di destinazioni d'uso

Il cambio di destinazione d'uso trova disciplina negli artt. 7, 8a e 25 della legge n° 47/'85, nell'art. 11 della L.R. n° 23/'85, nell'art. 14 della legge 17.02.1992, n° 179, nonchè nel R.E.

Si vedano gli artt. del R.E. nel titolo relativo a "Attività di vigilanza sulla esecuzione dei lavori per assicurare l'osservanza delle disposizioni di legge".

Articolo: 19_bis - MODIFICHE ALLO STATO DEI LUOGHI - OBBLIGO DI AUTORIZZAZIONE EDILIZIA

  1. Sono comprese fra le modifiche allo stato dei luoghi anche le opere che non consistono in manufatti e rientrano nella seguente casistica:

    • prelievi, spostamenti, risistemazioni e movimenti di terreno che eccedano la normale prassi di lavorazione agronomica;
    • l'abbattimento di alberature che ecceda la sfera della conduzione agraria e, comunque, l'abbattimento delle piante da sughero, così come definite dalla L.R. 09.02.94, n° 4 sulla su- ghericoltura;
    • le opere di demolizione, i reinterri e gli scavi che non riguardino la coltivazione di cave.
  2. Alberi e piante posti a dimora, in esecuzione di autoriz- zazione edilizia ovvero concessione edilizia, devono essere man- tenuti a cura del proprietario nella loro consistenza, anche me- diante le sostituzioni eventualmente necessarie. La modifica alla sistemazione delle aree di pertinenza deve essere assentita da atto concessorio o autorizzativo.
  3. Gli interventi di modifica allo stato dei luoghi sono soggetti ad autorizzazione edilizia, ai sensi del vigente R.E.

Articolo: 19_ter - MANCATA DETERMINAZIONE SULLA DOMANDA DI CONCESSIONE DA PARTE DELL'A.C. AI SENSI DELL'ART. 4, L.R. 01.07.1991, N° 20

  1. Nel caso in cui, trascorsi 60 giorni dalla data di rice- vimento dell'istanza di concessione o dalla presentazione dei do- cumenti aggiuntivi richiesti, l'A.C. non abbia espresso le pro- prie determinazioni, l'interessato può avanzare istanza all'As- sessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica, per l'intervento sostitutivo.
  2. Entro 15 giorni dal ricevimento dell'istanza, l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica invita l'A.C. a pronunciarsi nei successivi 15 giorni.
  3. Scaduto infruttuosamente detto termine, l'Assessore regionale degli enti locali, finanze ed urbanistica procede, nei 10 giorni successivi, con proprio decreto, alla nomina di un Commissario ad acta, che si pronuncia sulla domanda di concessione, entro 30 giorni dalla data del ricevimento dell'incarico, sentita la Commissione edilizia.
  4. Ove fosse carente la legislazione regionale, si intende richiamato l'art. 4 della legge 04.12.1993, n° 493, così come modificato dall'art. 2, comma 60 della legge 23.12.96, n° 662.
  5. Si rimanda alle disposizioni del vigente R.E.

Articolo: 19_quater - SILENZIO - ASSENSO PER EDILIZIA RESIDENZIALE

Ai sensi della legge n° 94/'82 e successive modifiche, la domanda di concessione ad edificare per interventi di edilizia residenziale, diretta alla costruzione di abitazioni o al recupe- ro del patrimonio edilizio esistente, si intende accolta, qualo- ra, entro novanta giorni dalla presentazione del progetto e della relativa domanda, non sia stato comunicato il provvedimento con cui viene negato il rilascio.

Articolo: 19_quinquies - SILENZIO - ASSENSO PER OPERE SOGGETTE AD AUTORIZZAZIONE

Ai sensi dell'art. 13 della L.R. n° 23/85, le opere soggette ad autorizzazione possono essere realizzate, decorso il termine di sessanta giorni, dalla data di presentazione della richiesta, salvo espresso divieto notificato dall'A.C. al richiedente, e a meno che non si tratti di immobili vincolati ai sensi della legge sulla tutela delle cose o immobili con pregi artistici (D. Leg. 29.10.1999, n° 490).

Articolo: 20 - INDICI URBANISTICI ED EDILIZI: FUNZIONE.

Gli indici o parametri edilizi ed urbanistici fissano i limiti entro i quali deve svolgersi l'attività di urbanizzazione e di edificazione.

Articolo: 21 - SUPERFICIE TERRITORIALE (St in mq)

Per superficie territoriale s'intende la superficie delle zone individuate dallo strumento urbanistico generale.

Detta superficie va misurata su tutta l'area retinata nella cartografia del P.U.C., eventualmente al netto della viabilità principale di piano (senza retinatura) e comprende sia la sup. fondiaria che le aree per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria.

Al parametro di cui al I comma del presente articolo vanno applicati gli indici territoriali.

Articolo: 22 - INDICE DI FABBRICABILITA' TERRITORIALE (I.f.t. in mc/mq)

L'indice di fabbricabilità territoriale rappresenta il volume massimo (in mc.) costruibile per ogni mq. di superficie terri- toriale, calcolata ai sensi del pregresso art. 21. Detto indice si applica nel caso di tutti gli strumenti di attuazione del P.U.C.

Articolo: 23 - SUPERFICIE FONDIARIA (Sf in mq)

In caso di intervento urbanistico preventivo, superficie fondiaria è quella parte di superficie territoriale, di cui all'art. 21 delle presenti norme, al netto delle superfici desti- nate alle opere di urbanizzazione primaria e secondaria e delle aree di sedime della viabilità e degli spazi destinati al pubbli- co transito e/o in genere al pubblico uso.

Nell'ipotesi considerata nel comma che precede, la superficie fondiaria può essere suddivisa in lotti.

Detti lotti costituiscono la superficie minima di intervento, di cui al successivo art. 24.

In caso di intervento edilizio diretto, la superficie fondiaria si identifica con le zone, indicate nelle planimetrie dello strumento urbanistico generale, per la sola parte retinata.

Alla sup. fondiaria vanno applicati gli indici fondiari. Solo in caso di cessione gratuita e volontaria di aree private necessarie per l'allargamento di strade o di parcheggi pubblici o per standards urbanistici, la superficie fondiaria può calcolarsi sulla base di quella catastale originaria.

Articolo: 24 - SUPERFICIE MINIMA DI INTERVENTO (Sm in mq)

Superficie minima di intervento è quella la cui area ha le dimensioni minime consentite per operare un intervento edilizio diretto od un intervento urbanistico preventivo ovvero è la superficie indicata come superficie minima di intervento dal P.U.C.

Articolo: 25 - INDICE DI FABBRICABILITA' FONDIARIA (I.f.f. in mc/mq)

L'indice di fabbricabilità fondiaria è il volume massimo (in mc.) costruibile per ogni mq. di superficie fondiaria, così come definita dall'art. 23 delle presenti norme.

L'indice in esame si applica per costruire sia in zone in cui è stato attuato un intervento urbanistico preventivo sia in zone in cui è consentito l'intervento edilizio diretto.

Articolo: 26 - SUPERFICIE UTILE ABITABILE (Su in mq)

Per superficie utile abitabile (Su) si intende la superficie di pavimento degli alloggi, misurata al netto delle murature, pi- lastri, tramezzi, sguinci, vani di porte e finestre, di eventuali scale interne, di logge e di balconi.

E' compresa nel calcolo la superficie degli armadi a muro.

Deve essere obbligatoriamente indicata negli elaborati grafici dei progetti sottoposti ad esame della C.E.

Articolo: 27 - SUPERFICIE NON RESIDENZIALE (Snr in mq)

Per superfici non residenziali (Snr) si intendono le superfici per servizi ed accessori, specificate come segue, e misurate al netto di murature, pilastri, tramezzi, sguinci e vani di porte e finestre.

Le superfici per servizi ed accessori riguardano:

  1. - cantinole, soffitte, locali motore ascensore, cabine idri- che, lavatoi comuni, centrali termiche ed altri locali a stretto servizio delle residenze;
  2. - autorimesse singole o collettive;
  3. - androni di ingresso e porticati liberi;
  4. - logge e balconi.

Articolo: 28 - SUPERFICIE COPERTA (Sc in mq)

Superficie coperta è l'area data dalla proiezione orizzontale di tutte le parti edificate emergenti dal suolo e delimitate dalle superfici esterne delle murature perimetrali, con esclusione di:

  • balconi,
  • aggetti in genere,
  • parti dell'edificio completamente sotterranee,
  • piscine e vasche all'aperto,
  • serre (in zona agricola),
  • tettoie precarie di sup. coperta inferiore a 16 mq.

La superficie coperta dei piani interrati o seminterrati non può, in ogni caso, superare di oltre il 20% la superficie coperta dell'edificio sovrastante, computando nel calcolo anche gli even- tuali volumi tecnici, fatti salvi i casi di applicabilità della legge 24.03.1989, n° 122 sui parcheggi e quanto previsto nelle zone E.

Si vedano anche i successivi artt. 32 e 33.

I porticati, le verande coperte, le tettoie, le logge coperte, le altane e opere similari partecipano al calcolo della su- perficie coperta.

Articolo: 29 - RAPPORTO MASSIMO DI COPERTURA (Q in mq/mq)

Il rapporto massimo di copertura è dato dal rapporto, espresso in mq/mq, tra l'area della superficie coperta di cui all'art. 28 delle presenti norme e l'area della superficie fondiaria di cui al precedente art. 23.

Nel calcolo del rapporto di copertura massimo, non si tiene conto della superficie del piano seminterrato o interrato, purchè compresa nei limiti dell'art. precedente.

Articolo: 30 - INDICE DI PIANTUMAZIONE (n°/ha)

E' dato dal rapporto tra piante di alto fusto per ogni ettaro di zona verde.

Per piante di alto fusto, le presenti N.T.A. intendono piante di altezza non inferiore ai mt. 2÷2,5, con diametro non inferiore a cm. 4, misurato a mt. 1.00 dal suolo (colletto).

Articolo: 31 - ALTEZZA DI CIASCUN FRONTE DI UNA COSTRUZIONE (Hf in ml)

L'altezza del fronte di una costruzione è il segmento verticale che ha per estremi:

  1. il punto medio della linea formata dall'intersezione del piano verticale esterno della muratura con il piano di campagna natura- le o col piano di sistemazione definitivo del terreno o del mar- ciapiede;
  2. il punto d'intersezione tra l'intradosso dell'ultimo solaio e la superficie esterna della parete.

Nel caso di corpi sfalsati sia altimetricamente che planime- tricamente, le altezze vanno computate per singolo corpo.

Possono superare l'altezza massima, i volumi tecnici purchè contenuti nei limiti strettamente indispensabili e realizzati con soluzioni formalmente progettate (canne fumarie, torrini ascenso- ri, ecc.).

Ai soli fini dell'altezza massima, non vengono conteggiati i piani seminterrati o interrati, purchè realizzati nel rispetto della normativa prevista dalle presenti N.T.A.

Ai fini della valutazione dell'altezza non sono conteggiati:

  • lo spessore del manto o del pavimento di copertura;
  • eventuali parapetti che, nel caso di coperture piane praticabi- li, non possono superare l'altezza di metri 1,50;
  • i muri tagliafuoco, ove previsti, purchè di altezza non supe- riore a metri 1,00;
  • i volumi tecnici.

Articolo: 31_bis - ALTEZZA MASSIMA DEL FABBRICATO (Hm in ml)

L'altezza massima del fabbricato è quella della fronte più alta.

Articolo: 32 - CALCOLO DEI VOLUMI

  1. - I volumi sono computati assumendo come altezza la distanza media tra l'intradosso dell'ultimo solaio, all'intersezione con il muro perimetrale, ed il piano di campagna e di sistemazione definitiva del terreno o del marciapiede sul prospetto strada, sempre che la copertura dell'edificio sia piana o che il tetto abbia una pendenza inferiore al 35% e che la sua linea d'imposta non sia superiore ai 30 cm. rispetto all'estradosso del sottotet- to.
  2. - Qualora il tetto abbia pendenza maggiore del 35%, al volume computato secondo le modalità del punto 1), va aggiunto tutto il volume reale previsto al di sopra dell'ultimo solaio.
  3. - Nel caso di falda unica, solo qualora la soluzione adottata sia necessaria per evitare servitù di stillicidio o inconvenienti alla altrui proprietà, non viene computato il relativo volume del sottotetto, sempre nell'ipotesi di pendenza non superiore al 35%.
  4. - Nell'ipotesi di pendenze inferiore al 35%, non si computa il volume sottotetto anche nel caso di tetti sfalsati, a falde assi- metriche, a capanna, a padiglione ed in genere in tutti i casi, salvo quando le due falde differiscano meno di un terzo della lunghezza della falda maggiore.
  5. - I volumi dei piani interrati o seminterrati, così come questi definiti nel R.E. e ammessi dalla normativa delle singole zone, non sono computati soltanto se adibiti a cantine, depositi non commerciali, locali caldaie, autoclavi e simili, box, garage, lo- cali di sgombero e simili, salvo normativa più restrittiva ripor- tata nella disciplina delle singole sottozone.

    Nel caso di destinazione ad abitazione, attività artigianali, laboratori, depositi commerciali, studi professionali e simili, il loro volume va conteggiato per la parte emergente dal piano di campagna, salvo quanto previsto da norme di piani attuativi.

    La superficie coperta dei piani interrati o seminterrati non può superare, nelle zone A, B, C, D e G, del 20% la sup. coperta dell'edificio sovrastante. Nelle zone E dovrà essere contenuta nella sagoma dell'edificio.

  6. - Sono esclusi dal computo del volume, ai fini della applica- zione degli indici urbanistici, i porticati, tettoie, le logge e verande, purchè aventi almeno una parete aperta, con parapetto a giorno, entro il limite massimo del 20% della superficie coperta dell'edificio relativa al piano nel quale si realizza la perti- nenza.
  7. - Sono parimenti esclusi dal computo, il volume tecnico rappre- sentato dal vespaio e dal massetto, purchè avente altezza, dalla quota media naturale del piano di campagna o del piano di siste- mazione, non superiore a cm. 30, sono parimenti esclusi dal computo, i servizi igienici ed i volumi tecnici (es. locale centrale termica) da realizzare nelle abitazioni esistenti che ne siano sprovviste, nei limiti di 6 mq. di superficie utile ciascu- no e sempre che risulti l'impossibilità obiettiva di realizzarli nei locali esistenti, se non pregiudicandone l'abitabilità.
  8. - Sono parimenti esclusi dal computo i volumi tecnici stretta- mente necessari a contenere quelle parti degli impianti tecnici (idrico, termico, di scale e ascensore, televisivo, di parafulmi- ne, di ventilazione, ecc.) che non possono, per esigenze di fun- zionalità degli impianti stessi, trovare luogo entro il corpo dell'edificio realizzabile nei limiti imposti dalle norme urbani- stiche (ad esempio: serbatoi idrici, extracorsa degli ascensori, canne fumarie, vano scala al di sopra delle linee di gronda, ecc.) e a consentirne l'ingresso.
  9. - In base al comma 7, art. 13 del D.P.R. 24.7.1996, n° 503 "Regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere ar- chitettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici", negli in- terventi di recupero, gli eventuali volumi aggiuntivi relativi agli impianti tecnici di sollevamento non sono computabili ai fini della volumetria utile.
  10. - Nelle zone agricole, nel solo ambito delle volumetrie azien- dali tipiche (quali stalle, porcilaie, capannoni per la conserva- zione delle derrate agricole o per l'allevamento del bestiame), è consentito, anche in assenza di struttura orizzontale, non compu- tare il volume compreso tra la pendenza delle falde e la linea ideale orizzontale congiungente le linee di gronda.

Articolo: 33 - PIANI SEMINTERRATI E INTERRATI

Nelle sole zone A, B e C, potrà essere consentita la realiz- zazione di piani interrati e seminterrati senza limitazione di altezza e di numero ed estesi all'intera superficie fondiaria del lotto, purchè destinati ad autorimessa pubblica o privata e vin- colati perpetuamente a tale destinazione con atto giuridicamente valido, registrato e trascritto nei pubblici registri immobilia- ri.

La cubatura non verrà computata ai fini degli indici di edi- ficabilità.

La parte, che ricade all'esterno della proiezione del fabbricato principale in elevazione, dovrà avere la copertura sistemata a verde attrezzato e l'elaborato progettuale dovrà contenere adeguati dettagli delle sistemazioni previste.

Articolo: 34 - DOTAZIONE DI PARCHEGGI PRIVATI

Articolo: 34.1 - Superficie minima degli spazi di sosta nelle nuove costruzioni

  1. - Ai sensi della legge n° 122/'89 e successive modificazioni, viene stabilito che, nelle nuove costruzioni a destinazione residenziale, le aree di pertinenza delle stesse devono riservare spazi per i parcheggi nella misura di almeno 1 mq. per ogni 10 mc. di costruzione fuori terra.
  2. - I posti macchina possono essere realizzati con la semplice messa a disposizione dell'area scoperta o con volumi.
  3. - Gli spazi necessari, sia alla sosta che alla manovra e all'accesso al parcheggio, si devono considerare "spazi per par- cheggi".
  4. - I posti macchina debbono avere le dimensioni minime di metri 2,20 x 5,00 utili, mentre quelli realizzati come box singoli al coperto debbono avere le dimensioni minime di metri 2,50 x 5,00 utili.
  5. - Il numero dei posti macchina è calcolato in proporzione alla superficie utile netta di progetto sulla base degli standards sopra stabiliti; ove il calcolo dei posti macchina non dia un numero intero, l'arrotondamento è fatto all'unità superiore.
  6. - Le aree destinate ai posti macchina devono essere individuate sullo stesso lotto della costruzione.

    Eccezionalmente, in considerazione dell'impossibilità di reperire gli spazi necessari a tali fini, nell'ambito del lotto oggetto di edificazione, è ammessa la destinazione a parcheggio di aree di- stinte dal lotto edificando, purchè individuate nelle sue imme- diate vicinanze, non ancora utilizzate ai fini urbanistici, giu- dicate idonee dalla C.E. e vincolate perpetuamente a tale desti- nazione con atto giuridicamente valido, registrato e trascritto nei pubblici registri immobiliari.

  7. - Non possono essere vincolate a tale scopo le aree destinate dal P.U.C. ad attrezzature pubbliche (zone S) o agricole o, comunque, ricadenti in zone ove è vietato l'utilizzo a parcheggio.

Articolo: 34.2 - Parcheggi per insediamenti di carattere terziario

Per gli insediamenti di carattere commerciale e direzionale e per le attività terziarie in genere (studi e uffici pubblici o privati), da realizzare nelle zone C, D e G, va effettuata la previsione di aree per spazi pubblici, di cui almeno la metà da destinare a parcheggi, in rapporto di 80 mq. per 100 mq. di sup. lorda di pavimento degli edifici da realizzare.

Determinata la sup. lorda di pavimento degli edifici (data dalla sup. degli uffici, dei locali commerciali, ecc.) si calcola la sup. globale di parcheggio che è comprensiva degli spazi di manovra e viabilità interni all'area destinata a parcheggio.

Articolo: 34.3 - Parcheggi in deroga

La legge n. 122/1989 ha aumentato l'entità dei parcheggi, portandola a un mq. per ogni 10 mc. di costruzione e ha previsto, all'art. 9, la possibilità, per gli edifici esistenti, di desti- nare spazi per parcheggio anche in deroga agli strumenti urbani- stici ed ai regolamenti edilizi vigenti.

La deroga, di cui all'art. 9 della legge n° 122/'89, si applica sia agli edifici esistenti alla data di entrata in vigore della legge che alle nuove costruzioni e/o in corso d'opera, in quanto la disposizione in esame non fa alcun riferimento a limitazioni temporali, sempre che, ovviamente, non venga superata la nuova entità di un mq. per ogni 10 mc. di costruzione.

La deroga fondamentalmente concerne i parametri edilizi (e cioè volume, altezze, rapporto di copertura), nonchè la destinazione di uso e la distanza dai confini, limitatamente alla rea- lizzazione degli spazi necessari a raggiungere la maggiore super- ficie prevista per i parcheggi da destinare a pertinenza delle singole unità immobiliari.

Articolo: 35 - ALTEZZA DELLA COSTRUZIONE

L'altezza della costruzione è data dalla media delle altezze dei fronti, calcolate secondo i principi fissati nel precedente art. 31.

Articolo: 36 - NUMERO DEI PIANI

Ove esiste quest'indicazione, s'intende il numero dei piani fuori terra, compresi gli eventuali piani in attico, con esclu- sione dei piani interrati o seminterrati, purchè realizzati se- condo le indicazioni delle presenti N.T.A.

Articolo: 37 - DISTANZA DEI CONFINI

Per le distanze dei fabbricati dai confini si rimanda alle norme di cui al R.E. e alle disposizioni per ciascuna zona omogenea previste dalle presenti N.T.A.

Articolo: 38 - DISTACCO TRA GLI EDIFICI

Per la definizione di distacco tra gli edifici si rimanda alle norme di cui al R.E.

Articolo: 39 - VINCOLO DELL'AREA UTILIZZATA PER IL CALCOLO DELLA VOLUMETRIA DELLE COSTRUZIONI

L'area, individuata nelle planimetrie di progetto ai fini del calcolo della volumetria della costruzione, non può essere nuovamente considerata per lo stesso calcolo relativo ad altra costruzione, salvo per la parte non impegnata dal volume della precedente costruzione. La concessione rilasciata costituisce vincolo dell'area, anche senza altre formalità, e legittima la Amm/ne Comunale a rifiutare ulteriori concessioni che insistano nella stessa area, anche parzialmente.

Articolo: 40 - CONDIZIONI ESSENZIALI DI EDIFICABILITA'

  1. l'esistenza di opere di urbanizzazione primaria;
  2. l'esistenza di programmi di opere di urbanizzazione primaria, da realizzarsi nel successivo triennio, da parte del comune;
  3. l'impegno, da parte dei richiedenti la concessione o autoriz- zazione di procedere all'attuazione o al completamento delle opere di urbanizzazione primaria, contemporaneamente alle costruzioni oggetto della concessione o autorizzazione.

Articolo: 41 - OPERE DI URBANIZZAZIONE

Le opere di urbanizzazione, in ragione delle quali vanno de- terminati gli oneri di urbanizzazione, di cui al precedente arti- colo, sono, ai sensi della L. 29.9.1964, n° 847, così come modi- ficato dall'art. 44, L. 22.10.1971, n° 865, le seguenti:

  • A - Urbanizzazione primaria;

    1. strade residenziali;
    2. spazi di sosta e di parcheggio;
    3. fognature e gli impianti di depurazione ove non avvenga il recapito alla fognatura comunale;
    4. rete di distribuzione dell'energia elettrica e del gas;
    5. pubblica illuminazione;
    6. rete idrica;
    7. spazi di verde attrezzato;
    8. opere e interventi di cui alla legge 24/03/1989, n° 122 (Disposizioni in materia di parcheggi........);
    9. impianti cimiteriali (art. 26/bis, legge 28/2/90, n° 38).

    Sono, altresì, opere di urbanizzazione primaria gli allacciamenti ai pubblici servizi non aventi carattere generale, ma al diretto servizio dell'insediamento.

  • B - Urbanizzazione secondaria;

    1. asili nido e scuole materne;
    2. scuole dell'obbligo;
    3. mercati di quartiere;
    4. delegazioni comunali;
    5. chiese ed altri edifici per servizi religiosi.

      Si richiama integralmente il testo della vigente L.R. 13.06.1989, n° 38: "Norme per la ripartizione dei proventi di cui all'art. 12 della legge n° 10/'77 e istituzione del Comitato tecnico consul- tivo regionale per l'edilizia destinata al culto".

    6. impianti sportivi di quartiere;
    7. centri sociali ed attrezzature culturali e sanitarie;
    8. aree verdi di quartiere;
    9. opere, costruzioni, impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distribuzione dei rifiuti urbani solidi e liquidi

      (art. 17 bis della legge 29.10.1987, n° 441);

    10. urbanizzazioni generali comprendenti allacciamenti ai pubblici servizi e infrastrutture indotte a carattere generale.

Articolo: 41_bis - ABBATTIMENTO BARRIERE ARCHITETTONICHE

Gli edifici pubblici di nuova costruzione o già esistenti, nel caso siano soggetti a ristrutturazione, che riguardino in particolare strutture di carattere collettivo - sociale, devono rispettare le norme previste dal D.P.R. 24.7.1996, n° 503 (abbat- timento delle barriere architettoniche).

Gli edifici pubblici e privati dovranno essere progettati nel rispetto della legge 09.01.1989, n° 13, del D.M. 14.06.1989, n° 236, della L.R. 30.08.1991, n° 32 e del suo regolamento sul superamento delle barriere architettoniche, nonchè secondo quanto indicato dall'art. 24 della legge 05.02.1992, n° 104 che si riporta integralmente:

"Eliminaz. o superamento delle barriere architettoniche

  1. Tutte le opere edilizie riguardanti edifici pubblici e privati, aperti al pubblico che sono suscettibili di limitare l'accessibilità e la visitabilità di cui alla legge 09.01.1989, n. 13, e successive modificazioni, sono eseguite in conformità alle disposizioni di cui alla legge 30 marzo 1971, n. 118 e suc- cessive modificazioni, al regolamento approvato con D.P.R. 27 aprile 1978, n. 384 (ora sostituito dal D.P.R. n° 503/96), alla legge n. 13/1989 e successive modificazioni e al D.M. Min. LL.PP. 14.06.1989, n. 236.
  2. Per gli edifici pubblici e privati aperti al pubblico soggetti ai vincoli di cui alle leggi 01.06.1939, n. 1089 e successive modificazioni e 29.06.1939, n. 1497 e successive modi- ficazioni, nonchè ai vincoli previsti da leggi speciali aventi le medesime finalità, qualora le autorizzazioni previste dagli articoli 4 e 5 della legge n. 13/'89 non possano venire concesse, per il mancato rilascio del nulla osta da parte delle autorità competenti alla tutela del vincolo, la conformità alle norme vi- genti in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche può essere realizzata con opere provvisionali, come definite dall'articolo 7 del D.P.R. 07.01.1956, n. 164, nei limiti della compatibilità suggerita dai vincoli stessi.
  3. Alle comunicazioni all'A.C. dei progetti di esecuzione dei lavori riguardanti edifici pubblici e aperti al pubblico, di cui al comma 1, rese ai sensi degli articoli 15, terzo comma, e 26, secondo comma, della L. 28.02.1985, n° 47, e successive modificazioni, sono allegate una documentazione grafica e una dichiarazione di conformità alla normativa vigente in materia di accessibilità e di superamento delle barriere architettoniche, anche ai sensi del precedente comma 2.
  4. Il rilascio della concessione o autorizzazione edilizia per le opere di cui al comma 1 è subordinato alla verifica della conformità del progetto, compiuta dall'ufficio tecnico. L'A.C., nel rilasciare il certificato di agibilità e di abitabilità per le opere di cui al comma 1, deve accertare che le opere siano state realizzate nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche.

    A tal fine, può richiedere al proprietario dell'immobile o all'intestatario della concessione una dichiarazione resa sotto forma di perizia giurata redatta da un tecnico abilitato.

  5. Nel caso di opere pubbliche, fermi restando il divieto di finanziamento di cui all'articolo 32, comma 20, della legge 28 febbraio 1986, n. 41, e l'obbligo della dichiarazione del proget- tista, l'accertamento di conformità alla normativa vigente in ma- teria di eliminazione delle barriere architettoniche spetta all'Amministrazione competente, che ne dà atto in sede di appro- vazione del progetto.
  6. La richiesta di modifica di destinazione d'uso di edifici in luoghi pubblici o aperti al pubblico è accompagnata dalla di- chiarazione di cui al comma 3. Il rilascio del certificato di agibilità e di abitabilità è condizionato alla verifica tecnica della conformità della dichiarazione allo stato dell'immobile.
  7. Tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità dalle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere archi- tettoniche, nelle quali le difformità siano tali da rendere im- possibile l'utilizzazione dell'opera da parte delle persone han- dicappate, sono dichiarate inabitabili e inagibili. Il progetti- sta, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli ac- certamenti per l'agibilità o l'abitabilità ed il collaudatore, ciascuno per la propria competenza, sono direttamente responsabi- li. Essi sono puniti con l'ammenda e con la sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo compreso da uno a sei mesi, secondo quanto stabilito dalle norme di legge vigenti.

Inoltre, si richiama il rispetto delle norme dell'art. 5 della 30/08/1991, n° 32: "Norme per favorire l'abolizione delle barriere architettoniche", che, in particolare, assoggetta a disciplina normativa:

  1. gli edifici e i locali pubblici e di uso pubblico, ivi compresi gli esercizi di ospitalità e quelli di carattere arti- stico, storico, culturale;
  2. gli edifici di uso residenziale abitativo;
  3. gli edifici e i locali destinati ad attività produttive di carattere industriale, agricolo, artigianale, nonchè ad attività commerciali e del settore terziario;
  4. le aree ed i percorsi pedonali urbani, nonchè parcheggi;
  5. le strutture e gli impianti di servizio di uso pubblico, esterni o interni alle costruzioni;
  6. i segnali ottici, acustici e tattili da utilizzare negli ambienti di cui alle lettere precedenti, ecc.

Ai sensi dell'art. 1 della legge 09.01.1989, n° 13 "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati", i progetti relativi alla costruzione di nuovi edifici privati, ovvero alla ristrutturazio- ne di interi edifici, ivi compresi quelli di edilizia residenzia- le pubblica, sovvenzionata ed agevolata, devono essere redatti in osservanza delle prescrizioni tecniche previste dal D.M. 14.06.1989 sull'abbattimento delle barriere architettoniche.

La progettazione deve, comunque, prevedere:

  1. accorgimenti tecnici idonei alla installazione di meccanismi per l'accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala;
  2. idonei accessi alle parti comuni degli edifici e alle singole unità immobiliari;
  3. almeno un accesso in piano, rampe prive di gradini o idonei mezzi di sollevamento;
  4. l'installazione, nel caso di immobili con più di tre livelli fuori terra, di un ascensore per ogni scala principale rag- giungibile mediante rampe prive di gradini.

E' fatto obbligo di allegare al progetto la dichiarazione, di un professionista abilitato, di conformità degli elaborati alle disposizioni adottate ai sensi della legge n° 13/'89.

Le opere, di cui all'art. 2 della legge n° 13/'89, possono essere realizzate in deroga alle norme sulle distanze previste dai regolamenti edilizi, anche per i cortili e le chiostrine in- terni ai fabbricati o comuni o di uso comune a più fabbricati.

E' fatto salvo l'obbligo di rispetto delle distanze di cui agli artt. 873 e 907 del codice civile, nell'ipotesi in cui, tra le opere da realizzare e i fabbricati alieni non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso comune.

Articolo: 42 - CONCESSIONI O AUTORIZZAZIONI EDILIZIE GRATUITE

Gli oneri di urbanizzazione ed i costi di costruzione non sono dovuti, ai sensi dell'art. 9 della L. 28.1.1977 n° 10, nei seguenti casi:

  1. per le opere da realizzare nelle zone agricole, ivi comprese le residenze, in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze dell'imprenditore agricolo a titolo principale, ai sensi dell'art. 12 della L. 9.5.1975 n° 153.

    Si riporta l'art. 12 della legge n. 153/'75:

    " Si considera a titolo principale l'imprenditore che dedichi all'attività agricola almeno due terzi del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dall'attività medesima almeno due terzi del proprio reddito globale da lavoro risultante dalla pro- pria posizione fiscale.

    Il requisito del reddito e quello inerente al tempo dedicato all'attività agricola è accertato dalle regioni. Il requisito della capacità professionale si considera presunto quando l'im- prenditore, che abbia svolto attività agricola, sia in possesso di un titolo di studio di livello universitario nel settore agra- rio, veterinario, delle scienze naturali, di un diploma di scuola media superiore di carattere agrario, ovvero di istituto profes- sionale agrario o di altra scuola ad indirizzo agrario equivalen- te.

    Il detto requisito si presume, altresì, quando l'imprenditore abbia esercitato per un triennio anteriore alla data di pre- sentazione della domanda, l'attività agricola come capo di azien- da, ovvero come coadiuvante familiare o come lavoratore agricolo:

    tali condizioni possono essere provate anche mediante atto di no- torietà. Negli altri casi il requisito della capacità professio- nale è accertato da una commissione provinciale nominata dal pre- sidente della giunta regionale e composta dai rappresentanti del- le organizzazioni nazionali professionali degli imprenditori agricoli più rappresentative e da un funzionario della regione che la presiede".

  2. per gli interventi definibili, ai sensi del presente R.E., di restauro, di risanamento conservativo e di ristrutturazione, semprechè gli stessi non comportino aumento delle superfici utili di calpestio o mutamento della destinazione d'uso e quando il concessionario si impegni, mediante convenzione o atto di obbligo unilaterale, a praticare prezzi di vendita e canoni di locazione degli alloggi concordati con il comune ed a concorrere negli oneri di urbanizzazione;
  3. per gli interventi di ampliamento, in misura non superiore al 20%, di edifici unifamiliari;
  4. per le modifiche interne necessarie per migliorare le condizioni igieniche o statiche delle abitazioni, nonchè per la realizzazione dei volumi tecnici che si rendono indispensabili a seguito della installazione di impianti tecnologici necessari per le esigenze delle abitazioni;
  5. per gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente competenti nonchè per le opere di urbanizzazione, eseguite anche da privati, in attuazione di strumenti urbanistici;
  6. per le opere da realizzare in attuazione di norme o di provvedimenti emanati a seguito di pubbliche calamità;
  7. per le opere di cui al 2° comma dell'art. 7 della legge 25.03.82, n° 94.

Qualora venga mutata, nei dieci anni della ultimazione dei lavori, la destinazione d'uso delle opere di cui alla lettera a) del presente articolo, l'esenzione viene meno.

Articolo: 43 - CONCESSIONI EDILIZIE PER LE QUALI SONO DOVUTI SOLO GLI ONERI DI URBANIZZAZIONE

Il concessionario non è tenuto al pagamento dei costi di co- struzione nei seguenti casi:

  1. edilizia convenzionata di cui all'art. 7 della L. 28.1.1977, n° 10;
  2. concessioni edilizie riguardanti immobili dello Stato.

Articolo: 44 - CLASSIFICAZIONE DEL COMUNE AI SENSI DELLA LEGGE N° 10/'77

Ai fini dell'applicazione delle tabelle parametriche regionali, relative agli oneri di urbanizzazione, ai sensi della legge n° 10/'77 e del D.A. 31.1.1978, n° 70, il Comune di Muros è da classificare nella classe IV (popolazione massima insediabile prevista dallo strumento urbanistico fino a 2000 ab).

Articolo: 45 - ESECUZIONE DIRETTA DELLE OPERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIA

Nelle zone omogenee soggette all'obbligo di lottizzazione, le opere di urbanizzazione primaria devono essere eseguite inte- ramente dal lottizzante e, nelle zone E, dal concessionario.

Per quanto concerne gli oneri di urbanizzazione secondaria, dovranno essere corrisposti all'atto della stipula della conven- zione nelle zone soggette all'obbligo di lottizzazione e all'atto del rilascio della concessione in tutti gli altri casi.

Di conseguenza, le singole concessioni nelle zone, in attuazione di piani di lottizzazione convenzionata, sono soggette alla sola corresponsione della eventuale quota relativa al costo di costruzione.

Per quanto riguarda le zone agricole e quelle "speciali" (zone G e opere relative a punti di ristoro, attrezzature e impianti di carattere particolare in zone E) l'Amministrazione Comunale dovrà, in seguito all'esame del progetto allegato all'istanza di concessione, per i soggetti non esenti ai sensi dell'art. 9 della legge 10/77, determinare le opere di urbanizzazione necessarie.

Dovranno, in ogni caso, essere assicurati:

  1. l'accessibilità veicolare al fondo;
  2. l'approvvigionamento idrico con documentazione probante il soddisfacimento delle quantità necessarie, distinguendone l'uso potabile e l'uso agricolo ovvero industriale;
  3. l'allaccio a margine del fondo dell'energia elettrica ovvero la installazione di fonti alternative di energie, salvo i piccoli depositi e i vani d'appoggio o locali di supporto ad attività, che non comportino l'uso dell'energia elettrica;
  4. idoneo impianto di depurazione e di raccolta e smaltimento delle acque bianche e nere che dovrà avvenire interamente all'interno del fondo e, nel caso di consorzi, all'interno dell'area consortile.

Il concessionario deve obbligarsi a realizzare direttamente a suo totale carico, con le modalità e garanzie stabilite dal Co- mune, le opere di cui sopra, eccettuate quelle esistenti purchè abbiano caratteristiche e dimensioni adeguate.

Articolo: 46 - ONERI DI CUI ALLA LEGGE N° 10/'77 NEI CASI DI MUTAMENTI DI DESTINAZIONE D'USO

La trasformazione del sottotetto in locali abitabili deter- minando, di fatto, un ampliamento della cubatura autorizzata è da considerarsi un abusivo incremento della cubatura abitabile.

Ciò comporta la revoca delle eventuali agevolazioni o esenzioni tributarie o del regime, riferito alla legge n° 10/'77, concesso. Quanto sopra si applica anche per altri mutamenti di desti- nazioni d'uso che comportino un diverso calcolo degli oneri di

cui alla legge n° 10/'77.

Articolo: 47 - CONCESSIONI EDILIZIE SOGGETTE AD UN REGIME SPECIALE PER QUANTO ATTIENE GLI ONERI DI URBANIZZAZIONE E/O AI COSTI DI COSTRUZIONE (ART. 10 L. 28.1.1977 N° 10)

La concessione edilizia relativa a costruzioni o impianti destinati ad attività industriali o artigianali dirette alla tra- sformazione di beni ed alla prestazione di servizi, comporta la corresponsione di un contributo pari all'incidenza delle spese di urbanizzazione, di quelle necessarie al trattamento e allo smal- timento dei rifiuti solidi, liquidi o gassosi e di quelle neces- sarie alla sistemazione dei luoghi ove ne siano alterate le ca- ratteristiche.

L'incidenza di tali opere viene stabilita con deliberazione del consiglio comunale, in base a parametri definiti dalla Regione secondo quanto disposto dall'art. 10 della legge 28.1.1977, n° 10.

La concessione edilizia relativa a costruzioni o impianti destinati ad attività turistiche, commerciali e direzionali com- porta la corresponsione di un contributo pari all'incidenza delle opere di urbanizzazione e di una quota non superiore al 10% del costo documentato di costruzione, stabilito, in relazione ai di- versi tipi di attività, con deliberazione del Consiglio Comunale. Qualora la destinazione d'uso delle opere indicate nel presente articolo, nonchè di quelle nelle zone agricole previste dall'art.

9 della legge n° 10/'77, venga comunque modificata nei dieci (10) anni successivi all'ultimazione dei lavori, il contributo per la concessione è dovuto nella misura massima, corrispondente alla nuova destinazione, determinata con riferimento al momento della intervenuta variazione.

Articolo: 48 - CONCESSIONE O AUTORIZZAZIONE EDILIZIA IN DEROGA

L'applicabilità della deroga alle normative del R.E. e delle N.T.A.

allegate al P.U.C., è limitata "ad edifici ed impianti pubblici o di interesse pubblico", intendendosi per edifici ed impianti pubblici quelli appartenenti ad Enti pubblici e destina- ti a finalità di interesse pubblico (come ad esempio, le caserme, le scuole, gli ospedali, i musei, le chiese, i mercati, le uni- versità, ecc.) e per edifici ed impianti di interesse pubblico quelli che indipendentemente dalle qualità dei soggetti che li realizzano - enti pubblici o privati - siano destinati a finalità di interesse generale sotto l'aspetto economico, culturale, indu- striale, igienico, religioso, ecc. (ad esempio conventi, poliambulatori, alberghi, ristoranti, impianti turistici, biblioteche, teatri, ecc.).

Nella relazione allegata al progetto, dovranno essere contenuti gli elementi dai quali si desume la qualifica di edificio pubblico o di interesse pubblico.

Il C.C. non può esercitare il potere di deroga per modificare le destinazioni di zona e quindi per modificare il P.U.C.

Articolo: 49 - RIDUZIONE ONERI DI URBANIZZAZIONE PER GLI EDIFICI CHE IMPIEGHINO IMPIANTI AD ENERGIA SOLARE

Ai sensi del D.A. EE.LL., Finanze e Urbanistica, 07.09.1979, n° 1012, si ha:

  1. - L'incidenza degli oneri di urbanizzazione di cui agli articoli 5 e 10 della legge 20.1.1977, n. 10, determinata dal Consiglio Comunale sulla base delle tabelle parametriche regiona- li emanate con proprio D.A. n. 70-u del 31 gennaio 1978, è ridot- ta:

    1. nella misura del 30% per gli edifici civili che impieghino, ai fini del riscaldamento o condizionamento estivo, sistemi costruttivi ed impianti che utilizzino l'energia solare ad inte- grazione degli impianti tradizionali nella misura di almeno il 20% dei disperdimenti valutati secondo le indicazioni previste dalla legge n. 10 del 09.01.1991 e dal Regolamento di esecuzione;
    2. nella misura del 20% per gli edifici civili che impieghino, ai fini della produzione di acqua calda per uso sanitario, impianti centralizzati con l'integrazione di energia solare nella misura minima di 2,5 mq. di superficie captante ogni 100 mq. di superficie netta di pavimento.
  2. - Le riduzioni di cui ai punti a) e b) non sono cumulabili e potranno applicarsi subordinatamente al parere favorevole dell'Assessorato degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica che dovrà verificare la effettiva convenienza della installazione proposta sulla base di apposito progetto e relazione tecnico- economica giustificativa da redigersi a cura del richiedente.

Articolo: 50 - OBBLIGO DI AGGIORNAMENTO DEGLI ONERI DI CUI ALLA LEGGE N° 10/'77

Ai sensi dell'art. 7 della legge 24.12.1993, n° 537, gli oneri di urbanizzazione di cui all'articolo 5 della legge 28.01.1977,

n. 10, sono aggiornati ogni quinquennio dai comuni, in conformità alle relative disposizioni regionali, in relazione ai riscontri e prevedibili costi delle opere di urbanizzazione primaria, secondaria e generale.

Nei periodi intercorrenti tra le determinazioni regionali, ovvero in eventuale assenza di tali determinazioni, il costo di costruzione è adeguato annualmente, ed autonomamente, in ragione dell'intervenuta variazione dei costi di costruzione accertata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT).

Il contributo afferente alla concessione comprende una quota di detto costo, variabile dal 5 per cento al 20 per cento, che viene determinata dalle regioni in funzione delle caratteristiche e delle tipologie delle costruzioni e della loro destinazione ed ubicazione.

Articolo: 51 - VINCOLO DI NON EDIFICABILITA'

Il Comune è obbligato a dotarsi di un registro fondiario sul quale scrivere i dati catastali dei terreni vincolati, di un pla- nimetria su cui risultino individuate tali aree, vincolate a edi- fici costruiti nel proprio territorio o in quello dei Comuni vi- cini, qualora il fondo interessato alla costruzione ricada in più di un Comune.

Articolo: 52 - ZONIZZAZIONE

Il P.U.C. divide il territorio comunale nelle seguenti zone territoriali omogenee, ai sensi dell'art. 3 del D.A. 20.12.83:

A - centro storico;

B- zone di completamento residenziale;

C - zone di espansione;

D - zone industriali, artigianali e commerciali;

E - zone agricole;

G - zone di servizi generali;

H - zone di salvaguardia;

S - zone di standards urbanistici.

Articolo: 52_bis - DESTINAZIONE DI ZONA E SALVAGUARDIA

Le destinazioni di zona (vedi sentenza 29.5.1968, n° 55 della Corte Costituzionale) non rientrano nelle ipotesi di cui all'art.

2 della legge 19.11.1968, n° 1187 e, pertanto, non perdono efficacia dopo 5 anni dalla approvazione del P.U.C., anche se non confermate da strumento attuativo.

Articolo: 53 - LINEA DI SEPARAZIONE TRA DIVERSE DESTINAZIONI DI ZONA

La linea dividente due diverse zone omogenee territoriali è assimilata ad una virtuale linea di confine, anche se non corri- spondente ad un confine di proprietà.

Quando si tratta di due zone non omogenee ma entrambe edifi- cabili, anche se la proprietà si estende nelle due zone, gli edi- fici dovranno essere realizzati interamente su una delle due zone e dovranno rispettare i limiti di edificabilità stabiliti per ciascuna zona.

Se la delimitazione di zona riguarda una zona a destinazione pubblica (es. S1), ci si deve attenere alle distanze minime per l'edificazione dal limite delle zone S.

Articolo: 54 - NORME PER LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO DAL RISCHIO DI INCENDIO

In considerazione della valenza paesistico-ambientale del P.U.C. e delle particolari situazioni locali, vengono considerate norme recepite integralmente dalle presenti N.T.A. le seguenti disposizioni, in parte estrapolate dalle seguenti leggi:

  • legge 01.03.75, n° 47: "Norme integrative per la difesa dei boschi dagli incendi".
  • legge 29.10.93, n° 428: "Conversione in legge, con modifi- cazioni del D.L. 30.08.93, n° 332, recante disposizioni urgenti per fronteggiare il rischio di incendi nelle aree protette".
  • - delibera della G.R. 25.05.1995, n° 25/'79 (B.U.R.A.S. n° 43 del 22.12.1995).

Nelle zone i cui soprassuoli boschivi siano stati distrutti o danneggiati dal fuoco è vietato l'insediamento di costruzioni di qualunque tipo, fino all'approvazione dei piani di cui all'art. 1 della legge n° 47/'75.

Tali zone non possono, comunque, avere una destinazione diversa da quella in atto prima dell'incendio.

E' fatto obbligo al sindaco di compilare e trasmettere, entro il mese di ottobre di ogni anno, alla R.A.S. ed al Ministero dell'Ambiente una planimetria, in adeguata scala, del territorio comunale percorso dal fuoco; in tale territorio non sono consen- tite destinazioni d'uso diverse da quelle in atto prima dell'in- cendio per almeno dieci anni. In tutti gli atti di compravendita di aree ed immobili ricadenti nei territori sopra indicati deve essere espressamente richiamato, pena la nullità dell'atto, il suddetto vincolo.

Articolo: 55 - DISPOSIZIONI IN MATERIA DI IMPATTO ACUSTICO

  1. I progetti sottoposti a valutazione di impatto acustico ai sensi dell'art. 8 della L. 26.10.1995, n. 447, devono essere redatti in conformità alle esigenze di tutela dall'inquinamento acustico delle popolazioni interessate.
  2. Nell'ambito delle procedure di cui al comma 1, ovvero su richiesta dei comuni, i competenti soggetti titolari dei progetti o delle opere predispongono una documentazione di impatto acusti- co relativa alla realizzazione, alla modifica o al potenziamento delle seguenti opere:

    1. aeroporti, aviosuperfici, eliporti;
    2. strade di tipo B (strade extraurbane principali), C (strade extraurbane secondarie), D (strade urbane di scorrimento), E (strade urbane di quartiere) e F (strade locali), secondo la classificazione di cui al D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285 e suc- cessive modificazioni;
    3. discoteche;
    4. circoli privati e pubblici esercizi ove sono installati macchinari o impianti rumorosi;
    5. impianti sportivi e ricreativi;
    6. ferrovie e altri sistemi di trasporto collettivo su rotaia.
  3. E' fatto obbligo di produrre una valutazione previsionale del clima acustico delle aree interessate alla realizzazione delle seguenti tipologie di insediamenti:

    1. scuole e asili nido;
    2. ospedali;
    3. case di cura e di riposo;
    4. parchi pubblici urbani ex extraurbani;
    5. nuovi insediamenti residenziali prossimi alle opere di cui al comma 2.
  4. Le domande per il rilascio di concessioni edilizie relative a nuovo impianti e infrastrutture adibite ad attività produttive, sportive e ricreative e a postazioni di servizi commerciali polifunzionali, dei provvedimenti comunali che abilitano alla utilizzazione dei medesimi immobili e infrastrutture, nonchè le domande di licenza o di autorizzazione all'esercizio di attività produttive devono contenere una documentazione di previsione di impatto acustico.
  5. La documentazione di cui ai commi 2, 3 e 4 del presente articolo è resa, sulla base dei criteri stabiliti ai sensi dell'articolo 4, comma 1, lettera l) della legge n° 447/'95, con le modalità di cui all'art. 4 della L. 4 gennaio 1968, n. 15 (14).
  6. La domanda di licenza o di autorizzazione all'esercizio delle attività di cui al comma 4 del presente articolo, che si prevede possano produrre valori di emissione superiori a quelli determinati ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera a) della legge n° 447/'95, deve contenere l'indicazione delle misure pre- viste per ridurre o eliminare le emissioni sonore, causate dall'attività o dagli impianti. La relativa documentazione deve essere inviata all'ufficio competente per l'ambiente del comune ai fini del rilascio del relativo nullaosta.
  7. La determinazione dei requisiti delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante è contenuta nei disposti delD.P.C.M. 18.09.1997.

Articolo: 56 - ZONE RESIDENZIALI

Le zone residenziali sono quelle destinate prevalentemente alle abitazioni e servizi connessi. Nelle zone residenziali sono ammesse le seguenti destinazioni d'uso, con riferimento al prece- dente art. 4 bis:

d.0 - abitazioni e servizi connessi;

d.1 - uffici e studi professionali pubblici e privati, att. ter- ziarie in genere (d.1.1, d.1.2);

d.2 - esercizi commerciali purchè in armonia con le disposizioni del P.R.V. "Piano di sviluppo e adeguamento della rete distribu- tiva al dettaglio in sede fissa e dei pubblici servizi" (L.R. 31/10/1991, n° 35 e successive modifiche e integrazioni);

d.3 - esercizi pubblici ed attrezz. collettive, purchè in armonia con le disposizioni della legge n° 447/'95: "Legge quadro sull'inquinamento acustico", quali:

d.3.1 e d.3.2 - attrezz. ricettive, alberghi, ristoranti, bar e similari;

d.3.3 - circoli privati e sedi di associazioni di ogni tipo, banche, ecc.

d.3.4 - cinema, centri culturali, ecc.;

d.3.5 - centri ed attrezzature sociali e culturali di interesse generale;

d.4.1 - laboratori artigianali e similari compatibili con la residenza, sedi di attività non moleste e inquinanti, cioè la cui natura e destinazione non comporti sopratutto effetti di inquina- mento acustico, rispettando i limiti fissati per le zone B, dall'art. 6 del D.P.C.M. 01.03.'91 e con emissioni di fumo poco significative o ridotte, ai sensi del vigente D.P.R. 25.7.91 (G.U. n° 175 del 27.7.91);

d.12 - autofficine di riparazioni per autoveicoli, di lavaggio e autocarrozzeria, purchè con una superficie di parcheggio all'interno dell'area pari all'area utile dell'officina e purchè la rumorosità non superi i limiti fissati per le zone B, dall'art. 6 del D.P.C.M. 01.03.1991:"Limiti massimi di esposizio- ne al rumore degli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno", nel rispetto delle disposizioni della legge 26.10.95, n° 447 "Legge quadro sull'inquinamento acustico".

d.6.1 - depositi e magazzini e similari, limitatamente ai piani seminterrati e al piano terra;

Il C.C. può consentire, con regolare delibera, destinazioni diverse da quelle indicate, purchè compatibili con il tessuto urbanistico-edilizio al contorno.

Sono escluse stalle, scuderie, porcilaie, ricoveri animali ed ogni altra attività in contrasto col carattere residenziale.

Nelle zone residenziali, lo strumento urbanistico:

  1. classifica le aree secondo le destinazioni d'uso, stabilendo i limiti massimi di altezza, distanze e densità;
  2. perimetra le zone di rilevante interesse storico-ambientale;
  3. individua le aree destinate agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici riservati all'istruzione, alle attività col- lettive, al verde pubblico e ai parcheggi;
  4. individua i perimetri all'interno dei quali è necessaria l'a- dozione di un piano attuativo (intervento urbanistico preventivo) secondo le leggi vigenti o di piani di recupero del patrimonio edilizio esistente;
  5. individua i perimetri nei quali è necessario la rivitalizza- zione o la ricostruzione dei tessuti urbanistico - edilizi degra- dati e marginali, prevedendo i relativi interventi, con le previ- sioni dei servizi necessari anche in aree limitrofe.

Le zone residenziali si dividono nelle seguenti sottozone:

A - centro storico;

B1 - sottozona di completamento con tessuto edilizio compatto;

B2 - sottozona di completamento estensiva;

B3 - sottozona di edilizia residenziale a Scala di Giocca;

C1 - zone d'espansione residenziali pubblica (167);

C2 - zone d'espansione residenziali private, già attuate;

C3 - zone d'espansione residenziali comunali;

C4 - zone d'espansione residenziali.

Tutte le zone residenziali sono incluse quali zone per il recupero del patrimonio edilizio esistente, ai sensi delle leggi n° 457/'78 e dell'art. 34 della L.R. n° 23/'85.

Articolo: 57 - INDIVIDUAZIONE DI COMPLESSI DI PARTICOLARE INTERESSE STORICO-ARTISTICO-AMBIENTALE

Nelle tav. grafiche del P.U.C. sono individuati i complessi di particolare interesse storico, così come richiesto al punto h, comma i, art. 19, L.R. n° 45/'89, complessi che si elencano di seguito:

  • chiesa parrocchiale di San Gavino, Proto e Gianuario;
  • fonte ottocentesca di via Principe Umberto.

Gli altri complessi di particolare interesse ambientale e archeologico si trovano nel territorio extraurbano e si riferi- scono a:

Beni archeologici vincolati quali:

  1. - D.M. 12.03.1968: Tomba megalitica di Monte Simeone, sita al mapp. 14, foglio 4, quale particolare momento dell'evoluzione dell'architettura funeraria megalitica.
  2. - D.M. 18.07.1977; Ipogeo preistorico di Sa Rocca Ruia, sita al mapp. 2 del foglio 12.
  3. - villaggio Sa Turricola (raro esempio insediativo della cultura Bonnanaro, nel suo aspetto più tardivo, forse già nel Bronzo Medio).

Patrimonio speleologico quale:

  1. - GROTTA DELL'INFERNO - nota anche come GROTTA DEL DIAVOLO o GROTTA DI SCALA DI GIOCCA. Complessa grotta costituita da ampie gallerie, caratterizzata da salti, dislivelli, da numerosi cuni- coli secondari, abitata da una nutrita colonia di pipistrelli. Si apre nel Monte Tudurighe a m. 320 di altitudine, ha una lunghezza di m. 220, uno sviluppo di m. 600 ed un dislivello di + 14 e - 9 metri, coordinate 40° 42' 27", 3 N - 3° 50' 56" W; FGL 180, III, (Osilo).
  2. - GROTTA DE SU PUTTU DE SA ROCCA RUJA - Ha due ingressi che portano a due pozzi paralleli, uno dei quali conduce ad una saletta concrezionata. Si apre a Rocca Ruja a m. 380 di altitudi- ne, ha una lunghezza di m. 65, uno sviluppo di m. 90 ed un disli- vello di - 26 metri, coordinate 40° 41' 03" N - 3° 50' 42", 6 W; FGL 180, III S.E. - (Osilo).
  3. - VORAGINE DI BADDE OLIA - Sviluppo 65 mt, dislivello - 23 - coordinate 40° 42' 38" N - 3° 51' 02", 6 W; FGL 180, III S.E. (Osilo).

Nelle tavole grafiche, relative al territorio extraurbano, vengono indicati:

  • i complessi vincolati ai sensi del D. Leg. n° 490/'99;
  • le aree di particolare interesse ambientale, storico, artistico, ecc..

Altri complessi e organismi architettonici di particolare interesse storico sono evidenziati nelle carte tematiche dei vincoli.

Tutti i suddetti complessi dovranno essere sottoposti alle norme per misurare la compatibilità paesistico-ambientale degli interventi.

Inoltre, prima del parere della C.E., sarà necessario allegare l'autorizzazione della Soprintendenza B.A.A.S. e di quella archeologica.

Articolo: 58 - ZONA OMOGENEA A (Centro Storico)

  1. Comprende la parte dell'abitato che forma il nucleo più antico attorno al quale l'aggregato urbano si è poi sviluppato

    nel tempo. Conserva segni di una formazione remota e di proprie significative funzioni abitative, sociali e culturali.

  2. Si tratta di una zona quasi totalmente edificata, nelle quali, talvolta, alle costruzioni più vecchie si sono sovrapposti interventi recenti, generando un centro storico-ambientale nel quale potranno essere attuati i progetti esecutivi per il recupe- ro e riuso, previsti dalla normativa regionale (L.R. n° 29/'98).
  3. Gli interventi in questa zona devono essere disciplinati da appositi piani particolareggiati o piani di recupero (P. di R.) o strumenti attuativi similari o piani di recupero urbano o di riqualificazione.
  4. Interventi in presenza di Piano di Recupero

  5. La tipologia dell'intervento, nell'ambito di P. di R., deve privilegiare la domanda di alloggi possibilmente riconducibili per dimensioni agli standards dell'edilizia economica e popolare, in relazione alla adattabilità della riconversione tipologica dell'habitat edilizio preesistente.
  6. Per gli immobili compresi nella zona omogenea classificata "A", la riconversione tipologica deve tendere alla salvaguardia delle strutture distributive e ambientali esistenti.
  7. I P. di R. operano pure in assenza di P.P., anche dove diversamente specificato dagli strumenti urbanistici vigenti.
  8. I P. di R., riguardanti zone classificate "A", sono soggetti all'adozione e alla approvazione da parte del C.C., in base agli art. 20 e 21 della L.R. n° 45/'89.
  9. I proprietari di immobili situati all'interno delle aree soggette a piani di recupero, riuniti in consorzio volontario od in cooperativa, possono partecipare all'attuazione anche parziale del piano di recupero; in tal caso la partecipazione deve essere regolamentata per gli aspetti derivanti dalla presente legge e dalla legge 05.08.1978, n. 457, attraverso apposita convenzione da stipularsi con il comune interessato.
  10. Interventi in assenza di Piano Attuativo

  11. In assenza di P.P., per gli interventi di risanamento conservativo, la densità fondiaria e la cubatura non devono supe- rare quelle preesistenti, computate senza tener conto delle so- vrastrutture di epoca recente prive di valore storico-artistico.
  12. Per le nuove costruzioni, le sopraelevazioni e le rico- struzioni, a seguito di demolizione, quando siano ammesse in sede di piano attuativo, l'indice fondiario non può superare quello medio di zona.
  13. Per quanto riguarda l'altezza massima dei fabbricati e la distanza tra pareti prospicienti, le stesse devono essere conformi all'art. 5 del D.A. n. 2266/83 relativamente alla zona A.
  14. Interventi in corso

  15. Gli interventi edilizi, in corso all'atto della prima adozione del presente P.U.C. da parte del C.C., potranno essere proseguiti e portati a termine sulla base della concessione o au- torizzazione vigente a tale data.
  16. Nel caso del comma precedente, potranno essere concesse soltanto varianti che non modifichino la volumetria e/o il rap- porto di copertura già assentito.
  17. Norme a seguito di decadenza di P.P.

  18. La zona A del P.U.C. di Muros è disciplinata dalle disposizioni contenute nel P.P. relativo alla zona A, così come perimetrata nel precedente strumento urbanistico generale.

    Tale P.P. (approvato con D.A. n° 1585/U del 12.11.1982) è ormai decorso.

  19. Poichè è decorso il P.P., si intendono richiamate espressamente tutte le disposizioni riportate nelle norme di attuazione del P.P.
  20. In particolare, ai sensi dell'art. 17 della legge 17.08.1942, n° 1150, decorso il termine stabilito per l'esecuzio- ne del piano particolareggiato, questo diventa inefficace per la parte in cui non abbia avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo, a tempo indeterminato, l'obbligo di osservare nella co- struzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esi- stenti, gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso, relative all'edificabilità dei suoli, con le limi- tazioni di cui all'art. 41 quinquies, 6° comma, L. 17.08.1942, n° 1150.
  21. Nel caso di variante e/o aggiornamento del suddetto P.P., la pianificazione particolareggiata esecutiva dovrà, tra l'altro:

    • prescrivere particolari norme estetico-edilizie per gli inter- venti architettonici consentiti e per gli interventi incidenti direttamente sulla configurazione e sugli elementi tipici dell'ambiente;
    • individuare le funzioni compatibili e incompatibili per la rivitalizzazione dell'ambiente ed il riuso degli edifici.
  22. Ai sensi dell'art. 19, comma i, lett. h, L.R. n° 45/'89, nella tav. n° 4 a è stato individuato l'ambito territoriale ove si rende opportuno il recupero del patrimonio edilizio esistente, da effettuare con le modalità previste dalla legge n° 457/'78 e successive modifiche e integrazioni.

Nella medesima tavola sono stati individuati i manufatti e complessi di importanza storico-artistica e ambientale che sono quelli ricadenti in zona A:

  1. Chiesa Parrocchiale di S. Gavino, Proto e Gianuario,
  2. Fonte ottocentesca via Umberto.

Tali complessi sono indicati come standard S2 e sono soggetti alle norme dei successivi articoli relativi alle zone S2, nonchè alle prescrizioni del D. Leg. 29.10.1999, n° 490.

Articolo: 59 - NORME EDILIZIE PARTICOLARI PER LA ZONA A

Queste norme potranno essere integrate e/o sostituite in caso di adozione di nuovo P.P..

  1. - Tetti

    Si consiglia la conservazione dei manti di copertura a falda inclinata con esclusione dei nuovi terrazzi, all'ultimo livello.

    Le coperture devono essere eseguite a tetti spioventi con colmo unico.

    La pendenza delle falde dovrà, di norma, essere compresa tra il 20% ed il 35% e non superare quella dei fabbricati limitrofi, senza considerare quelli ove siano state realizzate superfetazio- ni successive.

    I materiali di copertura da utilizzare sono:

    • tegole marsigliesi,
    • tegole tipo coppo in laterizio,
    • tegole di cemento pressato color coppo.

    Sono escluse le lastre in lamiera ondulata e quelle in fi- brocemento.

    Altri materiali diversi potranno essere accettati a giudizio insindacabile della C.E.

  2. - Gronde

    Le cornici in pietra con modanature non potranno essere eliminate, ma ne è consentita la demolizione e ricostruzione a quota diversa da quella attuale.

    Sono consentiti i canali di gronda in lamiera zincata e quelli in PVC, purchè verniciati come la facciata.

  3. - Comignoli e canne fumarie

    Le canne fumarie dovranno essere esclusivamente realizzate in materiale refrattario, resistente ad alte temperature.

    I terminali (comignoli) dovranno essere realizzati in modo tradizionale, oppure dotati di apposito pezzo speciale in fibro- cemento tinteggiato, con adeguata soluzione formale.

  4. - Intonaci esterni

    Le fronti esterne di ciascun edificio devono rispondere ad una precisa unità di concetto non solo nell'architettura ma anche nei colori.

    Gli intonaci esterni di ciascun edificio devono rispondere ad una precisa unità di concetto non solo nell'architettura ma anche nei colori.

  5. - Tinteggiature esterne

    Il proprietario, prima di procedere alla tinteggiatura esterna, sottoporrà i campioni dei materiali che intende usare all'Ufficio Tecnico Comunale.

    E' consigliato - comunque - l'uso di tonalità medie o chiare intonate all'ambiente.

  6. - Infissi esterni

    E' prescritto l'uso di materiale tradizionale (legno) con esclusione dell'alluminio anodizzato chiaro o bronzato.

    E' ammesso, a seguito di presentazione all'U.T.C., dei relativi campioni, l'utilizzo dell'acciaio verniciato o dell'alluminio elettrocolorato o del PVC color scuro, soprattutto per porte, vetrine ed opere similari.

    Negli edifici e sui muri fronteggianti il suolo pubblico solo vietati:

    porte, gelosie, persiane e sportelli di luce superiore a m. 1,00 che si aprono dall'interno verso l'esterno ad altezze inferiori ai mt. 3,00, salvo deroghe per limitati casi particolari riguar- danti edifici ove siano già presenti tali elementi.

  7. - Opere per il recupero dell'efficienza statica e tecnologica delle costruzioni

    Sono previste le seguenti opere e magisteri:

    g.1 - Modifiche delle aperture

    Nei casi di presenza di stipiti e architravi in pietra o blocchi squadrati o di archi, sarà vietata la modifica di qualsiasi tipo. Farà eccezione, soltanto, purchè progettata con particolare accuratezza, la modifica di aperture per consentire la realizza- zione di autorimesse o locali similari e di esercizi commerciali.

    g.2 - Modifiche alle coperture

    Oltre a quanto prescritto al punto a e b, si prescrive il rispetto delle tradizionali falde inclinate.

    Pertanto, sono di norma vietate:

    1. - copertura con linea di gronda più alta di 30 cm. rispetto all'estradosso del sottotetto,
    2. - coperture mansardate,
    3. - installazioni esterne di serbatoi d'acqua in posizioni visi- bili.

    g.3 - Modifiche ai vani scala e alla distribuzione interna

    Sono consentite le modifiche interne alle scale e alla di- stribuzione interna, nel rispetto di eventuali valori architetto- nici esistenti.

    In particolare gli archi, le volte dovranno essere rispettati e recuperati con interventi di consolidamento statico riguardanti le scale e gli orizzontamenti.

    h - Opere volte al recupero di elementi architettonici Sono previste le seguenti opere e magisteri:

    • Archi e volte

      Sarà richiamato il rispetto degli elementi non rettilinei già esistenti, fatta eccezione dei casi di instabilità statica non recuperabili.

      La C.E. potrà, altresì, esprimere parere negativo motivato alla presentazione di progetti aventi nuovi elementi non rettilinei che non offrano motivi di validità formale e architettonica, ma costituiscano elementi fini a se stessi.

    i - Condutture aeree

    Le condutture aeree di qualsiasi specie ed i relativi sostegni devono essere collocati con particolare riguardo all'estetica, in modo da non deturpare la facciata degli edifici.

    In caso di rifacimento di linee, l'A.C., sentita la C.E., può ordinare l'interramento dei cavi anche agli enti erogatori di pubblici servizi (ENEL, TELECOM, ecc.).

    l - Elementi di arredo urbano

    La posa in opera di elementi di arredo urbano quali:

    • panchine;
    • cestini gettacarta;
    • fioriere;
    • segnaletica stradale, ecc.,

    dovrà essere corredata di un progetto d'insieme che espliciti le modalità e finalità dell'intervento oltre alle sue caratteristi- che tecniche.

    Tale progetto dovrà essere approvato dalla C.E.

    m - Demolizioni accidentali

    Nel caso di crolli, parziali o totali, dovuti ad eventi eccezionali e non intenzionali, può essere consentita la rico- struzione, ad esclusione delle superfetazioni, nei limiti del volume e della superficie utile preesistente.

    n - Elementi particolari

    Vanno salvaguardati gli aspetti iconografici del centro storico, quali i percorsi, pavimentazioni antiche in strade e cortili, portoni, inferriate, cancelli, recinzioni, insegne, capitelli, lunette, affreschi, decorazioni, pozzi, giardini e quant'altro collabori a determinare l'immagine storica del C.S..

    o - Autorimesse

    Qualora, le dimensioni del lotto non consentano la realizzazione del posto macchina, la A.C. potrà derogare alle norme di cui alla legge n° 122/'89, unicamente per gli interventi di ristrutturazione edilizia dei fabbricati costruiti anteceden- temente l'entrata in vigore della legge n° 765/'67 (legge ponte).

    p - Superfetazioni

    Le sovrastrutture, i manufatti recenti e le finiture che contrastino con le caratteristiche architettoniche devono essere demolite o riadattate uniformandole all'ambiente circostante.

Articolo: 60 - SOTTOZONA B1 (zona di completamento con tessuto edilizio compatto)

Questa sottozona è da considerarsi il primo sviluppo urbano fuori del centro storico ed è sottoposta parzialmente a P.P. (D.A. n° 1985/U del 12.11.82, ormai decorso.

Gli interventi edificatori, in lotti già normati dal decorso

P.P. (D.A. n° 1985/U/82) dovranno seguire le indicazioni del suddetto strumento attuativo, ai sensi dell'art. 17 della legge n° 1150/42.

Questa sottozona di completamento può essere oggetto di intervento edilizio diretto, nel rispetto delle seguenti prescrizioni:

  1. Rapporto massimo di copertura: Q = 0,80 mq/mq o pari all'esi- stente se superiore a 0,80 mq/mq
  2. Altezza massima: mt. 10,50
  3. I.f.f. : 3,00 mc/mq in assenza di P.P. oppure fino ad un mas- simo di 4 mc/mq in presenza di piano attuativo;
  4. Numero massimo dei piani: 3 fuori terra
  5. Distanza tra le pareti prospicienti di cui almeno una fine- strata: mt. 8.

    Valgono le norme di cui all'art. 5 del D.A. 20.12.83

  6. Distanza minima dai confini:

    le costruzioni potranno sorgere sui confini di proprietà ovvero potranno distare minimo mt. 4.00.

  7. Distacco tra edifici:

    la distanza minima tra due edifici non potrà essere inferiore a mt. 8,00, se con almeno una delle due pareti finestrate.

    Nelle zone inedificate esistenti o risultanti libere in seguito a demolizione, contenute in un tessuto urbano già definito o consolidato, che si estendono sul fronte stradale o in profondità per una lunghezza inferiore a mt. 20, nel caso di impossibilità di costruire in aderenza, qualora il rispetto delle distanze tra pareti finestrate comporti l'inutilizzazione dell'area o una soluzione tecnica inaccettabile, il Comune può consentire la ri- duzione delle distanze, nel rispetto delle disposizioni del Codi- ce Civile.

    La concessione di tale speciale ed eccezionale beneficio sarà valutata con particolare attenzione dalla C.E.

    Al fine di migliorare le condizioni igieniche dei fabbricati esistenti, è consentita l'apertura di finestre nei vani privi di luci dirette a distanze inferiori a quelle sopraindicate, purchè nel rispetto delle disposizioni fissate al riguardo dal Codice Civile.

    Per quanto riguarda la distanza tra pareti non finestrate, valgono le norme del Codice Civile.

  8. Sup. minima di parcheggio: ogni nuova costruzione dovrà essere dotata di posto macchina coperto o scoperto nella misura minima di 1 mq/10 mc. di costruzione.

    Le autorimesse potranno essere anche interrate o seminterrate, compatibilmente con la soluzione architettonica accettabile dell'ingresso lato strada.

    La disciplina dei cui al comma h) del presente articolo non si applica agli interventi di restauro, ristrutturazione e a quelli, in generale di recupero del patrimonio edilizio residenziale esistente, per i fabbricati realizzati antecedentemente l'entrata in vigore della legge n° 765/'67.

    Per edifici con altre destinazioni, si veda il precedente art. 34 delle presenti N.T.A.

  9. Piantumazione a verde: tutte le aree scoperte dovranno essere tenute a verde privato per almeno il 50% della relativa superficie.

Articolo: 61 - SOTTOZONA B2 (completamento estensivo)

Questa sottozona rappresenta aree omogenee già quasi totalmente edificate con indici medi non elevati e dovute allo sviluppo edilizio realizzato soprattutto tra il 1960 e il '95.

Tale sottozona di completamento può essere oggetto di intervento edilizio diretto, nel rispetto delle seguenti prescrizioni:

  1. Rapporto massimo di copertura: Q = 0,70 mq/mq o pari all'esi- stente, se superiore a 0,70 mq/mq;
  2. Altezza massima: mt. 10,50
  3. I.f.f. : Sono previsti i seguenti indici di fabbricabilità fondiaria in assenza di P.P.:

    ------------------------------ N° COMPARTO i.f.f.

    mc/mq

    1

    1,5

    2

    1,5

    3

    2,5

    4

    2,5

    5

    3,0

    6

    2,5

    7

    3,0

    8

    3,0

    9

    2,5

    10

    3,0

    11

    3,0

    12

    1,0

    ------------------------------

    ------------------------------

    L'i.f.f. potrà essere aumentato fino ad un massimo di 3,50 mc/mq. in caso di piano attuativo.

  4. Numero massimo dei piani: 3 fuori terra
  5. Distanza tra le pareti prospicienti di cui almeno una finestrata: mt. 8.

    Valgono le norme di cui all'art. 5 del D.A. 20.12.83

  6. Distanza minima dai confini:

    le costruzioni potranno sorgere sui confini di proprietà ovvero potranno distare minimo mt. 4.00.

  7. Distacco tra edifici:

    la distanza minima tra due edifici non potrà essere inferiore a mt. 8,00, se con almeno una delle due pareti finestrate.

    Nelle zone inedificate esistenti o risultanti libere in seguito a demolizione, contenute in un tessuto urbano già definito o consolidato, che si estendono sul fronte stradale o in profondità

    per una lunghezza inferiore a mt. 20, nel caso di impossibilità di costruire in aderenza, qualora il rispetto delle distanze tra pareti finestrate comporti l'inutilizzazione dell'area o una soluzione tecnica inaccettabile, il Comune può consentire la ri- duzione delle distanze, nel rispetto delle disposizioni del Codice Civile.

    La concessione di tale speciale ed eccezionale beneficio sarà valutata con particolare attenzione dalla C.E.

    Al fine di migliorare le condizioni igieniche dei fabbricati esistenti, è consentita l'apertura di finestre nei vani privi di luci dirette a distanze inferiori a quelle sopraindicate, purchè nel rispetto delle disposizioni fissate al riguardo dal Codice Civile.

    Per quanto riguarda la distanza tra pareti non finestrate, valgono le norme del Codice Civile.

  8. Sup. minima di parcheggio: nei nuovi edifici residenziali do- vrà essere prevista una superficie minima scoperta o coperta, accessibile dalla via pubblica, pari a 1 mq/10 mc. di costruzione. Per edifici con altre destinazioni, si veda il precedente art. 34 delle presenti N.T.A.
  9. Piantumazione a verde: tutte le aree scoperte dovranno essere tenute a verde privato per almeno il 60% della relativa superficie.

Articolo: 62 - SOTTOZONA B3 : SCALA DI GIOCCA

Questa sottozona perimetra interventi di edilizia residenziale privata, realizzati nel passato a servizio dei lavoratori dell'industria, in località Scala di Giocca, costituenti un com- pendio immobiliare di case sociali.

In considerazione della presenza, da oltre 30 anni, di edifici abitati e di aree urbanizzate ed in conformità delle "Direttive per le zone agricole" (D.P.G.R. n° 228/'94), considerata la completa assenza di vocazione agricola della zona, le aree suddette vengono classificate residenziali di completamento.

In considerazione della particolare natura della zona, vengono fissate le seguenti prescrizioni:

  1. non viene indicato alcun indice di cubatura fondiaria.
  2. altezza massima: mt. 12.

Le cubature attuali e le superfici coperte potranno essere incrementate fino al 20% rispetto all'esistente, con predisposi- zione di piano attuativo esteso all'intero comparto.

Per le restanti norme si veda la sottozona B2.

Articolo: 63 - ZONE RESIDENZIALI DI ESPANSIONE (zone C)

  1. - Le zone residenziali di espansione sono quelle prive opere di urbanizzazione e destinate dal P.U.C. all'espansione dell'aggregato urbano.
  2. - Queste zone sono sempre oggetto di intervento urbanistico preventivo (P. di L., piano di zona, ecc.), sulla base del quale potranno, poi, essere rilasciate singole concessioni edilizie.
  3. - Nelle zone C, l'edificazione avviene sulla base di un piano attuativo, che deve essere redatto nell'ambito dell'intera zona risultante dalla cartografia del P.U.C. e nel rispetto dei tracciati viari, degli allineamenti stradali e della posizione, entità e configurazione delle aree a destinazione pubblica, se individuati dal P.U.C.
  4. - L'eventuale indicazione cartografica della rete viaria, interna alla zona C individuata dal P.U.C., è vincolante solo per ciò che concerne le esigenze di collegamento, il dimensionamento e la funzionalità.

    In sede di P. di L., tale indicazione può essere modificata, mo- tivatamente, solo per ciò che concerne la collocazione e configu- razione, purchè venga accettata dalla C.E. e dall'A.C.

  5. - E' fatto divieto di procedere a qualsiasi titolo a fra- zionamenti, prima della approvazione del piano attuativo. Dopo tale approvazione, i frazionamenti dovranno rispettare le super- fici dei lotti e le altre indicazioni grafiche del P. di L.
  6. - Nei P. di L., nelle zone C, è possibile, previa delibera di C.C., sentita la C.E., variare la tipologia edilizia, il tipo, la forma ed il numero dei lotti, purchè non si modifichi la viabilità e la superficie degli standards.
  7. Le volumetrie edificabili devono essere così ripartite:

    • 70 % per la residenza;
    • 20 % per servizi strettamente connessi con la residenza o per opere di urbanizzazione secondarie di iniziativa privata, quali: negozi di prima necessità, studi professionali, bar e tavole cal- de;
    • 10 % per servizi pubblici.
  8. Deve essere sempre rispettato l'art. 8 del D.A. n° 2266/U/83 per gli insediamenti commerciali e direzionali.
  9. Le tettoie, i manufatti precari e le opere similari adibite al servizio dei giardini privati, realizzate in legno o in strutture prefabbricate amovibili, di superficie coperta non superiore ai 30 mq, possono essere autorizzate (senza computo di volumetria o di sup. coperta), in ragione di 1 per ogni lotto di terreno edificabile.
  10. Le zone residenziali di espansione sono suddivise in quattro sottozone:

C1: zone residenziali pubbliche con P.E.E.P. (167);

C2: zone residenziali private d'espansione già attuate;

C3: zone residenziali comunali di espansione;

C4: nuove zone residenziali di espansione.

Nelle zone di espansione, con P. di L. già convenzionate prima dell'adozione del presente P.U.C., la utilizzazione edificatoria avviene secondo il piano attuativo, che conserva validità fino alla data di scadenza prevista.

Sottozona C1

E' quella costituita dal vigente Piano di Zona (ex legge 167 - P.E.E.P.) di complessivi mq. 11.721, già regolarmente approvato e vigente nella variante n° 1.

Devono essere rispettate le norme già approvate per il suddetto piano attuativo. In caso di variante allo stesso, i limiti massimi saranno quelli previsti dal D.A. 20.12.83, n° 2266/U.

Sottozona C2 (P. di L. "Sa Marchesa", già convenzionato e scadu- to).

E' quella destinata alla zona residenziale d'espansione, già attuata, in regione Sa Marchesa.

Devono essere rispettate le seguenti prescrizioni e tutte quelle già indicate nel D.A. n° 553/U in data 07.03.1983, approvativo del P. di L.

  1. Destinazione d'uso - Valgono le stesse destinazioni d'uso di cui all'art. 56;
  2. Tipo edilizio - Potranno essere realizzati edifici a nuclei isolati o a schiera;

    If territoriale

    =

    1,00 mc/mq

    If fondiario

    :

    non viene fissato preventivamente

  3. Rapporto massimo di copertura - Q = 0,50 mq/mq;
  4. Altezza massima assoluta - H = mt. 9,00;
  5. Distanze tra pareti finestrate - E' prescritta tra pareti fi- nestrate la distanza minima pari all'altezza del fabbricato più alto.
  6. Distanze dalle strade - In presenza di viabilità principale di collegamento tra le zone del medesimo abitato, le distanze dei fabbricati a partire dal ciglio stradale e da misurarsi in proie- zione orizzontale, debbono essere pari almeno a mt. 6.00
  7. Standards urbanistici - Sono quelli previsti dal D.A. n° 553/U/83 che approvava il P. di L.

Sottozona C3

E' quella destinata alle zone comunali residenziali d'espan- sione, suddivise in comparti e già attuate (via Merella, Segni e Deledda).

Devono essere rispettate le seguenti prescrizioni:

  1. Destinazione d'uso - Valgono le stesse destinazioni d'uso di cui all'art. 56;
  2. Le volumetrie edificabili devono essere così ripartite:

    • 70% per la residenza;
    • 20% per servizi strettamente connessi con la residenza o per opere di urbanizzazione secondarie di iniziativa privata, quali: negozi di prima necessità, studi professionali, bar e tavole calde;
    • 10% per servizi pubblici;
  3. Tipo edilizio - Potranno essere realizzati edifici in serie continua, a nuclei o isolati;

    If territoriale = 1,423 mc/mq (ricavato dai valori già

    assentiti nel P. di L. a suo tempo approvato)

    If fondiario : 3,00 mc/mq

  4. Rapporto massimo di copertura - Q = 0,50 mq/mq;
  5. Altezza massima - H = mt. 7,50;
  6. Numero massimo piani - 2 fuori terra;
  7. Indice di piantumazione - pari a 60 piante/ettaro per le aree destinate a verde pubblico;
  8. Opere di urbanizzazione primaria - si veda l'art. 17 delle presenti norme;
  9. Distanza dai confini - Le costruzioni potranno sorgere sui confini delle proprietà ovvero dovranno distarne almeno mt. 4,00.
  1. Distanze tra pareti finestrate - E' prescritta tra pareti fi- nestrate la distanza minima pari all'altezza del fabbricato più alto con un minimo di m. 8. La distanza minima tra 2 edifici non in aderenza non potrà essere inferiore a mt. 8,00.
  2. Distanze dalle strade - In presenza di viabilità destinata al traffico veicolare, ad eccezione dei tratti con tessuto urbano già definito, la distanza dei fabbricati dall'asse stradale deve essere non inferiore a mt. 5,00.
  3. Tettoie - Le tettoie, i manufatti precari e le opere similari adibite al servizio dei giardini privati, realizzate in legno o in strutture prefabbricate amovibili, di superficie coperta non superiore ai 30 mq., possono essere autorizzate (senza computo di volumetria o di sup. coperta), in ragione di 1 per ogni lotto di terreno edificabile.
  4. Deve essere sempre rispettato l'art. 8 del D.A. n° 2266/U/83 per gli insediamenti commerciali e direzionali.

Sottozona C4

E' quella destinata alle nuove zone residenziali d'espansione, suddivise in comparti.

Devono essere rispettate le seguenti prescrizioni:

aa) Per i P. di L. convenzionati valgono le norme del piano attuativo o del P.U.C. vigente al momento della redazione del P. di L..

  1. Destinazione d'uso - Valgono le stesse destinazioni d'uso di cui all'art. 56;
  2. Le volumetrie edificabili devono essere così ripartite:

    • 70% per la residenza;
    • 20% per servizi strettamente connessi con la residenza o per opere di urbanizzazione secondarie di iniziativa privata, quali: negozi di prima necessità, studi professionali, bar e tavole calde;
    • 10% per servizi pubblici;
  3. Tipo edilizio - Potranno essere realizzati edifici in serie continua, a nuclei o isolati;

    If territoriale: è variabile nei diversi comparti, così come perimetrati nella cartografia e precisamente:

    C4.1 : i.f.t. = 1,00 mc/mq

    C4.2-3-4 : i.f.t. = 0,80 mc/mq

    C4.5 : i.f.t. = 1,00 mc/mq

    C4.6 : i.f.t. = 1,00 mc/mq

    If fondiario : non viene fissato preventivamente

  4. Rapporto massimo di copertura -

    Q = 0,70 mq/mq per C4.1, C4.5 e C4.6;
    Q = 0,60 mc/mq per C4.2-3-4;

  5. Altezza massima - H = mt. 6,50;
  6. Numero massimo piani - 2 fuori terra;
  7. Indice di piantumazione - pari a 60 piante/ettaro per le aree destinate a verde pubblico;
  8. Opere di urbanizzazione primaria - si veda l'art. 17 delle presenti norme;
  9. Distanza dai confini - Le costruzioni potranno sorgere sui confini delle proprietà ovvero dovranno distarne almeno mt. 4,00.
  1. Distanze tra pareti finestrate - E' prescritta tra pareti fi- nestrate la distanza minima pari all'altezza del fabbricato più alto con un minimo di m. 8. La distanza minima tra 2 edifici non in aderenza non potrà essere inferiore a mt. 8,00.
  2. Distanze dalle strade - In presenza di viabilità destinata al traffico veicolare, ad eccezione dei tratti con tessuto urbano già definito, la distanza dei fabbricati dall'asse stradale deve essere non inferiore a mt. 5,00.
  3. Standards urbanistici - Dovrà essere concordata con l'Amm/ne Comunale la ubicazione delle aree, da cedere gratuitamente all'A.C., destinate a spazi pubblici, in modo da garantire l'os- servanza delle disposizioni di cui agli art. 6 e 7 del D.A. 20.12.83, in ragione di 12 mq/ab (abitanti calcolati con la dota- zione di 100 mc/ab), con la previsione di 1 mq/ab per i parcheggi S4. L'A.C. si riserva, nel caso di P. di L. di superficie infe- riore ad 1 ha, di destinare le aree per le dotazioni di servizi pubblici interamente a parcheggi pubblici.
  4. Superficie minima d'intervento - I piani urbanistici preventi- vi dovranno essere estesi ad aree di misura non inferiore a 5.000 mq. o ai comparti così come delimitati dal P.U.C. graficamente con pallini neri.
  5. Tettoie - Le tettoie, i manufatti precari e le opere similari adibite al servizio dei giardini privati, realizzate in legno o in strutture prefabbricate amovibili, di superficie coperta non superiore ai 30 mq., possono essere autorizzate (senza computo di volumetria o di sup. coperta), in ragione di 1 per ogni lotto di terreno edificabile.
  6. Deve essere sempre rispettato l'art. 8 del D.A. n° 2266/U/83 per gli insediamenti commerciali e direzionali.
  7. Si richiama il comma 3°, art. 3 della L.R. 01.07.1991, n° 20.

Articolo: 64 - ZONE PER INSEDIAMENTI PRODUTTIVI (zona D)

  1. Le zone per insediamenti produttivi sono quelle destinate dallo strumento urbanistico alle attività artigianali, industria- li, di trasformazione dei prodotti agricoli, di servizi commer- ciali e direzionali, di servizi terziari, di produzione e di com- mercializzazione di beni e servizi e alle attività di cava.
  2. Le zone per insediamenti produttivi si dividono in quattro sottozone:

    D1: zona per attività produttive legate allo sfruttamento delle risorse lapidee (Cementeria di Scala di Giocca)

    D2: zone per le attività produttive con piano attuativo già approvato

    D3: nuove zone per attività produttive

    D4: zone per attività produttive esistenti, senza piano urbanistico attuativo preventivo.

  3. Le destinazioni d'uso, anche parziali, ammissibili, sono:

    d.0.1 - Residenziale abitativa di custodia, con opportune limitazioni

    d.1 - Uffici, studi professionali

    d.1.1 - uffici e studi professionali connessi con le attività produttive

    d.2 - Esercizi commerciali, sale di esposizione

    d.2.2 - esercizi commerciali all'ingrosso

    d.2.4 - punti vendita di prodotti e manufatti realizzati in zone D;

    d.3 - Esercizi pubblici ed attrezzature collettive

    d.3.2 - ristoranti, tavole calde, pizzerie, mense, bar e simili

    Tali attrezzature devono essere accessorie rispetto alla destina- zione principale della zona D.

    d.4 - Laboratori artigianali, laboratori scientifici

    d.4.2 - laboratori artigianali e tecnico - scientifici non compatibili con la residenza;

    d.5 - Industria e agro-industria

    d.6 - Depositi

    d.6.1 - depositi industriali

    d.6.2 - depositi commerciali.

  4. In tutte le sottozone D possono essere installati laboratori, uffici, esposizioni riguardanti l'attività di produzione o di deposito, magazzini, silos, rimesse e locali similari.
  5. Tutti gli interventi esistenti o futuri dovranno rispettare le norme delle leggi vigenti in materia di smaltimento delle acque reflue, residui organici e inorganici, di inquinamento atmosferico, acustico e di quello dovuto alle onde elettromagne- tiche.
  6. Sono esclusi, tranne nella sottozona D1, gli insediamenti di quelle attività di cui all'elenco per le industrie insalubri di prima o seconda classe di cui al D.M. 05.09.1994 (S.O.G.U. n° 220 del 20.09.1994) "Elenco delle industrie insalubri di cui all'art. 216 del T.U. delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27.7.34, n° 1265" e successive modifiche e integrazioni.
  1. bis. Ai sensi dell’art. 216 del T.U. delle leggi sanitarie, le industrie o manifatture che siano iscritte nella prima classe possono essere permesse quante volte l’industriale che le eserciti provi che per l’introduzione di nuovi metodi e speciali cautele, il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato ed alle aree attigue all’impianto produttivo;

    Possono essere ammesse, le industrie iscritte nella seconda classe, previa indicazione delle speciali cautele adottate da chi le esercita al fine di garantire l’incolumità del vicinato; Chiunque intenda attivare un’attività compresa nel sopra indicato elenco delle industrie insalubri di prima e seconda classe di cui al D.M. 05.09.1994, deve fare apposita istanza al Sindaco, il quale, quando lo ritenga necessario nell’interesse della salute pubblica, può vietarne l’attivazione o subordinarla a determinate cautele.

    Le attività preesistenti alla data di approvazione della presente variante, devono necessariamente dimostrare entro 18 mesi che l’attività che esercitano non rechi pregiudizio alla pubblica incolumità e devono indicare le speciali cautele adottate al fine di garantire l’incolumità del vicinato.

  2. Gli interventi dovranno rispettare la disciplina degli scarichi e dell'inquinamento atmosferico e acustico, le norme generali per l'igiene del lavoro ed, in particolare, le seguenti disposizioni legislative:

    • D.P.R. n° 547/'55 sulla prevenzione degli infortuni;
    • D.P.R. 19.03.1956, n° 303, sull'igiene del lavoro;
    • Legge n° 615 del 13.07.1966 "Provvedimenti contro l'inquinamen- to atmosferico" e successive modifiche e integrazioni;
    • - D.P.R. del 15.04.1971, n° 322;
    • D.P.C.M. del 28.03.1983 "Limiti massimi di accettabilità delle concentrazioni e di esposizione relativi ad inquinamenti dell'a- ria sull'ambiente esterno";
    • D. Leg. 19.09.1994, n° 626 in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro;
    • Legge 26.10.1995, n° 447 "Legge quadro sull'inquinamento acustico";
    • - D. Min. Ambiente 13.05.1996;
    • D. Ass. Difesa dell'Ambiente 21.01.1997, n° 34: "Disciplina sugli scarichi delle pubbliche fognature e sugli scarichi civili";
    • D. Leg. 11.05.1999, n° 152: "Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento".
  3. Ai sensi del D.P.C.M. del 28.03.1983, si considerano le sottozone D2, D3 e D4 come zone prevalentemente industriali (classe V) e la sottozona D1 come esclusivamente industriale. Ove, per gli insediamenti produttivi, le opere progettate prevedano nuovi scarichi che comportano allacciamento ai servizi fognari, occorre allegare una dichiarazione attestante che il ci- clo produttivo non comporta scarichi liquidi e gassosi, oppure che le opere in progetto non comportano modifiche al ciclo pro- duttivo in atto, nel rispetto del vigente D. Ass. Difesa dell'Am- biente 21.01.1997, n° 34: "Disciplina sugli scarichi delle pub- bliche fognature e sugli scarichi civili".
  4. Si richiama espressamente il rispetto dell'art. 8 del D.A. n° 2266/U/83 per gli insediamenti commerciali e direzionali.
  5. Norme per la compatibilità ambientale

    1. 1 Garanzie contro l'inquinamento del terreno

      Si dovranno adottare tutti i necessari accorgimenti atti ad evitare qualsiasi forma di inquinamento dei terreni; in modo particolare, per quelle aziende i cui reflui derivino da acque di lavaggio o scarti di lavorazione o che, per qualunque motivo, rappresentino possibili fonti di inquinamento, si prescrive la raccolta in apposite e ben dimensionate vasche con particolari caratteristiche di tenuta; si dovrà, inoltre, garantire il perio- dico allontanamento dei reflui verso appositi ed autorizzati luoghi di discarica.

      Adeguate garanzie sugli adempimenti dovranno essere prodotte alla A.C., salvo il caso in cui norme più restrittive siano richieste da appositi organismi di tutela.

    1. 2 Garanzie contro l'inquinamento dell'atmosfera

      Si dovranno adottare tutti i necessari accorgimenti atti ad evitare qualsiasi forma di inquinamento dell'atmosfera; in parti- colare, quelle aziende, che operino nel campo della trasformazio- ne di materiali organici ed i cui fumi od odori per qualunque motivo rappresentino possibili fonti di inquinamento, dovranno dotarsi di particolari impianti di trattamento che scongiurino qualunque danno all'ambiente.

      Si intendono richiamati espressamente:

      • D. Leg.vo 04.08.1999, n° 351: "Attuazione della direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e gestione della qualità dell'aria ambiente";
      • D. Leg.vo 04.08.1999, n° 372: "Attuazione della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'in- quinamento".
    1. 3 Normativa speciale

      Si fa presente che, con D.A. Difesa dell'Ambiente 25.11.1981, n° 533/81 (B.U.R.A.S. n° 1 dell'11.01.1982), il comune di Muros venne inserito in zona A di controllo ai sensi della legge 13.07.1966, n° 615 sull'inquinamento atmosferico.

Articolo: 64.1 - Procedimenti di autorizzazione di insediamenti produttivi ai sensi del D.P.R. 20.10.1998, n° 447 (G.U. 28.12.1998)

Regolamento di semplificazione dei procedimenti di autorizzazione per la realizzazione di impianti produttivi, per il loro amplia- mento, ristrutturazione e riconversione, per l'esecuzione di opere interne ai fabbricati nonchè per la determinazione delle aree destinate agli insediamenti produttivi (nn. 26, 42, 43 e 50 di cui all'allegato alla legge 15 marzo 1997, n° 59).

Si riportano, di seguito, gli articoli più significativi del

D.P.R. n° 447/98.

Articolo 1 Ambito di applicazione

Il regolamento (D.P.R. n° 447/98) ha per oggetto la localiz- zazione degli impianti produttivi di beni e servizi, la loro realizzazione, ristrutturazione, ampliamento, cessazione, riatti- vazione e riconversione dell'attività produttiva, nonchè l'esecu- zione di opere interne ai fabbricati adibiti ad uso di impresa.

ART. 3 Sportello unico

Il comune esercita, anche in forma associata, ai sensi dell'articolo 24, del D. Leg. 31.3.1998, n. 112, le funzioni ad essi attribuite dall'articolo 23, del medesimo decreto legislati- vo, assicurando che ad un'unica struttura sia affidato l'intero procedimento.

Per lo svolgimento dei compiti di cui al presente articolo, la struttura si dota di uno sportello unico per le attività produttive, al quale gli interessati si rivolgono per tutti gli adempimenti previsti dai procedimenti di cui al D.P.R. n° 447/'98.

Lo sportello unico assicura, previa predisposizione di un archivio informatico contenente i necessari elementi informativi, a chiunque vi abbia interesse, l'accesso gratuito, anche in via telematica, alle informazioni sugli adempimenti necessari per le procedure previste dal regolamento; all'elenco delle domande di autorizzazione presentate, allo stato del loro iter procedurale, nonchè a tutte le informazioni utili disponibili a livello regio- nale comprese quelle concernenti le attività promozionali.

La struttura, su richiesta degli interessati, si pronuncia sulla conformità, allo stato degli atti in possesso della struttura, dei progetti preliminari dai medesimi sottoposti al suo parere con i vigenti strumenti di pianificazione paesistica, territoriale e urbanistica, senza che ciò pregiudichi la defini- zione dell'eventuale successivo procedimento autorizzatorio. La struttura si pronuncia entro novanta giorni.

ART. 4

Procedimento mediante conferenza di servizi

  1. Per gli impianti e i depositi di cui all'art. 27 del decreto legislativo 31.3.1998, n. 112, nonchè nei casi di cui all'articolo 1, comma 3, del regolamento D.P.R. n° 447/98, ovvero quando il richiedente non intenda avvalersi del procedimento mediante autocertificazioni, il procedimento ha inizio con la presentazione della domanda alla struttura, la quale invita ogni amministrazione competente a far pervenire gli atti autorizzatori o di consenso, comunque denominati, entro un termine non superio- re a novanta giorni decorrenti dal ricevimento della documenta- zione. Nel caso di progetti di opere da sottoporre a valutazione di impatto ambientale il termine è di centocinquanta giorni, fatta salva la facoltà di chiederne, ai sensi della normativa vigente, una proroga, comunque non superiore a novanta giorni. Tuttavia, qualora l'amministrazione competente per la valutazione di impatto ambientale rilevi l'incompletezza della documentazione trasmessa può richiederne, entro trenta giorni, l'integrazione. In tale caso il termine riprende a decorrere dalla presentazione della documentazione completa.
  2. Se, entro i termini di cui al comma 1 dell'art. 4 del D.P.R. n° 447/98, una delle amministrazioni di cui al medesimo comma si pronuncia negativamente, la pronuncia è trasmessa dalla struttura al richiedente entro tre giorni e il procedimento si intende concluso. Tuttavia, il richiedente, entro venti giorni dalla comunicazione, può richiedere alla struttura di convocare una conferenza di servizi al fine di eventualmente concordare quali siano le condizioni per ottenere il superamento della pronuncia negativa.
  3. Decorsi inutilmente i termini di cui al precedente comma 1, entro i successivi cinque giorni, l'A.C., su richiesta del responsabile del procedimento presso la struttura, convoca una conferenza di servizi che si svolge ai sensi dell'articolo 14, e seguenti, della legge 7 agosto 1990 n. 241, come modificata dall'articolo 17 della legge 15 maggio 1997, n. 127.
  4. La convocazione della conferenza è resa pubblica anche ai fini dell'articolo 6, comma 13, ed alla stessa possono partecipa- re i soggetti indicati nel medesimo comma, presentando osserva- zioni che la conferenza è tenuta a valutare.
  5. La conferenza dei servizi procede all'istruttoria del progetto ai fini della formazione di un verbale che tiene luogo delle autorizzazioni, dei nulla osta e dei pareri tecnici, previ- sti dalle norme vigenti o comunque ritenuti necessari. La confe- renza, altresì, fissa il termine entro cui pervenire alla deci- sione, in ogni caso compatibile con il rispetto dei termini di cui al comma 7.
  6. Il verbale recante le determinazioni assunte dalla conferenza di servizi che si pronuncia anche sulle osservazioni di cui al comma 4, tiene luogo del provvedimento amministrativo conclusivo del procedimento e viene immediatamente comunicato, a cura dello sportello unico, al richiedente. Decorsi inutilmente i termini di cui al comma 7, per le opere da sottoporre a valutazione di impatto ambientale, e comunque nei casi disciplinati dall'articolo 14, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241 come sostituito dall'art. 17 comma 3, della legge n. 127/97, immedia- tamente l'amministrazione procedente può richiedere che il Consiglio dei Ministri si pronunci, nei successivi trenta giorni, ai sensi del medesimo articolo 14, comma 4.
  7. Il procedimento si conclude nel termine di sei mesi. Per le opere da sottoporre a valutazione di impatto ambientale il procedimento si conclude nel termine di undici mesi.

Art. 5

Progetto comportante la variazione di strumenti urbanistici

  1. Qualora il progetto presentato sia in contrasto con lo strumento urbanistico, o comunque richieda una sua variazione, l'A.C. interessata rigetta l'istanza. Tuttavia, allorchè il progetto sia conforme alle norme vigenti in materia ambientale, sanitaria e di sicurezza del lavoro ma lo strumento urbanistico non individui aree destinate all'insediamento di impianti produt- tivi ovvero queste siano insufficienti in relazione al progetto presentato, l'A.C. può, motivatamente, convocare una conferenza di servizi, disciplinata dall'articolo 14 della legge 7.8.1990, n. 241, come modificato dall'artic. 17 della legge 15.5.1997, n. 127, per le conseguenti decisioni, dandone contestualmente pub- blico avviso. Alla conferenza può intervenire qualunque soggetto portatore di interessi pubblici o privati, individuali o collet- tivi nonchè i portatori di interessi diffusi costituiti in asso- ciazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dalla realizzazione del progetto dell'impianto industriale.
  2. Qualora l'esito della conferenza di servizi comporti la variazione dello strumento urbanistico, la determinazione costi- tuisce proposta di variante sulla quale, tenuto conto delle osservazioni, proposte e opposizioni formulate dagli aventi titolo ai sensi della legge 17.8.1942, n. 1150, si pronuncia definitivamente entro sessanta giorni il consiglio comunale.

Procedimento mediante autocertificazione

Art. 6 Principi organizzativi

  1. Il procedimento amministrativo di cui all'art. 25 del D. Leg. 31.3.1998, n. 112, ha inizio presso la competente struttura con la presentazione, da parte dell'impresa di un'unica domanda, contenente, ove necessario, anche la richiesta della concessione edilizia, corredata da autocertificazioni, attestanti la confor- mità dei progetti alle singole prescrizioni previste dalle norme vigenti in materia urbanistica, della sicurezza degli impianti, della tutela sanitariae della tutela ambientale, redatte da professionisti abilitati o da società di professionisti e sotto- scritte dai medesimi, unitamente al legale rappresentante dell'impresa. L'autocertificazione non può riguardare le materie di cui all'articolo 1, comma 3, nonchè le ipotesi per le quali la normativa comunitaria prevede la necessità di una apposita autorizzazione. Copia della domanda, e della documentazione prodotta, viene trasmessa dalla struttura, anche in via informatica, alla regione nel cui territorio è localizzato l'impianto, agli altri comuni interessati nonchè, per i profili di competenza, ai sog- getti competenti per le verifiche.
  2. La struttura, ricevuta la domanda la immette immediatamente nell'archivio informatico, dandone notizia tramite adeguate forme di pubblicità; contestualmente la struttura dà inizio al procedimento per il rilascio della concessione edilizia.
  3. Entro il termine di trenta giorni dal ricevimento della domanda la struttura può richiedere, per una sola volta, l'integrazione degli atti o dei documenti necessari ai fini istruttori. Decorso il predetto termine non possono essere ri- chiesti altri atti o documenti concernenti fatti risultanti dalla documentazione inviata. Il termine di cui al comma 8, resta sospeso fino alla presentazione degli atti integrativi richiesti.
  4. Ove occorrano chiarimenti in ordine alle soluzioni tecniche e progettuali o al rispetto delle normative amministrative e tecniche di settore o qualora il progetto si riveli di particolare complessità ovvero si rendano necessarie modifiche al progetto o il comune intenda proporre una diversa localizzazione dell'impianto, nell'ambito delle aree individuate ai sensi dell'articolo 2, il responsabile del procedimento può convocare il soggetto richiedente per una audizione in contraddittorio di cui viene redatto apposito verbale.
  5. Qualora, al termine dell'audizione, sia raggiunto un accordo, ai sensi dell'articolo 11 della legge n. 241/90, sulle caratteristiche dell'impianto, il relativo verbale vincola le parti, a condizione che le eventuali modifiche al progetto origi- nario siano compatibili con le disposizioni attinenti ai profili di cui all'articolo 8, comma 1. Il termine di cui al comma 8, resta sospeso fino alla presentazione del progetto modificato conformemente all'accordo.
  6. Ferma restando la necessità della acquisizione della autorizzazione nelle materie per cui non è consentita l'autocer- tificazione, nel caso di impianti a struttura semplice, indivi- duati secondo i criteri previamente stabiliti dalla regione, la realizzazione del progetto si intende autorizzata se la struttu- ra, entro 60 giorni dal ricevimento della domanda, non comunica il proprio motivato dissenso, ovvero non convoca l'impresa per l'audizione. Nell'ipotesi in cui si rendono necessarie modifiche al progetto, si adotta la procedura di cui ai commi 4 e 5. La realizzazione dell'opera è comunque subordinata al rilascio della concessione edilizia, ove necessaria ai sensi della normativa vigente.
  7. Quando, in sede di esame della domanda, la struttura, fatti salvi i casi di errore od omissione materiale suscettibili di correzioni o integrazioni, ravvisa la falsità di alcuna delle autocertificazioni, il responsabile del procedimento trasmette immediatamente gli atti alla competente Procura della Repubblica, dandone contestuale comunicazione all'interessato. Il procedimen- to è sospeso fino alla decisione relativa ai fatti denunciati.
  8. Il procedimento, ivi compreso il rilascio della concessione edilizia, ove necessaria ai sensi della normativa vigente, e salvo quanto disposto dai commi 3, 4, 5, 6 e 9, è concluso entro il termine di novanta giorni dalla presentazione della domanda ovvero dalla sua integrazione per iniziativa dell'impresa o su richiesta della struttura.
  9. Qualora debbano essere acquisiti al procedimento pareri di soggetti non appartenenti all'amministrazione comunale o regionale si applicano le disposizioni di cui agli articoli 16 e 17 della legge 7.8.1990, n. 241, come modificata dall'articolo 17 della legge 15 maggio 1997, n. 127.
  10. Decorsi inutilmente i termini di cui al comma 8, la realizzazione del progetto si intende autorizzata in conformità alle autocertificazioni prodotte, nonchè alle prescrizioni conte- nute nei titoli autorizzatori, ove necessari, previamente acqui- siti. L'impresa è tenuta a comunicare alla struttura l'inizio dei lavori per la realizzazione dell'impianto. La realizzazione dell'opera è comunque subordinata al rilascio della concessione edilizia, ove necessaria ai sensi della normativa vigente.
  11. Qualora, successivamente all'inizio dei lavori per la realizzazione dell'impianto, sia accertata la falsità di una delle autocertificazioni prodotte, fatti salvi i casi di errore od omissione materiale suscettibili di correzioni o integrazioni, il responsabile della struttura ordina la riduzione in pristino a spese dell'impresa e dispone la contestuale trasmissione degli atti alla competente Procura della Repubblica dandone contempora- nea comunicazione all'interessato.
  12. A seguito della comunicazione di cui al comma 10, il comune e gli altri enti competenti provvedono ad effettuare i controlli ritenuti necessari.
  13. I soggetti, portatori di interessi pubblici o privati, individuali o collettivi nonchè i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dalla realizzazione del progetto dell'impianto pro- duttivo, possono trasmettere alla struttura, entro venti giorni dall'avvenuta pubblicità di cui al comma 2, memorie e osservazio- ni o chiedere di essere uditi in contraddittorio ovvero che il responsabile del procedimento convochi tempestivamente una riu- nione alla quale partecipano anche i rappresentanti dell'impresa. Tutti i partecipanti alla riunione possono essere assistiti da tecnici ed esperti di loro fiducia, competenti sui profili con- troversi. Su quanto rappresentato dagli intervenuti si pronuncia, motivatamente, la struttura.
  14. La convocazione della riunione sospende, per non più di venti giorni, il termine di cui al comma 8.
  15. Sono fatte salve le vigenti norme che consentono l'inizio dell'attività previa semplice comunicazione ovvero denuncia di inizio attività.

Art. 7

Accertamento della conformità urbanistica, della sicurezza degli impianti, della tutela sanitaria e della tutela ambientale

  1. La struttura accerta la sussistenza e la regolarità formale delle autocertificazioni prodotte, ai sensi dell'articolo 6, comma 1. Successivamente la struttura e gli altri enti inte- ressati, ciascuno per le materie di propria competenza, verifica- no la conformità delle medesime autocertificazioni agli strumenti urbanistici, il rispetto dei piani paesistici e territoriali nonchè la insussistenza di vincoli sismici, idrogeologici, fore- stali ed ambientali, di tutela del patrimonio storico, artistico e archeologico incompatibili con l'impianto.
  2. La verifica da parte degli enti di cui al comma 1, riguarda fra l'altro:

    1. la prevenzione degli incendi;
    2. la sicurezza degli impianti elettrici, e degli apparecchi di sollevamento di persone o cose;
    3. l'installazione di apparecchi e impianti a pressione;
    4. l'installazione di recipienti a pressione contenenti Gpl;
    5. il rispetto delle vigenti norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro;
    6. le emissioni inquinanti in atmosfera;
    7. le emissioni nei corpi idrici, o in falde sotterranee e ogni altro rischio di immissione potenzialmente pregiudizievole per la salute e per l'ambiente;
    8. l'inquinamento acustico ed elettromagnetico all'interno ed all'esterno dell'impianto produttivo;
    9. le industrie qualificate come insalubri;
    1. le misure di contenimento energetico.
  3. Il decorso del termine di cui all'articolo 6, comma 8, non fa venire meno le funzioni di controllo, da parte del comune e degli altri enti competenti.

Articolo 8

Affidamento delle istruttorie tecniche a strutture pubbliche qualificate

1. Fermo quanto disposto dal presente regolamento, la struttura di cui all'articolo 3, comma 1, può affidare, mediante convenzione, che fissi termini compatibili con quelli previsti dal presente regolamento, per la conclusione dei procedimenti specifiche fasi e attività istruttorie alle agenzie regionali per l'ambiente, ad aziende sanitarie locali o loro consorzi regiona- li, alle camere di commercio, industria e artigianato nonchè a università o altri centri e istituti pubblici di ricerca che assicurino requisiti di indipendenza, di competenza e di adeguatezza tecnica.

Articolo: 64.2 - Sottozona D1 (Cementeria e cave di Scala di Giocca)

  1. Questa sottozona perimetra aree già impegnate da attività esistenti di tipo industriale e/o estrattivo, legate allo sfrut- tamento della risorsa locale (marna e calcare) per la Cementeria e comprende le parti di territorio destinate sia alle attività estrattive che alle discariche ed alle aree necessarie per la la- vorazione dei materiali scavati, secondo gli specifici piani di settore predisposti ai sensi della L.R. 07.06.1989, n° 30 e successive modifiche e integrazioni e del D.P.G.R. 13.10.1995, n° 277.
  2. A seconda della specifica utilizzazione, le singole aree sono soggette alla seguente disciplina:

    1. zone estrattive:

      le zone definite di attività estrattiva sono destinate ad ospita- re oltre all'attività di estrazione vera e propria, i manufatti sia a carattere permanente che precario, le attrezzature fisse, semifisse e mobili, le reti tecnologiche, gli impianti in genere necessari all'attività di cava e alla lavorazione del materiale estratto;

    2. zone di discarica:
    3. le zone definite a discarica sono destinate ad accogliere i pro- dotti di rifiuto dell'attività estrattiva.

      In tali zone sono ammessi:

      • manufatti e impianti necessari alla realizzazione della disca- rica ovvero necessari e funzionali all'attività estrattiva di di- scarica;
      • gli edifici e relative costruzioni accessorie fisse, semifisse e mobili destinate alla lavorazione e al deposito del materiale estratto e/o portato a rifiuto;
  3. Nelle zone di cui alle precedenti lett. a) e b) è consentita la realizzazione di edifici da adibirsi ad uffici, servizi di interesse collettivo, officine di riparazione e servizi azien- dali, abitazione del solo custode, purchè tutti connessi con l'attività principale e nella misura strettamente necessaria ad assicurare il funzionamento delle attività insediate.
  4. Nelle zone di cui alle precedenti lett. a) e b) è comunque consentita la realizzazione di tutte le opere, e soltanto di quelle, previste nel piano regionale delle cave di cui alla L.R. n° 30/'89 e successive modificazioni e integrazioni.
  5. In questa sottozona, potranno trovare posto esclusivamente:

    • industria di produzione di cementi e materiali similari;
    • attività relative al completamento della coltivazione dei gia- cimenti esistenti e secondo le già concesse autorizzazioni regio- nali;
    • attrezzature e uffici connessi alle suddette attività;
    • attività di insilaggio, stoccaggio e trasformazione in manufat- ti della risorsa locale;
    • depositi di materiali lapidei e affini;
    • attività produttive connesse alla produzione di inerti, calce- struzzo o altri materiali connessi con l'edilizia in genere;
    • edifici e attrezzature di cui alle lettere a) e b) del prece- dente comma 2.
  6. Le destinazioni d'uso, anche parziali, ammissibili, sono:

    d.0.1 - Residenziale abitativa di custodia, con opportune limitazioni

    d.4 - Laboratori scientifici connessi alle scienze dlela terra.

    d.5 - Industria

    d.13 - Attrezzature varie connesse alle attività di coltivazione di cave e similari

    d.13.1 - capannoni, depositi, attrezzature speciali connesse con la coltivazione di cave

    d.13.2 - capannoni, depositi, laboratori artigianali o industriali connessi con la prima lavorazione dei materiali estratti

    d.6- Depositi

    d.6.1 - depositi industriali

    d.6.2 - depositi commerciali.

  7. Eventuali altre attività, non elencate sopra, potranno essere concesse esclusivamente con delibera di C.C.
  8. Devono essere rispettate le seguenti prescrizioni:

    1. - non viene stabilito l'indice di cubatura fondiario;
    2. - rapporto di copertura: Q = 0,10 mq/mq;
    3. - distanza dai confini: mt. 5;
    4. - distanza dal confine di proprietà con le strade comunali: mt. 10;
    5. - rispetto assoluto dell'art. 8 del D.A. 20.12.83, n° 2266/U;
    6. - è ammessa la costruzione di tre alloggi ad uso abitazione di custodia, purchè ciascuno di superficie non superiore a 110 mq netti residenziali, più il 60 % di superfici non residenziali;
    7. - si richiama il rispetto circa la disciplina degli scarichi e dell'inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico;
    8. - si richiama il rispetto dell'art. 64, commi 10.1, 10.2 e 10.3 delle presenti N.T.A. e delle seguenti leggi e decreti:

      • Legge n° 615 del 13.07.1966 "Provvedimenti contro l'inquinamen- to atmosferico"
      • - D.P.R. n° 322 del 15.04.1971
      • D.P.C.M. del 28.03.1983 "Limiti massimi di accettabilità delle concentrazioni e di esposizione relativi ad inquinamenti dell'a- ria sull'ambiente esterno"
      • D.P.R. del 25.07.1991 "Modifica all'atto di indirizzo e coordi- namento in materia di emissione poco significativa e di attività a ridotto inquinamento atmosferico, emanato con D.P.C.M. in data 21/07/1989;
    9. - è obbligatoria la presentazione e l'attuazione di un piano di ripristino ambientale delle aree in cui si è ultimato lo sfruttamento delle attività estrattiva, anche ai sensi del D.P.G.R. 13.10.1995, n° 277;
    1. è ammessa la costruzione di vani per uso ufficio o similare, in ragione massima del 5% della cubatura esistente, purchè per usi strettamente connessi con l'attività principale;
    2. In caso di nuovi interventi edificatori, stante il tempo trascorso dal primitivo insediamento (anni 19660) e l'evoluzione delle normative urbanistiche e di quelle di impatto ambientale, è necessaria la presentazione di uno studio urbanistico attuativo, da sottoporre a convenzionamento, nel quale siano evidenziate:

      • le volumetrie realizzate e da realizzare,
      • le sup. coperte realizzate e da realizzare,
      • le altezze di tutti i volumi presenti e da realizzare,
      • le destinazioni d'uso delle volumetrie realizzate e da realizzare,
      • gli allacciamenti idrici e fognari esistenti e/o da realizzare,
      • le distanze da acque pubbliche, strade, ferrovie, zone boscate, aree abitate permanentemente,
    3. si intende integralmente richiamato il comma 3, art. 1, D.P.R. 12.04.1996: "Atto di indirizzo e coordinamento per l'attuazione dell'art. 40, primo comma della legge 22.02.1994, n° 146, concer- nente disposizioni in materia di valutazione dell'impatto ambien- tale", che prevede, all'allegato A, punti q) ed s), l'assoggetta- mento alla procedura di impatto ambientale di:
    4. qualora sia dimostrato l'avvenuto esaurimento delle possibili- tà di estrazione del lapillo vulcanico, sulle aree già utilizza- te, potrà essere presentato, oltre al suddetto piano di ripristi- no ambientale, anche un Piano attuativo di iniziativa privata o pubblico (anche in forma mista) che prevede l'ulteriore sfrutta- mento urbanistico delle aree, con attività volte al settore degli insediamenti produttivi.
    5. cave e torbiere con più di 500.000 mc/anno di materiale estratto o di un'area interessata superiore a 20 ha,
    6. attività di coltivazione di minerali solidi.

Articolo: 64.3 - Sottozona D2

In queste sottozone, lo sfruttamento urbanistico viene attuato esclusivamente mediante P. di L. già vigenti al momento dell'approvazione delle presenti N.T.A. del P.U.C.

In questa sottozona, oltre alle attività produttive, potranno altresì trovare posto insediamenti di attività commerciali all'ingrosso, centri commerciali, attrezz. artigianali di servi- zio, pubblici esercizi, magazzini, depositi, locali di lavorazio- ne, uffici e servizi accessori strettamente necessari alle atti- vità citate, ai sensi della L.R. 31.10.1991 n. 35 e successive modifiche ed integrazioni, nel rispetto di quanto previsto dal P.R.V.

Le destinazioni d'uso, anche parziali, ammissibili, sono:

d.0.1 - Residenziale abitativa di custodia, con opportune limitazioni

d.1 - Uffici, studi professionali

d.1.1 - uffici e studi professionali connessi con le attività produttive

d.2 - Esercizi commerciali, sale di esposizione

d.2.2 - esercizi commerciali all'ingrosso

d.2.4 - punti vendita di prodotti e manufatti realizzati in zone D;

d.3 - Esercizi pubblici ed attrezzature collettive

d.3.2 - ristoranti, tavole calde, pizzerie, mense, bar e simili

d.4 - Laboratori artigianali, laboratori scientifici

d.4.2 - laboratori artigianali e tecnico - scientifici non compatibili con la residenza;

d.5 - Industria e agro-industria

d.6 - Depositi

d.6.1 - depositi industriali

d.6.2 - depositi commerciali.

Devono essere rispettate le seguenti prescrizioni e, comunque, le norme di attuazione dei singoli P. di L.:

  1. - indice di cubatura territoriale max = 3 mc/mq;
  2. - l'indice di cubatura fondiario max = 5 mc/mq;
  3. - rapporto di copertura: non indicato;
  4. - non viene stabilita l'altezza massima;
  5. - distanza minima dei fabbricati dai confini = mt. 5,00

    - è ammessa la costruzione a confine purchè con caratteri architettonici unitari e previo accordo sottoscritto tra i proprietari.

    - è permessa l'edificazione in aderenza per cabine elettriche, volumi tecnici o similari;

  6. - distanza minima dal confine di proprietà con le strade dalle quali si distacca l'accesso alle costruzioni: mt. 5,00:
  7. - deve essere garantito l'assoluto rispetto dell'art. 8 del D.A. 20.12.83, n° 2266/U;
  8. - è imposto, in corrispondenza degli accessi carrai, un arre- tramento delle cancellate ed opere di chiusura, in genere non in- feriore a mt. 5.00 dal filo della recinzione stessa;
  9. - la distanza dei fabbricati dal ciglio stradale della S.S. 131 non potrà essere inferiore a mt. 40, a seguito del D.A. n° 1492/U del 25/10/82 (approvazione P. di F.);
  1. - nel caso di insediamenti di carattere commerciale e/o dire- zionale, vale quanto previsto dall'art. 8 del D.A. 20.12.83, ove a 100 mq. di sup. lorda di pavimento deve corrispondere la quan- tità minima di mq. 80 di spazio, escluse le sedi viarie di cui almeno la metà destinata a parcheggio, in aggiunta a quanto pre- visto dall'art. 18 della legge n° 765/'67, così come modificata dalla legge n° 122/89.

    Ogni unità di vendita deve disporre di una propria area di parcheggio contigua e facilmente accessibile dalla stessa unità.

    La superficie da destinare a parcheggio deve essere almeno:

    • 1 mq. per ogni mq. di superficie di vendita per unità in- feriori a 400 mq.;
    • 2 mq. per ogni mq. di superficie di vendita per unità comprese tra mq. 400 e mq. 1.000;
    • 3 mq. per ogni mq. di superficie di vendita per unità su- periori a mq. 1.000.

      Per superficie di vendita di un esercizio commerciale, si intende quell'area destinata alla vendita, compresa quella occu- pata da banchi, scaffalature, vetrine, vani adibiti all'esposi- zione delle merci frequentabili dal pubblico, purchè collegata funzionalmente e direttamente all'esercizio di vendita.

      Per le attrezzature artigianali di servizio, la superficie da destinare a parcheggio deve essere almeno:

    • 1 mq. per ogni mq. di superficie utile.

    La superficie libera rimanente dalla copertura dell'edificio e dalla superficie a parcheggio dovrà essere sistemata a verde, includendovi, ove esistano, le aree di rispetto delle alberature esistenti.

    La concessione edilizia per edifici da adibire ad attività commerciali è subordinata alle norme di attuazione del P.R.V. "Piano di sviluppo e adeguamento della rete distributiva", vigen- te alla data della richiesta di concessione edilizia.

  2. - è ammessa la costruzione di vani per uso ufficio, in ragione massima del 10% della cubatura ammessa, purchè per usi diretta- mente connessi con l'attività principale;
  3. - è ammessa la costruzione di un alloggio per lotto ad uso abitazione di custode, purchè di superficie non superiore a 110 mq. netti residenziali, oltre il 60% di sup. non residenziale.
  4. - obbligo di presentazione di idonea documentazione di impatto acustico o elettromagnetico, se l'attività lo richiede;
  5. - si richiama il rispetto dell'art. 17 ter, ultimo comma, del- le presenti N.T.A.;
  6. - nel caso di P. di L. scaduti e con le previste opere di urbanizzazione primaria e secondaria non completamente realizza- te, ogni autorizzazione e/o concessione ulteriore è subordinata alla stipula di un atto cimiteriale d'obbligo con l'A.C. per l'assunzione dei necessari impegni per la realizzazione delle OO.UU. mancanti.

Si richiama espressamente quanto richiesto dal D.A. Difesa Ambiente 21.01.1997, n° 34 sugli scarichi.

Per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi, si richiama la necessità della autorizzazione da parte dell'Ass. Regionale della Difesa dell'Ambiente, ai sensi delle vigenti disposizioni:

- D.P.R. 10.09.1982, n° 915;

- D. Ass. Difesa all'Ambiente n° 1954/92 (B.U.R.A.S. n° 34 in da- ta 24.08.92, con cui sono stati fissati i parametri ed i criteri in materia.

Articolo: 64.4 - Sottozona D3

In queste sottozone, lo sfruttamento urbanistico viene attuato esclusivamente mediante P. di L..

Detti piani devono essere estesi ad una superficie minima di almeno 10.000 mq., o a quella indicata dalle planimetrie del P.U.C.

In questa sottozona, potranno, altresì, trovare posto esclu- sivamente insediamenti di attività produttive industriali e arti- gianali, attrezz. artigianali di servizio, pubblici esercizi, lo- cali di lavorazione, uffici e servizi accessori strettamente ne- cessari alle attività citate, ai sensi della L. 11.6.1971 n. 426 e L.R. 31.10.1991 n. 35 e successive modifiche ed integrazioni.

Le destinazioni d'uso, anche parziali, ammissibili, sono:

d.0.1 - Residenziale abitativa di custodia, con opportune limitazioni

d.1 - Uffici, studi professionali

d.1.1 - uffici e studi professionali connessi con l'attività produttiva

d.2 - Esercizi commerciali, sale di esposizione

d.2.2 - esercizi commerciali all'ingrosso

d.2.4 - punti vendita di prodotti e manufatti realizzati in zone D;

d.3 - Esercizi pubblici ed attrezzature collettive

d.3.2 - ristoranti, tavole calde, pizzerie, mense, bar e simili

d.4 - Laboratori artigianali, laboratori scientifici

d.4.2 - laboratori artigianali e tecnico - scientifici non compatibili con la residenza;

d.5 - Industria e agro-industria

d.6 - Depositi

d.6.1 - depositi industriali

d.6.2 - depositi commerciali.

Devono essere rispettate le seguenti prescrizioni:

  1. - non viene stabilito l'indice di cubatura fondiario;
  2. - rapporto di copertura: Q = 0,60 mq/mq;
  3. - non viene stabilita l'altezza massima;
  4. - distanza minima dai confini = mt. 6,00;
  5. - distanza minima dal confine di proprietà con le strade dalle quali si distacca l'accesso alle costruzioni: mt. 6,00 o in aderenza;
  6. - deve essere garantito l'assoluto rispetto dell'art. 8 del D.A. 20.12.83, n° 2266/U;
  7. - indice di piantumazione: pari a 60 piante/Ha per le aree de- stinate a verde pubblico.

    Per le attrezzature artigianali di servizio, la superficie da destinare a parcheggio deve essere almeno:

    - 1 mq. per ogni mq. di superficie utile.

    La superficie libera rimanente dalla copertura dell'edificio e dalla superficie a parcheggio dovrà essere sistemata a verde, includendovi, ove esistano, le aree di rispetto delle alberature esistenti.

  8. - è ammessa la costruzione di vani per uso ufficio, in ragione massima del 10% della cubatura ammessa, purchè per usi stretta- mente connessi con l'attività principale.
  9. - è ammessa la costruzione di un alloggio per lotto ad uso abitazione di custode, purchè di superficie non superiore a 70 mq. netti residenziali, oltre il 60% di sup. non residenziale.
  1. - obbligo di presentazione di idonea documentazione di impatto acustico ed elettromagnetico, se l'attività lo richiede;
  2. - si richiama il rispetto dell'art. 17 ter, ultimo comma, del- le presenti N.T.A.

Si richiama espressamente quanto richiesto dal D.A. Difesa Ambiente 21.01.1997, n° 34 sugli scarichi.

Per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi, si richiama la necessità della autorizzazione da parte dell'Ass. Regionale della Difesa dell'Ambiente, ai sensi delle vigenti disposizioni:

- D.P.R. 10.09.1982, n° 915;

- D. Ass. Difesa all'Ambiente n° 1954/92 (B.U.R.A.S. n° 34 in da- ta 24.08.92, con cui sono stati fissati i parametri ed i criteri in materia.

Articolo: 64.5 - Sottozona D4

In questa sottozona, in considerazione del fatto che trattasi di aree che risultano già utilizzate da decenni e dotate di parte delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, non è necessario un piano di lottizzazione preventivo, ma gli interven- ti urbanistico-edilizi dovranno sempre riguardare l'intero com- parto.

In ogni caso, qualora per gli insediamenti esistenti si prevedessero incrementi di volumetrie e/o di sup. coperte, è necessaria la presentazione di uno strumento urbanistico attuati- vo.

La sottozona D4 dovrà rispettare i seguenti parametri urba- nistici:

  1. Rapporto massimo di copertura Q = 0,60 mq/mq

    o pari all'esistente

  2. Altezza massima nessuna limitazione
  3. I.f. fondiario i.f.f. = 4,00 mc/mq
  4. Distanza minima dai confini mt. 4 o in aderenza
  5. Rispetto assoluto dell'art. 8 del D.A. n° 2266/U/83.
  6. è ammessa la costruzione di vani per uso ufficio, in ragione massima del 10% della cubatura ammessa, purchè per usi stretta- mente connessi con l'attività principale.
  7. è ammessa la costruzione di un alloggio per lotto ad uso abitazione di custode, purchè di superficie non superiore a 110 mq. netti residenziali, oltre il 60% di sup. non residenziale.
  8. è obbligatorio il recapito dei reflui ad un impianto di depu- razione, in regola con le vigenti normative sanitarie.

Nel caso di interventi che aumentino le volumetrie attuali fino ai 4 mc/mq, dovrà essere concordata con l'Amm/ne Comunale la cessione, nei limiti della situazione già creatasi dagli insedia- menti già esistenti prima dell'attuale P.U.C., delle aree da de- stinare a spazi pubblici, in modo da garantire l'osservanza delle disposizioni di cui al D.A. 20.12.83, relative agli standards urbanistici.

Articolo: 65 - ZONE AGRICOLE (Zona E)

  1. Le zone agricole sono le parti del territorio destinate all'agricoltura, alla pastorizia, alla zootecnia, all'itticoltu- ra, alle attività di conservazione e di trasformazione dei pro- dotti aziendali, all'agriturismo, alla silvicoltura e alla colti- vazione industriale del legno.
  2. La zona agricola (E) viene divisa in diverse sottozone come più avanti esplicitato, nel rispetto del D.P.G.R. 03.04.1994, n° 228 "Direttive per le zone agricole" e sulla base dell'apposito apposito studio di supporto agronomico del P.U.C.
  3. Le zone agricole sono destinate alla conservazione e al potenziamento dell'attività produttiva agricola. L'edificazione e l'uso del territorio agricolo perseguono le seguenti finalità:

    1. valorizzare le vocazioni produttive delle zone agricole garantendo, al contempo, la tutela del suolo e delle emergenze ambientali di pregio;
    2. favorire il recupero funzionale del patrimonio edilizio esistente sia per l'utilizzo aziendale che per quello abitativo.
  4. In queste zone, sono vietate utilizzazioni delle aree e dei fabbricati esistenti diverse da quelle funzionali alla produzione agricola, che di fatto si configurerebbero come trasformazioni della destinazione urbanistica di queste zone.
  5. Criteri per l'edificazione nelle zone agricole

    Il criterio generale base per tutte le concessioni di nuove costruzioni è quello che siano funzionali all'attività principa- le, che consiste nella conduzione del fondo.

  1. 1 - Sono ammesse le seguenti costruzioni:

    1. fabbricati ed impianti connessi alla conduzione agricola e zootecnica del fondo, all'itticoltura, alla valorizzazione e tra- sformazione dei prodotti aziendali, con esclusione degli impianti classificabili come industriali;
    2. fabbricati per agriturismo, così come normati successivamente;
    3. fabbricati funzionali alla conduzione e gestione dei boschi e degli impianti arborei industriali (forestazione produttiva);
    4. strutture per il recupero terapeutico dei disabili, dei tossi- codipendenti e per il recupero del disagio sociale;
    5. punti di ristoro con non più di 20 posti letto, anche indipendenti da un'azienda agricola.
  1. 2 - Sono ammesse le seguenti destinazioni d'uso, anche parziali, così classificate:

    d.0.1 - Residenziale abitativa di custodia e/o funzionale alla conduzione del fondo (vedi glossario)

    d.0.2 - Depositi attrezzi e vani appoggio di stretta pertinenza aziendale.

    d.7 - Costruzioni connesse alle attività agricole e simili

    d.7.1 - fabbricati ed impianti connessi alla conduzione agricola e zootecnica del fondo, all'itticoltura, alla valorizzazione e trasformazione dei prodotti aziendali, con esclusione degli impianti classificabili come industriali;

    d.7.2 - fabbricati per agriturismo, così come normati suc- cessivamente

    d.7.3 - fabbricati funzionali alla conduzione e gestione dei boschi e degli impianti arborei industriali (forestazione produttiva)

    d.7.4 - strutture per il recupero terapeutico dei disabili, dei tossico dipendenti, e per il recupero del disagio sociale;

    d.8 - Attrezzature varie connesse ad attività sportive o per il gioco

    d.8.2 - impianti sportivi all'aria aperta, senza volumetrie e attrezzature connesse, a servizio di iniziative agroturistiche

    d.8.3 - strutture per l'allevamento ippico e attrezzature connesse.

    d.11 - Attrezzature tecnologiche (es. serbatoi idrici, laghetti collinari, vasconi freati- ci, ecc.).

    d.12 - Attrezzature varie (speciali) (es. staz. di servizio, ecc.).

  1. Criteri per l'attribuzione delle destinazioni d'uso in zone agricole
  1. 1 La destinazione d'uso edilizia, in atto dell'unità im- mobiliare, è quella stabilita dalla licenza o concessione edili- zia, ovvero dalla autorizzazione edilizia, rilasciata ai sensi di legge. In assenza o indeterminazione di tali atti, è quella ri- sultante dalla classificazione catastale alla data di adozione del P.U.C. per le unità immobiliari ultimate anteriormente a tale data; in mancanza di classificazione catastale, può essere assun- ta quella risultante da altri documenti probanti.
  1. 2 L'attribuzione della destinazione d'uso edilizia alle unità immobiliari avviene esclusivamente mediante autorizzazione edilizia ovvero concessione edilizia.
  1. Definizione delle attività compatibili con la classificazione in zona agricola
  1. 1 - Ai fini dell'ammissibilità di un intervento edilizio nelle zone E, sono considerate agricole:

    1. - le attività agricole previste dall'art. 2135 del Codice Civi- le;
    2. - le attività qualificate come agricole da disposizioni norma- tive comunitarie, nazionali e regionali (quali l'acquacoltura, ai sensi della legge 02.02.1992, n° 102, la cinotecnica, silvicoltu- ra, ecc.);
    3. - le attività di promozione e di servizio allo sviluppo dell'a- gricoltura, della zootecnia, della forestazione, dell'avifauna, ecc.;
    4. - le attività faunistico-venatorie;
    5. - le attività agrituristiche e quelle relative al turismo rura- le, così come normate dalla L.R. 23.06.1998, n° 18;
    6. - le attività che comportino la costruzione di impianti e at- trezzature che, per la loro natura non possono essere localizzati in altre zone omogenee, diverse dalla E. In questo caso, dovrà - comunque - essere adottata apposita delibera di C.C.

    In particolare, potrà essere consentita la realizzazione di locali per il ricovero bombole e attività similari, soltanto se ubicati a distanza superiore ai mt. 300 dalla linea di delimita- zione del centro abitato.

  2. Definizione di azienda agricola

    L'azienda agricola è definita dal disposto dell'art. 2555 del Codice Civile, che individua l'azienda come "il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa".

    Per la verifica dell'esistenza di una azienda agricola, sarà necessaria la presentazione di uno dei seguenti documenti:

    1. - iscrizione alla C.C.I.A.A.;
    2. - sussistenza di una posizione fiscale attraverso l'attribuzio- ne di una apposita partita IVA;
    3. - documenti analoghi comprovanti quanto previsto dai punti a) o b).
  3. Condizioni di rilascibilità di concessioni o autorizzazioni edilizie, per indici superiori allo 0,03 mc/mq

    Il rilascio di concessioni o autorizzazioni edilizie, connesse con l'utilizzo dell'indice fondiario massimo di 0,20 mc/mq per fabbricati ed impianti connessi alla conduzione agricola e zootecnica del fondo e con quanto altro previsto al punto a) del comma 5.1 dell'art. 65, è subordinato a:

    1. - dimostrazione dell'esistenza di un'azienda agricola, ai sensi degli artt. 2135 e 2555 del Codice Civile e secondo le al- tre prescrizioni delle presenti N.T.A.;
    2. - dimostrazione dell'impossibilità di soddisfare le esigenze aziendali attraverso il riuso dell'esistente;
    3. - dimostrazione del possesso (o asservimento) delle seguenti superfici minime fondiarie:

      1. - 0,5 ha per impianti serricoli, impianti orticoli in pieno campo e impianti vivaistici,
      2. - 1 ha per seminativo irriguo,
      3. - 1 ha per seminativo in asciutto,
      4. - 1 ha per pascolo e pascolo arborato,
      5. - 2 ha per impianti di itticoltura o acquacoltura,
      6. - 3 ha per la realizzazione di nuovi punti di ristoro isolati e/o per iniziative agrituristiche o similari;
    4. - presentazione di un progetto di miglioramento fondiario (P.M.F.) o un piano aziendale (P.A.) e che costituisca a tutti gli effetti uno strumento preventivo che integra la documentazio- ne di rito per ottenere la concessione edilizia.

    Gli elaborati necessari saranno i seguenti:

    1. documentazione sulla qualifica del richiedente, sulla proprietà, sulla ragione sociale e sulla forma di conduzione dell'azienda;
    2. descrizione degli indirizzi colturali e produttivi dell'azienda e delle infrastrutture tecniche e di servizio, non- chè descrizione della consistenza occupazionale;
    3. programma temporale di esecuzione delle opere e dei fab- bricati, per i quali si richiede la concessione, con il programma degli investimenti che l'intervento, nel suo complesso, comporta ed il suo collegamento con gli obiettivi prefissati;
    4. progetto, se necessario, delle opere di sostegno e di difesa necessarie ad assicurare condizioni ottimali di stabilità e compatibilità ambientale nelle aree oggetto d'intervento;
    5. Il PA o P.M.F., per quanto attiene la componente tecnico- agronomica, deve essere redatto da un tecnico specializzato abilitato all'esercizio della professione e sottoscritto dal richiedente che se ne assume la piena responsabilità attuativa.

    L'istruttoria deve essere eseguita dall'ufficio tecnico a cui spetta relazionare gli elementi informativi, descritti dal PA, con gli elaborati progettuali presentati per l'ottenimento della concessione edilizia, verificandone la compatibilità tecnica e formale.

    Per i fondi rustici con terreni di diverso ordinamento colturale, la superficie fondiaria minima si intende raggiunta quan- do risulti maggiore o uguale ad 1 la somma dei quozienti ottenuti dividendo le superfici dei terreni di ciascuna qualità colturale, per le relative superfici fondiarie minime previste dal comma precedente.

    Le sup. minime, precedentemente indicate, possono essere de- rogate solo in presenza di apposito progetto di miglioramento fondiario che, facendo riferimento a:

    1. prodotto lordo vendibile,
    2. impegno di manodopera,
    3. tipologie produttive,

    dimostri la validità dell'iniziativa agricola presentata.

  4. Riconoscimento della ruralità dei fabbricati

    Ai sensi della legge 26.02.1994, n° 133 (G.U. n° 62 del 16.3.94), per essere considerati rurali i fabbricati devono, tra l'altro, soddisfare tutte le seguenti condizioni:

    • essere posseduti dal proprietario o dal titolare del terreno agricolo, oppure detenuti dall'affittuario o conduttore del terreno stesso o dai rispettivi familiari;
    • essere utilizzati, quali abitazioni o per usi agricoli, da una delle persone sopraindicate, o anche da dipendenti dell'azienda agricola, purchè questi prestino la loro opera per un numero annuo di giornate lavorative superiore a 100;
    • essere connessi ad un terreno di almeno 10.000 mq. (3.000 mq. per serre e funghicolture).

    Inoltre, il volume di affari IVA, derivante da attività agricole di chi conduce il fondo, deve essere superiore alla metà del suo reddito complessivo; in caso di soggetto non obbligato alla presentazione della dichiarazione IVA, il suo volume d'affari si presume pari a 10.000.000 di lire.

    Si precisa che non vi è alcun aspetto urbanistico nella legge n° 133/'94.

    Per l'accatastamento dei fabbricati, si rimanda al D.P.R. 30.12.1999, n° 536.

  5. Indici fondiari massimi

    Gli indici massimi da applicare nelle zone E sono i seguenti:

    • 1,00 mc/mq, previa delibera di C.C., per impianti di interesse pubblico quali quelli destinati alle telecomunicazioni, al tra- sporto energetico e dell'acqua, cabine ENEL, centrali telefoni- che, stazioni per ponti radio, ripetitori, antenne, torri per te- lefonia cellulare e opere simili;
    • 0,20 mc/mq per i fabbricati ed impianti connessi alla conduzio- ne agricola e zootecnica del fondo, all'itticoltura, alla valo- rizzazione e trasformazione dei prodotti aziendali, con esclusio- ne degli impianti classificabili come insediamenti produttivi di tipo agroindustriale;
    • 0,03 mc/mq per le residenze connesse alla conduzione agricola e zootecnica del fondo;
    • 0,01 mc/mq per i fabbricati funzionali alla conduzione e ge- stione dei boschi e degli impianti arborei industriali (foresta- zione produttiva);
    • 0,10 mc/mq per le strutture per il recupero terapeutico dei di- sabili, dei tossicodipendenti e per il recupero del disagio so- ciale;
    • 0,10 mc/mq (a seguito di delibera del C.C.) per punti di risto- ro, dotati di non più di 20 (venti) posti letto;
    • 0,15 mc/mq per i fabbricati per l'agriturismo.
  6. Prescrizioni di carattere architettonico

    Gli edifici, di qualsiasi tipo, che vengono edificati nelle zone agricole (E), dovranno presentare delle caratteristiche architettoniche unitarie e con fronti esterne che corrispondano a precisi concetti progettuali in sintonia con l'ambiente naturale. In particolare, è obbligatorio procedere alla intonacatura e tinteggiatura di tutte le pareti in elevazione fuori terra, con la sola esclusione delle parti in c.a. o pietra locale faccia a vista.

    Le coperture dovranno essere protette con tegole color cotto o similari, con esclusione - in ogni caso - di lamiere o lastre ondulate di qualsiasi materiale esse siano.

  7. Prescrizioni di carattere architettonico

    1. Gli edifici, di qualsiasi tipo, che vengono edificati nelle zone agricole (E), dovranno presentare delle caratteristiche architettoniche unitarie e con fronti esterne che corrispondano a precisi concetti progettuali in sintonia con l'ambiente naturale.
    2. In particolare, è obbligatorio procedere alla intonacatura e tinteggiatura di tutte le pareti in elevazione fuori terra, con la sola esclusione delle parti in c.a. o pietra locale faccia a vista.
    3. Tutti gli interventi dovranno essere ispirati al concetto del recupero degli elementi edilizi esistenti, nel maggior rispetto possibile della organicità della costruzione.
    4. La edificazione dovrà prevedere il mantenimento dei caratteri di tipicità dell'edilizia locale, quali le componenti architettoniche, i materiali di finitura, colori e pavimentazioni esterne.

      Gli interventi di nuova edificazione, nei limiti dei parametri numerici ammessi, devono ricreare l'inserimento nel tessuto edilizio esistente, sia per gli aspetti tipologico-funzionali che per quelli architettonico-espressivi.

      In particolare, a meno che non si documenti esaurientemente il loro stato di fatiscenza irreversibile, dovranno essere con- servati i cornicioni, i tetti, le architravi e gli stipiti delle aperture.

    5. Tetti

      E' prevista, in ogni caso, la conservazione dei manti di copertura a falda inclinata con tegole del tipo coppo color cotto, ancorchè si effettui la demolizione e ricostruzione delle sottostanti strutture portanti.

      Negli edifici esistenti, la pendenza delle falde non potrà essere diversa da quella preesistente.

      E' vietato l'uso di lamiere metalliche, lastre ondulate colorate, griglie di qualsiasi materiale.

    6. Aperture esterne

      In ogni progetto dovranno essere chiaramente indicati i tipi di infisso esterno che si intendono realizzare e che dovranno essere, per quanto possibile, di idonea soluzione architettonica e di materiale il più possibile in armonia con l'ambiente circo- stante.

    7. Tinteggiature, pitture e intonaci esterni

      Le fronti esterne di ciascun edificio devono rispondere ad una precisa unità di concetto, non solo nell'architettura ma anche nei colori.

      Nel rispetto dei valori ambientali, il proprietario, prima di procedere alle tinteggiature esterne, sottoporrà all'Ufficio Tecnico Comunale, i campioni dei materiali che intende usare.

      Si consiglia l'uso di tinte con tonalità medie o, comunque, intonate all'ambiente.

  8. Tipi di interventi ammissibili per sottozone e tipologie aziendali

    Le 2 successive tabelle sintetizzano gli interventi possibili in zona E, nei limiti previsti dal D.P.G.R. 03.08.1994, n° 228.

    TIPO DI INTERVENTO AMMISSIBILE PER SOTTOZONE E TIPOLOGIE AZIENDALI

    TIPO DI INTERVENTO E1 E2 E3 E5
    Ampliamento abitaz. e annessi rustici - A SI SI SI SI
    Demolizione e ricostruzione e/o ristrutturazione - B SI SI SI SI
    Edificazione di nuove abitazioni funzionali alla conduzione del del fondo - C SI SI SI SI
    Edificazione di annessi rustici - D SI SI SI SI
    Cambio di destinazione - E SI SI SI NO
    Edificazione di allevamento zootecnico industriale intensivo - F SI SI NO NO

    A: ampliamento di volumi esistenti o in costruzione alla data di adozione del P.U.C..

    B: demolizione e ricostruzione di volumi esistenti (esclusi gli edifici di interesse storico e culturale) e/o la ristrutturazione dell'esistente è sempre ammessa.

    C: edificazione di nuove abitazioni, connesse alla conduzione agricola e zootecnica del fondo, è consentita secondo l'indice massimo di edificabilità di 0,03 mc/mq.

    D: edificazione di annessi rustici fino ad un rapporto di copertura massimo dello 0,5%, anche tramite ristrutturazione e ampliamento dell'esistente;

    E: possibilità di cambio di destinazione d'uso degli annessi rustici e delle abitazioni esistenti o in costruzione alla data di adozione del P.U.C., per destinarli ad attività ricreative, turistiche e/o paraturistiche, di interesse collettivo e simila- re, purchè connesse con la conservazione ed il potenziamento dell'attività produttiva agricola.

    F: gli allevamenti a carattere industriale potranno essere presenti solo nelle sottozone E1 e E2, mentre le attività agro- industriali dovranno essere insediate nelle zone D.

    Tutti i sopraelencati tipi di intervento ammissibili non potranno eccedere i limiti previsti dal D.P.G.R. 03.08.1994, n° 228.

    TABELLA DEGLI INTERVENTI POSSIBILI IN ZONE AGRICOLE

    TIPOLOGIA PERMESSA
    LOTTO MINIMO mq.
    INDICE CUBATURA FONDIARIO mc/mq
    Fabbricati e impianti connessi alla conduzione agricola e zootecnica del fondo, all'itticoltura, alla valorizzazione e trasformazione dei prodotti aziendali.

    10.000

    5000

    0,20
    Nuove residenze funzionali all'attività principale che consiste nella conduz. del fondo (1)
    10.000
    0.03
    .Fabbricati funzionali alla conduzione e gestione dei boschi e degli impianti arborei industriali
    10.000
    0.01
    Strutture per il recupero terapeutico dei disabili, dei tossicodipendenti e per il recupero del disagio sociale
    10.000
    0.1
    Fabbricati per l'agriturismo
    30.000

    0.15**

    (0.18)

    Nuovi punti di ristoro su terreni non utilizzati
    30.000
    0.10***
    Nuovi punti di ristoro su terreni già impegnati per attrezzature e residenze
    60.000
    0.10***

    (*) Per impianti serricoli, imp. orticoli a pieno campo e imp. vivaistici.

    (**) Aggiuntivi rispetto ai volumi massimi ammissibili per la re- sidenza.

    (***) A seguito di delibera del C.C.

    (1) L'edificazione delle residenze è legata al rispetto dell'art. 69 delle presenti N.T.A.

  1. Sup. minime di intervento (Sm)

    Ai fini edificatori per i fabbricati di cui ai punti a) e c) del precedente comma 5.1, la superficie minima di intervento è stabilita in ha 1,00, salvo per quanto riguarda la destinazione per impianti serricoli, impianti orticoli in pieno campo e im- pianti vivaistici, per i quali è stabilita in ha 0,50.

    Per le residenze connesse alla conduzione del fondo, la superficie minima di intervento è stabilita in 10.000 mq.

    Per i fabbricati per l'agriturismo, la superficie minima di intervento è stabilita in ha 3,00.

    Per le strutture per il recupero terapeutico dei disabili, dei tossicodipendenti e per il recupero del disagio sociale, la superficie minima di intervento è stabilita in ha 1,00.

    Per i nuovi punti di ristoro su terreni non utilizzati, la Sm è stabilita in ha 3,00.

    Per i nuovi punti di ristoro, su terreni già impegnati per attrezzature e residenze, la Sm è stabilita in ha 6,00.

  2. Restauro e ampliamento costruzioni esistenti
  1. 1 - Per le costruzioni esistenti nelle zone agricole sono am- messi la manutenzione ordinaria e straordinaria, i restauri, la ristrutturazione e l'ampliamento nei limiti consentiti dall'indi- ce fondiario previsto, nonchè, ad eccezione degli edifici sogget- ti a vincolo monumentale ed artistico, la demolizione e la rico- struzione in loco per inderogabili motivi di staticità o di tute- la della pubblica incolumità.
  1. 2 - La destinazione d'uso o il mutamento della destinazione d'uso di costruzioni esistenti, non più funzionali alle esigenze del fondo, è disciplinata nel seguente modo:

    • domanda motivata all'Amm/ne Comunale, secondo le norme di cui al R.E.;
    • versamento degli oneri di cui alla legge n° 10/'77 relativi al- la nuova tipologia e alla destinazione d'uso richiesto facendo riferimento alle tabelle parametriche approvate dal C.C.;
    • dimostrazione della presenza di sufficienti opere di urbanizza- zione primaria;
    • presentazione dell'avvenuto accatastamento delle opere.

    Le destinazioni d'uso possibili sono quelle indicate al punto

    5.2 dell'art. 65.

  1. Annessi rustici, allevamenti zootecnico industriali e altri insediamenti produttivi agricoli
  1. 1 - I nuovi fabbricati per allevamenti zootecnico-intensivi debbono distare almeno 50 mt. dai confini di proprietà. Detti

    fabbricati debbono distare, altresì, 500 mt. se trattasi di alle- vamento per suini, 300 mt. per avicunicoli e 100 mt. per bovini, ovicaprini ed equini, dal limite delle zone territoriali omogenee A, B, C, G.

  1. 2 - I fabbricati per allevamenti zootecnico-intensivi dovranno avere un rapporto di copertura con l'area di pertinenza non supe- riore al 50 per cento.
  1. - Le distanze, di cui ai commi precedenti, non si applicano agli impianti di acquacoltura e itticoltura e ai fabbricati di loro pertinenza.
  1. 4 - I fabbricati per gli insediamenti produttivi di tipo agro- industriale devono essere ubicati nelle zone territoriali omoge- nee di tipo "D", fatti salvi gli ampliamenti degli insediamenti preesistenti, alla data di entrata in vigore delle presenti N.T.A. Il rapporto di copertura per gli insediamenti di tipo agro-industriale non può superare il 50 per cento dell'area di pertinenza, di cooperative e di associazioni di produttori agri- coli.
  1. 5 - Le serre fisse, senza strutture murarie fuori terra, sono considerate a tutti gli effetti strutture di protezione delle colture agrarie, con regime normato dall'art. 878 del c.c., per quanto attiene le distanze dai confini di proprietà.

    Le serre fisse, senza struttura muraria fuori terra, non hanno limiti di volumetria.

  1. 6 - Le serre fisse, caratterizzate da strutture murarie fuori terra, nonchè gli impianti di acquacoltura e per agricoltura spe- cializzata, sono ammesse nei limiti di un rapporto di copertura del 50 per cento del fondo in cui insistono, senza limiti, al contempo, di volumetria.
  1. 7 - Ogni serra, purchè volta alla protezione o forzatura delle colture, può essere installata previa autorizzazione edilizia, fermo restando nelle zone vincolate, l'obbligo di acquisire il prescritto provvedimento autorizzativo di cui alle norme sulla tutela dei beni ambientali e culturali.
  1. Edifici in fregio alle strade e alle zone umide
  1. 1 - Per gli edifici esistenti, ubicati nelle zone di protezio- ne delle strade di cui al D.P.R. 16.12.1992, N° 495, così come modificato dal D.P.R. 26.4.1993, n° 147 e in quelle di rispetto al nastro stradale e alle zone umide, vincolate come inedificabi- li dagli strumenti urbanistici generali, sono consentite le se- guenti opere:

    1. manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e ristruttu- razione edilizia, come definiti dall'art. 31 della L. 05.08.'78, n° 457;
    2. dotazione di servizi igienici e copertura di scale esterne;
    3. ogni altro ampliamento necessario per adeguare l'immobile alla disciplina igienico-sanitaria vigente.
  1. 2 - Gli interventi edilizi saranno autorizzati purchè non com- portino l'avanzamento dell'edificio esistente sul fronte stradale.
  1. 3 - Nel caso di esproprio di un edificio per la realizzazione o l'ampliamento di strade e per la realizzazione di opere pubbli- che in genere, e nei casi di demolizione è consentita la rico- struzione con il mantenimento delle destinazioni d'uso, in area agricola adiacente, anche avente superficie inferiore alla super- ficie minima di cui al precedente punto 14.
  1. Smaltimento dei reflui e valutazione dell'impatto ambientale
  1. 1 - Ferme restando le prescrizioni di cui al R.E. e delle normative nazionali e regionali, le abitazioni in zona agricola, che non siano allacciate a fognature comunali, dovranno essere dotate, secondo la natura del sottosuolo, di adeguato sistema di smaltimento, eliminando lo scarico delle acque usate nei bacini a cielo aperto in campagna; anche gli insediamenti agro-alimentari e gli allevamenti zootecnici intensivi dovranno essere dotati di sistemi di smaltimento o depurazione approvati dall'Amministra- zione comunale e dagli altri Enti competenti.
  1. 2 - Valgono, in ogni caso, le eventuali norme maggiormente re- strittive stabilite dal regolamento comunale.
  1. 3 - Nelle zone classificate di bonifica, devono, altresì, es- sere rispettate le eventuali prescrizioni del consorzio di boni- fica.
  1. 4 - Si richiama l'attenzione sul D.P.R. 12.04.1996 sulle pro- cedure di impatto ambientale per determinate tipologie progettua- li.
  1. 5 - Si richiama l'attenzione sul D. Ass. Difesa dell'Ambiente 21.01.97, n° 34 sulla "Disciplina degli scarichi delle pubbliche fognature e degli scarichi civili".
  1. Valgono le seguenti norme relative alla legislazione fo- restale vigente:

    • R.D. 30/12/1923, n° 3267, per le zone soggette a vincolo idro- geologico e forestale e per le zone boscate,
    • L. 03/01/1926, n° 23 per i boschi e i terreni ricoperti da mac- chia mediterranea,
    • - R.D. 16/05/1926, n° 1126,
    • Legge 14/02/1951, n° 144 sul divieto di abbattimento di olivi,
    • D.P.R. 10/06/1955, n° 987 sul divieto di abbattimento di olivi,
    • - Legge 18/07/1956, n° 759,

      - L.R. 18/06/1959, n° 13,

    • L.R. n° 4/1994 per i terreni ricoperti da sughere.

    Nelle zone boscate è d'obbligo acquisire il prescritto provvedimento autorizzativo di cui alle leggi sulla tutela dei beni culturali e ambientali.

  2. Depositi attrezzi e vani appoggio

    In tutte le sottozone è consentita, anche in assenza dell'a- zienda agricola e della Sm (superficie minima di intervento), la realizzazione di manufatti, in funzione delle attività agricole del tempo libero e part-time e per il ricovero degli attrezzi agricoli, di volume non superiore a mc. 50, purchè realizzati su un'area accorpata di superficie non inferiore a mq. 1000.

    Il volume di tali manufatti verrà detratto dai volumi consentiti in applicazione degli indici e parametri urbanistici generali.

    Per tali manufatti dovranno essere particolarmente curate la collocazione e la scelta dei materiali per garantire un armonico inserimento nell'ambiente.

    La tipologia edilizia dovrà essere coerente con la destinazione d'uso, pertanto, non potranno essere ammesse volumetrie ri- spondenti a scopi diversi, a giudizio della C.E.

  3. Piani interrati e seminterrati

    Nelle zone E è ammesso, di norma, un piano interrato o se- minterrato.

    La sup. coperta del piano interrato o seminterrato non può superare quella dell'edificio sovrastante.

  4. Non applicabilità della legge n° 122/'89

    Nelle zone E non è consentita, in nessun caso, l'applicazione delle norme della legge n° 122/'89 sui parcheggi.

Articolo: 66 - INDIVIDUAZIONE DELLE SOTTOZONE AGRICOLE

  1. Nella formazione del presente P.U.C. e nel rispetto del

    D.P.G.R. 03.08.1994, n° 228, il Comune tutela le parti di terri- torio a vocazione produttiva agricola e salvaguarda l'integrità dell'azienda agricola e rurale. Le zone agricole sono divise nel- le seguenti sottozone, secondo la pianificazione ai fini urbani- stici della zona agricola, redatta dal Dott. Agr. Franco Brundu:

    E1): aree caratterizzate da una produzione agricola tipica e spe- cializzata;

    E2): aree di primaria importanza per la funzione agricolo- produttiva, anche in relazione all'estensione, composizione e lo- calizzazione dei terreni;

    E3): aree che, caratterizzate da un elevato frazionamento fondia- rio, sono contemporaneamente utilizzabili per scopi agricolo- produttivi e per scopi residenziali;

    E5) aree marginali per attività agricola nelle quali viene ravvi- sata l'esigenza di garantire condizioni adeguate di stabilità am- bientale.

  2. La ripartizione in sottozone agricole di cui al presente articolo è stata determinata a seguito dell'entrata in vigore delle direttive regionali sulle zone agricole (D.P.G.R. 03.08.1994, n° 228) e mediante la valutazione dello stato di fat- to, delle caratteristiche geopedologiche e agronomiche intrinse- che dei suoli e della loro attitudine e potenzialità colturale, secondo l'allegato studio di supporto a firma del Dott. Agr. Franco Brundu.
  3. Per le diverse sottozone, si vedano i successivi articoli.

Articolo: 67 - AGRITURISMO

  1. E' consentito l'esercizio dell'agriturismo, quale attività collaterale od ausiliare a quella agricola e/o zootecnica. Qualora venga richiesta la concessione edilizia per la realizza- zione di nuove strutture aziendali comprendenti l'attività agri- turistica, sono ammessi tre posti letto per ettaro con destina- zione agrituristica.

    Per ogni posto letto va computata una cubatura massima di 50 mc. Le volumetrie per i posti letto con destinazione agrituristica sono aggiuntive rispetto ai volumi massimi ammissibili per la residenza nella medesima azienda agricola in cui si esercita l'attività agrituristica.

    La superficie minima del fondo non deve essere inferiore a ha. 3 (3 ettari).

    Si richiamano espressamente tutte le norme della L.R. 23.06.1998, n° 18, la delibera della G.R. 07.04.1999, n° 20/8 relativa alle direttive di attuazioine degli articoli dal n° 2 al n° 14 e all'art. 21.

  2. Il concessionario, con atto d'obbligo, deve impegnarsi a vincolare al fondo le strutture edilizie, a non frazionare una superficie non inferiore a ha. 3 individuata nel progetto e a mantenere la destinazione agroturistica dei posti letto. Si ap- plicano gli stessi indici e parametri prescritti per le zone E.
  3. Il progetto edilizio deve prevedere sia le residenze sia le attrezzature e gli impianti, a meno che essi preesistano e siano adeguati alla produzione indicata nel progetto.
  4. Sono ammessi interventi volti alla realizzazione dei volumi e dei servizi necessari alla incentivazione delle attività agro-turistiche, ai sensi della L.R. 22.06.1998, n° 18 "Nuove norme per l'esercizio dell'agriturismo e del turismo rurale".
  5. L'esercizio dell'agriturismo è riservato agli imprenditori agricoli singoli o associati di cui all'art. 2135 del Codice Civile e ai familiari di cui all'art. 230 bis del codice civile, regolarmente iscritti nei relativi ruoli previdenziali ai sensi della legge 02.08.1990, n° 233.
  6. La cubatura massima per ogni posto letto deve essere di 50 mc.

    La superficie minima per l'intervento deve essere di 3 ha. I posti letto ammissibili per ha sono 3.

  7. I locali adibiti ad uso agrituristico devono avere i requisiti strutturali ed igienico-sanitari previsti dal R.E. per i locali di civile abitazione. Nella valutazione di tali requisi- ti per gli edifici già esistenti, compresi quelli da ristruttura- re o adeguare, sono ammesse deroghe ai limiti di altezza e agli indici di illuminazione e di aerazione previsti dalle normative vigenti. Le deroghe devono essere motivate e concesse dal Comune nel rispetto delle caratteristiche tipologiche e architettoniche degli edifici esistenti e delle caratteristiche ambientali delle zone interessate.
  8. Gli alloggi agrituristici devono essere dotati di idonei servizi igienico-sanitari in ragione di almeno uno ogni quattro persone o frazioni di quattro, comprese le persone appartenenti al nucleo familiare o conviventi.
  9. Per i campeggiatori che utilizzano gli spazi aperti, in assenza di servizi igienici adeguati nelle piazzole di sosta, l'autorizzazione per il campeggio è concessa a condizione che il campeggiatore possa usufruire dei servizi dell'abitazione. In tal caso deve essere comunque garantito che il rapporto tra persone e servizi igienico-sanitari sia quello indicato nel comma 7. All'interno della struttura edilizia aziendale, inoltre, deve essere previsto un ambiente attrezzato di lavello per stoviglie e lavatoio per panni.
  10. Negli spazi aperti la superficie da destinare a tenda o altro mezzo autonomo di soggiorno deve essere non inferiore a 40 mq. La sistemazione di tale superficie deve essere a prova di acqua e di polvere, realizzabile anche con inerbimento del terre- no.
  11. I locali per l'agriturismo devono essere dotati di acqua corrente potabile.

Articolo: 68 - PUNTI DI RISTORO IN ZONE AGRICOLE

  1. Sono ammessi punti di ristoro, anche indipendenti da una azienda agricola, dotati di non più di venti posti letto, con indice fondiario di 0,01 mc/mq, incrementabile, con delibera del Consiglio comunale, fino a 0,10 mc/mq.
  2. Il lotto minimo, vincolato per la realizzazione di nuovi punti di ristoro isolati, deve essere di ha. 3.
  3. In tal caso, quando il punto di ristoro è incluso in un fondo agricolo che comprende attrezzature e residenze, alla superficie minima di ha. 3 vincolata al punto di ristoro, va aggiunta quella minima di ha. 3 relativa al fondo agricolo.

    Per punti di ristoro si intendono i bar, i ristoranti, le tavole calde e locali similari, nonchè le attrezzature ricettive con numero massimo di 20 posti letto e le connesse attrezzature per le attività sportive e ricreative.

Articolo: 69 - EDIFICAZIONE DI NUOVE COSTRUZIONI AD USO ABITATIVO

L'edificazione di nuove costruzioni ad uso abitativo è con- sentita:

  1. - se riferita esclusivamente all'esercizio delle attività definite al comma 7,1 dell'art. 65 delle presenti N.T.A.;
  2. - per le esigenze abitative dell'imprenditore agricolo, o delle figure equivalenti, funzionalmente all'attività principale che consiste nella conduzione del fondo;
  3. - per le esigenze abitative degli addetti, impiegati a tempo indeterminato, nelle attività agricole del fondo.

Articolo: 70 - ACCORPAMENTO E ASSERVIMENTO DI SUPERFICI FONDIARIE UTILIZZATE

  1. Accorpamenti.

    Stante il parcellamento delle proprietà, è possibile, ai soli fini del raggiungimento della sup. minima e per la costruzione dei volumi e delle attrezzature necessarie per la razionale con- duzione dell'azienda, considerare come superficie fondiaria la somma di aree colturali anche non contigue, purchè sia dimostra- ta, con documentazione giuridicamente valida, la proprietà o i diritti sull'intera area presentata (comunque, compresa nel ter- ritorio comunale).

    Tale norma potrà essere applicata solo nel caso che i volumi relativi vengano ubicati a distanza non inferiore a 200 mt. dal perimetro del centro abitato, così come indicato dalla cartogra- fia del P.U.C.

    In tale caso, prima del rilascio della concessione edilizia, sarà necessario un atto di vincolo, relativo all'avvenuta utiliz- zazione edificatoria dell'area.

    Tale vincolo potrà essere annullato solo con assenso dell'Amm/ne Comunale.

  2. Asservimenti.

    Mediante costituzione di apposito vincolo registrato e tra- scritto delle superfici necessarie per il rispetto dell'indice di fabbricabilità, sono possibili anche asservimenti di aree non di proprietà del concessionario.

  3. Catasto degli asservimenti

    Dell'avvenuta utilizzazione delle aree agricole, ai fini edificatori, viene effettuata idonea registrazione da parte dell'Ufficio Tecnico Comunale con apposita cartografia e relativo elenco, conservati in forma ufficiale presso il competente uffi- cio tecnico comunale (vedi Circolare Ass. EE.LL., Finanze e Urba- nistica 10/05/84, n° 1/1984).

  4. Ai sensi del 5° comma dell'art. 3 delle Direttive Regionali sulle zone agricole, al fine di evitare l'ulteriore edificazione in aree definite agricole dal P.U.C., all'atto della presentazio- ne di qualsiasi istanza relativa a:

    • relazione asseverata;
    • denuncia di inizio attività;
    • autorizzazione;
    • concessione,

    il richiedente dovrà evidenziare e computare tutti i volumi esi- stenti nel fondo o nell'area di riferimento e dichiarare, nelle forme di legge, la assenza di vincoli di inedificabilità o di as- servimento a favore di terzi, sotto la sua personale responsabilità.

Articolo: 71 - STRUTTURE PER L'INCREMENTO IPPICO

OMISSIS.

Articolo: 72 - LIMITAZIONE TRENTENNALE DEL DIVIETO DI FRAZIONAMENTO DELLE UNITA' PODERALI PER LA RICOSTRUZIONE DELLE UNITA' PRODUTTIVE

Ai sensi della L. 19.02.1992, n° 191, il divieto di frazio- namento delle unità poderali di cui all'art. 1 della legge 3.6.1940, n° 1078, ha durata trentennale dalla prima assegnazio- ne.

Articolo: 73 - DISCIPLINA DEGLI IMPIANTI DI ITTICOLTURA O ACQUACOLTURA

Gli impianti di itticoltura o acquacoltura sono considerati annessi agricoli ai fini delle presenti N.T.A.

Il progetto dovrà dimostrare le dimensioni e i volumi delle opere, di cui si chiede la realizzazione, e che dovranno essere commisurate alla capacità produttiva delle vasche.

Il progetto dovrà essere integrato da una relazione che descriva gli effetti previsti:

  • sui corpi idrici e sulle falde,
  • sul suolo,
  • sulla morfologia del territorio,
  • sulla vegetazione.

La superficie minima aziendale accorpata non deve essere in- feriore a ha 2,00 e la dimensione utile delle vasche di alleva- mento non inferiore a mq. 1.000.

Articolo: 74 - NORME PUNTUALI PER GLI INTERVENTI NELLE DIVERSE SOTTOZONE E

Articolo: 74.1 - Sottozona E1

Questa sottozona comprende le parti del territorio comunale esterne all'abitato, caratterizzate da produzione agricola tipica e specializzata, con particolare riguardo ai vigneti, oliveti e frutteti.

In particolare, devono essere rispettate le seguenti pre- scrizioni:

  1. L'indice fondiario massimo è stabilito rispettivamente in:

    1. 0,03 mc/mq per le residenze connesse alla conduzione del fondo;
    2. 0,10 mc/mq (previa comunque delibera del C.C.) per punti di ristoro, attrezzature ed impianti di carattere particolare che, per la loro natura, non possono essere localizzati in altre zone omogenee e, in generale, per tutte le attività connesse con il tempo libero.

      Per punti di ristoro devono intendersi i bar, i ristoranti e le tavole calde, cui possono essere annesse, purchè di dimensioni limitate, altre strutture di servizio, relative a posti letto - nel numero massimo di venti - e ad attività sportive e ricreati- ve.

      Le opere di cui al punto 2) non potranno sorgere a distanza inferiore a 500 metri dal perimetro, così come definito nelle planimetrie del P.U.C., salvo diversa delibera del C.C.

    3. 0,20 mc/mq per opere connesse all'esercizio di attività agricole e zootecniche di stretta pertinenza aziendale quali: stalle, magazzini, silos, capannoni, rimesse, edifici per alleva- menti industriali, in genere costruzioni necessarie alla condu- zione agricola.

      Quando gli insediamenti o gli impianti di carattere agricolo o zootecnico, superano gli indici sopraindicati o i 3000 mc. di volume, o il numero di 20 addetti o il numero di 100 capi bovini (o numero di capi equivalente secondo la circolare dell'Assessore degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica, 20.3.1978, n° 2 - A, pubblicata sul B.U.R.A.S. del 18.5.1978), la realizzazione dell'insediamento è subordinata al parere favorevole dell'Asses- sorato Regionale competente in materia urbanistica, sentito il C.T.R.U.

      In particolare, dovranno essere indicati:

      • ubicazione dell'insediamento o dell'impianto;
      • distanze da agglomerati urbani, case sparse, strade statali e provinciali;
      • direzione dei venti dominanti;
      • numero di addetti;
      • tipo di lavorazione e ciclo produttivo;
      • numero di capi di bestiame, modalità di allevamento e tipo di alimentazione;
      • quantità di acqua per i diversi usi;
      • tipo di trattamento adottato per i liquami di scarico;
      • recapito finale degli scarichi.

      Per le opere di cui al punto 3), con deliberazione del Consiglio Comunale, l'indice fondiario potrà essere elevato fino a 0,50 mc/mq, in presenza di particolari esigenze aziendali, purchè le opere siano ubicate ad una distanza dal perimetro urbano di mt. 500, come definito dalla cartografia del P.U.C.

    4. 1,00 mc/mq, previa deliberazione del Consiglio Comunale, per impianti di interesse pubblico quali cabine ENEL, centrali telefoniche, stazioni di ponti radio, ripetitori e simili.

      Sono ammesse le deroghe all'indice fondiario massimo per in- terventi pubblici o di pubblico interesse (vedi R.E.);

      1. Altezza massima: per le residenze, connesse alla conduzione del fondo, è fissata in mt. 7,00, mentre per tutti gli altri volumi ammissibili non si pone tale limite.
      2. Tipo edilizio: a casa isolata per le residenze connesse alla conduzione del fondo, libero per le volumetrie necessarie al soddisfacimento delle necessità tecniche dell'allevamento e delle altre pratiche agricole.
      3. Superficie minima d'intervento: Sm = 10.000 mq. per residenze connesse alla conduzione del fondo.
      4. Numero massimo piani: 2 fuori terra per le residenze.
      5. Distanza minima dai confini: mt. 4,00 o sul confine.
      6. Distanza minima assoluta tra le pareti finestrate e pareti di edifici antistanti non potrà essere inferiore a mt. 8,00 (per edifici adibiti a residenza).
      7. Per interventi con indici superiori a quelli indicati: ai pun- ti 1, 2, 3, 4 e comunque per volumi superiori ai 3000 mc., o con numero di capi bovini superiore a 100 unità (o numero equivalente di capi di altra specie), la realizzazione dell'intervento è su- bordinata, oltre che a delibera del C.C., al parere favorevole dell'Ass. Reg. agli Enti Locali, sentito il C.T.R.U.
      8. Sono ammessi interventi volti alla realizzazione dei volumi e dei servizi necessari alla incentivazione della attività agro- turistiche, ai sensi della L.R. 23.06.1998, n° 18 "Nuove norme per l'esercizio dell'agriturismo e del turismo rurale", e nei limiti dell'art. 9 del D.P.G.R. 03.08.94, n° 228.

        Gli operatori agrituristici dovranno essere iscritti nell'elenco regionale presso l'Ass. all'Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale.

      1. Disciplina delle cave: sono vietate le cave, ricerca di mine- rali, discariche ed altre attività similari, attività di coltiva- zione, attività di ricerca, ecc.
      2. Vincolo di destinazione: gli edifici esistenti al servizio dell'agricoltura non possono essere distolti dalla loro destina- zione per un periodo di 15 (quindici) anni, salva diversa previ- sione degli strumenti di pianificazione urbanistica.
      3. risorse archeologiche

        In presenza di reperti archeologici, si impone la norma della segnalazione di ogni eventuale ritrovamento all'Amm/ne Comunale e alla Soprint. ai Beni Archeologici.

        Non possono essere ammesse modifiche allo stato attuale dei luoghi senza il preventivo parere della Soprintendenza Archeologica.

        Qualora l'intervento ricada in tutto o in parte su mappali vincolati direttamente dalla Soprintendenza Archeologica o rica- denti sulla fascia di rispetto di un monumento archeologico notificato e/o, comunque, indicato nella cartografia del P.U.C., il progetto dovrà essere accompagnato da una planimetria quotata con rilievo topografico puntuale del monumento, degli edifici esistenti e/o di quelli che si intendono realizzare o ampliare.

      4. Aree E1 all'interno di zone di tutela paesaggistica: è previsto l'obbligo di ottenimento dell'autorizzazione di cui al D. Leg. n° 490/'99.

Articolo: 74.2 - Sottozona E2

Questa sottozona, così come perimetrata nelle planimetrie del P.U.C., comprende le aree di primaria importanza per la funzione agricola-produttiva, anche in relazione all'estensione, composizione e localizzazione dei terreni, con particolare ri- guardo ai seminativi e ai pascoli.

Devono essere rispettate le seguenti prescrizioni:

  1. L'indice fondiario massimo è stabilito rispettivamente in:

    1. 0,03 mc/mq per le residenze connesse alla conduzione del fondo;
    2. 0,10 mc/mq (previa comunque delibera del C.C.) per punti di ristoro, attrezzature ed impianti di carattere particolare che per la loro natura non possono essere localizzati in altre zone omogenee e, in generale, per tutte le attività connesse con il tempo libero.

      Per punti di ristoro devono intendersi i bar, i ristoranti e le tavole calde, cui possono essere annesse, purchè di dimensioni limitate, altre strutture di servizio, relative a posti letto - nel numero massimo di venti - e ad attività sportive e ricreati- ve.

      Le opere di cui al punto 2) non potranno sorgere a distanza inferiore a 500 metri dal perimetro urbano, così come definito nelle planimetrie del P.U.C., salvo diversa delibera del C.C.

    3. 0,20 mc/mq per opere connesse all'esercizio di attività agricole e zootecniche di stretta pertinenza aziendale quali: stalle, magazzini, silos, capannoni, rimesse, edifici per alleva- menti industriali, in genere costruzioni necessarie alla condu- zione agricola.

      Quando gli insediamenti o gli impianti di carattere agricolo o zootecnico, superano gli indici sopraindicati o i 3000 mc. di volume, o il numero di 20 addetti o il numero di 100 capi bovini (o numero di capi equivalente secondo la circolare dell'Assessore degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica, 20.3.1978, n° 2 - A, pubblicata sul B.U.R.A.S. del 18.5.1978), la realizzazione dell'insediamento è subordinata al parere favorevole dell'Asses- sorato Regionale competente in materia urbanistica, sentito il C.T.R.U.

      In particolare, dovranno essere indicati:

      • ubicazione dell'insediamento o dell'impianto;
      • distanze da agglomerati urbani, case sparse, strade statali e provinciali;
      • direzione dei venti dominanti;
      • numero di addetti;
      • tipo di lavorazione e ciclo produttivo;
      • numero di capi di bestiame, modalità di allevamento e tipo di alimentazione;
      • quantità di acqua per i diversi usi;
      • tipo di trattamento adottato per i liquami di scarico;
      • recapito finale degli scarichi.

      Per le opere di cui al punto 3), con deliberazione del Consiglio Comunale, l'indice fondiario potrà essere elevato fino a 0,50 mc/mq, in presenza di particolari esigenze aziendali, purchè le opere siano ubicate ad una distanza dal perimetro urbano di mt. 500, come definito dalla cartografia del P.U.C.

    4. 1,00 mc/mq, previa deliberazione del Consiglio Comunale, per impianti di interesse pubblico quali cabine ENEL, centrali telefoniche, stazioni di ponti radio, ripetitori e simili.

      Sono ammesse le deroghe all'indice fondiario massimo per interventi pubblici o di pubblico interesse (vedi R.E);

      1. Altezza massima: per le residenze è fissata in mt. 6,00, mentre per tutti gli altri volumi ammissibili non si pone tale limi- te.
      2. Tipo edilizio: tipologia isolata per le residenze connesse alla conduzione del fondo, libero per le volumetrie necessarie per le attività agricole e similari.
      3. Superficie minima d'intervento: Sm = 10.000 mq. per le resi- denze connesse alla conduzione del fondo
      4. Numero massimo piani: 2 fuori terra per le residenze.
      5. Distanza minima dai confini: mt. 4,00 o sul confine.
      6. Distanza minima assoluta tra le pareti finestrate e pareti di edifici antistanti non potrà essere inferiore a mt. 8,00 (per edifici adibiti a residenza).
      7. Per interventi con indici superiori a quelli indicati: ai pun- ti 1, 2, 3, 4 e comunque per volumi superiori ai 3000 mc., o con numero di capi bovini superiore a 100 unità (o numero equivalente di capi di altra specie), la realizzazione dell'intervento è su- bordinato, oltre che a delibera del C.C., al parere favorevole dell'Ass. Reg. agli Enti Locali, sentito il C.T.R.U., nel rispet- to degli indici massimi indicati nel precedente punto a).
      8. Sono ammessi interventi volti alla realizzazione dei volumi e dei servizi necessari alla incentivazione della attività agro- turistiche, ai sensi della L.R. 23.06.1998, n° 18 "Nuove norme per l'esercizio dell'agriturismo e del turismo rurale" e nei limiti dell'art. 9 del D.P.G.R. 03.08.94, n° 228.

        Gli operatori agrituristici dovranno essere iscritti nell'elenco regionale presso l'Ass. all'Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale.

      1. Disciplina delle cave: sono vietate le cave, le attività di ricerca mineraria, discariche e altre attività similari.
      2. Impianti per la lavorazione, trasformazione, frigoconservazio- ne e commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari:

        ammessi con Q = 0,50 mq/mq.

      3. Vincolo di destinazione: gli edifici esistenti al servizio dell'agricoltura non possono essere distolti dalla loro destina- zione per un periodo di 15 (quindici) anni, salva diversa previ- sione degli strumenti di pianificazione urbanistica.
      4. risorse archeologiche

        In presenza di reperti archeologici, si impone la norma della segnalazione di ogni eventuale ritrovamento all'Amm/ne Comunale e alla Soprint. ai Beni Archeologici.

        Non possono essere ammesse modifiche allo stato attuale dei luoghi senza il preventivo parere della Soprintendenza Archeologica, mentre non rientra nelle competenze di detto ufficio la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici esistenti, a meno che i lavori non prevedano modifiche allo stato attuale dei luoghi.

      5. obbligo di ottenimento del nulla osta sul progetto da parte della Soprintendenza Archeologica

        Qualora l'intervento ricada in tutto o in parte su mappali vinco- lati direttamente dalla Soprintendenza Archeologica o ricadenti sulla fascia di rispetto di un monumento archeologico notificato e/o, comunque, indicato nella cartografia del P.U.C., il progetto dovrà essere accompagnato da una planimetria quotata con rilievo topografico puntuale del monumento, degli edifici esistenti e/o di quelli che si intendono realizzare o ampliare.

      6. Aree E2 all'interno di zone di tutela paesaggistica: è previsto l'obbligo di ottenimento dell'autorizzazione di cui al D. Leg. n° 490/'99.

Articolo: 74.3 - Sottozona E3

Questa sottozona, così come perimetrata nelle planimetrie del P.U.C., comprende le aree che, caratterizzate da un elevato frazionamento fondiario sono contemporaneamente utilizzabili per scopi agricolo-produttivi e per scopi residenziali.

Si tratta di aree prevalentemente tenute a oliveto, vigneto e colture specializzate.

Devono essere rispettate le seguenti prescrizioni:

  1. L'indice fondiario massimo è stabilito rispettivamente in:

    1. 0,03 mc/mq per le residenze connesse con la conduzione del fondo.
    2. 0,10 mc/mq (previa comunque delibera del C.C.) per punti di ristoro, attrezzature ed impianti di carattere particolare che per la loro natura non possono essere localizzati in altre zone omogenee e, in generale, per tutte le attività connesse con il tempo libero.

      Per punti di ristoro devono intendersi i bar, i ristoranti e le tavole calde, cui possono essere annesse, purchè di dimensioni limitate, altre strutture di servizio, relative a posti letto - nel numero massimo di venti - e ad attività sportive e ricreati- ve.

      Le opere di cui al punto 2) non potranno sorgere a distanza inferiore a 500 metri dal perimetro urbano, così come definito nelle planimetrie del P.U.C., salvo diversa delibera del C.C.

    3. 0,20 mc/mq per opere connesse all'esercizio di attività agricole e zootecniche di stretta pertinenza aziendale quali: stalle, magazzini, silos, capannoni, rimesse, edifici per alleva- menti industriali, in genere costruzioni necessarie alla condu- zione agricola.

      Quando gli insediamenti o gli impianti di carattere agricolo o zootecnico, superano gli indici sopraindicati o i 3000 mc. di volume, o il numero di 20 addetti o il numero di 100 capi bovini (o numero di capi equivalente secondo la circolare dell'Assessore degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica, 20.3.1978, n° 2 - A, pubblicata sul B.U.R.A.S. del 18.5.1978), la realizzazione dell'insediamento è subordinata al parere favorevole dell'Asses- sorato Regionale competente in materia urbanistica, sentito il C.T.R.U.

      In particolare, dovranno essere indicati:

      • ubicazione dell'insediamento o dell'impianto;
      • distanze da agglomerati urbani, case sparse, strade statali e provinciali;
      • direzione dei venti dominanti;
      • numero di addetti;
      • tipo di lavorazione e ciclo produttivo;
      • numero di capi di bestiame, modalità di allevamento e tipo di alimentazione;
      • quantità di acqua per i diversi usi;
      • tipo di trattamento adottato per i liquami di scarico;
      • recapito finale degli scarichi.

      Per le opere di cui al punto 3), con deliberazione del Consiglio Comunale, l'indice fondiario potrà essere elevato fino a 0,50 mc/mq, in presenza di particolari esigenze aziendali, purchè le opere siano ubicate ad una distanza dal perimetro urbano di mt. 500, come definito dalla cartografia del P.U.C.

    4. 1,00 mc/mq, previa deliberazione del Consiglio Comunale, per impianti di interesse pubblico quali cabine ENEL, centrali telefoniche, stazioni di ponti radio, ripetitori e simili.

      Sono ammesse le deroghe all'indice fondiario massimo per in- terventi pubblici o di pubblico interesse (vedi R.E.);

      1. Altezza massima: per le residenze è fissata in mt. 6,00, men- tre per tutti gli altri volumi ammissibili non si pone tale limi- te.
      2. Tipo edilizio: a tipologia isolata per le residenze connesse alla conduzione del fondo, libero per le volumetrie necessarie per l'attività agricola e similare.
      3. Superficie minima d'intervento: Sm = 10.000 mq. per residenze connesse alla conduzione del fondo.
      4. Numero massimo piani: 2 fuori terra per le residenze.
      5. Distanza minima dai confini: mt. 4,00 o sul confine.
      6. Distanza minima assoluta tra le pareti finestrate e pareti di edifici antistanti non potrà essere inferiore a mt. 8,00 (per edifici adibiti a residenza).
      7. Per interventi con indici superiori a quelli indicati: ai pun- ti 1, 2, 3, 4 e comunque per volumi superiori ai 3000 mc., o con numero di capi bovini superiore a 100 unità (o numero equivalente di capi di altra specie), la realizzazione dell'intervento è su- bordinato, oltre che a delibera del C.C., al parere favorevole dell'Ass. Reg. agli Enti Locali, sentito il C.T.R.U., nel rispet- to degli indici massimi indicati nel precedente punto a).
      8. Sono ammessi interventi volti alla realizzazione dei volumi e dei servizi necessari alla incentivazione della attività agro- turistiche, ai sensi della L.R. 23.06.1998, n° 18 "Nuove norme per l'esercizio dell'agriturismo e del turismo rurale" e nei limiti dell'art. 9 del D.P.G.R. 03.08.94, n° 228.

        Gli operatori agrituristici dovranno essere iscritti nell'elenco regionale presso l'Ass. all'Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale.

      1. Disciplina delle cave: sono vietate le cave, attività di ricerca mineraria, discariche ed altre attività similari.
      2. Vincolo di destinazione: gli edifici esistenti al servizio dell'agricoltura non possono essere distolti dalla loro destina- zione per un periodo di 15 (quindici) anni, salva diversa previ- sione degli strumenti di pianificazione urbanistica.
      3. Risorse archeologiche

        In presenza di reperti archeologici, si impone la norma della segnalazione di ogni eventuale ritrovamento all'Amm/ne Comunale e alla Soprint. ai Beni Archeologici.

      4. Frazionamenti

        Fatti salvi i frazionamenti derivanti da trasferimenti ere- ditari, è vietato il frazionamento di terreni con superficie in- feriore a 3000 mq.

        Non possono essere ammesse modifiche allo stato attuale dei luoghi senza il preventivo parere della Soprintendenza Archeolo- gica, mentre non rientra nelle competenze di detto ufficio la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici esistenti, a meno che i lavori non prevedano modifiche allo stato attuale dei luoghi.

      5. obbligo di ottenimento del nulla osta sul progetto da parte dela Soprintendenza Archeologica

        Qualora l'intervento ricada in tutto o in parte su mappali vinco- lati direttamente dalla Soprintendenza Archeologica o ricadenti sulla fascia di rispetto di un monumento archeologico notificato e/o, comunque, indicato nella cartografia del P.U.C., il progetto dovrà essere accompagnato da una planimetria quotata con rilievo topografico puntuale del monumento, degli edifici esistenti e/o di quelli che si intendono realizzare o ampliare.

      6. Aree E3 all'interno di zone di tutela paesaggistica: è previ- sto l'obbligo di ottenimento dell'autorizzazione di cui al D. Leg. n° 490/'99.

Articolo: 74.4 - Sottozona E5

Questa sottozona, così come perimetrata nelle planimetrie del P.U.C., comprende aree marginali per le attività agricole e nelle quali viene ravvisata la esigenza di garantire condizioni adeguate di stabilità ambientale.

Devono essere rispettate le seguenti prescrizioni:

  1. L'indice fondiario massimo è stabilito rispettivamente in:

    1. 0,03 mc/mq per le residenze connesse alla conduzione del fondo;
    2. 0,10 mc/mq (previa comunque delibera del C.C.) per punti di ristoro, attrezzature ed impianti di carattere particolare che per la loro natura non possono essere localizzati in altre zone omogenee e, in generale, per tutte le attività connesse con il tempo libero.

      Per punti di ristoro devono intendersi i bar, i ristoranti e le tavole calde, cui possono essere annesse, purchè di dimensioni limitate, altre strutture di servizio, relative a posti letto - nel numero massimo di venti - e ad attività sportive e ricreati- ve.

      Le opere di cui al punto 2) non potranno sorgere a distanza inferiore a 500 metri dal perimetro urbano, così come definito nelle planimetrie del P.U.C., salvo diversa delibera del C.C.

    3. 0,20 mc/mq per opere connesse all'esercizio di attività agricole e zootecniche di stretta pertinenza aziendale quali: stalle, magazzini, silos, capannoni, rimesse, edifici per alleva- menti industriali, in genere costruzioni necessarie alla condu- zione agricola.

      Quando gli insediamenti o gli impianti di carattere agricolo o zootecnico, superano gli indici sopraindicati o i 3000 mc. di volume, o il numero di 20 addetti o il numero di 100 capi bovini (o numero di capi equivalente secondo la circolare dell'Assessore degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica, 20.3.1978, n° 2 - A, pubblicata sul B.U.R.A.S. del 18.5.1978), la realizzazione dell'insediamento è subordinata al parere favorevole dell'Asses- sorato Regionale competente in materia urbanistica, sentito il C.T.R.U.

      In particolare, dovranno essere indicati:

      • ubicazione dell'insediamento o dell'impianto;
      • distanze da agglomerati urbani, case sparse, strade statali e provinciali;
      • direzione dei venti dominanti;
      • numero di addetti;
      • tipo di lavorazione e ciclo produttivo;
      • numero di capi di bestiame, modalità di allevamento e tipo di alimentazione;
      • quantità di acqua per i diversi usi;
      • tipo di trattamento adottato per i liquami di scarico;
      • recapito finale degli scarichi.

      Per le opere di cui al punto 3), con deliberazione del Consiglio Comunale, l'indice fondiario potrà essere elevato fino a 0,50 mc/mq, in presenza di particolari esigenze aziendali, purchè le opere siano ubicate ad una distanza dal perimetro urbano di mt. 500, come definito dalla cartografia del P.U.C.

    4. 1,00 mc/mq, previa deliberazione del Consiglio Comunale, per impianti di interesse pubblico quali cabine ENEL, centrali telefoniche, stazioni di ponti radio, ripetitori e simili.

      Sono ammesse le deroghe all'indice fondiario massimo per in- terventi pubblici o di pubblico interesse (vedi R.E.);

  2. Altezza massima: per le residenze è fissata in mt. 3,50, men- tre per tutti gli altri volumi ammissibili non si pone tale limite.
  3. Tipo edilizio: vedi E3.
  4. Superficie minima d'intervento: Sm = 10.000 mq. per residenze connesse alla conduzione del fondo.
  5. Numero massimo piani: 1 fuori terra per le residenze.
  6. Distanza minima dai confini: mt. 4,00 o sul confine.
  7. Distanza minima assoluta tra le pareti finestrate e pareti di edifici antistanti non potrà essere inferiore a mt. 8,00 (per edifici adibiti a residenza).
  8. Per interventi con indici superiori a quelli indicati: ai pun- ti 1, 2, 3, 4 e comunque per volumi superiori ai 3000 mc., o con numero di capi bovini superiore a 100 unità (o numero equivalente di capi di altra specie), la realizzazione dell'intervento è subordinato, oltre che a delibera del C.C., al parere favorevole dell'Ass. Reg. agli Enti Locali, sentito il C.T.R.U., nel rispetto degli indici massimi indicati nel precedente punto a).
  9. Sono ammessi interventi volti alla realizzazione dei volumi e dei servizi necessari alla incentivazione della attività agro- turistiche, ai sensi della L.R. 23.06.1998, n° 18 "Nuove norme per l'esercizio dell'agriturismo e del turismo rurale" e nei limiti dell'art. 9 del D.P.G.R. 03.08.94, n° 228.

    Gli operatori agrituristici dovranno essere iscritti nell'elenco regionale presso l'Ass. all'Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale.

  1. Disciplina delle cave: sono vietate le cave, le attività di ricerca mineraria, le discariche ed altre attività similari.
  2. Vincolo di destinazione: gli edifici esistenti al servizio dell'agricoltura non possono essere distolti dalla loro destina- zione per un periodo di 15 (quindici) anni, salva diversa previ- sione degli strumenti di pianificazione urbanistica.
  3. risorse archeologiche
  4. In presenza di reperti archeologici, si impone la norma della segnalazione di ogni eventuale ritrovamento all'Amm/ne Comunale e alla Soprint. ai Beni Archeologici.

    Non possono essere ammesse modifiche allo stato attuale dei luoghi senza il preventivo parere della Soprintendenza Archeolo- gica, mentre non rientra nelle competenze di detto ufficio la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici esistenti, a meno che i lavori non prevedano modifiche allo stato attuale dei luoghi.

  5. obbligo di ottenimento del nulla osta sul progetto da parte dela Soprintendenza Archeologica

    Qualora l'intervento ricada in tutto o in parte su mappali vinco- lati direttamente dalla Soprintendenza Archeologica o ricadenti sulla fascia di rispetto di un monumento archeologico notificato e/o, comunque, indicato nella cartografia del P.U.C., il progetto dovrà essere accompagnato da una planimetria quotata con rilievo topografico puntuale del monumento, degli edifici esistenti e/o di quelli che si intendono realizzare o ampliare.

  6. Aree E5 all'interno di zone di tutela paesaggistica: è previ- sto l'obbligo di ottenimento dell'autorizzazione di cui al D. Leg. n° 490/'99.

Articolo: 75 - DISCIPLINA DEGLI SCARICHI DEGLI INSEDIAMENTI NELLE ZONE AGRICOLE

Oltre alla normale documentazione di cui alle norme del R.E., per gli insediamenti zootecnici aventi un carico non superiore a

40 q.li di peso vivo per ettaro di terreno aziendale, deve essere presentata la documentazione di cui all'allegato D del Decreto Assessore alla Difesa dell'Ambiente 4.12.1981, n° 550 - 81 (B.U.R.A.S. n° 16 del 14.04.82).

L'A.C., nei casi di propria competenza, prima dell'emissione del provvedimento autorizzativo deve richiedere il parere di con- formità all'Ass. Regione D.A.

Si richiamano le disposizioni all'art. 11 del D.A. 4.12.1981.

Gli insediamenti agricoli considerati civili, ai sensi di questo disposto dalla delibera del Comitato Interministeriale dell'8.05.1980 devono rispettare le disposizioni di cui all'art.

5 del D. Ass. Difesa dell'Ambiente 20.06.1984, n° 186/84 (B.U.R.A.S. n° 33 del 23.7.1984).

In particolare sono da considerarsi insediamenti civili, le imprese agricole che diano luogo a scarico terminale e abbiano le seguenti caratteristiche:

  1. imprese con attività diretta esclusivamente alla coltivazione del fondo e/o alla silvicoltura;
  2. imprese dedite ad allevamento di bovini, equini, ovini e suini che dispongono, in connessione con l'attività di allevamento, al- meno di un ettaro di terreno agricolo per ogni 40 q.li di peso vivo di bestiame;
  3. imprese dedite ad allevamenti avicoli e cunicoli che disponga- no, in connessione con l'attività di allevamento, almeno un etta- ro di terreno agricolo di 40 q.li di peso vivo di bestiame;
  4. imprese di cui ai precedenti punti a), b) che esercitano anche attività di trasformazione e di valorizzazione della produzione, che siano inserite con carattere di normalità e di complementa- rietà funzionale nel ciclo produttivo aziendale; in ogni caso la materia prima lavorata dovrà provenire per almeno 2/3 dall'atti- vità di coltivazione del fondo.

Per quanto riguarda, in particolare, gli allevamenti zootecnici, il recapito finale ottimale è il suolo agricolo per la sua capacità di depurazione naturale e per i vantaggi che potrebbero derivarne agli effetti agronomici.

In tal caso, la quantità di liquame ammissibile per l'uti- lizzazione agronomica è quella corrispondente ad un carico non superiore a 40 q.li/ha di peso vivo di bestiame di allevamento.

Articolo: 76 - OBBLIGHI DA RISPETTARE NELLE ZONE AGRICOLE PER LE AREE BOSCATE

In tutte le zone agricole boscate, valgono i seguenti obblighi:

  • obbligo di permesso da parte dell'autorità forestale e dell'Uff. Tutela del Paesaggio per la riduzione a coltura dei

    terreni boschivi o comunque ricoperti da formazioni vegetali na- turali;

  • preventiva autorizzazione dell'Ispettorato Ripartimentale Autonomo delle Foreste per l'abbattimento delle piante di qualun- que specie.

Ai fini della presente normativa, sono considerati boschi i terreni sui quali esiste o venga comunque costituito un popola- mento di origine naturale od artificiale di specie legnose fore- stali arboree od arbustive, a qualsiasi stadio di sviluppo si trovino, da cui si tragga o si possano trarre delle utilità di- rette od indirette sotto il profilo produttivo, protettivo, ri- creativo o culturale.

Sono considerati, altresì, boschi quegli appezzamenti di terreno pertinenti da un complesso boscato che, per cause naturali ed artificiali (incendi), vengono privati temporaneamente della vegetazione di cui al comma precedente.

Si veda anche il comma 19 dell'art. 65 delle presenti N.T.A.

Per il rilascio delle autorizzazioni o concessioni, ai sensi delle leggi vigenti sulla tutela dei beni ambientali, si richia- mano i disposti della L.R. 12.08.1998, n° 28: "Norme per l'eser- cizio delle competenze in materia di tutela paesistica ...".

Articolo: 77 - ONERI DI CUI ALLA LEGGE N° 10/'77 NELLE ZONE AGRICOLE

Qualora le opere costruite, in esenzione del regime di oneri previsti dalla legge n° 10/'77 (ad esempio capannoni per impren- ditore agricolo a titolo principale - ex art. 12 della legge n° 153/75), cambiassero destinazione d'uso, anche senza esecuzione di opere, l'A.C. è tenuta a pretendere il pagamento degli oneri di concessione per la nuova destinazione, in forza dell'ultimo comma dell'art. 10 della legge 28/1/'77, n° 10.

Nella zona E le opere di urbanizzazione primaria (OO.UU.P.) sono di esecuzione diretta da parte dei concessionari, mentre per le opere di urbanizzazione secondaria viene versato il contributo previsto dalla legge n° 10/'77.

Qualora le OO.UU.P. non venissero eseguite in tutto o in parte, l'A.C. si riserva di pretendere il pagamento dei relativi oneri di concessione.

Articolo: 78 - AREE AGRICOLE DI PARTICOLARE TUTELA

Le aree agricole, comprese nei 150 mt. di fascia rispetto delle acque pubbliche e del rio Mascari e al rio Badde Olia, sono considerate di particolare tutela ed in essa sono ammesse soltan- to:

  • costruzione di manufatti connessi alla conduzione agricola del fondo entro i limiti di 0,03 mc/mq;
  • obbligo di ottenimento della autorizzazione ai sensi del D. Leg. n° 490/'99.

    Interventi diversi e ulteriori rispetto a quelli sopra elencati, sempre nell'ambito delle normative per le zone agricole, potranno essere concessi soltanto previa delibera del C.C.

    Rientrano nelle aree agricole di particolare tutela:

    1. - i terreni boscati a norma dell'art. 130 e seguenti del R.D. 3267/1923;
    2. - i boschi e i terreni coperti da macchia mediterranea evoluta, ai sensi dell'art. 182 R.D. 3267/1923 e L. 03.01.1926, n° 23.

Articolo: 79 - ZONE TURISTICHE (F)

  1. Le zone turistiche sono quelle individuate dallo strumento urbanistico generale per le parti di territorio di interesse turistico con insediamenti di tipo prevalentemente stagionale, ai sensi dell'art. 3 del D.A. 20.12.1983, n° 2266/U.
  2. Le zone turistiche si dividono in 2 (due) sottozone:

    F.1 - mq. 27930 circa

    F.2 - mq. 62342.

  3. Il numero degli abitanti insediabili è dedotto assumendo il parametro di 60 mc. ad abitante, così suddiviso:

    • 50 mc. per residenze,
    • 10 mc. per servizi pubblici.
  4. I volumi devono essere totalmente computati, salvo quelli delle parti di fabbricato totalmente o parzialmente interrati per almeno 2 (due) lati, se destinato a cantine, depositi, locali caldaie, garages e simili, di altezza interna utile inferiore a mt. 2,40.
  5. Le sottozone F sono sempre oggetto di intervento urbanistico preventivo (P. di L., ecc.), sulla base del quale potranno, poi, essere rilasciate singole concessioni edilizie.
  6. Nelle zone F, l'edificazione avviene sulla base di un piano attuativo, che deve essere redatto nell'ambito dell'intera zona risultante dalla cartografia del P.U.C. e nel rispetto dei tracciati viari, degli allineamenti stradali e della posizione, entità e configurazione delle aree a destinazione pubblica, se individuate dal P.U.C.
  7. Fino alla approvazione dello strumento urbanistico attuativo, è sempre ammesso il mantenimento delle attività agro-silvo- pastorali preesistenti e degli edifici esistenti. In tal caso, per gli edifici esistenti sono consentiti solo gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.
  8. E' fatto divieto di procedere a qualsiasi titolo a fra- zionamenti, prima della approvazione del piano attuativo. Dopo tale approvazione, i frazionamenti dovranno rispettare le indica- zioni grafiche del P. di L.
  9. Nelle zone F è possibile, previa delibera di C.C., sentita la C.E., variare la tipologia edilizia, il tipo, la forma ed il numero dei lotti, purchè non si modifichi la viabilità e l'ampiezza delle aree di standards.
  10. Le volumetrie edificabili devono essere così ripartite:

    • 83,33% per la residenza;
    • 16,66% per servizi pubblici.
  11. Devono essere rispettate le seguenti destinazioni d'uso:

    Le destinazioni d'uso, anche parziali, ammesse sono classi- ficate:

    d.0 - Residenziale - abitativa e servizi strettamente connessi

    d.0.1 - Residenziale abitativa di custodia (vedi glossario)

    d.1- Uffici, studi professionali

    d.1.1 - uffici e studi professionali privati connessi all'attività turistica-ricettiva

    d.2 - Esercizi commerciali, sale di esposizione

    d.2.1 - esercizi commerciali al minuto connessi all'attività turistica-ricettiva

    d.3 - Esercizi pubblici, di interesse pubblico ed attrezzature collettive

    d.3.1 - attr. ricettive, alberghi, pensioni, motel, ostelli gioventù e simili

    d.3.2 - ristoranti, tavole calde, mense, pizzerie, bar e simili

    d.3.3 - circoli privati per svolgimento di attività sociali, educative, culturali e sportive

    d.3.5 - centri ed attrezzature sociali e culturali di interesse generale

    d.3.6 - discoteche, sale di ritrovo e locali similari;

    d.6 - Depositi

    d.6.2 - depositi connessi con l'attività turistica;

    d.8 - Attrezzature varie connesse ad attività turistiche o per il gioco o per lo sport

    d.8.1 - campeggi, aree attrezzate per il tempo libero ed attrezzature connesse,

    d.8.2 - impianti sportivi e attrezzature connesse,

    d.8.3 - strutture per l'incremento ippico e attrezzature connesse,

    d.11 - Attrezzature tecnologiche connesse all'attività turistico- ricettiva (es. serbatoi idrici, laghetti, ecc.).

  12. Inquinamento acustico

    Ai sensi della legge 26.10.1995, n° 447: "Legge quadro sull'inquinamento acustico", su richiesta del comune, i competen- ti soggetti titolari dei progetti o delle opere predispongono una

    documentazione di impatto acustico relativa alla realizzazione, alla modifica o al potenziamento delle seguenti opere:

    1. discoteche;
    2. circoli privati e pubblici esercizi ove sono installati macchinari o impianti rumorosi;
    3. impianti sportivi e ricreativi.
  13. Prescrizioni e parametri urbanistici

    1. Tipo edilizio: Potranno essere realizzati edifici a nuclei isolati o a schiera.

      Essendo tutti gli interventi previsti di nuova edificazione, le tipologie edilizie dovranno:

      • essere caratterizzati dalla tipologia tipica dello stazzo, soprattutto per i volumi da adibire a residenze stagionali;
      • riportare e mantenere i caratteri di specificità dell'edilizia locale per ciò che riguarda le componenti architettoniche, i materiali di finitura, i colori delle fronti esterne, i partico- lari quali il forno ed il camino.
    2. Indici di fabbricazioni massime If territoriale = 0,20 mc/mq

      If fondiario max = 0,50 mc/mq

    3. Rapporto massimo di copertura - Q = 0,30 mq/mq;
    4. Altezza massima assoluta - H = mt. 9.50;
    5. Numero massimo piani: 3 fuori terra;
    6. Indice di piantumazione: pari a 60 piante/ettaro per le aree destinate a verde pubblico;
    7. Opere di urbanizzazione primaria: si veda l'art. 18 delle presenti norme;
    8. Distanza dai confini: Le costruzioni dovranno distare almeno mt. 4,00 dai confini di proprietà;
    9. Distanza tra pareti finestrate: E' prescritta tra pareti finestrate la distanza minima pari all'altezza del fabbricato più alto con un minimo di mt. 8.

      La distanza minima tra 2 edifici non in aderenza non potrà essere inferiore a mt. 8.00, anche se situati sulla medesima proprietà.

    1. Distanze dalle strade - In presenza di viabilità destinata al traffico veicolare, la distanza dei fabbricati dall'asse stradale deve essere non inferiore a mt. 15,00.
    2. Superficie minima d'intervento - I piani urbanistici preventi- vi dovranno essere estesi ad aree di misura non inferiore a

      10.000 mq. o ai comparti così come delimitati dal P.U.C.

    3. Standards urbanistici - E' previsto che il 50% della intera superficie territoriale iniziale sia destinata a spazi per at- trezzature di interesse comune, verde attrezzato a parco, gioco e sport e per i parcheggi.

      Il 60% di tale superficie di standard dovrà essere ceduta gratuitamente all'Amm/ne Comunale.

    4. Si richiama il rispetto integrale delle disposizioni per le zone F, previste nel D.A. n° 2266/U/83.
    5. Risorse archeologiche - In presenza di reperti archeologici, si impone la norma della segnalazione di ogni eventuale ritrova- mento all'Amm/ne Comunale e alla Soprintendenza ai Beni Archeolo- gici.
    6. Obbligo di ottenimento del nulla osta sui progetti da parte della Soprintendenza Archeologica - Tutti i progetti che prevedo- no movimenti di terra a qualsiasi profondità devono essere sotto- posti al parere preventivo della Soprintendenza Archeologica.
    7. Obbligo di ottenimento dell'autorizzazione di cui al D. Leg.vo n° 490/'99, in materia di tutela paesistica, per le aree ricadenti entro i 150 mt. dal rio Mascari.

Articolo: 79_bis - ZONE DI INTERESSE GENERALE (G)

  1. Le zone di interesse generale sono quelle destinate a im- pianti di depurazione, serbatoi idrici, edifici, attrezzature ed impianti di interesse generale, insediamenti di attività commer- ciali e direzionali, cabine ENEL, centrali telefonia fissa e mobile, linee e stazioni ferroviarie.
  2. E' suddivisa in 3 sottozone:

    G1: attrezz. e servizi generali di supporto alla Z.I. e alla grande viabilità, parchi, insediamenti di carattere commerciale e direzionale, impianti TELECOM ed ENEL e similari, aree attrezzate di utilizzo turistico o paraturistico, ristoranti, case di riposo per anziani, attrezzature di carattere turistico e ricettivo, ecc., aree per parco divertimenti, circhi, discoteche e opere similari, stazioni di servizio stradali e servizi connessi, ecc.;

    G2: impianti di depurazione, potabilizzazione, serbatoi idrici, pozzi pubblici, punti d'acqua fasce delle condotte acquedottisti- che e fognarie, inceneritori, discariche pubbliche e private per R.S.U., impianti destinati allo smaltimento, riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani solidi e liquidi, discariche per materiali inerti.

    G3: attrezz. e servizi finalizzati a iniziative fieristiche set- toriali e campionarie con gli annessi servizi quali ristoranti, ecc.

  3. Ai sensi dell'art. 3 della L.R. 01.07.'91, n° 20, è obbligatoria in tutte le sottozone G, la predisposizione di un piano attuativo.
  4. Le stazioni di servizio lungo la superstrada 131 non possono avere una superficie fondiaria inferiore a 5000 mq.. Le loro attrezzature e gli edifici possono andare in deroga alle norme sulle distanze da strade e ferrovie, in quanto impianti di pubblico interesse.
  5. Le destinazioni d'uso, anche parziali, ammissibili, sono:

    d.0.1 - Residenziale - abitativa di custodia (con opportune limitazioni)

    d.1 - Uffici, studi professionali

    d.1.1 - uffici e studi professionali privati

    d.1.2 - uffici pubblici

    d.2 - Esercizi commerciali, sale di esposizione

    d.2.2 - esercizi commerciali all'ingrosso

    d.2.3 - grandi strutture di vendita ( centri commerciali, grandi magazzini, supermercati);

    d.3 - Esercizi pubblici ed attrezzature collettive

    d.3.1 - alberghi, pensioni e simili

    d.3.2 - ristoranti, tavole calde, pizzerie, bar e simili

    d.3.3 - circoli privati per svolgimento di attività sociali educative, culturali e sportive

    d.3.5 - centri ed attrezzature sociali e culturali di inte- resse generale

    d.4 - Laboratori artigianali, laboratori scientifici

    d.4.2 - laboratori tecnico - scientifici non compatibili con la residenza;

    d.8 - Attrezzature varie connesse ad attività turistiche o per il gioco o per lo sport;

    d.8.2 - impianti sportivi e attrezzature connesse,

    d.8.3 - strutture per l'incremento ippico e attrezzature connesse.

    d.9 - Attrezzature per l'istruzione e la ricerca

    d.9.1 - attrezzature per l'istruzione superiore

    d.9.2 - attrezzature per l'istruzione universitaria

    d.9.3 - attrezzature per la ricerca;

    d.10 - attrezzature per l'assistenza e la sanità

    d.11 - Attrezzature tecnologiche;

    d.12 - Attrezzature varie, stazioni di servizio (carburanti, ecc. e servizi connessi), attrezzature speciali.

Articolo: 79.1 - SOTTOZONA G1

Nei nuovi insediamenti di carattere commerciale e direzionale, a

100 mq. di superficie lorda di pavimento di edifici previsti, deve corrispondere la quantità minima di 80 mq. di spazio, escluse le sedi viarie, di cui almeno la metà destinata a par- cheggi (in aggiunta a quelle di cui all'art. 18 della L. n. 765/67), così come modificato dall'art. 2 della legge 24.03.1989, n° 122 sui parcheggi).

In questa sottozona dovranno essere osservate le seguenti prescrizioni:

  1. - è obbligatoria la predisposizione del piano attuativo, con opere di urbanizzazione a carico del richiedente, ai sensi dell'art. 3, 1° comma della L.R. n° 20/'91;
  2. - è prescritto l'indice territoriale massimo di 0,01 mc/mq., (vedi art. 4 D.A. n° 2226/U del 20/12/1983), ma tale indice, nel caso di utilizzazione per interventi di pubblico interesse, può essere incrementato se opportunamente giustificato nel piano attuativo;
  3. - Indice fondiario massimo = non viene stabilito.
  4. - Rapporto massimo di copertura Q= 0,60 mq/mq., incrementabile in base a motivate esigenze e previa delibera di C.C.
  5. - Parcheggi di pertinenza delle costruzioni: previsti dall'art.

    41 sexies della L. 17.8.1942, n° 1150 devono avere un'area non inferiore a 1 mq. per ogni 10 mc. di costruzione.

  6. - Altezza massima: mt. 9,50 con possibilità di deroga attraver- so diversi valori previsti nel piano attuativo.
  7. - Distanza dai confini - Le costruzioni potranno sorgere sui confini delle proprietà ovvero dovranno distarne almeno mt. 5.00.
  8. - Distanze tra pareti finestrate - E' prescritta tra pareti fi- nestrate la distanza minima pari all'altezza del fabbricato più alto con un minimo di m. 8 con la sola eccezione per le zone eventualmente compromesse ove si applica la normativa delle zone B2. La distanza minima tra 2 edifici non in aderenza non potrà essere inferiore a mt. 8,00.
  9. - Distanze dalle strade - In presenza di viabilità destinata al traffico veicolare, ad eccezione dei tratti con tessuto urbano già definito, la distanza dei fabbricati dal ciglio stradale deve essere non inferiore a mt. 6,00.
  1. - Standards urbanistici - Dovrà essere concordata con l'Amm/ne Comunale la ubicazione delle aree, da cedere gratuitamente all'A.C., destinate a spazi pubblici, in ragione di 0,12 mq per ogni mc di costruzioni realizzabili.
  2. - Superficie minima d'intervento - L'A.C. si riserva, nel caso di P. di L. di superficie inferiore ad 1 ha di destinare le aree per le dotazioni di servizi pubblici interamente a parcheggi pub- blici.

    I piani urbanistici preventivi dovranno essere estesi ad aree di misura non inferiore a 5.000 mq. o ai comparti così come delimitati dal P.U.C.

  3. - Deve essere sempre garantito lo smaltimento dei reflui nelle fognature comunali o in appositi impianti di depurazione, con re- lativo nulla osta dell'Assessorato Regionale alla Difesa dell'Am- biente.
  4. - E' ammesso, in ogni caso, l'ampliamento in volume e sup. coperta nella misura del 30% in più rispetto all'esistente nel caso di edifici esistenti, sedi di pubblici esercizi o di attivi- tà di interesse pubblico, previa delibera del C.C. e predisposizione di opere di urbanizzazione e piano attuativo adeguati.
  5. - è ammessa la costruzione di un solo alloggio per lotto da destinare all'abitazione del custode.

    La superficie utile netta dell'alloggio non potrà superare la sup. utile netta di 110 mq. per l'appartamento vero e proprio e di 40 mq. per le sup. non residenziali.

    La sottozona G1 si suddivide in diversi comparti:

    G.1.0- area stazione ferroviaria di Scala di Giocca e relative pertinenze mq. 17.605

    G.1.1 - area tra la variante alla S.P. n° 3 bis ed il confine comunale con Cargeghe a) mq. 59.332 b) mq. 2.591

    G.1.2 - aree tra il nuovo raccordo e la vecchia S.P. n° 3 bis a) mq. 10.844

    G.1.3 - aree tra il nuovo raccordo e la vecchia S.P. n° 3 bis mq. 7.112

    G.1.4 - aree tra il nuovo raccordo e la vecchia S.P. n° 3 bis mq. 2.611

    G.1.5 - staz. di servizio Tamoil (destinata alla dismissione) mq. 1.052

    G.1.6 - nuova staz. di servizio Tamoil mq. 20.815

    G.1.9.a - area ex fieristica mq. 16.918

    G.1.9.b - nuova area a monte S.S. 131 mq. 21.059

    G.1.10 - a monte S.S. 131 mq. 19.030

    G.1.11 - comunale - Mascari mq. 30.469

    G.1.12 - ex discarica mq. 20.815

    G.1.13 - cabine Enel --

    G.1.14 - impianti per telefonia fissa e mobile --

    G.1.12 - area per impianti sportivi mq. 28.676

    COMPARTO G1.1 - STAZIONE FERROVIARIA E AREE PERTINENZIALI

    COMPATIBILITA': Funzioni come preesistenza.

    INTERVENTI : Manutenzione, ristrutturazione, ampliamenti edifici esistenti per esigenze funzionali della infrastruttura ferroviaria

    VINCOLI : Altezza max non superiore a quella preesistente L'edificio della stazione potrà essere restaurato nel rispetto della tipologia attuale

    INDICI : Ift 0,01 mc/mq, salvo piano attuativo in cui potranno essere prescritti nuovi indici

    Il progetto esecutivo, se esteso all'intero comparto, può costituire il piano attuativo.

    COMPARTO G1.13 e G1.14 - CABINE ENEL - IMPIANTI PER TELEFONIA

    FISSA E MOBILE

    COMPATIBILITA' : Dimostrazione del rispetto delle attuali norma- tive in materia di inquinamento da onde elettromagnetiche (D. Min. Amb. 10.9.98, n° 381)

    INTERVENTI : Manutenzione, ristrutturazione, ampliamenti, nuove costruzioni e installazioni.

    INDICI : I.f.t. = 0,01 mc/mq, salvo piano attuativo

    in cui potranno essere prescritti nuovi indici. Il progetto esecutivo di cabina costituisce piano attuativo.

    COMPARTO G1:1-2-3-4-5 - SERVIZI GENERALI DI SUPPORTO ALLA Z.I.

    INTERVENTI : Nuove costruzioni con le seguenti destinazioni:

    d.0.1 - Residenziale - abitativa di custodia

    (con opportune limitazioni, di cui al punto p) dell'art. 79.1)

    d.1 - Uffici, studi professionali

    d.1.1 - uffici e studi professionali privati

    d.1.2 - uffici pubblici

    d.2 - Esercizi commerciali, sale di esposizione

    d.2.2 - esercizi commerciali all'ingrosso

    d.2.3 - grandi strutture di vendita ( centri commerciali, grandi magazzini, supermercati);

    d.3 - Esercizi pubblici ed attrezzature collettive

    d.3.1 - alberghi, pensioni e simili

    d.3.2 - ristoranti, tavole calde, pizzerie, bar e simili

    d.3.3 - circoli privati per svolgimento di attività sociali educative, culturali e sportive

    d.3.4 - cinema e teatri

    d.3.5 - centri ed attrezzature sociali e culturali di inte- resse generale

    d.4 - Laboratori artigianali, laboratori scientifici

    d.4.2 - laboratori artigianali e tecnico - scientifici non compatibili con la residenza;

    d.9 - Attrezzature per l'istruzione e la ricerca

    d.9.1 - attrezzature per l'istruzione superiore

    d.9.2 - attrezzature per l'istruzione universitaria

    d.9.3 - attrezzature per la ricerca;

    d.12 - Attrezzature varie, stazioni di servizio (carburanti, ecc. e servizi connessi, attr. speciali)

    INDICI:

    1. I.f.t. = 0,01 mc/mq, con incremento fino a 1 mc/mq in presenza di piano attuativo per interventi di pubblico interesse;
    2. Parcheggi di pertinenza delle costruzioni: previsti dall'art.

      41 sexies della L. 17.08.1942, n° 1150 devono avere un'area non inferiore a 1 mq. per ogni 10 mc. di costruzione.

    3. altezza massima: mt. 9,50 con possibilità di deroga attraverso valori diversi previsti nel piano attuativo.
    4. distanza minima dal confine di proprietà con le strade dalle quali si distacca l'accesso alle costruzioni: mt. 5,00;
    5. deve essere garantito l'assoluto rispetto dell'art. 8 del D.A. 20.12.83, n° 2266/U;
    6. è imposto, in corrispondenza degli accessi carrai, un arretramento delle cancellate ed opere di chiusura, in genere non inferiore a mt. 5.00 dal filo della recinzione stessa;
    7. nel caso di insediamenti di carattere commerciale e/o direzio- nale, vale quanto previsto dall'art. 8 del D.A. 20.12.83, ove a 100 mq. di sup. lorda di pavimento deve corrispondere la quantità minima di mq. 80 di spazio, escluse le sedi viarie di cui almeno la metà destinata a parcheggio, in aggiunta a quanto previsto dall'art. 18 della legge n° 765/'67, così come modificata dalla legge n° 122/'99.

      Ogni unità di vendita deve disporre di una propria area di parcheggio contigua e facilmente accessibile dalla stessa unità.

      La superficie da destinare a parcheggio deve essere almeno:

      • 1 mq. per ogni mq. di superficie di vendita per unità inferiori a 400 mq;
      • 2 mq. per ogni mq. di superficie di vendita per unità comprese tra mq. 400 e mq. 1.000;
      • 3 mq. per ogni mq. di superficie di vendita per unità superiori a mq. 1.000.

        Per superficie di vendita di un esercizio commerciale, si intende quell'area destinata alla vendita, compresa quella occu- pata da banchi, scaffalature, vetrine, vani adibiti all'esposizione delle merci frequentabili dal pubblico, purchè collegata funzionalmente e direttamente all'esercizio di vendita.

        Per le attrezzature artigianali di servizio, la superficie da destinare a parcheggio deve essere almeno:

      • 1 mq. per ogni mq. di superficie utile.
    8. piantumazione

      La superficie libera rimanente dalle coperture degli edifici e dalla superficie a parcheggio dovrà essere sistemata a verde, includendovi, ove esistano, le aree di rispetto delle alberature esistenti.

      La concessione edilizia per edifici da adibire ad attività commerciali è subordinata alle norme di attuazione del P.R.V. "Piano di sviluppo e adeguamento della rete distributiva", vigen- te alla data della richiesta di concessione edilizia.

    COMPARTO G1.6-9-10-11 - SERVIZI GENERALI DI SUPPORTO AL FLUSSO DI AUTO E MERCI TRANSITANTI SULLA S.S. 131

    INTERVENTI : Nuove costruzioni con le seguenti destinazioni:

    d.0.1 - Residenziale - abitativa di custodia (con opportune limitazioni di cui al punto p), art. 79.1)

    d.2 - Esercizi commerciali, sale di esposizione

    d.2.2 - esercizi commerciali all'ingrosso

    d.2.3 - grandi strutture di vendita ( centri commerciali, grandi magazzini, supermercati);

    d.3 - Esercizi pubblici ed attrezzature collettive

    d.3.1 - alberghi, pensioni e simili

    d.3.2 - ristoranti, tavole calde, pizzerie, bar e simili

    d.3.3 - circoli privati per svolgimento di attività sociali educative, culturali e sportive

    d.3.5 - centri ed attrezzature sociali e culturali di inte- resse generale

    d.11 - Attrezzature tecnologiche

    d.12 - Attrezzature varie, stazioni di servizio (carburanti, ecc. e servizi connessi, attr. speciali)

    INDICI:

    1. i.f.t. = 0,01 mc/mq, con incremento fino a 1,00 mc/mq, in presenza di piano attuativo e per interventi di pubblico interes- se.
    2. Parcheggi di pertinenza delle costruzioni: previsti dall'art.

      41 sexies della L. 17.08.1942, n° 1150 devono avere un'area non inferiore a 1 mq. per ogni 10 mc. di costruzione.

    3. altezza massima: mt. 9,50 con possibilità di deroga attraverso valori diversi previsti nel piano attuativo.
    4. distanza minima dal confine di proprietà con le strade dalle quali si distacca l'accesso alle costruzioni: mt. 5,00;
    5. deve essere garantito l'assoluto rispetto dell'art. 8 del D.A. 20.12.83, n° 2266/U;
    6. è imposto, in corrispondenza degli accessi carrai, un arretramento delle cancellate ed opere di chiusura, in genere non inferiore a mt. 5.00 dal filo della recinzione stessa;
    7. nel caso di insediamenti di carattere commerciale e/o direzio- nale, vale quanto previsto dall'art. 8 del D.A. 20.12.83, ove a 100 mq. di sup. lorda di pavimento deve corrispondere la quantità minima di mq. 80 di spazio, escluse le sedi viarie di cui almeno la metà destinata a parcheggio, in aggiunta a quanto previsto dall'art. 18 della legge n° 765/'67, così come modificata dalla legge n° 122/'99.

      Ogni unità di vendita deve disporre di una propria area di parcheggio contigua e facilmente accessibile dalla stessa unità.

      La superficie da destinare a parcheggio deve essere almeno:

      • 1 mq. per ogni mq. di superficie di vendita per unità inferiori a 400 mq;
      • 2 mq. per ogni mq. di superficie di vendita per unità comprese tra mq. 400 e mq. 1.000;
      • 3 mq. per ogni mq. di superficie di vendita per unità superiori a mq. 1.000.

        Per superficie di vendita di un esercizio commerciale, si intende quell'area destinata alla vendita, compresa quella occu- pata da banchi, scaffalature, vetrine, vani adibiti all'esposizione delle merci frequentabili dal pubblico, purchè collegata funzionalmente e direttamente all'esercizio di vendita.

        Per le attrezzature artigianali di servizio, la superficie da destinare a parcheggio deve essere almeno:

      • 1 mq. per ogni mq. di superficie utile.
    8. piantumazione

      La superficie libera rimanente dalle coperture degli edifici e dalla superficie a parcheggio dovrà essere sistemata a verde, includendovi, ove esistano, le aree di rispetto delle alberature esistenti.

      La concessione edilizia per edifici da adibire ad attività commerciali è subordinata alle norme di attuazione del P.R.V. "Piano di sviluppo e adeguamento della rete distributiva", vigen- te alla data della richiesta di concessione edilizia.

    COMPARTO G1.12 - AREA EX DISCARICA (CAVA DI SABBIA) E G1.15

    INTERVENTI : Nuove costruzioni con le seguenti destinazioni:

    d.0.1 - Residenziale - abitativa di custodia

    (con opportune limitazioni di cui al punto p), art. 79.1)

    d.2 - Esercizi commerciali, sale di esposizione

    d.2.2 - esercizi commerciali all'ingrosso

    d.2.3 - grandi strutture di vendita ( centri commerciali, grandi magazzini, supermercati);

    d.3 - Esercizi pubblici ed attrezzature collettive

    d.3.1 - alberghi, pensioni e simili

    d.3.2 - ristoranti, tavole calde, pizzerie, bar e simili

    d.3.3 - circoli privati per svolgimento di attività sociali educative, culturali e sportive

    d.3.5 - centri ed attrezzature sociali e culturali di inte- resse generale

    d.4 - Laboratori artigianali, laboratori scientifici

    d.4.2 - laboratori artigianali e tecnico - scientifici non compatibili con la residenza;

    d.8 - Attrezzature varie connesse ad attività turistiche o per il gioco o per lo sport;

    d.8.2 - impianti sportivi e attrezzature connesse,

    d.8.3 - strutture per l'incremento ippico e attrezzature connesse.

    d.9 - Attrezzature per l'istruzione e la ricerca

    d.9.1 - attrezzature per l'istruzione superiore

    d.9.2 - attrezzature per l'istruzione universitaria

    d.9.3 - attrezzature per la ricerca;

    d.10 - attrezzature per l'assistenza e la sanità

    d.11- Attrezzature tecnologiche.

    INDICI : i.f.t. = 0,01 mc/mq, con incremento fino a

    1,00 mc/mq, in presenza di piano attuativo e per interventi di pubblico interesse.

Articolo: 79.2 - SOTTOZONA G2

Tra le zone G2 sono state individuate:

G2.1 - impianto di depurazione consortile: mq. 3794

G2.2 - area della fonte Opporo, lungo la S.P. per Ossi nei pressi di Scala di Giocca, per una superficie di mq. 4133.

G.2.3 - stazione pompaggio acque Mascari di proprietà del comune di Sassari - mq. 1954.

G.2.4 - serbatoio nuovo a monte del paese mq. 415

<

G.2.5 - serbatoio vecchio basso mq. 109

G.2.6 - serbatoio vecchio alto mq. 130

Totale zone G2 mq. 10535

In dette zone non sono ammesse residenze di alcun tipo.

In questa sottozona dovranno essere osservate le seguenti prescrizioni:

  • è obbligatoria la predisposizione del piano attuativo, con ope- re di urbanizzazione a carico del richiedente, ai sensi dell'art. 3, 1° comma della L.R. n° 20/'91;
  • è prescritto l'indice territoriale massimo di 0,01 mc/mq., (ve- di art. 4 D.A. n° 2226/U del 20/12/1983), ma tale indice, nel ca- so di utilizzazione per interventi pubblici o di pubblico inte- resse, può essere incrementato previa predisposizione di apposito piano attuativo di iniziativa pubblica o privata.
  • è ammesso l'intervento edilizio diretto, solo per opere pubbli- che o di interesse pubblico e purchè accompagnato da piano attua- tivo comprendente l'intera estensione della zona così come peri- metrata dalle planimetrie del P.U.C. o come diversamente indivi- duato da delibera del C.C.
  • Indice fondiario massimo = non viene stabilito.
  • Rapporto massimo di copertura Q= 0,60 mq/mq., incrementabile in base a motivate esigenze e previa delibera di C.C.
  • Altezza massima: mt. 9,50 con possibilità di deroga attraverso diversi valori previsti nel piano attuativo.
  • E' ammesso in ogni caso l'ampliamento in volume e sup. coperta nella misura del 10% in più rispetto all'esistente nel caso di edifici esistenti, sedi di pubblici esercizi o di attività di in- teresse pubblico, previa delibera del C.C. e predisposizione di opere di urbanizzazione e piano attuativo adeguati.
  • Deve essere sempre garantito lo smaltimento dei reflui nelle fognature comunali o in appositi impianti di depurazione, con re- lativo nulla osta dell'Assessorato Regionale alla Difesa dell'Am- biente.

Per le discariche e gli impianti di depurazione è richiesto il rispetto delle normative tecniche esistenti ed in particolare lo

studio geotecnico ed idrogeologico ai sensi del D.M. 11.3.1988 "Norme geotecniche".

Anche se non indicate graficamente nella tavola del P.U.C., si intendono comunque valide le fasce di rispetto di cui alla normativa nazionale e regionale.

Per le discariche e gli impianti di smaltimento dei R.S.U. (rifiuti solidi urbani), valgono le seguenti norme:

- D.P.R. 10.09.1982, n° 915;

- legge 29.10.1987, n° 441 (G.U. n° 268 del 16.11.1987), nonchè tutte le specifiche disposizioni in materia.

Articolo: 79.3 - SOTTOZONA G3

  1. In questa sottozona sono ammessi edifici ed attrezzature per la realizzazione di fiere settoriali, campionarie e attività similari, nonchè insediamenti di carattere terziario e commercia- li ricompresi nel comma 5 del precedente art. 79.
  2. Valgono le normative di cui alla sottozona G1, salvo il rapporto di copertura che è libero.
  3. Per la sottozona G3 "Fieristica" del P.U.C., avente progetto approvato con delibera di C.C. n° 28 del 26/02/92, valgono le seguenti prescrizioni, che riportano le indicazioni per la sottozona G1, già vigenti nel precedente P.U.C.:

    i.f.t. = 1.00 mc/mq

    destinazioni: come da progetto esecutivo approvato.

  4. E' possibile, previa delibera di C.C., procedere a modifica di destinazione di zona, ferme restando destinazioni compatibili con la zona G.
  5. Nel caso di presentazione di nuovo piano attuativo valgono tutti gli indici, i parametri e le prescrizioni di cui alle sottozone G1.2.3.4.5.

Articolo: 80 - ZONE DI SALVAGUARDIA E DI TUTELA (zona H)

  1. Sono le zone a vincolo speciale e di salvaguardia, non classificabili secondo i criteri definiti in precedenza e che rivestono particolare interesse.
  2. Sono consentiti, soltanto, i seguenti interventi:

    1. opere connesse a servizi pubblici o di rilevante interesse collettivo;
    2. opere di urbanizzazione primaria e secondaria connesse a com- plessi produttivi esistenti;
    3. opere di consolidamento, manutenzione, restauro e ristruttura- zione senza alterazioni di volume e superfici utili rispetto al preesistente stato delle costruzioni;
    4. completamento di costruzioni e di opere tendenti a rendere omogenei e funzionali le costruzioni e i tessuti edilizi limitrofi alle zone H o in esse preesistenti.
  3. La zona H è suddivisa in:

    H1 : rispetto della viabilità e delle ferrovie H2 : rispetto cimiteriale e depurativo

    H3 : interesse archeologico e geomorfologico

    H4 : salvaguardia ecologica e rispetto ambientale H5 : verde privato.

  4. E' prescritto l'indice territoriale massimo di 0,001 mc/mq, con possibilità di deroga, ai sensi dell'art. 16 della Legge 6.8.1967, n° 765, per edifici, attrezzature ed impianti pubblici, con esclusione degli edifici, attrezzature e impianti di interesse pubblico.
  5. Per la distinzione tra iniziativa pubblica e quella di pubblico interesse, si veda la Circolare Ministero LL.PP. n° 3310 del 28/10/1967.
  6. In tutte le zone H non è consentita nuova attività di discarica, cava o di ricerca mineraria, per la presenza di risor- se morfologiche e pedologiche, per vincoli posti in essere, per caratteristiche geomorfologiche e idrogeologiche.
  7. Ai sensi della lettera h, art. 19, L.R. n° 45/'89, il P.U.C. ha individuato tutte le porzioni del territorio da sottoporre a speciale tutela e salvaguardia.

    In particolare, sono sottoposte a particolare tutela le sottozone:

    • H1
    • H2
    • H3
    • H4
    • H5
    • le aree soggette "ope legis" ai vincoli di cui al D. Leg. n° 490/'99;
    • i complessi di interesse storico artistico, così come indivi- duati nelle carte tematiche e nelle tavole grafiche;
    • tutti i beni archeologici notificati o individuati;
    • tutti i beni soggetti a tutela in base al D. Leg.vo 29.10.1999, n° 490.

Articolo: 81 - SOTTOZONE DI RISPETTO DELLA VIABILITA' E DELLE FERROVIE (H1)

  1. Sono le zone agricole di rispetto della viabilità e delle ferrovie e comprendono le parti del territorio destinate alla protezione delle infrastrutture per la mobilità fuori dal perime- tro del centro abitato o delle zone edificabili.

    Si intende che queste aree e queste fasce possono essere utilizzate per l'ampliamento e la definizione esecutiva delle in- frastrutture cui si riferiscono.

  2. Dette zone devono avere la larghezza minima di cui al D.P.R. 16.12.1992, n° 495 "Regolamento di esecuzione e attuazione del nuovo codice della strada", così come modificato dal D.P.R. 26.04.1993, n° 147 ed in ogni caso la larghezza eventualmente indicata nelle planimetrie del P.U.C.
  3. Oltre a quanto stabilito dall'art. 80, sono consentiti esclusivamente parcheggi, fontane, abbeveratoi ed impianti per la distribuzione dei carburanti, con annessi servizi di tipo auto- stradale (bar, punto di ristoro, motel, autogrill, ecc.), at- trezz. di automercato, questi collegati alla sede stradale con accessi studiati opportunamente.
  4. Le costruzioni esistenti possono essere esclusivamente oggetto di intervento di demolizione, manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione e amplia- mento nei limiti dell'indice fondiario di 0,001 mc/mq e purchè non comportino l'avanzamento del corpo di fabbrica verso la zona di rispetto.
  5. Sono vietate le nuove costruzioni d'uso diverso da quello indicato al precedente comma 3.
  6. Per le distanze di rispetto dagli elettrodotti si fa ri- ferimento alla normativa vigente.
  7. Lungo la linea ferroviaria, nei tratti in cui questa corre a cielo aperto, sono previste fasce di arretramento, in conformità a quanto previsto dall'art. 49 del D.P.R. 11.7.1980, n. 753, salva l'applicazione della deroga prevista all'art. 60 dello stesso D.P.R.

    In ogni caso, si riporta integralmente l'art. 49 del D.P.R. n° 753/80 che recita:

    "Lungo i tracciati delle linee ferroviarie è vietato costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti di qualsiasi specie, ad una distanza da misurarsi in proiezione orizzontale, minima di

    30 m., dal limite di occupazione della più vicina rotaia".

    La fascia di arretramento non dovrà essere inferiore a mt. 30.

    Non sono assoggettati al rispetto delle distanze le costruzioni relative alle stazioni con funzioni connesse agli impianti ferroviari ed, eventualmente, della viabilità, qualora su questa non vengano a gravare accessi privati, nonchè le stazioni di servizio con le connesse attività a supporto della superstrada "Carlo Felice" che costituisce, insieme all'interconnessa ferrovia Sassari-Chilivani, un tratto del "corridoio intermodale sardo-continentale", secondo il Piano Regionale dei Trasporti.

Articolo: 82 - SOTTOZONA DI RISPETTO CIMITERIALE E DEPURATIVO (H2)

Sono le zone di rispetto che comprendono le parti del territorio destinato alla salvaguardia biologica delle zone agricole ed urbane limitrofe ai camposanti e agli impianti di depurazione.

In tali zone è consentita solo la coltivazione dei terreni e l'esercizio di altre attività lavorative, parcheggi e similari.

Oltre a quanto stabilito dall'art. 80 sono ammesse soltanto piccole costruzioni precarie destinate alla vendita di fiori ed oggetti per il culto, nonchè per il deposito degli attrezzi agri- coli e delle altre attività svolte.

In base al D.P.R. 10.09.90, n° 285 "Approvazione del regolamento di polizia mortuaria", il raggio della zona di rispetto ci- miteriale non edificabile è ripartito in 50 mt. Tale fascia ricade, così come il cimitero, totalmente in comune di Cargeghe.

In base ai disposti della Delibera del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall'inquinamento in data 4.2.1977 (S.O.G.U. 21.2.77, n° 48), il raggio della zona di rispetto in- torno ai depuratori di acque reflue è stata fissata in 100 mt.

Si richiamano le norme di cui al D. Leg.vo 11.05.1999, n° 152: "Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE, relativa alla protezioine delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole".

Articolo: 83 - SOTTOZONE DI INTERESSE ARCHEOLOGICO E GEOMORFOLOGICO (H3)

  1. Le prescrizioni di cui al presente articolo sono finalizzate alla tutela delle zone e beni territoriali di interesse ar- cheologico, artistico e storico-testimoniale; a tale scopo, in considerazione dell'interesse intrinseco e della potenzialità ai fini della valorizzazione e fruizione, vengono recepite e fatte salve le indicazioni e prescrizioni del D. Leg.vo 29.10.1999, n° 490, relativo alle disposizioni in materia di beni culturali e ambientali.
  2. In particolare, sono assoggettati alla tutela:

    • tutti i beni tutelati ai sensi dell'art. 146 del D. Leg. n° 490/'99,
    • tutte le zone di interesse archeologico ai sensi dell'art. 1, lettera m) della legge 431/85, ovvero non solo le testimonianze in sè, ma anche quelle aree che, pur prive di testimonianze, co- stituiscono le interconnessioni tra tali zone ed il territorio circostante e siano riconosciute necessarie ai fini della miglior lettura, comprensione e salvaguardia delle testimonianze stesse.

    In particolare, si intendono indicati come zone H3 i seguenti beni archeologici e speleologici:

    • Tomba megalitica di Monte Simeone, al mapp. 14, foglio 4, vincolata con il D.M. 12.03.1968.
    • Ipogeo preistorico di Sa Rocca Ruia, sita al mapp. 2 del foglio 12, vincolato con D.M. 18.07.1977.
    • villaggio Sa Turricola (raro esempio insediativo della cultura Bonnanaro), alle falde del monte Tudurighe.
    • GROTTA DELL'INFERNO - nota anche come GROTTA DEL DIAVOLO o GROTTA DI SCALA DI GIOCCA. Complessa grotta costituita da ampie gallerie, caratterizzata da salti, dislivelli, da numerosi cuni- coli secondari, abitata da una nutrita colonia di pipistrelli. Si apre nel Monte Tudurighe a m. 320 di altitudine, ha una lunghezza di m. 220, uno sviluppo di m. 600 ed un dislivello di + 14 e - 9 metri.
    • GROTTA DE SU PUTTU DE SA ROCCA RUJA - Ha due ingressi che portano a due pozzi paralleli, uno dei quali conduce ad una saletta concrezionata. Si apre a Rocca Ruja a m. 380 di altitudi- ne, ha una lunghezza di m. 65, uno sviluppo di m. 90 ed un disli- vello di - 26 metri.
    • VORAGINE di Badde Olia, a quota m 235.
  3. La tutela va intesa in senso globale, comprendendo l'ambiente naturale esistente ed il rispetto del monumento anche in relazione ad interventi relativi e modifiche recenti.
  4. Sono indicate come zone H3 le zone agricole di valore ar- cheologico, speleologico, geomorfologico che assumono particolare importanza per il loro aspetto fisico naturale, per i reperti ar- cheologici rinvenuti o da rinvenire, per le bellezze naturali dei luoghi, per le grotte e le roccie affioranti.
  5. Oltre a quanto stabilito dall'art. 80, in tali zone sono consentiti solo interventi tendenti alla manutenzione del verde e delle colture esistenti, nonchè al riassetto idrogeologico del terreno e allo sfruttamento silvo-agro-pastorale del territorio.
  6. Le costruzioni esistenti possono essere oggetto esclusivo di interventi di demolizione, ricostruzione, manutenzione straor- dinaria, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione nonchè ampliamenti purchè entro l'indice di fabbricabilità ammes- so e salvo parere della competente Soprintendenza Archeologica. Si veda anche l'ultimo comma dell'art. 80.
  7. Nelle aree monumentali ed archeologiche, sono consentiti interventi ed attività ordinati alla fruizione culturale ed alla tutela. Sono perciò ammessi gli interventi di scavo, restauro, diserbo, miglioramento dell'accessibilità, attrezzature didatti- che.
  8. Le zone, circostanti i monumenti, sono da ritenersi, di norma, oggetto di vincoli di inedificabilità assoluta per un'area con un raggio minimo di 100 metri, inteso in senso planimetrico ed una adeguata area di zona H di salvaguardia urbanistica, così come indicata graficamente sulla base dell'unità morfologica nel- la quale ricade il monumento o il complesso, salvo assenso della Soprintendenza Archeologica.
  9. Nelle suddette zone è vietata qualsiasi attività non com- patibile con la natura del monumento; è consentita l'attività pa- scolativa ed agricola che non comporti movimenti di terra supe- riori ad uno spessore di 30 centimetri, è consentita, altresì, la silvicoltura e la silvo pastorizia.
  10. Non possono essere ammesse modifiche allo stato attuale dei luoghi senza il preventivo parere della Soprintendenza Ar- cheologica, mentre non rientra nelle competenze di detto ufficio la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici esisten- ti, a meno che i lavori non prevedano modifiche allo stato attua- le dei luoghi.
  11. E' consentita:

    1. l'attività scientifica finalizzata allo studio, ricerca e con- trollo dei beni,
    2. l'attività di fruizione ai fini didattici,
    3. l'attività di fruizione ricreativa che comporti soltanto un uso temporaneo delle risorse con modalità ad esse coerenti,
    4. le opere necessarie per consentire l'eventuale godimento pub- blico dei reperti archeologici.
  12. I progetti ricadenti in aree nelle quali sorgono i beni di cui sopra o interessanti direttamente tali beni, che comportano una qualunque modificazione della situazione attuale, dovranno essere esaminati dagli Enti territoriali preposti alla tutela: ovvero le Soprintendenze ai Beni Archeologici e ai Beni Ambienta- li, Architettonici, Artistici e Storici e gli Uffici per la Tute- la del Paesaggio della R.A.S., ciascuno per le categorie di beni di competenza.

    A tali Enti compete l'onere della verifica territoriale diretta e dell'emissione di parere formale entro e non oltre 60 giorni dalla data di ricezione della richiesta, ai sensi dell'art. 151 del D. Leg. n° 490/'99.

    Per le adiacenze delle aree in oggetto, oltre i 100 m. e in relazione visuale con i monumenti, gli interventi consentiti e le modalità di realizzazione sono specificati dalla Soprintendenza Archeologica nei provvedimenti puntuali, in relazione alle opere da realizzare e in relazione al monumento presso il quale si tro- vano.

    Per aree ove sono assenti, al livello attuale delle conoscenze, monumenti e aree archeologiche, sono ammesse tutte le de- stinazioni d'uso e gli interventi, secondo le presenti norme.

    I progetti che prevedono ogni tipo di movimento di terra a qualsiasi profondità, devono essere sottoposti al parere preven- tivo e vincolante della Soprintendenza Archeologica.

    Ove si verifichi che gli interventi interessino monumenti o aree archeologiche individuate, in sede di rilascio del nulla osta, sono adottate le cautele e prescrizioni ritenute necessarie.

Articolo: 84 - SOTTOZONE DI SALVAGUARDIA ECOLOGICA E RISPETTO AMBIENTALE (H4) (legge 08/08/85, n° 431 - D.P.R. 24/05/88, n° 236 - (D.P.R. 11/05/99, n° 152 - D. Leg.vo 29/10/99, n° 490)

  1. Sono le parti del territorio destinate dallo strumento urbanistico alla salvaguardia del verde, di particolari tipi di flora e di fauna e di interesse ambientale e paesaggistico, non- chè tutte quelle relative alle altre zone vincolate dal D. Leg. n° 490/'99, nonchè le aree di salvaguardia delle risorse idriche, ai sensi del D.P.R. 24.05.88, n° 236 "Attuazione della Direttiva CEE n° 80/778, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, così come modificato dal D.P.R. n° 152/'99.
  2. In tali zone, sono consentiti solo interventi tendenti alla tutela della specie e del verde salvaguardato, al consolidamento idrogeologico dei terreni, al rimboschimento.
  3. Le costruzioni esistenti possono essere soggette ad in- terventi di:

    • manutenzione ordinaria e straordinaria;
    • consolidamento statico;
    • restauro conservativo;
    • ampliamenti entro l'indice ammesso (0,001 mc/mq).
  4. Sono ammesse, altresì, le attività agro - silvo - pastorali che non comportino alterazioni permanenti allo stato dei luoghi.
  5. Sono vincolate come sottozone H4, oltre quanto indicato graficamente nelle tavole del P.U.C., tutte le zone di cui all'art. 146 del D. Leg.vo n° 490/'99;

    • i corsi d'acqua iscritti agli elenchi in base al testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici, e le relative sponde o piede degli argini per una fascia di mt. 150;
    • le zone gravate in usi civici e le aree assegnate alle univer- sità agrarie;
    • i territori coperti da boschi, quelli soggetti a vincolo di rimboschimento e quelli percorsi dagli incendi.
  6. Su tutte queste zone è operante il vincolo paesaggistico dalla data del 6-9-1985, ai sensi della legge n° 431/'85, vincolo che agisce ope legis (ora D. Leg.vo n° 490/'99).
  7. E' obbligatorio il rispetto di tutti i vincoli derivanti dalla vigente legislazione forestale nazionale e regionale ed, in particolar modo, le zone sottoposte a vincolo idrogeologico e fo- restale, ai sensi del R.D. 30.12.1923, n° 3267.
  8. E' richiamato espressamente il D.P.R. 24.05.1989, n° 236: "Attuazione della direttiva CEE n° 80/778 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, ai sensi dell'art. 15 della L. 16.04.1987, n° 183.

    Si riportano gli artt. 5, 6 e 7 del suddetto D.P.R., così come modificato dall'art. 21 del D. Leg. 11.05.1999, n° 152: "Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento...":

    1. (Zona di tutela assoluta per le captazioni o derivazioni d'acqua)

      1 - La zona di tutela assoluta è costituita dall'area imme- diatamente circostante le captazioni o derivazioni; essa deve avere una estensione in caso di acque sotterranee e, ove possibi- le, per le acque superficiali, di almeno dieci metri di raggio dal punto di captazione, deve essere adeguatamente protetta e adibita esclusivamente ad opere di captazione o presa e ad infra- strutture di servizio".

    2. (Zona di rispetto per le captazioni e/o sorgenti)

      1. 1 - La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta da sottoporre a vincoli e destinazioni d'uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata e può essere suddivi- sa in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata in relazione alla tipologia dell'opera di presa o captzione e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio della risorsa. In particolare nella zona di rispetto sono vietati l'insediamento dei seguenti centri di pericolo e lo svolgimento delle seguenti attività:

        a) dispersione di fanghi ed acque reflue, anche se depurati;

        b) accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;

        c) spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l'impiego di tali sostanze sia effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture, compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche;

        d) dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade;

        e) aree cimiteriali;

        f) apertura di cave che possono essere in connessione con la falda.

        Le zone di rispetto, in assenza di specifica individuazione da parte della R.A.S., ha un'estensione di 200 mt di raggio rispetto al punto di captazione o di derivazione.

        Tale norma è da ritenersi valida anche in assenza di specifica rappresentazione grafica nelle tavole del P.U.C..

Articolo: 85 - SOTTOZONE DI RISPETTO DEL VERDE PRIVATO (H5)

  1. Sono le sottozone di rispetto del verde privato e comprendono fasce all'esterno e/o all'interno dell'abitato da salvaguardare anche in vista di una futura edificazione e che, anche a prescindere dall'ampiezza e dal significato ambientale, devono essere sottoposte a speciale tutela, pur mantenendone la fruizio- ne e la proprietà privata.
  2. E' vietata l'edificazione di residenze e di altre costru- zioni, con l'eccezione di depositi attrezzi e derrate agricole, purchè nei limiti consentiti dall'indice di 0,001 mc/mq e dal comma 6 del presente articolo.
  3. Le aree destinate a verde privato devono essere mantenute nello stato attuale: agricolo, a orto o a giardino ed è prescrit- to il mantenimento e la valorizzazione del verde arboreo esisten- te.
  4. Nelle costruzioni, eventualmente esistenti sulle aree de- stinate a verde privato, sono consentiti solo interventi di manu- tenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di ristruttura- zione edilizia, così come definiti dall'art. 18 delle presenti N.T.A..
  5. L'abbattimento delle essenze arboree esistenti può avvenire solo previa autorizzazione dell'A.c. che può imporre la messa a dimora di altre essenze.
  6. Le tettoie, i manufatti precari e le opere similari adibite al servizio dei giardini privati, realizzate in legno o in strutture prefabbricate amovibili, di superficie completa non su- periore a 10 mq., possono essere autorizzate senza computo di vo- lumetria o di sup. coperta, in ragione di 1 per ogni lotto di terreno di diversa proprietà.

Articolo: 86 - NORME SPECIFICHE PER LE AREE DI PREGIO AMBIENTALE

  1. Le aree di pregio ambientale, che sono tutte quelle indicate come H3, H4, H5 e S3, nonchè quelle boscate e quelle - comunque - soggette a tutela paesistica, individuate nelle tavole grafiche del P.U.C., sono sottoposte oltre alla normativa specifica relativa alla loro appartenenza alle diverse sottozone, anche alle seguenti ulteriori specifiche norme:
  2. In tutte le suddette aree, si applicano le norme e procedure per misurare la compatibilità ambientale dei progetti di trasformazione urbanistica ed edilizia (si veda l'allegato speci- fico che riporta tali norme).
  3. Strade

    Le strade potranno essere soggette a ordinaria e straordinaria manutenzione, nonchè ad allargamenti e rettifiche.

    Non saranno consentite, di norma, recinzioni in muratura ad eccezione dei muri a secco in pietra locale, per l'altezza di mt.

    1.20 attorno alle proprietà non abitate e a mt. 2.00 (anche con l'uso di malta) per quelle abitate.

    Sono vietate segnalazioni pubblicitarie, ad eccezione delle indicazioni pubbliche o turistiche, con segnaletica omologata (cm. 20x100) e le scritte segnaletiche per l'informazione natura- listica e turistica.

  4. Viabilità

    Per le infrastrutture in progetto, l'A.C. richiederà agli enti interessati (Amm/ne Prov.le, ANAS), gli interventi a verde, previsti sia lungo le linee direttrici che negli spazi accessori (aiuole, rotonde, accessi) e ciò contestualmente alla concessione edilizia dell'intervento o con potere impositivo dell'A.C. nel caso di intervento coatto superiore.

    Per le infrastrutture esistenti, si procederà alla redazione di progetti di settore (per ogni singola infrastruttura) al fine di proporre all'Ente interessato (autonomamente o in comparteci- pazione) la piantumazione in filari degli spazi marginali alle direttrici, fermo restando le norme vigenti per la sicurezza del traffico e/o la manutenzione dell'arteria.

    Contestualmente, si provvederà al recupero delle aree marginali di svincolo, individuando la piantagione più opportuna sia per la piantumazione, gestione e uso delle stesse.

  5. Costruzioni

    Le nuove costruzioni ammesse dovranno avere una struttura tipologica compatta all'esterno, evitando, quindi, corpi separati sul perimetro e rispettare le tipologie tradizionali.

    E' consigliabile l'uso della pietra locale per le finiture delle aperture.

    Le coperture saranno in cotto e con falde a capanna sempli- ficata.

  6. Vegetazione

    La vegetazione agricola e stradale deve essere conservata ai bordi delle infrastrutture esistenti, specie per i filari rimasti.

    Oltre al valore di memoria storica deve essere recuperato il valore naturalistico della vegetazione agricola che deve costi- tuire un INSIEME CONTINUO VERDE nel territorio agricolo anche se di diversa natura (essenze) e quantità (filari, macchie, ecc.).

  7. Bonifica agricola

    Nel caso di bonifica agricola, è possibile abbattere la vegetazione esistente, variare la viabilità ed i muri a secco o le recinzioni di confine.

    Ciò, però può avvenire presentando un piano d'intervento che:

    1. giustifichi gli interventi per aumentare la resa economica e, contestualmente, la fertilità del suolo;
    2. indichi le aree, all'interno dell'azienda, che saranno oggetto di piantumazione di essenze autoctone (ai bordi dei corsi d'acqua, nei reliquati, a lato delle case) nelle quali costituire o aumentare le nicchie ecologiche.

    Particolare riguardo dovrà essere dato:

    1. alle essenze da usare (autoctone e già allocate);
    2. al loro alternarsi fra i filari e/o al loro interno;
    3. all'apporto floro-faunistico per il mantenimento dell'agroeco- sistema;
    4. all'uso eventuale delle piante storiche (olivi, querce, ecc.).
  8. Per tutti i progetti di trasformazione edilizia, urbanistica e ambientale, ricadenti nelle zone di tutela paesistica, è necessaria l'autorizzazione di cui all'art. 151 del D. Leg.vo n° 490/'99.
  9. Complessi o organismi architettonici.

    I complessi e gli organismi architettonici, evidenziati nelle tavole grafiche del P.U.C., dovranno essere sottoposte alle norme per misurare la compatibilità paesistico-ambientale degli interventi.

    Inoltre, prima del parere della C.E., sarà necessario allegare il parere di cui all'art. 151 del D. Leg.vo n° 490/99.

    Nell'ambito urbano i complessi di interesse storico e ambientale sono:

    1. Chiesa Parrocchiale di S. Gavino, Proto e Gianuario,
    2. Fonte ottocentesca,

    mentre nel territorio aperto, vanno evidenziati:

    • tomba megalitica di Monte Simeone, mapp. 14, foglio 4 (vincolo D.M. 12.03.1968);
    • ipogeo preistorico di Sa Rocca Ruia, mapp. 2 , foglio 12 (vincolo D.M. 18.07.1977);
    • villaggio Sa Turricola;
    • grotta dell'Inferno o del Diavolo o di Scala di Giocca;
    • grotta de Su Puttu de Sa Rocca Ruia;
    • voragine di Badde Olia;
    • punta di Cane 'e Chervu.

Articolo: 87 - ZONE DESTINATE A STANDARDS URBANISTICI (S) - CLASSIFICAZIONE

Ai fini della funzionalità dello strumento urbanistico generale, deve essere assicurata una dotazione globale di aree per spazi pubblici, commisurata all'entità degli insediamenti residenziali e produttivi, sulla base dei rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici consentiti dalla legislazione urbanistica (art. 6 D.A. n° 2266/U/83).

Le zone destinate a standards urbanistici (attrezzature ed impianti di interesse generale) si distinguono in:

  1. zone destinate all'istruzione (S1);
  2. zone per attrezzature di interesse comune (S2);
  3. zone per spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e per lo sport (S3);
  4. zone per i parcheggi pubblici (S4).

La distanza minima per l'edificazione nelle altre zone omogenee, (A, B, C, ..) dal limite delle zone S, è fissata in mt. 4, salvo deroghe da parte del C.C.

Nelle zone S, in attesa dell'utilizzo previsto dal P.U.C., è ammessa l'attività agricola. Negli edifici esistenti all'interno di tali zone sono ammessi solo interventi di manutenzione ordina- ria e straordinaria.

Articolo: 88 - ZONE DESTINATE ALL'ISTRUZIONE (S1) - DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE

Le zone destinate all'istruzione comprendono le parti di territorio vincolate all'insediamento delle strutture scolastiche per l'infanzia e per la scuola dell'obbligo.

Si fa presente che, stante l'attuale domensione demografica del centro abitato, che consente un limitato esercizio di attività scolastiche, le aree indicate S1 potranno essere utilizzate per attività sociali, socio assistenziali e similari, di supporto all'occupazione e allo sviluppo locale.

E' ammesso l'intervento edilizio diretto.

Questo deve riguardare l'intera superficie della zona e deve essere effettuato nel rispetto delle seguenti prescrizioni:

  1. il rapporto massimo di copertura e l'indice di cubatura do- vranno rispettare le norme relative al tipo di edificio pubblico o di uso pubblico deve essere realizzato;
  2. l'altezza massima delle nuove costruzioni deve essere pari a 10 mt. (H = 10 mt.);
  3. nel caso di edifici esistenti è ammesso l'ampliamento e la ri- strutturazione, con gli indici che saranno quelli dell'intervento proposto, purchè approvato anche dal C.C.;
  4. dovranno essere rispettate le norme tecniche sull'edilizia scolastica in vigore (D.M. 18.12.1975 e successive modifiche e integrazioni).

Le aree scoperte dovranno essere sistemate a verde, con alberi di alto fusto, nonchè a parcheggi, in misura adeguata alla specifica destinazione dell'edificio.

Articolo: 89 - ZONE DESTINATE AD ATTREZZATURE DI INTERESSE COMUNE (S2) - DEFINIZIONI

Le zone destinate ad attrezzature di interesse comune sono destinate, in modo esclusivo, a sede di servizi pubblici o di interesse collettivo e comprendono le parti del territorio vincola- te dallo strumento urbanistico generale agli:

insediamenti per le attività religiose, sociali, culturali, assi- stenziali, sanitarie e amministrative, per pubblici servizi, quali municipio, centro civico polivalente, biblioteca, centro sociale, centro di aggregazione, banca o cassa comunale di credito, caserma dei carabinieri, ufficio postale, protezione civile, esposizioni museali, chiese, edifici per il culto, opere e case parrocchiali, oratori, istituti religiosi, educativi e assisten- ziali, attrezz. per attività culturali, ricreative e sportive, residenze per particolari esigenze pubbliche e sociali.

Articolo: 90 - SUDDIVISIONE

Le aree per attrezzature di interesse comune si suddividono in:

S2a: quelle già in tutto o in parte edificate; S2b: quelle da edificare.

Sia nelle sottozone S2a che in S2b, è ammesso l'intervento edilizio diretto.

Articolo: 91 - PRESCRIZIONI PER LA S2a

L'intervento edilizio diretto deve riguardare l'intera area individuata dalla zonizzazione del P.U.C. e deve essere effettuato nel rispetto delle seguenti prescrizioni:

  1. nel caso di aree comprendenti edifici dedicati al culto od opere assimilabili, dovrà essere presentato il nulla osta della Curia Vescovile, inoltre qualora si intervenga su immobili di ri- levante interesse architettonico o ambientale o su aree limitrofe, dovrà essere presentato il nulla osta di cui all'art. 151 del D. Leg.vo n° 490/'99.
  2. Non sono fissati nè rapporto di copertura nè indice di cubatu- ra fondiaria, stante la particolarità degli interventi, che sa- ranno quelli dell'intervento proposto, purchè approvato anche dal C.C.
  3. Dovranno essere realizzati parcheggi in misura adeguata alle specifiche destinazioni d'uso previste.

Articolo: 92 - PRESCRIZIONI PER LA S2b

L'intervento deve riguardare l'intera superficie della zona e deve essere effettuato nel rispetto delle seguenti prescrizioni:

  1. il rapporto massimo di copertura non deve essere superiore al 70% dell'area della superficie fondiaria di cui all'art. 23 delle presenti norme (Q = 0,7 mq/mq);
  2. l'altezza massima delle costruzioni deve essere pari a 12 mt. (H = 12 mt.);
  3. l'indice di fabbricabilità fondiario è libero;
  4. i parcheggi di pertinenza delle costruzioni, previsti dall'art. 41 sexies della L. 17.8.1942 n° 1150, norma aggiunta dell'art. 8 della L. 6.8.1967 n° 765 e modificato dall'art. 2 della legge 24.3.1989, n° 122 sui parcheggi, devono avere un'area non inferiore a 1 mq. per ogni 10 mc. di costruzione.

Quanto prescritto ai punti a e b può essere derogato, previa delibera del C.C., sentita la C.E., quando trattasi di progetto di opera pubblica o d'interesse pubblico, già approvata in linea tecnica dal relativo organo e rispettante le normative del caso.

Articolo: 93 - ZONE DESTINATE A VERDE, GIOCO E SPORT (S3) - CLASSIFICAZIONE

p>Le zone destinate a verde pubblico si distinguono in:

  1. zone a parco urbano e a verde di quartiere, giardini, zone a verde, verde di connettivo e relative attrezzature per il gioco, nonchè per il ristoro relativo alle attività ammesse;
  2. zone di impianti sportivi e per il tempo libero.

E' facoltà dell'Amm/ne Comunale, dotarsi di un "Piano del Verde", dotato di autonomia giuridica e tecnica e che si configu- ri come uno strumento di pianificazione urbanistica e paesistica, allo scopo di ricomporre i rapporti funzionali tra l'aggregato urbano ed il territorio circostante ed, in particolare, tra le aree verdi incluse nel centro urbano e lo spazio verde che lo circonda.

Articolo: 94 - ZONE A PARCO URBANO E A VERDE DI QUARTIERE (S3V)

Le zone a parco urbano di cui alla lettera a) del precedente articolo, comprendono quelle parti di territorio destinate dal

P.U.C. a parco.

In dette zone sono ammesse esclusivamente attrezzature per il godimento del verde, quali panchine, tavoli, piste ciclabili e per il gioco dei bambini nonchè chioschi per il ristoro.

In tali zone è ammesso solo l'intervento edilizio pubblico diretto con il rispetto delle seguenti prescrizioni:

  1. il rapporto massimo di copertura deve essere pari al 15% dell'area della superficie fondiaria di cui all'art. 23 delle presenti norme (Q = 0,15 mq/mq);
  2. l'altezza massima delle costruzioni deve essere pari a mt. 6,5 (H = 6,5 mt.).

Articolo: 95 - ZONE PER IMPIANTI SPORTIVI (S3S)

Le zone per impianti sportivi sono quelle destinate dal P.U.C. alle attività sportive.

In dette zone, sono ammessi esclusivamente impianti ricreativo - sportivi nonchè attrezzature per il tempo libero quali chioschi, ritrovi, ristoranti, spogliatoi, magazzini per attrezzi, gradinate e opere similari, nonchè anche un alloggio per custode della superficie utile massima di 110 mq. più il 60% di sup. non residenziali.

Nelle aree S.3.S è ammessa la copertura temporanea stagionale con palloni pressostatici degli impianti sportivi all'aperto; detta copertura non può essere consentita nelle zone interessate da presenze monumentali.

In tali zone è ammesso l'intervento edilizio diretto, pubblico o privato, con le seguenti prescrizioni:

  1. il rapporto massimo di copertura deve essere pari al 15% dell'area della superficie fondiaria di cui all'art. 23 delle presenti norme (Q = 0,15 mq/mq);
  2. l'altezza massima delle costruzioni deve essere pari a mt. 6,5 (H = 6,5 mt.);
  3. non viene fissato un indice di cubatura max, bensì il rispetto delle vigenti norme CONI e del D.M. 18.03.1996 sulla sicurezza degli impianti sportivi.

Gli scarichi organici dovranno rispettare quanto previsto dalla normativa nazionale e regionale, già richiamata per le zone E.

Articolo: 96 - ZONE DESTINATE A SPAZI DI SOSTA E DI PARCHEGGI (S4) - DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE

Le zone destinate a spazi di sosta e di parcheggio comprendono quelle parti di territorio vincolato dallo strumento urbanistico generale alla sosta e al parcheggio dei veicoli.

Dette zone sono soggette al vincolo assoluto di inedificabilità, con esclusione di immobili da destinare a parcheggi pubblici anche pluripiano, interrati o in elevazione, ai sensi della legge 24.03.1989, n° 122, senza limitazioni per ciò che riguarda i parametri urbanistici.

Le aree individuate nel P.U.C. corrispondono alle esigenze della popolazione insediata e insediabile nelle zone A e B, quelle relative ai nuovi insediamenti nelle zone C, dovranno essere reperite all'interno delle sottozone medesime, secondo uno stan- dard pari ad almeno 1.00 mq/ab., in aggiunta alla sup. a parcheg- gio, prevista dall'art. 18 della L. n° 765/67, così come modifi- cata dall'art. 2 della legge 24.03.1989, n° 122 (1 mq/10 mc).

Articolo: 97 - GERARCHIA DELLA VIABILITA' E DISTANZE DALLE STRADE

Ai fini dell'applicazione delle distanze minime a protezione del nastro stradale, da applicare fuori dal perimetro del centro abitato e degli altri insediamenti previsti dal P.U.C., in tutte le zone territoriali omogenee, al di fuori della A e B, si defi- niscono le seguenti norme:

  1. Le strade, in rapporto alla loro natura ed alle loro ca- ratteristiche, vengono così distinte agli effetti della applica- zione delle disposizioni di cui ai successivi articoli e nel ri- spetto dell'art. 2 del D. Leg. 30.04.92, n° 285, così come modi- ficato dal D. Leg. 10.09.93, n° 360:

    1. - Autostrade (omissis);
    2. - Strade extraurbane principali (S.S. 131 "Carlo Felice"); C - Strade extraurbane secondarie (S.P. n° 3, S.S. 127, S.P. n° 3 bis, altre S.P.); D - Strade urbane di scorrimento;
    3. E - Strade urbane di quartiere;
    4. F - Strade locali;
    5. G - Strade vicinali.

    La tipologia di strada A non è presente nel territorio comunale. Si riporta l'allegata tabella riassuntiva:

    DISTANZE DALLE STRADE AI SENSI DEL D.P.R. 26.4.1993, N° 147

    TIPI DI STRADE
    FUORI DEI CENTRI ABITATI
    DENTRO I CENTRI ABITATI
    COSTRUZIONI
    MURI
    COSTRUZIONI
    MURI

    ZONE E

    mt.

    ZONE C-D

    mt.

     

    mt.

     

    mt.

     

    mt.

    A (autostrade)
    omissis
    --
    --
    B (extraurb. princ.)
    40
    20
    5
    --
    n.s.
    C (extraurb. second.)
    30
    10
    3
    --
    n.s.
    D (urbana di scorrim)
    --
    --
    --
    20
    2
    E (urbana di quartiere)
    --
    n.s.
    n.s.
    n.s
    n.s.
    F (locali)
    20
    4
    3
    n.s.
    n.s.
    F (vicinali)
    10
    4
    3
    n.s.
    n.s.

    n.s = non stabilito.

    In particolare, ai sensi del citato D.P.R. n° 147/'93, si ha:

  2. La distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare nell'aprire canali, fossi o nell'eseguire qualsiasi escavazione lateralmente alle strade, non può essere inferiore alla profondità dei canali, fossi od escavazioni, ed, in ogni caso, non può essere inferiore a 3 m.
  3. Fuori dei centri abitati, le distanze dal confine stradale, da rispettare nelle nuove costruzioni, nelle ricostruzioni conseguenti a demolizioni integrali o negli ampliamenti fronteggianti le strade, non possono essere inferiori a:

    1. 40 metri per le strade di tipo B;
    2. 30 metri per le strade di tipo C

      nelle zone agricole, 10 mt. nelle zone C e D;

    3. 20 metri per le strade di tipo F nelle zone agricole e 4 metri nelle zone C e D;
    4. 10 metri per le strade vicinali nelle zone agricole e 4 metri nelle zone C e D.
  4. Fuori dei centri abitati, come delimitati ma all'interno delle zone previste come edificabili o trasformabili dallo stru- mento urbanistico generale, nel caso che detto strumento sia suscettibile di attuazione diretta, ovvero se per tali zone siano già esecutivi gli strumenti urbanistici attuativi, le distanze dal confine stradale, da rispettare nelle nuove costruzioni, nel- le ricostruzioni conseguenti a demolizioni integrali o negli am- pliamenti fronteggianti le strade, non possono essere inferiori a:

    a) 10 metri per le strade di tipo C.

  5. Per le strade di tipo F, non sono stabilite distanze minime dal confine stradale ai fini della sicurezza della circolazione. Non sono parimenti stabilite distanze minime dalle strade di quartiere dei nuovi insediamenti edilizi previsti o in corso di realizzazione.
  6. Le distanze dal confine stradale, fuori dei centri abitati, da rispettare nella costruzione o ricostruzione di muri di cinta, di qualsiasi natura e consistenza, lateralmente alle strade, non possono essere inferiori a m. 3 per le strade di tipo C ed F.
  7. Per le strade di tipo F, non sono stabilite distanze minime dal confine stradale ai fini della sicurezza della circolazione. Non sono parimenti stabilite distanze minime dalle strade di quartiere dei nuovi insediamenti edilizi previsti o in corso di realizzazione.
  8. Le distanze dal confine stradale all'interno dei centri abitati, da rispettare nelle nuove costruzioni, nelle demolizioni integrali e conseguenti ricostruzioni o negli ampliamenti fron- teggianti le strade, non possono essere inferiori a 20 m. per le strade di tipo D.
  9. Per le strade di tipo E, non sono stabilite distanze minime dal confine stradale ai fini della sicurezza della circolazione.
  10. La distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare per impiantare alberi, lateralmente alla strada, non può essere inferiore alla massima altezza raggiungibile per ciascun tipo di essenza a completamento del ciclo vegetativo e, comunque, non inferiore a 6 m.
  11. La distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare per impiantare lateralmente alle strade siepi vive, anche a carattere stagionale, tenute ad altezza non superiore ad 1 m. sul terreno, non può essere inferiore a 1 m. Tale distanza si applica anche per le recinzioni non superiori ad 1 m. costituite da siepi morte in legno, reti metalliche, fili spinati e materiali similari, sostenute da paletti infissi direttamente nel terreno o in cordoli emergenti non oltre 30 cm. dal suolo.
  12. La distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare per impiantare lateralmente alle strade, siepi vive o piantagioni di altezza superiore ad 1 m. sul terreno, non può essere inferiore a 3 m. Tale distanza si applica anche per le recinzioni di altezza superiore ad 1 m. sul terreno costituite, come previsto al comma 4, e per quelle di altezza inferiore ad 1 m. sul terreno se impiantate su cordoli emergenti oltre 30 cm. dal suolo.
  13. La fascia di rispetto nelle curve fuori dai centri abitati, da determinarsi in relazione all'ampiezza della curvatura, è soggetta alle seguenti norme:

    1. nei tratti di strada con curvatura di raggio superiore a 250 m. si osservano le fasce di rispetto con i criteri indicati all'articolo 26 del D.P.R. n° 495/'92, così come modificato dal D.P.R. n° 147/'93;
    2. nei tratti di strada con curvatura di raggio inferiore o uguale a 250 m., la fascia di rispetto è delimitata verso le pro- prietà latistanti, dalla corda congiungente i punti di tangenza, ovvero dalla linea, tracciata alla distanza dal confine stradale indicata dall'articolo 26 del D.P.R. n° 495/'92 in base al tipo di strada, ove tale linea dovesse risultare esterna alla predetta corda.
  14. Approvazione di progetti di strade e similari

    Per l'approvazione di progetti di strade o altre infrastrutture per la mobilità, non previste dalla cartografia del P.U.C., si applica l'art. 56, 2° comma del D.P.R. 19.06.1979, n° 348.

    Vale, in ogni caso, ove indicata graficamente l'ampiezza della striscia indicata come sottozona H1.

    Si richiamano gli artt. 16, 17, 18, 19, 21, 22 e 24 del Decreto Legislativo 30.4.1992, n° 285 "Nuovo Codice della Strada" e gli artt. 26, 27, 28 e 29 del D.P.R. n° 495/'92, così come modificati dal D.P.R. n° 147/'93.

Articolo: 98 - IMPIANTI DI DISTRIBUZIONE CARBURANTE E DI RISTORO DEGLI UTENTI

  1. Le aree di servizio, destinate al rifornimento ed al ristoro degli utenti, devono essere dotate di tutti i servizi necessari per il raggiungimento delle finalità suddette, con i distributori di carburante, i relativi depositi, le officine meccaniche e di lavaggio, i locali di ristoro ed, eventualmente, di alloggio, i posti telefonici, di pronto soccorso, gli adeguati servizi igienici collettivi ed i contenitori per la raccolta, anche differenziata, dei rifiuti.

    Si richiama il Piano regionale di razionalizzazione rete di- stributiva dei carburanti per autotrazione in Sardegna (B.U.R.A.S. n° 13 del 19.4.1994), approvato con delibera della G.R. 28.12.93, n° 49/125, nonchè le successive disposizioni regionali e nazionali.

  2. Gli impianti di distribuzione di carburante sono da con- siderare parte delle aree di servizio. La installazione e l'eser- cizio, lungo le strade, di impianti di distribuzione di carburan- ti liquidi e gassosi e di lubrificanti per autotrazione o di im- pianti affini, con le relative attrezzature ed accessori, è su- bordinata al parere tecnico favorevole dell'ente proprietario della strada nel rispetto delle norme vigenti. Con le norme di cui all'articolo 13 del nuovo codice della Strada, il Ministro dei LL.PP. stabilisce, oltre gli standards e i criteri di cui all'articolo 60, comma 4, le caratteristiche tecniche che devono essere imposte con l'autorizzazione dell'impianto, in relazione alla tipologia delle strade e per tipo di carburante erogato.
  3. Sulle strade di tipo E ed F gli impianti di distribuzione dei carburanti non sono previsti.

Gli impianti di distribuzione al pubblico di carburanti, con i relativi depositi, le pensiline, le costruzioni esclusivamente adibite a tale servizio, debbono essere posti all'esterno delle sedi stradali. Tali impianti sono vietati nelle zone A, B, C e D e nelle sottozone di tipo H (con esclusione della H1).

Lo spazio minimo da destinare agli impianti di distribuzione di carburante è di 5000 mq., con un rapporto di copertura max del 10%, escluse le pensiline. Il raccordo con la viabilità dovrà es- sere canalizzato ed attrezzato al fine di garantire la massima sicurezza, con corsie di accelerazione e decelerazione.

Sono ammessi distributori di G.P.L. esclusivamente nelle aree esterne al perimetro del centro abitato ed in ogni caso nel rispetto delle prescrizioni di legge vigenti.

Sono ammessi depositi di olii minerali e/o di G.P.L. in tutti i servizi in complessi produttivi. Nelle altre zone, i depositi per commercio al minuto o per uso domestico sono consentiti per una cubatura non superiore a 50 mc. di prodotto.

Sono ammesse attrezzature destinate ad autorimesse collettive ed officine per autoveicoli in tutti gli ambiti industriali, artigianali e misti, con le prescrizioni definite in sede di pia- nificazione particolareggiata o di concessione edilizia diretta. I distributori ed i depositi di carburante annessi devono comun- que rispettare i limiti di cui ai commi precedenti.

Le attrezzature tecniche connesse alle funzioni delle stazioni di servizio (colonnine, impianti lavaggio, ecc.), che non costituiscano volume chiuso e praticabile o superfice coperta praticabile, non sono computabili ai fini degli indici edificatori.

Articolo: 99 - INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITA'

La realizzazione di parcheggi di scambio, attrezzature per l'integrazione dei diversi modi di trasporto, interporti, auto- porti, terminals, eliporti e attrezzature speciali, può essere autorizzata, previa delibera di C.C., con ubicazione nelle sotto- zone:

  • D,
  • G,
  • - H1.

Articolo: 100 - AREE PER SPETTACOLI VIAGGIANTI

Ai sensi delle disposizioni del Ministero degli Interni, l'area per spettacoli viaggianti, circhi equestri, festival, manifestazioni e spettacoli popolari, luna-park, ecc., verrà individuata con ordinanza sindacale, nel rispetto del disposto dell'art. 9 della L. 18.03.1968, n° 337.

Articolo: 101 - VINCOLI AREE E MONUMENTI DI INTERESSE ARCHEOLOGICO, STORICO, AMBIENTALE E CULTURALE

Nel territorio comunale di Muros, sono stati apposti e rego- larmente notificati alcuni vincoli, ai sensi del D. Leg.vo n° 490/'99 sulla tutela delle cose di interesse artistico, storico o ambientale.

Detti vincoli si intendono integralmente richiamati con le loro aree di rispetto.

In particolare:

  • D.M. 12.03.1968: Tomba megalitica di Monte Simeone, sita al mapp. 14, foglio 4;
  • D.M. 18.07.1977: Ipogeo preistorico di Sa Rocca Ruia, sito al mapp. 2 del foglio 12;
  • D.M. 05.11.1951: Dichiarazione di notevole interesse pubblico della località detta "Scala di Giocca", sita nell'ambito del comune di Sassari, che si riporta di seguito:

IL MINISTRO PER LA PUBBLICA ISTRUZIONE

Vista la legge 20 giugno 1939, n. 1497, sulla protezione delle bellezze naturali;

Visto il regolamento approvato con regio decreto 3 giugno 1940,n. 1357, per l'applicazione della legge predetta;

Considerato che la Commissione provinciale di Sassari per la tutela delle bellezze naturali, nell'adunanza del 20 gennaio 1950, ha incluso nell'elenco delle cose da sottoporre alla tutela paesistica, compilato ai sensi dell'art. 2 della legge sopracita- ta, la località detta "Scala di Giocca", sita nell'ambito del comune di Sassari;

Considerato che l'elenco di tali immobili è stato pubblicato ai sensi del citato art. 2 della legge sulle bellezze naturali, per un periodo di tre mesi all'albo del comune di Sassari senza che sia stata prodotta alcuna opposizione da parte di chiccessia;

Riconosciuto che la località predetta costituisce un belvedere di notevole interesse per l'imcomparabile veduta del panorama che si gode sia verso il paese di Osilo che verso la campagna ed i paesi di Logudoro;

Decreta:

La località di cui sopra, indicata nell'annesso elenco redatto dalla Commissione provinciale di Sassari per la tutela delle bellezze naturali, ha notevole interesse pubblico, ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497, ed è, quindi, sottoposta a tutte le disposizioni contenute nella legge stessa.

Roma, addì 5 novembre 1951

p. il Ministro, Vischia

Commissione per le bellezze naturali della provincia di Sassari

(Omissis).

Considerato che la località detta "Scala di Giocca" costituisce un caratteristico aspetto geologico e di valore tradizionale nel quale si fondono spontaneamente l'espressione della natura con quelle del lavoro umano;

che dalle diverse terrazze e dalla strada a tornanti che traversa detta località si gode un incomparabile panorama sia verso il paese di Osilo, che verso la campagna ed i paesi del Logudoro, all'unanimità delibra di sottoporre al vincolo previsto dall'art. 1, commi 1 e 4, della legge 29 giugno 1939, n. 1497, e prciò come bellezza d'assieme la località detta "Scala di Giocca". La zona vincolata comprende tanto il tratto della strada nazionale Cagliari-Sassari fino a lponte che sta a fondo valle, quanto i terreni e fabbricati della costa rocciosa inclusi tra i diversi tornanti ed esterni ai medesimi sia verso valle come verso monte. Oltre a tali zone s'intende vincolato il terreno che si trova, all'uscita del rettifilo di Sassari, immediatamente a sinistra del tornante di quota più alta. La zona è specificata nella mappa che forma parte integrante del presente verbale.

Tale vincolo, pur interessando il comune di Sassari, viene riportato in quanto si ritiene che il cono visuale da Scala di Giocca interessi parte del territorio comunale di Muros.

Articolo: 102 - AUTORIZZAZIONI NELLE AREE O NEGLI IMMOBILI SOGGETTI A TUTELA PAESISTICA

  1. Le norme contenute nella L.R. 12.08.1998, n° 28 "Norme per l'esercizio delle competenze in materia di tutela paesistica trasferite alla R.A.S. con l'art. 6 del D.P.R. 22.05.1975, n° 480 e delegate con l'art. 57 del D.P.R. 19.06.1979, n° 348, delegano al Comune il compito del rilascio delle autorizzazioni di cui all'art. 151 del D. Leg.vo n° 490/'99 relative a:

    1. interventi su edifici privati riguardanti le categorie di opere di cui all'articolo 31 della Legge 5.8.1978, n. 457, con esclusione di quelli previsti dalla lettera e) e di quelli rica- denti in aree di centro storico (zona urbanistica "A") non soggette a disciplina di piano particolareggiato o comunque attuativo, ovvero quando tale piano non sia stato precedentemente approvato ai sensi della Legge n. 1497 del 1939 (ora D. Leg.vo n° 490/'99);
    2. interventi di nuova costruzione ricadenti nelle zone urbani- stiche di completamento "B", con esclusione di quelli comportanti la demolizione delle preesistenze edificate nel periodo anteriore al 29 giugno 1939;
    3. interventi di nuova costruzione ricadenti in aree soggette a pianificazione attuativa precedentemente approvata ai sensi della Legge n. 1497 del 1939 (ora D. Leg.vo n° 490/'99);
    4. posa in opera di insegne;
    5. linee elettriche di bassa tensione;
    6. trivellazione di pozzi per l'utilizzazione delle falde acquifere, escluse quelle minerali e termali;
    7. opere agro-silvo-pastorali non residenziali in agro (zona urbanistica "E"), purchè sia rispettato l'indice edificatorio pari a 0,03 mc/mq;
    8. attività silvo-colturali, arboricoltura da legno, potature e manutenzione del patrimonio arboreo, opere antincendio e fasce tagliafuoco, lavori di difesa forestale, con esclusione del taglio a raso degli alberi ad alto fusto o cedui e delle opere di rimboschimento, interessanti superfici superiori a 2 Ha.
  2. Sono parimenti rilasciati dall'organo comunale competente con la stessa procedura i pareri di cui alla lettera d), comma 1, dell'articolo 28 della legge regionale 11.10.1985, n. 23 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, di risanamento urbanistico e di sanatoria di insediamenti ed opere abusive, di snellimento ed accelerazione di procedure espropria- tive), richiesti anche ai sensi dell'articolo 11 della legge regionale 7.4.1995, n. 6 (Legge finanziaria 1995), che abbiano per oggetto le opere previste al comma 1.
  3. L'A.C. esercita funzioni di vigilanza sull'osservanza delle prescrizioni di tutela paesistica, relative ai provvedimenti adottati.
  4. Le violazioni a tali prescrizioni di tutela paesistica sono immediatamente segnalate dall'A.C. al competente Ufficio di tutela del Paesaggio per i provvedimenti di competenza.
  5. Ai sensi dell'art. 5 della L.R. n° 28/1998, qualora l'autorizzazione, di cui all'articolo 151 del D. Leg.vo n° 490/'99, sia richiesta per le opere previste dagli articoli 13 e 15 della L.R. n. 23 del 1985, l'organo comunale competente emana il provvedimento su parere del solo Ufficio tecnico comunale.
  6. Procedimento

  7. Tutte le istanze proposte dagli interessati per il rilascio delle autorizzazioni sono dirette all'Assessore regionale della pubblica istruzione e presentate presso il comune subdelegato, ove sono siti i beni oggetto di tutela.
  8. Tutti i pareri e i provvedimenti previsti devono essere motivati.
  9. Le comunicazioni e le notifiche possono essere effettuate mediante raccomandata postale con avviso di ricevimento.
  10. Ogni comunicazione o trasmissione di atti fra il comune e gli uffici regionali può avvenire tramite sistemi di facsimile.
  11. All'Albo del comune e degli uffici regionali di tutela del paesaggio viene pubblicato l'elenco delle istanze di autorizzazione pervenute e dei provvedimenti rilasciati ai sensi dell'articolo 151 del D. Leg.vo n° 490/'99.

Articolo: 103 - ELENCO DEI VINCOLI E DELLE ZONE DI RISPETTO CHE POSSONO ESISTERE SUL TERRITORIO COMUNALE

A- VINCOLI

1) Zone sottoposte a vincolo idrogeologico e forestale

- R.D. 30 dicembre 1923, n. 3267.

L'imposizione del vincolo è attuata attraverso l'affissione all'albo pretorio del Comune ed il successivo deposito presso la segreteria comunale di una planimetria redatta dall'Amministra- zione forestale, recante la delimitazione della zona vincolata e le caratteristiche del vincolo stesso.

L'organo, competente in tale materia, è la Sezione agricola forestale della Camera di Commercio.

2) Cose immobili d'interesse artistico e storico sottoposte a vincolo

- L. 1° giugno 1939, n. 1089 (abrogata dal D. Leg.vo n° 490/'99).

Il vincolo è posto con atto del Ministro ai Beni Culturali e Ambientali, notificato al proprietario, possessore o detentore dele bene e trascritto nei registri delle conservatorie delle ipoteche.

I beni vengono vincolati ai sensi degli art. 1 e 4.

3) Tutela di zone di particolare interesse ambientale

- L. 8 agosto 1985, n. 431 (abrogata, con l'esclusione degli artt. 1-ter e 1 quinquies, dal D. Leg.vo n° 490/'99)

Sono vincoli che agiscono ope legis. Nel presente P.U.C. sono state individuate chiaramente le presenze ambientali soggette a tutela ai sensi dell'art. 146 del D. Leg.vo n° 490/'99.

B- ZONE DI RISPETTO

Con tale espressione si indicano tutte quelle aree in cui per un superiore interesse pubblico, in esecuzione di specifiche norme, l'attività edilizia è soggetta a particolari limitazioni.

Tali limitazioni, discendendo da leggi speciali debbono essere recepite dagli strumenti urbanistici generali predisposti dalle Amministrazioni Comunali.

Esse sono:

1) Le zone di rispetto delle cose d'interesse artistico e storico

(e archeologico)

- Art. 21 comma 1° della legge 1° giugno 1939, n. 1089 (ora abrogato dal D. Leg.vo n° 490/'99).

Tali zone sono determinate dal Ministro per i Beni Culturali e Ambientali (una volta dal Ministro della P.I.) al fine di evitare che sia messa in pericolo l'integrità delle cose immobili soggette alle disposizioni della legge, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di am- biente e di decoro.

In tali zone l'attività edilizia, oltre a rispettare le pre- scrizioni contenute nel provvedimento che determina la zona stes- sa, dovrà essere sottoposta al visto della competente Sovrintendenza.

2) Le zone di rispetto delle bellezze naturali

- (Artt. 11 e 14 della legge 29 giugno 1939, n. 1497, ora abrogato dal D. Leg.vo n° 490/'99).

Tali zone non sono puntualmente determinate ma sono definite dalla legge per la loro collocazione "in prossimità", in vista e nell'ambito delle bellezze naturali individuate con decreto mini- steriale.

La competenza, sia dell'individuazione che della tutela di tali bellezze è ora della R.A.S. al cui visto deve essere sottoposta ogni operazione di trasformazione del territorio nell'ambito di tali zone.

Si veda il precedente punto 3.a.

3) Le zone di rispetto delle acque pubbliche

a) Art. 96 T.U. approvato con R.D. 25 luglio 1904, n. 523.

La qualità di acqua pubblica è stabilita negli appositi elenchi di cui al T.U. approvato con R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775. Tali elenchi tuttavia non hanno carattere costitutivo nel senso che la non inclusione di un corso d'acqua nell'elenco non ne esclude senz'altro il carattere pubblico.

Le relative zone di rispetto sono determinate considerando una distanza di mt. 4 dal piede degli argini per le piantagioni di alberi e siepi e lo smovimento del terreno, e di mt. 10 per le fabbriche e gli scavi, in mancanza di particolari discipline vi- genti nelle diverse località.

b) D.P.R. 24.05.1988, n° 236: Attuazione della direttiva CEE n° 80/778, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, ai sensi dell'art. 15 della L. 16.04.1987, n° 183.

L'art. 4 del D.P.R. n° 236/'88 prevede che:

1 - per assicurare, mantenere e migliorare le caratteristiche qua- litative delle acque da destinare al consumo umano, siano stabi- lite aree di salvaguardia suddistinte in zone di tutela assoluta, zone di rispetto e zone di protezione.

2 - Le zone di tutela assoluta e le zone di rispetto si riferisco- no alle sorgenti, ai pozzi ed ai punti di presa; le zone di pro- tezione di riferiscono ai bacini imbriferi ed alle aree di rica- rica delle falde.

c) Legge 05.01.1994, n° 37, artt. 1, 2, 3 e 4.

d) D. Leg.vo 11.05.1999, n° 152: "Disposizioni sulla tutela della acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole".

4) Le zone di rispetto dei cimiteri

- D.P.R. 10.09.'90, n° 285: "Approvazione del regolamento di polizia mortuaria".

5) Le zone di rispetto delle opere militari

- Legge 24.12.1976, n. 898 e relativo regolamento approvato con D.P.R. 17.12.1979, n. 780.

Le limitazioni sono indicate per ogni singola zona e per ogni singola opera tramite un decreto del Comandante militare territorialmente competente. Tali decreti vengono pubblicati presso i Comuni interessati e di essi chiunque può prenderne vi- sione in ogni momento.

Opere in deroga alle limitazioni fissate con il predetto decreto possono essere autorizzate dal Comandante territoriale.

6) Difesa del suolo

- Legge 18.05.1989, n° 183: "Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo".

In base all'art. 6 della legge n° 183/'89, il Comune è tenuto al rispetto delle prescrizioni nel settore urbanistico del piano di bacino.

- Legge 05.01.1994, n° 36: "Disposizioni in materia di risorse idriche (legge Galli);

- Legge 05.01.1994, n° 37: "Norme per la tutela ambientale delle aree demaniali dei fiumi, dei torrenti, dei laghi e delle altre acque pubbliche;

- D. Leg. 11.05.1999, n° 152: "Disposizione sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole".

7) Studi e indagini per ricerche di acque sotterranee, opere di ingegneria civile, ecc.

Si richiamano integralmente i dettami della legge 04.08.1984, n° 464 sul servizio geologico e sulla Circolare n° 3780 del 2.09.1989 del Ministero dell'Ambiente.

Articolo: 104 - GLOSSARIO

Il presente glossario forma parte integrante delle N.T.A. del P.U.C..

ABITAZIONE

Consiste in un insieme di vani destinato a residenza, che disponga di un ingresso indipendente e che, quanto a caratteri- stiche distributive e dotazione di vani accessori, non si presti ad essere suddiviso in parti autonomamente abitabili.

ABITAZIONE DI CUSTODIA

Sono così definite le abitazioni per il personale di custodia, addetto alla sorveglianza di attrezzature o impianti per in- dustria e terziario, nonchè a servizio delle attività agro-silvo- pastorali, ove le esigenze gestionali rendano indispensabile la presenza continuativa del conduttore.

ABITAZIONE FUNZIONALE ALLA PRODUZIONE AGRICOLA

Sono così definite le abitazioni destinate al servizio della conduzione agraria e per le esigenze dei soggetti elencati dalla normativa sulle zone agricole.

ALLEVAMENTO SUINICOLO DI TIPO AZIENDALE

Sono così definiti gli allevamenti suinicoli aventi una capienza media superiore a 100 capi suini equivalenti, nei quali l'alimentazione del bestiame viene effettuata regolarmente me- diante razioni costituite per almeno il 40%, espresso in unità foraggere, da potenziali produzioni aziendali e nei quali non viene superato il rapporto massimo di 40 q.li di peso vivo, man- tenuto per ettaro di superficie agraria utile in proprietà o in diritto reale di godimento da parte dell'azienda.

ALLEVAMENTO DI TIPO INTENSIVO (O INDUSTRIALE)

Sono così definiti gli allevamenti di suini, bovini e per zootecnia minore nei quali l'alimentazione del bestiame con pro- dotti potenziali dell'azienda non raggiunge il 40%, espresso in unità foraggere, della razione alimentare totale e/o nei quali viene superato il rapporto massimo di 40 q.li di peso vivo mante- nuto per ettaro di superficie agraria utile in proprietà o in di- ritto reale di godimento da parte dell'azienda.

Sono considerati parte integrante dell'allevamento i fabbricati e gli impianti di servizio annessi, ivi compresi gli impianti per il trattamento di liquami zootecnici o per la produzione di energia o biogas.

ALTEZZA MEDIA DI UN LOCALE

E' definita come il rapporto fra il volume interno e l'area della sua base. Il volume interno è comprensivo di travature ed

altri elementi costruttivi aggettanti dall'intradosso della co- pertura.

ALTEZZA DEGLI EDIFICI

Ai fini dell'applicazione dei limiti stabiliti dalla disciplina del P.U.C., l'altezza degli edifici è espressa in piani e come misura lineare.

Se espressa in piani è definita come il numero di piani utili fuori terra conteggiati in corrispondenza alla porzione in cui l'edificio ha maggiore altezza.

Se espressa come misura lineare corrisponde al segmento ver- ticale così come definito all'art. 31 delle presenti N.T.A.

ATTIVITA' INSALUBRI

Sono tali le attività anche a carattere artigianale, commerciale e di servizio, comprese negli elenchi allegati al D.M. 05.09.1994 "Elenco delle industrie insalubri di cui all'art. 216 del T.U. delle leggi sanitarie".

AZIENDE A RISCHIO DI INCIDENTI RILEVANTI

Sono tali le attività anche a carattere artigianale, commerciale o di servizio, così classificate da provvedimenti legislativi di recepimento della direttiva CEE 82/501, ovvero da analoghe disposizioni dell'Autorità Statale, Regionale o Provinciale.

AZIENDA AGRICOLA ORGANIZZATA

Si intende il complesso organizzato dei beni (strutture fon- diarie, edilizie, miglioramenti fondiari, attrezzature tecniche) finalizzati all'attività agricola avente caratteri, quest'ultima, di stabilità e continuità necessari per le produzioni e/o la mas- sima valorizzazione del territorio agricolo.

Tali finalità sono, di norma, individuate dalla consolidata ordinarietà dei luoghi.

L'Azienda si intende estesa sull'intera proprietà (eventualmente formata da più fondi, poderi o lotti), gestiti e condotti in un'unica impresa agricola.

Sono da considerarsi probanti la sussistenza dell'impresa agricola intesa quale organizzazione economica elementare dei fattori della produzione la presenza dei requisiti di Imprendito- re agricolo (art. 2135 del Codice Civile) facente capo a regolare posizione di partita IVA (attività agricola) presso i competenti organi e/o altra certificazione ritenuta idonea dalle presenti norme (SCAU, legge Nazionale 153/'75, ecc.) riferita ai soggetti.

BARRIERA ARCHITETTONICA

Per barriera architettonica si intende qualsiasi ostacolo che limita o nega l'uso a tutti i cittadini di spazi, edifici e strutture e, in particolare, impedisce o rende pericolosa la mo- bilità dei soggetti con difficoltà motoria, sensoriale, psichica, di natura permanente o temporanea, dipendente da qualsiasi causa.

CIGLIO STRADALE

E' la linea limite della sede o della piattaforma stradale, comprendente tutte le sedi viabili sia veicolari sia pedonali, ivi incluse le banchine e le altre strutture transitabili latera- li alle predette sedi, nonchè le strutture di delimitazione non transitabili (parapetti, arginelli e simili) e le aree di perti- nenza della strada (fossi, cunette, scoli, scarpate, ecc.).

DESTINAZIONE D'USO EDILIZIO

E' definita come l'insieme delle funzioni a cui una unità immobiliare, ovvero una porzione di fabbricato a questa assimila- bile, è legittimamente adibita.

DESTINAZIONE D'USO FUNZIONALE

E' definita come l'insieme delle funzioni a cui una superficie inedificabile è legittimamente adibita.

DESTINAZIONE D'USO INTERNO

E' definita come l'insieme delle funzioni a cui sono adibite le partizioni interne in cui si articola un'unità immobiliare od una porzione di fabbricato a questa assimilabile. Non ha rilevanza urbanistica.

EMISSIONI IN ATMOSFERA

Costituiscono emissioni in atmosfera gli scarichi attraverso apposite bocche emittenti o manufatti e dispositivi meccanici di espulsione, serviti o meno da impianti di depurazione e/o abbat- timento costituiti da polveri, gas, fumi, vapori derivanti da ci- cli di lavorazione, processi di combustione connessi con l'atti- vità svolta e/o da ambienti e contenitori per lo stoccaggio di prodotti e materiali.

FABBRICATI AGRICOLI DI SERVIZIO AZIENDALI

Sono fabbricati o parte di essi destinati a:

  • depositi attrezzi e rimesse per macchine agricole, ricoveri per animali, locali di deposito e stoccaggio, lavorazione, prima trasformazione, commercializzazione dei prodotti agricoli aziendali;
  • serre fisse ed impianti per colture specializzate su bancale e substrato artificiale;
  • ogni altro tipo di servizio rustico che risulti direttamente funzionale alle esigenze dell'azienda agricola, compresi gli impianti per il trattamento dei liquami zootecnici e per la produzione di energia ad uso aziendale.

FABBRICATO RURALE

Si intende edificio rurale la struttura od il complesso di strutture aventi caratteristiche dimensionali, tipologiche, fun- zionali rispondenti all'attività agricola.

Il concetto di fabbricato rurale è quello evidenziato dall'art. D.P.R. 22.12.1986, n° 917 (Testo unico delle imposte sui redditi).

FUNZIONI PRODUTTIVE

Sono così denominate le attività ammesse nelle destinazioni d'uso edilizio, indicate nelle norme di attuazione.

INDUSTRIE DI TRASFORMAZIONE DI PRODOTTI AGRICOLI

Sono così definiti gli impianti produttivi di tipo artigianale o industriale per la lavorazione, conservazione, prima tra- sformazione e commercializzazione di prodotti agricoli e zootec- nici, non legati ad una base conferente territorialmente limitro- fa.

LOTTIZZAZIONE

Si ha lottizzazione ogniqualvolta si abbia di mira l'utilizzo edificatorio di una o più aree contigue, finalizzato alla creazione di una pluralità di edifici ovvero di un rilevante in- sieme di unità a scopo abitativo o produttivo, anche se facenti parte di un unico edificio, e che richieda l'esecuzione di opere di urbanizzazione primaria.

Si ha, altresì, lottizzazione quando la trasformazione urba- nistica od edilizia di una o più aree di estensione superiore ai 5.000 metri quadrati venga predisposta attraverso il frazionamen- to e la vendita, o atti equivalenti, del terreno in lotti edifi- cabili e l'utilizzo comporti l'esecuzione di opere di urbanizza- zione primaria. Non costituisce lottizzazione, ai sensi della presente norma, il frazionamento che consegue ad una divisione ereditaria.

LOTTIZZAZIONI ABUSIVE

Si ha lottizzazione abusiva di terreni a scopo edificatorio quando vengono iniziate opere che comportino trasformazione urba- nistica od edilizia dei terreni stessi in violazione delle pre- scrizioni degli strumenti urbanistici, vigenti o adottati, o co- munque stabilite dalle leggi statali o regionali o senza la pre- scritta autorizzazione, nonchè quando tale trasformazione venga predisposta attraverso il frazionamento e la vendita, o atti equivalenti, del terreno in lotti che, per le loro caratteristi- che quali la dimensione in relazione alla natura del terreno e alla sua destinazione secondo gli strumenti urbanistici, il nume- ro, l'ubicazione o la eventuale previsione di opere di urbanizza- zione ed in rapporto ad elementi riferiti agli acquirenti, denun- ciano in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio.

PART-TIME

Sono considerati, agli effetti delle presenti norme, operatori impegnati nella conduzione aziendale con apporto "part-time" i conduttori - persone fisiche - che, nonostante eventuale prevalente attività extra aziendale, singolarmente riescono ad appor- tare, con il proprio lavoro di campagna, almeno il 30% della forza lavorativa, ordinariamente necessaria alla conduzione azienda- le, tenuto conto della realtà in essere (ordinamento culturale, dimensione aziendale, valenza economico-agraria).

Può essere, inoltre, considerata a "part-time" la conduzione aziendale il cui titolare, pur avendo età superiore a 65 anni, dimostra di essere in possesso dei requisiti di "manuale e abi- tuale coltivatore della terra" ai sensi delle leggi vigenti.

PIANI UTILI FUORI TERRA

E' definito utile ogni piano in cui esistano locali aventi altezze media e minima non inferiori ai limiti richiesti per l'a- bitabilità o l'agibilità. Sono definiti fuori terra i piani utili posti a quota superiore al piano di spiccato.

QUOTA DI SPICCATO

E' la quota più alta del marciapiede pubblico fronteggiante lo spazio privato di pertinenza della costruzione.

Qualora manchi il marciapiede pubblico, la quota di spiccato è stabilita dall'Ufficio tecnico comunale.

RUMOROSITA' DISTURBANTE

Si considera disturbante il livello sonoro prodotto, o l'in- cremento del livello equivalente rispetto al rumore di fondo, quando si abbia il superamento delle soglie previste dal vigente D.P.C.M. 1.3.1991 "Limiti massimi di esposizione al rumore degli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno".

RURALITA'

Ruralità delle costruzioni: sono da considerarsi pertinenze funzionali dell'azienda agricola organizzata e/o dell'impresa agricola in essere le costruzioni adibite all'uso abitativo uti- lizzato dagli operatori agricoli insediati o dal proprietario, nonchè gli annessi rustici aventi dimensioni e tipologie rappor- tate alle esigenze dell'azienda agricola in condizioni di ordina- rietà.

Sono, inoltre, da considerarsi tali di norma le strutture edilizie che sono state edificate e/o riorganizzate sulla base di autorizzazione comunale rilasciata in regime agricolo in quanto riconosciute realizzate in base alle esigenze del fondo.

Per quanto non espressamente evidenziato si potrà fare riferimento ai contenuti dell'art. 39 del D.P.R. n. 917/86 e sm.

Ruralità delle attività e/o usi:

sono da considerarsi usi agricoli e/o attività aziendali le atti- vità dirette alla coltivazione del terreno, sorveglianza delle colture e/o degli impianti, alla selvicoltura, alla funghicoltu- ra, floro-vivaismo, all'agriturismo, nonchè:

- l'allevamento di bestiame nel quale l'alimentazione dello stesso sia effettuato regolarmente mediante razioni costituite per almeno il 40%, (espresso in unità foraggere) da potenziali produzioni aziendali e non viene superato il rapporto massimo di ql di peso vivo mantenuto per ettaro di superficie agraria utile in proprietà. Potrà essere valutata l'opportunità di assi- milare ad allevamento aziendale, agli effetti delle presenti nor- me, gli allevamenti che oltre a prevalenti terreni in proprietà dimostrino di possedere eventuali terreni in diritto reale di go- dimento per un congruo periodo (allevamento aziendale e/o civi- le);

- le attività dirette alla manipolazione, trasformazione e alienazione di prodotti agricoli e zootecnici, ancorchè non svol- te sul terreno, che rientrino nell'esercizio normale dell'agri- coltura secondo la tecnica che lo governa e che abbiano per og- getto prodotti ottenuti per almeno la metà del terreno e/o dagli animali allevati su di esso.

Per quanto non espressamente evidenziato si potrà fare rife- rimento a quanto disposto all'art. 29 del D.P.R. n. 917/86 e s.m.

PIANO INTERRATO

E' definito piano interrato quello in cui l'intradosso del solaio è sempre a quota inferiore a quella del piano naturale di campagna o del piano di sistemazione definitiva del terreno o del marciapiede.

Il piano interrato deve essere contenuto nella sagoma dell'edificio sovrastante, fatte salve normative specifiche per le diverse sottozone.

PIANO SEMINTERRATO

E' definito piano seminterrato il piano che presenti le seguenti caratteristiche:

- parte emergente dal piano naturale di campagna o dal piano di sistemazione definitiva del terreno o dal marciapiede:

sul lato più a monte: max cm. 40, misurati fino all'intradosso del solaio di copertura del p. seminterrato,

sul lato a valle: anche totalmente fuori terra.

Il piano seminterrato deve essere contenuto nella sagoma dell'edificio sovrastante, fatte salve normative specifiche per le diverse sottozone.

SERRA INDUSTRIALE

Le serre su bancali, substrati inerti e/o artificiali per specifiche colture di tipo intensivo sono da considerarsi indu- striali qualora non abbiano quale substrato di coltura il terreno interessato dalla proiezione della struttura stessa.

SISTEMATICITA'

Un insieme di opere di manutenzione, di opere interne o di adeguamento funzionale, eseguito in un periodo di tempo inferiore a tre anni assume carattere di sistematicità quando eccede l'am- bito di una singola unità immobiliare e relative pertinenze, sia in quanto riguardante più unità immobiliari, sia in quanto rife- rito, oltre che ad una unità immobiliare, anche a parti comuni o esterne del fabbricato.

Non configurano di per sè carattere di sistematicità la mo- dificazione di una partizione verticale divisoria fra due unità immobiliari, intesa al trasferimento di superficie utile dall'una all'altra, nè le opere su parti esterne o comuni mediante le qua- li è attuato un ampliamento.

SOSTITUZIONE EDILIZIA

E' così definito un intervento di demolizione di costruzioni esistenti inteso a dare luogo a nuove costruzioni, che sostitui- scano le precedenti.

SUPERFICIE UTILE

La superficie utile è definita in conformità al D.A. 31.1.78, n° 70, con la quale sono state definite le tabelle parametriche ai fini dell'incidenza degli oneri di urbanizzazione di cui agli artt. 5 e 10 della legge 28 gennaio 1977, n. 10.

Per le modalità di computo della superficie utile si veda anche la voce "Tolleranze" del presente Glossario.

Per le unità immobiliari, aventi le seguenti destinazioni:

A/0 - abitazioni di ogni tipo

A/10 - uffici e studi privati

B/1 - collegi, convitti, educandati, ricoveri, orfanotrofi,

B/2 - case di cura ed ospedali appartenenti ad enti di diritto

B/4 - uffici pubblici

B/5 - scuole, laboratori scientifici

B/6 - biblioteche, pinacoteche, musei, gallerie, accademie

C/1 - negozi, botteghe e locali per pubblici esercizi

D/3 - teatri, cinematografi, sale per concerti e spettacoli

D/4 - case di cura ed ospedali non appartenenti ad enti di diritto

D/5 - istituti di credito, campio ed assicurazione D/6 - fabbricati e locali per esercizi sportivi

D/8 - fabbricati per speciali esigenze di attività commerciale

la superficie utile è determinata identicamente alla superficie utile abitabile definita dall'art. 2 del D.M. 10 maggio 1977, n. 801, come superficie di pavimento misurata al netto di murature, pilastri, tramezzi, sguinci, vani di porte e finestre, di even- tuali scale interne, di logge e di balconi. Nel computo della su- perficie utile non sono considerati i volumi tecnici.

La conversione in volume della superficie utile calcolata in tal modo si effettua moltiplicandola per il coefficiente 10/3.

Per le unità immobiliari aventi le seguenti destinazioni:

C/2 - magazzini e locali di deposito

C/3 - laboratori per arti e mestieri

C/6 - autorimesse, quando non si tratti di parcheggi o impianti di rimessaggio pubblici o delle pertinenze di

abitazioni D/1 - opifici

D/2 - alberghi e pensioni

D/7 - fabbricati per speciali esigenze di attività industriale

la superficie utile corrisponde alla sommatoria delle superfici lorde di tutti i piani, entro e fuori terra; da tale superficie sono da dedursi gli impianti igienici, la centrale termica, elet- trica, di condizionamento ed ogni altro impianto tecnologico ne- cessario al miglioramento delle condizioni del lavoro e dell'am- biente, nonchè i volumi tecnici (vds. in proposito la definizione data dal presente glossario).

La conversione in volume della superficie utile calcolata in tal modo si effettua moltiplicandola per il coefficiente 4,5.

TOLLERANZE

Lo scostamento fra le misure di un'opera indicate dal progetto per il quale è stata rilasciata concessione edilizia o au- torizzazione edilizia, ovvero dalla asseverazione di cui all'art. 26 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 e le misure delle opere eseguite non deve eccedere i seguenti limiti:

- misure lineari planimetriche: 1 %

- misure lineari altimetriche : 2 %.

  • Le medesime tolleranze sono ammesse nella misurazione delle grandezze relative all'applicazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici.

    Le misure di superficie e di volume sono calcolate da valori lineari misurati con le tolleranze sopraindicate; sono successi- vamente arrotondate all'intero più vicino, espresso in mq. o mc.

    UNITA' FONDIARIA MINIMA

    Corrisponde alla particella di superficie fondiaria all'interno della quale ogni trasformazione edilizia eccedente la manu- tenzione straordinaria ed ordinaria, le opere interne e la modi- ficazione allo stato dei luoghi, deve essere definita con proget- to unitario esteso a tutti gli immobili esistenti o edificandi nella particella stessa.

    Nell'ambito degli interventi di urbanizzazione disciplinati da Piano Particolareggiato o strumento equivalente le unità fon- diarie minime coincidono con i lotti edificabili; negli altri ca- si coincidono con la particella catastale.

    Nell'ambito delle zone territoriali omogenee A e B1, l'unità fondiaria minima si identifica con il lotto.

    UNITA' IMMOBILIARE

    Consiste in un locale o insieme di locali, dotato di accesso indipendente e diretto da uno spazio pubblico (strada, piazza, ecc.) oppure da uno spazio privato di uso comune (cortile, scala, ballatoio, ecc.).

    Negli edifici rurali non allibrati al NCEU l'individuazione delle unità immobiliari è effettuata secondo un criterio di ana- logia.

    UNITA' TIPOLOGICA

    E' così definito un organismo edilizio completo, dalle fon- dazioni alla copertura, o comunque una costruzione, realizzato e trasformato con interventi unitari, comprendente tutti gli ele- menti costruttivi, distributivi e funzionali necessari alla sua utilizzazione.

    VOLUME

    Il volume costruito è quello della figura solida che ha per base le superfici di pavimento immediatamente soprastanti il piano di fondazione, per facce le superfici esterne delle chiusure esterne e per spigoli le intersezioni di tali superfici. Il volume così definito non comprende porticati, logge, balconi od altre parti di costruzione non interamente racchiuse dalle chiusure esterne, nè i volumi tecnici (vds. definizione nel presente Glossario).

    Il volume interno è definito secondo il medesimo criterio, assumendo le superfici interne delle chiusure.

    La conversione del volume in superficie utile si esegue mol- tiplicandolo per il coefficiente 3/10 ovvero per il coefficiente 10/45 secondo la destinazione d'uso delle unità immobiliari: ve- dasi in proposito la definizione di superficie utile.

    VOLUMI TECNICI

    Il Consiglio Superiore dei LL.PP. ha definito volumi tecnici quei volumi strettamente connessi alla funzionalità degli impian- ti tecnici indispensabili per assicurare il confort abitativo de- gli edifici, strettamente necessari a contenere e consentire l'accesso a quella parte degli impianti tecnici che non possono, per esigenze tecniche di funzionalità degli impianti stessi, tro- vare luogo entro il corpo dell'edificio realizzabile nei limiti imposti dalle norme urbanistiche.

    Quindi ha elencato a titolo esemplificativo una serie di im- pianti tecnici che potrebbero essere considerati V.T. e cioè l'impianto idrico, tecnico, televisivo, ecc.

    In giurisprudenza, in linea con quanto affermato dal suddetto organo consultivo, sono stati considerati volumi tecnici quei volumi atti ad ospitare impianti tecnici al servizio dell'edifi- cio che, che esigenze tecniche o funzionali, non possono trovare collocazione all'interno del fabbricato realizzabile secondo le norme del P.U.C.

    Si dicono volumi tecnici i vespai, le camere d'aria, i doppi solai, le intercapedini, i sottotetti non praticabili, i volumi tecnici di sommità, ecc., ossia tutti i volumi che servono ad in- comprimibili esigenze tecniche e tecnologiche.

    I volumi tecnici non sono considerati ai fini del computo del volume o della superficie utile, nè per l'applicazione dei limiti di altezza.

    Per gli impianti strettamente connessi alle opere di urba- nizzazione primaria, assimilabili ai volumi tecnici, si veda la

    Circolare del Coordinatore dell'Ass. Reg. EE.LL. - Finanze ed Ur- banistica 13.12.1988, n° 4501/U (B.U.R.A.S. n° 1 del 7.1.89).

    ZONE TERRITORIALI OMOGENEE

    Costituiscono, ai sensi dell'art. 3 del D.A. 20.12.1983, n° 2266/U, suddivisioni del territorio comunale differenziate secon- do la rispettiva funzione prevalente, in riferimento alle quali il P.U.C. detta precise norme sull'utilizzazione dei suoli.

  • (c)2018 UrbisMap | Termini Servizio | PrivacyTorna Su